Quando due visioni artistiche apparentemente lontane si incontrano, il risultato può sorprendere. È il caso di Lucida, il nuovo singolo nato dalla collaborazione tra la cantautrice romana Ambradea e il produttore svizzero kandrax, disponibile dal 13 giugno per l’etichetta indipendente Boanerghes. Una traccia che unisce l’intensità poetica alla spinta ritmica, la riflessione esistenziale al movimento del corpo, la sensibilità cantautorale italiana a una produzione elettronica elegante e sofisticata.
Lucida è una canzone che colpisce per la sua capacità di parlare del disorientamento contemporaneo con parole semplici ma profonde. “Cosa farò da grande?”, si chiede Ambradea nel brano, trasformando una domanda infantile in una meditazione adulta su identità, futuro e sopravvivenza emotiva. Il tutto sorretto da una base che mescola dance, pop e influenze ambient, confezionata da kandrax con mano sicura e gusto sperimentale.
Il singolo segna un nuovo capitolo per entrambi gli artisti: per Ambradea è una svolta stilistica che apre a sonorità più accessibili, senza rinunciare alla sua cifra visionaria; per kandrax è l’ennesima dimostrazione di una versatilità produttiva che attraversa confini e generi.
Abbiamo incontrato i due autori di Lucida per farci raccontare com’è nato questo incontro creativo, cosa si cela dietro il brano e quale visione del presente (e del futuro) li ha guidati nella realizzazione di questo progetto. Ne è venuta fuori una chiacchierata intensa, come la loro musica.
Ambradea, come è nata questa collaborazione con kandrax e quanto ha influenzato il sound di “Lucida” rispetto ai tuoi lavori precedenti?
É nato tutto inaspettatamente in una calda giornata di agosto del 2024.
Mi arriva un messaggio su Instagram da kandrax dicendo: “mi piace molto il mondo che stai costruendo, sto scrivendo un nuovo pezzo e, se immagino qualcuno a cantarlo, quella saresti tu. Sei ti va ascoltalo e dimmi che ne pensi.”
Ho trovato subito qualcosa che mi ha intrigato nel testo, che quasi sembrava scritto da me, nel quale mi sono ritrovata. Perciò ho detto “sì, facciamolo”.
Per quanto riguarda i miei lavori precedenti, prima del mio album d’esordio, “EsSENZA”, avevo già sperimentato il genere dance-pop, che è quello da cui ero partita.
La differenza con “Lucida” risiede proprio nella parola stessa. Sono diventata molto più lucida, molto più consapevole rispetto ai primi lavori, dove cercavo ancora una strada per potermi identificare come artista. Il mio album mi ha permesso di parlare di un mondo interiore che avevo tenuto nascosto per tanto tempo, mi ha parola stessa. Sono diventata molto più lucida, molto più consapevole rispetto ai primi lavori dove cercavo ancora una strada per potermi identificare come artista. Il mio album mi ha permesso di parlare di un mondo interiore che avevo tenuto nascosto per tanto tempo, mi ha dato un’identità più definita, un codice con cui comunicare, ma che è in continua evoluzione, e non voglio porre limiti alla mia curiosità artistica, allo sfidare me stessa. Questo concetto oggi mi fa sperimentare senza la paura di sentirmi incoerente o fuorviante rispetto a quello che propongo.
Con Andrea (kandrax) ho sentito energia, elettricità, mistero e macigni sullo stomaco: la combo perfetta a cui non potevo dire di no.
Il singolo è un rischio e un’evoluzione della tua poetica. Come hai bilanciato la tua scrittura introspettiva con questa veste sonora più “commerciale” e accessibile?
É solo il prossimo passo del mio viaggio artistico. Il mio istinto mi ha attratto verso questi suoni ed io lo ho semplicemente ascoltato. Non voglio darmi etichette né limitazioni, voglio semplicemente seguire il flusso. In ogni caso, nonostante delle sonorità prettamente pop, “Lucida” vive di un testo estremamente profondo ed introspettivo, nel quale mi sono rispecchiata, ed è stato proprio il contrasto con il sound commerciale che mi ha fatto dire di sì.
“Cosa farò da grande?” è il filo conduttore di una riflessione adulta. Quanto c’è di autobiografico in questo interrogativo e nella sensazione di incertezza che pervade il brano?
Credo che oggi la vera rivoluzione sia rimanere autentici e fedeli a se stessi. Se si analizza un po’ più attentamente questa frase, apparentemente scontata, ci si accorge di quanto coraggio e ricerca interiore ci vogliano a definire uno spazio dentro il quale ci riconosciamo. Passiamo una vita a chiederci “cosa farò da grande” finché un giorno ci accorgiamo di esserlo.
Personalmente questa domanda non me la sono fatta molte volte, ho sempre saputo che la mia casa fosse nell’arte. Piuttosto, ciò che mi chiedo costantemente non è “cosa” ma “chi” sarò da grande.
È qui che nasce la ricerca costante, il mattone messo su un altro mattone che, giorno dopo giorno, definisce il nostro essere.
Un artista vive costantemente con la dualità del proprio essere: quello della vita di tutti i giorni e quello sul palco. È lì che nascono queste domande, dove questi confini si mescolano, creando confusione e disequilibrio, e ci si trova ogni volta a doversi riallineare con un mondo esterno che non sempre è confortevole.
Il testo menziona “bollette, diplomi, sogni e specchi” come metafore. Potresti spiegarci meglio il significato di queste immagini e come si legano al tema centrale della canzone?
(risponde kandrax)
Il testo originale l’ho scritto in un periodo in cui lottavo tra quello che avrei voluto fare e l’impressione che tutti volessero da me qualcosa di diverso. Le bollette sono i limiti concreti (come trovare un lavoro), i diplomi le promesse che non mantengono, i sogni quello che spinge comunque avanti. Gli specchi, invece, sono anche un riflesso che distrae: ti guardi, ma non sempre ti riconosci. mantengono, i sogni quello che spinge comunque avanti. Gli specchi, invece, sono anche un riflesso che distrae: ti guardi, ma non sempre ti riconosci.
Il duo con kandrax sembra funzionare in modo eccellente. Ci sono progetti futuri che prevedono una nuova collaborazione o un’espansione di questa intesa artistica?
Andrea è una persona con una spiccata sensibilità, con un vasto mondo interiore nel quale mi sono ritrovata. C’è qualcosa, nel suo codice di linguaggio musicale, nell’uso delle parole, che trova spazio nelle mie corde, come si può ben intendere con lucida. Ci siamo entrambi già scambiati altro materiale su cui lavorare. L’obiettivo sarà sempre tirare fuori il meglio da entrambi i mondi ed ho la sensazione che non finisca qui.
Qual è il messaggio principale che speri arrivi al pubblico e cosa ti aspetti da questa nuova uscita?
Non mi aspetto niente perché non succederà niente. Sarà un altro dei diecimila pezzi usciti un venerdì di giugno che verrà aggiunto al calderone di Spotify senza arte né parte, insieme a tanti altri pezzi di cuore di artisti sconosciuti.
Ma, siccome ho scelto di fare e di amare la musica nella vita, per me avrà un messaggio speciale, lo vedrò come una lettera arrivata da lontano e che mi ha resa portavoce di un messaggio importante, quello di andare avanti, nonostante tutto.