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Indie Pop

Il lockdown secondo i Queen Of Saba

Da poco è uscita Chiodo Fisso, una canzone “senza filtri, leggera, disperatamente ironica. Traendo ispirazione dal Soul dei crooner degli anni ‘60, si spinge fino a toccare le soglie della Trap, in un connubio fra R&B e Hip Hop. Il testo irriverente ed esplicito camuffa con spavalderia una dichiarazione d’amore non corrisposto, dando voce a chi in amore è perdente ma con stile”, scrivono i Queen of Saba.

I Queen of Saba sono un duo elettronico, supercompatto ed eclettico di Venezia. Il progetto nasce nel 2019 dall’incontro fra Lorenzo Battistel e Sara Santi. Alieni in un mondo che spinge al binarismo, bianco o nero, vero o falso, lui o lei, i Queen of Saba si inseriscono con colorata irruenza, intenzionati a smantellare i dogmi di genere e a spaziare ed esplorare le infinite sfaccettature dell’arte, della musica, dell’essere.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con loro, sul lockdown.

Come state passando questo strano periodo, qual è la vostra routine?
In questi tempi matti e disperatissimi (cit.) ci dividiamo tra studio, lavoro e musica. Sara sta frequentando un corso a distanza a Torino e Lorenzo insegna percussioni in una scuola ad indirizzo musicale di Venezia: stiamo transitando verso la quasi normalità cercando di conservare più tempo possibile per completare l’album a cui stiamo lavorando e creare nuova musica. Per fortuna è finito il periodo in cui la nostra routine consisteva in fare pilates, preparare torte in casa e sfondarci di Netflix.

L’arrivo della pandemia vi ha sconvolto qualche piano? Quale?
“Qualche piano” è un eufemismo (risata isterica). Ormai l’abbiamo superata, ma pensiamo ancora con tristezza al tour di date che avevamo organizzato a Marzo-Aprile 2020 nel Triveneto e oltre. Quella è stata probabilmente la mazzata più dolorosa per noi, che viviamo ogni concerto come un’esperienza insostituibile di crescita e scoperta, ai limiti del magico.

Ve la ricordate la primissima quarantena? Come la passaste?
Ce la ricorderemo per un bel po’.
Sara l’ha passata a casa con il gatto truccandosi da Drag King, scrivendo testi e facendo gli addominali con la birra di fianco e Dua Lipa nelle cuffie.
Lorenzo si è ritrovato in una Venezia assolutamente inedita, deserta, surreale. Esiste da qualche parte su Instagram un bellissimo video in cui suona i bonghi davanti alla finestra aperta sul ponte degli Scalzi completamente vuoto.
Come Queen of Saba, comunque, abbiamo continuato a lavorare insieme a distanza, condividendo idee e anche pubblicando due singoli.

Di cosa parla il vostro ultimo singolo? L’avete scritto nell’ultimo anno?

“Chiodo Fisso” è stata scritta a San Valentino 2020 (già parte malissimo) e parla di un desiderio che diventa ossessione, ma senza sfociare nel creepy. Nasce da sentimenti negativi, come la frustrazione per un amore dato a una persona assente emotivamente e fisicamente, e li trasforma in autoironia, sfumandoli con una buona dose di doppi sensi, giochi di parole e scuse. L’abbiamo pensata per chi in amore è dalla parte dei perdenti ma vuole comunque essere sottone con stile.

Cosa vi manca più di qualsiasi cosa?

Fino a un mese fa avremmo detto “salire su un palco”, ma quando il 25 marzo siamo saliti sul palco di Musicultura e ci siamo guardati intorno nel teatro vuoto abbiamo capito che quello che veramente ci manca più di qualsiasi cosa è il pubblico, i nostri amici che cantano le nostre canzoni, la gente che balla.

Vi ricordate ancora l’ultima serata che avete fatto post 22.00?

Lorenzo: Io faccio serata tutte le sere di cosa stai parlando?

Sara: Dipende cosa intendi per serata: se intendi stare fuori fino a tardi con un gruppo di amici e dell’alcool in corpo allora l’ultima volta è stata in concomitanza con il mio compleanno, prima della seconda ondata; se intendi sbocciare dentro anche se fuori sei in pigiama, quoto Lorenzo, tutte le sere.

