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Pop

Milano, il Tempio di Leanò

É uscito da pochissimo “Milano“, il nuovo singolo di Leanò. Un tormento elettronico di parole che raccontano una rottura, sullo sfondo di una città che continua a scorrere, nonostante tutto. Un omaggio alla città della cantautrice, un nuovo capitolo autunnale dedicato a chi fa molti aperitivi, ma si sente comunque solo, un brano sentito che mette in relazione il carattere di una città e quello di due persone che ne rappresentano due sfaccettature. Questa canzone nasce dopo una separazione che ha coinciso con l’ennesimo abbattimento di un giardino milanese: il parco Bassini. 

Eleonora Pisati, questo il nome secolare della cantautrice che emerge senza troppa fatica dall’underground delle mille pubblicazioni che finiscono su Scuola Indie, ma che poi raramente rimangono nella memoria è il percorso naturale eppure immenso che le abbiamo visto fare dai tempi di Tempio, il suo EP di debutto uscito in un ormai distante, seppur complicato, 2020. Dove la chitarra acustica era un elemento fondamentale di canzoni dal sapore popolare, che vedevamo su sfondi di mare e tramonti, oggi abbiamo le atmosfere sommerse di un tappeto elettronico misurato e metropolitano. Milano ha finalmente il suo inno malinconico di chi si è stufato di soffrire, dovendo sorridere all’ennesimo aperitivo.

Dove prima avevamo Notte, una nuova rottura e tormenti, Sabbia Nelle Tasche, l’amore di un estate lontana, e nuovi balli su dolori passati, oggi Leanò dimostra la sua versatilità immensa: cantautrice, amica, confidente, cantante, musicista, da localini in centro, da club e da ore piccole. I sentimenti meritano di esser allontanati dalle scogliere e dai paesaggi da cartolina, e di esser portati in città. Grazie per averlo fatto!

GR

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Pop

Fuori dal sepolcro, corre Lazzaro

Devo dire che ho provato fin da subito una certa simpatia per Lazzaro, artista dal nome certamente particolare ma dalla musica ancor più “brillante”: a differenza del personaggio miracoloso, quella di Lazzaro pare una resurrezione avvenuta non per miracolo, ma attraverso un percorso di “auto-consapevolezza” che sembra averlo portato, oggi, a nuove idee, nuove forme.

Forse è da queste rinnovate consapevolezze che deriva la sensazione di trovarci di fronte a qualcosa di “sacerdotale”, di mistico quando comincia “Fears”, con quegli avvolgenti sintetizzatori che lasciano lievitare il brano con una certa forza centrifuga: il testo prende forma, dopotutto, proprio negli spazi che l’orchestrazione lascia al cantato, libero di inalberarsi verso picchi e profondità estreme.

Una cosa simile, in effetti, accade anche in “Oro”, il secondo singolo del tenebroso toscano: se in “Fears” il focus s’incentrava sul concetto di paura (e delle sue relative estensioni), in “Oro” la penna di Lazzaro cuce e taglia il significato di “apparenza”, con una stoccata ben precisa e diretta ad una contemporaneità che, oggi più che mai, ha un disperato bisogno di ritrovarsi proprio al di fuori dell’alone mistificatorio (e affatto mistico) dell’apparenza. 

La scrittura di Lazzaro affascina, è inutile negarlo: sento il richiamo di quella epopea indipendente che in Italia ha trovato i suoi massimi esponenti nei CCCP, ma allo stesso tempo c’è qualcosa nelle scelte “sonore” che richiama agli ambienti del club europeo, con un certo gusto quasi berlinese nella scelta delle atmosfere dei momenti più “trance”.

Vediamo cosa ci riserverà il futuro. Per ora, il presente è vivo e vegeto, si è alzato e cammina.

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Pop

Le 5 cose preferite di Giovanni Paura

Fresco della pubblicazione del nuovo singolo “Cleopatra”, il rapper (ma in realtà la parola gli va stretta) Giovanni Paura si racconta attraverso le sue cinque cose preferite. Tra musica, posti del cuore e sport.

