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Il funerale di Laurino

Funerale è il nuovo singolo di LAURINO, pubblicato il 29 maggio da Xo La Factory e disponibile su tutte le piattaforme digitali. Funerale è il terzo singolo del cantautore dopo Volume, brano che ha segnato l’inizio di un nuovo percorso artistico e Buddha. Continua il viaggio introspettivo e sonoro del cantautore LAURINO, il suo terzo singolo evidenzia una scrittura più matura sia dal punto di vista tematico che stilistico e ha un titolo evocativo: FUNERALE

Il funerale come occasione di analisi, espediente narrativo che consente a LAURINO di indagare il rapporto con il padre. Quello che fa Laurino è un duplice viaggio: il viaggio di chi se n’è andato e il viaggio di chi è rimasto. In quei momenti di commiato silenzioso, chi rimane è spinto a mettere in prospettiva la propria esistenza. L’intervista della nostra redazione!

Cosa vuol dire “fare pop” per te?

In realtà nulla, faccio canzoni. Poi se dal cappello viene fuori qualcosa che entra, per virtù o per caso fortuito, in un immaginario collettivo ecco che lì la canzone è diventata pop. Chiaro che non faccio cose alla Aphex Twin, ci sono più possibilità di un riconoscimento popolare, c’è una melodia e c’è un testo, ci sono le strofe e ci sono i ritornelli. 

E invece cosa vuol dire “essere pop”?

Letteralmente “essere popolari” anche se credo che a questa frase venga associata una componente estetica e sonora oggigiorno. Chessò, Mozart nel diciottesimo e nel diciannovesimo secolo era pop ma perché le sue melodie erano popolari, cioè conosciute e apprezzate da molte persone. Poi alla musica si è unita la persona, il divo diciamo. Al giorno d’oggi credo che “essere pop” sia “essere divi”, la cosa non è cambiata più di tanto. Poi c’è chi è divo ed è anche molto bravo e c’è chi è divo e basta. 

Quando hai scritto Funerale era successo qualcosa di particolare nella tua vita o hai semplicemente attinto dal bagaglio emotivo che ti portavi dietro da anni?

Entrambe direi, l’una è stata la conseguenza dell’altra. Sono stato a un funerale della madre di un mio amico e lì si è acceso qualcosa. Lì è scattato un interruttore che mi ha portato a scrivere questo pezzo e a scavare dentro di me. 

Ad un primo ascolto può sembrare che tu abbia subito la perdita fisica di tuo padre, invece il funerale è un espediente narrativo che usi nel testo per descrivere il rapporto conflittuale con questa figura della tua famiglia. Scrivere ti ha aiutato a metabolizzare?

Molto ma derivava anche da una profonda analisi, diciamo che scrivere su carta mi ha aiutato a portare su un piano reale i pensieri che mi fluttuavano dentro. Parlare in maniera completamente disinibita di una cosa che non è esattamente la prima cosa che racconterei di me mi ha aiutato ad esorcizzare molte cose. 

Sul tuo profilo instagram qualche giorno fa hai dichiarato che non ti importa stare dietro ai numeri di spotify o delle playlist, quindi non vivi la musica come una competizione?

Non me ne frega nulla. Anche perché non sento una competizione sana. Vedo numeri su numeri su numeri e io mi rompo i coglioni. Non c’è una ricerca nel provare a fare davvero qualcosa di bello, c’è un forte desiderio di popolarità e anche di mero riscatto sociale in alcuni casi. Io vorrei scrivere canzoni che mi piacciono, già quello per me sarebbe un gran risultato. 

In questa gara a “chi ce l’ha più lungo”, che ruolo ha per te la musica e come ti vedi tra dieci anni?

La musica è un mezzo di evasione dalla frenesia e dal cattivo pensare, una grande lente di ingrandimento che permette di vedere dei macigni come piume (se il trick riesce). Tra dieci anni non riesco proprio a vedermi! 

La top 3 delle canzoni che ti faranno compagnia in questa insolita estate…

Ti direi “Algorythm” di Childish Gambino (l’ultimo disco è pazzesco), “Dragonball Durag” di Thundercat e per le sere più calde e buie “This night has opened my eyes” dei The Smiths. 

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Pop

Tutte le cose a metà

Cose a metà è il nuovo singolo dei 7mbre, pubblicato il 10 luglio da Romolo Dischi e distribuito da Pirames International su tutte le piattaforme di streaming.

Prodotto da Sara Focaracci (voce del gruppo), Cose a metà è il quarto singolo del trio nepesino dopo i precedenti brani che hanno segnato l’inizio del loro percorso artistico Barche, Pendolari e Forze Aeree.

Il brano racconta di una persona che si accorge di non vivere al cento per cento, come se tutte le cose fatte quotidianamente la travolgessero fino a perdere la loro vera essenza, i dettagli.

Si parte da un ricordo tra i banchi di scuola, il disegno di un gatto difficile da disegnare, dubbi che assalgono la mente: la vita la sto vivendo a pieno o mi sto solo accontentando? Questa è la domanda che si pone la protagonista del brano, partendo da ciò che la circonda fino ad arrivare all’aspetto più intimo e vero della sua relazione. 

E dimmi come posso amare se ho visto un gatto mille volte e non lo so disegnare

Ecco l’intervista a cura della nostra redazione!

Partiamo dalla scelta del vostro nome d’arte, perché avete scelto questo mese dell’anno?

Il progetto nasce a settembre, mix tra nostalgia e voglia di ricominciare che è un po’ lo spirito che seguono i testi delle nostre canzoni. Aggiungiamo che siamo molto legati a questo numero che è diventato una specie di persecuzione e per tutti questi motivi nasce 7mbre.

Entrando nello specifico, da quanti componenti è formata la band nella formazione attuale e cosa fate nella vita quando non suonate o scrivete canzoni?

La band è formata da 3 componenti: Sara, Simone, Davide.

Sara lavora presso il salone di sua sorella, che fa la parrucchiera, e frequenta il Saint Louis College of Music.  Simone lavora in un archivio, Davide attualmente è uno studente dell’Università degli studi della Tuscia.

Quanto è difficile mantenere insieme i membri di un gruppo? Vi capita spesso di litigare?

Ci capita nei periodi di stress, il motivo principale è che ci riduciamo sempre all’ultimo e ci troviamo in qualche modo sempre a fare le cose di corsa, considerando tutti gli impegni esterni gli animi si scaldano più facilmente in questi casi. Siamo tre persone molto diverse ma l’obbiettivo è lo stesso per tutti, ed è questo che ci unisce.

“Cose a metà” è il titolo del vostro nuovo singolo, che storia racconta?

Si tratta di una persona che si accorge di non vivere al cento per cento, tutto parte da un ricordo. Un giorno, durante un’ora di buca a scuola, si fanno ritratti. Chiedono di disegnare un gatto e spontaneamente lo rappresenta senza coda e senza orecchie.

In contemporanea alle prese in giro degli amici si scatenano in lui un’infinità di dubbi sul modo che ha di vedere e vivere le cose. È come se tutte le cose che lo riguardano fossero lontane da lui, pur essendo vicinissime nella realtà. I dettagli sfuggono. Si chiede se la sua vita sia vissuta davvero o solo parzialmente.

Qual è il filo conduttore che lega i vostri brani?

Abbiamo pubblicato 4 singoli totalmente diversi, ma in ognuno di loro emerge questa voglia di raccontare le cose più semplici che possano accadere nella vita di una persona, tramite immagini, visioni, metafore, un po’ come se i brani   dovessero prendere vita nella testa dell’ascoltatore.

Come passerete l’estate? C’è all’orizzonte il progetto di un album?

C’è all’orizzonte il progetto di un album, ci dedicheremo principalmente a questo nei prossimi mesi

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Pop

A Tuma piacerebbe evitare

Tuma rispolvera un suo vecchio pezzo vestendolo di un nuovo sound, si tratta di una versione 2.0 del singolo Mi piacere evitare. Il brano ha sancito l’inizio del suo percorso artistico quando ancora non sapeva di voler fare il cantautore. E allora proviamo a fare un gioco. Proviamo a tornare indietro a due anni fa, ad un Tuma ventenne, politicamente scorretto, a un Tuma che iniziava a cantare ironicamente il suo modo di vedere il mondo. In radio una musica giocosa e frizzante, addosso un balletto stupido e in testa tanti ricci.

