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Metcalfa, “Where We’re from the Birds Sing a Pretty Song”: quando il suono diventa montaggio

Ci sono dischi che chiedono di essere ascoltati e dischi che, quasi senza dichiararlo, chiedono di essere osservati. “Where We’re from the Birds Sing a Pretty Song”, secondo lavoro di Metcalfa, appartiene curiosamente alla seconda categoria: non perché sia un album visivo nel senso più immediato del termine, ma perché il suo vero oggetto sembra essere la costruzione della percezione. Metello Bonanno, batterista e producer, non si limita a mettere in comunicazione jazz, elettronica e sound design: lavora sul modo in cui questi elementi possono modificare la nostra attenzione, spostandola continuamente da un punto all’altro.

È un aspetto che rischia di passare in secondo piano davanti alla quantità di riferimenti che popolano il disco. Ci sono luoghi reali e immaginari, suggestioni cinematografiche, memorie personali, ma anche una tracklist che sembra una sequenza di coordinate: “Shangri La”, “Seaside Hill”, “Apache Dance”, “Peregrine”, “Strandbeest”, fino a “Lund”. Il titolo stesso guarda a “Twin Peaks”. Eppure il punto interessante non è tanto capire dove Metcalfa voglia portarci, quanto osservare come ci fa cambiare prospettiva mentre ascoltiamo.

La definizione di “hybrid jazz”, allora, può diventare quasi fuorviante se la si considera soltanto come una formula per descrivere l’incontro tra strumenti acustici ed elettronica. Nel disco non c’è una vera e propria frontiera da attraversare tra un linguaggio e l’altro, perché quella frontiera sembra essere stata cancellata in partenza. La batteria non rappresenta semplicemente il jazz, così come l’elettronica non rappresenta necessariamente la contemporaneità: entrambi sono materiali, superfici, possibilità ritmiche e timbriche.

Ed è qui che emerge una delle caratteristiche più personali del lavoro di Metcalfa. Il ritmo non accompagna le immagini: le produce. La batteria ha una funzione quasi cinematografica, perché stabilisce la velocità con cui attraversiamo ciò che ascoltiamo. Il pianoforte può diventare un punto di orientamento, mentre i fiati, le chitarre e le componenti elettroniche sembrano entrare e uscire dall’inquadratura. Non è tanto una musica che racconta qualcosa, quanto una musica che decide continuamente cosa farci notare.

La presenza di due interludi, “Poolside” e “Great Northern Hotel”, è significativa proprio in questa prospettiva. In un disco di appena undici brani e circa trentacinque minuti, non sono semplici pause decorative: sono vere e proprie cesure. Metcalfa sembra sapere che anche il vuoto può essere materiale compositivo, che per cambiare scena non serve necessariamente aggiungere qualcosa. A volte è sufficiente togliere.

“Human”, con la voce di Le Nora, e “Promessa”, con quella di Ethan, introducono invece una dimensione ulteriore. La voce non arriva per rendere il disco più immediatamente accessibile e nemmeno per trasformare la ricerca strumentale in canzone. Funziona piuttosto come un altro corpo sonoro, un’altra presenza all’interno di un organismo che fino a quel momento sembrava muoversi soprattutto attraverso strumenti e texture.

È forse questa la cosa più riuscita di “Where We’re from the Birds Sing a Pretty Song”: non dà mai l’impressione di voler dimostrare quanto Metcalfa sappia suonare. E sarebbe stato facile, considerando la formazione musicale e la quantità di musicisti coinvolti nel progetto — dalla chitarra di Federico Scali ai bassi di Bruno Perretti e Andrea Balleari, passando per sax, tromba e flauto. Al contrario, la tecnica rimane quasi sempre subordinata alla costruzione dell’ambiente.

Questo rende il disco molto più interessante di un semplice esercizio di stile. Perché il rischio dell’hybrid jazz, soprattutto quando viene sostenuto da una solida preparazione strumentale, è quello di trasformarsi in una vetrina di possibilità: guarda cosa posso fare con il jazz, guarda cosa posso fare con l’elettronica, guarda quanto lontano posso spingermi. Metcalfa sceglie una strada diversa. La complessità non viene esibita: viene organizzata.

E così “Apache Dance” può permettersi di essere più nervosa, “Peregrine” di aprire altre traiettorie, “Strandbeest” di giocare maggiormente sulla materia sonora, mentre “Seven Years (Almost Ten)” introduce un’altra idea di tempo. Non è necessario che ogni episodio abbia lo stesso peso o la stessa funzione: il disco ragiona per contrasti, avvicinamenti e distanze. È quasi un montaggio cinematografico privato, nel quale le immagini non vengono mai mostrate davvero e proprio per questo diventano più libere.