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Indie Pop

Il lockdown secondo Saera

PRIMA VOLTA è il singolo di debutto di SAERA, moniker della giovanissima cantautrice romana Sara Errante Parrino, in uscita oggi, venerdì 23 aprile, per Sbaglio Dischi (in distribuzione The Orchard). Il sound del brano, curato da Winniedeputa, vive tra la black music, di cui Saera è appassionata da anni, e la nuova scena R&B; una scrittura matura e una voce ammaliante ci trascinano dentro un brano chill e avvolgente.

La cantautrice romana classe 1997 ci racconta i sentimenti di una storia estiva destinata a finire, “non vedo l’ora di mancarti” diventà così la frase simbolo di PRIMA VOLTA, ovvero la nostalgia di qualcosa che era destinata ad andare persa.

Le abbiamo chiesto di parlarci del suo lockdown.

Come stai passando questo strano periodo, qual è la tua routine?
Impossibile dire che io la stia passando bene, ma cerco di essere produttiva tutti i giorni. Non studio e non lavoro, diciamo che è un periodo un po’ difficile per stare così tanto tempo da sola con me stessa. La mattina mi sveglio sempre verso le 9 e cerco di allenarmi almeno 3/4 volte alla settimana. Di solito preparo il pranzo e il pomeriggio mi faccio qualche giro in bici al parco, oppure semplicemente una passeggiata. Ovviamente sempre tutto accompagnato da musica di sottofondo e da note registrate sul cellulare. La sera è l’unico momento in cui posso suonare senza dare fastidio a nessuno, poi mi guardo qualche puntata di The Office e, soltanto dopo la camomilla, riesco a prendere sonno e ricominciare le giornate da capo.

L’arrivo della pandemia ti ha sconvolto qualche piano? Quale?
Si, la pandemia ha rallentato tutto. Ho conosciuto i ragazzi di Sbaglio Dischi proprio il mese prima della pandemia e ho iniziato a lavorare con il mio produttore quest’estate. Nonostante la situazione, abbiamo sfruttato tutto il tempo possibile per lavorare e siamo riusciti a chiudere tutti i brani.

Te la ricordi la primissima quarantena? Come la passasti?
Impossibile scordarsela. Ancora avevo lezioni in Accademia, quindi tra una lezione e l’altra il tempo volava e almeno due/tre giorni alla settimana volavano via. Leggevo tantissimo, dipingevo, prendevo il sole, allenamento come sempre e videochiamate infinite con tutte quelle persone che erano la mia quotidianità.

Di cosa parla il tuo ultimo singolo? L’hai scritto nell’ultimo anno?
Prima Volta parla di nostalgia. Una relazione che sai che andrà persa, ma che comunque fino all’ultimo cerchi di viverla. L’ho scritta proprio quest’anno, fine estate, circondata dalle mie amiche, chitarra, cicale e un po’ di lacrime. Non potevo trovare momento migliore per tirare giù tutto quello che sentivo.

Cosa ti manca più di qualsiasi cosa?
Palesemente lo spritz a qualsiasi ora con i miei amici, le 5 di mattina in giro per Roma, gli abbracci, le giornate fuori Roma, montagna o mare che sia, i viaggi in Italia e all’estero, i concerti, tutte le serate nei locali qui a Roma che frequentavo, i conoscenti.

Ti ricordi ancora l’ultima serata che hai fatto post 22.00?
Partiamo dal presupposto che ho una memoria pessima, diciamo che ero sicuramente o in un locale a sentire qualche live, o in giro con i miei amici.

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Indie Pop

Il lockdown secondo Ama Il Lupo

Esce venerdì 16 aprile 2021 per l’etichetta Visory Indie (e in distribuzione Believe Digital) Appunti di vista, nuovo EP di Ama Il Lupo. Un nuovo capitolo definitivo per chi si sente un lupo, un animale da branco che, per una serie di eventi più o meno sfortunati, può diventare solitario. Ecco il capitolo definitivo del progetto solista di Amedeo Mattei.

Per l’occasione, gli abbiamo chiesto com’è andato il suo lockdown.

Come stai passando questo strano periodo, qual è la tua routine?
Sto cercando di focalizzarmi su quello che sarà il prossimo periodo, che di quest’ultimo ne abbiamo abbastanza. Da sempre mi proietto istintivamente avanti nel tempo e provo ad immaginare cosa potrei vivere di nuovo, realizzare. Ho stretto la cinghia e progettato i prossimi anni lavorati. Poi ci vuole un pó di ‘suerte’ sempre.