Mi piacerebbe evitare è una canzone politicamente scorretta il cui obiettivo è quello di urlare a gran voce tutto ciò che avremmo sempre voluto dire, ma non ne abbiamo mai avuto il coraggio. E voi quante cose avreste voluto evitare?

Tuma, nasce a Nardò il 9 giugno 1997 e fin da piccolo dimostra di essere un abile intrattenitore delle masse. Dopo il diploma si iscrive al conservatorio Tito Schipa di Lecce dove inizia a studiare chitarra Jazz, tramutando in studio la sua passione per la musica, accompagnata da quella della scrittura.

Le sue canzoni raccontano storie di vita quotidiana, storie semplici, vissute e non, guardate dalla prospettiva di uno studente squattrinato qualsiasi che vive alla giornata insieme ai suoi coinquilini, con la convinzione che spesso, come direbbe un suo caro amico, basta una chitarra e una bottiglia di rum per star bene.

Dopo lʼesperienza nel gruppo “I Segreti di Oscar”, ha iniziato la sua esperienza da solista pubblicando due singoli (Semplice, pubblicata il 10 ottobre 2018, e Annapaola, pubblicata il 26 marzo 2019) con la produzione Artistica di Raf Qu.

Nel 2019 inizia il percorso dei suoi traguardi, venendo notato dalle realtà più attive del territorio: è stato infatti finalista della seconda edizione del Wau Contest (Radio Wau), del contest Ci Vuole una Band (CiVuoleUnPaese) e vincitore del contest della Notte della rivolta (La Rivolta Records).

l 27 luglio 2019 si è esibito al Sud Est Indipendente Festival (CoolClub).  Il 25 marzo 2020 pubblica il suo nuovo singolo Una canzone sconcia sotto l’etichetta Discographia Clandestina, a seguire Ti piacerebbe evitare #2, al momento l’artista sta lavorando al suo primo album.

Ironico, sfacciato, cantautore per passione. Questa è la tua carta di identità, ma chi è Tuma quando non scrive canzoni?

Un musicista. Sono laureato in Chitarra Jazz al conservatorio, e insegno per un’associazione a bambini e ragazzi dai 6 ai 13 anni. Ci tengo a precisare che con “cantautore per passione” non escludo il fatto che sia anche il mio lavoro (messaggio rivolto a tutti quelli che mi hanno chiesto se oltre alla musica avessi un lavoro vero). Come penso abbiate capito dalle numerose citazioni nei miei pezzi, amo lo sport, e oltre ad essere un appassionato di calcio, Mi dedico  anche alla pallavolo. Sono dirigente e membro dello staff tecnico di una società di un paese vicino al mio.

Dopo i primi esordi in un gruppo, hai deciso di intraprendere la strada da solista. Quando hai capito che avevi bisogno di un percorso solo tuo?

Non è facile riuscire a coordinare quattro cervelli. Ad un certo punto ci siamo resi conto che si andava troppo a rilento. È brutto dirlo, ma quando in una band c’è troppa democrazia si finisce sempre per arenarsi. Così abbiamo deciso insieme di scioglierci, con grande dispiacere di tutti. Siamo rimasti in ottimi rapporti, tanto che collaboriamo ancora (alcuni dei componenti suonano tutt’ora nella mia band). Diciamo che le motivazioni sono state unicamente logistiche.

“Annapaola” e “Semplice” sono i primi brani che ti hanno fatto conoscere al pubblico, diversi rispetto agli ultimi due singoli. Possiamo dire che hai avuto un’evoluzione nella scrittura e nel modo di esprimerti?

Indubbiamente sono cambiato molto negli ultimi due anni. Sono maturato artisticamente, sono diventato più sicuro dei miei mezzi e consapevole dei miei limiti. Di questo sicuramente ne ha risentito la mia “penna”. Lo spirito, invece, è sempre quello… Il solito ragazzo squattrinato che cerca di sopravvivere in questo mondo bislacco.

I tuoi testi sono ironici ma anche politicamente s(corretti). Che rapporto hai con il giudizio degli altri?

Ho imparato col tempo un po’ a fregarmene e a seguire i miei gusti, senza sentirmi obbligato a piacere alla gente. Ho 23 anni e sono totalmente svincolato da alcun compromesso che non sia il mio gusto o la mia dimensione musicale. Finchè posso, voglio godermi queste libertà artistiche. Ovviamente mi fa molto piacere ricevere recensioni o essere fermato dalla gente che vuole dirmi la sua su un pezzo, sia che siano commenti positivi, sia che siano commenti negativi, ma cerco sempre di essere analitico sulle critiche e di prendere il giusto da esse, senza mai andare contro il mio gusto.

A tal proposito ti chiedo anche, che rapporto hai con i social e qual è il tuo modo di comunicare con le persone che ti seguono?

Ho un rapporto di amore e odio con i social, ci sono periodi che mi piace dedicarci più tempo, ed altri in cui la mia misantropia prevale su tutto. In questo periodo sto abbastanza preso bene. Sui social mi piace scherzare con i miei followers, alle volte anche facendo un po’ la parodia ai vari tipi di utenti che si trovano in questo grottesco mondo. Una cosa che odio dei social, però, è l’ostentazione e spesso si incontrano dei veri e propri ostentatori seriali. 

“Mi piacerebbe evitare #2” è il tuo nuovo singolo ed  è un brano che hai scritto a vent’anni. Se dovessi dire qualcosa al Tuma di qualche anno fa, cosa diresti?

Se incontrassi me a vent’anni probabilmente non direi nulla, non mi pento di nessuna delle scelte che ho fatto in questi 3 anni… al massimo mi darei una pacca sulla spalla e direi: “alla grande, campione!”, in un pacchiano stile statunitense.

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Pop

Gli Acquari

Dal 26 Giugno, su tutte le piattaforme digitali, per Maionese Project di Matilde Dischi, è fuori “Tu non ci sei” , il nuovo singolo degli Acquari. Un brano fresco che si presta bene all’arrivo dell’estate con un ostinato beat dance-pop.

Un brano che parla di quella sensazione che ti assale quando ti svegli la mattina catapultato in una vita che non riconosci più. Non riconosci più nemmeno chi ti sta accanto.  La quotidianità, la vanità, le ambizioni, le illusioni in cui ti eri crogiolato, ti hanno fatto perdere totalmente di vista l’obiettivo principale e sei ormai un altro anche tu. 

Inutile rifugiarsi in facili evasioni, torni sempre a guardarti allo specchio… ma chi sei davvero adesso

Acquari

“Tu non ci sei come vorrei, tu non ci sei come vorrei”

Acquari non è un artista musicale come tutti gli altri. In realtà non è neanche un artista solo. In realtà nessuno sa chi è, cos’è o cosa sono Acquari. Quel che è certo è che si tratta di un progetto straordinario, vero e sincero. Un progetto fresco e nuovo che vede la luce grazie all’unione di un produttore e di un artista entrambi nati sotto il segno dell’acquario e soprattutto nati per fare musica.

L’obiettivo di Acquari è dare alla musica un linguaggio estremamente facile, che possa essere capito da chiunque, che possa emozionare il mond! Loro ci mettono la voce, voi dategli un volto seguendo le emozioni della loro musica. Dopo il primo singolo Plastica, ritorna con Tu non ci sei, un nuovo brano dalla freschezza pop.

La nostra redazione ha intervistato uno dei componenti di questo progetto che per ora rimane segreto…

Nati sotto il segno dell’Acquario, chi c’è dietro questo progetto?

L’idea è nata da me che sono un cantautore con un pò di trascorsi e tanta ”gavetta” alle spalle, poi l’ho proposta ad un mio caro amico e produttore anche lui con molta esperienza. Ci siamo entusiasmati subito al progetto e siamo partiti con grande passione e divertimento. Entrambi siamo del segno dell’Acquario, nati il 6 Febbraio come Bob Marley, Axl Rose, Vasco Rossi , Ugo Foscolo … 🙂

Tu non ci sei è una dichiarazione d’amore verso se stessi, la consapevolezza che per imparare a guardarsi allo specchio, bisogna prima amare se stessi e distaccarsi dall’immagine di qualcuno che non ci rappresenta. Raccontaci come è nato questo brano.

È un brano nato di getto. L’ho immaginato , l’ho scritto e ho pensato mentalmente alla musica mentre appuntavo il testo sul cellulare. Non ho mai composto una canzone in questo modo. Poi l’ho fatta sentire al mio “collega” ( neanche sapevo che note dovessi suonare…)  e così , improvvisamente era già come sarebbe stata. Un piccolo miracolo, a volte succede. 

