Con Collected Sounds vol. II – Live in Studio, Diana Winter prosegue il percorso iniziato con il primo capitolo, mantenendo intatta quella ricerca di autenticità e immediatezza che aveva reso così speciale il “vol. I”. Anche qui il cuore del progetto resta il live in studio: un modo di registrare che rifiuta l’eccesso di costruzione e lascia spazio alla natura della musica nell’istante del presente.
Il punto in comune tra i due lavori è sicuramente la capacità di trasformare ogni brano in un’esperienza tattile. In entrambi gli EP si percepisce il desiderio di rallentare, di restituire valore al momento presente e al dialogo umano tra musicisti.
La differenza principale, invece, sta nell’atmosfera. “Collected Sounds vol. I” aveva un carattere più nostalgico e raccolto. Il “vol. II” si apre: pur mantenendo la stessa intimità sonora, introduce una tensione emotiva diversa. Brani come “Can’t Let Go” o “Don’t Give Up Your Mind” mostrano una scrittura che cerca equilibrio tra introspezione e slancio, mentre la collaborazione con Andrea Faustini in “8 (circle)” aggiunge un ulteriore livello di dialogo e intensità.
Questo secondo volume non replica semplicemente la formula del primo, ma la evolve. È la conferma di un progetto artistico coerente, ma in continua trasformazione, dove spontaneità e cura non si contraddicono. Diana Winter dimostra ancora una volta che la semplicità può essere profondamente contemporanea.
“Here come the Stars” è il secondo album di inediti della rock band lombarda The Revangels da oggi in tutti gli store digitali ed in formato fisico CD.
Un disco che racchiude i brani presenti nell’EP digitale del 2023 (tra cui i singoli “Come Back to the Stars”, “The Prayer of Jabez”) insieme ad altri cinque brani inediti ed una cover degli U2 “Angel of Harlem” in duetto con l’artista Geen.
Nella versione CD anche una bonus track esclusiva non presente in digitale: l’ultimo singolo “The Way to the Stars” suonata dal vivo presso i prestigiosi Abbey Road Studios di Londra, sotto la supervisione del produttore dell’intero album, Pietro Foresti.
Un totale di 12 canzoni che spaziano dal classic rock al brit rock: i riferimenti vanno verso band come gli U2 (curioso come abbiano suonato insieme a loro proprio “Angel of Harlem”), sfociando in spunti sonori che richiamano anche i Led Zeppelin.
The Revangels sono formati da Angelo “Enni” Liaci (Voce), Ivan “Evan” Montafia (Chitarra), Andrea “Dallas” Montafia (Basso) e Giancarlo “Janky” Ragni (Batteria).
Fautori di un rock melodico d’impatto, dopo l’esordio in studio nel 2015 con “Revelation”, la band ha pubblicato diversi singoli e due EP che hanno portato diversa visibilità sia live che in radio e tv italiane. Rimarrà nella loro memoria lo spettacolo degli U2 allo O2 Arena di Londra dove Bono e soci hanno invitato sul palco due membri della band a duettare con loro. Questa incredibile situazione ha dato linfa vitale al progetto: dall’incontro con il produttore multiplatino Pietro Foresti arriva una svolta più rock nel sound e la realizzazione dei nuovi brani. Nell’estate del 2023 hanno l’opportunità di esibirsi al Pistoia Blues in apertura al concerto di Steve Hackett. “Here Come the Stars” è il titolo del nuovo album previsto il 20 marzo 2026.
Fuori dal 24 aprile “Resta a cena da me”, il nuovo singolo di RiveRs e Federico Cacciatori. Un pezzo che conferma come la collaborazione tra il cantante il produttore sia una scommessa vincente!
“Resta a cena da me” è un brano dal sound pop rock coinvolgente con un ritornello a cui è impossibile resistere. Un sali e scendi emotivo e musicale che sa emozionare e fa venire voglia di ballare. Federico e RiveRs hanno trovato il loro equilibrio. Federico scrive il pezzo, ma RiveRs ci mette quel suo tocco in più. Il risultato è una canzone da mettere in loop giorno e notte.
