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Indie Pop

Tra i flutti con Maelstrom

Maelstrom ci piace, l’abbiamo detto sin dal primo giorno in cui la sua musica è entrata qui, in redazione da noi: c’è qualcosa, nella proposta del cantautore calabrese (ma da anni di stanza in Piemonte) che ci fa dire che un futuro ancora possa esistere per la canzone d’autore; se in “Coralli”, il suo singolo precedente, il suo amore per il cantautorato italiano veniva reso esplicito attraverso una scrittura che evocava i grandi del passato, qui in “Bassa Marea” il groove ammicca certamente di più alla Gen Z ma nella scelta delle parole il riferimento rimane un certo tipo di “poetica” ben precisa.

Il brano parte con calma, mettendo subito in primo piano il groove di una produzione che cresce e si dilata, fino ad arrivare all’esplosione di un ritornello che mette voglia di “rivoluzione”: dentro, c’è tutta la voglia di ripartenza di chi, in questi anni, pare aver perso il coraggio e la forza di buttarsi nei flutti del presente, per attraversare la spazio che separa “paura” ed “ambizione”. Insomma, la bassa marea di cui canta Maelstrom pare essere metafora di un mondo interiore che ha bisogno di ritrovare le sue sicurezze per non andare a fondo. 

Un brano energico, dal retrogusto estivo senza però adagiarsi in pose mainstream eccessive: certo, lo potreste trovare nei generalissimi cataloghi editoriali di Spoty, ma la verità è che la cifra identitaria del progetto sfugge ai canoni classici del pop, e ci regala una nuova, piccola stella da veder crescere. 

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Indie Pop

I sogni di BERT che danno forma alla realtà

A metà strada tra il cantautorato e il pop, troviamo la nuova canzone di Bert, dal titolo “Sembri magica”, che potete ascoltare su tutte le piattaforme dal 22 ottobre. Il cantante romagnolo ha scelto di affidare la sua musica all’etichetta spezzina Revubs Dischi: è da questo momento in poi che tutta la magia di Bert si trasforma in straordinaria realtà.

Sembri magica” rappresenta per Bert il cambiamento, personale ed emotivo, che si accetta però col sorriso. Non sempre, infatti, siamo abituati a vivere le tramutazioni come delle evoluzioni, spesso perciò tutto questo non può che generare traumi. In “Sembri magica”, infatti, Bert decide di andare a ripescare nel ricordo, nel nascosto, tutto quello che lo aveva fatto soffrire in passato, tramutandolo quindi in musica. Cosa c’è di meglio, no?

Bert sa bene come fare con le parole, ce lo confermano le sue precedenti uscite, otto in totale, che sono state i rami per lui che gli hanno permesso di mettere le ali per poi finalmente spiccare il volo. Con “Sembri magica”, Bert ci incita a non smettere mai di sognare, perché sono proprio quelli a dare forma alla nostra vita; un augurio dunque che anche noi, dopo aver ascoltato il suo ultimo singolo, non possiamo che ripetere anche all’artista, magari chi sa, in visione di un album!

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Pop Rap

Leo Lennox lo ha fatto “Pour moi”

Leo Lennox ha solo una vaga assonanza con l’artista Lennon, perché per tutto il resto, l’artista di casa Revubs Dischi si rifà ad un genere che mette insieme pop, rap e, perché no, anche la dance. A dimostrarlo è il suo nuovo singolo “Pour moi”, fuori dal 14 luglio su tutte le piattaforme e pronto a farci scatenare in pista mentre cerchiamo di non versare lacrime amare per chi non ha saputo apprezzarci così come siamo.

Pour moi” è il canto egoico ma non egoistico, egocentrico ma non narcisitico di Leo Lennox: sì perché come si intuisce già dal titolo, l’artista finalmente sceglie di mettere al centro del suo mondo e della sua musica in primis sé stesso. Dopo anni passati ad assecondare voglie e desideri altrui, ecco che “Pour moi” canta di questa volontà di riscatto prima di tutto verso sé stessi.

Ecco che noi abbiamo voluto scavare a fondo nella questione, ed è per questo che vi lasciamo con la nostra video intervista preparata ad hoc per Leo Lennox!

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Indie

In un mare di ricordi con Nube

Nube, lo abbiamo conosciuto con “come un film di wes”, il suo singolo d’esordio per casa Revubs Dischi e continuiamo il viaggio mistico della sua conoscenza con il nuovo brano “Dejà vu”, fuori dal 9 luglio.

Continua l’attenzione dell’artista per tutto ciò che è immateriale ed etereo, come la musica, il passato, un dejà vu appunto. Per anni la scienza e la psicologia hanno tentato di spiegare un fenomeno tanto verisimile quanto paranormale: una connessione con il nostro io più lontano? Oppure una sorta di back up dei nostri ricordi mentre siamo impegnati a fare altro?

