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Comunicato stampa Indie rock

Cinque brani, un solo paesaggio: “Vespri” è il nuovo EP dei BAUSAN

“Vespri” è il nuovo EP dei BAUSAN, uscito venerdì 12 giugno 2026. In “Vespri”, BAUSAN costruiscono un luogo emotivo prima ancora che un disco. I brani si rincorrono tra ricordi che cambiano forma, domande lasciate aperte e immagini che ritornano come punti di riferimento in un paesaggio in continuo movimento. L’alt-rock della band si muove con equilibrio tra slancio e contemplazione, alternando materia sonora e aperture atmosferiche senza mai perdere compattezza. Più che raccontare una storia, l’EP suggerisce uno stato d’animo persistente, sospeso tra ciò che è stato e ciò che sta ancora cercando di diventare.

Foto: Daniele Zanotti

Queste le parole con le quali la band presenta l’EP:
«L’EP racconta in 5 tracce l’ultimo anno di lavoro della band.
Al suo interno raccoglie esperienze passate e condivise, legate da un sentimento comune di smarrimento esistenziale.
Il progetto accoglie sonorità differenti che richiamano l’anima grezza di un cantautorato etereo e distorto, rispecchiandosi allo stesso modo nei testi.»

Puoi ascoltare il brano qui:

BIO
Il sound dei BAUSAN è il risultato dell’incontro di quattro personalità diverse provenienti da background musicali differenti. La commistione di generi e di influenze dà vita a un sound ricco e malinconico, che unisce riff di chitarra ad atmosfere oniriche e sognanti. Testi di natura etereo-esistenziale si intrecciano a suoni distorti, mescolando una vena cantautorale a sonorità che spaziano dal grunge al post-rock.

BAUSAN è un progetto alternative rock che nasce tra Milano e Ferrara agli inizi del 2024. Il gruppo è composto da quattro elementi: Andrea Bianchi (voce e chitarra), Alessandro Corneo (chitarra), Giuseppe Mazza (batteria) e Amedeo Itria (basso). Un’amicizia di lunga data e un’intesa musicale macinata negli anni sono stati gli elementi fondanti che hanno portato alla nascita del progetto. Tra studi accademici e numerose performance live, l’alchimia è cresciuta in brevissimo tempo di pari passo all’esigenza artistica di esprimersi, sfociando in modo naturale nella creazione di nuovo materiale.
La band, dopo aver pubblicato il primo singolo “Se non hai niente” nel settembre 2024, è reduce da un 2025 con un’intensa attività live. Dai concerti in acustico nella provincia milanese, come il circolo Tambourine di Seregno (MB), fino ad arrivare a locali underground storici di Milano, come il Detune e il Legend Club. Nei primi mesi del 2025, in parallelo ai concerti live, è iniziata una fase di sessioni di registrazione presso il Duotone Studio di Daniele Zanotti, fonico e produttore della band. In seguito alla collaborazione con la realtà milanese Costello’s Agency, questa fase culminerà con l’uscita del primo EP della band, prevista per giugno 2026.

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Fonte: Costello’s Agency

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Comunicato stampa Indie Post-Punk rock

Le crepe sotto la vernice: “Se Avessero” è il nuovo singolo dei Cromosauri

“Se Avessero” è il nuovo singolo dei Cromosauri, uscito martedì 9 giugno 2026. Il nuovo brano si muove nervoso e compatto, attraversando le contraddizioni del presente senza cercare punti di approdo. Tra tensione ritmica e chitarre taglienti, prende forma un racconto che osserva una realtà sempre più affollata di opinioni, semplificazioni e identità urlate. La scrittura preferisce l’attrito alla risposta facile: accumula immagini, frammenti e cortocircuiti fino a restituire un senso diffuso di smarrimento collettivo. Ne emerge una fotografia lucida e inquieta, dove l’ironia convive con il disincanto e ogni certezza sembra destinata a sgretolarsi nel giro di pochi istanti.

