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Un giro con i Malvax

La nostra redazione ha incontrato la band modenese, in occasione dell’uscita del nuovo singolo Esci Col Cane, fuori su tutte le piattaforme dal 17 Luglio 2020.

Partiamo da una domanda di rito, chi sono i Malvax e da dove nasce l’idea di chiamarvi così?

Siamo un gruppo di cinque ragazzi che vengono da Pavullo del Frignano, una piccola città nell’appennino modenese. La band è composta da Lorenzo Morandi (voce), Francesco Ferrari (piano e synth), Francesco Lelli (chitarra), Alessandro Covili (basso) e Giacomo Corsini (batteria).


Anche se la band è attiva ormai da qualche anno, precisamente dal 2014, abbiamo deciso di chiamarci Malvax solo nel 2018; il nome viene da una pianta, la Malva, che da sempre è usata per i suoi effetti antinfiammatori, mentre la “X” finale l’abbiamo aggiunta perché il risultato ci ricordava il nome di un farmaco. L’idea nasce dall’idea che la musica, in fondo, sia in qualche modo una medicina, per il cuore, la testa… per qualsiasi cosa.

Fresca di qualche giorno fa è la notizia dello scioglimento dei Canova, prima di loro i Siberia e tempo fa i Thegiornalisti. Sembra che ormai sia una sfida a chi resiste di più, voi come vi immaginate tra 10 anni?

In effetti, per quanto riguarda la longevità delle band, quella dell’ultimo periodo non è esattamente una tendenza positiva. Sicuramente ognuno di questi scioglimenti avrà una sua vicenda personale e avranno tutti i loro buoni motivi per aver fatto queste scelte.

Senza entrare nelle dinamiche dei singoli gruppi, che non possiamo conoscere e tantomeno giudicare, quello che si può certamente dire è che, se in generale è un periodo in cui emergere nella musica è sempre più difficile, per una band lo è ancora di più; ogni scelta, che sia artistica, contrattuale o di qualsiasi altro tipo, deve andare incontro a persone e pensieri diversi che inevitabilmente tendono, prima o poi, a scontrarsi. Quello della musica è un mondo particolare, dove ogni scelta può diventare determinante, e tutto quello che succede può mettere a dura prova qualsiasi rapporto.


Per quanto ci riguarda, almeno per il momento, possiamo dire di essere un gruppo molto unito: litighiamo ogni giorno perché siamo 5 persone molto diverse tra loro, ma stiamo imparando a fare tesoro delle nostre diversità e a unire pensieri diversi per una visione totale più ampia.
Come ci vediamo tra 10 anni è una bella domanda… 10 anni sono tanti e noi siamo solo all’inizio!
La cosa migliore che possiamo desiderare è trovarci ancora al pub per una birra, a prescindere da come andrà questo viaggio. Se poi tra una birra e l’altra parleremo ancora di quale pezzo far uscire per primo o di dove andremo a suonare la settimana successiva, allora vorrà dire che le cose sono andate bene!!

Esci col cane
Forse il problema reale è che c’è la sindrome da leader del gruppo, si sta lentamente perdendo l’importanza di suonare in una band, come se fosse più veloce arrivare come singolo che come gruppo. Voi come la pensate?

Anche questo può succedere. Negli ultimi tempi gli artisti più “cantautorali” hanno sicuramente trovato più spazio rispetto alle band, e già questo per un cantante può essere uno stimolo, una tentazione a preferire progetti solisti; questo può accadere ancora più facilmente quando la band comincia a orbitare attorno alla figura del cantante, e quando la sua immagine va a coprire quella della band.
Da questo punto di vista abbiamo avuto la “fortuna” di aver messo in piedi un progetto in cui ognuno dei componenti da un contributo unico; questa crescita, che è stata in realtà casuale e naturale, ha permesso a ognuno di noi di avere un ruolo fondamentale e di essere a suo modo insostituibile. Questo fa sì che tra di noi ci sia sempre rispetto e unione, e ci tiene sempre tutti con i piedi per terra.

“Esci col cane” è il vostro nuovo singolo, il ritorno sulla scena musicale dopo un anno dal vostro album d’esordio. Un brano estivo che racconta la fine di una storia d’amore, in maniera non drammatica. Cosa volevate trasmettere a chi vi ascolta?

Esci col cane si può definire una canzone d’amore non convenzionale. È la classica storia d’amore della vita reale, che a volte finisce e che ancora più spesso nemmeno inizia. È la storia di un rifiuto come tanti, la storia di tutte le storie d’amore che non sono la storia perfetta.
Come canzone vuol essere qualcosa di semplice, un brano che si limita a raccontare una storia, e carca di farlo con una certa dose di spensieratezza, di leggerezza; poi ogni storia diventa diversa e soggettiva attraverso chi l’ascolta, ed è proprio questo il bello!
In generale è un invito a prendere queste situazioni con filosofia, e a pensare che anche queste storie hanno il loro fascino e che sono proprio queste che un giorno, guardandoci indietro, ci faranno sorridere.

In un sistema che ci costringe a guardare sempre i numeri dei social e su Spotify, come combattete l’ansia da prestazione?

Il mondo dei social e delle piattaforme di streaming musicale è un qualcosa di estremamente controverso, che da un lato permette a chiunque di “esistere”, di mettersi in mostra davanti al mondo, ma in cui allo stesso tempo è difficilissimo farsi notare e ricavarne qualcosa di concreto.
L’obiettivo che ci poniamo è cercare di estrapolare ogni possibilità che questi mezzi offrono, mantenendo però sempre un distacco che ci permetta di seguire la nostra strada in modo sano, con spensieratezza e sincerità. Per rispondere alla domanda, quindi, non abbiamo mai avuto particolari ansie o paure riguardo a questa realtà: siamo una band e il nostro obiettivo è fare musica, il resto viene dopo.


È importante essere consapevoli che questo è il mondo al quale apparteniamo e cercare sempre di sfruttare al massimo tutte le possibilità che ci passano davanti, senza però farsi impressionare o cadere nell’ossessione dei numeri e delle statistiche; tutto quello che vogliamo fare è divertirci, scrivere canzoni e farle sentire a più persone possibili, e questo lo facciamo al massimo, con i social, con Spotify e con i concerti. Il resto, se è destino, arriverà.

Da poco è uscito anche il video del nuovo singolo ed è ambientato a bologna, che rapporto avete con questa città?

Amiamo Bologna. È un posto speciale per noi emiliani, non può essere altrimenti.
Quando nasci dalle nostre parti, Bologna è la prima grande città che senti, che vedi e che respiri; è la città dove ti senti grande già quando, da bambino, la visiti per la prima volta. È un aria diversa, nuova, libera. È la terra che ci ha dato Lucio Dalla, Cesare Cremonini, artisti che ci hanno presi in braccio da piccoli e ci hanno fatto diventare grandi.


È una città unica, che riesce a essere sempre nuova e un po’ estranea, ma allo stesso tempo è anche familiare e, in un certo senso, romantica.
Se sei emiliano non puoi fare altro che amare questa città, te ne innamori da piccolo e per qualche motivo la ami per sempre.