HOW I MET YOUR MOTHER

Per molti sarà solo una serie tv, per me, invece, è qualcosa di più. Penso di aver visto questo capolavoro una decina di volte e sono fermamente convinto non mi stancherà mai. Riesce ad emozionarmi, a farmi ridere e ha formato tantissimo il mio carattere mostrandomi aspetti della vita e delle relazioni che prima trascuravo completamente. L’ho citata moltissime volte nei miei pezzi e ho anche tatuata una delle mie scene preferite. Grazie HIMYM per avermi accompagnato nel percorso della vita e per avermi reso un piccolo Ted Mosby.

MAC MILLER

Mac Miller è più di un rapper, è più di un semplice artista. Malcolm è quel rifugio sicuro dove rintanarsi quando il mondo esterno gioca i suoi brutti scherzi (che stanno diventando sempre più frequenti aggiungerei). Ho iniziato a pubblicare la mia musica dopo aver ascoltato “The Divine Feminine” e aver capito come certi messaggi e certe tematiche possano essere affrontante in modo dolce ma non melenso e strizzando l’occhio a un genere musicale che ho sempre adorato. Grazie Mac, per tutto, e, anche se purtroppo non potrò mai assistere ad un tuo concerto, sarai per sempre parte di me. 

NBA 

Quante nottate passate a guardare l’NBA. Le triple di Steph, le schiacciate di LeBron, le penetrazioni a canestro di Westbrook, i crossover di Iverson. Spesso rimpiango di non essere nato negli anni ’80, così da riuscire a godermi a pieno quello che per me è stato il periodo di più grande splendore della pallacanestro americana, ma non fa niente, va bene così. Che bello lo sport e sopratutto tu, che sei a metà tra un uomo e una divinità, che sei l’atleta più influente della storia. Grazie Michael Jordan (vedetevi “The Last Dance”, fidatevi).

CURIOSITA’

Penso sia la cosa che muove tutto, o, almeno, muove me. Sono una persona che si informa su ogni cosa, a cui piace scavare nel passato, studiare, sapere qual è il motore che aziona ogni meccanismo. Questa stessa curiosità mi ha avvicinato molto alla mitologia, alla storia, soprattutto quella Egizia. La figura di Cleopatra mi ha sempre affascinato e sono felice di aver trasposto questo immaginario nella mia ultima canzone, dal titolo “Cleopatra” per l’appunto. (Ascoltatela, è bella, fidatevi).

BELMONTE CALABRO

Non saprei spiegare a parole cosa significhi questo posto per me. Per alcuni è un paesino di 300 abitanti distante dal mondo. Per me è casa, famiglia, è il mio posto sicuro, la mia estate. Grazie per avermi fatto conoscere persone stupende che mi accompagnano da tutta la vita. 

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Pop

Le 5 cose preferite de IlsognodiPrometeo

IlsognodiPrometeo è il nome d’arte che si è scelto il musicista siciliano Alessandro Orlando, portatore sano di un’originale lettura del cantautorato contemporaneo. “Anche no” è il nuovo video firmato dal cantautore, che per l’occasione ci ha raccontato le sue cinque cose preferite.

La musica

È scontato metterla ma è imprescindibile. La musica può essere salvifica per tante persone, in particolare per chi l’ha scelta come percorso anche nella vita. Come una compagna ci sono alti e bassi, cambi di rotta e atmosfere, ma sta sempre lì. 

Un qualcosa che si aggiunge a tutto ed allo stesso tempo è essenzialmente. Non credo ci siano veramente parole per descrivere, sarebbe sempre un tentativo insoddisfacente

Il rapporto uomo/donna

Per quanto mi riguarda, il mondo emotivo e sensuale che si crea nell’incontro con l’altro sesso è una chiave per mondo, è continuamente nuovo e a volte illuminante o comunque rivelatore. La possibilità di capirmi, di sentire, o di scoprire parti diverse di me passa spesso dall’incontro con una persona che attiva il mondo erotico ed amoroso. È il fuoco che fa bollire la pentola in cui tutto cuoce

Il mare

Anche qui potremmo dire “scontato”, ma quando si parla di cose preferite credo che sia impossibile non guardare all’essenziale, e l’essenziale per l’essere umano è la natura. Il posto del silenzio e dei suoni più antichi. E credo che il mare sia la manifestazione della natura a cui sono più affezionato

La psicologia

È la cosa che mi appassiona di più assieme alla musica, comprendere i meccanismi mentali propri e altrui

Quello che non so

La possibilità di quello che c’è ancora scoprire mi eccita, a volte anche troppo, nel senso che si tramuta in incapacità di soffermarsi e di essere costante. Però resta comunque tanto un problema quanto un’opportunità. E non posso non elencarla tra le cose che preferisco

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Pop

Kashmere ci racconta le sue cinque cose preferite

Fuori dal 28 ottobre “Ammille”, il terzo singolo di Kashmere. Il brano, prodotto da THUFO, è un elogio all’amore e alla semplicità di quando siamo bambini. E’ l’amore che ci riporta in contatto con il nostro lato più sincero e spontaneo.

