Categorie
Indie Pop

Dammi tre parole #2 – Dicembre

Parole, parole, parole: parole che rimbalzano contro i finestrini di macchine lanciate a tutta velocità verso il fraintendimento, mentre accanto a noi sfilano cortei di significati e di interpretazioni che si azzuffano per farsi strada nella Storia, provando a lasciare un segno. Parole giuste, parole sbagliate; parole che diventano mattoni per costruire case, ma anche per tirare su muri; parole che sono bombe, pronte a fare la guerra o a ritornare al mittente dopo essere state lanciate con troppa superficialità: parole intelligenti, parole che sembrano tali solo a chi le pronuncia, mentre chi le ascolta cerca le parole giuste per risanare lo squarcio. Parole che demoliscono, parole che riparano. Spesso, parole che sembrano altre parole, che pesano una tonnellata per alcuni mentre per altri diventano palloncini a cui aggrapparsi per scomparire da qui. Parole che sono briciole seminate lungo il percorso da bocche sempre pronte a parlare, ma poche volte capaci di mordersi la lingua: se provi a raccoglierle, come un Pollicino curioso, forse potresti addirittura risalire all’origine della Voce, e scoprire che tutto è suono, e che le parole altro non sono che corpi risonanti nell’oscurità del senso.

Parola, voce, musica: matrioske che si appartengono, e che restituiscono corpo a ciò che sembra essere solo suono.

Ogni mese, tre parole diverse per dare voce e corpo alla scena che conta, raccogliendo le migliori uscite del mese in una tavola rotonda ad alto quoziente di qualità: flussi di coscienza che diventano occasioni di scoperta, e strumenti utili a restituire un senso a corpi lessicali che, oggi più che mai, paiono scatole vuote

SVEGLIAGINEVRA

Tutto quello che ti viene in mente se ti dico “Sanremo, Canzone, Pop”.

SANREMO

Musica e fiori. Se penso a Sanremo, penso principalmente a queste due parole.

Ogni anno, da anni e anni, la tradizione vuole che milioni e milioni di italiani siano lì, davanti alla tv, a guardare il festival più importante della musica italiana. E se è vero che la musica sia lo specchio della società in cui viviamo, Sanremo è sicuramente tra le la vetrine più grandi a cui un artista italiano può aspirare per essere riconosciuto come tale. Dev’essere proprio bello salire su quel palco.

CANZONE

La prima canzone che mi viene in mente in questo momento è “Senza Fine” di Gino Paoli. L’ho sentita prima in radio, mentre tornavo a casa. Una canzone può essere tante cose, può avere diversi significati per chi la scrive e per chi l’ascolta. Può aiutare per capire quello che ancora non abbiamo capito, confermare quello che sappiamo già, insegnare, far innamorare, far piangere e ridere e infinite altre cose. Questa è la musica e questo è il motivo per cui ho scelto di far sì che scrivere canzoni diventi il mio mestiere. 

POP

Pop dalla parola popolare, per tutti.  Erano artisti pop persino Mozart e Strauss, lo sono stati Armstrong e Ellington, Crosby e Sinatra e persino se non soprattutto Elvis quando trasformò il rock & roll nel nuovo pop dei suoi anni e i Beatles che, unificando musica e moda, influenzarono per sempre il concetto di musica divenendo la più grande band pop di tutti i tempi. Potrei fare altri mille nomi per dimostrare che più che un genere è un movimento sociale e culturale, associato di anno in anno alle mode e alle rivoluzioni. Evoluto e sviluppato negli anni in più sottogeneri, dal blues o dal jazz, è stata la musica contemporanea e moderna di ogni epoca, un segno generazionale distintivo. Chiudo il monologo (il mio prof all’università di storia della musica sarebbe super fiero di me) con un esempio che riguarda i giorni nostri. L’indie è il pop di oggi, la nostra musica popolare. Non pensate al genere musicale ma focalizzatevi sul linguaggio. Vent’anni fa, i gli adolescenti parlavano come nelle canzoni di Raf e Luca Carboni, oggi parlano come fanno Calcutta e Mahmood nelle loro. Per questo la canzone è lo specchio della società, lo vediamo dalle parole usate, dalle frasi, dalle citazioni, dalle tematiche importanti tirate in causa, dai bisogni emotivi ed esistenziali per le nostre generazioni che oggi sono diverse da quelle della generazione di mia madre per esempio. Evviva il Pop, sempre.

IBISCO

Tutto quello che ti viene in mente se ti dico “Sanremo, Canzone, Pop”.

(il festival di) Sanremo è il tempio della musica pop italiana (?) 