Anche “Lund”, posta in chiusura, acquista allora un significato particolare. Non sembra semplicemente il punto d’arrivo di un viaggio geografico, ma la conclusione di un processo percettivo. Dopo aver attraversato tutti questi ambienti, l’ascoltatore arriva alla fine con la sensazione che il vero luogo visitato non fosse nessuno di quelli nominati nei titoli. Era il linguaggio stesso di Metcalfa.

E forse è proprio qui che il disco riesce a distinguersi dalle tante produzioni contemporanee che utilizzano jazz ed elettronica come parole d’ordine per dichiarare una presunta libertà stilistica. “Where We’re from the Birds Sing a Pretty Song” è libero non perché rifiuti le categorie, ma perché non sembra aver bisogno di sceglierne una. La sua identità nasce nel movimento continuo tra una forma e l’altra, tra composizione e improvvisazione, tra controllo e apertura.

Alla fine, più che una mappa di luoghi, il nuovo album di Metcalfa sembra una mappa dell’attenzione. Non ci dice necessariamente cosa vedere: decide quando farci voltare la testa. E in un’epoca in cui tanta musica sembra costruita per essere consumata distrattamente, non è un merito secondario. È forse la sua dichiarazione più forte.

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Disponibile da martedì 15 settembre il nuovo singolo dei The Peripheries, un nuovo capitolo per la band cult dell’underground musicale che torna con “Too Cool For School”

Disponibile da martedì 15 settembre il nuovo singolo dei The Peripheries, un nuovo capitolo per la band cult dell’underground musicale che torna con “Too Cool For School”, su tutte le piattaforme digitali per Believe Music Italy.

Il brano affonda le proprie radici nell’immaginario della ribellione giovanile che da sempre attraversa la storia del rock, ma lo porta fuori dai cliché più consueti. La scuola diventa ancora una volta il simbolo di un sistema percepito come soffocante, mentre sullo sfondo emergono la monotonia delle periferie, la frustrazione adolescenziale e quella sensazione di immobilità che appartiene a intere generazioni. I The Peripheries guardano però al presente, trasformando la noia contemporanea e l’isolamento prodotto dai social in qualcosa di diverso: la musica come spazio collettivo, fisico e condiviso, capace di rompere l’apatia e trasformare la frustrazione individuale in una forza comune.

Too Cool For School” si muove così tra attitudine post-punk, tensione new wave e quell’energia ruvida che ha sempre caratterizzato il rapporto tra rock e periferia. Non si tratta soltanto di raccontare il disagio, ma di immaginare cosa può succedere quando quel disagio smette di essere vissuto individualmente e trova nella musica un’occasione per esplodere.

Il singolo sarà accompagnato da un videoclip diretto da Davide Roca, la cui realizzazione coinvolgerà gli studenti del Centro Preformazione Attoriale di Ferrara, in collaborazione con Ferrara Città del Cinema. Le riprese sono previste nel mese di settembre. Con “Too Cool For School”, i The Peripheries continuano quindi così il proprio percorso ai margini delle coordinate più prevedibili della scena, trasformando periferie, inquietudini e alienazione contemporanea in una musica che invita, prima di tutto, a stare insieme.
 

SCOPRI IL BRANO: https://bfan.link/too-cool-for-school-1

Testo e musica di John ‘Arnar’ Johnson

Claudio Bianconi – basso
John Johnson – chitarra
Sabina Morgagni – batteria
Carlo “Wiz” Rossi – voce
Flaminia Samperi – synth

BIO:
 

I The Peripheries portano la New Wave nel presente:
melodie immediate, tensione sonora e sperimentazione si fondono in un sound che attraversa electro-dance, trip-hop e rumorismo. Al centro le canzoni di John Johnson, già chitarrista dei Cody (Shinkansen Records), insieme a Carlo ‘Wiz’ Rossi alla voce, Sabi Morgagni ai ritmi, Udo Bianconi al basso e Flaminia Samperi ai synth.

In pochi anni il gruppo ha pubblicato l’album Mechanical Reproductions, l’EP A New Oblivion e singoli come Hic Sunt LeonesWestphalia e The Trial of John Africa, portando il proprio live in oltre 30 concerti tra Italia e estero. A gennaio 2027 arriverà il secondo album, Dérives.
 

«Oscuri e magnetici, impossibili da ignorare.»
(Nocturnazine)


«Una darkwave sensation. »
(Earmilk).

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“Zig Zag Žižek” è il nuovo singolo di Angelo Romano, disponibile da venerdì 11 settembre

È disponibile da venerdì 11 settembre 2026 un nuovo capitolo del percorso musicale dell’atipico cantautore Angelo Romano, il brano sarà su tutte le piattaforme digitali per Believe Music Italy: un po’ omaggio non richiesto al filosofo sloveno Slavoj Žižek, un po’ divertissement psicanalitico tra il rock e il lo-fi, Zig Zag Žižek”, questo il titolo del nuovo singolo di Angelo Romano, è primo assaggio di “The Dog Is Dead”, il suo nuovo album di inediti in uscita nel 2027. Il brano segna un nuovo capitolo nel percorso artistico di Romano e anticipa il suo ritorno alla lingua inglese e a uno stile più propenso al rock e all’indie. “The Dog Is Dead” sarà il primo album di inediti dell’artista dopo La repubblica del bilocale, pubblicato nel 2024.

