Categorie
Pop

Forse dovremmo parlare…

In occasione dell’ultimo singolo di Manuel Finotti, uscito il 29 Maggio 2020 per Universal Music Italia, “Forse Dovremmo Parlare“, Francesco Pastore ha fatto qualche domanda al giovane cantautore di Roma che sembra possedere, nascosta nella penna, una poetica d’altri tempi, che trasuda veridicità, qualità più che mai rara negli ultimi tempi.

E’ al suo secondo singolo di un anno molto prolifico che, oltre al sodalizio con Giordana Angi, la quale ha conquistato due dischi d’oro anche grazie alla collaborazione di Manuel, lo ha visto partecipare al Festival di Sanremo con il brano “Come mia madre“.

Ciao Manuel! Il tuo nuovo singolo è un inno alla forza delle parole. Siamo una generazione che ha paura di parlarsi e di raccontare i propri sentimenti in maniera sincera? 

È proprio questo il problema, ci sentiamo perennemente difesi da una “tastiera” al punto che perdiamo il contatto con le cose reali e che realmente possono cambiarci la vita. Il brano racconta esattamente questa sensazione che nella maggior parte dei casi non ci aiuta ad essere sinceri per paura di sbagliare.

Un amore, un volto capace di monopolizzare ogni nostro discorso. È una canzone autobiografica? Non ti spaventa mostrarti così vulnerabile? 

Assolutamente sì, la canzone racconta la mia storia e credo che raccontarsi nelle canzoni sia l’unico modo per un cantautore di difendere le proprie emozioni. 

Il potere delle parole è stato fondamentale anche alla luce del recente lockdown. Cosa hanno significato per te questi mesi?

Sono stati dei mesi di importante riflessione sulle cose realmente essenziali della vita, ci hanno obbligato a restare a casa è come se avessimo tutti noi fatto i conti con la nostra vita, nel bene e nel male. 

Imparare dai bambini, dal loro modo innocente di raccontare, senza sovrastrutture. Che bambino sei stato?

Un bambino completamente fuori di testa per fortuna poi la scuola e le amicizie con il tempo mi hanno aiutato a migliorare cercando di sistemare questo bug.

Dovesse essere la colonna sonora di un film, dove ti piacerebbe fosse inserita?

In una scena dove i protagonisti non riescono a dirsi la verità per paura delle conseguenze, intanto fuori dalla finestra c’è un temporale importante che rende il tutto più malinconico.

Il rapporto con il live. Le tue linee narrative sembrano perfette per serate intime con un pubblico capace di emozionarsi. Quali sono i tuoi progetti a riguardo?

Mi piacerebbe moltissimo portare dal vivo questo format che hai descritto, è esattamente quello che spero di creare un giorno quando sarà possibile di nuovo tornare alla normalità. 

È in programma l’uscita di un EP, di un lavoro più organico?

Stiamo lavorando moltissimo sui singoli per creare una strada precisa con la speranza di radunarli in un disco in un futuro prossimo.

Consigliaci un disco ed un libro. 

D’io di Dargen D’amico e 1984 di Orwell