Diletta Fosso ha solo 15 anni, ma il suo percorso musicale parla già con la voce di chi ha qualcosa da dire e sa come farlo arrivare. Dopo i primi due singoli (Nuvole e Oltre il rumore), Il vento sale segna una nuova tappa della sua crescita artistica, confermando la volontà di unire scrittura pop e strumenti della tradizione classica in un linguaggio originale, personale. Violoncellista di formazione, cantautrice per vocazione, Diletta compone brani che coniugano sensibilità contemporanea e radici culturali profonde.
Con Il vento sale non racconta semplicemente un’estate, ma uno stato d’animo: la voglia di lasciarsi alle spalle le certezze e di scoprire cosa c’è oltre l’orizzonte. Il video che accompagna il brano ne è il naturale prolungamento visivo. Realizzato con un linguaggio misto – tra realtà e immaginazione, spazi concreti e scenografie di cartone – diventa una sorta di racconto illustrato, dove ogni dettaglio è studiato per evocare la leggerezza e la forza del cambiamento.
Girato tra Pavia e un mondo fittizio creato in chroma key, il video fa convivere estetica pop, riferimenti culturali e spontaneità giovanile, esprimendo con efficacia la direzione che Diletta sta prendendo: un’artista che guarda al futuro con fiducia, ma senza dimenticare le proprie radici. In questa intervista ci ha parlato del significato profondo del brano, delle scelte creative dietro le immagini e del modo in cui la musica, ancora oggi, può rappresentare un atto di libertà.
Il video de Il vento sale è una fusione originale tra luoghi reali e scenografie oniriche. Come nasce l’idea di usare il cartone per rappresentare le città?
L’idea del cartone è stata un flash creativo! Volevo dare un tocco da “teatro dei sogni” alle città, un po’ per dire che la fantasia può rendere tutto magico, anche i luoghi che vediamo ogni giorno. E poi il cartone, con la sua semplicità, ti fa sentire in un mondo a metà tra realtà e immaginazione!
In che modo Parigi, evocata nel brano e nel video, diventa simbolo di questo viaggio immaginario?
Parigi è per me una specie di musa. Nel video è il simbolo del sogno, del viaggio oltre i confini, un posto che invita a perdersi e riscoprirsi. Parigi è quel “soffio di vento” che spinge a partire senza paura.
Quanto conta per te l’ironia nel racconto musicale e visivo delle tue canzoni?
Tantissimo! L’ironia è la magia che rende un discorso profondo più leggero e vicino a chi ascolta. Per me è come un sorriso in mezzo a qualcosa di serio.
Hai un violoncello tra le braccia, ma canti pop: come vivi questo incontro tra mondi apparentemente lontani?
È il miglior mix di sempre! Il violoncello è il mio cuore, il pop la mia energia. Insieme dicono tutto quello che sono: sognatrice, ma con un piede ben piantato nella musica di oggi.
Nei tuoi testi si respira spesso il desiderio di libertà. È un’urgenza generazionale o personale?
Direi tutti e due. Ogni giorno vedo gente della mia età esplodere di voglia di vivere, di scoprire e di essere se stessa nel caos del mondo. A me piace trasformare questa energia in musica.
C’è un momento del video o del brano che senti più tuo, più autenticamente Diletta?
La scena girata all’Imbarcadero a Pavia. È lì che ho racchiuso tutto: i miei sogni, la mia città e quella voglia di libertà che mi porto sempre dentro.