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La Scelta

Quattro chiacchiere con La Scelta in occasione dell‘uscita del nuovo singolo “Ballad 2020”.  Una traccia che nasce nello stagno dei nostri tempi, allargando lo sguardo su progetti difficili e sul “crescere” senza indugiare su facili cliché. Sullo sfondo, la capacità di amare, collante universale e bussola senza alfabeti speciali. 

La scelta. Un nome impegnativo per una band, un tatuaggio difficile da cambiare. Molti artisti vogliono planare su diversi territori, voi scegliete di definirvi già dall’incipit. Cosa c’è dietro questa scelta?

La Scelta di voler formare una band, lasciare l’università, i vari lavoretti stagionali, dedicarsi completamente alla musica, fare nottate in studio, sentirsi pezzi di un’unica entità.

“Ballad 2020” è uno di quei brani che racconta le imperfezioni, le incertezze della nostra generazione. Eppure tutti, in maniera ciclica, hanno criticato i propri coetanei e la società che li ospita. In cosa noi siamo diversi? Da dove nasce questo buco nero? 

Nella generazione Internet-Social regna l’individualismo e l’apparenza. Valori e rapporti interpersonali alterati, si parla troppo e non si ascolta più.

Ma non tutto può essere negativo. In cosa siamo migliori rispetto ai nostri genitori? Di cosa dovremmo dire grazie?

Sicuramente siamo più informati ed emancipati. Negli anni ‘60-‘70 c’erano meno mezzi e forse più voglia di scoperta…per tanti aspetti invece raccogliamo noi i frutti delle loro battaglie sociali. 

L’amore come cerotto per le ferite peggiori. Ha ancora senso mostrarsi fragili in un’epoca egocentrica come la nostra? Non è meglio essere (o mostrarsi) tutti latin lover o femme fatale?

La fragilità è sintomo di sensibilità. L’amore è tutto questo.Personalmente non riuscirei ad immaginarlo un mondo senza Amore.

È davvero possibile vivere improvvisando? È un atto di coraggio o solo un cliché?

Non è un atto di coraggio, ma bisogna esser bravi a farlo. È un’arte anche quella dell’improvvisazione. 

L’industria musicale attraversa un periodo difficile, pre e post Covid. Qual è il vostro giudizio disincantato sul destino dei lavoratori della musica? Cosa proponete? 

Non possiamo pensare che qualcuno consideri “superflue” quelle professioni dedite all’arte e all’intrattenimento. Abbiamo sentito cose allucinanti durante questo periodo, commenti di persone che addirittura invitavano gli artisti a cambiare mestiere, anzi a “trovarsi un mestiere”. Dovremmo imparare ad essere più empatici;  qui non esiste una scala di priorità, qui si tratta di persone, ognuna con le sue storie, le sue esigenze, il suo futuro. 

Progetti futuri? 

Nuovi singoli e videoclip in uscita, abbiamo altri inediti pronti, ma non li pubblicheremo per ora in un unico disco.

Consigliateci un disco ed un libro. 

THE DARK SIDE OF THE MOON – Pink Floyd 

Un disco visionario, unico.

ARCODAMORE – Andrea De CarloÈ un romanzo di uno dei miei scrittori italiani preferiti, una storia di amore e musica, vita e filosofia.

a cura di
Francesco Pastore

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Pop

Il funerale di Laurino

Funerale è il nuovo singolo di LAURINO, pubblicato il 29 maggio da Xo La Factory e disponibile su tutte le piattaforme digitali. Funerale è il terzo singolo del cantautore dopo Volume, brano che ha segnato l’inizio di un nuovo percorso artistico e Buddha. Continua il viaggio introspettivo e sonoro del cantautore LAURINO, il suo terzo singolo evidenzia una scrittura più matura sia dal punto di vista tematico che stilistico e ha un titolo evocativo: FUNERALE

Il funerale come occasione di analisi, espediente narrativo che consente a LAURINO di indagare il rapporto con il padre. Quello che fa Laurino è un duplice viaggio: il viaggio di chi se n’è andato e il viaggio di chi è rimasto. In quei momenti di commiato silenzioso, chi rimane è spinto a mettere in prospettiva la propria esistenza. L’intervista della nostra redazione!

Cosa vuol dire “fare pop” per te?

In realtà nulla, faccio canzoni. Poi se dal cappello viene fuori qualcosa che entra, per virtù o per caso fortuito, in un immaginario collettivo ecco che lì la canzone è diventata pop. Chiaro che non faccio cose alla Aphex Twin, ci sono più possibilità di un riconoscimento popolare, c’è una melodia e c’è un testo, ci sono le strofe e ci sono i ritornelli. 

E invece cosa vuol dire “essere pop”?

Letteralmente “essere popolari” anche se credo che a questa frase venga associata una componente estetica e sonora oggigiorno. Chessò, Mozart nel diciottesimo e nel diciannovesimo secolo era pop ma perché le sue melodie erano popolari, cioè conosciute e apprezzate da molte persone. Poi alla musica si è unita la persona, il divo diciamo. Al giorno d’oggi credo che “essere pop” sia “essere divi”, la cosa non è cambiata più di tanto. Poi c’è chi è divo ed è anche molto bravo e c’è chi è divo e basta. 

