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Murdaca, la guerra al clickbait e alle sabbie mobili dell’informazione

Murdaca è già passato da queste parti; erano giusto un paio di mesi fa (o qualcosa di più) quando il talento di scuola Revubs Dischi metteva per la prima volta la testolina fuori dal buco, nella ricerca di un “Identikit” che non avrebbe tardato ad arrivare: sin dal primo ascolto, Murdaca mostrava spalle larghe e irrobustite da una precisa consapevolezza del passato e della tradizione, declinata nelle sue forme più moderne e figlie della sperimentazione contemporanea d’oltreoceano; insomma, bastò poco al cantautore lombardo per convincere tutti che un secondo singolo sarebbe stato d’obbligo, e al più presto, per confermare le belle aspettative alimentate da una partenza col botto.

Fortunatamente, il ragazzo non si è fatto aspettare troppo, segno inequivocabile di una fame e di una necessità di definizione (evidentemente non esauritasi con “Identikit”, e per fortuna) che in “Sabbie mobili” lo porta ad aggiungere un altro tassello fondamentale alla radiografia di sé stesso, rivelando un’ossatura che, inaspettatamente, richiama per valori e contenuti – più che per stile e linguaggio – al cantautorato nostrano.

Sì, perché “Sabbie mobili” ha qualcosa dell’invettiva gucciniana, nello suo scagliarsi alla giugulare del giudizio storico; Murdaca s’inalbera come un faro nella tempesta, facendo luce a sé stesso prima ancora che a chiunque altro lo voglia seguire davvero: nella tempesta della disinformazione, del ‘vero per sentito dire‘ e dell’opinionismo istituzionalizzato, l’artista lancia una fune in mezzo alle sabbie mobili, ricordando anche al più inconsapevole dei naufraghi la propria condizione di derelitto.

Nel pieno del disastro pandemico – che ha trasformato in macerie ogni certezza e ogni abitudine – Murdaca trova in “Sabbie mobili” il megafono efficace a dar voce ad una richiesta d’aiuto che sa di condanna ad un sistema mortifero, distruttivo e pericoloso; la società, che poi siamo noi, che Murdaca dipinge è quella tratta dalla contemporaneità: uno scenario distopico alla Saramago che ci vede brancolare come ciechi attorno a certezze friabili, nella smania collettiva che ci porta ad inseguire, ad ogni nuova bufera, la parola di qualche santone mentre i titoli dei giornali (trasformati da plichi di fogli a plichi di file) quantificano in clickbait la propria deontologia ed etica professionale.

Insomma, “Sabbie Mobili” è un brano su cui riflettere è necessario; per farlo, anche questa volta, ci siamo fregiati della compagnia dell’autore, che ha risposto ad alcune nostre domande.

Ciao Murdaca, ci ritroviamo dopo una manciata di mesi dal tuo esordio discografico. Sei uno che ama i cambiamenti: cos’è cambiato dal tuo primo passo, e come stai vivendo questo secondo sussulto.

Per ora è cambiato che le idee che fino a qualche mese fa erano chiuse in un Hard Disk ora hanno preso vita, e questo mi sembra un primo grande cambiamento. Sto vivendo bene questo momento, l’uscita di un nuovo pezzo è un piccolo tassello che si aggiunge al puzzle.

“Identikit” ci aveva già fatto parlare di te con entusiasmo, sembrava essere davvero il manifesto della tua estetica. Se dovessi riassumere in tre massime (tipo Fight Club) il succo del tuo credo musicale, quali sarebbero?

Ascoltare – Assorbire – Sperimentare.

“Sabbie Mobili”, e subito ti senti risucchiato nel sound del nuovo singolo di Murdaca. Come nasce il brano? Ha in qualche modo inciso la contemporaneità?

La contemporaneità ha inciso in maniera importante. Il brano nasce dalla necessità di esprimere la sensazione di oppressione dovuta al periodo e la sensazione di sprofondamento della mente dovuto al sovraccarico di informazioni a cui i media ci sottopongono incessantemente. Tutto questo ci disorienta e ci rende incapaci di distinguere il vero dal falso. 

Qual’è secondo te il segreto per sfuggire alle sabbie mobili del quotidiano? 

Non lo so, penso che siamo tutti un po intrappolati in questa cosa. Forse in un mondo utopico chi gestisce i mezzi di comunicazione di massa dovrebbe trattare con più cautela l’informazione mentre noi dovremmo cercare di filtrare e approfondire più possibile quello che ci viene detto. 

Crisi di governo: eleggi il tuo Presidente del Consiglio,Ministro agli Interni e Ministro della Cultura. Ovviamente, puoi scegliere solo tra artisti e musicisti emergenti!

Presidente del Consiglio: La rappresentante di lista.

Ministro degli Interni: Vinicio Capossela.

Ministro alla cultura: Caparezza.

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Murdaca, “Identikit” di un esordio

Buona la prima per Murdaca, che – nel weekend più denso della storia discografica recente – sgomita per trovare un posto alla sua “Identikit”, fuori ovunque per Revubs Dischi: mood che ricorda un po’ la prima scena 2000 italiana (spero non si offenda, il buon Murdaca: per me è un complimento) da Neffa ai primi Gemelli Diversi, tingendosi però di sonorità fortemente esterofile nei richiami evidenti a Tame Impala e lo-fi d’oltreoceano.

Sì, perché “Identikit”, in questo senso, su rivela essere alchimia azzeccata di correnti diverse, che trovano sbocco nella produzione intelligente (realizzata gomito a gomito da Altrove e Murdaca stesso) di un brano giusto, con la giusta durata da hit senza per questo sedersi sui cliché di convenienza, sull’emulazione da playlist: Murdaca – se volessimo a tutti costi trovare all’artista un corrispettivo contemporaneo nazionale – ricorda i Post-Nebbia, ma è più pop, più melodico della band padovana; in “Identikit”, le melodie si involano sulla trama di un ritornello giocoso, quasi radiofonico, reso speciale da un approccio al mix che pare essere già un marchio.

Insomma, le carte in tavola sono state scoperte e Murdaca non può più nascondersi dietro identikit sfocati: la sua musica sembra essere più che definita, e a noi non resta che aspettare nuovi termini di paragone per un esordio felice, perché vero.

Come sempre, ora, spazio alle risposte dell’artista alle nostre sagacissime domande: