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A Tu Per Tu Con Giacomo De Rosa

Giacomo De Rosa, identikit al volo: chi sei, da dove vieni e sopratutto dove sei diretto. 

Ho 37 anni, sono un cantautore e vivo a Carrara. Vengo da un ventennio di esperienze musicali di varia amenità. Mi dirigo là dove la mia inusitata pigrizia mi consente di avventurarmi.

Dopo “Il cuore oltre l’Aurelia”, in primavera ha visto la luce “Segnali di fumo”. Che gestazione è stata?

Molto più fluida e piacevole della precedente. La materia prima, ovvero le canzoni, era già pronta e definita da tempo. Per il resto è stato un “parto naturale”: il merito va essenzialmente a Marco Baracchino di Vinile Recording, che si è occupato della produzione artistica e degli arrangiamenti, e di Giacomo Lorè del G.Lab Studio, che ha gestito la fase di mixaggio. È privilegio raro poter lavorare con persone in cui riponi massima fiducia, non solo a livello di professionalità ma anche di gusto e creatività.

Ma perché proprio “Segnali di fumo”? Di certo, un titolo così evocativo non è stato scelto a caso…

Direi che è un titolo programmatico. Innanzitutto i segnali di fumo evocano qualcosa di segreto e inafferrabile: si tratta di una caratteristica comune a tutte le canzoni del disco, che sono come avvolte da un alone di “poetico mistero”. Oltre a questo, però, i segnali di fumo sono un messaggio che può decifrare solo chi conosce la chiave di lettura, un modo per parlarsi e riconoscersi a distanza. Le mie nuvolette, nella fattispecie, sono destinate a chi cerca un approccio diverso alla musica, all’arte e al pensiero.

Tra le tracce, si annidano riferimenti a poeti e linguaggi che non è comune trovare nei dischi del nuovo pop. Coraggio, follia, fede o un mix di tutte e tre le cose?

Direi semplicemente necessità: questo sono io, non mi era possibile fare altrimenti. Capisco chi sceglie strade più mainstream, anche perché spesso si tratta di giovani che lottano per farsi largo in un ambiente difficilissimo. Mi diverto però a pungolarli perché credo che la curiosità sia un requisito fondamentale per un artista, soprattutto se non vuole correre il rischio di ripetersi: per fortuna abbiamo almeno venticinque secoli di bellezza da cui prendere ispirazione.

Quanto ti senti, in questo momento della tua vita, nel posto giusto e nel tempo giusto? Sei diverso da tutto ciò che il mercato promuove, ma a mio parere sta proprio in questo la virtù del tuo lavoro…

E se fossero gli altri ad essere fuori posto e fuori tempo? Quando dai voce alla tua visione più intima e pura, quando esprimi in modo sincero il tuo mondo artistico, sei senz’altro nel posto e nel momento giusto. Risultare diverso dagli altri è il complimento più bello che posso ricevere, perché significa che ho sviluppato con successo un’identità mia e mia soltanto. Certo, il mercato, la fama e il successo hanno un’utilità pratica, ma vale davvero la pena di barattare la propria libertà creativa per raggiungerli? E soprattutto: è davvero il miglior modo?

E se dovessi consigliare a qualcuno di ascoltare Segnali di Fumo, da quale traccia consiglieresti di partire?

Dipende dal porto di provenienza di questo ipotetico ascoltatore. Per gli amanti della tradizione pop italiana, consiglio “Nessuno da amare”. Chi viene dal mondo indie si troverà a suo agio con “Dea dei misteri”. Ai cultori del cantautorato classico, suggerisco “Pleiadi”. Per tutti gli altri c’è sempre la traccia che dà nome al disco.

E invece, in quale dei nove brani dell’album (tutti impegnati in spesso intime confessioni, senza mai perdere il gioco e il filo dell’ironia) si sente più a nudo, Giacomo De Rosa?

“Nessuno da amare”, senza dubbio. Nelle altre canzoni mi posso riparare tra veli ed enigmi, qui invece devo rivelare tutto. Non a caso nutro nei confronti di questo brano un rapporto di amore-odio: per una persona timida e scorbutica come me, non c’è nulla di più irritante che dover mostrare agli occhi degli altri la propria emotività quotidiana.

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Vi lascio con una frase che Flaiano attribuì a Mino Maccari, artista di rara intelligenza e ironia che, per qualche strana ragione, oggi non ha la considerazione che meriterebbe. La frase in questione è: “Ho poche idee, ma confuse”. Un abbraccio, alla prossima!