Foto: Irene Carli

Queste le parole con le quali la band presenta la traccia:
«Nuvole che non so distinguere, bolle che scoppiano, scappano i pesci in fondo al mare, l’amore è un fiammifero. C’è un mondo che tuona e non riconosci il tuo ruolo, la direzione non ti è più chiara, la voce del navigatore diventa incomprensibile, le strade sono un gomitolo senza orizzonte.
Dove si trova la fantasia per creare un futuro? Ed è più bello se puoi non dormire, se non devi riposare per un domani di impegni dal dubbio senso. Quanto spazio ho? I miei sogni sono davvero miei? O sono frutto di un bisogno indotto? Allora i giorni persi siano croci sulle spalle e sanguisughe su quei volti che ci fottono il futuro. Potrei scappare… sì, fuggirò da questa nuova realtà caustica… getto nella valigia le mie convinzioni, i miei alti princìpi, ed esco.  Piove, corro, piove, corre, una pozza d’acqua, scivola, cade. La valigia si rompe, tutto ciò che era dentro adesso galleggia tra l’umido e il fango. Tutta questa purezza, così sporca, si rivela piena di contraddizioni. Ma le strade sono tutte chiare adesso, crescere diventa possibile, si può tracciare un solco, si può intuire un filo conduttore, quello che conta resterà, la pioggia non lo cancellerà.
Nell’album “Nuvole, Bolle e Pesci” i Cromosauri si ritrovano adulti. Ci sono le aspettative su se stessi, i compromessi, le strade inaspettate, le strade che invece sembrano a senso unico. Ciascuna vita è un gomitolo di scelte più o meno consapevoli, più o meno obbligate, e non è mai (o quasi) semplice tracciare il confine tra la voglia e la coscienza, tra la possibilità e l’obbligo, il torto e la ragione. Ci sono quelle zone grigie di se stessi con cui si fatica a pacificarsi. I Cromosauri una soluzione non l’hanno trovata ma metabolizzano le loro esperienza in queste canzoni tanto intime quanto universali. Nei testi, la band, sonda le diverse possibilità, i condizionali sono praticamente onnipresenti, ci sono le invettive contro le promesse mancate di una società e le relazioni che questa prevede, c’è l’eros che chiede il suo pedaggio e l’amore che squaglia gli organi, c’è il guardarsi allo specchio e accettare la forma e il contenuto.
“Se Avessero” è il brano più esplicitamente critico nei confronti di una società che, citando Tenco, parla sempre, pretende di farsi sentire e non ha niente da dire. In un mondo sempre più complesso ma sempre più semplicista e polarizzato, diventa fondamentale cercare “un’espressione che non sia o bianco o nero”. In un mondo che si sgretola sotto la minaccia del cambiamento climatico dove i ricchi si fanno la guerra per noia. I Cromosauri scelgono il sarcasmo e l’ironia, sottintendendo che sotto a questo tecno-macismo che mira alla guerra civile universale ci sia in realtà una grande paura della vita, abbracciata nella sua complessità. Questa ironia si riflette nelle loro scelte grafiche, che diventano collage kitsch e volutamente artefatti. Il video è un viaggio psichedelico e surreale, dove realtà incompatibili si incontrano in un’apocalisse in stop motion. Il collage viene scelto come mezzo per accelerare al massimo la simulazione della comunicazione online, fatta di pose, foodporn e contenuti generati dall’AI, per far traboccare il vaso oltrepassando il verosimile, diventando surreale e dichiaratamente post-prodotto.»

Puoi ascoltare il brano qui:

BIO
Cromosauri sono un trio alternative rock nato a Cecina (LI) e attivo dal 2014. Dopo l’esordio psichedelico e strumentale “Cromomito” (2015) e la successiva esplorazione del grunge anni ’90 con “NOIZ!” (2016) e “Invalid Session EP” (2018), nel 2020 la band pubblica “La Piccola Circolazione”, primo lavoro in italiano, scritto e registrato a distanza, un racconto dei piccoli mondi domestici della pandemia. Con “RGB” (2021) i Cromosauri consolidano la loro direzione espressiva, mescolando alternative, indie e post rock. Dopo esperienze parallele tra Europa e Stati Uniti e l’uscita di “L.P.C. Live” (2023), il trio è prossimo a presentare il nuovo album “Nuvole, Bolle e Pesci” (novembre 2026), un disco che attraversa disorientamento e trasformazione senza cercare risposte definitive, ma restando dentro le domande.

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Fonte: Costello’s Agency

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Pop

Le cinque cose preferite degli Under One Hundred

Fuori dal 22 maggio “Stato: Instabile”, il primo EP degli Under One Hundred. Sei canzoni che raccontano momenti di vita di una generazione che cerca il proprio equilibrio in un mondo frenetico.

“Stato: Instabile” si muove in un sound originale che sa mescolare il rap old school con l’elettronica. Abbiamo brani che ti entrano in testa che suonano più rap come “Siamo Solo Persone” e “Ne Vale La Pena”, per passare ad altri come “Ansia” dall’impronta più elettronica. Ritroviamo pezzi anche come “Sto Nel Deserto” più cupo e arrabbiati.

