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Indie Pop

Il lockdown secondo Limoni

Fuori per Visory Indie da venerdì 21 maggio un nuovo singolo di Limoni dal titolo Brucia la stanza. Il cantautore ferrarese milita nella scena indie dal 2017 e con questo pezzo ci regala un affresco nitido e tagliente di che cosa si possa provare quando amore e odio si miscelano in un’unica tinta. La produzione, realizzata da Sugar Teddy miscelando il pianoforte suonato da Limoni con chitarre e sintetizzatori, crea un ambiente evocativo e nostalgico che si apre definitivamente in un ritornello da cantare a squarciagola.

Gli abbiamo chiesto com’è andata quando c’è stato il lockdown.

Come stai passando questo strano periodo, qual è la tua routine?

È un periodo un po’ così, sa un po’ di tempo sprecato, no? La routine va avanti tra studio, lavoro e soprattutto musica, che penso sia stata fondamentale per colmare quella sensazione di vuoto e di prigionia degli ultimi lunghi mesi. La scrittura, la composizione rappresentano per me una boccata d’ossigeno all’interno di questo strano universo pandemico, come se fossero l’unica maniglia con cui tenersi aggrappati ad una normalità che facciamo sempre più fatica a ricordare. Nonostante tutto, sono sempre fiducioso riguardo ad una rapida ripresa: torneremo presto a cantare insieme!

L’arrivo della pandemia ti ha sconvolto qualche piano? Quale? 

Sì, fondamentalmente ha sconvolto un po’ il mio piano di vivere, che penso sia un po’ il piano di tutti. Per un artista è importante provare un determinato tipo di sensazioni, l’ispirazione nasce anche da esperienze nel quotidiano, da una serata all’insegna del vino rosso, da una passeggiata alle due di notte. Non poter più sperimentare sulla propria pelle questo tipo di situazioni priva di un importante lato artistico: ci vogliono emozioni forti.

Te la ricordi la primissima quarantena? Come la passasti?

Assolutamente si! Ero nella fase finale di un progetto in lingua inglese all’epoca e mi ricordo che me ne stavo tutto il giorno a scrivere canzoni in camera mia, che ha queste finestrelle quadrate da cui entra davvero poca luce! L’unica gioia era il Montenegro: il numero di bottiglie bevute durante il lockdown davvero non riesco a ricordarmelo. Stavamo tutti un po’ crollando, a parte i bilanci dei produttori di amari, quelli salivano a razzo.

Di cosa parla il tuo ultimo disco? L’hai scritto nell’ultimo anno?

Il mio primo singolo “Brucia la stanza” è un po’ un misto di situazioni, pensieri, immagini che si riferiscono ad una passata storia piuttosto burrascosa. Ricordo di averla scritta la scorsa estate, in spiaggia libera: avevo litigato con questa ragazza e allora qual miglior occasione per prendere in mano la penna?! È uscita di getto, era necessario solo un input reale per far scaturire il tutto dalla testa. È interessante come ci siano giorni in cui apri il notes e in due ore non esce una parola, mentre in certi momenti, all’improvviso, ti si palesa tutto nella mente come un pacco regalo. Per “Brucia la stanza” è stato così, mi sono seduto sul telo ed era tutto lì, musica e parole: dovevo solo trascrivere.

Cosa ti manca più di qualsiasi cosa? 

Mi manca vedere le persone senza la paura di abbracciarsi, di baciarsi, di sussurrarsi pensieri da vicino. Mi manca il contatto umano quello vero, non quello intimorito. Manca ballare e sudare in una sala, manca il non dover guardare continuamente l’orologio per tornare a casa entro un orario prestabilito. Direi che mi manca un po’ l’emozione del vecchio quotidiano in generale, ecco. Ma sono speranzoso: finirà presto.

Ti ricordi ancora l’ultima serata che hai fatto post 22.00?

In verità no, ma sicuramente mi ricorderò bene la prima che farò a coprifuoco eliminato! Limoni per tutti!

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Elettronica

Ho scritto la biografia di Metcalfa (senza informarmi)

Esce martedì 23 marzo 2021 Siolence (titolo che viene dall’incontro tra “silence” e “violence”), il disco di debutto di Metcalfa, già anticipato dal singolo Missing. Si tratta del mondo oscuro del progetto solista di Metello Bonanno, primo esponente della hybrid music, che viene finalmente svelato, che presenta un suono che mischia elettronica, influenze jazz, atipiche soluzioni timbriche e ritmiche. Lasciatevi trasportare nel mondo di Metcalfa.

SIOLENCE, un incontro tra le parole “silence” e “violence”. La scelta di questo titolo vuole tradurre in parole quello che succede all’interno del disco e le sensazioni che, si spera, possa suscitare nell’ascoltatore. Attimi di pura quiete affiancati ad elementi più ruvidi, in modo da creare un interessante connubio sonoro.

Nel 1980 accadde uno strano fenomeno nel Nord-Est della penisola italiana. Comparvero degli insetti alquanto insoliti, simili a delle falene nella forma del corpo ma dal muso più vicino agli anfibi. Non si sa come hanno fatto questi strani insetti ad arrivare in Veneto, molti dicono di averli già visti nelle lontane Americhe in tempi antecedenti e che, anzi, in quelle zone fossero in realtà molto comuni. Stiamo parlando delle metcalfe.

Apparentemente innocue, quello che sappiamo su di loro è che si nutrono di linfa vegetale assorbendone solo la parte proteica ed espletando la parte zuccherina su rametti e foglie, successivamente raccolte da api per produrre del delicato miele squisito. Ma quando questo non avviene, la parte zuccherina riviene assorbita dalle piante portando alla nascita di particolari funghetti microscopici che fanno ammalare le foglie di queste rendendole di un colore nero pece.

Da anni circolano storie strane su questi insetti: si pensa che una metcalfa sia nata con una malformazione genetica a causa dell’assorbimento di sostanze nutritive nei vigneti in cui vengono prodotti i frutti che portano alla realizzazione del prosecco e che, nella fase della sua crescita, la sua prolificazione abbia contagiato parte della natura sottostante.

A quanto pare, inizialmente fu poco considerato lo strano comportamento di quelle api che furono le prime ad entrare in contatto con le esplicazioni della metcalfa anomala, producendo un miele che le portarono a scomparire dagli alveari attentamente controllati da apicoltori e gente di campagna. Non si sa dove siano finite queste api, ma molti pensano che abbiano compiuto degli atti suicidi creando alveari nei posti più pericolosi possibili, ovvero proprio dentro le tane degli animali selvatici. Sembra che questi animali, in particolare volpi e cinghiali – dopo aver mangiato il miele prodotto da quelle api ma anche in seguito le piante e frutti ricoperti di quel nero pece anomalo – abbiano acquisito una forma di coscienza collettiva. Una coscienza collettiva che ha portato le volpi a non uccidere più le galline nei pollai, ma bensì a liberarle; stessa sorte che capitò ai maiali degli allevamenti, liberati dai fratelli suini selvatici.

Seppure fatti crescere in cattività, la comunicazione tra di loro acquisì una evidente progressione anche grazie alla loro conseguente nutrizione di piante contagiate, creando retate sempre più organizzate per liberare gli altri loro simili tenuti imprigionati dall’ingordigia dell’essere umano. Fu poi il turno di equini, bovini, caprini e in libertà ebbero modo di creare delle comunità multispeciste autogestite senza essere sotto possesso dell’uomo. Avevano capito che la loro vita non era nient’altro che una farsa di ciò che avrebbero potuto fare davvero, rendendosi conto che erano nati solo per essere sfruttati o per riempire la pancia di coloro che li avevano messi al mondo o di chi avesse comprato le loro carni dopo essere stati maciullati ben bene. Non accettarono questa condizione, per cui fecero un patto di non belligeranza con gli animali selvatici sin dalla nascita ottenendo il giuramento di non essere mangiati da loro e in cambio si ripromisero che insieme avrebbero unito le forze per passare all’atto successivo: fare comunità e fare agli uomini quello che è stato fatto a loro in caso fossero attaccati.

Nel frattempo, ci fu un grande scalpore tra gli esseri umani possessori di quelle aziende agricole appena si resero conto che gli animali che avevano diligentemente allevato stavano misteriosamente scomparendo. Così molti organizzarono delle spedizioni nei boschi alla ricerca dei loro futuri prodotti scomparsi, ma stranamente nessuno faceva mai ritorno. Questa cosa allarmò i paesi limitrofi: come era possibile? Cosa stava accadendo nei boschi?

La ricerca degli animali scomparsi si trasformò in ricerca delle persone scomparse, ma chi entrava dentro ai boschi automaticamente non avrebbe fatto più ritorno a casa. Gli animali domestici avevano perfettamente capito cosa stesse succedendo, infatti molti tentarono di bloccare i padroni prossimi alla ricerca ferendoli prima di partire e impedendogli così di scomparire anche loro in quell’enorme buco nero che stava divenendo la natura.

Le spedizioni stavano iniziando a diventare troppe, per questo gli animali per evitare ulteriori spargimenti di sangue, migrarono in massa in zone ancora più selvagge: dai colli trevigiani arrivarono fino alle Dolomiti per creare delle tane vicine che insieme andavano a formare delle comunità armoniose.

Gli umani non accettarono tutto questo, per cui organizzarono delle ricognizioni aeree per attaccare i nemici che ormai avevano capito essere quegli stessi animali che una volta possedevano. Vennero utilizzate armi di distruzioni di massa per terminare questa situazione, con alberi devastati dalla reazione crudele.