L’arrivo della pandemia ti ha sconvolto qualche piano? Quale?
Ne ha scolvonti più di uno. Sul piano lavorativo, personale, sentimentale. Ma quello che ha più colpito la mia serenità è stato il non poter suonare Live con un pubblico vero davanti. Aver perso un annetto di concerti ha inciso parecchio sui miei piani discografici. Ora bisogna recuperare.

Te la ricordi la primissima quarantena? Come la passasti?
Non so perché ma io vivo spesso in controtendenza. E in quel primo periodo mi sono ritrovato, per motivi lavorativi, a non avere tantissimo tempo. In più ho esordito proprio in quelle settimane come “ama il lupo” con il mio primo singolo SPACEBOY. Insomma, è stata una quarantena atipica.

Di cosa parla il tuo ultimo singolo? L’hai scritto nell’ultimo anno?
L’ultimo pezzo pubblicato è MEGLIO che assieme a MILITE hanno chiuso il primo EP da Lupo. Tutti pezzi scritti nel tempo, ma arrangiati e prodotti nell’ultimo anno. Meglio è una canzone che parla di quando capisci che, tutto sommato, sgolarsi, sbraitare, impazzire e/o urlare non serve a granché. Forse è meglio lasciarti andare.

Cosa ti manca più di qualsiasi cosa?
Dei Live ho già parlato, di quanto siano per me vitali se penso all’agenda di un cantante. Però ci aggiungo giocare a calcio, perché adoro farlo, e mi manca un casino.

Ti ricordi ancora l’ultima serata che hai fatto post 22.00?
Si, mi ricordo di una bella serata romana. Non vedo l’ora di tornarci.

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Indie Pop

Il lockdown secondo Manfri

Manfri è il progetto solista di Manfredi Grigolo, classe 2000.
Intrepreso nel 2019 quando ho scritto il primo pezzo e gli altri hanno seguito. I miei stimoli alla scrittura arrivano dalla realtà, dalle cose che mi succedono tutti i giorni, mescolo passato presente e futuro all’interno dei testi in una chiave di lettura senza maschere. Non ho intenzione di raccontare nulla al di fuori della verità, la scrittura è il mio modo di comunicare la mia esperienza. Traggo ispirazione da diversi generi musicali, principalmente un mix fra RnB e Soul.

Fragile è un brano che parla della condizione fisica al momento in cui si affronta la separazione da una persona. Nei minuti della canzone si riassume un’intera relazione raccontata fra passato, presente e futuro. Impressioni ed episodi fluttuano all’interno del testo, che non è altro che un flusso di pensieri, lo stesso che pervade la mente al momento della rottura. Manfri racconta vere e proprie immagini che riassumono stralci di vita vera, ora lenta, ora veloce, ora più triste ora più felice, metamorfica. Questo concetto viene anche riassunto dalle atmosfere musicali del singolo, che alternano approcci ritmici ad altri più melodici e fluidi.

Come stai passando questo strano periodo, qual è la tua routine?
Come per tutti gli altri penso sia un periodo storico ma anche personale abbastanza particolare, lo studio e la musica mi tengono parzialmente impegnato e quindi in qualche modo le giornate passano. Mi alzo alle 8:20 tutti i giorni, che io abbia lezione la mattina oppure no. Spesso l’università mi tiene abbastanza impegnato in vari progetti. All’una pranzo con mia mamma e a seconda degli impegni organizzo il mio pomeriggio, in genere lo passo a suonare chitarra o piano o a fare passeggiate in giardino. Musicalmente ammetto che è un momento difficile per me, dato che traggo molta ispirazione dal mio vissuto e dalle mie esperienze, e l’essere confinato in casa è molto limitante, dopo cena solitamente guardo qualche film, mi piacciono quelli che hanno un significato profondo (ultimamente mi sono buttato su Dario Argento per esempio).
L’orario in cui vado a dormire dipende principalmente dalla durata del film.

L’arrivo della pandemia ti ha sconvolto qualche piano? Quale?
Direi di si, non ho potuto fare live di alcun tipo e le uscite sono slittate, anche lavorare con Kyv per l’uscita di “Fragile” non è stato semplice: essendo io in Toscana e lui in Campania abbiamo dovuto fare tutto via Webcam.


Te la ricordi la primissima quarantena? Come la passasti?
Penso sia stato uno dei periodi più cupi e complessi per me, ero indeciso sul cosa fare della mia vita, e il non poter fare niente non ha risolto le cose, con la fine del lockdown questo mio stato emotivo è passato.