“Il nostro EP racconta frammenti di vita contemporanea tra relazioni nate online, ansia quotidiana, bisogno di resistere e realtà sociali che pesano. Un progetto che attraversa momenti personali e collettivi, restituendo l’immagine di una generazione sospesa tra connessione e distanza, pressione e ricerca di equilibrio”, così il trio descrive il proprio lavoro.

Noi per conoscerli meglio, abbiamo deciso di chieder loro quali fossero le cose che preferivano di più.

Le birrette

Rituale sacro di ogni lunedì sera. Prima di registrare, provare o semplicemente perdere mezz’ora a parlare di qualsiasi cosa, c’è sempre lei: la birretta fresca. Perché diciamocelo, davanti a una buona birra le idee scorrono meglio, le barre escono più naturali e diventiamo tutti un po’ più sinceri. O forse semplicemente più rumorosi.

Le Jackets.

Per darci un’identità non ci bastava un logo. Così abbiamo creato le nostre jackets personalizzate: colori scelti con cura, nomi d’arte sulle spalle e numeri come una vera squadra sportiva. Un mix tra NBA, hip-hop e voglia di distinguerci. Ormai sono parte integrante del gruppo e, almeno sulla carta, dovrebbero restare addosso durante tutto il live…

La goliardia

Ogni session dovrebbe essere un momento di concentrazione e produttività. Dovrebbe. Perché puntualmente qualcuno trova il modo di trasformare lo studio in un cabaret improvvisato. Battute, idee assurde, imitazioni e momenti completamente senza senso fanno parte del processo creativo. E in qualche modo, stranamente, funzionano pure.

Luca a petto nudo

Luca, in arte Samakruss, è uno dei principali sostenitori dell’importanza delle nostre jackets. Peccato che poi, durante alcuni live, decida improvvisamente di liberarsene e mostrare il fisico al pubblico. Sarà il caldo? L’adrenalina? La pressione della performance? O semplicemente la voglia di rubare la scena? Non lo sapremo mai. Una cosa è certa: ormai fa parte dello spettacolo

La tastiera Midi

Seabass e la sua tastiera MIDI sono una cosa sola. Dai live sembra che da quei tasti controlli l’universo intero: basi, effetti, campioni e magie varie. Ma la domanda che ci facciamo da anni è sempre la stessa: sta davvero comandando tutto oppure preme tasti completamente a caso con estrema convinzione? Il mistero continua.

estrema convinzione? Il mistero continua

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Pop

Le cinque cose preferite degli Human Tapes

Fuori dal 22 maggio “Impronte”, il nuovo disco degli Human Tapes. Otto pezzi che si muovono tra soul e R&B contemporaneo con una scrittura fortemente introspettiva e narrativa. L’album attraversa emozioni, ricordi e fragilità quotidiane, trasformandoli in un racconto sonoro intimo e profondamente umano.

Il titolo rappresenta il nucleo concettuale del progetto: le impronte sono segni unici e inconfutabili, tracce che raccontano chi siamo e la nostra storia. Come la musica, hanno la capacità di fissare momenti e sensazioni rendendoli eterni. Richiamano anche i cerchi concentrici degli alberi secolari, simbolo di crescita, resistenza e memoria che supera il tempo individuale. Allo stesso modo, le canzoni diventano stratificazioni emotive, dove la “polvere dei ricordi” sottolinea la dimensione artigianale della musica: un processo fatto con le mani, autentico e imperfetto.

Noi volevamo conoscerli meglio, e per farlo abbiamo chiesto loro quali fossero le loro cinque cose preferite.

Bere in compagnia

Suoniamo insieme da quattro anni e a tenerci uniti non è soltanto la musica. C’è un’amicizia che cresce tra una prova e un concerto, tra un viaggio e una notte passata a parlare. Bere insieme è uno dei modi che abbiamo per ritrovarci: per festeggiare qualcosa di bello, per confrontarci quando qualcosa non va, per raccontarci chi siamo e cosa ci sta succedendo.

È un rito semplice, lento, leggero. In un periodo storico che ci chiede continuamente di correre, quei momenti diventano una parentesi preziosa dando il tempo per ascoltare e lasciarsi ascoltare.

Suonare dal vivo

Potrebbe sembrare una risposta scontata per una band, ma suonare dal vivo è davvero una delle cose che ci tiene in vita. La musica ha bisogno di sporcarsi su un palco, di prendere aria, di uscire dalle cuffie e diventare qualcosa di fisico.