E il messaggio? “Resta a cena da me” suona come una storia d’amore. Un lui che apprezza la compagna in ogni piccolo dettagli e le chiede solo una cosa “resta a cena da me”. Una canzone cinematografica. Mentre l’ascolti riesci a vedere tutta la scena di una tipica cena insieme e si riesce a percepire il forte sentimento da cui nasce.
Federico Cacciatori racconta un aneddoto interessante: “Resta a cena da me” nasce tra bicchieri lasciati a metà e parole che arrivano senza fretta. Le sere avevano un suono diverso, come se anche il silenzio sapesse cantare. È una canzone che profuma di casa e di cose che non si spiegano, si vivono.
“Resta a cena da me” è accompagnato da un videoclip uscito due giorni prima, proprio all’ora dei pasti serali! Il singolo anticipa anche l’uscita del disco prevista per fine maggio.
RiverRs è Lorenzo Rivieri, giovane cantautore classe 2000 nato a Massa. La passione per la musica lo accompagna fin dall’infanzia, coltivata in modo spontaneo e senza lezioni formali, fino al 2021, quando intraprende gli studi presso la scuola Play the Voice.
Scopre la scrittura musicale e nel 2025 debutta con il suo primo inedito “Una parte di te”. Nello stesso anno incontra il produttore Federico Cacciatori con il quale nasce un’intesa creativa che diventa presto collaborazione stabile.
Insieme realizzano “Un’ora”, pubblicata a febbraio, un brano che – come racconta l’artista – “racconta una storia che non ho vissuto in prima persona, ma che in qualche modo mi appartiene”.
Da quel momento le idee si susseguono senza sosta. A giugno esce “Un canto di un sogno”, seguita da “La più bella musica” in arrivo il 10 ottobre 2025. A dicembre pubblica il singolo “Futuro Incerto” seguito da un’altra collaborazione con Federico“Resta a cena da me”.
Con la sua scrittura sincera e melodie immediate, RiveRs sta tracciando un percorso artistico personale, fatto di emozioni condivise.
https://www.instagram.com/__therivers__/
Biografia
Federico Cacciatori è un artista che ama la musica e la sperimentazione. Dopo una lunga gavetta, passata al servizio di gruppi e artisti come batterista Esordisce nel 2020 con il suo primo disco strumentale “Moments From space”.
Una mente creativa che non si ferma mai così nel 2021 pubblica il singolo “Veste di colori”. Il brano ottiene un “Boom digitale “piazzandosi #15 nelle novità più interessanti in canzoni di Amazon Music.
Il 2022 si apre con “Punti Fermi”, un singolo in stile anni 80 ed i sinth di derivazione new-age. Per un pò di mesi si ritira in studio. Incide diversi prodotti e il primo che pubblica è “Mondo virtuale”. Nello stesso anno presenta “Il riflesso che dominerò“, primo brano in cui si avvale di una voce femminile.
Federico si butta in una nuova avventura con il suo secondo album “La mia visione del mondo” che scardinando tutte le regole del mainstream non viene pubblicato sulle piattaforme digitali. L’album è scaricabile e ascoltabile dal sito ufficiale dell’artista. Nonostante questa scelta curiosa ottiene un ottimo riscontro dal pubblico rafforzando ancora di più la sua fanbase.
Nel 2023 parte il progetto “FC LIVE” che permette a Federico di portare la propria visione su diversi palchi. I suoi concerti sono una fusione unica tra la potenza della batteria acustica e l’innovazione della musica elettronica.
Il 16 maggio 2024 lancia la sua piattaforma Discover e il 24 maggio pubblica al suo interno il suo nuovo album “Avanti Tutta” e successivamente esce il singolo“Semplicemente Respira” feat. Kophra. Nel 2025 escono due brani con la collaborazione di RiveRs “Un Canto di un sogno” e “La più bella musica”. Nel 2026 pubblica il suo nuovo album anticipato dal singolo “Resta a cena da me”.
“ORA CHE HAI TUTTO” è il nuovo singolo e videoclip di Odorico Del Corso e rappresenta il punto di partenza del percorso che condurrà al prossimo album omonimo. Già dalle prime battute emerge una direzione chiara: una scrittura che si concentra sulla riflessione e sulla costruzione di un equilibrio tra parola e suono, senza cedere a soluzioni enfatiche.
Il brano si sviluppa su una struttura essenziale, in cui la componente musicale lavora per sottrazione. L’arrangiamento accompagna il testo senza mai sovrastarlo, lasciando che sia la linea narrativa a guidare l’ascolto. Questa scelta risulta coerente con il contenuto del brano, che si muove attorno a un tema preciso: la distanza tra ciò che si crede di desiderare e ciò che si perde nel momento in cui lo si raggiunge.
Dal punto di vista tematico, “ORA CHE HAI TUTTO” affronta la consapevolezza come momento tardivo, quasi inevitabile. Non si tratta di una scoperta improvvisa, ma di una presa di coscienza che arriva quando il tempo ha già trasformato la realtà in memoria. Il testo evita qualsiasi forma di accusa diretta e si colloca invece su un piano osservativo, lasciando spazio a una riflessione più ampia.
Il videoclip rafforza questa impostazione attraverso un linguaggio visivo sobrio. L’ambientazione in un giardino, tra elementi naturali e sculture, contribuisce a costruire una dimensione sospesa, in cui passato e presente convivono senza soluzione di continuità. La presenza degli scoiattoli e degli elementi quotidiani introduce una dimensione concreta, che evita l’astrazione.
La voce di Odorico Del Corso si muove con misura, mantenendo una coerenza con l’impianto generale del brano. Non cerca di enfatizzare il messaggio, ma di accompagnarlo, lasciando che il senso emerga progressivamente.
“ORA CHE HAI TUTTO” si configura così come un brano che lavora sulla continuità e sulla precisione, costruendo un equilibrio tra contenuto e forma che anticipa con coerenza il progetto discografico in arrivo.
Fuori dal 17 aprile “Malanoche”, il primo singolo originale dei Poster Shop. Il brano anticipa quello che sarà il loro primo EP in uscita nel 2026. “Malanoche” è il riassunto perfetto di quello che sono i Poster Shop. Un brano che si muove tra un testo cantautorale, degno dei grandi nomi italiani, e un sound che sa mescolare funky, groove e synth pop. Il ritmo di “Melanoche” è travolgente mentre il testo ti lascia un senso di profondità e riflessione.
“Malanoche è una canzone che parla di un viaggio frenetico. La fuga disperata verso un sogno americano distorto. Tra riferimenti alla cultura pop (Michael Jackson, Hannibal) e mete esotiche (Florida, Havana), il brano oscilla tra l’euforia della festa — fatta di gin tonic e ritmi latini — e un profondo senso di malessere e claustrofobia. L’energia della “notte latina” si scontra con l’immagine finale del protagonista chiuso in una scatola, che urla per essere liberato, rivelando che il viaggio verso l’alto (“in orbita”) è in realtà una fuga da se stessi”, così i Poster Shop descrivono il loro brano.
Noi volevamo conoscerli meglio, e allora abbiamo chiesto loro quali fossero le loro cinque cose preferite.
Il nostro studio: il posto in cui suoniamo, discutiamo, ci lamentiamo e mettiamo nero su bianco tutti quello che ci passa per la testa. Qui ci sentiamo a casa, probabilmente è il luogo in cui ci sentiamo realmente noi stessi.
Il Napoli Calcio e lo Stadio Maradona, che per noi è un luogo di culto, come Abbey Road per chi ama i Beatles. Andare allo stadio è come andare al concerto di quell’artista che hai sempre sognato di ascoltare. Solo che lo ascolti ogni domenica con sfumature e note diverse.
La birra, tutti i tipi di birra: chiara, scura, rossa, ipa, weiss, blanche, nessuna esclusa. I fusti da cinque litri sono tra i nostri preferiti, soprattutto quando siamo a casa di Gennaro, il fusto da cinque litri lì non deve mai mancare.
Nero a metà di Pino Daniele per tutte le volte che l’abbiamo ascoltato, studiato e suonato ininterrottamente. Sono dodici canzoni perfette, uniche, inimitabili. Solo Pino Daniele poteva scrivere un album così bello. Grazie Maestro!
La Fiat Multipla di Zio Leonardo. Per tutte quelle volte che l’abbiamo usata per i concerti, per tutte le volte che il freno ha retto negli incroci. Con i suoi giovanissimi 400mila chilometri ci ha portato ovunque, arrivando sempre a destinazione con determinazione e senza affanni.
