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Indie Pop

Le 5 cose preferite degli NDM

Gli NDM pubblicano il singolo “Un giudice“, di Fabrizio De Andrè. Una cover nella quale il brano originale viene quasi stravolto dalle sonorità ruvide del gruppo romano. Per noi l’occasione di incontrarli e chiedere quali sono le loro 5 cose preferite.


Contaminazione
Fin dai nostri inizi è la contaminazione dei generi, il mescolarsi di sonorità, a fare da motore. Contaminazione è evoluzione. Così abbiamo portato il nostro sound in un brano folk/cantautoriale


Ritmo
Alla base di qualsiasi cosa, di una progressione di accordi, di una melodia, o della struttura in generale del brano. Là dove c’è il ritmo e groove le cose funzionano decisamente meglio.

Mario
La nostra mascotte, da sempre. È un pupazzo,una scimmia…ci ricorda molto spesso chi siamo. 
Petra
Il fuzz di effetti di clara che ci ha dato una mano per gli arrangiamenti di un giudice. Un suono la cui idea è antica ma che i ragazzi di EDC hanno saputo attualizzare con grande abilità secondo noi. 
Fabrizio de André
In questo periodo per noi è stato molto stimolante lavorare su un’attitudine cantautoriale come la sua e traslarla su un piano con suoni molto più violenti. È stato un esercizio difficile ma che ci porteremo dietro anche nei prossimi lavori…

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Internazionale

La condanna all’indie di NDM

Abbiamo fatto due chiacchiere con quei folli degli NDM, band romana che oggi ha tirato fuori dal cilindro il suo nuovo singolo dal sapore di invettiva, “Indieota”.

Ciao ragazzi e benvenuti. Prima domanda rompighiaccio: cosa significa NDM?

Siamo nati come “Nuovo Disordine Mondiale”. Negli anni, gradualmente e quasi senza accorgercene, è come se ci fossimo scollegati dal significato. “NDM” per noi è come fosse diventato un nome proprio che identifica la band come unica realtà. Pensare istintivamente a questa domanda per noi è stato come pensare “Cosa significa Mario?”

Siete una band “indie” nel senso più ampio del termine: siete sotto contratto con una etichetta indipendente (Maninalto! Records), suonate un alternative rock molto vicino alle produzioni indie rock inglesi ed americane dei, diciamo, anni ’90 ma il vostro nuovo singolo si intitola “INDIEOTA”. A questo punto dovete spiegarci dove sta l’inghippo.

Ci piacerebbe vedere l’indie come attitudine, come qualcosa di slegato dai modelli culturali ed estetici del momento, che la fanno da padrone. Per noi invece attualmente viene definita “indie” una fetta importante di mercato che trova soddisfazione nel confezionare prodotti esteticamente e culturalmente svilenti e poveri… a volte sembra che se proponi un modo diverso di scrivere o se non indossi un occhiale da sole e un keeway non puoi fare indie. È da questo che vogliamo slegarci: prodotti stampati e ristampati, marionette e pupazzi che cercano di cavalcare la giusta onda, disdicevoli signore del pop, giganti di fuffa.

Dal brano e dal video ufficiale sembra di capire che la vostra sia una satira non sul genere e sulla relativa scena ma sulla tendenza di molti “approfittatori” di sfruttare un filone artistico baciato dal successo del momento per ottenere facili consensi…

Sì, come anticipavamo sopra si parla di prodotti confezionati ad arte. Più che di approfittatori si tratta di persone per lo più intelligenti che sanno fare il proprio lavoro: vendere. Il problema è a cosa si è disposti a rinunciare per raggiungere alcuni numeri… Oggi si parla un po’ troppo di numeri, ma è un concetto che ci sentiamo di allontanare dalla musica e dall’arte in generale.

Una band come la vostra nasce sicuramente con l’obiettivo di salire su di un palco e di poter fare più concerti possibili. Come vi sentite sapendo che in questo periodo il live è proprio il segmento più in crisi di tutto il settore musicale?

Non è facile davvero… è una bella merda ad essere onesti. Tutte la band che fanno dei live la loro linfa vitale inevitabilmente risentiranno di questo momento particolare, a tratti surreale. Da sempre ci piace sudare insieme al pubblico, trasmetterci energia a vicenda, farne parte. Volessimo guardare il “bicchiere mezzo pieno” però, stiamo incanalando tutta questa frenesia ed energia inespressa dentro tutto il lavoro in sala prove e in tutto ciò che c’è “dietro il palco”.

Alcuni artisti e alcune realtà hanno optato per dei live in streaming. Dai grandi eventi estivi, come quelli in Arena di Verona, a band più o meno famose, in molti si sono dati da fare anche senza la presenza fisica di un pubblico. Pensate che sia una buona alternativa o trovate sia solo un inutile ripiego?

Dal nostro punto di vista si tratta assolutamente di un ripiego. Il vuoto allo stomaco e lo sconforto che ci ha lasciato vedere alcuni ambienti, come appunto l’Arena di Verona, totalmente deserti accogliere un live è spiazzante… Siamo sicuri però si tratti solo di un momento, un periodo, una pausa. Perché la musica è fatta anche e soprattutto di questo: di situazione e contesti in cui poterla accogliere dal vivo e abbracciarla insieme ad altre persone su campi polverosi, arene, stadi, pub…

Torniamo a voi. Pare che il vostro nuovo EP sia già pronto. Il titolo è “NON SO SE AVETE PRESENTE”. Cosa si cela dietro questa criptica frase?

Il titolo del nostro EP può essere letto in due maniere, questo per mantenere la filosofia duale dell’intero lavoro. È sia una frase di un brano dell’EP che viene ripetuta più volte all’interno dello stesso, sia un invito a riflettere sulla consapevolezza che ognuno ha del proprio “presente”. Davanti alla realtà, prima di dirci “non sappiamo se avremo un futuro”, è bene chiedersi se siamo consapevoli del nostro presente, qui e ora.

In conclusione: perché i nostri lettori dovrebbero ascoltare gli NDM?

Dovrebbero ascoltare gli NDM le persone che amano uscire dagli ascolti “comfort”, ed aprirsi ad interpretazioni personali del rock. Chi vuole solo ballare o sentire la lista della spesa può ascoltare altro.