Scritto e registrato a Berlino, “Zig Zag Žižek” nasce dall’incontro tra un’attitudine rock e una dimensione più lo-fi, in un gioco che prende spunto, in maniera libera e provocatoria, dalla figura del più irriverente tra i filosofi contemporanei. Ad accompagnare Romano nella registrazione del brano c’è un ensemble di musicisti che vede la presenza di Francisco Nin alla batteria e le voci aggiuntive di Oliver Hasse, Joana Carvalhas e Usama Siddiq.

Il singolo è accompagnato da un videoclip anch’esso registrato a Berlino, realizzato sotto l’occhio attento e creativo di Michael Klich, con la presenza di diversi artisti della scena cantautorale berlinese, tutti nascosti dietro una maschera di Slavoj Žižek. “Zig Zag Žižek” diventa così una prima dichiarazione d’intenti per il nuovo percorso di Angelo Romano: un brano che attraversa rock, indie e lo-fi, giocando con riferimenti filosofici e suggestioni psicanalitiche e preparando il terreno per The Dog Is Dead, il nuovo album che nel 2027 segnerà il ritorno dell’artista alla lingua inglese.
 

SCOPRI IL BRANO: https://bfan.link/zig-zag-zizek


Angelo Romano: lead vocals, guitars, bass guitar, keyboards, music box
Francisco Nin: drums
Oliver Hasse: backing vocals
Joana Carvalhas: backing vocals, Portuguese vocals
Usama Siddiq: backing vocals

Recorded in Berlin. 
Written and produced by Angelo Romano.
Graphics by Angelo Romano.
Cover art photo: still from the official video by Michael Klich.


 

BIO:

Angelo Romano è un cantautore e musicista siciliano, attualmente di stanza a Palermo ma con un vissuto di quindici anni all’estero tra Berlino, i Paesi Bassi e Barcellona. Dopo anni di sperimentazione tra progetti di band e performance soliste, in cui folk e punk si mescolano con approcci più tradizionali da cantautore, Romano ha sviluppato uno stile autorale proprio, mischiando inglese, italiano e siciliano in pezzi in bilico tra l’energia cruda, il divertissement e il malinconico. Il suo accento distintivo e la sua presenza scenica si ispirano apertamente ad artisti come Tom Waits, Nick Cave e Rino Gaetano. Nel 2021 ha pubblicato “The New New Normal, un album nato durante la pandemia, composto e registrato di getto a Berlino, che sviluppa i temi dell’isolamento e dei cambiamenti delle società contemporanee. Dopo la parentesi di The Sicilian, un EP che celebra la sua lingua madre, Romano è infine uscito nel 2024 con La Repubblica del Bilocale, in cui, per la prima volta, si cimenta con la lingua italiana in un ritratto caustico e ironico della modernità, che ha ricevuto elogi critici per i suoi testi affilati e l’energia inquieta. Il ritorno discografico di Romano è previsto nel 2027, con “The Dog Is Dead, il suo primo “album palermitano”, nonché un ritorno in grande stile al rock e alla lingua inglese.
 



 https://www.instagram.com/angiluzzo/

foto di Clio Squadroni

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TP Dream presenta il video del singolo “Tutti perfetti”

Disponibile dal 26 agosto il videoclip del singolo “Tutti Perfetti” di TP Dream. Il brano è il secondo estratto dal suo EP “La strada del rimpianto” pubblicato a giugno.

Il videoclip è un sussuguirsi di immagini che alternano persone originali, eclettiche, a la persona media, perfetta e senza difetti. TP Dream ha realizzato un piccolo cortometraggio con immagini suggestive e coinvolgente, ha dato un volto al suo singolo.

“Il testo critica una società basata sull’apparenza e sulla ricerca di una perfezione esteriore. Le persone vengono descritte come fredde, isolate e incapaci di comunicare davvero i propri sentimenti. Dietro “maschere”, specchi e vetrine si nasconde un forte vuoto emotivo. Le relazioni sembrano artificiali e dominate dalla paura di mostrarsi vulnerabili. Il brano trasmette una sensazione di alienazione e perdita di autenticità”, racconta TP Dream.

Un sound accattivante che mescola il pop al suo stile cantautorale. “Tutti perfetti” ha un ritornello che rimane in testa e coinvolge il pubblico. Uno dei brani più apprezzati dell’EP “La strada del rimpianto”.

