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Pop

Le 5 cose preferite di Francesco Curci

Fuori venerdì 14 gennaio per l’etichetta Show in Action (distr. Pirames International) il nuovo singolo di Francesco Curci dal titolo Come Frank. Il brano inaugura un nuovo percorso artistico e di vita, non a caso arriva nel giorno del suo compleanno, dopo tre anni di assenza vissuti alla ricerca di nuove forme espressive e segnati da una radicale trasformazione della sua immagine da cui prende forma una nuova consapevolezza artistica con cui oggi si racconta e che rivendica con tutta la determinazione possibile. Come Frank è infatti un vero e proprio inno alla libertà, un manifesto di emancipazione, un invito ad amarsi ed accertarsi per quello che si è e non per quello che vogliono gli altri «Cercare a tutti i costi di piacere al mondo / E diventare poi la brutta copia di sé stesso», imparando giorno dopo giorno a fare i conti con le proprie paure e insicurezze, a trasformarle in punti di forza per affrontare il mondo spietato che là fuori è sempre «con il dito già puntato a condannare un innocente». 

Il caffè

È la prima cosa che cerco al mattino quando mi sveglio perché riesce a darmi la carica giusta per affrontare una nuova giornata. Mi perdo nel suo aroma al punto che, il solo sentirlo in una casa o per strada, non riesce a trattenermi dal volerne poi uno. Direi che non vado al di sotto dei 7-8 caffè giornalieri e spesso mi piace fermarmi al bar a prenderlo perché il fascino di un luogo come quello fatto di tanti volti, di tanti sguardi mi regala un piacere doppio.

Il Natale

È il periodo più magico dell’anno che prevede tutto un rito preparatorio che comincia già l’8 dicembre: l’allestimento dell’albero, del presepe che a casa mia non devono mai mancare, il profumo dei dolci, le strade che si riempiono di luci e mercatini, i grandi classici musicali. È sempre stato per me poi un periodo di bilanci in chiusura di un anno e al contempo di nuovi propositi per l’inizio di uno nuovo. Posso dire: “Che mondo sarebbe senza il Natale?”

Gli anelli

Sono una sorta di coperta di Linus per me, mi danno sicurezza, ormai sono un tutt’uno con me, una sorta di “marchio di fabbrica”. Ne ho diversi, di ogni tipo, forma e colore. Li indosso ogni volta che esco e li tolgo solo alla sera per andare a dormire. È come se mi completassero, senza non mi sentirei a posto. È una di quelle cose che non potrei mai dimenticare di portare con me.

Lo sport

Mi alleno con una media di tre volte a settimana e quando sono in viaggio, porto sempre con me qualche attrezzo, primo fra tutti il tappeto degli addominali per non perdere l’abitudine al mattino quando mi sveglio. Le camere di hotel diventano per me delle mini palestre in cui potermi concedere almeno 30 minuti di allenamento giornaliero. Allenarmi è stata una salvezza durante il lockdown, quando le palestre erano chiuse e non c’erano altri svaghi. Direi che mi ha salvato, perché al di là dei benefici fisici, è in grado di darmi benefici psicologici che contribuiscono al mio benessere generale.

Il pianoforte

Non è solo il mio strumento, è un vero e proprio compagno di vita, fedele e sempre pronto a dare sfogo alla mia creatività o semplicemente al desiderio di perdermi nelle note quando sono sotto tensione e ho bisogno di scaricarmi. Al piano ci scrivo le mie canzoni, mi racconto o semplicemente mi accompagno per cantarci su. Se penso a certi momenti di solitudine che ho vissuto, mi viene in mente solo il pianoforte come compagnia, direi che è stato, è e sarà sempre la mia salvezza.

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Pop

Cosa c’è nella camera degli Shkodra Elektronike

Esce venerdì 7 gennaio 2022Turtulleshë il nuovo e terzo singolo del folle progetto formato da Kole Laca Beatrice Gjergji, insieme Shkodra Elektronike. I loro brani sono un’atipica rivisitazione in chiave elettronica della musica tradizionale della loro città natale, Scutari (Albania). Loro ne parlano come di post immigrant pop. Il singolo esce per l’etichetta internazionale Alt Orient.