Fuori da giovedì 2 aprile 2026 su tutte le piattaforme digitali (in distribuzione Believe Music Italy), “Onirico” è il nuovo singolo di Angelica Del Nibbio: un brano che si muove tra visione e introspezione, costruendo un racconto emotivo che sfugge alle strutture tradizionali. Il brano segue il precedente singolo “Il profilo del mare“.
Scritto anni fa in modo spontaneo e rimasto a lungo in sospeso, “Onirico” rappresenta una delle espressioni più intime dell’artista. Non nasce con l’obiettivo di essere immediato o radiofonico (in tal senso, Angelica ha già avuto modo di esporsi e sperimentare), ma come esigenza autentica: quella di dare forma a un immaginario personale, fatto di frammenti, simboli e suggestioni. Il pezzo si sviluppa infatti come un flusso di immagini che si susseguono senza una linearità precisa, seguendo la logica imprevedibile dei sogni. Il linguaggio è volutamente caotico, ma non casuale: è un caos che rivela, che mette in discussione e che, proprio per questo, invita a una rilettura più profonda delle emozioni e delle esperienze. Con “Onirico“, Angelica Del Nibbio firma quindi un brano che non cerca risposte semplici, ma invita ad abitare l’ambiguità e la complessità del proprio mondo interiore, lasciando spazio all’interpretazione e all’esperienza personale di chi ascolta.
Noi per conoscerla meglio, ci siamo fatti accompagnare a casa sua. Ed ecco i cinque oggetti che ci ha mostrato.
Maschere 4 stagioni
Queste maschere di bronzo mi hanno accompagnata sin da piccola; sono lavori di mio nonno che aveva una fonderia e realizzava stampi per noti artisti. Queste in particolare hanno ispirato l’utilizzo delle maschere nel video-clip di Onirico.
Luna di pietra
Questa luna è stato il primo oggetto decorativo per la casa nuova in cui vivo, inoltre devo ammettere di aver partecipato intensamente ad un’asta su kata-wiki per acchiapparmela. Il simbolismo della luna mi accompagna da quando ero piccola; in generale è un simbolo importantissimo per le donne, per la nostra ciclicità.
Corno antico
Lo porto ovunque o meglio dove vivo io, lui viene con me. L’ho preso da piccola ad un mercato vintage, penso sia la prima cosa “ da grandi” ( fuori dalla sfera giocattolo) che io abbia preso da bambina. Ci sono legatissima perchè è per me simbolo dell’inizio della mia passione verso l’antiquariato, cosa che mi unisce molto a mio padre.
Sopra c’è l’incisione di un veliero, in qualche modo mi piace avere il mare con me, non a caso il mio primo singolo l’ho chiamato “ Il profilo del mare”.
Disque Pathè
Questa è la vecchia copertina di un disco Pathè, regalato da mio padre per la mia prima guida in macchina con lui. E’ un pezzo vecchio a cui sono molto legata e l’ho sempre avuto nella stanza dove faccio musica ( ora si trova nel mio studio, in casa nuova).
Pitigliano
Questo quadretto l’ho preso con il mio fiancè al mercato delle pulci, in un momento delicato mi è stato di conforto perchè mi sembrava di riconoscerci il profilo della terra natia dei miei nonni, Pitigliano.. dove ho trascorso tutte le mie estati.
A questa terra dedico il mio primo disco, la mia musica e la mia voce.
“api” è il nuovo brano del duo it-pop iBuca in uscita il 20 marzo 2026 con la produzione di Wrongonyou e che anticipa l’album “1955” per l’etichetta NatyLoveYou.
“api” ruota intorno alla potente metafora di due api che si pungono a vicenda pur sapendo che questo segnerà la loro fine. La canzone esplora quindi il paradosso dell’attaccamento emotivo: più fa male, più diventa impossibile lasciar andare l’altra persona.
Noi gli abbiamo chiesto di raccontarsi attraverso le loro 5 cose preferite.
La voce di Jeff Buckley in Grace
La voce di Jeff Buckley in Grace, ma non tutta: proprio quei punti in cui sembra che stia per rompersi e invece resta lì, appesa. Ci piacciono le cose che non sembrano perfette ma poi ti restano dentro più di tutto il resto.