GUARDA SU YOUTUBE: https://www.youtube.com/watch?v=mzL0_YgGsnM 

https://www.facebook.com/Panzera.Tiziano
https://open.spotify.com/intl-it/artist/21hi5wBNgORBgqFoWohWWN/discography/single

Biografia

TP Dream è Tiziano Panzera un cantautore di Ferrara. La musica per lui è da sempre passione, non una professione. Il suo lavoro è fare l’ingegnere e per passione scrive, compone e realizza musica. Le influenze sono le più varie, dai grandi classici italiani come Lucio Battisti e Ivano Fossati, ad artisti internazionali come Jackson Browne, Cat Stevens, Elvis Costello.

Negli anni ’80 ha fatto parte del gruppo Plastic Trash, realizzando in studio 3 EP e un album pubblicato nel 2013. Successivamente, dal 2019 fa parte del gruppo Fyberglass. Nel 2020 nasce il progetto TP Dream pubblicando diversi lavori.

A giugno 2026 esce “La strada del rimpianto”, il suo nuovo EP tra cantautorato e pop-rock.

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Esce il 18 settembre “Alla Luna”: il grido silenzioso di Mauro Cesaretti per una generazione che ha smesso di ascoltarsi

C’è un momento in cui una relazione non finisce con una lite, ma con il silenzio. Quando le parole non trovano più spazio, gli sguardi si perdono altrove e lo schermo di un cellulare diventa più importante della persona che si ha di fronte. È da questa immagine potente che nasce “Alla Luna“, il nuovo singolo del cantautore Mauro Cesaretti, disponibile su tutte le piattaforme digitali dal 18 settembre 2026.

Il brano racconta la lenta erosione di un amore consumato dall’incomunicabilità, dall’apatia e dall’incapacità di chiedersi semplicemente scusa. La metafora dell’ “abbaiare alla luna“, espressione idiomatica che significa protestare inutilmente o parlare a chi non vuole (o non può) ascoltare, diventa il cuore del racconto: un grido disperato rivolto a qualcuno ormai emotivamente irraggiungibile.

Il testo alterna immagini intime e universali, descrivendo una terra desolata che riflette il paesaggio interiore del protagonista. La gelosia, il rancore e la distanza emotiva prendono il posto della passione, mentre il verso:

“sarà che ormai dentro quel cellulare abbiamo perso la voglia di amare”

racchiude il messaggio più attuale del brano: una critica alla superficialità delle relazioni contemporanee, sempre più ostacolate dalla tecnologia, dai segreti, dalla mancanza di ascolto reciproco e dall’abitudine a comunicare senza davvero incontrarsi.

Nonostante il dolore, “Alla Luna” non è una canzone di resa. Nel bridge emerge infatti una possibilità di rinascita: basterebbe riconoscere le proprie colpe, smettere di alimentare il rancore e ritrovare il coraggio del dialogo. È una riflessione profonda sul valore del perdono e sulla fragilità dei rapporti umani.

Un immaginario cinematografico nato grazie all’intelligenza artificiale

L’universo visivo del progetto accompagna perfettamente il significato del brano. La storia è ambientata su un pianeta desolato, uno scenario sospeso tra realtà e fantascienza che rappresenta metaforicamente il vuoto emotivo vissuto dal protagonista.

In questo paesaggio surreale compare un lupo bianco, figura totemica che accompagna il protagonista lungo il suo viaggio interiore e diventa simbolo dell’istinto, della solitudine e della ricerca di una verità che sembra ormai perduta.

L’intero concept visivo è stato sviluppato da PAROT, talent management e creative agency fondata dallo stesso Mauro Cesaretti. Dalla progettazione fino alla realizzazione dei teaser e dei reel di lancio, il progetto è stato costruito attraverso strumenti di intelligenza artificiale, allenando un avatar digitale con fotografie e video reali dell’artista per dare vita a un contesto completamente originale e inedito.

La storia dietro la canzone

Alla Luna è nata quasi per gioco durante un laboratorio di scrittura che avevo seguito con Domenico Abate nel 2019. La prima demo l’avevo realizzata insieme a Mattia Avello, in arte Caput Mundi (all’epoca Dj Roma), ma lui non era convinto del ritornello: secondo lui il giro di accordi interrompeva troppo la ritmica. Abbiamo continuato a lavorarci, provando diverse soluzioni anche durante il percorso al CET di Mogol con il maestro Gioni Barbera. Solo più tardi, insieme a Simone Castronovo, siamo riusciti a trovare la chiave giusta. È una canzone che ha richiesto tempo, pazienza e tanti tentativi, ma proprio per questo racconta perfettamente quanto sia importante non smettere di cercare la versione migliore di un’idea. Oggi sono felice che quel percorso trovi finalmente la sua forma definitiva e possa arrivare al pubblico.”

Chi è Mauro Cesaretti

Mauro Cesaretti, classe 1996, dopo una lunga formazione teatrale e musicale tra pianoforte, canto e coro, raggiunge il suo “battesimo” artistico con la poesia nel 2013, organizzando presentazioni e spettacoli in giro per l’Italia.

Nel 2016 inizia a scrivere le sue prime canzoni ed esordisce come cantautore nel 2019 vincendo numerosi premi (tra cui Voci d’Oro 2019, A Voice for Europe 2019, Musica È 2022, Cantagiro 2022, Discanto 2023), una borsa di studio in composizione presso il CET di Mogol nel 2020 e una masterclass in songwriting della Berklee College of Music di Boston nel 2022.

Finalista di molti festival (tra cui Castrocaro, Premio Lunezia, NY Canta, Premio Bertoli, Je So Pazzo, Percoto Canta e molti altri), negli anni ha conosciuto e collaborato con numerosi autori e compositori di rilievo.

Dal 2023 realizza inediti per cantanti emergenti e nel 2025 fonda PAROT, talent management e creative agency, con la quale scopre talenti e sviluppa progetti musicali dalla scrittura degli inediti alla costruzione della brand identity.

Informazioni sul brano

Titolo: Alla Luna

Artista: Mauro Cesaretti

Data di uscita: 18 settembre 2026

Codice ISRC: CH6542731408

Social e contatti

Sito ufficiale
https://www.parotmusic.com

Facebook
https://www.facebook.com/CesarettiMauro

Instagram
https://www.instagram.com/poetacesaretti/

LinkedIn
https://www.linkedin.com/in/maurocesaretti/

YouTube
https://www.youtube.com/channel/UClV_DmIwcM_809i_JfdNPPg

Spotify
https://open.spotify.com/artist/1kuJ0PlAv04YPtScgtDZ3H

TikTok
https://www.tiktok.com/@poetacesaretti

Management PAROT

info@parotmusic.com

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L’arte di sentirsi stranieri: GINTSUGI torna con STRANGERS, il nuovo EP

Ci sono dischi che si ascoltano, e dischi che invitano ad attraversare un confine. Strangers, il nuovo EP di Gintsugi, che esce per le label NOS records e Beautiful Losers records venerdì 9 ottobre, appartiene alla seconda categoria. Cinque brani che esplorano il senso dell’alterità, muovendosi tra luce e ombra, fragilità e consapevolezza, in un equilibrio costante tra ricerca sonora e profondità emotiva. Un viaggio intenso e coinvolgente che amplia l’universo creativo di Gintsugi, confermandone un’identità artistica sempre più definita, originale e riconoscibile nel panorama indipendente.

Strangers è un viaggio in cinque tracce che rende labili i confini — geografici, emotivi e sonori. Concepito e registrato tra Italia e Francia, l’album attraversa l’intensità dello spaesamento degli incontri inattesi. È un lavoro sensuale e atmosferico, che parla con molte voci pur mantenendo un’identità profondamente intima.

Ogni brano è una luce nel buio: una voce, uno stato d’animo, uno sconosciuto con qualcosa da confessare. Insieme, raccontano la complessità dell’identità, non come qualcosa di fisso, ma come una costellazione di sfaccettature plasmate dal desiderio, dall’impulso, dalla tenerezza e dalle contraddizioni.

Dal punto di vista sonoro, Strangers si allontana dalle precedenti composizioni di Gintsugi, fortemente incentrate sul pianoforte, per approdare a un paesaggio più ricco e materico. Le elettroniche si intrecciano al calore degli strumenti analogici, creando una tensione sensuale tra organico e sintetico, luce e ombra. È un suono che accoglie l’ascoltatore e continua a risuonare anche dopo l’ascolto.

Pur nascendo da un’esperienza personale, Strangers non è un’opera solitaria. È uno spazio condiviso, un dialogo internazionale alimentato da collaboratori che hanno portato nel progetto il proprio immaginario. La loro presenza è essenziale: ognuno è uno sconosciuto e, allo stesso tempo, qualcuno che sembra già familiare.

Gran parte dell’album ha preso forma con la produzione di Maurizio Sarnicola presso Goldmine Studios nelle campagne del Cilento.

Il quinto brano, scritto e prodotto insieme all’artista francese FAV, rappresenta il punto di svolta del disco: una fusione magnetica di due energie creative che si incontrano e si completano.

Strangers invita l’ascoltatore a confrontarsi con le parti di sé che spesso preferisce evitare e con i riflessi che riconosce – o proietta – negli altri. In queste risonanze emerge la figura dello “straniero familiare”: uno specchio delle nostre contraddizioni, dei nostri desideri e delle verità che teniamo nascoste. L’album non cerca di risolvere il mistero, ma sceglie di abitarlo.

È musica dedicata a chiunque si sia sentito, almeno una volta, straniero a se stesso, e sia disposto ad ascoltare.

Crediti

Scritto e interpretato da Gintsugi

Produzione (brani 1-4): Maurizio SarnicolaGoldmine Studios

Synth bass, chitarra e drum machine (brani 1-4): Maurizio Sarnicola

Batteria aggiuntiva (brani 2 e 3): Vadim Bernard

Brano 5: prodotto e arrangiato da FAV

Artwork: Sonia Martina

Chi è Gintsugi

Nel mondo sonoro di Gintsugi, ogni crepa si trasforma in armonia, ogni frattura diventa ritmo: la musica come riparazione, uno spazio in cui stati emotivi e imperfezioni risuonano.

Dopo l’EP d’esordio omonimo, prodotto da Victor Van Vugt (Nick Cave, Beth Orton), e l’album The Elephant in the Room, co-prodotto con Beautiful Losers Records, Gintsugi si prepara a pubblicare il nuovo EP Strangers, registrato tra Francia e Italia e in uscita in autunno per Beautiful Losers Records e NOS Records – accompagnata da un tour in Europa (Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Svizzera).

La musica art-pop di Gintsugi esplora le linee di faglia delle emozioni, lasciando che il silenzio e il suono respirino attraverso il non detto.Pagina Instagram Gintsugi

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Lory Casella e Papik presentano Profumo di Mentha

Fuori dal 21 agosto “Profumo di Mentha“, il nuovo singolo di Lory Casella e Papik disponibile su tutti i digital store. Il brano è scritto da Lory Casella insieme a Gianluca Lopresti, compositore e autore, in collaborazione con Papik, noto anche per aver collaborato con grandi artisti tra quali Mario Biondi negli album “Handful of Soul” e nell’album “I Love You More” ma anche con Neja , Sarah Jane Morris, i Matt Bianco, i Dirotta Su Cuba, Simona Molinari Walter Ricci e molti altri. Un progetto musicale nato dal produttore e compositore romano Nerio Poggi noto per le sue Cocktail Compilation in stile Nujazz e Nusoul dedicate ai grandi artisti italiani come Cocktail Mina, Cocktail Battisti, Cocktail Italia. Il brano è distribuito sulle piattaforme digitali da Alman Music.

“Profumo di Mentha” è un brano dal sapore estivo con un retrogusto di leggerezza che nasconde note malinconiche e un significato profondo di rinascita“Respiro piano, Mi lascio andare. Mi perdo nel blu e mi sento volare” canta Lory. Un ritornello che dentro racchiude il bisogno di rientrare in contatto con il proprio io più profondo, di rallentare e allo stesso tempo di spiccare il volo senza il peso di quello che è stato.

“Il brano è un invito a fermarsi, alla leggerezza, alla rinascita. Chiudere gli occhi e immaginare di volare lontano dai problemi, dalle fatiche, dalle difficoltà fisiche e psicologiche. Tutti meritiamo quel momento in cui stare bene, anche solo attraverso l’immaginazione. Un ricordo o un profumo che evochi in noi emozioni positive e rigeneranti. Come stare davanti al mare e sentire il sole sulla pelle che ci coccola.

La mentha dal latino mens (mente) simboleggia la rinascita perché è una pianta molto forte che ricresce con facilità anche dopo l’inverno o in terreni difficili il cui profumo fresco aiuta a ritrovare la lucidità.

Anche io ho sentito il bisogno di trasformare le mie emozioni, i miei ricordi e le mie difficoltà in musica, il bisogno di rinascere: questa non è soltanto la storia di una canzone. È la storia di una parte di me che, dopo tanto tempo, ha deciso di tornare a vivere”, così Lory Casella descrive il proprio brano.

ASCOLTA SU SPOTIFY:  https://bfan.link/profumo-di-mentha 

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Biografia

Lory Casella è una cantautrice che spazia dalle sonorità più raffinate del jazz e del soul, a quelle più ricercate della world music. Si avvicina alla musica a soli otto anni con lo studio del pianoforte per poi scoprire un talento per il canto durante l’adolescenza.

Ha frequentato corsi di Recitazione, Arti drammatiche, dizione ed espressione corporea presso il Teatro San Genesio di Salerno con A. Nisivoccia e il Corso di Teatro Jacques Copeau presso il Teatro Comunale di Mercato San Severino (Sa). In contemporanea ha studiato Canto Moderno e Canto Jazz con il M. Nino De Rosa fondatore della Scuola popolare di Testaccio (Ro).

Non solo ha seguito corsi di formazione in Armonia Jazz con il M. Stefano Giuliano (docente del Conservatorio di Salerno e organizzatore di Festival Jazz). Improvvisazione Jazz con Mariapia De Vito (docente alla Saint Luis di Roma), Carlo Lomanto (docente di Canto Jazz al Conservatorio di Napoli), stage di perfezionamento con Danilo Rea ed Ettore Fioravanti. Nel 2007 ha seguito l’Umbria Jazz Clinics sotto la direzione di Giovanni Tommaso con prestigiosi docenti del Berklee College of Music di Boston nel contesto del noto Festival Umbria Jazz a Perugia.

Fin da subito partecipa a diversi festival canori a livello nazionale classificandosi sempre fra i primi posti: Girofestival, Una Voce per Sanremo, Festival di Castrocaro Terme, IoCantautore al Teatro Tendascrive di Roma, Metronomo d’oro a Matinelle (Sa), Premio Mia Martini, Festivalmare (Na). E’ inoltre autrice per artisti noti e ha partecipato a trasmissioni televisive come DOMENICA IN (RAI1) presentata da Amadeus e POP STAR (ITALIA 1) con Daniele Bossari.

È stata la voce solista di varie formazioni musicali: PANDEMONIUS ORCHESTRA 1994-2004, diretta dal M. Enzo Polito (voce del gruppo Pandemonium e arrangiatore di Don Backy).IS JAZZ ENSAMBLE ORCHESTRA, diretta dal M. Francesco d’Errico con la quale ha partecipato a due importanti festival del Sud Italia: Pomigliano Jazz e Pertosa Jazz nel 2005. Napulantica, dal 2009, gruppo con cui ha proposto brani classici napoletani in forma acustica in vari teatri della Campania. HOT JAZZ BAND, nel 2011-2013, gruppo di 8 musicisti con cui ha proposto le sonorità West Coast Jazz e Bossanova nei jazz club di Salerno.

Nel 2020 ha interpretato un brano della Compilation Cocktail Battisti 2 di Papik dal titolo: “Perchè non sei una mela” in stile Smooth Jazz. DJAZZ, 2016-2021, un gruppo di musica che propone brani italiani e internazionali riarrangiati in chiave Elettro SWING e Bossa/Lounge.

Una carriera lunga più di 30 anni e ad agosto 2026 pubblica il suo nuovo singolo “Profumo di Mentha”.

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“Niente di Noi Remix”, elettronica ed emozione nel singolo di Andrea AR

Fuori da fine luglio “Niente di noi Remix”, il nuovo singolo di Andrea AR. L’artista riprende uno dei suoi primi brani proposti quest’anno e ne fa una versione più elettronica, dance e accattivante.

In un sound elettronico si posa un testo cantautorale emozionante e coinvolgente. Andrea AR racconta la fine di una storia d’amore e lo fa senza risentimento, senza rabbia, solo come una lunga riflessione. Un viaggio attraverso il sentimento che si è provato, un ricordo di quei bei momenti condivisi e la consapevolezza allo stesso tempo che non torneranno.

“Niente di noi Remix” riesce ad emozionare e contemporaneamente farti venire voglia di ballare. In fondo ballare è proprio un modo per sfogarsi e dimenticare il dolore.

“Niente di Noi parla direttamente a due persone e, attraverso il loro rapporto, affronta un tema molto comune. Quando una relazione finisce, spesso si tende a puntare il dito contro l’altro, cercando nel partner la causa delle incomprensioni e dei problemi. Questo brano, invece, invita a guardarsi dentro, a fermarsi e a chiedersi quanto di quelle incomprensioni possa nascere anche da noi stessi”, così Andrea AR descrive il proprio brano. L’artista non ama parlare troppo di sé, quindi lascia libera interpretazione a chi ascolterà la canzone.

“Niente di Noi Remix” non vuole dare risposte definitive. È piuttosto uno spunto per riflettere, per riconoscersi nelle parole e, forse, per far diventare il brano un po’ proprio.

Ascolta su Spotify: https://open.spotify.com/intl-it/album/2CNhdZxub2UfjHSvFdTBzr

Guarda su Youtube: https://www.youtube.com/watch?is=2bFuefxzOkrgawW3&v=_ekcX402VVw&feature=youtu.be

Biografia

Andrea AR è un cantautore che non ama parlare di sé, ama parlare con la musica. È seduto in riva al mare, con carta, penna e chitarra, che verso la metà degli anni ’90 nascono i primi accordi. Un ragazzo con la passione per la musica che, ancora giovanissimo, inizia a frequentare alcune scuole di musica, incontrando maestri di vecchio stampo: rigidi, esigenti, ma determinati a farlo studiare e crescere.

Poi cambia scuola e comincia a incidere le sue prime canzoni. La vita, però, porta con sé anche un lavoro e delle responsabilità che, in alcuni momenti, lo costringono a fermarsi temporaneamente e ad allontanarsi dalla sua passione. Nonostante questo, negli anni continua a scrivere e a coltivare il suo rapporto con la musica.

Fino a quando, recentemente, decide di tornare a scrivere. Nel 2026 Andrea AR pubblica “Niente di noi Remix”. Un brano semplice, diretto, essenziale. Nasce quasi per caso durante un viaggio in treno verso Milano. Andrea AR sceglie una voce femminile per il suo brano, un cambio rispetto al passato dove era lui il cantante dei propri pezzi.

“Se il nostro pensiero crea il sogno, mentre la notte culla la mente, allora forse serve fermare il tempo in un solo momento” Andrea AR.

