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“Sambèło da ròcoło” degli Anatemah: il virtuosismo collettivo come forma di resistenza

Con Sambèło da ròcoło, gli Anatemah mostrano una sintesi rara di tecnica, sensibilità e inventiva sonora. Il gruppo, composto da Alessandro Fedrigo (basso elettrico), Michele Tedesco (tromba), Gian Ranieri Bertoncini (batteria ed elettronica) e con la collaborazione del chitarrista e produttore Frank Martino, offre un concentrato di virtuosismo che cattura l’ascoltatore fin dal primo istante.

Ogni musicista porta il proprio talento al massimo livello: Fedrigo disegna linee di basso che non solo sorreggono la struttura armonica, ma si muovono con agilità e inventiva, trasformando il basso in uno strumento melodico e narrativo. Tedesco, con la tromba, alterna passaggi lirici a fraseggi intricati, dimostrando padronanza assoluta del fiato e del fraseggio improvvisativo. Bertoncini crea un ponte tra precisione ritmica e libertà elettronica, con sequenze e pattern che si intrecciano senza soluzione di continuità con batteria e texture digitali. Martino, con la sua chitarra e il lavoro in produzione, amplifica le potenzialità del gruppo, aggiungendo dettagli timbrici e costruendo architetture sonore complesse e coinvolgenti.

Il disco è un viaggio tra momenti di grande intensità tecnica e passaggi di pura poesia sonora. Ciò che colpisce è la coesione del quartetto: nonostante il virtuosismo individuale, ogni musicista ascolta e reagisce agli altri, creando un organismo musicale unico, vivo, dove l’eccellenza strumentale diventa veicolo di narrazione e atmosfera.

In un periodo storico in cui la musica tende sempre più all’individualismo e ai dettami social e digitali, vedere un motore collettivo del genere è bellissimo e commuovente: un modo romantico di fare musica, dove la collaborazione e l’ascolto reciproco diventano arte tanto quanto le note stesse. Anatemah diventa così una forma di resistenza, un progetto che afferma la priorità dell’umanità, del dialogo e del talento reale sul rumore algoritmico del presente.

Eppure, nonostante la qualità e la precisione dei musicisti, Sambèło da ròcoło lascia una sensazione di attesa. Il progetto, al momento, non si mostra molto attivo dal punto di vista live: non ci sono numerose date in calendario e il pubblico ha poche occasioni di vivere dal vivo la magia che il disco cattura in studio. Questo contrasto rende ancora più preziosa l’esperienza dell’ascolto: ogni nota registrata diventa un piccolo evento, un momento in cui il virtuosismo e la complicità del gruppo possono essere ammirati e apprezzati fino in fondo, quasi come se il disco stesso fosse un concerto intimo e personale, destinato a chi sa fermarsi ad ascoltare.

R.