I laghi
Soprattutto quando sono quasi vuoti e fanno quel silenzio enorme che non mette ansia, anzi. Ci piacciono perché non devono dimostrare niente a nessuno, un po’ come certe canzoni che non alzano la voce eppure ti cambiano la giornata.
Le chitarre con i segni addosso
Quelle un po’ rovinate, un po’ consumate, con il legno che racconta più di tante biografie. Ci fidiamo più di uno strumento vissuto che di uno perfetto. Vale anche per le persone, purtroppo o per fortuna.
Le strade all’alba
Quando i lampioni sono ancora accesi e in giro ci sono solo i panettieri, qualcuno che torna tardi e noi che facciamo finta di avere tutto sotto controllo. È l’ora che ci somiglia di più: un po’ sospesa, un po’ romantica, un po’ fuori fase.
Le spie rosse degli amplificatori accesi al buio
Non servono a niente di poetico, eppure ci ipnotizzano sempre. Hanno quella faccia da “sta per succedere qualcosa” anche quando magari stai solo perdendo venti minuti a capire perché non passa segnale.
C’è un punto preciso in cui il percorso di un artista smette di essere solo musica e diventa racconto personale, quasi necessario. È lì che si colloca Ramo: in quella zona di confine tra il vissuto e la sua traduzione in canzoni, tra l’urgenza di dire qualcosa e il bisogno di restare fedele a sé stesso.
Ne abbiamo parlato con lui, tra musica, palco e tutto quello che succede quando si prova a raccontare la vita così com’è.
Ciao Ramo! Come tanti tuoi colleghi anche tu inizi il percorso nel mondo della musica con delle band, ma poi continui come solista. Secondo te quali sono gli aspetti positivi e negativi di suonare da solista e in band?
Ciao a tutti e grazie per l’invito!
Sicuramente la differenza è nel fatto d’avere una “squadra fissa” con il quale condividere l’avventura musicale, ma, in contemporanea, il percorso solista, ti permette di girare molto di più basandoti solamente sui tuoi impegni. Ovviamente il lato economico da solista, a livello d’incasso, è favorevole, ma, quando bisogna parlare di uscite, a livello di band è più facile gestire tutto, oltre che le emozioni ed il lato backstage
Nel corso della tua carriera hai pubblicato numerosi singoli, qual è il segreto per avere sempre le note giuste per descrivere la vita?
Vivere la vita ed avere il coraggio di raccontarla è sicuramente il punto fondamentale, che abbia raccontato le note giuste spero di si (ride)
Tra tutti questi singoli non è mancata una canzone in chiave natalizia. Da dove è arrivata l’esigenza nel raccontare un Natale sincero?
Dall’ipocrisia che si ha spesso nel giorno nel quale “a Natale siamo tutti più buoni”, quello che racconto nel brano è vero, negli ultimi anni, infatti, dopo un po’ prendo e me ne vado in ufficio, almeno mi rendo utile a livello aziendale piuttosto che continuare ad ingoiare rospi (ride).
Il 2026 è iniziato con il singolo Evergreen e la domanda è d’obbligo: cos’è per te un Evergreen?
Un “Evergreen”, nel mio caso, può essere rappresentato specialmente dalla musica, qualcosa che è sempre con me, sicuramente l’ambito del cinema, nel brano accenno ad un sentimento, che però porta paura viverlo, ma forse ciò si ricollega a qualche altro brano del disco(?)
La canzone parte con un’atmosfera intima acustica per poi esplodere in chiave rock. Tra questi due aspetti, ti reputi più un rockettaro o un classico artista del mondo acustico?
Tra questi due ambiti mi reputo “Ramo”, ovvero un mix delle due cose, tutti i miei tatuaggi sono inerenti ad artisti/brani punk o metal, ma alla fine il Ramo sul palco è acustico, e, sinceramente, reputo più reale Ramo che Stefano Ramelli, è più coerente e sincero.
Il brano ha aperto le porte al disco Offline: in un mondo sempre più dominato dal virtuale, quanto è importante per te essere offline?
In questi ultimi due anni (il disco ho cominciato a scriverlo che ancora non era uscito il “Ramo”, il primo) mi sono reso conto che cominciava quasi ad essere una dipendenza più che un’abitudine, non siamo più abituati al mondo “Offline” e, quando ci capiti, non riesco a starci dentro.
Se ci fosse un crisi nella rete mondiale sono convinto che il mondo cambierebbe drasticamente …e lo dice uno che senza internet fa, ormai, fatica a stare!
I tuoi live si muovono soprattutto nei locali milanesi, com’è al giorno d’oggi muoversi in una grande città come Milano per un cantante emergente?
Una bellissima esperienza, sicuramente Milano offre più opportunità rispetto ad altre città, non è comunque facile trovare Live, personalmente mi sento un miracolato per tutti quelli che ho fatto, che fosse un brano solo o una scaletta di più di due ore.
Hai qualcosa che bolle in pentola?
Live, live, live in primis, porterò il più possibile in giro il mio ultimi disco (ho ancora qualche copia da vendere anche se è edizione limitata!) ma ho anche due album in lavorazione, non so se usciranno mai sinceramente, qualche brano uscirà ancora, al momento non mi sento ancora vecchio per fare musica e considerarmi ancora Emergente (ride)
I COLLA con “FINIREMOTUTTIAFARCIMALE!” non cambiano pelle, ma la tirano fino a farla quasi sanguinare. È un disco che non cerca di piacere e non prova nemmeno a essere “attuale”: preferisce restare fedele a una propria idea di rock italiano sporco, diretto, senza filtro, dove la forma è sempre subordinata all’urgenza.
Rispetto ai lavori precedenti, qui la band sembra aver ridotto le distrazioni. Meno divagazioni, meno concessioni, più concentrazione sul colpo secco. I brani sono costruiti come piccole esplosioni: durano il tempo necessario a lasciare il segno e poi si consumano rapidamente, come se il disco fosse pensato per essere suonato più che ascoltato in silenzio.
Il linguaggio resta quello tipico dei COLLA: quotidiano, a tratti volgare, volutamente anti-poetico. Ma è proprio in questa scelta che si gioca la loro identità. Non c’è ricerca di metafore sofisticate, ma la volontà di restituire un immaginario preciso fatto di frustrazione, provincia, amicizie consumate e una rabbia che non trova mai un vero bersaglio.
Dal punto di vista sonoro, il disco è compatto e coerente: chitarre sempre in primo piano, ritmi essenziali, poca sovrastruttura. A tratti sembra quasi una registrazione “di pancia”, ma dietro si percepisce comunque un controllo maggiore rispetto al passato. I COLLA non stanno improvvisando: stanno affinando il loro linguaggio, rendendolo più riconoscibile.
Quello che colpisce è che, pur dentro una grammatica punk ormai ben definita, il disco non suona mai sterile. C’è ancora tensione, c’è ancora attrito, e soprattutto c’è ancora la sensazione che ogni pezzo nasca da qualcosa di reale, non da una formula.
“FINIREMOTUTTIAFARCIMALE!” non reinventa nulla e non lo pretende. Però consolida un’idea: che in Italia esista ancora spazio per una band capace di trasformare il disagio quotidiano in musica immediata, senza mediazioni. E in questo, i COLLA restano coerenti fino in fondo, anche quando fanno male.
Simone Pass: voce e basso Davide Prebianca: batteria e voce Mattia Crestanello: chitarra e voce
Niko: cori Icio: cori
Registrato e prodotto in cinque giorni con Maurizio Baggio (La Distilleria Produzioni Musicali)
BIO:
COLLA è un trio vicentino nato nel 2017 dall’incontro tra musicisti già attivi nella scena alternativa punk italiana. Il loro suono fonde l’urgenza del punk, la potenza dell’hard rock e la melodia del pop, dando vita a un mix esplosivo e immediatamente riconoscibile. I testi, diretti e sinceri, raccontano con disillusione e ironia la fragilità quotidiana, mentre dal vivo i COLLA sprigionano pura energia: nessun filtro, nessuna posa — solo suono, sudore e contatto con il pubblico. Ogni concerto è un’esperienza collettiva, intensa e viscerale, che li ha portati a calcare palchi di club, festival e rassegne in tutta Italia.
