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Pop rock

Cosa c’è nello studio di Tommaso Tam

Quando entri nello studio di Tommaso Tam, la prima sensazione è che tutto sembri provvisorio, ma in realtà nulla lo sia davvero. Ogni oggetto – una cuffia, una finestra, un vinile trovato in un mercatino, una tastiera che ha visto troppe nottate – sembra avere avuto un ruolo preciso nella costruzione del suo nuovo lavoro, Doppia Esposizione in uscita il 28 novembre 2025.

Un disco fatto di contrasti: intime malinconie e piccole ironie, neon freddi e tappeti sonori caldi, elettronica che non scappa dalla quotidianità, ma ci affonda dentro.

Noi siamo entrati nel suo studio per capire meglio cosa succede quando Tam si ritrova a creare e questo è quello che abbiamo trovato.

Le cuffie sul tappetino rosso

«Sono le mie cuffie da combattimento. Quelle con cui ho ascoltato tutte le imperfezioni che non volevo vedere, e tutte le cose belle che non avevo notato. Il tappetino rosso sotto sembra un palco in miniatura e forse lo è: qui sopra sono passati più mix che nelle casse.

A volte, quando tutto era un po’ troppo, chiudevo gli occhi e restavo solo con la voce e i synth. Nessun filtro, nessuna stanza. Solo me e il disco che stava per nascere.»

La finestra, ovvero la pausa obbligata

«Ogni volta che il brano si inceppava, guardavo fuori da qui. Non cercavo ispirazione: cercavo aria.

La cosa bella è che la città cambia sempre, ma cambia in silenzio. Guardarla mi riportava giù, lontano dall’ansia di “chiudere tutto”. Alcune melodie sono nate mentre fissavo i tetti, altre mentre provavo a non farmi distrarre dalle macchine parcheggiate male.»

Le tastiere e i synth: il mio doppio cervello

«Qui ci sono sia il lato razionale che quello completamente impulsivo del disco.

Questi tasti hanno sentito tutto: loop che non portavano da nessuna parte, riff che sono rimasti identici dalla prima idea, suoni che ho programmato e riprogrammato fino a dimenticare la versione iniziale.

Le luci blu, le manopole, le sigle dei preset… sono il luogo in cui Doppia Esposizione è diventata davvero due dischi in uno, con due anime che convivono senza litigare (quasi).»

Il vinile dei Righeira – Vamos a la playa

«Questo vinile non è una citazione, è un talismano.

Ha dentro quella leggerezza che invidio e che cerco di rubare. È pop, è colorato, è ironico senza essere stupido. E per me è una specie di reminder: puoi parlare di cose serie anche quando i colori intorno sono fluo.

L’ho tenuto vicino mentre lavoravo al disco. Mi diceva: non prenderti troppo sul serio, ma non prenderla nemmeno troppo in ridere

La foto in studio, tra strumenti e doppia esposizione

«Questa foto, che in parte sembra sdoppiata, è perfetta per rappresentare l’EP.

Io che lavoro, io che mi perdo, io che mi diverto e io che mi arrabbio: siamo tutti lì nella stessa stanza.

Le chitarre alle pareti, la luce strana, il monitor pieno di tracce… ogni giorno era diverso e ogni brano sembrava chiedere una versione diversa di me.

Doppia Esposizione è nato così: non scegliendo quale lato tenere, ma mettendoli entrambi.»