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Il funerale di Laurino

Funerale è il nuovo singolo di LAURINO, pubblicato il 29 maggio da Xo La Factory e disponibile su tutte le piattaforme digitali. Funerale è il terzo singolo del cantautore dopo Volume, brano che ha segnato l’inizio di un nuovo percorso artistico e Buddha. Continua il viaggio introspettivo e sonoro del cantautore LAURINO, il suo terzo singolo evidenzia una scrittura più matura sia dal punto di vista tematico che stilistico e ha un titolo evocativo: FUNERALE

Il funerale come occasione di analisi, espediente narrativo che consente a LAURINO di indagare il rapporto con il padre. Quello che fa Laurino è un duplice viaggio: il viaggio di chi se n’è andato e il viaggio di chi è rimasto. In quei momenti di commiato silenzioso, chi rimane è spinto a mettere in prospettiva la propria esistenza. L’intervista della nostra redazione!

Cosa vuol dire “fare pop” per te?

In realtà nulla, faccio canzoni. Poi se dal cappello viene fuori qualcosa che entra, per virtù o per caso fortuito, in un immaginario collettivo ecco che lì la canzone è diventata pop. Chiaro che non faccio cose alla Aphex Twin, ci sono più possibilità di un riconoscimento popolare, c’è una melodia e c’è un testo, ci sono le strofe e ci sono i ritornelli. 

E invece cosa vuol dire “essere pop”?

Letteralmente “essere popolari” anche se credo che a questa frase venga associata una componente estetica e sonora oggigiorno. Chessò, Mozart nel diciottesimo e nel diciannovesimo secolo era pop ma perché le sue melodie erano popolari, cioè conosciute e apprezzate da molte persone. Poi alla musica si è unita la persona, il divo diciamo. Al giorno d’oggi credo che “essere pop” sia “essere divi”, la cosa non è cambiata più di tanto. Poi c’è chi è divo ed è anche molto bravo e c’è chi è divo e basta. 

Quando hai scritto Funerale era successo qualcosa di particolare nella tua vita o hai semplicemente attinto dal bagaglio emotivo che ti portavi dietro da anni?

Entrambe direi, l’una è stata la conseguenza dell’altra. Sono stato a un funerale della madre di un mio amico e lì si è acceso qualcosa. Lì è scattato un interruttore che mi ha portato a scrivere questo pezzo e a scavare dentro di me. 

Ad un primo ascolto può sembrare che tu abbia subito la perdita fisica di tuo padre, invece il funerale è un espediente narrativo che usi nel testo per descrivere il rapporto conflittuale con questa figura della tua famiglia. Scrivere ti ha aiutato a metabolizzare?

Molto ma derivava anche da una profonda analisi, diciamo che scrivere su carta mi ha aiutato a portare su un piano reale i pensieri che mi fluttuavano dentro. Parlare in maniera completamente disinibita di una cosa che non è esattamente la prima cosa che racconterei di me mi ha aiutato ad esorcizzare molte cose. 

Sul tuo profilo instagram qualche giorno fa hai dichiarato che non ti importa stare dietro ai numeri di spotify o delle playlist, quindi non vivi la musica come una competizione?

Non me ne frega nulla. Anche perché non sento una competizione sana. Vedo numeri su numeri su numeri e io mi rompo i coglioni. Non c’è una ricerca nel provare a fare davvero qualcosa di bello, c’è un forte desiderio di popolarità e anche di mero riscatto sociale in alcuni casi. Io vorrei scrivere canzoni che mi piacciono, già quello per me sarebbe un gran risultato. 

In questa gara a “chi ce l’ha più lungo”, che ruolo ha per te la musica e come ti vedi tra dieci anni?

La musica è un mezzo di evasione dalla frenesia e dal cattivo pensare, una grande lente di ingrandimento che permette di vedere dei macigni come piume (se il trick riesce). Tra dieci anni non riesco proprio a vedermi! 

La top 3 delle canzoni che ti faranno compagnia in questa insolita estate…

Ti direi “Algorythm” di Childish Gambino (l’ultimo disco è pazzesco), “Dragonball Durag” di Thundercat e per le sere più calde e buie “This night has opened my eyes” dei The Smiths. 

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Pop

I ritorni che hanno un senso

Sono talmente bombardato e fondamentalmente sopraffatto da centinaia di produzioni ogni settimana che quando devo ascoltare la musica non so più cosa fare. Rimango bloccato a fissare Spotify per poi mettere play sui primi album di Luca Carboni o la discografia di Lucio Dalla e perchè no, un Lucio Battisti.

E’ per questo che, mi perdoneranno i protagonisti dell’articolo, se mai lo leggeranno, quando ho saputo del ritorno sulle scene degli Zero Assoluto mi sono preoccupato.

Non ero un particolare fan nel passato, quando la loro musica inondava le radio italiane. Ho sempre considerato i brani molto carini ed orecchiabili. Prodotti ben strutturati e perfetti per il Mainstream italiano. Perciò tanto di cappello e grande rispetto per questo duo che quando si è allontanato dalle scene mi ha fatto dire ” Perchè loro smettono e certa roba di bassa qualità rimane in circolazione?”

Per tornare a bomba, mi ero preoccupato perché d’estate, sempre di più in questi ultimi anni, se non fai una canzone dove ci metti un posto paradisiaco, il nome di un cocktail e non ci associ un balletto ammiccante, non sei nessuno. La paura che un ritorno sulle scene avrebbe preso quelle sembianze era sempre più forte dentro di me. Perciò ho chiuso gli occhi e messo play, senza dare, erroneamente, la giusta importanza alla presenza di Gazzelle nel brano ( Li avevo già visti ultimamente insieme in un video molto carino di Instagram quindi nulla di strano ) .