Turtulleshë (nome albanese della tortorella selvatica) è uno dei brani tradizionali scutarini più noti: una canzone d’amore scritta verso la fine degli anni ’30 da Ramadan Sokoli (musica) e Qemal Draçini (testo). Ramadan Sokoli (1920-2008) è stato il più importante etnomusicologo albanese, mentre Qemal Draçini (1922-1947) è stato un critico, ricercatore, pubblicista e scrittore. Nonostante la loro attività antifascista durante l’occupazione italiana dell’Albania, il regime comunista incarcerò ambedue. Ramadan Sokoli uscì di galera dopo quattro anni, Qemal Draçini morì in carcere nel 1947.

Siamo stati a casa loro, ed ecco cosa ci hanno mostrato.

Il (meraviglioso) catalogo della fototeca di quell’italiano che alla fine dell’Ottocento espatriò a Scutari: Pietro Marubi, architetto, scultore e fotografo. In questo volume, e nel museo a lui dedicato, sono racchiuse le testimonianze fotografiche della società albanese/scutarina pre-dittatura.

Un giovane esemplare di qeleshe nordico: copricapo di lana battuta (o infeltrita col sapone) che usavano indossare gli Illiri. Oggi, un souvenir inevitabile all’aeroporto di Tirana.

Questo è un sobrissimo “gilet gioiello”, pezzo unico della linea di abbigliamento Tamel – marchio dietro il quale si cela mia madre [Beatriçe], che da sempre reinterpreta per noi i costumi tradizionali albanesi, conferendoci uno stile ineguagliabile! 

Una raccolta di brani popolari scutarini comprata tanti anni fa a Scutari in una bancarella per strada. Contiene 356 canzoni  e ha una particolarità: l’indice non è in ordine alfabetico, perciò se cerchi un brano preciso…niente…devi scorrerli tutti!

Il trespolo su cui appoggio tutto quello che mi serve (portatile, tabacco, posacenere, accendino, bicchiere di vino) per lavorare senza dovermi alzare più [Kole]. Da notare che il posacenere e il bicchiere di vino stanno più in basso del computer: minimo rischio, massimo risultato!

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Indie Pop

Le 5 cose preferite di Nuelle e Attilio

Nuelle e Attilio sono una di quelle coppie che messi insieme possono solo fare scintille, noi li abbiamo conosciuti con il loro singolo d’esordio “Dimenticare un sabato“, fuori oggi per Tippin’ Factory. Non vedevamo l’ora di svelare anche a voi quali sono le loro cinque cose preferite!

“Brighter Wounds” dei Son Lux

“Ferite luminose”, come le nostre, che quest’album ha alleviato, insegnandoci inoltre un nuovo modo di intendere la creazione della musica con la loro
incredibile originalità.

“Sull’Amore” Hermann Hesse

Libro dolce, delicato e assolutamente variegato nei temi. Una lettura che fa respirare il cuore.

Complicarsi la vita

Veramente, non un’altra parola.

Le parole

Strumento incredibile, che permette a tutti di raccontarsi, esprimere un’emozione, litigare, fare guerre, fare pace.
Le parole hanno capacità incredibili, sembrerà banale ma è assolutamente vero che delle parole fanno più male del dolore che puoi infliggere fisicamente.
La motivazione è che il dolore fisico colpisce il corpo, le parole l’anima. Ovviamente preferiamo usare le parole per fare del bene, per salvare, per amare.

Le storie dietro la musica

La musica piace, ma approfondire quello che c’è dietro la musica, il perché di determinate cose…quello è assolutamente affascinante.
Da creatori di musica è sempre bello trovare punti di contatto tra la propria storia e quella degli altri.

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Indie

Le cinque cose preferite degli ADA

Esce mercoledì 5 gennaio 2022 Quando non ci sei, il nuovo singolo degli ADA, title-track di un nuovo EP in arrivo in primavera per Pioggia Rossa Dischi. Un nuovo capitolo per la band veneta, già presente nella playlist Rock Italia di Spotify, dedicato a chi si sta vedendo il tempo scorrere via senza pietà, a chi si rifugia nella routine e nelle facce amiche. Quanto non ci sei è un inseguimento rock senza tregue, il primo brano di cui vi innamorerete nel 2022. 

Abbiamo chiesto loro quali sono le loro cose preferite, ecco com’è andata!