Tuttavia, nonostante perdite ingenti, la risposta degli animali fu altrettanto calibrata: lupi, orsi, cinghiali e rapaci furono gli unici ad uscire dalle loro comunità naturali per attaccare i centri abitati da cui provenivano gli attacchi. Le strade si riempirono di sangue di uomini, donne e bambini. Ci sono stati addirittura paesini completamente svuotati. Il tutto attuato nel silenzio delle tenebre e con l’aiuto del buio, la condizione più favorevole.

Furono eventi ricordati da tutti. Gli umani capirono: li dovevano lasciare in pace e accettare la condizione. Lasciarono in pace anche le foreste a quel punto, si arresero. Gli animali avevano vinto. Si diffuse la voce in tutta la nazione: chi fosse entrato dentro le foreste, sarebbe automaticamente sparito in uno spirale di silenzio e violenza. Tutto merito di un piccolissimo insetto chiamato metcalfa.

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Internazionale

Le 5 cose preferite degli Young Lies

Esce venerdì 2 luglio 2021 per Kottolengo Recordings (etichetta di Johnson Righeira) Touch, il singolo di debutto degli Young Lies. Un nuovo e importante capitolo per il duo nato a marzo 2021 che si impone nella scena elettronica made in Italy. Immergetevi quindi in un nuovo progetto nu disco che riporta ai sapori della electro house e in particolar modo di quella french house dei primi anni 2000.

Abbiamo chiesto loro quali sono le loro cinque cose preferite.

Fotografia. Siamo entrambi amanti anche di questa forma espressiva, che peraltro spesso si lega fortemente alla musica che ascoltiamo o facciamo (fasi). Ognuno a proprio modo e con stili differenti, ma ci accomuna questo piacere nel catturare attimi o significati che incrociamo casualmente o meno in ciò che osserviamo.

Ricerca bar / locali isolati e desolati. Si, abbiamo qualche problema con i rumori. Per berci qualcosa e chiacchierare abbiamo bisogno di location di questo tipo. Sembra un paradosso, ma amiamo il movimento, la vitalità e il casino lo amiamo solo quando si tratta di condividere musica dal vivo.

Eternal Sunshine of the Spotless Mind. Semplicemente, per entrambi, il capolavoro assoluto per quanto riguarda il cinema. E’ troppo profondo e personale ciò che evoca e rappresenta, tanto che sarebbe insensato provare a racchiuderlo in poche righe, ma i tanti che lo conoscono e lo adorano sanno indubbiamente di cosa si tratta. Qualcosa che va oltre.

Marco: Le poesie di Anna Achmatova. Durante il periodo del lockdown ho ordinato svariati libri di poesia e mi sono imbattuto in un paio di libri della Achmatova. Amore a prima vista. I suoi versi mi hanno da subito toccato nel profondo. 

Luca: Il letto. Ammetto che adoro dormire e mi sento naturalmente e inspiegabilmente molto legato alla vita che vivo nella dimensione onirica, a mio avviso una sorta di sfera superiore. Ma poi, semplicemente, qualsiasi cosa fatta su un letto è tendenzialmente potente in un modo o nell’altro. Una volta, soprappensiero, mi sono sorpreso a dare un bacio ad un materasso (giuro), lì per lì è partita una grossa risata ma poi ho capito che probabilmente inconsciamente lo stavo ringraziando di esistere.

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Comunicato stampa

“Eroticamente” è il nuovo singolo di Sara Loreni

Il 25 giugno esce EROTICAMENTE, il nuovo singolo di SARA LORENI pubblicato da Uma Records.
Dopo Le buone notizie, singolo uscito nel 2020, la performer, producer e cantautrice – da molti ricordata come la ragazza con la loop station e la erre rutilante tipica della sua città, Parma – torna con un nuovo brano. Un inno alle donne, un invito a credere di più in sé stesse e ad andare oltre i pregiudizi, dandosi valore e smettendo di inciampare nei giudizi degli altri. Questo è il significato del singolo di SARA LORENI, libera, spregiudicata e seducente come le notti estive.
 
In EROTICAMENTE un’elettronica allo stesso tempo audace ed elegante racconta di sessualità e solitudine vissute da un punto di vista femminile, svincolato da cliché ed etichette, lasciando l’ascoltatore in sospeso proprio sul più bello: “ma dopo un orgasmo è tutto più…”
 
CREDITS
Lyricst: Sara Loreni
Composer: Sara Loreni, Paolo Fappani, Daniele Cavalca
Producer: Sara Loreni, Paolo Fappani, Daniele Cavalca
Rec: Paolo Blodio Fappani, LeKlubHaus
Mix: Paolo Blodio Fappani
Mastering: Daniele Salodini, Woodpecker mastering

