Categorie
Indie Pop

Ad un metro da Miglio

Io, per Miglio, ho un debole da sempre: la cantautrice lombarda possiede una cifra stilistica identitaria, che ad ogni nuovo singolo spalanca ponti con l’attualità storico-emotiva di tutti; anche con “Erasmusplus”, che di certo non parla di lockdown ma del dramma della distanza umana (che appartiene da sempre all’uomo e al suo genetico dannarsi relazionale), si sono spalancate oggi le porte della metafora, del richiamo al presente. La forza dell’arte, quando è vera ed autentica, sta nella capacità del senso di involarsi verso derive sconosciute ed impreviste: Miglio c’è riuscita di nuovo, e fargli qualche domanda sul suo nuovo singolo e sulla nostra contemporaneità è diventata da subito un’impellenza dalla quale non sono riuscito a sottrarmi. Il risultato del nostro sfogo differito sta tutto qui, nell’intervista che segue.

Ciao Miglio, partiamo subito con le domande intense: un tuo pensiero circa la situazione di totale collasso che sta vivendo il settore culturale. Cosa vuol dire, per Miglio, essenziale?

La cultura è per me essenziale. In ogni sua forma possibile. Teatri, club, cinema, musei e luoghi di ritrovo dove condividere e fare cultura. Adesso la stanno bloccando, manca poco e poi forse bruciano anche i libri. E non sono ironica. Credo però che la colpa non stia solo in chi prende queste decisioni ma bensì anche nostra e del cittadino italiano medio. La cultura non interessa a tutti, anzi, molti la trovano superflua, un qualcosa che non interessa e che non è di prima necessità. Credo sia sempre e solo una questione di educazione, di formazione e di abitudine. Siamo un po’ abituati male. È un settore, quello dello spettacolo in generale, per cui non si spenderebbero tutti cittadini. In ogni caso mi auguro si possano fare Cose concrete, appunto essenziali per permettere a tutto ciò di ripartire. 

Oggi, nel giorno dell’entrata in vigore del nuovo DPCM annunciato qualche giorno fa da Conte, tu pubblichi il tuo, di decreto, con “Erasmusplus”; ma quando e come nasce il brano? Appartiene ai brani nati durante la scorsa quarantena o Miglio ha giocato a fare Nostradamus, prevedendo un nuovo lockdown (seppur differenziato)?

“Erasmusplus” è solo una canzone, niente di più. È un brano che ho scritto a Marzo ma la sua cronologia temporale ha poco peso. L’ho scritta insieme a tante altre cose che scrivo perché quotidianamente faccio questo, da sempre. Spesso mi capita di scrivere di me e altre volte degli altri. “Erasmusplus” nasce proprio da una storia di altri, l’ho vista, mi ha colpita e ci ho scritto una canzone. 

Nel brano, utilizzi una formula particolare, che mi ha tanto colpito; parli infatti di “futuro geniale”. Qual’è il futuro che vedi per la nostra generazione, al termine di tutto questo?

Non lo so, non mi sento di parlare per generazioni. Vedo semplicemente uno stato di confusione e a tratti di perdizione generale, che colpisce un po’ tutti. Mi auguro che niente si fermi davvero, mi auguro che ognuno possa andare avanti con le proprie progettualità senza essere schiavi di limitazioni individuali e generali. 

Dall’altra parte, ad inizio brano fotografi in maniera quasi cinematografica la follia di massa e il disordine emotivo di un popolo allo sbando, tanto da correre all’assalto dei discount, da rifugiarsi tra le corsie di un supermercato o nelle cabine telefoniche per poter trovare un contatto umano. L’Italia sembra già essere sull’orlo di una crisi sociale, spinta da fame e disperazione: come sta Miglio, oggi? Si sente più gialla, arancione o rossa? Sembra una domanda tra il serio e il faceto, ma in realtà è più che impegnativa…

Sono un po’ arrabbiata e a tratti stanca. Questa condizione influisce su tanti aspetti e anche nel mio quotidiano e personale ha influito. Mi sento limitata e tutto ciò a lungo andare stanca i pensieri. 

Quali tracce lascerà secondo te tutto questo trasformarsi delle relazioni umane? Al termine dell’incubo, rimarremo in qualche modo “incastrati” nella Rete (intesa in senso tecnologico, sì, ma anche squisitamente metaforico) come racconti tu in “Erasmusplus”? Dovremo pensare ad una nuova “fenomenologia dell’amore”?

Io in “Erasmusplus” descrivo una condizione. Parlo di distanze fisiche ed emotive, della difficoltà nel rapportarsi con l’altro, di intenti e obbiettivi diversi, di viaggi, del tentativo di dare e di darsi a tutti i costi pur di non rimanere soli. È un brano che in qualche modo parla di solitudini e questa condizione io la percepisco da tempo, a prescindere dal momento storico drammatico che stiamo vivendo. Il mondo virtuale ha i suoi lati positivi ma allo stesso tempo ha creato e crea distanze, conosco tantissime persone recintate in quel tipo di mondo digitale, che scelgono di comunicare attraverso questi mezzi e poi si ritrovano in totale difficoltà nel mondo analogico e reale. È un problema radicato. Io sono per i rapporti veri in carne ed ossa, ad ogni costo. 

Ormai, sembra esserci una precisa cifra stilistica in quello che fai: anche nelle tue declinazioni più pop (come “Bagno Paradiso”) Miglio resta Miglio, al punto che potresti riconoscerne lo stile anche se cantata da altri. Ma quali sono gli ingredienti principali, se dovessi scrivere una ricetta impossibile, di una tua canzone? Cosa cerchi da un brano?

Cerco sempre la verità e l’anima. Se una canzone non mi trasmette verità non la scrivo, non l’ascolto. Ieri ho scritto un brano nuovo, poco dopo mi sono emozionata. Questo per me è il senso di fare musica.

Vetrina dei consigli solita: tre artist* emergenti che ti hanno colpito particolarmente in questo 2020 funestato.

Elasi, Laurino, Calabi.  

E ora? Cosa c’è nel “futuro geniale” di Miglio?

Sempre tante canzoni.