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Comunicato stampa

Le cinque cose preferite di Appeso

Fuori dal 17 luglio “”In Viaggio Vol. 1“, l’album di debutto di l’Appeso. Undici canzoni di musica elettronica – ambient che rappresentano un viaggio attraverso i Tarocchi. LP uscirà anche in formato fisico CD con due remix house e sarà disponibile anche una versione in vinile.

Il disco si apre con un intro introspettiva che lascia lentamente spazio a “Il tavolo del mago” dove il sound diventa più leggero. Il viaggio continua alternando pezzi che sembrano indagare più nel profondo dell’animo umano e altri che viaggiano più leggeri, come “Teodora”. Abbiamo anche alcuni brani cantati come “Aquisgrana”, “La scelta”, “La corsa dei carri” e “Sono Vivo”. Il disco si chiude con “La ruota gira”, un brano incalzante, veloce e che lascia spazio a una futura apertura, non una vera e propria chiusura.

“Per me non è solo una raccolta di canzoni, ma un vero e proprio percorso, un cammino in musica che esplora i significati profondi degli archetipi attraverso i Tarocchi.

Il disco si compone di undici brani, e ognuno di essi è letteralmente ispirato a un Arcano Maggiore, partendo dal caos iniziale del Matto, fino ad arrivare alla ciclicità della Ruota della Fortuna. In Viaggio è stato anticipato il 27 marzo dal primo singolo, “Teodora“, ispirato all’arcano dell’Imperatrice, che ha un po’ svolto la funzione di apripista del progetto.

Noi per conoscerlo meglio, gli abbiamo chiesto quali fossero le sue cinque cose preferite.

  1. I canestrelli di farina di castagna 

Da buon Toro sono un buongustaio e adoro i prodotti della tradizione ligure fatti con la farina di castagne, un tipo di farina povera nelle origini, ma in realtà buona e salutare. Avrei potuto citare le trofie, o altri tipi di pasta, ma vado sul dolce con un prodotto tipico della zona di origine di mia nonna Egle, Montoggio, un paese dell’appennino genovese. Chi ama i prodotti semplici ma “con personalità” e passa da quelle parti – o più in generale dalla Valle Scrivia – se ne procuri in quantità, non resterà deluso!

  1. Le mezze stagioni (se ci sono ancora)

Sono nato a maggio e probabilmente risento ancora adesso di questo, in quanto soffro sia il freddo pungente d’inverno che il caldo afoso d’estate. Inevitabilmente sono quindi un uomo da mezze stagioni: amo l’autunno dai colori stupendi delle foglie ingiallite, con le prime cioccolate calde gustate mentre le giornate si accorciano, così come la primavera con il risveglio della natura, ricco di colori e di profumi. Stagioni ideali per passeggiare all’aperto con calma e godersi il clima mite, al contrario di mesi per me quasi infernali come gennaio o agosto… So già che questo mi farà odiare da chi ama fare la settimana bianca in inverno e andare al mare a ferragosto, ma così è per me.

  1. Il periodo napoleonico

Ho una fascinazione per il periodo napoleonico che dura da diversi anni. Non sono così tanto “malato” da dedicarmi alle rievocazioni storiche, ma di quel periodo mi piace tutto: la lotta politica interna alla Francia e tra le varie potenze europee, la figura pazzesca di Napoleone – un uomo geniale al di là di come la si pensi su di lui – i suoi generali ma anche tanti tra i suoi avversari. Anche l’arte del periodo mi affascina molto, e non è un caso che nel videoclip di La Scelta compaia un’immagine che richiama la scultura Amore e Psiche del Canova. Più in generale comunque sono abbastanza fissato con la storia, come ho già detto ai tempi dell’uscita del mio primo singolo Teodora, dedicato a un’imperatrice bizantina.

  1. Suonare in saletta

Può sembrare strano sentirlo dire da me, che ufficialmente compaio come un produttore, ma in realtà adoro suonare insieme ad altri in sala prove, con la musica che fluisce libera e ciascuno ci mette il suo, fosse anche un dettaglio minimo nella composizione o nell’interpretazione. C’è stato un periodo ormai lontano nel quale, con una mia vecchia band, suonavamo in un container riadattato alla bisogna, un’esperienza particolare che però rifarei molto volentieri. Passavamo intere giornate lì dentro, quando gli impegni della vita ce lo permettevano, e non saremmo voluti andare da nessun’altra parte al mondo. 

  1. L’arte di essere leggeri

Mi piace l’idea di poter essere seri senza prendersi sul serio. Essere affidabili e leali senza per questo dover indossare ogni giorno una maschera di assoluta inflessibilità.  Quindi, per quanto io venga associato a livello musicale a generi piuttosto “melodrammatici” come il post punk e la darkwave, cerco di vivere la vita in un modo il più possibile leggero, senza affaticare la mente più del dovuto. Ciò significa anche mettere i problemi nella giusta dimensione, non farsi dominare dalle preoccupazioni. 

E’ chiaro che non  sempre è possibile: ci sono momenti duri e tristi, ma penso che faccia parte della leggerezza d’animo anche sapere accettare il brutto per come viene, senza per forza volerlo cambiare o sopprimere. Anzi, a dirla tutta il dolore a volte serve per crescere e fare un passo in avanti.