Nube ci dà la sua versione. E anche noi, incuriositi, non potevamo non intervistarlo, per farci spiegare tutti i segreti nascosti dietro la genesi del suo nuovo brano.

Non perdetevi la video intervista qui sotto!

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Indie

Artegiani: “racchiudo le mie emozioni dentro alle canzoni”

Lei 1 Lei 2” è una canzone d’amore e di ripensamenti ed è anche il nuovo singolo di Artegiani, fuori in questo caldo venerdì di luglio.

La prima canzone ad uscire per l’etichetta spezzina Revubs Dischi, un singolo che sicuramente sarà il primo di una lunga serie. Noi ce lo siamo fatti raccontare!

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Ciao Artegiani, benvenuto! Raccontati con tre aggettivi, anzi due, per chi ancora non ti conosce!

Bellissimo e bravissimo (ride ndr). No scherzo, ho appena chiesto ai miei amici e hanno concordato gioviale e ironico.

“Lei 1, lei 2” è il titolo del tuo nuovo singolo uscito il 2 luglio per Revubs Dischi, ti va di raccontarcelo?

Assolutamente, “Lei 1 Lei 2” è un pezzo d’amore e di indecisioni, che ho scritto per mettere un po’ a posto le idee e perché quando le persone mi scoppiano dentro spesso mi viene da mettere quelle emozioni dentro alle canzoni.

Ci sono dei generi o degli artisti ai quali ti sei ispirato maggiormente specialmente negli ultimi mesi?

Molti, in Italia in particolare Motta e Vasco Brondi, fra gli emergenti Davide Petrella, Generic animal e Tommy Dali, mentre in generale alcuni artisti che si muovono fra il pop e l’hip hop in un certo modo ibrido e slegato dai canoni usuali mi attirano molto. Per esempio CarlxFranco, Izi, Tauro boys, ma anche Ginevra, Mara Sattei, Bartolini, Venerus.

Oltre alla musica ci sono delle immagini fotografiche, pittoriche e perché no, filmiche, a cui ti ispiri maggiormente?

Alcune in particolare no, ma ci sono delle fotografie o anche delle copertine di film oltre che pellicole vere e proprie che mi catapultano in mondi che mi scaturiscono emozioni e sensazioni fortissime. Sono ispirazioni grandissime quando accade.

Saluta la redazione di Perindiepoi con un messaggio che vuoi lanciare e a cui tieni molto!

Ciao ragazzi e lettori di Perindiepoi, impariamo a stare bene!

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Indie Pop

Il nuovo singolo de Le Notti Bianche è una canzone che ci piace tanto

Nello scorso venerdì di uscite sono riusciti ad emergere tra i vari ascolti Le Notti Bianche, duo campano che il 30 aprile pubblicano il loro nuovo singolo per Revubs Dischi dal titolo “Una canzone che ti piace tanto”.

Immediatamente siamo catapultati in un film, o almeno questa è la sensazione che abbiamo provato noi quando abbiamo ascoltato per la prima volta il singolo: tanti piccoli elementi descritti nel modo giusto al momento giusto. Quasi come una ripresa minimalista ma selettiva alla Truffaut anche il duo partenopeo riesce a regalare una tale attenzione e cura per i dettagli: un maglione che non sai lavare, gli occhi grigi, la mamma in cucina che canta una canzone anni Ottanta. Il tutto accompagnato da un tappeto sonoro che non crea soltanto uno sfondo, ma intesse il racconto come se fosse progettato per un film.

La sperimentazione musicale de Le Notti Bianche dunque sembra continuare, e singolo dopo singolo, quella di “Una canzone che ti piace tanto” sembra avere tutte le caratteristiche per non passare inosservata. Un brano bedroom pop dalle contaminazioni pop cantautorali sono la combo perfetta per un singolo chill ma allo stesso tempo esplosivo.

Una canzone che ti piace tanto” è la canzone che presuppone una dedica, alla persona a cui vogliamo bene, a nostro fratello o nostro cugino. “Una canzone che ti piace tanto”, e questo Le notti Bianche lo sapevano sin dall’inizio, (perchè sono stati furbi a scegliere il titolo) è proprio quella canzone che se prima ti piace tanto, finisci poi per innamoratene e a cantarla fino allo sfinimento.

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Indie Pop

Zerella: “sono cresciuto con la fissa per Sarabanda e i disonosauri”

Zerella è il nuovo cantautore che si inserisce nel roster di Revubs Dischi e lo fa con la sua nuova “All’una con te” pubblicata il 19 marzo.

All’una con te” è una canzone “crossmediale”, come la definisce l’autore stesso, perché riesce ad unire musica ed immagini grazie a rievocazioni sinestetiche che rianimano i ricordi e le sensazioni che pensavamo aver racchiuso per sempre nella nostra memoria interna.

