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Clairedemilune

Chiara Sella ha quella delicatezza che riesce a stregarti ancora prima di iniziare a proferir parola. Con estrema dolcezza si è palesata ai fruitori musicali, in questo immenso e dispersivo calderone di brani che quasi fa implodere i nostri dispositivi. Una musicista che, grazie all’illuminante incontro con Matteo Gabbianelli aka Kutso , inizia a rendere concrete quelle parole ancora rinchiuse nei polpastrelli.

Il suo secondo singolo si intitola “Finchè non finirà” e nasce quasi in maniera automatica, sospinto dalla quarantena forzata che tre quarti del pianeta ha dovuto vivere. Con la produzione affidata a Matteo Gabbianelli presso la Kutso Noise Home per Aloha Dischi distribuito da Artist First , abbiamo la possibilità di scoprire tutte le peculiarità di una giovane artista, appena sbocciata, che come un fiume in piena, ci inebria della sua bellezza e dalla sua genuinità. Ma lasciamo a Chiara lo spazio per parlarci del suo progetto, gli abbiamo chiesto di svelarci qualche gossip!

Video Intervista Clairedemilune

A cura di
Daniele Bomboi

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Forse dovremmo parlare…

In occasione dell’ultimo singolo di Manuel Finotti, uscito il 29 Maggio 2020 per Universal Music Italia, “Forse Dovremmo Parlare“, Francesco Pastore ha fatto qualche domanda al giovane cantautore di Roma che sembra possedere, nascosta nella penna, una poetica d’altri tempi, che trasuda veridicità, qualità più che mai rara negli ultimi tempi.

E’ al suo secondo singolo di un anno molto prolifico che, oltre al sodalizio con Giordana Angi, la quale ha conquistato due dischi d’oro anche grazie alla collaborazione di Manuel, lo ha visto partecipare al Festival di Sanremo con il brano “Come mia madre“.

Ciao Manuel! Il tuo nuovo singolo è un inno alla forza delle parole. Siamo una generazione che ha paura di parlarsi e di raccontare i propri sentimenti in maniera sincera? 

È proprio questo il problema, ci sentiamo perennemente difesi da una “tastiera” al punto che perdiamo il contatto con le cose reali e che realmente possono cambiarci la vita. Il brano racconta esattamente questa sensazione che nella maggior parte dei casi non ci aiuta ad essere sinceri per paura di sbagliare.

Un amore, un volto capace di monopolizzare ogni nostro discorso. È una canzone autobiografica? Non ti spaventa mostrarti così vulnerabile? 

Assolutamente sì, la canzone racconta la mia storia e credo che raccontarsi nelle canzoni sia l’unico modo per un cantautore di difendere le proprie emozioni. 

Il potere delle parole è stato fondamentale anche alla luce del recente lockdown. Cosa hanno significato per te questi mesi?

Sono stati dei mesi di importante riflessione sulle cose realmente essenziali della vita, ci hanno obbligato a restare a casa è come se avessimo tutti noi fatto i conti con la nostra vita, nel bene e nel male. 

Imparare dai bambini, dal loro modo innocente di raccontare, senza sovrastrutture. Che bambino sei stato?

Un bambino completamente fuori di testa per fortuna poi la scuola e le amicizie con il tempo mi hanno aiutato a migliorare cercando di sistemare questo bug.

Dovesse essere la colonna sonora di un film, dove ti piacerebbe fosse inserita?

In una scena dove i protagonisti non riescono a dirsi la verità per paura delle conseguenze, intanto fuori dalla finestra c’è un temporale importante che rende il tutto più malinconico.

Il rapporto con il live. Le tue linee narrative sembrano perfette per serate intime con un pubblico capace di emozionarsi. Quali sono i tuoi progetti a riguardo?

Mi piacerebbe moltissimo portare dal vivo questo format che hai descritto, è esattamente quello che spero di creare un giorno quando sarà possibile di nuovo tornare alla normalità. 

È in programma l’uscita di un EP, di un lavoro più organico?

Stiamo lavorando moltissimo sui singoli per creare una strada precisa con la speranza di radunarli in un disco in un futuro prossimo.

Consigliaci un disco ed un libro. 

D’io di Dargen D’amico e 1984 di Orwell

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Come fanno le onde?

Così un giorno, il tempo ci spiegherà che non esiste addio per due persone che amano come noi

Scrollarsi di dosso certi rapporti, in alcuni casi, sembra davvero impossibile. “Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano” diceva un saggio tempo fa. Non necessariamente ritornano ma quello che non è chiaro, è il percorso che la scia dei sentimenti effettua, quando da un determinato cuore ne raggiunge un altro, anche se lontanissimo.

E’ così che le giornate sono parzialmente influenzate da spezzoni, più o meno vividi, di momenti che, comunque sia andata, non ti scorderai mai. Quei frangenti che hanno caratterizzato e caratterizzano il tuo essere per forza di cose. Perché è di materia cruda, pulsante e viva che siamo fatti. Durevoli, il più delle volte, ma tanto cagionevoli.