Artwork

Mio immenso gaudio. Niente tormentoni estivi. Niente macarena. Niente di tutto quello che mi spaventa. Al contrario, un brano riflessivo, un testo per nulla pesante, la parte melodica aderente al Pop, quello di qualità. L’apporto di Gazzelle all’inciso, monumentale ( a mio parere ) . Perciò sarete d’accordo con me che ci voleva proprio questo ritorno? D’altronde miriadi di giovani, chiusi nel proprio home studio, tentano di proporre l’indiepop che, diciamocelo, è sempre stato roba degli Zero Assoluto.

Vorrei che tutti voi che state leggendo, non importa quanto pensiate che la vostra musica sia la migliore di tutte, prestiate attenzione a questo brano “Fuori Noi”, perché realizzare musica di qualità significa sbattersi, fare tentativi, raggiungere un successo, subire la delusione del silenzio radiofonico, riemergere, proporsi e riproporsi, sempre seguendo una sola strada che funziona : mantenere l’identità, senza provare a fotocopiare.

a cura di
Daniele Bomboi

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Pop

Gli Acquari

Dal 26 Giugno, su tutte le piattaforme digitali, per Maionese Project di Matilde Dischi, è fuori “Tu non ci sei” , il nuovo singolo degli Acquari. Un brano fresco che si presta bene all’arrivo dell’estate con un ostinato beat dance-pop.

Un brano che parla di quella sensazione che ti assale quando ti svegli la mattina catapultato in una vita che non riconosci più. Non riconosci più nemmeno chi ti sta accanto.  La quotidianità, la vanità, le ambizioni, le illusioni in cui ti eri crogiolato, ti hanno fatto perdere totalmente di vista l’obiettivo principale e sei ormai un altro anche tu. 

Inutile rifugiarsi in facili evasioni, torni sempre a guardarti allo specchio… ma chi sei davvero adesso

Acquari

“Tu non ci sei come vorrei, tu non ci sei come vorrei”

Acquari non è un artista musicale come tutti gli altri. In realtà non è neanche un artista solo. In realtà nessuno sa chi è, cos’è o cosa sono Acquari. Quel che è certo è che si tratta di un progetto straordinario, vero e sincero. Un progetto fresco e nuovo che vede la luce grazie all’unione di un produttore e di un artista entrambi nati sotto il segno dell’acquario e soprattutto nati per fare musica.

L’obiettivo di Acquari è dare alla musica un linguaggio estremamente facile, che possa essere capito da chiunque, che possa emozionare il mond! Loro ci mettono la voce, voi dategli un volto seguendo le emozioni della loro musica. Dopo il primo singolo Plastica, ritorna con Tu non ci sei, un nuovo brano dalla freschezza pop.

La nostra redazione ha intervistato uno dei componenti di questo progetto che per ora rimane segreto…

Nati sotto il segno dell’Acquario, chi c’è dietro questo progetto?

L’idea è nata da me che sono un cantautore con un pò di trascorsi e tanta ”gavetta” alle spalle, poi l’ho proposta ad un mio caro amico e produttore anche lui con molta esperienza. Ci siamo entusiasmati subito al progetto e siamo partiti con grande passione e divertimento. Entrambi siamo del segno dell’Acquario, nati il 6 Febbraio come Bob Marley, Axl Rose, Vasco Rossi , Ugo Foscolo … 🙂

Tu non ci sei è una dichiarazione d’amore verso se stessi, la consapevolezza che per imparare a guardarsi allo specchio, bisogna prima amare se stessi e distaccarsi dall’immagine di qualcuno che non ci rappresenta. Raccontaci come è nato questo brano.

È un brano nato di getto. L’ho immaginato , l’ho scritto e ho pensato mentalmente alla musica mentre appuntavo il testo sul cellulare. Non ho mai composto una canzone in questo modo. Poi l’ho fatta sentire al mio “collega” ( neanche sapevo che note dovessi suonare…)  e così , improvvisamente era già come sarebbe stata. Un piccolo miracolo, a volte succede. 

Avete in previsione di svelare la vostra identità o rimarrete nascosti ancora per un po’?

Inizialmente abbiamo pensato fosse la scelta migliore. In realtà un volto (o più di uno), lo scoprite guardando il video di animazione che inizia a svelare l’iconografia di Acquari. Il concetto è proprio quello della “factory” , dove sperimentare collaborazioni con altri artisti che di volta in volta, potrebbero unirsi all’entità Acquari e fondersi con essa per creare nuove suggestioni. Per citare alcuni esempi mi vengono in mente Nouvelle Vogue e i Gorillaz. 

Plastica, il singolo d’esordio, è una storia di pigrizia, rimanere intrappolati in un mondo fittizio pur di non affrontare la vita fuori. Ti sei mai sentito così?

Si moltissime volte,  direi che il brano è molto autobiografico. Il paradosso è che a volte ci sentiamo bloccati, ma siamo solo noi stessi a metterci le catene ai piedi. Altra cosa assurda è che Plastica (non volendo)  è uscita appena prima del lockdown che ci ha forse incatenati tutti ulteriormente alle nostre paure. 

Cosa fa Acquari quando non scrive canzoni?

Sono un papà a tempo pieno! 

Corro , corro tutto il tempo avanti e indietro per la mia città, faccio cose, vedo gente… insomma faccio l’artista e ne sono felicissimo. Più di questo non posso dirti per ora, forse qualche orecchio più attento potrebbe aver riconosciuto la mia voce…