Di cosa parla il tuo ultimo singolo? L’hai scritto nell’ultimo anno?
Fragile è un brano che tratta del proprio stato emotivo nel momento in cui si conclude una relazione, è un pezzo relativamente recente, ero sdraiato sul letto quando la melodia del ritornello mi è saltata in mente, stile illuminazione… Il testo l’ho scritto velocemente, che è un bene perché
significa che avevo molte cose da dire, questo pezzo ha rappresentato per me la fine di un periodo privo di ispirazione.

Cosa ti manca più di qualsiasi cosa? 
Sicuramente andare con i miei amici in discoteca; mi manca un po’ tutto, dal pre-serata alla dancefloor fino al post. Vivo in una città relativamente piccola ma la nightlife è molto ben considerata, era anche un modo per evadere, vedere qualche faccia nuova.

Ti ricordi ancora l’ultima serata che hai fatto post 22.00?
Probabilmente risale all’estate 2020 ma non mi ricordo con esattezza

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Elettronica Internazionale

Siamo stati a casa Ohimeme

In una location segreta (ma poi neanche tanto, è per fare un po’ atmosfera) in Piemonte, c’è la base operativa di Ohimeme, il Flat Scenario. Una casa e un punto di riferimento per gli Ave Quasàr, Torchio e Dado Bargioni. Artisti molto diversi tra di loro, che spaziano dall’elettronica al cantautorato rock e che sembrano azzeccarci ben poco eppure, durante un pomeriggio di marzo, sono andato a trovarli per capire qualcosa in più e me li sono ritrovati tutti davanti a un caffè, senza barriere o differenze di sorta, a parlare di musica.

Ma da cosa sono accumunati gli artisti di Ohimeme?
Da un disco prodotto presso Flat Scenario, dallo stesso produttore artistico (www.lucagrossi.me). In alcuni casi da un’amicizia pregressa, in altri da un’amicizia sbocciata.

Fausto degli Ave Quasàr

Ave Quasàr rappresenta la naturale conseguenza delle precedenti esperienze musicali di Luca e Fausto. Insieme hanno fatto parte di Sintomi di gioia (l’ultimo disco è uscito nel 2012 ed è stato prodotto insieme ad Umberto Giardini, ex Moltheni) e hanno collaborato con Cristiano Lo Mele (Perturbazione) e con Tony Pagliuca (Le Orme). Prima dell’incontro con Fausto, Luca ha partecipato alla registrazione di diversi provini in numerose formazioni e in diversi ruoli. Per esempio nelle formazioni embrionali di Ufomammut (batteria) e dei Miura (voce) insieme a Diego Galeri (ex-Timoria, oggi Adam Carpet).

E in cosa sono diversi allora?
Ascoltano musica totalmente diversa tra di loro. Hanno una visione molto distante tra loro rispetto agli ingredienti che servono per considerare una canzone “finita” e questo è un aspetto molto stimolante.

Come vi siete incontrati e quando siete finiti a lavorare al Flat Scenario?
Registrare e produrre questi dischi a Flat Scenario è stato frutto di un passaparola tra amici e conoscenti, è capitato tutto in modo incredibilmente spontaneo e fisiologico.

Dado Bargioni e Torchio

Dado Bargioni, musicoterapista/cantautore nato anagraficamente a cavallo fra la pianura e le colline nel cuore del Monferrato, ma artisticamente un songwriter cresciuto assimilando il sound prodotto tra Londra, New York e la west coast degli anni 70 e 80. Uno spirito di confine, come le sue canzoni.

Nelle precedenti esperienze musicali con i RISERVATO, Massimo Torchio ha partecipato al “SIM” di Milano arrivando alle finali, al “Festival Sonora” di Latina, ha vinto il “Festival degli Sconosciuti” di Ariccia e il festival “Asti e Musica”, ha presto parte al “3° Festival Internazionale di Lignano Sabbiadoro” e tenuto concerti in tutta la penisola negli anni ‘90 e 2000. Da pochisismo è uscito il suo nuovo singolo solista “Non vi appartengo”

Cosa c’era prima in quel seminterrato?
Una stalla, queste mura esistono da almeno 250 anni.

Come sarà Ohimeme tra qualche anno?
Sarà ancora un posto in cui vivere serenamente la propria artisticità. Un posto in cui cercare un suono, un’idea senza piegare i tempi della creatività ai tempi del mercato. Avremo diversi partner e collaboratori, saremo sempre più attivi nel comunicare con gli altri addetti del settore.