BIO
Sara Loreni è una performer, producer e cantautrice italiana. Ama i paradossi, unisce la scrittura pop all’elettronica in uno stile unico usando la voce come strumento e le nuove tecnologie. Ha una laurea in comunicazione e un diploma in conservatorio. Si esibisce da sola con loop station, synth e standalone. Con lei il pop italiano prende un respiro internazionale restituendo alfabeti sonori e risonanze liriche che mettono in equilibrio i contrasti.
Ha esordito con l’ep “loop solo” (2012) presentato da Rockit, a cui è seguito “Mentha” (Maciste Dischi, 2015). Nel 2017 la sua cover di “Labirinto” di Cristina Donà è uscita nell’album Tregua1997 – Stelle buone 2017”. Precedentemente ha vinto il Premio Ciampi e il Premio MEI e Regione Emilia Romagna “Musica libera. Libera la musica”. Ha suonato in tutta Italia e all’estero partecipando anche al “Moon in June” sul palco con Gary Lucas (coautore e chitarrista di J. Buckley), a “Stazioni Lunari” con Cristina Donà, Paola Turci e Ginevra Di Marco, alla festa del primo maggio in Piazza Maggiore a Bologna, a TEDx Reggio Emilia, al Festival della Letteratura e nel 2016 è stata corista di Vinicio CaposselaDiverse le esperienze in TV: nel 2015 ha partecipato alla IX edizione di X Factor decidendo di abbandonare la trasmissione dopo essere stata ammessa agli Home Visit, è stata ospite musicale di “Quelli che il Calcio” condotta da Nicola Savino su Rai Due, nel 2019 e nel 2020 è ospite musicale fissa di Beati Voi in onda su TV2000.

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Indie Internazionale Pop

Il lockdown secondo Pietro Berselli

Esce venerdì 9 luglio 2021 Nord Europa, il nuovo singolo di Pietro Berselli, che segue l’uscita di Spettatore, singolo pubblicato a giugno. Il cantautore bresciano ma padovano di adozione ci avvicina al suo secondo album dal titolo Evidentemente No, fuori per Dischi Sotterranei. Nord Europa è per tutti quelli che conoscono fin troppo bene l’altra faccia della nostalgia, quella che spezza il cuore.

Scelgo il Nord Europa come feticcio di terra dalle mille opportunità, ma potrebbe essere qualsiasi luogo, dipenda da chi ascolta. Non è così scontato pensare che alle volte per andare avanti, bisogna lasciarsi qualcosa alle spalle.

Gli abbiamo chiesto com’è stato il suo lockdown.

Come stai passando questo strano periodo, qual è la tua routine?
La mia routine ruota attorno ai due grandi momenti della giornata: il pranzo e la cena. Adoro la cucina quasi quanto la musica e la fotografia, quindi durante questo strano periodo ho potuto applicarmi parecchio alla prima, essendo le altre due impossibilitate maggiormente dagli spostamenti o da un improvvisa mancanza di creatività dovuta allo sbalestramento a cui siamo tutti stai soggetti.

L’arrivo della pandemia ti ha sconvolto qualche piano? Quale?
Ha sconvolto tutto. Ogni piano che avevo è stato rimandato a data da destinarsi, cancellato o nei migliori casi modificato.

Te la ricordi la primissima quarantena? Come la passasti?
La passai in un piccolo bilocale a Brescia, isolato come tutti. Dio benedica l’internet.

Shot with NOMO 135 B.

Di cosa parla il tuo ultimo singolo? L’hai scritto nell’ultimo anno?
No fa parte dell’era pre-covid. Spettatore parla della sensazione di restare fermo mentre tutto scorre ai 300km/h, della sensazione di perdere il treno, di restare indietro, di non essere riusciti a cogliere l’occasione. Dell’ansia di dover fare e avere tutto e subito.

Cosa ti manca più di qualsiasi cosa?
Sopra ogni cosa i concerti.

Ti ricordi ancora l’ultima serata che hai fatto post 22.00?
Devo essere sincero. Non mi ricordo.

Shot with NOMO 135 Ti.

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Comunicato stampa

“Assente” è il nuovo singolo degli Altapressione

Dal 2 luglio è disponibile in rotazione radiofonica “ASSENTE” (Golden Factory Records), il nuovo singolo degli ALTAPRESSIONE.
“Assente” è quello che gli AltaPressione decidono di non essere. In un contorno sfocato ed incerto tutto sembra volerci disintegrare fino a renderci simili al nulla, ma non tutti lo accettano. È fondamentale sentire come fanno gli animali e decidere se scappare o correre incontro a quel tutto. Siamo ancora noi a decidere.
 
Spiega la band a proposito del brano: «Quando l’unica cosa importante sembrava essere presente ovunque, siamo diventati invisibili, ora… Assente».
 
Il video di “Assente” è un gioco di alternanze tra bianco e nero e velocità differenti. Un “si sente” che lentamente cresce nell’anima fino a trasformarti in altro. Forse la consapevolezza ci rende folli, forse incazzati o forse, semplicemente, come siamo.