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Pop

Giovanni e Leo Ferrari tornano con “Giornate a Righe”, un esordio maturo, di quelli che arrivano quando devono arrivare

Le storie migliori, a volte, stanno nel come è nato un disco più che nel disco stesso. «Giornate a Righe» comincia sui palchi rock della Roma di vent’anni fa, dove Giovanni Leo e Ilario Ferrari suonavano e si sono conosciuti, e prosegue in uno studio alla Garbatella dove i due hanno prodotto per anni la scena pop, rap ed elettronica capitolina. Poi Ferrari parte per Londra, e le canzoni che avevano scritto nel 2014 restano lì, sospese, fino a oggi.

Il risultato di questa lunga attesa è l’album di debutto di Leo, un crossover tra canzone d’autore, jazz e musica da camera che porta dentro di sé entrambe le città: la scrittura romana, ironica e affezionata alla parola, e il respiro internazionale del pianoforte di Ferrari, che nel frattempo è diventato una presenza fissa della scena jazz londinese.

È un disco di rimandi colti portati con leggerezza. C’è la Beat Generation, c’è un omaggio dichiarato a Paolo Conte — con tanto di featuring rap di Homen a scompaginare le carte — e c’è un immaginario che passa dal cinema di Tim Burton alle icone pop più improbabili. Ma sotto le citazioni batte un cuore semplice: il lavoro, i dubbi di tutti i giorni, la voglia di scappare in bicicletta, la responsabilità di proteggere chi ci cammina accanto.

A reggere l’insieme c’è l’Ondanueve String Quartet e un lavoro di sound design che è la vera cifra di Leo, autore abituato a pensare il suono per immagini. Nove tracce che chiedono un ascolto intero, ordinato, senza fretta — un invito quasi fuori tempo massimo, e forse proprio per questo prezioso. «Giornate a Righe» è un esordio maturo, di quelli che arrivano quando devono arrivare, con la calma di chi non ha nulla da dimostrare e molto da raccontare.

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Comunicato stampa

Il 13 agosto è tornato Metcalfa con un nuovo album ispirato (anche) a Twin Peaks

È disponibile su tutte le piattaforme digitali da giovedì 13 agosto 2026 “Where We’re from the Birds Sing a Pretty Song, il nuovo album di METCALFA, progetto di Metello Bonanno nato dall’incontro tra jazz ed elettronica. Undici tracce che compongono un viaggio sonoro attraverso luoghi reali e immaginari, memorie personali e suggestioni cinematografiche. Da “Shangri La” a “Lund”, il disco costruisce una geografia emotiva nella quale ogni brano rappresenta un ambiente, un ricordo o una particolare atmosfera.

Il titolo richiama l’immaginario di Twin Peaks, uno dei riferimenti che attraversano il nuovo lavoro insieme alla Shangri-La di Orizzonte perduto e a Lund, città del sud della Svezia particolarmente significativa per l’artista. Non si tratta però di una semplice raccolta di riferimenti: Metcalfa li utilizza come punti di partenza per trasformare esperienze e suggestioni in musica. Al centro della sua ricerca rimane l’incontro tra batteria e pianoforte, strumenti attraverso cui ritmo e melodia dialogano con l’elettronica. È da questa contaminazione che nasce l’“hybrid jazz” di Metcalfa, un linguaggio personale che mette in comunicazione la tradizione jazzistica con sonorità contemporanee. Metcalfa prosegue così un percorso iniziato con i precedenti lavori, ampliando il proprio universo sonoro e lasciando all’ascoltatore la possibilità di attraversare questi paesaggi con la propria immaginazione.


Scrivere questo secondo disco per me è stato come rivisitare alcuni dei miei luoghi preferiti. Da la fantastica Shangri La di “Orizzonte Perduto”, fino a Lund (città al sud della Svezia che porto nel cuore) passando per la piovosa Twin Peaks (che da il titolo all’album). Ho cercato di tradurre in musica le emozioni che questi luoghi mi hanno lasciato e l’immaginario quotidiano che mi accompagna. (Metcalfa)


SCOPRI IL DISCO: 
https://open.spotify.com/intl-it/album/6YahgHelNJ7swYddemHvoa?si=wEIh9Y35TAmgfZxFHOEViw

 

Federico Scali (chitarra)
Bruno Perretti (basso)
Andrea Balleari (basso)
Nicholas Lecchi (sax)
Matteo Vertua (tromba)
Scighera (flauto)
Cecilia Fornari (copertina)
Kimerica (master)
Le Nora (voce su Human)
Ethan (voce su Promessa)

BIO: 

Metcalfa nasce a metà tra due mondi: melodia e ritmo.
La batteria e il pianoforte si incontrano per creare una tessitura unica che da vita all’hybrid jazz, un genere che vuole unire le due grandi ispirazioni dell’artista: jazz ed elettronica.

https://www.instagram.com/metello_metcalfa/