Abbiamo bisogno dell’ansia che arriva prima di salire sul palco e che pochi minuti dopo si trasforma in adrenalina, poi in sudore e, qualche volta, anche in lacrime. In quei momenti tutto il resto scompare. Sul palco non esistono problemi individuali, scadenze o preoccupazioni: esiste soltanto quello che stiamo vivendo insieme. Persino la stanchezza e i dolori passano in secondo piano. Per noi è qualcosa di indispensabile.

I pomeriggi

C’è chi ama l’alba, chi la notte, chi il tramonto.

Noi vorremmo spezzare una lancia a favore di un momento spesso sottovalutato: il pomeriggio. Siamo persone notturne, andiamo a dormire spesso tardi, proviamo fino a notte fonda e per questo il pomeriggio rimane il nostro momento preferito. Uno spazio sospeso, lontano dalla fretta del mattino e dalle aspettative della sera.

Da adolescenti era il tempo infinito dopo la scuola, quando i sogni sembravano più vicini perché avevamo tutto il tempo per inseguirli. Da adulti ha assunto significati diversi, ma conserva ancora qualcosa di quella lentezza. Anche il nostro brano Pomeriggi nasce da questa sensazione: l’idea che alcune cose abbiano bisogno di tempo per essere vissute. E noi abbiamo sempre amato ciò che non passa troppo in fretta.

Abiti vintage

Più di una volta abbiamo scelto abiti vintage per i nostri shooting fotografici. A volte per una semplice esigenza estetica, altre perché cercavamo qualcosa che la moda contemporanea non riusciva a darci.

Ci affascina l’idea che un vestito abbia già vissuto una vita prima di incontrare la nostra. Una giacca, una camicia o un cappotto portano addosso segni, pieghe e storie che non conosceremo mai del tutto. In qualche modo diventano parte del racconto che stiamo costruendo con la nostra musica.

Ci piace pensare che anche gli oggetti abbiano memoria e che, ogni tanto, possano continuare a scrivere nuove pagine insieme a noi.

Animazione giapponese 

Amiamo l’animazione giapponese perché da anni alimenta il nostro immaginario. Dai mondi malinconici e futuristici del cyberpunk alle atmosfere sognanti e poetiche dei film di Miyazaki, fino all’eleganza avventurosa di Lupin III, sono storie che hanno influenzato il nostro modo di vedere e raccontare le cose.

Ci affascina la loro capacità di muoversi continuamente tra sogno e realtà, tra leggerezza e malinconia, tra meraviglia e vita quotidiana. Non le viviamo come una fuga dal mondo reale, ma come un modo diverso di osservarlo. In fondo, molte delle immagini, delle emozioni e delle atmosfere che finiscono nella nostra musica nascono anche da lì.

Lupin ci ricorda che a volte la libertà non è arrivare da qualche parte, ma continuare a scappare da ciò che non ci somiglia.

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Pop

Cosa c’è nella camera di Cecilia Barra

Esce lunedì 1 giugno 2026 su tutte le piattaforme digitali like thin ice” (in distribuzione Believe Music Italy)Si tratta del singolo di debutto di Cecilia Barra, primo tassello di un percorso solista che intreccia cantautorato italiano, neo-soul, jazz e R&B contemporaneo in una scrittura intensa e profondamente personale. Il brano racconta la fragilità emotiva dei vent’anni, quel momento della vita in cui entusiasmo, paura, ambizione e smarrimento convivonolike thin ice si muove dentro questo equilibrio instabile, trasformando l’incertezza generazionale in una narrazione delicata ma dinamica, capace di alternare vulnerabilità e leggerezza.

Il singolo si ispira alle atmosfere calde e groove della scena jazz-funk londinese contemporanea, richiamando artisti come Kokoroko ed Ezra Collective, con una melodia setosa si incastra con i cori e ci fa sentire più vicini ai primi giorni d’estate che si avvicina. Synth morbidi, armonie stratificate e cori avvolgenti accompagnano una produzione elegante e luminosa, sospesa tra malinconia e primi giorni d’estate. Con questo caotico racconto Cecilia Barra apre ufficialmente un percorso artistico che sceglie di raccontare una generazione sospesa tra precarietà e desiderio di trovare il proprio posto nel mondo, attraverso una scrittura autentica e sonorità dal respiro internazionale. Un brano che è anche manifesto generazionale che ci ricorda quanto può far paura e, allo stesso tempo, emozionarci avere dei sogni e delle ambizioni, quanto siamo piccoli di fronte al mondo che ci circonda e quanto momentanea sia ogni difficoltà o attimo di sconforto.

SCOPRI IL BRANO: https://bfan.link/like-thin-ice

Noi volevamo conoscerla meglio, e quindi ci siamo fatti invitare a casa sua. E quale modo migliore di scoprire questa straordinaria nuova voce se non grazie alla storia di cinque suoi oggetti?

In camera mia ci sarà sempre quello che a me piace chiamare un “quadernino degli appunti”. Oggetto che fa vita difficile, in quanto logorato dalla piaga del multitasking, sbattuto tutti i giorni in una tote bag performativa e portato a spasso per Milano senza una meta o un motivo. Spesso è afflitto da forti crisi d’identità, non sa se è un diario, un’agenda o un block notes, come Balto, sa solo quello che non è; ovvero ordinato. I testi, le strutture e gli accordi di tutti i miei brani sono stati un tempo un caotico scarabocchio sul mio “quadernino degli appunti” che periodicamente cambia copertina. Questo nello specifico arriva da Quito, è fatto 100% a mano da un’artista locale in carta biologica: più performativo di così…

Sulla mia scrivania c’è una tazza, che arriva dalla Spagna, piena di oggettistica da cancelleria. Come il quadernino degli appunti, soffre di crisi d’identità in quanto non è mai stata riempita da un liquido in vita sua, solo da penne, matite e gomme. Come il quadernino degli appunti, mi ricorda di un posto che ha segnato il mio cuore, nel quale ho iniziato a scrivere i brani che sto ora finalmente pubblicando. Come il quadernino degli appunti è fatto a mano da artigiani locali, regalandomi così, altri preziosi punti radical chic, che colleziono ormai da anni.

Oltre ai punti radical chic, colleziono anche cartoline, che compro a mostre e musei che mi sono piaciuti. Questa è la mia preferita perché l’ho comprata a Colonia, alla prima mostra a cui sono andata una volta trasferita lì: di nuovo è di un artista locale e mi ricorda uno dei miei posti del cuore, quindi dovevo assolutamente farvela vedere.

Questo oggetto più che un posto del cuore mi ricorda la mia persona preferita, ovvero mia sorella Otti, che tornata dal Brasile mi disse “ti ho comprato un regalo, ci ho messo un’ora a sceglierlo” e mi mostrò questa percussione. Fatta a mano. Da un artigiano locale. Prima o poi imparerò a suonarla e inizierò a portarla ai miei live, per ora funge da decorazione.

Mi sembrava giusto concludere con un oggetto totalmente random: un piccolo Buddha Bhumisparsa Mudra. Dovrebbe significare illuminazione e vittoria sulle illusioni, io l’ho blasfemamente e superficialmente scelto da un sacchetto pieno di tanti piccoli Buddha perché era, ai miei occhi, il più carino. Da un anno e mezzo a questa parte me lo porto sempre in giro, sperando che prima o poi mi arrivi questa maledetta illuminazione: magari un giorno riuscirò a scrivere la nuova “Accendi una luna nel cielo” al posto di ste canzonette come “like thin ice”, il mio singolo appena pubblicato. Nel dubbio se volete ascoltarlo lo trovate sulle piattaforme, e poi potete darmi un feedback per aiutarmi ad avvicinarmi a questa maledetta illumiazione. 

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Pop

Cosa c’è nella camera di Alessio Longoni

É disponibile da venerdì 22 maggio 2026 su tutte le piattaforme digitali  “Un motivo non c’è”, il nuovo singolo di Alessio Longoni (fuori per Gelo Dischi Believe Music Italy), una riflessione intensa e contemporanea sul bisogno umano di ricominciare, anche quando non esiste una ragione logica per farlo. Il pezzo si sviluppa attorno a un concetto tanto semplice quanto universale: non sempre serve un motivo per rialzarsi, cambiare o tornare a vivere davvero. Tra certezze che si trasformano, relazioni che evolvono e fragilità che insegnano, il brano attraversa emozioni profonde con un linguaggio diretto e autentico.

Il ritornello – potente e immediato – diventa il cuore del messaggio: “È il bisogno di rinascere senza un perché… sentirsi più liberi, o ancora semplicemente più vivi”. Una frase che sintetizza perfettamente l’anima del progetto: la ricerca di una libertà interiore che non ha bisogno di giustificazioni.

