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Indie Internazionale Intervista Pop

Respiro è l’EP d’esordio di Rea

Rea, dopo la partecipazione all’ultima edizione di Amici, pubblica “RESPIRO” l’EP d’esordio disponibile su tutte le piattaforme digitali da venerdì 8 luglio per Vertical Music Records.

Le 6 tracce di questo lavoro inaugurano un percorso inedito che si discosta dalla produzione più mainstream dei pezzi presentati nel pomeridiano di Maria De Filippi per andare verso lidi più ricercati e personali. Per raccontare il viaggio dell’ultimo anno di Rea, è stata realizzata un’ cortometraggio di presentazione, visibile al seguente link.

Un concept album incentrato sul passaggio dall’adolescenza all’età adulta,  dove dominano le strade di Bologna a fare da scenario di incontri e sguardi che si incrociano, vicoli che rappresentano i costanti bivi che ci troviamo a dovere imboccare per trovare la giusta direzione a ogni ambito della nostra vita.

Abbiamo chiesto a REA di rispondere alle nostre domande:

Il tema centrale è l’adolescenza, come è stata la tua?

“Travagliata, alti e bassi come per tutti. Sono sempre stata molto curiosa di fare nuove esperienze”.

La frase che ritieni sia la migliore per riassumere l’intero Ep e perché?

“Cosa ne pensi di una nuova vita?. È una frase contenuta in Respiro.E riassume secondo me molto bene il concetto chiave dell’ep ovvero il cambiamento”.

Sei reduce dal sold out nella tua Bologna, dove ti eri esibita anche per presentare in anteprima questo Ep. Che risposte stai ricevendo dai tuoi fan?

“Molto positive, le persone che mi seguono sono super attente a tutto quello che faccio e dico, riescono a cogliere dettagli che magari neanche ho detto e questa cosa è super”.

Concerti e progetti futuri?

“Ho fatto diversi concerti tra giugno e inizio luglio, mi sono presa 10 giorni di vacanza e adesso torno in studio, ci sono dei progetti in ballo ma non voglio anticipare molto. Continuate a seguirmi per rimanere aggiornati”.

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Internazionale Intervista

Le 5 cose preferite dei Maydon

Il gruppo piemontese Madyon ha recentemente pubblicato il nuovo disco “Madyon: Live 3022”. Un concentrato di musica dal vivo che ripercorre la loro carriera e ci prepara a quello che sarà il loro futuro. Noi abbiamo chiesto al frontaman Cristian Barra quali sono le sue 5 cose preferite.

VanillaSky

Si tratta del remake americano del film “Abrelosojos” di Alejandro Amenábar, ma ammetto di averlo scoperto dopo averlo guardato.Ricordo ancora quando nel 2001 mi sedetti al cinema molto titubante, senza grosse aspettative, dopo aver visto un trailer che faceva pensare a tutt’altro genere di film, molto più “normale”. Senza spoilerare niente a chi non l’avesse mai visto, da metà proiezione in avanti ci si trova nel mezzo di un viaggio mentale sconcertante, contornato da una fotografia curatissima e una colonna sonora che passa dai Radiohead ai SigurRòs. Lo riguardo ogni 2/3 anni circa e da vent’anni, ogni volta, il finale mi lascia sempre la stessa sensazione.Sicuramente ciò per la prima volta che mi ha fatto approcciare al genere fantascientifico/cervellotico da cui deriva il mondo che fa da contorno alla nostra musica, e in ultimo l’ambientazione di “MADYON :: LIVE 3022”. Spesso inoltre mi guardo anche attorno per verificare la presenza del mio personale “Supporto Tecnologico”. Questa era per chi l’ha visto.

Scoprire musica e band che non conosce nessuno

Grazie ai correlati sulle piattaforme di streaming, oggi non è così difficile. Basta essere ben disposti e propensi ad accettare il nuovo senza essere condizionati dai numeri. Ascolto band che fanno numeri piccoli, come quelli dei Madyon, e alcune loro canzoni a casa mia o nella mia macchina sono delle vere e proprie hit. Ne volete una prova? Provate ad ascoltare“Oh The Silence”degliOctober Drift, piuttostoche“Hostages”deiThe Howl And The Hum. Ah, e se vi piacciono le loro canzoni, scriveteglielo sui social, non essendo superstar internazionali vi risponderanno, esattamente come facciamo noi.

Trasformare un’idea ambiziosa in totale realtà.

Di mezzo ci sono i sacrifici, il tempo rubato agli affetti, le frustrazioni e la stanchezza… ma quando vedi concretizzata l’idea che mesi prima era soltanto un pensiero, è una delle cose più soddisfacenti della vita. Il 100% però lo si raggiunge soltanto se ciò che si è creato è esattamente corrispondente a ciò che si era immaginato, in tutti i suoi microscopici dettagli. Nel caso dei Madyon non parlo soltanto di suoni e musica ma anche del concept, dell’immagine, degli abiti, insomma di tutto il mondo che avevo in testa.