Biografia
AltaPressione è un progetto musicale innovativo e indipendente che ha radici profonde, un’evoluzione musicale partita nel 2004 dopo anni di esperienza maturata come cover band. Gli esordi nella composizione richiamano inevitabilmente le sonorità da cui i componenti prendono ispirazione, ma sempre alla ricerca di un piglio distintivo e originale. L’esperienza, la passione e l’affiatamento che si respirano all’interno del progetto portano la band a conquistare in breve tempo numerose soddisfazioni. Nel 2011 l’identità degli AltaPressione viene rafforzata dall’inizio della collaborazione con Roberto Terzani (ex Litfiba), che ne diventa il produttore artistico, determinandone la svolta nella personalità musicale. Molti sono i traguardi che gli AltaPressione raggiungono negli anni, calcando palchi di prestigiosi festival nazionali nei quali ottengono importanti vittorie e riconoscimenti. Nel dicembre del 2012, il loro album d’esordio “AltaPressione” viene presentato in anteprima da Red Ronnie sul palco dello storico Roxy Bar. Da lì a poco si susseguono una serie di eventi che rafforzano il percorso musicale del gruppo: il primo singolo “Vieni Via” ottiene subito oltre 200.000 visualizzazioni su Youtube; il secondo, “Amami Ancora”, diventa Disco Supersonic ed entra nella programmazione di Radio105. A febbraio 2014 il brano “Il giorno che non c’è”  viene scelto dal regista Giovanni Veronesi per far parte della colonna sonora del film Una donna per amica, con Fabio De Luigi e Laetitia Casta. I lavori di composizione e sperimentazione continuano e gli AltaPressione raggiungono la loro nuova identità musicale proponendo nei più importanti club nazionali una scaletta di cover deep house riarrangiate con un’impronta fresca e personale. Nuove sonorità e una profonda maturità musicale acquisita negli anni danno vita al disco che vanta la collaborazione come co-autore di Francesco Ciccotti. “Solo Stanotte”, il primo singolo di questa nuova avventura, esce a maggio 2018, vincendo il Premio Lunezia e conquistando la finalissima del Deejay on stage. La fase successiva della band è stata travagliata e combattuta come una crisi mistica, ma è sfociata in una creatività  ancestrale che ha lasciato sul terreno un tappeto di nuove pelli. Il nuovo singolo “Assente” è in rotazione radiofonica dal 2 luglio.

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Indie Pop

Il tema natale di Giallo

Da venerdì 4 giugno sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme digitali “La teoria dell’universo”, il nuovo singolo di Giallo. La Teoria dell’Universo è un brano nato a gennaio 2020. Pensato da Giallo per l’uscita del suo primo EP (ancora progetto ipotetico al tempo), la Teoria dell’Universo è una dedica alla musica. Nasce da una poesia scritta al pianoforte di notte, che fa da intro al brano. Nuda, è poi stata vestita da Federico Sapia. Un abito su misura. Colletti orchestrali e gemelli che sono bischeri di   violini. La Teoria dell’Universo è un brano che esplode verso l’alto, per poi ritornare di colpo dentro la stanza di Dorchester House a Notting Hill.

Abbiamo calcolato il suo tema natale.

Sole in Toro
Per te è importante aver soldi quanto basta per vivere senza ansie. Sei una persona istintiva che ama le gioie semplici della vita: ti piace mangiare bene, dormire a lungo e profondamente, vivere il più possibile a contatto con la natura. Vero o falso?

Vero. Anzi falso. No vero. Boh, è un casino.

Quando si hanno tanti progetti e sogni per la testa è difficile vivere senza ansie. Perché vorrei sempre un po’ di più. Voglio qualcosa di più da un cielo che guarda impassibile. I soldi non mi ossessionano, vivo con la fiamma al minimo da sempre. Però per i miei progetti i soldi serviranno. Quindi devo rimboccarmi le maniche. Viola dice che sono uno stereotipo. Che voglio i soldi, che voglio andare veloce, e che mi piace il pallone. Viola, non lo vuoi capire che sono solo un romantico con troppi sogni per la testa?

Ho un parrucchiere fidato a Malta, Frank. Poi ne ho uno a Roma, il Moro. Ed uno a Torino, il-Gu. Il primo lo pago in fiori, il secondo a schiaffi, il terzo in cocomero. Frank non si fa fare foto. Mangiare bene sì. L’ho preso da mio nonno Arnaldo credo. Lui era di Genova. Cucinava un coniglio con i pinoli che mi faceva impazzire. Poi le alici al limone. Era un toro, come me. Amava cucinare, e godeva nel mangiare. Io amo cucinare se godo nel mangiare. Mi manca Arnaldo, lui si che era un uomo grande. Falso che dormo a lungo e profondamente. Non mi piace dormire, perché sento di perdere tempo. Quando ero al liceo avevo fatto un calcolo tutto ragionato. Allora, andare a dormire 10 minuti più tardi ogni sera significa guadagnare 5 ore di vita al mese. Che sono 60 ore all’anno. Due giorni e mezzo. Se vivo 80 anni sono 200 giorni guadagnati. Dico, duecento. Finisce che non dormo mai. Molti mi dicono che è un ragionamento stupido. Probabilmente lo è. Ma io ci sto bene.