Rompiamo gli indugi evitando di giocare a nascondino dentro piazze desolate: l’obiettivo di questo esercizio non sarà certo farmi parlare dell’urbanistica dell’estrema Liguria o della serialità di Andy Warhol

Il punto di vista che maggiormente suscita il mio interesse in relazione a queste tre parole cerca di osservare quanto sia legittimo considerarle facenti parte di uno stesso discorso autoreferenziale. Dovrò necessariamente essere imparziale nel giudizio onde evitare di cadere in tediosi disappunti tanto retorici quanto potenziali cause di futuri incoerenti (perché nella vita mai dire mai). Sebbene il mio trascorso come ascoltatore di musica (italiana in questo caso) abbia mire ben lontane dai canoni che inevitabilmente un contenuto generalista come “il festival di” applichi alla sua selezione editoriale (senza offesa, è un dato di fatto) non posso fare altro che domandarmi per quale motivo io mi ritrovi ogni anno a guardarlo e, per di più, mi ritrovi ad assistere, all’interno del contesto in esame, all’esibizione di artisti che, forse per un mio vizio di forma, mai avrei accostato a Sanremo. Forse sono proprio tra coloro incapaci evitare la trappola della “logica delle quote”. Il pubblico indie (quello vero) certamente seguirà la kermesse se in “gara” ci saranno i Baustelle (in effetti mai vi hanno preso parte). Bando all’ironia, è la musica italiana che per legittimarsi quale popolare deve necessariamente passare dal certificato di partecipazione a Sanremo o la musica popolare (e quindi anche indie? Ma in che senso?) lo è a prescindere dai palinsesti dentro cui compete? Ha senso settare la musica sui linguaggi della competizione? Se sì, chi deve deciderne le sorti? Il referendum aka televoto o una giuria di sedicenti esperti che “w la musica elettronica perché ha un sound moderno”? Ma quindi chi ha vinto? Forse non so rispondere. In tutto questo mi chiedo perché ogni anno io guardi il trecentosettantottesimo festival della canzone italiana. Le opzioni di risposta tra cui scegliere sono: a) perché sono curioso; b) perché voglio “controllare” e sono masochisticamente invidioso; c) perché lo guardano tutti; d) “ah ma io non l’ho guardato, lo stava guardando mia madre ed ero lì anche io.” Fatemi sapere nei commenti del link in bio. 

(“Tutto quello che ti viene in mente” dovrà necessariamente perdonare i formati anarchici.) 

Allora diciamo che se sei “indie”, ma non hai un tatuaggio dei Joy Division sul costato, se ogni tanto di nascosto a mezzanotte di un qualsiasi venerdì dai una sbirciata alla “New music Friday”, ma in macchina ascolti il “This is Echo & The Bunnymen” eh… e partecipi a conversazioni dove si dice “che genere fai/fanno?”, ma in centro a Bologna e con l’indulgenza plenaria che causa bere birra in piazza San Francesco, allora forse, come me (forse), “pensavi di”, ma non ci stai capendo un cazzo di Sanremo, musica italiana, Pop. 

STEFANELLI

Tutto quello che ti viene in mente se ti dico “Sanremo, Canzone, Pop”.

Leggo queste parole e mi viene in mente tutta la mia giovinezza. Mi ricordo tutti i rituali collegati ad esse. Le serate di Sanremo con il volume basso del televisore e la Gialappa’s band in radio a tutto volume. Penso anche all’anno scorso. Ero in studio con i Blindur e lavoravamo a nuove idee. Durante quei giorni ovviamente non potevamo che fare il tifo per l’unico e solo concorrente in grado di arrivare in finale con un videoclip delle prove generali. Sono tempi difficili e i nuovi eroi hanno nuovi volti. IRAMA è stato il nostro eroe capace di travolgere un sistema complesso con un cavillo ancora più insensato e ha riempito i nostri cuori di gioia.

Penso che la canzone pop sia sicuramente un ottimo ingrediente per unire le persone. Il rituale che ne consegue – tutti uniti attorno al fuoco – è la missione. 

Spero di poter partecipare al gran festival perché sarebbe bellissimo e solo l’idea mi elettrizza. 

I Phoenix hanno fatto un disco intero ambientato in Italia. Mi piace tutto “anche il mio lato brutto”. Ciao vi amo. 

CASPIO

Tutto quello che ti viene in mente se ti dico “Sanremo, Canzone, Pop”.

Se penso a Sanremo mi vengono in mente fiumi di parole. E mi viene in mente Fiumi di parole perché, alla fine, forse era ancora meglio quel Sanremo lì. Quello che odorava di naftalina, polvere e stantio anche attraverso lo schermo. Quello che non guardavamo. Nonostante avessi accolto con un certo entusiasmo le scelte felici (furbe) degli ultimi anni che l’hanno reso fruibile anche alle nuove generazioni, a tratti persino interessante, era meglio quel Sanremo lì. Perché quel Sanremo lì lasciava la musica indie in disparte, di nicchia, lontana. La lasciava essere ancora quello che dovrebbe essere oggi: distante dai numeri, dai palazzetti, dai feat con quelli tanto più famosi che ora vogliono te, indipendente, perché fa figo. Quel Sanremo lì lasciava l’indie essere ancora musica fuori dagli schemi del grande mercato. Quella musica che si fa per il più puro, semplice, dimenticato gusto di farla.

FRAMBO

Tutto quello che ti viene in mente se ti dico “Sanremo, Canzone, Pop”.

Non riesco a non pensare ai violini, e successivamente penso a casa dei nonni. La musica in casa mia c’è sempre stata, e Sanremo è un evento che in qualche modo riunisce tutti. Il dubbio che mi viene è: il pensiero dei nonni è solo un amarcord o si lega con il sapore del Festival? Effettivamente soltanto negli ultimissimi anni la kermesse si sta modernizzando con artisti freschi, giovani, alcuni anche della scena in cui mi trovo io. L’aria fresca fa sempre bene, e questo abbracciare la nuova leva della musica italiana mi fa proprio felice. C’è da dire che Sanremo si guarda non per trovare musica super ricercata, ma per ritrovarsi il Pop a cui siamo abituati da qualche annetto a questa parte. Ecco, secondo me c’è stato un bel cambio di genere: il festival è passato dall’italianissima canzone cantautorale italiana alla hit pop. Non che sia un male, anzi.

LEO CALEO

Tutto quello che ti viene in mente se ti dico “Sanremo, Canzone, Pop”.

Per quanto non sia troppo lontano dall’essere vetrina, con lo scopo di esporre le migliori scelte dell’anno scolastico,  Sanremo è un po’ come un Natale in famiglia, intrinseco di incomprensioni, disapprovazione, bellezza, novità e nonni che si ostinano a ripetere le stesse cose in un grande tavolo musicale. Credo che vada di pari passo con quella che definiamo “canzone pop” in Italia, dalle sviolinate retrò piene di leggera nostalgia o lo stesso “indie”, che ormai è talmente popolare da non esserlo quasi più. Io che vivo di nomadismo, di linguaggio musicale che forse è sempre in moto verso onde sonore internazionali,  non sono il più adatto a interpretare o analizzare il panorama della canzone italiana o lo stesso Sanremo, ma andando avanti con gli anni maturo sempre più l’idea che il Festival non sia solo un punto fermo in cui si diventa automaticamente dei critici musicali o completamente dei finti disinteressati, ma semplicemente un momento di comunità in cui possiamo renderci società su un ambito che non avrebbe senso di esistere, se non fosse sempre confrontato e messo in discussione. Tendo a non essere mai specifico, lo ritengo limitante sotto certi punti di vista perché nella nostra “forma canzone”  si trovano sempre aspetti positivi, negativi e soprattutto soggettivi e credo che il migliore modo di fare musica, che sia Italiana, pop, anti-pop o d’avanguardia, sia proprio farlo nel modo in cui ci sentiamo veri nel farlo, senza preoccuparsi in che mare di musica liquida, questa zattera, andrà a naufragare. La musica è un linguaggio e come tale serve per trasmettere  un messaggio e ognuno ha il proprio, forse basterebbe imparare di nuovo ad essere liberi di tirare fuori la propria essenza senza farsi “influencerare” dall’estetica del freddo mercato.

SESTO

Tutto quello che ti viene in mente se ti dico “Sanremo, Canzone, Pop”.

Sanremo, il concorso canoro, la gara tra canzoni, il momento giusto per farsi notare a tutti i costi. Lui è piaciuto più di lei o viceversa. Ammetto che non ci trovo nulla di reale in un concorso, la musica è emozione ma anche una cosa molto personale e soggettiva. 

Sanremo è un programma televisivo, non musicale, ed andrebbe preso per tale. Come faccio a dire questo è più bello di questʼaltro?
Sanremo lo vedo si come un opportunità per farsi vedere dal grande pubblico, ma quale grande pubblico segue Sanremo

Lo fa per amore della musica? Si trova davanti allo schermo perché su Netflix quella sera non cʼè niente di interessante? Come vedi ho solo altre domande e nessuna risposta valida. 

Amo la canzone Italiana nelle sue molteplici forme, amo il detto / non detto che ti lascia in bocca la nostra lingua in un testo a più strati.
Alle volte il metatesto è più importante del testo, se hai davanti un ascoltatore pronto ad andare oltre. 

Adoro le canzoni che non dicono niente ma lo dicono con grande maestria, con due o tre bei termini messi al punto giusto.
Adoro le canzoni didascaliche che provano a spiegarti tutto ma poi ti trovi ad avere altre domande alle quali non riesci a dare risposta. 