Kashmere ricerca il suo essere bambino, la sua innocenza e la sua voglia di stupirsi di fronte alle piccole cose. Come rientrare in contatto con tutto ciò? Attraverso l’amore. La costante ricerca si ferma quando l’autore si scopre innamorato. Kashmere con il suo “Ammille” descrive perfettamente la gioia di un amore che inizia che ci fa scoprire non solo l’altro, ma anche noi stessi.

Noi non potevamo resistere, e come sempre gli abbiamo chiesto quali fossero le sue cinque cose preferite.

  1. Studio di registrazione

Le vibrazioni positive che raccolgo ogni volta che lavoro in studio con il mio team sono uno dei motivi principali della gioia che provo nel fare musica. Durante il processo creativo ci divertiamo sempre come matti, vorrei poterci essere tutti i giorni…

  1. Biografie musicali

Non sono un grande lettore, ma quando si tratta di biografie musicali… Muoio sempre dalla voglia di scoprire quali persone si celano dietro gli artisti che ascolto.

  1. Esibirmi

Il piacere che provo suonando di fronte ad un pubblico, qualsiasi esso sia, è qualcosa che può essere spiegato soltanto vivendolo in prima persona. Posso soltanto dire che, fin da piccolo, esibirmi è sempre stato l’unico modo per potermi sentire davvero realizzato.

  1. Concerti

L’ispirazione e le emozioni che i concerti sono in grado di regalare sono nutrimento essenziale per la mia persona e la mia creatività. Quest’anno poi ne ho visti veramente tanti. Il prossimo è quello di Anastacia, non vedo l’ora!

  1. Il mio cagnolotto

Anche se a volte mi fa impazzire, l’amore che ricevo dal mio amico a quattro zampe è e rimarrà sempre una delle cose che preferisco.

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Indie Pop

“Eschimesi” è il singolo dolcemente freddo di Serepocaiontas

Se quest’estate abbiamo ondeggiato sulle note di “Limonata”, dal 21 ottobre possiamo invece assaporare le note dolci e morbide di una canzone che ci scalderà il cuore. Stiamo parlando di “Eschimesi”, il nuovo singolo di Serepocaiontas prodotto insieme a DSonthebeat (producer multiplatino di base a Milano) e al chitarrista Marco Torresan.

Noi l’abbiamo ascoltata e la prima sensazione che ci ha suscitato non è stata per niente glaciale, come potrebbe invece suggerire il riferimento all’immaginario artico. L’igloo della copertina altro non è che una metafora del freddo che ti lascia un bacio mai dato e un amore non ricambiato.

“Eschimesi” si riferisce per l’appunto al bacio con lo stesso nome e che è proprio in questa dimensione raccontata da Serepocaiontas che diventa emblematico.

Se Serepocaiontas siamo abituati a vederla se non accompagnata dall’ukulele, “Eschimesi” diventa anche il primo singolo con cui possiamo assaporare la bravura dell’artista anche senza questo strumento. Sonorità che ricordano una ballad malinconica ma allo stesso tempo dolce e un mood perfettamente autunnale (proprio in contrapposizione a quello estivo di cui si caratterizzava “Limonata”). Ad arricchire il tutto anche stavolta c’è la magia di DSonthebeat e la bravura del chitarrista Torresan.

Insomma, anche questo nuovo singolo dell’artista di Latina e milanese di adozione, non ha fatto altro che farci sentire ancora più legati al lei e alla sua musica, e per questo non possiamo che essere in trepidante attesa di ascoltare cosa ci sta preparando!

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Pop

Cosa c’è nella sala prove dei Macadamia

Esce venerdì 28 ottobre 2022 Sangita Records/Sputnik Music Group e in distribuzione Altafonte il singolo di debutto del progetto MACADAMIA, dal titolo “Pollock“. Un brano dalle influenze stratificate, immerse in suggestioni psicheliche, un primo capitolo di un EP di prossima uscita che ci introduce nel mondo dolce-amaro a tinte pastello dei Macadamia. “Pollock” è un brano fresco e sognante, avvolto da un velo di malinconia e che ripercorre la storia di un amore turbolento, un colpo di fulmine in piena estate che nasconde però un retrogusto spiacevole.

Il brano si divide in una prima parte ricca di ricordi vividi di albe e baci al profumo di lavanda. A seguire un turbine di immagini e sentimenti contrastanti che sfociano, nella seconda parte del brano, in un volto tinto di lacrime, il trucco si scioglie, ricorda un quadro di Pollock, un bagno freddo e solitario con Dalla a fare da sottofondo.

Noi abbiamo fatto un salto nel loro covo. Ed ecco cosa ci hanno mostrato.

Microfono
Scelto da Alessandra: “È un compagno di vita, colui che amplifica l’arte e permette di imprimere suoni ed emozioni su un supporto analogico o digitale…nonostante le spiegazioni scientifiche la trovo ancora una specie di magia nera!”

Shaker
Scelto da Emanuele, dice che gli piace sporcare il suo suono della batteria.
Simbolo forse della nostra sempre continua ricerca di sonorità diverse.

Microcosm
Scelta da Andrea: “È una cassetta magica! Riesce a trasformare tutto ciò che le passa attraverso in roba cosmica universale!”

Mia
Non è una cosa ma la nostra amatissima Mascotte. Ci rallegra le giornate, non manca mai durante le nostre produzioni… a volte esprime anche il suo giudizio imbastendo grandi discorsi! Una volta per esempio ci abbiamo discusso un bel po’ in merito al fallimento della musica atonale.

Occhiali
Attraverso essi simbolicamente guardiamo costantemente a nuovi universi mettendo a fuoco ogni dettaglio, e poi come diceva il nostro amato De Andrè “…perché le pupille abituate a copiare inventino i mondi sui quali guardare”.

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Indie Pop

Dammi tre parole #6 – Ottobre

Paroleparoleparoleparole che rimbalzano contro i finestrini di macchine lanciate a tutta velocità verso il fraintendimento, mentre accanto a noi sfilano cortei di significati e di interpretazioni che si azzuffano per farsi strada nella Storia, provando a lasciare un segno. Parole giuste, parole sbagliate; parole che diventano mattoni per costruire case, ma anche per tirare su muri; parole che sono bombe, pronte a fare la guerra o a ritornare al mittente dopo essere state lanciate con troppa superficialità: parole intelligenti, parole che sembrano tali solo a chi le pronuncia, mentre chi le ascolta cerca le parole giuste per risanare lo squarcio. Parole che demoliscono, parole che riparano. Spesso, parole che sembrano altre parole, che pesano una tonnellata per alcuni mentre per altri diventano palloncini a cui aggrapparsi per scomparire da qui. Parole che sono briciole seminate lungo il percorso da bocche sempre pronte a parlare, ma poche volte capaci di mordersi la lingua: se provi a raccoglierle, come un Pollicino curioso, forse potresti addirittura risalire all’origine della Voce, e scoprire che tutto è suono, e che le parole altro non sono che corpi risonanti nell’oscurità del senso.

Parolavocemusica: matrioske che si appartengono, e che restituiscono corpo a ciò che sembra essere solo suono.

Ogni mese, tre parole diverse per dare voce e corpo alla scena che conta, raccogliendo le migliori uscite del mese in una tavola rotonda ad alto quoziente di qualità: flussi di coscienza che diventano occasioni di scoperta, e strumenti utili a restituire un senso a corpi lessicali che, oggi più che mai, paiono scatole vuote

GIONATA

Tutto quello che ti viene in mente se ti diciamo “successo, merito, ambizione”.

Ciao, come va?
Penso che queste tre parole siano al tempo stesso vicine quanto lontane.

Il successo è legato al raggiungimento di un obiettivo e non per forza alla fama. Penso che una persona abbia successo quando si pone degli obiettivi che poi raggiunge, anche semplicemente l’idea di smettere di fumare e poi riuscirci fa di una persona un individuo di successo.
Spesso invece viene associato alla ricchezza, alla fama. Il mio secondo disco, Congratulazioni, in questo senso assume il ruolo di sincere congratulazioni: volevo pubblicare un disco e l’ho fatto e, per quanto mi riguarda, ho già avuto successo. Il mio prossimo obiettivo è fare della musica un lavoro e non importa avere tre milioni di ascoltatori o suonare davanti a centomila persone. Se e quando riuscirò a lavorare solo di musica e potermi pagare la vita senza fare altri lavori, allora avrò ottenuto ancora più successo.

È una questione soggettiva.

Così come è soggettivo il merito: dire che “qualcuno si merita qualcosa” vuol dire avere dei confini (culturali) che definiscono determinati standard che ci fanno dire chi è meritevole e chi no. Sempre relativo alla musica, verrebbe da dire che chi ha studiato uno strumento per dieci anni ha più merito rispetto a un cantante stonato che usa l’autotune e canta sopra delle basi realizzate con dei loop e non ha la minima conoscenza della musica. Ma è qui che nasce l’errore: se ricalcoliamo tutto e ci dimentichiamo delle “regole”, allora non esiste il merito, semplicemente esistono persone che ottengono cose e altre che non le ottengono, seguendo leggi che non conosciamo e che possiamo mettere dentro la scatola delle casualità (e del soldo).
Quindi dico Congratulazioni a tutti, siamo tutti bravi e nessuno lo è veramente, tutto ha significato e proprio per questo niente lo ha.

L’ambizione è, tra le tre parole proposte, quella che preferisco. Per il semplice fatto che è legata alla personalità ed è slegata da costrutti culturali.
Non è giusta o sbagliata, è soltanto una volontà: la volontà è un’altra parola che avrei inserito. Può essere legata al miglioramento personale (vivere in pace con sé stessi e con il mondo) o al raggiungimento di un obiettivo (e qui si lega al successo), ma rimane un aspetto necessario perché senza ambizione siamo solo pezzi di carne vuoti privi di sogni e con niente in cui credere. L’ambizione è necessaria e non dobbiamo esserne schiavi o temerla, dovremmo solo usarla per farci forza e proseguire la nostra strada, fregandocene di tutto.

Congratulazioni a chi ci riesce.

LAZZARO

Tutto quello che ti viene in mente se ti diciamo “successo, merito, ambizione”.

Parto dall’ambizione, perché credo definisca poi cosa intendiamo per successo. È importante avere punti di riferimento alti (altissimi) ai quali mirare, ma sempre cercando di riconoscere i propri limiti. Credo che questo sia la base per una vita a misura d’uomo e, per quanto mi ostini ad essere un’idealista, a volte ho trovato sano anche riformularmi, proprio in quei momenti dove l’ambizione e il sogno erano bellissime fantasie, alimentate da un mondo che insegue una crescita continua, incoscientemente proiettato verso un futuro addolcito da un insensato ottimismo. Insomma, non credo esista IL successo quanto I successi, a seconda delle ambizioni e dei limiti di ciascuno. Sul merito faccio un po’ difficoltà a dire la mia, si rischia di essere antipatici e quindi preferisco rubare le parole di altri, in questo caso di Niccolò Fabi: “Facciamo finta che chi fa successo se lo merita”.

SMOKIN VELVET

Tutto quello che ti viene in mente se ti diciamo “successo, merito, ambizione”.

Il successo è un qualcosa che, per l’epoca in cui viviamo, è quasi mitizzato. Siamo costantemente bombardati da personaggi che ostentano un’immagine di successo, la maggior parte delle volte costruita ad hoc da chi di dovere. Sembra quasi che sia obbligatorio mostrarsi in questo modo, specie in un mondo di influencer e simili.

Noi personalmente il successo non lo perseguiamo direttamente con le nostre intenzioni artistiche, la cosa che ci preme è quella creare arte che possa restare nella testa e nel cuore delle persone, che trasmetta un messaggio che ognuno possa recepire in modo diverso a seconda delle sue esperienze e del suo vissuto. Se l’impegno e il tempo lo concederà, il successo verrà da solo.

I “meriti”, concettualmente, sono soggettivi. Certo, possiamo dire che nei nostri percorsi alcune persone, opere, album, film con cui ci siamo interfacciati abbiano avuto più “meriti” di altri nella nostra formazione, ma ciò non cambia che tutto quello che ci accade, che viviamo e creiamo, accade come conseguenza di azioni nostre, delle persone e dei fatti che ci accadono intorno. La cosa affascinante è quando i fatti accaduti, che siano romanzati o meno, vengono raccontati, e la bellezza del momento in cui qualcuno si ritrova in quello che hai scritto o composto è qualcosa di unico.

L’ambizione è fondamentale per qualsiasi cosa si voglia fare nella vita, sicuramente riuscire a vivere con la musica è una delle imprese più difficili di questi tempi in un paese come l’Italia: tocca costantemente fare compromessi, poter lavorare alla cosa a cui tieni di più può accadere quando torni a casa dopo una giornata di lavoro e le energie sono poche, oppure quando hai a disposizione giornate intere in cui potresti svaccarti completamente e invece ti metti a scrivere musica, ma in entrambi i casi, lo fai sempre con gioia e la voglia di poterti spingere sempre più in là, per superare ogni volta i propri limiti.

BLUNDA

Tutto quello che ti viene in mente se ti diciamo “successo, merito, ambizione”. 

Il successo è qualcosa a cui tutti, in fondo, aspirano.

La cosa in cui tutti incappiamo – però –  è che successo voglia dire “grandi numeri”, quando in realtà credo che ogni piccola cosa vada vissuta come un successo, soprattutto in questo lavoro in cui si lavora con le emozioni.

Anche solo poter arrivare ad una persona è un enorme successo, poter in qualche modo condividere un’emozione.

Purtroppo a volte il successo non è conseguente al merito, in qualsiasi ambito. Ci sono tanti artisti là fuori capaci e brillanti che faticano ad emergere in questo mondo troppo pieno di offerta musicale. Però credo anche che alla lunga i meriti vengano sempre riconosciuti, perché la musica appartiene alle persone e alla sincerità con cui si trasmette.

Ciò che non deve mancare mai, in qualsiasi campo della vita, è l’ambizione: il bello di questa nostra esistenza è di non avere realmente limiti, che tutto può essere possibile.

Allora io dico di continuare a sognare e perseverare, volare in alto e mai aver paura del fallimento, perché anche solo mettersi in gioco è il più grande dono e successo che si possa conseguire.

CINUS 

Tutto quello che ti viene in mente se ti diciamo “successo, merito, ambizione”.

Per fare un collegamento logico partirei dall’ambizione, il desiderio di fare qualcosa o portare a termine un progetto. Questo desiderio si collega al merito, al lavoro, alla fatica, al talento, alla determinazione per essere riusciti ad arrivare al proprio oggetto del desiderio. Infine il successo, che senza ingigantirlo di significato, possiamo descriverlo come la buona riuscita di un lavoro che si è fatto e portato a conclusione, indipendentemente dal riscontro, che può essere di grandi o piccole dimensioni. Il successo ha la peculiarità di poter essere un fatto del tutto intimo, personale, il mio successo lo posso raggiungere con i piccoli obiettivi che mi pongo ogni giorno e che riesco a portare a termine, oppure con grandi progetti lavorativi, con l’apprezzamento altrui, che dire, ci sono tanti significati che la parola “successo” può racchiudere. Ma di queste tre la mia preferita è ambizione. Perché il merito lo ottieni sì, con l’impegno, ma anche con l’ambizione. Io ho un’ambizione, ed è quella che mi porta a scrivere musica e a cantare su un palcoscenico, che io me lo meriti dipende dal mio impegno. L’essere qua a rispondere a queste tre parole, questo per me è il successo.

BEATRICE PUCCI

Tutto quello che ti viene in mente se ti diciamo “successo, merito, ambizione”.

Mi viene in mente che il successo non è un percorso lineare e che avere la giusta ambizione in una realtà musicale non semplice è fondamentale per riuscire a crearsi il proprio percorso. Successo poi non è sinonimo di felicità, può essere una soddisfazione momentanea su cui non si può basare tutto.

NUBE

Tutto quello che ti viene in mente se ti diciamo “successo, merito, ambizione”.

L’ambizione è fondamentale per riuscire ad arrivare al successo, che però non è, molte volte, relativo al merito ma a dinamiche ben più contorte.