I COLLA sono Hard perché pestano più duro che possono su fusti, basso e chitarre. I COLLA sono Punk perché ti dicono le cose come stanno. https://www.instagram.com/colla_laband
Da venerdì 17 aprile 2026 è disponibile su tutte le piattaforme digitali “IL TOSSICO”, il nuovo singolo di Riccardo Inge, fuori per Benzai Records e in distribuzione Believe Music Italy. Artista milanese da anni attivo tra scrittura cantautorale e ricerca pop, capace di muoversi con naturalezza tra dimensione acustica e produzione contemporanea, Riccardo Inge, nel corso del suo percorso, ha costruito un’identità riconoscibile, caratterizzata da una forte attenzione alla parola, alla narrazione emotiva e a un equilibrio costante tra immediatezza e profondità espressiva.
Con “IL TOSSICO”, Inge aggiunge un nuovo tassello a una discografia che negli anni ha esplorato le contraddizioni delle relazioni e dell’esperienza personale, confermando una scrittura sempre centrata sull’introspezione e sulla capacità di trasformare vissuti privati in racconti condivisibili. Il brano si inserisce nel suo solco più riconoscibile: un cantautorato contemporaneo che alterna momenti più intimi a una forma canzone immediata, spesso costruita su melodie dirette e testi dal forte impatto emotivo. Il singolo affronta il tema delle dinamiche affettive tossiche e delle relazioni sbilanciate, raccontando quel confine sottile in cui l’amore si trasforma in dipendenza emotiva e confusione identitaria. Al centro del brano c’è una riflessione lucida e dolorosa sulle manipolazioni psicologiche e sulla difficoltà di riconoscere sé stessi all’interno di un legame che consuma progressivamente certezze e autostima.
“IL TOSSICO” si muove su coordinate essenziali e dirette, dove la scrittura resta protagonista assoluta e la produzione accompagna senza mai sovrastare. La scelta stilistica rafforza il carattere confessionale del brano, rendendo ancora più evidente la tensione emotiva che attraversa l’intero pezzo. Con questo nuovo lavoro, Riccardo Inge conferma la sua capacità di unire sensibilità narrativa e immediatezza pop, portando avanti un percorso coerente che continua a indagare le fragilità umane con uno sguardo sempre più maturo e consapevole.
‘Il tossico‘ è un brano che parla di quella manipolazione che ti entra sotto pelle e ti fa dubitare di te stesso. Quando l’amore diventa un processo e il senso di colpa una strategia. Se ero io quello sbagliato, perché continui a cercarmi? Tra accuse che si ribaltano e verità che fanno male, il brano è una presa di coscienza brutale: meglio perdere una persona che perdere sé stessi. (Riccardo Inge)
Riccardo Inge è un cantautore agrodolce. Nel corso degli anni si esibisce ovunque: dalle spiagge siciliane ai teatri milanesi, passando per i club di tutta Italia e i principali concorsi e contest nazionali.
Nel gennaio 2017 pubblica l’EP “Giorno di festa”, accompagnato dal primo singolo “Cosa resterà di noi”, uscito in anteprima su Corriere.it. Il video, girato sulla diga del Vajont, viene presentato anche negli studi di RAI Italia per la trasmissione Community. Parallelamente, collabora a diversi progetti di volontariato legati alla musica, diventando partecipante di Officine Buone, un’associazione che promuove la musica negli ospedali attraverso il format del talent show, in cui i giudici sono i pazienti stessi. Nel dicembre 2019 si esibisce all’Auditorium Radio Italia, condividendo il palco con Willie Peyote, Selton ed Eugenio in Via di Gioia.
Nell’ottobre 2021 pubblica il suo primo album, “Bathala”, presentato con un concerto sold out all’Arci Tambourine di Seregno (MB). Il disco — che ha superato i 200.000 streaming su Spotify — dà il via a un never-ending tour di tre anni (“Inge in Giro”), che lo porta a calcare palchi iconici come il Fabrique, il Blue Note e i Magazzini Generali.
Nel 2025 Riccardo torna in studio per lavorare a nuovi brani. Il novembre 2025 segnerà l’uscita di “Distruggere Tutto”, singolo che anticipa il nuovo album previsto per il 2026.