La sala prove

La nostra sala prove è un posto sicuro, per tutti noi. Dal momento in cui arriviamo, con la Nonna che ci accoglie e ci trasmette l’energia giusta per iniziare bene le prove, fino al momento in cui salutiamo tutti e ce ne torniamo a casa, la sala prove è il nostro rifugio dal mondo esterno.  Con gli anni abbiamo reso questa stanza un luogo nostro, arredandola come più ci piaceva e cambiando le disposizioni in base alle nostre necessità: ci suoniamo, ci discutiamo e ci riposiamo. In quelle ore per noi è fondamentale sentirci come se fossimo a casa e poterci permettere, se serve, anche di staccare per un po’ giocando alla PlayStation o bevendoci due birrette. Fun fact: dalla strada sotto la sala prove, quando suoniamo, molta gente si ferma ad ascoltare e siamo sempre contenti quando riceviamo dei complimenti dai passanti!

Full Metal Jacket” di Stanley Kubrick

Un film che potrebbe significare qualunque altra cosa, ogni volta che lo guardiamo lo leggiamo in maniera differente e non riesce a smettere di sorprenderci. Essere parte integrante di quel plotone di Marines ci permette di analizzare la nostra realtà con un’ottica differente ogni volta che ci immergiamo nella visione cruda e logica di zio Stanley. Rimarrà sempre una pura fonte di ispirazione e riflessione nelle nostre vite.  Sicuramente uno dei best of della videoteca ADA.

Dragon Ball Z: Budokai Tenkaichi 2

Anche nei momenti in cui l’ispirazione non arriva, quando qualche discussione tra di noi ci ferma dobbiamo cercare di ritornare sulla retta via e non c’è modo migliore se non accendere la Play e cominciare un bel torneo 1v1 con personaggi casuali a Dragon Ball Z: Budokai Tenkaichi 2. Nel momento in cui prendiamo in mano il joystick, ci dimentichiamo di tutto e torniamo ad essere bambini che si divertono, urlano senza un motivo e nerdano perdendo il senso del tempo.

Endkadenz Vol.1 dei Verdena

Ci ricorda di quando abbiamo iniziato questo progetto insieme e il nostro obiettivo era capire il nostro posto nel mondo. Le atmosfere di questo ormai classico dei Verdena ci accompagnano ancora oggi e ci ispirano nel momento della scrittura dei brani.

“Figli delle Stelle” di Alan Sorrenti 

In poche parole: il pezzo che non mancherà mai ad una festa degli ADA. 

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Pop

GiusiPre: Con “A.C.C.” sdrammatizzo la complessità dell’amore

GiusiPre pubblica il nuovo singolo A.C.C., acronimo di Amore Cinismo e Caffè, in cui sdrammatizza la complessità dell’amore e l’inizio di una relazione. Giuseppina Prejanò è una cantautrice calabrese trapiantata a Roma, classe 1985. Il suo esordio discografico avviene nel 2020 con la pubblicazione dell’EP Canzoni indigeste.  Autunno A.C.C. segnano l’inizio della collaborazione con Maionese Project e anticipano un nuovo album, la cui uscita è prevista nel 2022.

GiusiPre ha riposto alle nostre domande in questa intervista:

– Ciao GiusiPre, A.C.C., titolo del tuo ultimo singolo, è l’acronimo di Amore, cinismo e caffè. Qual è il tuo modo di affrontare in questo momento della tua vita i sentimenti?


“In questo momento li vivo con serenità: è stato un percorso lungo, ma ho imparato a fidarmi di quello che provo e a non dubitare dell’amore che ricevo. Spesso la paura di perdere e l’orgoglio possono essere d’ostacolo, soprattutto quando costruisci una relazione”.


– Il caffè come metafora della quotidianità, raccontaci la tua giornata tipo


“La mia giornata tipo inizia molto presto rigorosamente con un’intera macchinetta di caffè da 4 tazze!Nel giro di un’ora sono pronta per sfrecciare sul G.R.A. alla volta del mio lavoro, che amo tanto quanto la musica: Stare a scuola e insegnare mi piace tantissimo, incontrare le studentesse e gli studenti è una fonte di gioia anche quando i problemi sono tanti, anche quando le giornate sono grigie e difficili.Al rientro compenso l’attesa nel traffico con musica a palla e canzoni di ogni tipo, poi a casa si pranza, si fa rassegna stampa e un po’ di spetteguless, che non fa mai male. Nel pomeriggio tra un po’ di studio e qualche serie tv si procede con le prove. I vicini fino ad ora non si sono mai lamentati! La sera è il momento degli amici o di un bel film rilassante, e quando possibile di concertini carini in giro per la Capitale“.


– Il riff di chitarra è l’elemento chiave dell’arrangiamento, come è nata l’idea di dare questa veste leggera e ballereccia al brano?


“La scelta è stata assolutamente spontanea anche per smorzare un po’ la pesantezza della situazione narrata nel testo. In tutta sincerità ho vissuto davvero quella situazione e avevo bisogno di riderci su, mantenendo un giusto equilibrio senza prendermi troppo sul serio. Daniele Giuili e Nicola D’Amati hanno capito al solito e mi hanno aiutato a fare il resto!”.


– Il videoclip è ambientato in una disco anni ’70. Qual è l’aneddoto più divertente che è capitato durante le riprese e qual è lo storytelling?


“Nel video ci sono due GiusiPre, una molto cazzuta e allegra, l’altra più sofisticata e snob: alla fine la prima prevale sull’altra, sempre nell’ottica di dare spazio alla leggerezza. Con Silvia Morganti (art director) abbiamo considerato la festa in disco come un momento per mettere da parte i pensieri e godersi la compagnia, la spensieratezza e naturalmente la musica. Il mood anni ‘70 lo abbiamo scelto anche suggestionati dai suoni della canzone.La giornata di riprese inevitabilmente è stata super divertente e la cosa che sicuramente ci ha fatto più ridere è stato girare le scene di brindisi e cicchetti riempiti tè alla pesca: verosimile ma estremamente deludente! “.


– Questo singolo è il secondo da quando hai iniziato a collaborare con la Maionese Project. Come ti stai trovando con questa nuova realtà?


“Decisamente bene! Sono affiancata da persone che tengono molto in considerazione quello che propongo e che mi lasciano completa libertà di gestione e movimento, cosa fondamentale per un artista e per nulla scontata.

E il primo singolo è stato Autunno in cui canti la precarietà della tua generazione paragonandola alla stagione della caducità. Una tua riflessione a riguardo

“La precarietà ci affligge da tanto, da prima del Covid purtroppo, e nel corso degli anni diventa sempre più difficile accettarla, soprattutto quando sei bravo a fare quello che fai, e lo fai con professionalità e passione. In Autunno parlo anche del dover abbandonare i propri luoghi d’origine per andare a fare un lavoro precario e di come questa condizione lavorativa precaria investe anche il piano affettivo ed esistenziale. Il punto è non lasciare che le passioni si spengano, cercare un senso in quello che facciamo che possa andare oltre il tempo determinato lasciando il segno. E aggiungo soprattutto è necessario interessarci, partecipare alla vita politica e andare a votare”.

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Pop

Mani ci ha regalato la sua Moleskine

Questo qui che stiamo vivendo è uno di quei periodi sospesi, uno di quei periodi dove viene naturale fare i bilanci della propria vita, dove viene naturale essere malinconici per quello che avevamo, per tutti i piani sfumati improvvisamente. Se c’è una cosa che ci ha accumunati tutti in questo periodo, è sicuramente questa sensazione di sospensione estrema, che sembra essere stata tutta racchiusa nel disco Non cresciamo mai di Mani, un debutto intenso, autobiografico e inaspettato. Un’autobiografia musicale senza filtri, una delicatezza immersiva di chi svela completamente il suo mondo in un monolocale, una nuova storia contenuta in una vecchia Moleskine

Non cresciamo mai è proprio questo: una dichiarazione per chi è rimasto bloccato, per tutti noi che non siamo cresciuti negli ultimi due anni, per me e il mio trasloco a Milano che è diventato un limbo in cui rinchiudermi, un appartamento minuscolo in cui sopravvivere di piccole speranze. Mani, alterego di Marco Feliciani, racconta una generazione in bilico con una voce delicata e ipnotica, complice di melodie pop (che non disdegnano intrecci suggestivi di chitarre) che conquistano sin dal primo ascolto. Non cresciamo mai è anche un la title-track del disco che è una canzone d’amore incredibile, di quelle che avrei voluto scrivere la prima volta che mi sono innamorato, di quando più che la bellezza di una persona si nota il calore di un abbraccio, il contatto di maglioni nell’inverno più freddo del mondo. Mani è un narratore incredibile, che con parole semplici, racconta un mondo di sensazioni che è impossibile non sentire sulla propria pelle.

Se vi volete bene, entrate in un tunnel di malinconie, di dubbi e sospensioni. Se almeno una volta avete fatto fatica ad essere voi stessi, se almeno una volta avete abbracciato il vostro cuscino e se, come me, siete innamorati e non sapete di chi, Non cresciamo mai è una cura per i nervi incredibile. Immergetevi senza remore nel limbo di Mani e, se vi capita di crescere, va bene anche così.