Quando hai scritto Funerale era successo qualcosa di particolare nella tua vita o hai semplicemente attinto dal bagaglio emotivo che ti portavi dietro da anni?

Entrambe direi, l’una è stata la conseguenza dell’altra. Sono stato a un funerale della madre di un mio amico e lì si è acceso qualcosa. Lì è scattato un interruttore che mi ha portato a scrivere questo pezzo e a scavare dentro di me. 

Ad un primo ascolto può sembrare che tu abbia subito la perdita fisica di tuo padre, invece il funerale è un espediente narrativo che usi nel testo per descrivere il rapporto conflittuale con questa figura della tua famiglia. Scrivere ti ha aiutato a metabolizzare?

Molto ma derivava anche da una profonda analisi, diciamo che scrivere su carta mi ha aiutato a portare su un piano reale i pensieri che mi fluttuavano dentro. Parlare in maniera completamente disinibita di una cosa che non è esattamente la prima cosa che racconterei di me mi ha aiutato ad esorcizzare molte cose. 

Sul tuo profilo instagram qualche giorno fa hai dichiarato che non ti importa stare dietro ai numeri di spotify o delle playlist, quindi non vivi la musica come una competizione?

Non me ne frega nulla. Anche perché non sento una competizione sana. Vedo numeri su numeri su numeri e io mi rompo i coglioni. Non c’è una ricerca nel provare a fare davvero qualcosa di bello, c’è un forte desiderio di popolarità e anche di mero riscatto sociale in alcuni casi. Io vorrei scrivere canzoni che mi piacciono, già quello per me sarebbe un gran risultato. 

In questa gara a “chi ce l’ha più lungo”, che ruolo ha per te la musica e come ti vedi tra dieci anni?

La musica è un mezzo di evasione dalla frenesia e dal cattivo pensare, una grande lente di ingrandimento che permette di vedere dei macigni come piume (se il trick riesce). Tra dieci anni non riesco proprio a vedermi! 

La top 3 delle canzoni che ti faranno compagnia in questa insolita estate…

Ti direi “Algorythm” di Childish Gambino (l’ultimo disco è pazzesco), “Dragonball Durag” di Thundercat e per le sere più calde e buie “This night has opened my eyes” dei The Smiths. 

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Pop

I ritorni che hanno un senso

Sono talmente bombardato e fondamentalmente sopraffatto da centinaia di produzioni ogni settimana che quando devo ascoltare la musica non so più cosa fare. Rimango bloccato a fissare Spotify per poi mettere play sui primi album di Luca Carboni o la discografia di Lucio Dalla e perchè no, un Lucio Battisti.

E’ per questo che, mi perdoneranno i protagonisti dell’articolo, se mai lo leggeranno, quando ho saputo del ritorno sulle scene degli Zero Assoluto mi sono preoccupato.

Non ero un particolare fan nel passato, quando la loro musica inondava le radio italiane. Ho sempre considerato i brani molto carini ed orecchiabili. Prodotti ben strutturati e perfetti per il Mainstream italiano. Perciò tanto di cappello e grande rispetto per questo duo che quando si è allontanato dalle scene mi ha fatto dire ” Perchè loro smettono e certa roba di bassa qualità rimane in circolazione?”

Per tornare a bomba, mi ero preoccupato perché d’estate, sempre di più in questi ultimi anni, se non fai una canzone dove ci metti un posto paradisiaco, il nome di un cocktail e non ci associ un balletto ammiccante, non sei nessuno. La paura che un ritorno sulle scene avrebbe preso quelle sembianze era sempre più forte dentro di me. Perciò ho chiuso gli occhi e messo play, senza dare, erroneamente, la giusta importanza alla presenza di Gazzelle nel brano ( Li avevo già visti ultimamente insieme in un video molto carino di Instagram quindi nulla di strano ) .

Artwork

Mio immenso gaudio. Niente tormentoni estivi. Niente macarena. Niente di tutto quello che mi spaventa. Al contrario, un brano riflessivo, un testo per nulla pesante, la parte melodica aderente al Pop, quello di qualità. L’apporto di Gazzelle all’inciso, monumentale ( a mio parere ) . Perciò sarete d’accordo con me che ci voleva proprio questo ritorno? D’altronde miriadi di giovani, chiusi nel proprio home studio, tentano di proporre l’indiepop che, diciamocelo, è sempre stato roba degli Zero Assoluto.

Vorrei che tutti voi che state leggendo, non importa quanto pensiate che la vostra musica sia la migliore di tutte, prestiate attenzione a questo brano “Fuori Noi”, perché realizzare musica di qualità significa sbattersi, fare tentativi, raggiungere un successo, subire la delusione del silenzio radiofonico, riemergere, proporsi e riproporsi, sempre seguendo una sola strada che funziona : mantenere l’identità, senza provare a fotocopiare.

a cura di
Daniele Bomboi