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Indie Pop

Murdaca, “Identikit” di un esordio

Buona la prima per Murdaca, che – nel weekend più denso della storia discografica recente – sgomita per trovare un posto alla sua “Identikit”, fuori ovunque per Revubs Dischi: mood che ricorda un po’ la prima scena 2000 italiana (spero non si offenda, il buon Murdaca: per me è un complimento) da Neffa ai primi Gemelli Diversi, tingendosi però di sonorità fortemente esterofile nei richiami evidenti a Tame Impala e lo-fi d’oltreoceano.

Sì, perché “Identikit”, in questo senso, su rivela essere alchimia azzeccata di correnti diverse, che trovano sbocco nella produzione intelligente (realizzata gomito a gomito da Altrove e Murdaca stesso) di un brano giusto, con la giusta durata da hit senza per questo sedersi sui cliché di convenienza, sull’emulazione da playlist: Murdaca – se volessimo a tutti costi trovare all’artista un corrispettivo contemporaneo nazionale – ricorda i Post-Nebbia, ma è più pop, più melodico della band padovana; in “Identikit”, le melodie si involano sulla trama di un ritornello giocoso, quasi radiofonico, reso speciale da un approccio al mix che pare essere già un marchio.

Insomma, le carte in tavola sono state scoperte e Murdaca non può più nascondersi dietro identikit sfocati: la sua musica sembra essere più che definita, e a noi non resta che aspettare nuovi termini di paragone per un esordio felice, perché vero.

Come sempre, ora, spazio alle risposte dell’artista alle nostre sagacissime domande: