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Gregorio Sanchez: Il microclima e la biodiversità di Bosco verticale.

Gregorio Sanchez inaugura con il nuovo singolo, Bosco verticale, il periodo dei piumoni, delle foglie che ricoprono i viali alberati, dei the fumanti e dei camini accesi. Come un continuum sonoro, Bosco verticale, sembra essere il secondo capitolo delle analogiche scattate anche in Dall’altra parte del mondo, altro singolo uscito a poco tempo di distanza dall’ultimo.

In comune i due brani hanno sicuramente l’immagine di una montagna, di un luogo che è solitudine, ma allo stesso tempo anche modo per creare comunanza tra le persone che vi si inoltrano. Sì, perché la scalata alla vetta ti insegna che se vuoi arrivare in cima dovrai essere disposto ad avere orecchio per la natura che ti sta accogliendo e per chi ha deciso di condividere questo momento wild con te. Il bello della salita non è arrivare fin su, ma il percorso: quanto sono belli i falò, la tenda, le chitarre e le armoniche che risuonano con l’eco tra gli alberi?

Bosco verticale è il fischiettio che ti rimane in testa dopo un viaggio nella natura, un’edera infestante che avvolge i pensieri inquinati. Gregorio ha dunque svolto con la sua musica una mitigazione dei microclimi cantautorali, incrementando la biodiversità, alla stregua degli alberi che crescono rigogliosi sui grattacieli del centro direzionale a Milano.

Insomma, Sanchez ci regala una riqualifica del suono, le chitarre ci aiutano a rilassarci come se fossimo appoggiati su un filo d’erba e il fischiettio è l’elemento magico che ci permette di far trasmigrare dalla metropoli alla natura più verde.