I singoli e il disco di Torchio, di prossima uscita, sono stati registrati presso Flat Scenario e prodotti da Luca Grossi. “Lavorare sulla voce di Torchio è un’esperienza molto particolare perché la traccia registrata sembra sempre provenire da un palco, la dove l’istinto guida l’esecuzione e la dove le emozioni prevalgono sul controllo. Abbiamo passato molto tempo in studio insieme, ascoltando musica, parlando di cosa volevamo dalle sue canzoni e cercando di guardarle sempre dal punto di vista dell’ascoltare. Lavorare con Massimo significa passare del tempo di qualità. Credo che i prossimi lavori insieme gioveranno delle fondamenta solide che abbiamo gettato con NON VI APPARTENGO.

Qual è il problema delle etichette della scena indie in Italia?
Non so se li definirei veri problemi ma mi vengono in mente questi due aspetti: 1 applicano a volte metodi un po’ troppo “industriali” 2 vogliono essere a tutti i costi etichette di genere 3 hanno tutte il profilo Instagram troppo “pettinato” ahahahahah

Luca degli Ave Quasàr

foto inedite di Simone Pezzolati

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Indie Pop

Il lockdown secondo caspio

Esce giovedì 25 marzo 2021 mai, il nuovo singolo di caspio (fuori per Le Siepi Dischi, in distribuzione Believe International). Un nuovo capitolo per l’atipico cantautore nato a Roma, ma trapiantato a Trieste che si muove influenze che derivano dagli anni Novanta, passando per il trip hop dei Massive Attack o dei Nine Inch Nails ed elettronica anni Ottanta. mai è un manifesto generazionale e che descrive una generazione, quella dei trentacinquenni, difficile da definire. “Millenials” li chiamano, per il solo merito di aver assistito alla rivoluzione digitale e di essere stati coscienti – ma non troppo – quando il 2000 è diventato l’oggi. Una generazione disillusa da un lavoro che non si fa trovare, piegata da una società che non appartiene loro, sempre troppo giovani o troppo vecchi, rattristata da genitori che, per la prima volta della storia, stanno meglio di loro. Istruiti, cinici, scettici, in grado di reinventarsi: caspio omaggia la sua generazione. Una generazione che ha voglia di riprendersi ciò che le spetta, che ha voglia di riscatto. Una generazione che non si arrende, che non molla.

Gli abbiamo chiesto, come al solito, com’è stato il suo lockdown.

Come stai passando questo strano periodo, qual è la tua routine?
Lavoro, scrivo musica, penso a nuovi progetti, al futuro, a sistemare una casa appena comprata.

L’arrivo della pandemia ti ha sconvolto qualche piano? Quale?
A dire il vero no. Anzi, mi ha cambiato la vita in positivo. Ho “costruito” di più in quest’ultimo anno che negli ultimi 10. Però adesso anche basta: un po’ di normalità ci vuole.

Questo è Gino che mi ricorda quanto sia bella la sua vita rispetto alla mia. Per lui non esiste neppure lo smart-work.

Te la ricordi la primissima quarantena? Come la passasti?
L’ho passata a casa, in studio, o sul divano in pigiama praticamente ogni giorno. Per certi versi è stato un po’ alienante ma venivo fuori da anni di pendolarismo, lavori che mi avevano logorato e che non mi avevano permesso di dedicarmi a quello che mi piace fare. Ed eccoci qui.

Di cosa parla il tuo ultimo singolo? L’hai scritto nell’ultimo anno?
Il mio ultimo singolo parla di me, dei miei coetanei, di tutti quelli che ogni tanto si fermano a guardarsi allo specchio e si chiedono dove stanno andando, chi sono e cosa possono ancora fare.

Questo è quello che vedo quando scendo dall’autobus per andare al lavoro.

Cosa ti manca più di qualsiasi cosa?
Lo dico a bassa voce visto che sono un “orso”: conoscere altre persone e vedere amici che vivono lontano da qui. Nell’ultimo anno ho conosciuto parecchie persone sul web e vorrei prendere un treno e poterci passare una serata.

Ti ricordi ancora l’ultima serata che hai fatto post 22.00?
Sinceramente no e poi ormai sono anni che per me le “serate” equivalgono a stare a casa, con gli amici, un buon vino. “Restare a casa” is the new “uscire a divertirsi”.

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Indie Pop

Cranìa mi ha portato in giro per Milano

A fine gennaio è uscito A fondo, il nuovo singolo di Cranìa. Un brano che ci ricorda che le bugie hanno le gambe corte. Per Cranìa sanno nuotare. Recita così il suo ultimo singolo, “A fondo”. La cantautrice presenta un brano dal carattere intimista che continua il filone dark di “Stomachion”, non senza innovazioni. L’introduzione eterea, l’assenza di ritmica nel ritornello equilibrato dalla reiterazione testuale, l’utilizzo di suoni che ricreano l’acqua più profonda lo caratterizzano e mettono in luce la voce, qui lasciata nuda e cruda. Crude come le parole impiegate per esprimere che a volte è indispensabile toccare il fondo per risalire.

Lei, di Brescia ma di casa a Milano, mi ha portato in un bar che si chiama Colibrì vicino al Duomo, e ci ho scambiato quattro chiacchiere.

Che tipo di sensazione descrive il brano A fondo?
A fondo è in primo luogo una canzone d’amore, essendo nata dopo uno sfogo di un’amica in preda a moti amorosi. È altresì un brano di presa di coscienza; si può sempre risalire dall’abisso, mettendo la propria persona sopra ogni cosa.

Sappiamo che sei di ritorno da Musicultura, com’è andata?
Benissimo! È stato vitale tornare a suonare, a maggior ragione in un teatro magnifico come il Lauro Rossi

Avevi già cantato dal vivo i tuoi pezzi su un palco vero?
No, in quanto ho pubblicato il primo singolo, Stomachion, ad ottobre, in piena pandemia. Musicultura è stata quindi la “mamma” dei live con il mio progetto.

C’è differenza tra cantare i propri brani e quelli di altri?
Cambia tutto. Chi meglio di te sa conoscerti? Lo psicologo, forse.

Siamo nuovi di Milano. Dove ci porti e perché?
Vi porterei a fare la cosa che amo di più, cioè vagare senza meta per perdersi, facendoci stupire dalla città.

Quando potremo sentirti con qualcosa di nuovo? Qualche spoiler?
Quando qualCosa sarà cambiato – leggete tra le righe.

foto inedite di Simone Pezzolati

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Indie Pop

Il lockdown secondo Rubik

Esce venerdì 26 marzo 2021 Accanto, il nuovo singolo di Rubik (per SuperSugo Dischi, distribuito da Artist First). Un brano che racconta quell’amore timido e incerto dei primi momenti, un brano che diventa piccolo manifesto generazionale e un inno ai sentimenti, anche in questo periodo dove i sentimenti sono forse messi in secondo piano. Per l’occasione, gli abbiamo chiesto di raccontarci il suo lockdown.

Accanto nasce dal coraggio di concedersi ad un sentimento che cresce mano a mano che camminiamo al fianco di una persona, conoscendola e condividendo insieme il tempo con una spensierata consapevolezza. Il seme di questa canzone è nato proprio qualche mese fa, dopo aver passato un periodo in cui il tempo si è dilatato e ci ha spinto a riflettere, facendoci valorizzare ancor di più le relazioni tra persone. È stato bello scrivere con una persona l’inizio di una nuova storia in uno dei momenti più difficili per il pianeta. Rompere le barriere che io stesso avevo creato per proteggermi, ha scatenato dentro me un’emozione fortissima, di cui ho sentito la necessita di parlare attraverso la musica. (Rubik)

Come stai passando questo strano periodo, qual è la tua routine?

Sto cercando di non avere una routine fissa 🙂 Cerco di “sentire” le persone in un momento nel quale è difficile comunicare, perché mi manca il contatto umano, vivere l’amicizia in modo libero. Ho la fortuna di stare da meno di un anno con una ragazza ed è bello scoprirsi di volta in volta. Dall’altro lato ho cominciato a guardare qualche documentario (che reputavo noiosissimo) in pillole durante le pause pranzo, di riprendere a leggere, ascoltare musica e cantautori verso i quali sentivo di avere scarsa conoscenza, sto scrivendo molto e vado in studio tutte le settimane!

L’arrivo della pandemia ti ha sconvolto qualche piano? Quale? 

Mi ha impaurito abbastanza. Dal punto di vista lavorativo, essendo un libero professionista, temevo che tutto quello che avevo costruito fino ad allora potesse crollare e che in qualche modo dovessi ripartire da zero. Devo dire però che erano solo paure, fortunatamente sto lavorando molto. Dal punto di vista umano mi ha inizialmente sconvolto, interrompendo la frequentazione con una ragazza (la mia attuale) che avevo appena conosciuto e che mi aveva fatto ricredere nei sentimenti. Le avevo appena vuotato il sacco e due giorni mi ritrovo con Conte che chiude tutto 🙁 non era forse la cosa peggiore che stava succedendo certo, però finalmente mi ero riuscito a lasciare andare e tac! Fortuna che poi tutto è ripreso da dove avevamo lasciato. Con la musica invece mi ha forse dato ciò di cui avevo bisogno per partire: il coraggio!

