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Indie Pop

Ttom: “se occhio non vede, il cuore sa”

Ritornato dalla Scozia, ecco che Ttom ritorna in pista e in rotazione con un nuovo singolo, stavolta per l’etichetta Revubs Dischi: “Prendimi la mano” è il canto introspettivo di un autore che riscrive in chiave moderna ed elettropop quelli che sono i sentimenti che hanno da sempre accomunato tutta l’umanità.

Il testo gira intorno al detto “occhio non vede, cuore non duole“, chi non lo conosce?

Magari c’è chi lo conosce ancora meglio perché proprio questo modo di dire è diventano più o meno vero solo dopo essere stato davvero sperimentato sulla propria pelle, sul proprio cuore. Ttom conosce a memoria la sensazione che si prova a fingere di non sapere, anche quando non è l’occhio a vedere, e così ha deciso di dedicare proprio a questa emozione un’intera canzone.

Con lui poi abbiamo parlato anche della sua musica, ovviamente. E in modo particolare di quali siano gli artisti che gli sono stati vicini nei momenti più creativi e anche in quelli più spenti.

Insomma, lasciamo che sia Ttom a poter dare risposta a quelle che sono state le domande lasciate aperte dalla redazione, buona visione!

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Pop

Lena A. si svela in una nuova intervista

Lena A. cantautrice e musicista partenopea ci ha incantato con la sua voce sin da “Adesso c’era” e continua ancora con il suo ultimo singolo “Pineta” entrambi editi per Uma Records.

Dai due singoli si sente non solo con le orecchie, ma anche a pelle, l’amore che l’artista riserva alla musica e al canto: si percepisce all’istante la devozione e per questo la cura che Lena A. dedica alla scrittura delle sue canzoni. Di base pop ma con estroflessioni più ricercate come quelle verso l’elettronica, Lena A. ha scelto al suo fianco una squadra che in una collaborazione sinergica riesce ad essere fantasticamente esplosiva: stiamo parlando della produzione di Giovanni Carnazza e del contrabbasso di Marco Limbo.

Dopo l’amore impossibile ambientato in un luogo tanto affascinante quanto tenebroso come quello di una pineta, abbiamo chiesto a Lena A. di togliere la maschera di cera, come quella che immaginiamo ognuno sia costretto ad indossare quotidianamente, per svelarci tutte le informazioni che non conoscevamo riguardo alle sue canzoni e alla loro creazione.

Vi lasciamo dunque con una video intervista alla nostra artista, buona visione!

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Indie Pop

La tempesta di “Asteroidi” di Leo Caleo

Leo Caleo non è l’ennesimo pasto che passa al convento, anzi.

Il cantautore toscano si era già fatto conoscere dai più curiosi con un disco d’esordio, ormai un anno fa, che aveva messo in luce le idee blues di una penna ispirata, sebbene lontana dalla forma luminosa raggiunta con “Asteroidi”, l’ultima fatica di Caleo nel segno di una rinascita musicale ed estetica che sembra destinata a lasciare un segno evidente, aprendo una strada sterrata e imprevedibile diretta a colpire nel centro, con gentilezza e gusto, il cuore del nuovo pop.

“Asteroidi”, in effetti, non è una semplice canzone d’amore. Il sentimento, qui, si rarefà nel disegno cosmologico di un nuovo Big Bang emotivo, lasciando esplodere il filo del discorso in una frammentazione di pulviscoli immaginifici, nella tempesta serrata di metafore e simboli utili ad accompagnare le nuove speculazioni musicali di Caleo: nella texture stilistica di “Asteroidi” – figlia dell’incontro virtuoso tra cantautorato nostrano ed estero -, Caleo nasconde in piena vista l’estro funambolico dell’esteta, lasciando respirare il brano attraverso una riuscita gestione delle tensioni narrative e musicali che trova nella coda finale l’akmé della propria potenza poetica; i toni si schiariscono, la nebbia sospesa che avvolge il missaggio delle strofe si dirada per dar spazio alla luminosità potente di un nuovo inizio. Il nuovo mondo disegnato da Caleo prende vita proprio alla conclusione del brano, lasciando nell’ascoltatore la feroce e affamata urgenza di nuove esplorazioni musicali che possano dar respiro alla continuità del discorso inaugurato dal nuovo esordio, presto.

Con “Asteroidi”, Caleo si erge al ruolo demiurgico del creatore, restituendo al pubblico la sensazione di trovarsi di fronte ad un universo – finalmente – nuovo; un “idioverso“, per dirla in quel modo tecnico tanto caro all’antropologia, che riflette nell’universalità del suo irriducibile nucleo di autenticità la radice della propria umanità: il privato che si fa pubblico, il personale che appartiene ad ognuno, universalmente condivisibile.

Un po’ come sembra raccontare lo stesso Caleo attraverso le immagini del suo nuovo videoclip – uscito oggi -, film di una rinascita quasi ancestrale raccontata dalla regia esperta di Francesco Quadrelli (nome a noi già conosciuto e deus ex machina nascosto dietro le collaborazioni con diversi artisti della scena).

Per andare fino in fondo alla questione, abbiamo fatto qualche domanda a Leo Caleo: