Ci sono dischi che tornano dopo anni per essere riscoperti e altri che tornano semplicemente perché hanno ancora qualcosa da dire. Burro – I Grandi Successi Vol. I Rimasterizzato Meglio appartiene decisamente alla seconda categoria. A sei anni dalla pubblicazione originale, I Vendrame riprendono il loro disco d’esordio e lo riportano nel presente senza cercare di renderlo più ordinato, più serio o più facilmente catalogabile.
La cosa più interessante di Burro è forse il modo in cui utilizza l’ironia. Non viene spiegata, accompagnata o preparata: arriva in faccia, spesso senza preavviso e apparentemente senza nemmeno un motivo. I Vendrame non costruiscono necessariamente la battuta per portarci verso una conclusione, né sembrano interessati a suggerire quale dovrebbe essere la nostra reazione. Mettono davanti all’ascoltatore una frase, un personaggio, un suono o una situazione completamente assurda e poi la lasciano lì.
Ed è proprio in quello spazio che nasce il gioco. Puoi ridere immediatamente, perché l’assurdità ti ha colpito nel modo giusto; oppure puoi rimanere fermo qualche secondo, chiedendoti se hai davvero sentito quello che hai appena sentito. La risata e la perplessità diventano così due reazioni ugualmente legittime e spesso consecutive: prima ridi, poi ti chiedi perché hai riso; oppure non ridi affatto e rimani a domandarti dove fosse il punto. I Vendrame non intervengono per risolvere il dubbio. Non ti spiegano la battuta, non ti accompagnano verso la conclusione e soprattutto non ti dicono che devi ridere.
È una forma di comicità che funziona proprio perché rinuncia al bisogno di essere immediatamente decifrabile. Il grottesco diventa una lingua e il quotidiano viene deformato fino a perdere qualsiasi pretesa di normalità. Titoli, personaggi e situazioni apparentemente demenziali convivono con una scrittura che sembra seguire una regola precisa: non esiste niente di troppo insignificante, assurdo o imbarazzante per diventare materia artistica.
A riascoltarlo oggi, sei anni dopo, Burro porta inevitabilmente con sé il segno del tempo, ma non sembra avere alcuna intenzione di nasconderlo. I Vendrame non cercano di inseguire una contemporaneità musicale precisa e nemmeno di rendere il loro immaginario più accessibile. Al contrario, rivendicano quella dimensione sgangherata, imprevedibile e volutamente eccessiva che ha contribuito a costruire la loro identità.
Anche per questo il disco è difficile da separare dalla dimensione performativa del gruppo. La musica è parte di un universo più ampio in cui il “malcomplesso” non è soltanto una definizione, ma un modo di osservare il quotidiano: prendere ciò che normalmente passeremmo oltre e trasformarlo in qualcosa di talmente sproporzionato da diventare interessante.
La nuova versione rimasterizzata arriva inoltre dopo Barz8 – I Grandi Successi Vol. II e permette quindi di riascoltare il primo capitolo con sei anni di percorso alle spalle. Non è soltanto un’operazione nostalgia, ma un ritorno alle origini che mette in prospettiva il percorso fatto finora.
E forse Burro funziona ancora proprio perché non cerca di dirci come dobbiamo ascoltarlo. L’ironia arriva, colpisce e se ne va. Da una parte c’è la risata spontanea, quella che parte prima ancora di capire perché; dall’altra c’è quella perplessità quasi imbarazzata di chi resta lì a chiedersi: “Ma davvero?”. E il bello è che I Vendrame sembrano perfettamente a loro agio in entrambe le situazioni.
Sei anni dopo, il malcomplesso è ancora lì. E continua a non spiegarsi.
CREDITS:
Wampia (Giampiero Volpone) che ha suonato le corde basse
Valentina Di Cesare per la voce della mamma nel brano “La cacca sociale”
(Francesco Giammarco – Master Blaster Studio) per la riprese audio del brano “Postalmarket”
Sara, Monica, Angela e Francesca per l’assolo di orgasmi nel brano “Postalmarket”
Enzo Romano, per il bonario uso del brano “Ramm ‘o can”
La Signora Pina Fantozzi per la chiusura del brano “La cacca sociale”
Il manager Tony DC Clemente (Paolo Di Clemente) per aver mantenuto e nutrito
Chitarre Elettriche: Rino Di Cesare (Matteo Casmiri)
Piano: Lino Pierdomenico
Batterie: Faz (Paolo Facondi)
Testi, Musiche e Arrangiamenti: Riccardo Di Virgilio Mambella e Dott. Palmito (Francesco Giammarino)
Fiati: Dott. Palmito (Francesco Giammarino)
Sintetizzatori: Dott. Palmito (Francesco Giammarino)
Per motivi sconosciuti, ringraziamo anche: Mauro del 76, Matilde Vaffanplutone, Cianiddi, le tette, il burro, Michael Twill, Properçio, i fratelli Ricci, il Signor Arthur Fonzarelli, Plutone, la glicemia, le pecore, Ettore Petrolini e i Take That
BIO:
Di origine plutoniana e sbarcati sul pianeta Terra nel lontano dicembre del 2014, alle ore 23:59, con l’ottimistica quanto ingenua ambizione di lasciare uno sfregio nella storia della musica, iMalcomplesso Vendrame sono riusciti finora soprattutto a lasciare un segno sui casellari giudiziari e sui fegati degli ascoltatori. L’origine aliena permette alla band di analizzare le dinamiche umane e terrene in maniera del tutto libera, senza giudizi etici o morali, come attraverso gli occhi di un bambino e, di conseguenza, di cogliere vizi, virtù, debolezze e malesseri della nostra società.
I Vendrame: il nome stesso della band è una sorta di tributo a Ezio Vendrame, calciatore degli anni Settanta, poeta del pallone e delle parole, icona del concetto di “genio e sregolatezza”. Utilizzando, appunto, il motore concettuale del grande Ezio, la band si diverte a giocare con la musica e con le parole per raccontare personaggi improbabili, situazioni borderline, storie spesso coperte da un velo di disagio e di malinconia, che parlano di talenti inespressi, di persone vittime del proprio ego o della società stessa, di comparse che, nelle loro miserie quotidiane, riescono ad assurgere al ruolo di concetto, di manifesto, forse persino di archetipo di un disagio quotidiano e perenne.
Il risultato di tutto questo? Testi ironici, pungenti e dissacranti, uniti a un’identità musicale impossibile da catalogare. Non chiedetevi se i Vendrame fanno rock, musica brasiliana, elettronica, folk, blues o cantautorato: la risposta è sì. Lo fanno, rigorosamente, mescolando tutto senza un apparente criterio logico. Un genere fluido che la band stessa, con encomiabile onestà intellettuale, ama definire “fusion a cazzo di cane”.
La vera potenza comunicativa della band emerge soprattutto nei concerti dal vivo: con il loro nuovissimo “Barz8 Show”, i Vendrame riescono a portare in scena un vero e proprio omaggio al teatro canzone, dove il pubblico non è solo un ascoltatore passivo, ma viene totalmente coinvolto in un’esperienza immersiva.