Il Pop nella mia vita non lʼho scelto, mi è stato tramandato dagli ascolti in casa dei miei , sempre attenti alle nuove uscite ma fedeli ai loro beniamini. Ho ascoltato moltissima musica di tutti i generi più o meno ( dal più duro al più classico), ma non ho mai abbandonato totalmente la canzone popolare, quella che è fatta semplice ma semplice non è, la musica per la gente comune. 

TERACOMERA

Tutto quello che ti viene in mente se ti dico “Sanremo, Canzone, Pop”.

Sanremo rievoca ricordi infantili, seduti su un classico divano da nonni impolverato ad aspettare il vincitore della competizione.

Un palco affascinante con uno storico musicale che appartiene a poche altre realtà internazionali con competizioni artistiche difficili da accettare per i molti compromessi. Un lato della musica popolare che si divide tra imprenditoria e cuore musicale. La musica italiana a prescindere dal pop e dal festival non ha necessità di mezzi per aumentarne la qualità. Pensiamo che essa abbia una grande forza e molte volte venga sottovalutata.

Un lessico complesso e carico di un emozionalità unica al mondo. Ha permesso anche alla musica popolare italiana di raggiungere una profondità artistica notevole rispetto ad altri lati della canzone commerciale più superficiali. Pop per molti è un aggettivo negativo da affiancare alla musica per colpa di tanti prodotti che puntano alla volatilità della canzone cercando di spremerla al massimo nel minor tempo possibile, mentre a prescindere da ogni genere che sia pop, cantautorato, rock o hip-hop se la musica ne è protagonista e le persone che ci hanno lavorato hanno investito impegno e passione, anche nel prodotto più commerciale troviamo idee musicali acute e diversi piani di lettura di un testo che al primo ascolto può sembrare superficiale.

FRANCESCO PINTUS

Tutto quello che ti viene in mente se ti dico “Sanremo, Canzone, Pop”.

Questa tavola rotonda sembra fatta apposta per questo periodo della mia vita. Sono stato a Sanremo per due week end nell’ultimo mese per le finali di Area Sanremo e forse proprio per questo ho molte più cose che mi vengono in mente alla luce di quello che ho vissuto, sentito e percepito in quei giorni. 

Andando dritto al punto, penso a quanto trasversale sia il termine pop se visto verticalmente nel tempo. Mi spiego, nella canzone italiana ciò che è pop è sempre mutato in maniera connaturata alle tendenze musicali, il pop è sempre stata quella musica così potente da essere in grado di raggiungere le grandi masse, a prescindere dal significato che stava trasmettendo o dal genere proposto in senso strettamente musicale. E Sanremo in questo processo (anche se con tutti i ritardi annessi e connessi) ci rende in grado di percepire parte di questo cambiamento se osservato cronologicamente. Provate a pensare a tutti i vincitori di Sanremo dagli anni 50 ad oggi, osservarne il processo di mutazione stilistica e concettuale vuol dire anche fare un percorso storico tra le tendenze musicali italiane legate ai gusti dei più (qui si aprirebbe tutto un discorso su chi sono “i più” e su quanto le tendenze proposte da Sanremo vadano molto più incontro al target televisivo che alla popolazione nella sua interezza, due concetti che con l’avvento di internet e dello streaming si sono sempre più ricavati due spazi ben diversi, ma è un processo di cui tutti siamo consapevoli e che vi risparmio volentieri). 

Il pensiero un po’ disordinato che sto cercando di esprimere è che, se anche volessimo per assunzione addossare a Sanremo la responsabilità di rappresentare la canzone pop italiana di anno in anno, tanto basterebbe a farci capire come il concetto di pop sia eterogeneo e mutevole, è che sia quindi più interpretabile come un atteggiamento, un’attitudine e una visione, piuttosto che un genere musicale in senso stretto. Il problema è che, come in tutti i paesi, anche l’Italia ha vissuto periodi caratterizzati da un “brutto” pop, che quindi ha fatto prendere a molti le distanze da questo termine in maniera protezionistica, per evitare di finire in un calderone di cui si aveva probabilmente paura.

PAUL GIORGI

Tutto quello che ti viene in mente se ti dico “Sanremo, Canzone, Pop”.

Sanremo canzone italia pop

Cosa penso se mi dicono: “Sanremo, canzone italiana, pop”.
E’ una domanda difficile. Mi vengono in mente i fiori di certo.

Mi vengono in mente quelle sere dell’anno che sembra tornare Natale intorno alla tv.
Mi viene in mente uno dei primi video che guardai di Lucio Battisti (anche perchè non ce ne sono proprio moltissimi) del suo Sanremo 69. Mi vengono in mente Morgan e Bugo.