Un motivo non c’è” parla di cadute, di legami, di memoria affettiva – come il sorriso di una madre o una carezza che guarisce – e trasforma queste immagini in un racconto emotivo condivisibile, capace di parlare a chiunque stia attraversando un momento di cambiamento. Con questo brano, Alessio Longoni firma una traccia che si inserisce nel panorama pop contemporaneo con una forte componente emotiva e introspettiva, mantenendo un equilibrio tra immediatezza e profondità e proseguendo il suo percorso nel pop d’autore italiano, mantenendo una scrittura intima e riconoscibile, in equilibrio tra immediatezza e profondità.

Cantautore originario di Cagliari, attivo dai primi anni Duemila, Longoni ha costruito negli anni un percorso coerente tra pubblicazioni e live, sviluppando uno stile personale che affonda nella tradizione cantautorale italiana, ma con uno sguardo contemporaneo. Un motivo non c’è” si inserisce in questo cammino come un nuovo capitolo: una canzone che invita a lasciarsi andare e a ricominciare, anche senza un perché.

Noi per conoscerlo meglio, gli abbiamo chiesto di portarci a casa sua, e di raccontarci cinque oggetti significativi.

Sono affezionato alle cose semplici che accompagnano il mio percorso creativo. Da anni porto spesso con me un taccuino Moleskine dove annoto pensieri, frasi e idee che spesso diventano canzoni.

Il Roland Juno-106 è uno degli strumenti a cui sono più legato. Ogni volta che lo accendo ritrovo un suono capace di emozionarmi come la prima volta. È una presenza costante nel mio percorso musicale e una fonte inesauribile di ispirazione creativa.

Secrets of the Beehive di David Sylvian è uno dei dischi che porto con me da sempre. Amo la sua capacità di unire introspezione, bellezza e ricerca sonora in modo naturale. È un album che continua a ispirarmi come autore e che mi ricorda quanto sia importante lasciare spazio alla sensibilità e alla profondità emotiva nella musica.

Tra le opere che mi hanno maggiormente influenzato c’è Twin Peaks di David Lynch. Amo la sua capacità di muoversi tra sogno e realtà, tra mistero ed emozione, lasciando sempre spazio all’immaginazione dello spettatore. È un universo narrativo che continua a ispirarmi per la sua profondità, la sua libertà creativa e il suo modo unico di raccontare ciò che spesso non può essere spiegato con le parole.

All’ingresso del mio studio c’è una targa di Abbey Road con le sagome dei Beatles. È uno degli oggetti a cui sono più affezionato perché racchiude molte delle mie passioni: l’amore per Londra, per il brit sound e per una musica capace di coniugare ricerca, emozione e identità. Ogni volta che la guardo mi ricorda quanto certi dischi e certi artisti abbiano contribuito a formare il mio immaginario musicale e il mio modo di scrivere canzoni.

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Comunicato stampa Indie Pop

Quando il tempo torna nostro: “La canzone del giorno libero” è il nuovo singolo di Adriano Saponaro

“La canzone del giorno libero” è il nuovo singolo di Adriano Saponaro, uscito venerdì 29 maggio 2026. Con “La canzone del giorno libero”, il cantautore di base a Ferrara trasforma una pausa minima in qualcosa di essenziale. Il brano si muove tra giornate tutte uguali, abitudini automatiche e il desiderio improvviso di sparire dal ritmo imposto delle settimane. Basta poco: camminare senza fretta, perdere tempo, tornare per qualche ora a una versione più leggera di sé. Saponaro racconta tutto con un’ironia quieta e malinconica, facendo del tempo sottratto alla routine una piccola forma di disobbedienza quotidiana.

Foto: Giulia Saponaro

Queste le parole con le quali l’artista presenta la traccia:
«Tornare stanchi dal proprio lavoro, sentire di aver scalato la montagna più alta del mondo e avvertire quella sensazione di essere completamente inadatti a questo mondo; questo mondo che ti sembra così ben cucito addosso a tutti gli altri, che insegue ogni minuto scivolando per le scale del denaro, sorseggiando lo stipendio come un Martini dry in un bar a Manhattan. Svegliarsi il giorno seguente, vedere la propria pelle mutare e assumere un colore del tutto nuovo. Nessun cartellino da timbrare, nessun impegno. Come nel cartone animato “Momo alla conquista del tempo” di Enzo d’Alò, il fumo dei sigari dei signori grigi scompare e ti senti vivo, ti senti chi sei e chi sei sempre stato, rivedi i tuoi amici nella tua stanza, c’è il sole e comincia la musica.»

Puoi ascoltare il brano qui:

BIO
Adriano Saponaro è un cantautore e polistrumentista. Dentro le sue vene scorre una miscela di chitarre tarantiniane, supereroi che camminano nella pioggia e un’orchestra che gioca a disordinare i suoi spartiti davanti alla platea. Dalla confusione nascono le parole e le melodie delle sue canzoni per poi trovare la retta via tra un abbraccio di ieri e un bacio di oggi.