Te la ricordi la primissima quarantena? Come la passasti?

Molte telefonate, videochiamate, masterclass online, video aperitivi a tutte le ore, film h24, bollettino della protezione civile alle 18:00 sperando in un qualche miglioramento, tanta pazienza. Girate infinite con il cane per respirare aria che non fosse quella dell’appartamento, musica agli orari più disparati, la paura per il lavoro, le litigate con “chi” non capiva il tuo punto di vista. Impasti di pizza e schiacciate da far invidia al miglior fornaio del mondo, compleanni su Skype, partite di carte su house party, dirette su dirette. Capelli che crescono, capelli tagliati che sembrano caduti :)) A tratti disagio 🙂

Di cosa parla il tuo ultimo singolo? L’hai scritto nell’ultimo anno?

Accanto nasce dal coraggio di concedersi ad un sentimento che cresce mano a mano che camminiamo al fianco di una persona, conoscendola e condividendo insieme il tempo con una spensierata consapevolezza. Il seme di questa canzone è nato proprio qualche mese fa, dopo aver passato un periodo in cui il tempo si è dilatato e ci ha spinto a riflettere, facendoci valorizzare ancor di più le relazioni tra persone. È stato bello scrivere con una persona l’inizio di una nuova storia in uno dei momenti più difficili per il pianeta. Rompere le barriere che io stesso avevo creato per proteggermi, ha scatenato dentro me un’emozione fortissima, di cui ho sentito la necessita di parlare attraverso la musica.

Cosa ti manca più di qualsiasi cosa? 

Mio padre ed il contatto “vero” con le persone, la libertà di vivere la propria vita in modo assolutamente personale, con la tranquillità di non dover correre per sforare il coprifuoco.

Ti ricordi ancora l’ultima serata che hai fatto post 22.00?

Assolutamente si! Anche in quella occasione, come nelle migliori, c’era la musica a palla!

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Indie Pop

Il lockdown secondo Dheli

Dheli (Gabriele Deliperi) è un artista emergente di La Spezia, attualmente stanziato a Milano dove studia Writing and Production al CPM Music Institute mentre lavora a diversi progetti fra cui il suo. Gabriele passa la sua adolescenza all’interno di svariate band; il suo ultimo progetto prima di trovare la sua strada è stato quello di ricoprire il ruolo di frontman nel gruppo Alchimia. Di quest’esperienza porta nel cuore la finale del contest Emergenza che l’ha portato a suonare sul palco dell’Alcatraz. Con il suo progetto solista Dheli ha partecipato come finalista al BMA2020 (Bologna Musica d’Autore, il contest organizzato da Fonoprint) esibendosi a Parco Villa Angeletti di Bologna. A novembre 2020 è selezionato tra gli artisti del Cecchetto Festival di Claudio Cecchetto, e dopo aver lavorato in una piccola etichetta indipendente (Indieca Records), fonda la propria realtà insieme al team di persone che lavora con lui: Snowball Music Group, dove si occupa di gestire le uscite discografiche di artisti emergenti e di curare la parte press delle loro release.

In occasione dell’uscita del suo nuovo singolo City Porno, gli abbiamo fatto qualche domanda sul suo lockdown.

Come stai passando questo strano periodo, qual è la tua routine?
Questo periodo lo sto passando sempre in studio di registrazione a registrare e a scrivere nuovi brani, sia per me che per altri. Tra l’altro proprio la scorsa settimana Giulia Mei, un’artista che sto seguendo con la mia Snowball Music Group, ha vinto il Genova per Voi, quindi sto lavorando con lei per poter essere preparatissimi una volta che si potrà tornare a suonare live.

L’arrivo della pandemia ti ha sconvolto qualche piano? Quale?
L’arrivo della pandemia ha fatto sì che mi chiudessi in me stesso per poi riaprirmi alle persone con nuova musica, quindi possiamo dire che mi ha sconvolto ma con risultati positivi.

Te la ricordi la primissima quarantena? Come la passasti?
La primissima quarantena me la ricordo molto bene: è stata una cosa inaspettata per tutti. L’ho passata a costruire il mio studio di registrazione in casa e a preparare quella che poi sarebbe diventata la mia prima uscita discografica seria: M1LANO.