La natura è mia amica. Da sempre e sempre lo sarà. Dormire nella natura. Immergersi in mare fino a perdere il respiro per sentire la sua forza. Sotto sono morto. Sopra sono vivo.

Ascendente in Pesci

Sei sensibile e fantasioso. Sei generosissimo e poiché non ti piace promettere quel che non puoi dare, ti dedichi concretamente al bene del prossimo, dai familiari alle persone bisognose. Vero o falso?

È vero. Che la fantasia è la mia migliore amica, e che mi aiuta a trovare le risposte alle domande più difficili sulla terra. Fantasia che sembra un mondo totalmente immaginario, scollegato da quel che esiste. Creare una realtà fittizia come gli uffici delle aziende di Malta. In realtà per me la fantasia è traduzione della realtà vera. Quella che vedo e che sento. Come tradurre quel che vivo in una maniera da me più comprensibile. La fantasia è un astronauta. Di quelli che sono nati con il desiderio di scoprire cosa c’è oltre le stelle. Che sale da una scala lunga fino all’infinito, fino alle nuvole. E da lì si vede la luna. In tutta la sua bellezza e fragilità. La luna ha una rosa, un’antenna, un satellite che prende tutti i canali di TVFantasia. Sì, io sono la luna. Sì, io sono sensibile. L’astronauta deve essere delicato, se non può fare male.

Non prometto quasi mai. Se prometto è perché so di potercela fare. Underpromise, overdeliver. Fondamentale per me, che amo il bene degli altri, ma amo il bene di me stesso. Mi dispiace. Perché a volte so essere più egoista che generoso. Però si impara, si migliora.

Luna in Ariete
L’ideale inconscio per un uomo che nasca con questa posizione lunare sarà di unirsi ad una donna poco remissiva e piuttosto attiva, decisa, autonoma e combattiva. Vero o falso?

Vero. Il mio balconcino è stretto stretto. Come i funghi fritti fritti di Benigni. Non lo vuole nessuno. A parte che almeno c’è un filo d’aria da respirare. Mentre il caldo è fermo in questi giorni. Tanto da esaltare i pensieri ed annientare i muscoli. Però pare una prigione. Con tanto di sbarre tutte intorno che non vogliono farmi scappare. Il caldo dentro casa, e le sbarre tutte intorno. Non è che ho tanta alternativa se non stare qui. Ve lo faccio vedere in foto, così capite cosa intendo.

Io che invece vorrei poter essere Peter Pan. Avere della polvere magica che mi faccia crescere le ali. Mentre ascolto “Wheels fall out” dei Good Housbands. Far crescere le ali e volare via da questa isola. Che è bella ma è troppo lontana. Per uno come me che ora come ora vorrebbe solo darti un bacio di quelli che fanno un suono fortissimo. A stampo sulle labbra. Per far sentire a tutti come mi sei mancata questa settimana. Per far sapere al mondo che mi sei mancata da morire. Vorrei volare da te e nascondermi dentro al tuo giardino. Guardare quei fiori che tanto ami. Perché quando ami qualcosa devi saperlo volere, e devi saperlo dimenticare. Per poterlo amare sempre. Fiori amati e dimenticati. Perché mi mandi queste foto dai? Sto provando a raccontarti una storia. Sappi dimenticare.

Voglio arrivare nel tuo giardino come un’ombra. Ed entrare dalla porta finestra come un ladro di opere d’arte. Un puma. Silenzioso. Che alla fine un puma è un leopardo. Passare accanto alla porta del bagno e vederti lavare i denti. O magari struccarti. Con tutta la faccia nera come fossi un pagliaccio nel suo camerino. Vorrei prenderti lì. Invece entro in camera e mi nascondo dietro la porta. Voglio farti piangere. Di gioia. Di rabbia. Allora tu entri in camera. Ed io ti copro gli occhi con le mani. Voglio che pianga nelle mie mani. Vorrei piangere anche io, ma non so se so farlo. Tu piangi pure nelle mie mani. Poi ti prendo con le mani vicino alle orecchie. Perché le tue orecchie sono petali di calle. E ti bacio. Ti bacio fortissimo perché non riesco a tenermi. E sento quanto sei fragile. E sento quanto sei forte. Questo è il mio ideale adesso.

Venere in Pesci
Occorre sottolineare il lato masochistico di questa posizione planetaria, trattandosi di una Venere molto propensa a vivere l’amore con una certa dose di sofferenza. Difatti la sensibilità del segno conferisce a Venere delle tinte spesso drammatiche, dalle sfumature scure, in quanto la realizzazione affettiva risulta condizionata da scelte difficili di compagni complicati. Vero o falso?