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Fonte: Costello’s Agency

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Comunicato stampa Elettronica Indie Pop

Riconoscersi ancora: “Io dimentico tutto” è il nuovo singolo di Luca Rizzo

“Io dimentico tutto” è il nuovo singolo di Luca Rizzo, uscito martedì 26 maggio 2026. Un brano che si muove dentro uno spazio sospeso, dove le parole sembrano rivolte a qualcun altro ma finiscono per tornare sempre al punto di partenza: sé stessi. Luca Rizzo costruisce un electro-pop notturno, attraversato da slanci improvvisi e momenti di distanza, come luci riflesse sui vetri di una città vista troppo tardi. Più che raccontare una relazione, il brano segue il tentativo fragile di riconoscersi ancora, mentre tutto intorno perde nitidezza.

Foto: Giorgia Zoe Righini

Queste le parole con le quali l’artista presenta la traccia:
«”Io dimentico tutto” è un brano autobiografico che racconta il difficile percorso verso l’accettazione di sé. Attraverso immagini simboliche e frammenti intimi, la canzone attraversa fragilità, memoria e rinascita: i momenti in cui ci si sente invincibili e quelli in cui si torna a fare i conti con la realtà. L’abbraccio “tra la folla del metrò” diventa metafora di un incontro con sé stessi, dell’accettazione e del ritrovamento, mentre le luci che imitano il giorno evocano un passato segnato da cure, ferite e trasformazioni vissute in prima persona. È il racconto di chi, dopo essersi a lungo sentito distante da sé, trova finalmente il coraggio di riconoscersi e fare pace con se stesso.»

Puoi ascoltare il brano qui:

BIO
Luca Rizzo è un musicista e cantante di Ferrara.
Frontman dei Ni Na (New Idea No Artist) e dei Digit, progetti della scena electro-pop dei primi anni 2000, ha pubblicato diversi dischi e calcato importanti palchi italiani.
Dopo un lungo periodo di stop, torna oggi con un progetto solista nato dall’esigenza di tradurre in musica una fase personale particolarmente complessa. Trasforma la propria casa in uno studio e riparte dalla scrittura, dando forma a un nuovo EP intimo e diretto.
Il rinnovato percorso unisce rock ed elettronica in una dimensione tesa e notturna, costruita su groove profondi, linee di basso centrali, voci esasperate e atmosfere cupe e sospese. Un set minimale e incisivo, che punta all’impatto emotivo e a una forte identità sonora.

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Fonte: Costello’s Agency

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Pop

Vago, “Non mi dire” e la scrittura libera

Vago pubblica il nuovo singolo Non mi dire, un lavoro che segna un passaggio netto nella sua traiettoria autoriale e che si inserisce in una fase di ridefinizione personale e creativa. Il brano nasce infatti in un momento di forte discontinuità emotiva e produttiva, successivo a un percorso discografico intenso che ha portato l’artista a confrontarsi con le dinamiche più esterne e strutturate del sistema musicale. Da questa esperienza emerge una necessità opposta: tornare a una scrittura più istintiva, meno mediata, capace di sottrarsi a qualsiasi logica di “efficacia” o funzionalità compositiva.

“Non mi dire” si presenta fin dal titolo come una frase interrotta, sospesa, che rifiuta una chiusura definita e lascia aperto uno spazio interpretativo. Questa scelta linguistica non è solo estetica, ma riflette un’impostazione più ampia del brano, costruito attorno a un dialogo implicito con l’ascoltatore, chiamato fin da subito a colmare un vuoto, a partecipare attivamente alla costruzione del senso. L’idea di apertura e sospensione diventa così un dispositivo narrativo che attraversa l’intero pezzo.

Dal punto di vista della scrittura, Vago insiste sulla centralità dell’istinto come matrice primaria del processo creativo, distinguendolo nettamente dalla progettazione, che viene invece associata a fasi successive legate all’arrangiamento o alla costruzione formale del brano. Questa impostazione porta a una scrittura più diretta, in cui la dimensione personale emerge senza filtri, guidata da un’urgenza espressiva che privilegia la sincerità rispetto alla struttura.

Elemento ricorrente nel progetto dell’artista è inoltre la componente visiva della musica, concepita come un linguaggio cinematografico. Le composizioni si sviluppano come sequenze in movimento, fatte di primi piani, campi larghi e rallentamenti, in cui il testo assume la funzione di voce narrante interna a un immaginario già fortemente visuale. Anche in “Non mi dire” questa impostazione contribuisce a rafforzare la dimensione immersiva del brano, che si muove su un equilibrio costante tra immagini e suono.