All’una con te” dunque risveglia in noi la nostra voglia di sentirci legati ad un passato, quasi un bisogno ancestrale di non tagliare le proprie radici per permettere di far prolificare i rami verso le nuvole. I riferimenti a Woody Allen poi alimentano ancora di più un mood cinico e autoironico che forse più caratterizza le giovani generazioni e che a loro modo sono anche i protagonisti delle canzoni di Zerella.

Il cantautorato è dunque la cifra stilistica dell’autore campano che impavidamente muove dai suoni più lisergici come quelli alla Mac De Marco fino ad arrivare ai cantautori della bossa nova.

Tutto questo ed altro ancora è “All’una con te” di Zerella, andatelo a scoprire nell’intervista che ci ha lasciato qui sotto!

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Indie Pop

“Gandhi” è il singolo alla non violenza contro il tempo di Leuca

Leuca è il nuovo arrivato nel roster di Revubs Dischi e noi siamo pronti ad accogliere il suo singolo d’esordio “Gandhi” in uscita il 12 marzo su tutte le piattaforme.

Un nome che cela in sé un periodo vissuto a Londra, che ha saputo donare all’artista non solo il suo nome peculiare, ma anche la vocazione verso una musica multiculturale. I riferimenti musicali sono tra i più disparati, senza però abbandonare del tutto la patina pop che gli conferisce un piglio immediato anche da parte di quel pubblico che si avvicina a lui per la prima volta.

Gandhi” è il titolo con cui Leuca si presenta al mondo dell’indie, “Gandhi” diventa l’emblema della lotta non violenta e quotidiana a tutto quel mondo degli haters e degli influencers che affollano le nostre home, i commenti ai post, ma che seppure virtuali riescono ad avere un impatto sul reale che forse dieci anni fa non avremmo nemmeno immaginato.

Gandhi” è anche il modo per fermare il tempo quando, guardandosi allo specchio, si nota il primo cappello bianco. Anche noi abbiamo provato ad immortalare qualche informazione in più sul brano, chiedendolo direttamente all’artista nell’intervista qui sotto:  

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Indie Pop

Avarello: “il mio disco è la metafora di ciò che provo

Ormai Avarello fa parte dei nostri schermi fin dal suo primo singolo di esordio “Indigestione”, possiamo dire che noi di Perindiepoi, insieme alla sua etichetta Revubs Dischi, lo abbiamo preso un po sotto la nostra ala. Non poteva dunque mancare un’intervista in seguito all’uscita del primo album del nostro autore siciliano, dal titolo “Mentre ballo mi annoio”, un disco in cui Avarello ci mostra i suoi lati deboli senza mai prendersi troppo sul serio.

Ma non perdiamo altro tempo e andiamo diretti con le domande:

Ciao Avarello, il 19 esce il tuo primo disco “Mentre ballo mi annoio” per Revubs Dischi. Come ci si sente ad aver pubblicato un album dopo un percorso musicale nato e cresciuto tutto in un periodo di pandemia?

Ciao ragazzi, ma non ne ho idea, non saprei fare neanche il paragone, non ho avuto la fortuna di far uscire qualcosa in un periodo normale, quindi non riconosco nessuna sensazione che possa essere collegata alla situazione attuale. Forse l’unica differenza è non poter suonare dal vivo. Per il resto sono emozionato, entro in para e come qualsiasi altro sto là a pensare “chissa che pensa di sto disco la gente che l’ascolta”

È paradossale pensare che tutti hanno voglia di ballare e divertirsi, come mai te invece ti annoi anche quando ci si può distrarre in qualche modo?

Beh, diciamo è una metafora, anche a me capitano le serate dove mi diverto un sacco a ballare, mi scateno proprio, posso dirvi anche di essere abbastanza bravo. Ma c’è da ammettere che nel periodo di gestazione delle “Le cento cose” brano da cui prendo il titolo dell’album, mi capitava spesso di fare serata e non riuscire a distrarmi dai turbamenti e quindi sì, in un certo senso mi annoiavo non vedevo l’ora di tornare a casa.

Quali sono state le tue ispirazioni maggiori per la stesura di questo disco?

Di certo mi ha ispirato l’ambiente che frequentavo, aldilà degli ascolti, molte sono nate da conversazioni avute con amici, coinquilini e altra gente conosciuta su qualche scalino davanti a una birra.

“Le cento cose” credo sia il brano focale dell’album, in cui ci sono descritte tutte e cento le cose che immagino vorresti realizzare, i buoni propositi da seguire…c’è effettivamente qualcosa che sai di per certo che farai non appena sarà possibile?