Mi vengono in mente canzoni molto molto belle dove mio fratello mi batte sempre perchè se ne ricorda di più.
In Italia abbiamo una grande tradizione quasi invalicabile e a dir poco sacra di musica.

Fuori o dentro Sanremo.
A tratti, o almeno in questo periodo, questa consapevolezza rimane addosso come un maglione di lana. Mi tiene un gran caldo ma al tempo stesso mi pizzica un po’.
Quindi , per rispondere alla domanda iniziale potrei riassumere tutto dentro una sola parola: Jalisse.

Categorie
Internazionale

Viaggio negli abissi di Caspio

C’era un periodo, nell’immediata post adolescenza, in cui mi ero fissato con i White Lies (no, caspio non c’entra necessariamente con i White Lies, state calmi): tristezza infinita, sintetizzatori, Dr. Martens che mi toglievo solo se dovevo andare a dormire, sguardo languido mentre mi aggiravo nei corridoi dell’università. Insomma, ascoltare i White Lies a ripetizione mi aveva fatto diventare un ventenne triste con la vita in bianco e nero, pochi mesi più tardi mi sono fissato con i Tame Impala e ho cominciato a portare dei pantaloni a zampa d’elefante. Tutto questo per dire che ciò che ascoltava tendeva ad influenzarmi, e se mi fissavo con un gruppo post-punk finivo per deprimermi. Poi son cresciuto, ho preso la mia prima busta paga, ho cambiato casa e non mai più chiesto un autografo o attaccato un poster in camera di una band musicale. Forse è strano, ma come si ama la musica da adolescenti, di un amore esclusivo e totalizzante, è qualcosa che si perde, e non torna più.

Quando ho ascoltato il nuovo EP di caspio (fugit, fuori per Le Siepi Dischi), sono stato male, come stavo male in quelle serate infinite passate a studiare, bombardandomi il sonno con volumi altissimi. Quello di caspio è un mondo elettronico oscuro, dove scorrono parole che scuotono e mi hanno fatto ricordare com’era, quel periodo in cui un disco poteva rovinarti la giornata. fugit è un concentrato brevissimo dove convivono rotture, assoluti e malinconie. Un brutto quarto d’ora per chi pensava di avere una vita monotona che non potesse essere scombussolata da un play su Spotify.

fugit è un’autobiografia con valenza universale, brani che raccontano momenti diversi, generazioni che passano: un tempo che ha cambiato tutte le carte in tavola, un tempo per le decisioni, un tempo che scandisce il ritmo sonno-veglia, un tempo presente e un tempo futuro. Un tuffo nel passato, non nel passato musicale, nel tuo passato che pensavi di aver sepolto dopo anni di maturità e responsabilità: in fondo siamo e rimaniamo adolescenti che ascoltano i White Lies. I brani contenuti in fugit sono eterogenei, confondono generi, sonorità e stile. Sono stati scritti in tempi – ed ecco il tempo che ritorna – diversi. 

E l’intento dell’autore è esattamente quello di far percepire all’ascoltatore che ogni cosa ha un suo tempo, un suo momento. La copertina dell’EP rappresenta sia la diversità dei brani, sia l’idea di una stratificazione temporale: è, infatti, lo shot di una bacheca pubblicitaria in cui il tempo ha logorato l’immagine di superficie lasciando intravedere tutte quelle sottostanti, diverse tra loro, sovrapposte, che a loro volta ne erano state la copertina. È lo spaziotempo di un luogo qualunque, in cui il tempo è trascorso lasciando le sue tracce, in cui il tempo è fuggito, lasciando dietro di sé il ricordo di qualcosa che ormai non c’è più e lisciando la superficie per fare spazio a qualcosa di nuovo. Qualcosa come fugit.

caspio ci promette che non è la fine, e non mi rimane che aspettarlo.

CM

Categorie
Comunicato stampa

“fugit” è il nuovo disco di caspio

Esce venerdì 3 dicembre 2021, per Le Siepi Dischi e in distribuzione Believefugit, il titolo dell’ultimo EP di caspio. L’EP interpreta le diverse sfaccettature del concetto di tempo: c’è un tempo che appartiene ad una generazione, un tempo che ha cambiato tutte le carte in tavola, un tempo per le decisioni, un tempo che scandisce il ritmo sonno-veglia, un tempo presente e un tempo futuro. I brani contenuti in fugit sono eterogenei, confondono generi, sonorità e stile. Sono stati scritti in tempi – ed ecco il tempo che ritorna – diversi. 