Avete in previsione di svelare la vostra identità o rimarrete nascosti ancora per un po’?

Inizialmente abbiamo pensato fosse la scelta migliore. In realtà un volto (o più di uno), lo scoprite guardando il video di animazione che inizia a svelare l’iconografia di Acquari. Il concetto è proprio quello della “factory” , dove sperimentare collaborazioni con altri artisti che di volta in volta, potrebbero unirsi all’entità Acquari e fondersi con essa per creare nuove suggestioni. Per citare alcuni esempi mi vengono in mente Nouvelle Vogue e i Gorillaz. 

Plastica, il singolo d’esordio, è una storia di pigrizia, rimanere intrappolati in un mondo fittizio pur di non affrontare la vita fuori. Ti sei mai sentito così?

Si moltissime volte,  direi che il brano è molto autobiografico. Il paradosso è che a volte ci sentiamo bloccati, ma siamo solo noi stessi a metterci le catene ai piedi. Altra cosa assurda è che Plastica (non volendo)  è uscita appena prima del lockdown che ci ha forse incatenati tutti ulteriormente alle nostre paure. 

Cosa fa Acquari quando non scrive canzoni?

Sono un papà a tempo pieno! 

Corro , corro tutto il tempo avanti e indietro per la mia città, faccio cose, vedo gente… insomma faccio l’artista e ne sono felicissimo. Più di questo non posso dirti per ora, forse qualche orecchio più attento potrebbe aver riconosciuto la mia voce…

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Pop

Clairedemilune

Chiara Sella ha quella delicatezza che riesce a stregarti ancora prima di iniziare a proferir parola. Con estrema dolcezza si è palesata ai fruitori musicali, in questo immenso e dispersivo calderone di brani che quasi fa implodere i nostri dispositivi. Una musicista che, grazie all’illuminante incontro con Matteo Gabbianelli aka Kutso , inizia a rendere concrete quelle parole ancora rinchiuse nei polpastrelli.

Il suo secondo singolo si intitola “Finchè non finirà” e nasce quasi in maniera automatica, sospinto dalla quarantena forzata che tre quarti del pianeta ha dovuto vivere. Con la produzione affidata a Matteo Gabbianelli presso la Kutso Noise Home per Aloha Dischi distribuito da Artist First , abbiamo la possibilità di scoprire tutte le peculiarità di una giovane artista, appena sbocciata, che come un fiume in piena, ci inebria della sua bellezza e dalla sua genuinità. Ma lasciamo a Chiara lo spazio per parlarci del suo progetto, gli abbiamo chiesto di svelarci qualche gossip!

Video Intervista Clairedemilune

A cura di
Daniele Bomboi

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Pop

Come fanno le onde?

Così un giorno, il tempo ci spiegherà che non esiste addio per due persone che amano come noi

Scrollarsi di dosso certi rapporti, in alcuni casi, sembra davvero impossibile. “Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano” diceva un saggio tempo fa. Non necessariamente ritornano ma quello che non è chiaro, è il percorso che la scia dei sentimenti effettua, quando da un determinato cuore ne raggiunge un altro, anche se lontanissimo.

E’ così che le giornate sono parzialmente influenzate da spezzoni, più o meno vividi, di momenti che, comunque sia andata, non ti scorderai mai. Quei frangenti che hanno caratterizzato e caratterizzano il tuo essere per forza di cose. Perché è di materia cruda, pulsante e viva che siamo fatti. Durevoli, il più delle volte, ma tanto cagionevoli.

Dal 3 Luglio 2020 è disponibile su tutti i Digital Stores “Come fanno le onde” di Svegliaginevra distribuito da Artist First per La Clinica Dischi . Onestamente un fulmine a ciel sereno il suo ingresso nell’etichetta ligure poichè, in pochi mesi, si è conquistata la stima di tantissimi ascoltatori e anche degli addetti ai lavori. Io ci credo ancora quando dico che la semplicità nella musica funziona. Non è necessario costruirsi chissà quale costume, scendendo a compromessi con la propria anima.

Per carità, non posso mettere in discussione il fatto che, crearsi un personaggio, storicamente, abbia fatto guadagnare molti, ma che dire : degustibus. Mi piace la sua immagine reale, una brava ragazza, la coinquilina sempre gentile ed educata che non ti chiude mai la porta in faccia se hai bisogno di sfogarti, dandoti udienza anche in piena notte per quattro chiacchiere.