A fine anno, molti hanno l’abitudine di scrivere una lista di buoni propositi. È una cosa che non ho mai fatto, un’usanza mai presa sul serio, ma alla fine per gioco ho provato a fare una lista di buoni propositi inverosimili, anche io. Ma una cosa che vorrei fare appena ci sarà occasione è quel lancio in paracadute!

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Indie Pop

Una risacca di domande per Riviere

Riviere, e già senti la risacca, la salsedine che si incolla alla pelle e l’ultimo ombrellone colorato che si chiude per dar spazio all’autunno.

Non mi chiedete perché, ma appena ho ascoltato il primo singolo di Riviere per Revubs Dischi non ho pensato alla costa adriatica e alla celeberrima riviera romagnola, ma a qualcosa di più impervio e difficile, complesso; il mare, sì, ma quello che tortura e scuota per smuovere maree, che si infrange contro la nuda roccia di spelonche avide di ossigeno, mentre dalla somma di promontori lontani un ulivo selvatico si protende verso il precipizio del salto nel vuoto, a strapiombo sugli abissi che sovrasta.

“Quando parlano di te” è questo: un continuo sciabordio di domande e dubbi sul tutto che culla l’ascoltatore portando al largo e avvisandolo che, se non fa attenzione, quegli stessi interrogativi diverranno naufragi.

 
 
 
 
 
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Poi, leggendo il materiale stampa, ho capito che Edoardo (vero nome di Riviere), per quanto milanese di nascita è cresciuto e vive in Liguria; tutto si è fatto più chiaro, a partire da quell’immagine tempestosa e romantica che il suo nickname artistico aveva saputo evocare.

Per andare più a fondo con i nostri, di dubbi, abbiamo fatto qualche domanda all’artista: le sue risposte, seguono qui.

Ciao Riviere, presentati ai nostri lettori con tre aggettivi che ti rappresentano e uno che proprio non ti appartiene. 

Ciao! Parto con “paziente”, “entusiasta” e “determinato”. Un aggettivo che non mi appartiene sono sicuro che sia “egoista”.

La prima cosa a cui fai caso quando ascolti un brano e lo strumento che ritieni indispensabile nella musica pop di oggi. 

Nel pop di oggi sicuramente ritengo indispensabile la coerenza dell’intero arrangiamento. “Coerenza” in Musica è davvero un parolone, tutti i linguaggi possono essere usati a proprio piacimento e mai come da pochi anni a questa parte sento che ogni brano che esce ha mille e mille influenze diverse: la coerenza che un produttore artistico deve avere sta nel conoscere bene la materia che sta maneggiando, mettendosi al servizio dello “scheletro” del brano (piano e voce o chitarra e voce, per intenderci) trovandogli una veste nuova e organizzandoci intorno quella che è la sua idea. È diventato un lavoro difficile e prezioso. Seppure noi artisti abbiamo ormai tutti gli strumenti per avvicinarci al risultato finale, c’è chi nasce per fare il lavoro del produttore e, se si crea un rapporto di rispetto reciproco, possono nascere sodalizi destinati a durare nel tempo.

“Quando parlano di te” è un brano dal sapore esistenziale che alla fine, però, sembra voler dire che “solo d’amore si può cantare”, come direbbe Brunori. Cosa significa, per te, essere cantautore? E qual è il tuo rapporto con la scrittura?

Dario è un esempio ed è sempre utile citarlo. Ho imparato tuttavia che si possono cantare molte altre cose oltre all’amore “italiano” a cui siamo abituati, plasmo dunque la frase di Brunori a mio piacimento e dico questo: “solo d’amore si può cantare” perché l’amore non è altro che uno dei mille aspetti, sempre presenti, di ogni cosa che viviamo. Si può cantare d’amore nello specifico, di una storia finita come in “Quando parlano di te” ma per esempio Guccini, in “Canzone per un’amica”, canta un amore diverso, quello per la vita. Il grande Lucio Dalla nella sua “Henna” ci dice “Io credo che l’amore, è l’amore che ci salverà”. Penso sia questo il significato di essere un cantautore, cantare l’amore in ogni sua manifestazione.

Regalaci un’opinione impopolare che accenda un dibattito tra i lettori di Perindiepoi. 

Vi regalo un’opinione cinefila, forse nemmeno troppo impopolare: il film “Whiplash” propone una narrazione assurdamente tossica ed esageratamente stereotipata dello studio e dell’impegno musicale. A visione finita non avevo parole per descrivere l’imbarazzo per terzi provato per Chazelle. Un film davvero davvero non richiesto.

Tre artisti emergenti che hai scoperto ultimamente e che ci consigli di ascoltare. 

Consiglio sicuramente Avarello e MURDACA, anche loro della famiglia di Revubs Dischi! Mi sono piaciute molto, rispettivamente, “Preferirei rallentare” e “Identikit”. Ho scoperto recentemente anche Vespro, del quale consiglio “Agave”.