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Il lockdown secondo Ama Il Lupo

Esce venerdì 16 aprile 2021 per l’etichetta Visory Indie (e in distribuzione Believe Digital) Appunti di vista, nuovo EP di Ama Il Lupo. Un nuovo capitolo definitivo per chi si sente un lupo, un animale da branco che, per una serie di eventi più o meno sfortunati, può diventare solitario. Ecco il capitolo definitivo del progetto solista di Amedeo Mattei.

Per l’occasione, gli abbiamo chiesto com’è andato il suo lockdown.

Come stai passando questo strano periodo, qual è la tua routine?
Sto cercando di focalizzarmi su quello che sarà il prossimo periodo, che di quest’ultimo ne abbiamo abbastanza. Da sempre mi proietto istintivamente avanti nel tempo e provo ad immaginare cosa potrei vivere di nuovo, realizzare. Ho stretto la cinghia e progettato i prossimi anni lavorati. Poi ci vuole un pó di ‘suerte’ sempre.

L’arrivo della pandemia ti ha sconvolto qualche piano? Quale?
Ne ha scolvonti più di uno. Sul piano lavorativo, personale, sentimentale. Ma quello che ha più colpito la mia serenità è stato il non poter suonare Live con un pubblico vero davanti. Aver perso un annetto di concerti ha inciso parecchio sui miei piani discografici. Ora bisogna recuperare.

Te la ricordi la primissima quarantena? Come la passasti?
Non so perché ma io vivo spesso in controtendenza. E in quel primo periodo mi sono ritrovato, per motivi lavorativi, a non avere tantissimo tempo. In più ho esordito proprio in quelle settimane come “ama il lupo” con il mio primo singolo SPACEBOY. Insomma, è stata una quarantena atipica.

Di cosa parla il tuo ultimo singolo? L’hai scritto nell’ultimo anno?
L’ultimo pezzo pubblicato è MEGLIO che assieme a MILITE hanno chiuso il primo EP da Lupo. Tutti pezzi scritti nel tempo, ma arrangiati e prodotti nell’ultimo anno. Meglio è una canzone che parla di quando capisci che, tutto sommato, sgolarsi, sbraitare, impazzire e/o urlare non serve a granché. Forse è meglio lasciarti andare.

Cosa ti manca più di qualsiasi cosa?
Dei Live ho già parlato, di quanto siano per me vitali se penso all’agenda di un cantante. Però ci aggiungo giocare a calcio, perché adoro farlo, e mi manca un casino.

Ti ricordi ancora l’ultima serata che hai fatto post 22.00?
Si, mi ricordo di una bella serata romana. Non vedo l’ora di tornarci.

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Ama il lupo, l’intervista

Frigo è il nuovo brano di ama il lupo pubblicato il 18 settembre da Le Siepi Dischi e distribuito da Artist First in digitale su tutte le piattaforme di streaming. Prodotto da Marco Cucciniello, mix e master di Francesco Priolo, “Frigo” è il secondo singolo dell’artista campano dopo il brano che ha segnato l’inizio di un nuovo percorso artistico, “Spaceboy“, uscito a giugno. “Frigo” è la descrizione emblematica dell’altalena che l’amore ci regala: un susseguirsi di su e giù, di fiati sospesi e cadute nel vuoto. Si tratta di un brano che raffredda il respiro mettendoci, come l’occhio della regista Silvia Armi, sul ripiano di un frigorifero, all’ombra di un congelatore, in attesa di essere scelti, forse, ancora una volta. Il ritmo da ballata, il sound schietto e la voce calda e malinconica si specchiano bene nel testo scritto di getto, alla luce fioca di un camino. Per l’occasione, abbiamo deciso di fare due chiacchiere con il diretto interessato; di seguito, dunque, la nostra chiacchierata con ama il lupo.

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Domanda a brucia pelo, come stai dopo l’uscita di “Frigo”?

Mi sento bene, perché aggiungere un  brano alla propria discografia è una cosa che mi fa stare bene. 

La frase che più mi è rimasta impressa è “m’hai messo in frigo manco fossi una Moretti”, a tal proposito, qual è la tua birra preferita?

Sulle birre vado un po’ a seconda della stagione. Però la birretta classica in bottiglia da 33, fresca, a volte è imbattibile.

Domanda seria adesso: ti sei mai sentito messo da parte in una relazione d’amore o d’amicizia, e se sì come hai reagito?

Ho provato più di una volta questa sensazione. La reazione è proprio il focus giusto, e il bello è che non si reagisce sempre allo stesso modo. Dipende da troppi fattori. Ma il primo step è sicuramente la consapevolezza di ciò che sta succedendo.

“Spaceboy” invece sembra quasi un inno generazionale, nel video c’è tuo figlio, ti va di raccontarci come è nata questa canzone?

Forse è vero, “Spaceboy” parte dai ricordi dei miei primi pensieri da bambino che diventa ragazzino. Osservare mio figlio in questi anni mi ha fatto ricordare la bellezza di perdersi nel tempo che avevamo io e i miei amici nella nostra vita da paesino circondato da vigneti. Che forse non c’è più.

Che rapporto hai tu con la tua generazione e cosa pensi del modo in cui i social network hanno cambiato la comunicazione musicale?

Qui non basterebbero ore di confronto. Provo a riassumere. I social sono un’opportunità incredibile di generare relazioni. Ma l’idea di incanalare tutta la comunicazione musicale attraverso il web inizio a pensare sia alla lunga stucchevole. La musica si fa sui palchi.

Hai ancora un sogno nel cassetto da realizzare? 

Sono un produttore seriale di sogni. Ne ho sempre uno pronto da realizzare.