Dal 3 Luglio 2020 è disponibile su tutti i Digital Stores “Come fanno le onde” di Svegliaginevra distribuito da Artist First per La Clinica Dischi . Onestamente un fulmine a ciel sereno il suo ingresso nell’etichetta ligure poichè, in pochi mesi, si è conquistata la stima di tantissimi ascoltatori e anche degli addetti ai lavori. Io ci credo ancora quando dico che la semplicità nella musica funziona. Non è necessario costruirsi chissà quale costume, scendendo a compromessi con la propria anima.

Per carità, non posso mettere in discussione il fatto che, crearsi un personaggio, storicamente, abbia fatto guadagnare molti, ma che dire : degustibus. Mi piace la sua immagine reale, una brava ragazza, la coinquilina sempre gentile ed educata che non ti chiude mai la porta in faccia se hai bisogno di sfogarti, dandoti udienza anche in piena notte per quattro chiacchiere.

Con il passare del tempo emerge il contrasto nascosto, sempre meno, tra una Ginevra dai lineamenti cosi delicati e una grazia notevole nel parlare e nelle movenze e che, allo stesso tempo, dimostra di avere dentro una sorta di piccolo omino dispettoso, con un bel caratterino senza peli sulla lingua

Con il suo progetto artistico @svegliaginevra è alla terza pubblicazione. Il ritmo del brano è aumentato, forse per colpire i nostri cuori con una freccia fatta di caramelle 🍬 ( non sempre dolci ), e farci passare un estate meno in pensiero per virus insistenti. 

È molto importante riuscire a mantenere un livello alto quando si è appena iniziato un percorso musicale. Sembrerò ripetitivo ma Ginevra è in grado anche di farmi muovere il bacino, tutto il resto diventa superfluo.

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Hygge – Rimini

Dal 19 Giugno è tornato a far parlare di se, segnando in rovesciata.

Francesco Pastore ha incontrato per noi, il fuoriclasse ’99 per alcune domande sul nuovo singolo “Rimini” fuori per @grifodischi prodotto da @itristi

Antonio, un giovanissimo artista di Potenza che si fa chiamare Hygge, sembra avere un’ossessione per la scrittura, contribuendo anche in produzioni altrui, oltre a realizzare dei brani freschi ed irriverenti, con uno spunto nostalgico che non fa mai male.

Il tuo nome d’arte significa “divertimento” in danese. In realtà è una sorta ti visione del mondo per il popolo scandinavo che tende alla felicità. E’ così anche per te? E’ la musica a renderti felice?

La musica mi rende molto felice. E’ una passione molto forte. Hygge è un nome che mi rappresenta e, per quanto volessi un nome magari più facile da memorizzare quando è iniziato il progetto, non sono riuscito a farne a meno.

Da Potenza a Bologna. Un bel cambiamento. In cosa ti senti potentino e in cosa ti senti bolognese?

Io mi sento in tutto e per tutto potentino, alla fine bologna mi sta dando una visione più a 360° del mondo che mi circonda. Ovviamente mi dà la maturità del vivere da solo ma dentro di me la provincia non va via: mi caratterizza e non si cancella anche se decidi di metterla da parte. Mi rende felice sapere che nel mio cuore si conserva sempre un piccolo pezzo della mia città.

Rimini, il tuo nuovo singolo, parla di una storia d’amore agrodolce tra le spiagge dell’Adriatico. È un binomio sempre vincente? Quale è la canzone d’amore estiva per eccellenza per te?

Volevo fare un pezzo su Jerry Calà e Mara Venier inizialmente, poi ho virato verso qualcosa di più generale. Mi piace il risultato perchè è una traccia spensierata e soprattutto perché ci sono le chitarre che la moda sta tanto escludendo ultimamente. La mia canzone estiva è Luglio di Riccardo Del Turco.

Perdersi per poi ritrovarsi nelle lunghe notti estive. È un po’ una metafora di storie d’amore a basso prezzo. Tutti latin lovers, tutte femme fatale. Ma è davvero così?

Io una storia estiva non l’ho mai vissuta, volevo utilizzare la metafora dei preservativi per identificare gli amori abbandonati: quella parte del pezzo la trovo molto simpatica.

Il calcio come metafora di una storia d’amore. Nasci portiere o attaccante? Li calci i rigori?

Nasco portiere ma se serve i rigori li calcio con il cucchiaio.

Potessi scegliere un film su cui incollare Rimini come colonna sonora, quale sarebbe?

Rimini Rimini, senza pensarci neanche!

Cosa ti aspetti da questa estate post-Covid per i lavoratori della musica? Cosa proponi?

Spero di ricominciare gradualmente a suonare: non so i meccanismi che si nascondono dietro i grandi eventi e nel mio piccolo la macchina organizzativa è poco complessa e cerchiamo di cavarcela. Vedremo come andrà, era già difficile prima suonare senza booking e lo è ora: purtroppo funziona così.Consigliaci un disco e un libro.

Consigliaci un disco e un libro.

Come disco consiglio “Un sabato italiano” di Sergio Caputo. Il libro è “Oceano Mare” di A. Baricco.