Di cosa parla il tuo ultimo singolo City Porno? L’hai scritto nell’ultimo anno?
City porno è più di una canzone: è la società. Dal momento in cui è nata sapevo già quale fosse il fine di questo brano, che è molto di più di un semplice ritornello orecchiabile. City porno sono io e siete voi, ognuno ha la sua, perché tutti a modo nostro ci sentiamo in dovere di giustificarci in alcune situazioni, quando invece non farlo ci farebbe vivere molto meglio. Siamo tutti i giorni in vetrina, e non sappiamo più apprezzare la naturalezza delle cose. City porno è stata scritta nell’estate del 2019.

Cosa ti manca più di qualsiasi cosa?
Fare gruppo in studio di registrazione con altri artisti e fermarci a produrre e a registrare fino a notte. Mi manca da morire.

Ti ricordi ancora l’ultima serata che hai fatto post 22:00?
Ultima serata fatta post 22:00 era Capodanno -tristissimo.

foto inedite di Simone Pezzolati

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Indie Pop

Il lockdown secondo i GBresci

Dopo il feat. con Adelasia, dolce promessa che ha accompagnato le note d’acqua di Niente, il primo singolo di GBresci (UMA Records), ecco un nuovo, intenso brano. Niccolò ed Edoardo ci trasportano in un malinconico e ubriaco mondo alfanumerico con Codici, uscito il 26 febbraio, tra la disillusione new wave e un graffiante e melodico ritornello in chiave pop, di quelli che restano, un brano figlio della pandemia e dell’ennesimo lockdown. Ne ho parlato direttamente con loro e mi sono fatto mandare qualche screen delle loro videochiamate!

Come avete vissuto la famosa prima quarantena?
Per noi il primo lockdown e’ stato una botta tremenda. Lavoravamo entrambi nel turismo da qualche anno e abbiamo perso ogni introito, con un affitto da pagare e la consapevolezza che sarebbe passato del tempo prima di tornare a lavorare. Per alzare qualche soldo abbiamo lavorato prima con un app che portava la spesa a domicilio, poi con Glovo. E’ stato anche grazie a questa sorta di passepartout in una città altrimenti bloccata che siamo riusciti a spostarci da casa al garage che ci fungeva da studio.

Come avete comunicato tra di voi nel periodo in cui non avete potuto vedervi? 
Vivevamo insieme, fortunatamente. Ci siamo tenuti compagnia, anche e soprattutto col lavoro creativo.

C’è stato qualcosa di questo periodo incredibile che vi ha spinto effettivamente a fare di più o a creare qualcosa di nuovo?
Il nostro progetto è interamente un risultato della pandemia e del lockdown. Edoardo fa musica da sempre ma Niccolò, oltre al lavoro nel turismo, si occupava principalmente di giornalismo e fotografia, e se non fosse stato per il lockdown non avrebbe mai pensato di lavorare su un progetto musicale. Invece, un po’ per noia, un po’ per canalizzare il nostro pessimismo e le nostre ansie in qualcosa di creativo, ci siamo chiusi su questo progetto come se non ci fosse un domani, mettendoci tutto quello che avevamo. Quasi un anno dopo e siamo ancora qui, in mezzo a un nuovo lockdown ma con due singoli già fuori e tanto altro a venire, cercando di tenerci vivi e creativi.  

Cosa potete anticiparci del vostro EP di debutto?
Sarà anticipato da altri due singoli oltre quelli già usciti negli scorsi mesi (Niente feat. Adelasia e Codici). Uscirà in tarda primavera – si spera alla fine di questo nuovo lockdown – sarà composto da sei tracce, di cui due inedite. Tutto ciò che è contenuto nell’EP è stato scritto, arrangiato, prodotto e mixato da noi, in collaborazione con tanti artisti e amici che ci hanno aiutato coi beat, i synth, le grafiche, i video, e in generale a dare forma a un progetto che all’inizio era solo un gioco per reagire alla quarantena.

Come state in questo momento? 
Ci teniamo in piedi. Abbiamo dovuto reinventarci a livello lavorativo anche se ovviamente il futuro è avvolto nell’incertezza. Cerchiamo di concentrarci sull’oggi, al massimo il domani. Il progetto musicale è stato un aiuto in questo senso, perché ci ha dato la possibilità di trarre qualcosa da un momento che altrimenti poteva essere solamente negativo. Per quanto Edoardo per la prima volta in vita sua sia riuscito a fare esercizio fisico con continuità . E dopodomani vediamo.