Con il passare del tempo emerge il contrasto nascosto, sempre meno, tra una Ginevra dai lineamenti cosi delicati e una grazia notevole nel parlare e nelle movenze e che, allo stesso tempo, dimostra di avere dentro una sorta di piccolo omino dispettoso, con un bel caratterino senza peli sulla lingua

Con il suo progetto artistico @svegliaginevra è alla terza pubblicazione. Il ritmo del brano è aumentato, forse per colpire i nostri cuori con una freccia fatta di caramelle 🍬 ( non sempre dolci ), e farci passare un estate meno in pensiero per virus insistenti. 

È molto importante riuscire a mantenere un livello alto quando si è appena iniziato un percorso musicale. Sembrerò ripetitivo ma Ginevra è in grado anche di farmi muovere il bacino, tutto il resto diventa superfluo.

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Pop

Hygge – Rimini

Dal 19 Giugno è tornato a far parlare di se, segnando in rovesciata.

Francesco Pastore ha incontrato per noi, il fuoriclasse ’99 per alcune domande sul nuovo singolo “Rimini” fuori per @grifodischi prodotto da @itristi

Antonio, un giovanissimo artista di Potenza che si fa chiamare Hygge, sembra avere un’ossessione per la scrittura, contribuendo anche in produzioni altrui, oltre a realizzare dei brani freschi ed irriverenti, con uno spunto nostalgico che non fa mai male.

Il tuo nome d’arte significa “divertimento” in danese. In realtà è una sorta ti visione del mondo per il popolo scandinavo che tende alla felicità. E’ così anche per te? E’ la musica a renderti felice?

La musica mi rende molto felice. E’ una passione molto forte. Hygge è un nome che mi rappresenta e, per quanto volessi un nome magari più facile da memorizzare quando è iniziato il progetto, non sono riuscito a farne a meno.

Da Potenza a Bologna. Un bel cambiamento. In cosa ti senti potentino e in cosa ti senti bolognese?

Io mi sento in tutto e per tutto potentino, alla fine bologna mi sta dando una visione più a 360° del mondo che mi circonda. Ovviamente mi dà la maturità del vivere da solo ma dentro di me la provincia non va via: mi caratterizza e non si cancella anche se decidi di metterla da parte. Mi rende felice sapere che nel mio cuore si conserva sempre un piccolo pezzo della mia città.

Rimini, il tuo nuovo singolo, parla di una storia d’amore agrodolce tra le spiagge dell’Adriatico. È un binomio sempre vincente? Quale è la canzone d’amore estiva per eccellenza per te?

Volevo fare un pezzo su Jerry Calà e Mara Venier inizialmente, poi ho virato verso qualcosa di più generale. Mi piace il risultato perchè è una traccia spensierata e soprattutto perché ci sono le chitarre che la moda sta tanto escludendo ultimamente. La mia canzone estiva è Luglio di Riccardo Del Turco.

Perdersi per poi ritrovarsi nelle lunghe notti estive. È un po’ una metafora di storie d’amore a basso prezzo. Tutti latin lovers, tutte femme fatale. Ma è davvero così?

Io una storia estiva non l’ho mai vissuta, volevo utilizzare la metafora dei preservativi per identificare gli amori abbandonati: quella parte del pezzo la trovo molto simpatica.

Il calcio come metafora di una storia d’amore. Nasci portiere o attaccante? Li calci i rigori?

Nasco portiere ma se serve i rigori li calcio con il cucchiaio.

Potessi scegliere un film su cui incollare Rimini come colonna sonora, quale sarebbe?

Rimini Rimini, senza pensarci neanche!

Cosa ti aspetti da questa estate post-Covid per i lavoratori della musica? Cosa proponi?

Spero di ricominciare gradualmente a suonare: non so i meccanismi che si nascondono dietro i grandi eventi e nel mio piccolo la macchina organizzativa è poco complessa e cerchiamo di cavarcela. Vedremo come andrà, era già difficile prima suonare senza booking e lo è ora: purtroppo funziona così.Consigliaci un disco e un libro.

Consigliaci un disco e un libro.

Come disco consiglio “Un sabato italiano” di Sergio Caputo. Il libro è “Oceano Mare” di A. Baricco.