E l’intento dell’autore è esattamente quello di far percepire all’ascoltatore che ogni cosa ha un suo tempo, un suo momento. La copertina dell’EP rappresenta sia la diversità dei brani, sia l’idea di una stratificazione temporale: è, infatti, lo shot di una bacheca pubblicitaria in cui il tempo ha logorato l’immagine di superficie lasciando intravedere tutte quelle sottostanti, diverse tra loro, sovrapposte, che a loro volta ne erano state la copertina. È lo spaziotempo di un luogo qualunque, in cui il tempo è trascorso lasciando le sue tracce, in cui il tempo è fuggito, lasciando dietro di sé il ricordo di qualcosa che ormai non c’è più e lisciando la superficie per fare spazio a qualcosa di nuovo. Qualcosa come fugit.
 

SCOPRI IL DISCO SU SPOTIFY: https://spoti.fi/3duT2PX


artwork di Giovanni Boscolo

1. mai
2. un attimo
3. bilico
4. domani
5. non è la fine

BIO: 
caspio vive a Trieste, città di confine che si si sviluppa sul, intorno e grazie al mare. Suona da sempre quasi tutto e da subito. Nel 2019 esce Giorni Vuoti, il primo album maturo, sfogo di anni di soffocamento, di inibizione. La musica di caspio spazia tra l’elettronica, il trip-hop, il rock, il pop, con influenze anni ’90, in una veste completamente nuova e attuale. Ripredendo un verso di uno dei suoi brani, caspio è “perennemente fuori, non di tendenza”, anche se la sua musica può arrivare a chiunque. Rockit ha detto di caspio che “il suo stile e il suo pensiero rimangono impressi facendo riecheggiare la voce di un artista che ha qualcosa da dire”. Con l’ultimo EP, fugit, caspio ha davvero qualcosa da dire perché ci mette anche in mezzo un argomento che gli sta a cuore, che permea la sua musica e i suoi testi: il tempo.

Instagram: https://www.instagram.com/caspio_music/
Facebook: https://www.facebook.com/caspiomusic

Categorie
Comunicato stampa

“Un attimo” è il nuovo singolo di Caspio

Esce giovedì 7 ottobre 2021 un attimo, il nuovo singolo di caspio (tutto rigorosamente minuscolo) fuori per Le Siepi Dischi e in distribuzione Believe Digital. caspio torna con un singolo più intimo, più ricercato, quasi chill, che ricorda le sonorità soft dei Portishead. Il brano è stato prodotto in collaborazione con Cristiano Norbedo il quale, oltre ad aver co-prodotto i precedenti singoli “mai” e “bilico”, ne ha curato il mix. Il master è stato affidato a Ricky “Lo Zio” Carioti del One Eyed Jack Studio.
 

È notte e state camminando da soli per la città addormentata. Durante il giorno c’è ancora un lontano sentore d’estate ma, alla sera, complice il buio che arriva prima, l’aria si è fatta più fresca e vi ha sorpresi impreparati con un brivido. In giro non c’è un’anima viva. Si sentono solo rumori lontani: una televisione ancora accesa, un’insegna malandata che cigola nel vento, un cane che abbaia lontano. Nessuna paura perché il cervello è più forte.

Atmosfera notturna per un brano che non racconta una storia ma una situazione: il silenzio, il buio, la malinconia, riempiono la testa di nugoli di idee e ricordi che comprimono sonno e stanchezza e impediscono di addormentarsi. Come sempre, la notte rende tutto più complicato, i problemi si fanno insormontabili, il pensiero ossessivo. Tanto vale camminare, pensare. Per cercare di risolvere, di capire. E, mentre, cercate di sbrogliare la matassa, s’è già fatto giorno.


(caspio)

(cover artwork Eugen A.Bonta / Giulia Canala)
 

SCOPRI IL BRANO SU SPOTIFY: https://spoti.fi/3aeiN5f
 

BIO
caspio
 vive a Trieste, città di confine che si si sviluppa sul, intorno e grazie al mare. Suona da sempre, da subito. Batteria, basso, chitarra. Nel 2019 esce Giorni Vuoti, il primo album maturo, sfogo di anni di soffocamento, di inibizione. Rockit ha detto di caspio che “il suo stile e il suo pensiero rimangono impressi facendo riecheggiare la voce di un artista che ha davvero qualcosa da dire”. caspio non racconta mai storie, ma esplora concetti che gli sono cari per trasmetterli a chi lo ascolta in modo chiaro, esplicito, meno criptico. caspio fa musica elettronica, con influenze anni ’90, in una veste completamente nuova e attuale.

Categorie
Pop

Caspio ci consiglia 5 brani atipicamente estivi

Esce giovedì 10 giugno 2021bilico, il nuovo singolo di caspio (tutto rigorosamente minuscolo), fuori per Le Siepi Dischi e in distribuzione Believe, qui caspio manda un chiaro messaggio intergenerazionale: non sprecate la vita sull’orlo di un baratro.