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Indie Intervista Pop

STASERA MI BUTTO: Intervista a SCHIANTA

STASERA MI BUTTO” è il nuovo singolo di SCHIANTA (Calogero Chianta), nato nell’entro terra siciliano.  Il brano uscito per Aurora Dischi / ADA Music Italy, è stato inserito nelle playlist editoriali di Spotify, New Music Friday Italia, Sangue Giovane e Scuola Indie.

Il brano parla di quella “scossa” che si prova dopo una rottura, quel mix di rabbia, tristezza, strafottenza e amore che ti si muove nello stomaco subito dopo la fine di una relazione. Il sound, a metà tra indie old school e il pop punk, si rifà a la wave 80’s mixata a melodie più energiche di influenza post punk.

Schianta ha risposto alle nostre domande in questa intervista

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Intervista Pop

“Ero solo un bambino” è il nuovo singolo di Marco Galimberti

Oggi abbiamo il piacere di ospitare Marco Galimberti, in occasione della sua nuova uscita “Ero solo un bambino”. Ecco cosa ci ha raccontato!

Ciao, Marco benvenuto! Come stai? Soddisfatto di questa nuova uscita?

Ciao!!! Grazie per l’invito!!! Tutto bene dai, nonostante il periodo non sia proprio dei migliori. 

Sì, sono soddisfatto di questa nuova uscita, perché era una canzone che avevo nel mio pc da tanto tempo ormai e finalmente può arrivare alle orecchie di tutti. Sta avendo dei buoni risultati e soprattutto tanti commenti positivi, questo mi rende molto felice. Con questo brano sono arrivato terzo al Premio Mia Martini e ho vinto il premio per la miglior interpretazione.

Che emozioni speri di suscitare in chi ascolta il pezzo?

Spero che ascoltando il mio brano l’ascoltatore riesca ad immedesimarsi perché credo abbia un testo ed un significato abbastanza universale. Penso che di base la canzone si porti dietro un filo di nostalgia e di malinconia, ma anche voglia di rivalsa e perseveranza nel seguire i propri sogni.

A quali artisti italiani o internazionali ti sei ispirato nella tua musica?

I miei artisti italiani preferiti e dai quali cerco di carpire qualche segreto sono Fabrizio Moro, Ultimo e Cesare Cremonini. Potrei citare anche Renga e i cantautori del passato: da De Andrè a Dalla, passando per Baglioni e Venditti. Non ascolto tanta musica estera contemporanea.

Qual è il messaggio di Ero solo un bambino?

Tutti noi abbiamo sogni e speranze che durante il nostro percorso cerchiamo di raggiungere e la canzone parla proprio di questo. Soprattutto i sogni che si hanno da bambini sono i più veri e spesso commettiamo l’errore di arrenderci davanti alle difficoltà facendo, di fatto, un torto al bambino che siamo stati.

Com’è stato il processo di scrittura del brano? 

Scrissi il testo ormai un paio di anni fa in un momento in cui pensavo di abbandonare la mia, seppur breve, carriera musicale. Una sera è nato il testo di questa canzone, dopodiché è rimasto “in cantina” per qualche tempo. A fine 2020 dall’incontro con Luca Sala, autore che ha scritto per Emma, Tiromancino e altri grossi nomi della musica italiana, è nata la musica del brano fino al momento della registrazione delle voci che ha suggellato la creazione della canzone.

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Pop

Siamo stati nella camera di Chuck Delhi, DJ Gianlu on the mix e Stylex

Da venerdì 3 dicembre sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme digitali “I WON’T GO” (Discolab Ed. Musicali), il nuovo singolo di CHUCK DELHI, STYLEX, DJ GIANLU ON THE MIX ft. JOEY LAW.

I won’t go” parla di qualcuno che rimane fedele alla propria strada o muore, indipendentemente dalle circostanze. I tempi possono diventare difficili e spaventosi da gestire da soli, quindi questa canzone è un impegno a non lasciare mai solo nessuno!

Dice Chuck Delhi a proposito del singolo«”I won’t go” nasce dalla voglia di realizzare una produzione discografica dopo tanti anni di esperienza come Dj. Nasce dalla collaborazione tra persone che sentivano l’esigenza di esprimere un concetto molto semplice ma molto importante e cioè l’importanza della coerenza e dell’aiutare il prossimo. In una società dove l’apparire ha preso il posto dell’essere, le persone con uno spessore morale sono quelle che alla lunga valgono di più. Le prove da affrontare sono all’ordine del giorno ma avere delle idee ed essere pronti a lottare per esse diventa decisivo come è decisivo l’aiutare le persone più deboli che non possono farcela da soli diventando empatici e superando le difficoltà aiutandosi a vicenda. Le sonorità sono attuali con quel tocco di stile italiano riconosciuto nel mondo e mi aspetto di arrivare ad un pubblico il più vasto possibile grazie alla rete, ma soprattutto alle persone che non mollano mai e condividono i miei stessi valori».

Per l’occasione abbiamo chiesto ai tre ci portarci a casa loro. Ecco com’è andata!

Stylex: Il mio studio rappresenta il mio mondo personale dove trovo fonte d’ispirazione per le mie produzioni musicali e spunti per trovare nuove idee che possano essere di gradimento per il pubblico.

Chuck Delhi: Se dovessi scegliere un oggetto al quale sono molto legato sceglierei sicuramente queste cuffie. Le posseggo da anni come si può vedere dall’usura dei padiglioni ma non potrei mai farne a meno poichè giorno dopo giorno mi permettono di collegarmi con il mio mondo, ovvero LA MUSICA! Mi permettono di poter vivere le emozioni che la musica mi trasmette.. Oltre il lato romantico dell’oggetto, c’è poi quello meramente pratico poichè le uso per dj set, ascoltare musica, guardare film e persino per fare chiamate e videocall. In una parola: UNICHE!

DJ Gianlu on the mix: Questa è la consolle dove nei dj set faccio ballare migliaia di persone e traggo ispirazione per le mie produzioni musicali nel mio studio.

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Pop

Cosa c’è nella camera di PYT

Dal 10 dicembre è disponibile in rotazione radiofonica “Stella Blu” (Platinum Label Snc), il nuovo singolo di PYT. Il brano, che vede la Produzione di GARELLI & YALUDREAM, è presente su tutte le piattaforme di streaming a partire dal 2 dicembre.

Una canzone può racchiudere un ricordo doloroso e, al contempo, curare in maniera miracolosa e inaspettata il cuore ferito di chi l’ascolta o canta: è questo il caso di “Stella Blu”, nuovo singolo di PYT. Una canzone totalmente autobiografica che l’artista ha scritto in un momento emotivamente difficile del suo trascorso sentimentale.

«Il pezzo nacque subito dopo che la mia ex mi lasciò – racconta Pyt – Ero in preda alla tristezza e una sera buttando giù due pensieri è nata “Stella Blu”. Pochi mesi dopo risposi ad una storia di Garelli che mi mandò diversi beat. Uno di questi è proprio quello di “Stella Blu”, dato che il testo calzava a pennello con la base. Il giorno dopo registrai tutto nel mio studio a casa e mandai tutto a YaluDream (il mio direttore artistico) che si innamorò subito della traccia. Posso definirlo il pezzo più personale che io abbia mai scritto fino ad ora».

Per l’occasione, siamo stati a casa sua ed ecco di quali oggetti ci ha raccontato la storia.

Questo è il mio posacenere preferito. Me l’ha regalato mia nonna ed è molto antico per questo ci sono davvero legato. È sempre al mio fianco mentre guardo un film,  ho la musica a manetta oppure mentre sono sul letto a pensare.

Il mio MacBook è una delle cose più importanti che ho; dentro c’è di tutto: provini, basi, foto…di tutto e di più. È dove nasce la mia creatività e il mio mondo lontano da tutti come se fosse una seconda casa ed è anche il posto dove si cela la mia parte più nascosta e intima.

Senza le mie AirPods non potrei uscire di casa. Ovunque vado sono sempre in tasca, anche per i viaggi più corti; ovviamente sempre volume al massimo. Con loro riascolto centinaia di volte i provini per sentire come suonano alle orecchie di un ragazzo o di una ragazza nella media.

Le mie Air Force di Off White sono uniche per un motivo, una è più grande dell’altra. Dopo la morte di Virgil non le ho più messe, ora sono lì sullo scaffale al sicuro. Mi furono regalate al mio diciottesimo infatti avreste dovuto vedere la faccia che ho fatto quando le ho tirate fuori dal sacchetto.

  • Questo giradischi era di mio padre, me l’ha regalato con tanto di centinaia di vinili che ormai mi invadono casa. Ascoltare la musica con un giradischi è tutta un’altra esperienza, non c’è nulla da fare. Su questo giradischi mio papà metteva spesso “Appetite For Destruction” dei Guns n’ Roses; me lo ricordo per il particolare mostro che c’era sulla copertina del vinile.