Vero. Credo che chiunque sia alla ricerca di qualcosa di più possiede un’innata tendenza a vivere con una certa dose di sofferenza. È banale da dire, ma i momenti di sofferenza rimangono più impressi. Colpiscono forte e fanno crescere, come il vento. In amore, come in tutto quello che esiste attorno, mi piace incontrare la sofferenza. Però ho imparato ad accoglierla a braccia aperte, aspettandomi un abbraccio e ricevendo uno schiaffo. Non mi piace mostrare la mia sofferenza. Sono sensibile, molto, sì. Però sono anche orgoglioso, molto, sì. Quando soffro lo so io. Quando soffro vesto maschere di Venezia. Se soffro lo puoi leggere tra le righe.

Marte in Toro
Spesso è evidente una tendenza al sovrappeso, alla testardaggine e ad una incontrollabile gelosia, magari mascherata da un’apparente calma esteriore. Vero o falso?

Molto vero. Molto. Tutto vero. Sovrappeso mentale piuttosto che fisico (anche se, non fosse per il mio metabolismo, le carbonare che sbrano si farebbero sentire). Mentale inteso come sovraccarico di idee, progetti, che mi riempiono la testa e in qualche momento prendono il sopravvento sulle leggi del possibile. Devo imparare a gestire meglio. Di conseguenza la testardaggine è d’obbligo. Anche perché i miei progetti tendono ad andare contro a tutti e tutto. L’unica che mi sa far cambiare idea è Sofi. Perché ha capito come prendermi. Di petto. Io che voglio camminare da solo, ma poi me la prendo se gli altri si allontanano. Geloso lo sono stato fin da piccolo, quando davo i pizzicotti alle allieve di pianoforte di mia mamma. Ve l’ho detto, vesto maschere di Venezia molto bene. So sembrare calmo. Ma se sei attento me lo leggi dentro.

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“It’s magic” di Mc Matt feat. Marica Rotondo

Dal 18 giugno è disponibile in rotazione radiofonica “IT’S MAGIC”, nuovo brano di MC MATT che vede il featuring di MARICA ROTONDO. Il singolo è stato pubblicato su tutte le piattaforme di streaming il 12 giugno.

Viviamo in un mondo meraviglioso, una realtà in cui tutto ciò che desideriamo si può avverare magicamente. Il segreto per far accadere le cose è realizzarle prima dentro di noi, in coerenza con ciò che siamo veramente: questo è il messaggio principale e il cuore pulsante di “IT’S MAGIC”, nuovo brano di MC MATT in collaborazione con MARICA ROTONDO. Un singolo caratterizzato da sonorità  tipicamente associate all’estate, la stagione che più tra tutte regala emozioni che poi si trasformano in ricordi senza tempo.

«“It’s Magic” è il frutto di un percorso personale di riscoperta e consapevolezza – spiega MC Matt a proposito del nuovo brano – Una serie di coincidenze e segnali mi hanno guidato durante la composizione e l’arrangiamento del brano, la scelta della performer con cui collaborare, la scelta della location del video musicale. Tutto si è incastrato perfettamente lasciandomi la sensazione di vivere, non a caso, una magia».

Il videoclip ufficiale di “It’s Magic”, diretto dallo stesso MC Matt, vede protagonisti lui e Marica Rotondo mentre sembrano cercarsi tra i meandri di suggestive location estive. La canzone prosegue, la sequenza di immagini cambia alternando cornici e colori fino ad arrivare all’incontro tra i due che si ritrovano, nella suggestiva cornice del faro di Murro di Porco (Siracusa) con le luci del tramonto del Sud.

Biografia
MC Matt è un DJ, produttore, musicista, compositore e cantautore, attivo da anni in vari progetti musicali che spaziano dalla dance/house agli ambienti pop e rock. La sua grande attrazione per la musica, insieme al suo notevole talento, lo ha avvicinato allo spettacolo sia come dj che come polistrumentista fin da giovanissimo. MC Matt è molto preciso e professionale, ma anche pieno di creatività e sempre alla ricerca delle ultime tendenze musicali. È attivo anche all’estero come performer e all’interno di progetti e collaborazioni internazionali. Attualmente è impegnato nella produzione di vari dischi, che spaziano dalla musica pop e rock a brani house/dance con artisti italiani e internazionali. I suoi singoli “We are Europe” (2013), Il Mondo Splendido (Please Garcons! 2013), “#DorianGray” (2015), “Lady D” (2015) e “Summer Love” (2019) sono in onda sui principali canali radio/tv/web. MC Matt si esibisce come dj in tutta Italia così come all’estero in alcuni tra i più rinomati locali ed eventi. Ha una lunga esperienza in ambienti di musica dal vivo, dove continua ad eseguire i suoi numerosi dischi pop e rock (Libidomeccanica – Please Garçons!) e, come polistrumentista, con l’artista SENHIT nei suoi tour invernali ed estivi 2016/17 in tutto Italia ed Europa. MC Matt compone anche colonne sonore per film, produzioni televisive, spot pubblicitari e prodotti audiovisivi in generale. Il suo nuovo brano, “It’s Magic” (feat. Marica Rotondo), è disponibile in digitale dal 12 giugno e in radio dal 18 giugno 2021.