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Il nuovo album di Cordio è: amore, nostalgia, rimorsi e quotidianità

Pierfrancesco Cordio, in arte solamente Cordio, è un cantautore catanese dall’identità artistica molto ben definita. Scoperto da Ermal Meta, che ha curato la produzione artistica della sua prima parte di carriera, Cordio ha cominciato fin da subito una gavetta che lo ha portato nel giro di pochi anni a diventare uno dei cantautori più interessanti e prolifici dell’attuale scena indie-pop. “Cose che si dicono” è il suo nuovo album, pubblicato lo scorso 7 ottobre per Mescal (distr. ADA Music Italy) e anticipato da una serie di singoli che ci hanno accompagnato nel corso di un anno intero (“Mezza Mela”, “Cose che si dicono”, “Hey Vittoria”, “Pane, Olio e Sale” e “Fandango”). Quella di Cordio è un’impronta molto ben riconoscibile, e in questa raccolta si presenta con sonorità fresche, colorate, pregne di un sentimentalismo che risulta intenso senza essere stucchevole. Il cantautore ci accompagna nel suo mondo interiore con gradevole leggerezza, con una serie di tracce che pur rimanendo coerenti l’una con l’altra risultano piacevoli senza essere ripetitive. Amore, nostalgia, rimorsi, quotidianità… in questo disco si trova tutto.

Nota di merito per “Fandango”, che con il suo sound iberico risulta il brano più sperimentale dell’intera raccolta, quello che spicca più di ogni altro, e che non fa che confermare il talento di questo artista che pur avendo da tempo reso riconoscibile la sua firma, sicuramente non teme di uscire dalla sua comfort-zone.  

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Pop

Cosa c’è nella camera di Campi

Da venerdì 14 ottobre sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali “Bologna Sospesa” (UMA Records/Sony Music Italy), il singolo d’esordio di Andrea Campi, in arte CAMPI. Il primo capitolo musicale del giovane cantautore bolognese inizia con un brano uptempo dal gusto funky, in cui il mood felice della melodia cela sottotraccia la sensazione di incertezza che si prova davanti a un futuro senza punti di riferimento.

CAMPI riesce a descrivere un sentimento comune nella sua generazione: “Bologna Sospesa” parla infatti di ansia, di sospensione, di attesa di tempi migliori. Ma a volte è anche bello così: ballare sospesi in equilibrio sulla speranza.

Noi siamo stati a casa sua, e questo è quello che ci ha mostrato.

Appeso in stanza ho questo disegno che ho fatto da bambino.  Avrò avuto 6/7 anni e mi diedero un foglio nero con raffigurate delle grosse scarpe di pietra. 

Mi chiesero di disegnare quello che mi veniva in mente ed io ritrassi me stesso con delle grandi ali mentre cerco di sollevarmi con il sorriso addosso da quegli scarponi pesanti e volare via. Mi rappresenta molto. Anni dopo ho scritto una canzone che si chiama ‘leggera’ riprendendo il concetto di Calvino. ‘La leggerezza è planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.’

Io sono proprio così.  Ho la testa tra le nuvole e la musica mi aiuta ad evadere dalla pesantezza del mondo circostante.

Sempre da piccolissimo quando mio padre animava questo burattino per me era uno spettacolo magico.  Fagiolino è la maschera bolognese per eccellenza. Rappresenta il semplice che si ribella all’ingiusto. Si dice che non chieda altro che due cose: delle buone tagliatelle e giustizia per tutti.  Ci sono rimasto affezionato e lo tengo sempre come un bellissimo ricordo.

Per rimanere a Bologna.. So che teoricamente non si tratta di un oggetto solo ma sono due oggetti inscindibili!  Il pallone e la sciarpa della Fortitudo. Sono cresciuto in mezzo al basket, che nella mia città è lo sport di riferimento. Quando c’è il derby è una grande festa. In casa non ci sono mai stati dubbi sulla  sponda a cui appartenere.

Un oggetto a cui sono molto affezionato e che tengo di fianco al letto è questo quadro in cui ho raccolto tutti i plettri per chitarra più stravaganti, particolari e colorati che trovavo. 

L’ effetto è molto particolare e mi ricorda che la musica è un lavoro si, ma anche creatività e divertimento.

L’ultimo oggetto è un regalo. Visto che sono una persona estremamente distratta hanno creduto che l’unico modo per ricordarmi dove mettere le chiavi fosse donarmi un portachiavi a forma di jack da appendere a questo finto amplificatore della marshall.

Non so se ha funzionato fino in fondo però!