In “bilico” c’è una coppia – giovane o vecchia, poco importa – che non riesce a risolversi, che non riesce ad uscire dal loop delle dinamiche che la stanno avvelenando piano piano. Verrà il momento di prendere una decisione, ma un affetto malato ritarda la scelta. Di giorno in giorno, di anno in anno, fino, quasi, ad odiarsi, a non riconoscersi più. Tutto l’amore che c’è stato e che ancora si percepisce in lontananza, tutta la reciproca conoscenza (“Oggi è un’altra domenica / non t’è piaciuta mai”) si è trasformato in un gorgo di sentimenti negativi da cui sembra impossibile uscire. Recriminazioni, colpevolizzazioni, bugie diventano le caratteristiche di una coppia che non sa affrontare la sfida della solitudine. E qui interviene la voce dell’autore che libera, che lascia andare, cadere, perché a volte l’unica soluzione è quella di buttarsi nell’oscurità di un futuro che non puoi sapere come sarà. Ma che potrebbe anche essere migliore. Perché poi quello che conta è affrontare, sempre e comunque. Scontrarsi con le proprie idee, con gli effetti delle proprie scelte. Buttarsi nel vuoto, se ciò serve a cambiare qualcosa.  Precipitare per ritrovare se stessi.

Visto che ci stiamo avvicinando sempre di più alla fine delle vacanze, gli abbiamo chiesto 5 brani atipicamente estivi.

Ho scelto, con non poca fatica, le mie cinque canzoni atipicamente estive. Le ho scelte perché pur non essendo frizzantine, allegre, solari, come il periodo richiede, sono legati a momenti e situazioni che, invece, lo sono eccome.

GINEVRA – Metropoli
Scoperta durante il primo concerto post-lockdown. Se, quindi, ero già contento di sentire di nuovo musica dal vivo, scoprire questa ragazza piena di talento, in una sera di fine estate, in mezzo ad un vigneto, mi ha fatto ritrovare la fiducia nell’umanità.

The National – Quiet Light
A luglio 2019 ho assistito all’ultimo concertone dal vivo pre-pandemia. I The National sono forse il mio gruppo preferito, quindi, quando li ascolto, sono contento come quando a giugno c’è ancora la riga del sole, sul mare, alle dieci di sera.

Niccoló Fabi, Max Gazzè – Vento d’estate
Nonostante il titolo, è la canzone più atipicamente estiva che ci sia. Parla dell’estate in un modo nuovo: le caratteristiche tipiche che fanno dell’estate la stagione più felice e spensierata, in Vento d’Estate, diventano i suoi difetti.

Phoebe Bridgers – Garden song
La sensazione che mi trasmette è quella che precede l’estate. Potrebbe essere la canzone del mio personale maggio, quando tutto si prepara ad esplodere.

Foals – Exits
Consumata la scorsa estate, è stata la colonna sonora del risveglio. In termini assoluti.

Categorie
Comunicato stampa

“bilico” è il nuovo singolo di Caspio

Esce giovedì 10 giugno 2021 bilico, il nuovo singolo di caspio (tutto rigorosamente minuscolo), fuori per Le Siepi Dischi e in distribuzione Believe, qui caspio manda un chiaro messaggio intergenerazionale: non sprecate la vita sull’orlo di un baratro. 



In “bilico” c’è una coppia – giovane o vecchia, poco importa – che non riesce a risolversi, che non riesce ad uscire dal loop delle dinamiche che la stanno avvelenando piano piano. Verrà il momento di prendere una decisione, ma un affetto malato ritarda la scelta. Di giorno in giorno, di anno in anno, fino, quasi, ad odiarsi, a non riconoscersi più. Tutto l’amore che c’è stato e che ancora si percepisce in lontananza, tutta la reciproca conoscenza (“Oggi è un’altra domenica / non t’è piaciuta mai”) si è trasformato in un gorgo di sentimenti negativi da cui sembra impossibile uscire. Recriminazioni, colpevolizzazioni, bugie diventano le caratteristiche di una coppia che non sa affrontare la sfida della solitudine. E qui interviene la voce dell’autore che libera, che lascia andare, cadere, perché a volte l’unica soluzione è quella di buttarsi nell’oscurità di un futuro che non puoi sapere come sarà. Ma che potrebbe anche essere migliore. Perché poi quello che conta è affrontare, sempre e comunque. Scontrarsi con le proprie idee, con gli effetti delle proprie scelte. Buttarsi nel vuoto, se ciò serve a cambiare qualcosa.  Precipitare per ritrovare se stessi.