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Comunicato stampa

“Cuba Libre” è il nuovo singolo di Vincenzo Greco

Dal 18 giugno è disponibile in rotazione radiofonica “CUBA-LIBRE”, brano estratto dal nuovo album di VINCENZO GRECO dal titolo “TRA SOGNO E REALTÀ”. Il disco sarà pubblicato su tutte le piattaforme di streaming lo stesso giorno. Riprendere lo stile folkloristico della salsa cubana e riproporlo in chiave rock: il risultato di questo processo creativo è “CUBA-LIBRE”, brano di VINCENZO GRECO dal sound estivo che vuole essere un inno di libertà e di speranza per Cuba. Il pezzo è estratto dal nuovo progetto discografico full lenght di Vincenzo Greco, “Tra sogno e realtà”.

«“Cuba – Libre” è stata scritta durante un viaggio a Cuba – spiega l’artista a proposito del nuovo brano – Da questa esperienza ho potuto apprezzare la forza e la voglia di vivere di questa straordinaria popolazione e la loro diversa visione del mondo che per molti versi mi è apparsa nettamente migliore della nostra. Le loro grandi mancanze, sia economiche che politiche, sono bilanciate dalla loro forza e vitalità».

.Biografia
Vincenzo Greco presenta “Tra Sogno e Realtà”: percorso musicale a tappe nell’anima del cantautore milanese, tra illusioni e vita vissuta, aspirazioni e quotidianità, in una continua altalena di emozioni e scelte da compiere per non soccombere agli eventi. Lo sguardo rivolto al futuro e la dimensione onirica che stempera nell’esperienza di ogni giorno. Con alle spalle un album edito dai Nomadi (“Piccolo Re”) e numerosi concerti in giro per l’Italia, Vincenzo Greco esce col suo secondo disco per raccontarci la sua percezione del mondo e farcela apprezzare nel modo più eterogeneo possibile, attraverso un caleidoscopio di suoni che abbraccia l’energia del rock, la vitalità del funky e del ritmo salsa, il gusto del jazz e l’orecchiabilità della pop music. Impossibile non tenere il tempo!
 

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Internazionale

Kolè mi ha portato in giro sui tetti di Roma

Dopo l’esordio con “Your Mouth”, e il successivo singolo “Red Fruits” torna l’atipica cantautrice romana classe 1993 che si lascia influenzare da Radiohead e Portishead, Moltheni e Afterhours, ma anche da Quantic Soul Orchestra e Fela Kuti. Un mix unico che ci porta nel territorio inesplorato all’interno di un esperimento sussurrato ed elegantissimo tra trip hop, funk e nu soul. “Kolé” è il suo disco di debutto. 

Abbiamo fatto un giro per Roma, città dove abita, con lei e le foto di Simone Pezzolati.

Che rapporto hai con la città di Roma?

Sono molto legata a Roma, è la mia città. Amo le sue contraddizioni nonostante spesso mi lascino perplessa. È una città bellissima ma, così pare, impossibile da amministrare con puntualità.

Se fossimo nuovi in città, dove ci porteresti?

Sicuramente sul lungo Tevere, dà la misura del carattere della città molto più che il Colosseo secondo me, poi al cimitero acattolico di piramide per i monumenti, le statue e il verde, poi a villa Sciarra, al gazometro nel quartiere ostiense e infine al parco degli acquedotti.

Quali sono i luoghi che più credi abbiano a che fare con il tuo disco?

Per All the things penso ad un viaggio che feci in Polonia, nonostante il testo non sia direttamente ispirato a quello nel mio immaginario questa canzone appartiene a quel posto e alle sensazioni che mi ha lasciato. Red Fruits appartiene al quartiere Capannelle a una gita al lago di Albano e a racconti riguardo una Sicilia per me lontana ma in quel momento vicina. Pink leaves non saprei, alla mia vecchia casa e ai pomeriggi di studio intensivo, a un certo tipo di concentrazione. Your mouth al mare, quello vicino tovajanica, a delle passegiate fatte verso sera nei quartieri limitrofi.

Ci sarà presto un seguito del tuo EP di debutto?

Sì, è previsto un album.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali in Italia?

Ce ne sono molti più o meno distanti dal mio mondo. Non tutti questi ascolti hanno influenzato direttamente le mie produzioni. Sicuramente ho ascoltato fino a morire i Verdena, lo stesso ho fatto con gli Afterhours, Moltheni e Cristina Donà. Poi il teatro degli orrori e molto altro.