Che tipo di esigenza ha generato “Non mi dire”?

Per stare in tema direi che le onde dentro al mio mare sono state il magma creativo che ha portato alla scrittura. In quel momento venivo da una produzione per me importante, un disco a cui avevo lavorato molto e che aveva portato da un percorso entusiasmo verso una lenta sofferenza riguardo ciò che mi circondava inerente al mondo della musica. Avevo un estremo bisogno di scrivere qualcosa di realmente mio e lontano dalla scrittura “che funziona”.


Il titolo sembra una frase interrotta: che significato ha questa scelta?

Mi piace il potere delle canzoni di aprire un varco inesplorato. Non mi dire è una frase interrotta ma anche sospesa o di sorpresa, aperta all’interpretazione. Un pò in contrapposizione con un classico inizio da “c’era una volta” si parte da una domanda diretta che pone subito un dubbio nell’ascoltatore, diciamo un’invito all’ascolto attivo.


Quanto spazio ha l’istinto rispetto alla progettazione nella scrittura del brano?

Sono a mio avviso due galassie differenti. Qui l’istinto è l’impulso principale e per quanto mi riguarda è la madre della scrittura libera e d’ispirazione. Seguire l’istinto mi porta a sviscerare cose personali e riflessioni profonde e intime in maniera sincera, la progettazione è un concetto che appartiene più all’arrangiamento di un brano o alla scrittura di qualcosa a tavolino.


Il pezzo lavora molto sulle immagini: è un approccio ricorrente nel progetto Vago?

Decisamente, ho una visione della musica molto cinematografica. Devo vedere nello svolgimento di quello che scrivo dei piccoli film, delle carrellate a rallentatore con tanto di stacchi, primi piani e campi larghi. Credo molto nel legame tra musica e immagini e l’unica cosa che manca in questi film sono le parole, quelle sono i testi che come voci narranti raccontano qualcosa di ciò che stiamo guardando.


La dimensione emotiva è centrale: quanto viene controllata in fase di produzione?

In fase di produzione, in questo caso, ho cercato di lavorare nella direzione in cui andavano i brani, cercando di valorizzare i momenti riflessivi e accompagnarli con momenti musicali altrettanto sinceri e in linea con l’atmosfera.


In che direzione si muove il racconto di “Balordi Mari”?

Lo definirei una piccola e personale ricerca del senso della vita. Senza risposta ovviamente. Sono riflessioni personali su aspetti su cui sono molto sensibile anche se in alcuni casi sono nascosti dietro quelle che sembrano semplici riflessioni di coppia. Credo che attraverso i sentimenti e le relazioni si possano raccontare riflessioni sociali, culturali o politiche consapevoli che sarà poi l’ascoltatore a dare il proprio significato a quello che ascolta.

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Pop

Le cinque cose preferite de la via di mezzo

Fuori dall’8 maggio “Ho ragione io”, il primo singolo di la via di mezzo. La cantautrice ligure porta in musica una storia di coppia come tante, una storia in cui chiunque può rispecchiarsi. “Ho ragione io” sono due amanti testardi che cercano un compromesso per far funzionare la loro coppia. Forse ognuno pensa di aver ragione, questo causa scontro, ma allo stesso tempo l’amore in un modo o nell’altro permette di superare le divergenze.

Noi volevamo conoscere meglio questo progetto, e allora le abbiamo chiesto quali fossero le sue cinque cose preferite.

La musica in generale, ma il reggae e soprattutto bob mi riporta indietro nel tempo.

A quella  bambina che ascoltava la musica dei fratelli più grandi, alla me spensierata che tramite quei suoni si lasciava andare e si sentiva in pace con l’universo. Ancora oggi quando ho voglia di stare serena e rilassata torno a queste “radici”.

La mia pizza. Chi non ama la pizza?! Io amo anche farla e cuocerla è una vera passione . Ma soprattutto mi piace condividerla con gli amici nelle cene d’estate sulla mia terrazza.

Casa è il posto più bello dove vorrei sempre stare ma purtroppo bisogna anche lavorare.

I paesaggi naturali. Amo la mia città e tutti i suoi scorci da mare a monti e campagne… la fortuna immensa!

L’aperitivo settimanale per me è essenziale, visto che lavoro 6 su 7 tutte le sere.  con amici ma anche da sola a scrivere le mie canzoni.