 

Forte è l’influenza della dance fine anni ‘90, fortemente cara alla generazione cui caspio appartiene. Ricorda, infatti, le atmosfere di “Children” di Robert Miles nella sua versione “dreamland” e il remix di Todd Terry di “Missing” degli Everything But The Girl. Il brano è stato prodotto da caspio in collaborazione con Cristiano Norbedo il quale, oltre ad aver co-prodotto “bilico” e il precedente singolo “mai” (“Mica male il nuovo singolo di caspio” dice Indieforbunnies), ne ha curato il mix. Il master è stato affidato a Riccardo Carioti del One Eyed Jack Studio mentre le programmazioni ritmiche a Giona Rossetto
BIO: caspio vive a Trieste, città di confine che si si sviluppa sul, intorno e grazie al mare. Suona da sempre, da subito. Batteria, basso, chitarra. Nel 2019 esce Giorni Vuoti, il primo album maturo, sfogo di anni di soffocamento, di inibizione. Rockit ha detto di caspio che “il suo stile e il suo pensiero rimangono impressi facendo riecheggiare la voce di un artista che ha davvero qualcosa da dire”. In “mai” caspio fa pace con sé stesso, pur riprendendo alcune intenzioni chiave della sua scrittura: non racconta mai storie, ma esplora concetti che gli sono cari per trasmetterli a chi lo ascolta in modo più chiaro, più esplicito, meno criptico rispetto a una volta. caspio fa musica elettronica, con influenze anni ’90, in una veste completamente nuova, attuale. È un trentacinquenne che, finalmente, sa quello che fa.  

Instagram: https://www.instagram.com/caspio_music/

Facebook: https://www.facebook.com/caspiomusic

Categorie
Indie Pop

Il lockdown secondo caspio

Esce giovedì 25 marzo 2021 mai, il nuovo singolo di caspio (fuori per Le Siepi Dischi, in distribuzione Believe International). Un nuovo capitolo per l’atipico cantautore nato a Roma, ma trapiantato a Trieste che si muove influenze che derivano dagli anni Novanta, passando per il trip hop dei Massive Attack o dei Nine Inch Nails ed elettronica anni Ottanta. mai è un manifesto generazionale e che descrive una generazione, quella dei trentacinquenni, difficile da definire. “Millenials” li chiamano, per il solo merito di aver assistito alla rivoluzione digitale e di essere stati coscienti – ma non troppo – quando il 2000 è diventato l’oggi. Una generazione disillusa da un lavoro che non si fa trovare, piegata da una società che non appartiene loro, sempre troppo giovani o troppo vecchi, rattristata da genitori che, per la prima volta della storia, stanno meglio di loro. Istruiti, cinici, scettici, in grado di reinventarsi: caspio omaggia la sua generazione. Una generazione che ha voglia di riprendersi ciò che le spetta, che ha voglia di riscatto. Una generazione che non si arrende, che non molla.

Gli abbiamo chiesto, come al solito, com’è stato il suo lockdown.

Come stai passando questo strano periodo, qual è la tua routine?
Lavoro, scrivo musica, penso a nuovi progetti, al futuro, a sistemare una casa appena comprata.

L’arrivo della pandemia ti ha sconvolto qualche piano? Quale?
A dire il vero no. Anzi, mi ha cambiato la vita in positivo. Ho “costruito” di più in quest’ultimo anno che negli ultimi 10. Però adesso anche basta: un po’ di normalità ci vuole.

Questo è Gino che mi ricorda quanto sia bella la sua vita rispetto alla mia. Per lui non esiste neppure lo smart-work.

Te la ricordi la primissima quarantena? Come la passasti?
L’ho passata a casa, in studio, o sul divano in pigiama praticamente ogni giorno. Per certi versi è stato un po’ alienante ma venivo fuori da anni di pendolarismo, lavori che mi avevano logorato e che non mi avevano permesso di dedicarmi a quello che mi piace fare. Ed eccoci qui.

Di cosa parla il tuo ultimo singolo? L’hai scritto nell’ultimo anno?
Il mio ultimo singolo parla di me, dei miei coetanei, di tutti quelli che ogni tanto si fermano a guardarsi allo specchio e si chiedono dove stanno andando, chi sono e cosa possono ancora fare.

Questo è quello che vedo quando scendo dall’autobus per andare al lavoro.

Cosa ti manca più di qualsiasi cosa?
Lo dico a bassa voce visto che sono un “orso”: conoscere altre persone e vedere amici che vivono lontano da qui. Nell’ultimo anno ho conosciuto parecchie persone sul web e vorrei prendere un treno e poterci passare una serata.

Ti ricordi ancora l’ultima serata che hai fatto post 22.00?
Sinceramente no e poi ormai sono anni che per me le “serate” equivalgono a stare a casa, con gli amici, un buon vino. “Restare a casa” is the new “uscire a divertirsi”.