Non sono molto bravo a delegare, anche perché in passato ho avuto brutte esperienze in merito alla qualità dei risultati ottenuti. E così ogni singolo prodotto di concetto, di grafica, audio e video legato alla band, passa fisicamente dalle mie mani. Tante volte è snervante, soprattutto perché la stanchezza in certi momenti ti fa pensare “Chi me l’ha fatto fare?”oppure “Chissà cosa stanno facendo gli altri mentre io sono qua a sgobbare per tutti”. Ma la verità è che non lo sto facendo per nessun altro se non per me stesso. Lo sto facendo per ottenere quella sensazione impagabile che si ha quando si guarda ciò che si è realizzato con le proprie mani e ci si accorge che si tratta di un risultato al livello delle referenze che si avevamo in partenza. Quella sensazione che ti permette di guardarti allo specchio pensando “ok, non sono un mediocre”.E credetemi: saper suonare uno strumento o cantare nel caso di progetti di questo tipo rappresenta una percentuale bassissima. Forse nemmeno il 10% del totale. Quelle sono competenze che bisogna dare per scontate, come saper cucinare se si vuole aprire un ristorante. Di musicisti e di musica ne è pieno il mondo, credo addirittura che la posizione di ogni musicista sul nostro palco potrebbe essere sostituita da chiunque altro, compresa la mia. Questo perché a far la differenza è tutto il resto di ciò che sta attorno al nome MADYON.

La Formula 1

Vado letteralmente in tachicardia per la Formula 1. Perché? Perché non è il calcio dove ci sono migliaia di squadre e milioni di posti disponibili. In Formula 1 ci sono 10 team e 20 piloti. 20 posti disponibili, non uno di più. Persone con le capacità e l’attitudine di un pilota di caccia, chi più chi meno.

Per anni chiamata la Dormula 1, in questi anni è finalmente rinata grazie a regole e macchine che hanno livellato il gap tra i team e ad una bellissima serie Netflix cheha riportato le attenzioni del mondo sui retroscena dello sport ingegneristico per eccellenza. Uno sport meritocratico. Se vinci il mondiale di Formula 1 non è per merito di un rigore dato. Vinci perché tu e il tuo team siete stati i più bravi a livello analitico. Ah, dimenticavo… tranne l’anno scorso dove all’ultima gara il mio ragazzo è stato derubato del suo ottavo titolo mondiale.Ma non svegliamo il tifoso che è in me. Lo faccio per voi.

Uscire o viaggiare da solo

Amo uscire la sera o fare un viaggio da solo. Trovo che si aprano livelli di analisi interiore molto più profondi, cosa che non sempre può avvenire in gruppo, dove alla fine c’è il bisogno di ricoprire il proprio ruolo. Questo non significa che il viaggio o la serata debbano essere passati in totale silenzio o solitudine, anzi. Si passa dal chiacchierare col proprietario di un pub alle storie di un signore che si trova in viaggio di lavoro in quella zona. Alcune dinamiche sociali non potrebbero scaturire in gruppo poiché lo stesso è spesso un circolo chiuso, non predisposto alla socializzazione.

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Pop

Le 5 cose preferite di Domenico Masiello

Le notti d’estate hanno una nuova colonna sonora: ecco NIGHTFALL, il nuovo brano realizzato da DOMENICO MASIELLO. Prodotto nella primavera 2022, NIGHTFALL è un brano strumentale IndiePop, dalle sonorità estive e malinconiche, in cui la trama sonora affidata al piano e all’elettronica è accompagnata per tutta la sua durata dal ritmo ben scandito della batteria in una narrazione musicale cinematica e ben avvincente.

NIGHTFALL: Calar della sera. L’immagine dei tramonti d’estate con i suoi colori e le sue atmosfere, la voglia di uscire, trascorrere del tempo con gli amici, rivivere abitudini che aspetti tutto l’anno.

Noi non abbiamo resistito, e gli abbiamo chiesto le sue cinque cose preferite.

  1. VIAGGIARE: Viaggiare è una delle cose che metto al primo posto ed è senz’altro una delle mie preferite. Sin da bambino ho viaggiato e scoperto posti nuovi. Non solo per motivi musicali ( la maggior parte dei miei viaggi sono legati alle musica ), ma anche per svago. La scoperta di posti nuovi mi ha attrae da sempre.
  1. IL MARE: Ho sempre vissuto in posti di mare, e ogni qual volta mi allontano da esso per troppo tempo ne soffro la mancanza. Lo amo particolarmente di inverno e nei momenti in cui preferisco stare da solo e cercare l’ispirazione giusta per le cose.
  1. IL MIO VIOLINO: Si, il mio violino è una droga! Ma di quelle che fa bene! Ogni musicista ha un rapporto particolare con il proprio strumento. Io lo vivo in modo passionale e a volte, lo ammetto, ossessivo!  Sono gelosissimo del mio strumento e lo porto sempre con me!

  1.  ASCOLTARE MUSICA : Fra le 5 cose, questa è quella che faccio davvero tutto i giorni. Qualche giorno non suono, è vero…magari sono fuori o semplicemente non posso farlo perché impegnato. Ma ascoltare la musica è una cosa che faccio sempre e non mi stanca mai. Mi piace farlo particolarmente quando cammino in solitudine o mi alleno! 

  1. COLLEZIONARE FRANCOBOLLI: è una passione che ho ereditato da piccolo e che mi è stata trasmessa dal mio vicino di casa, Enzo, il quale è stato anche il primo a regalarmi i francobolli e ad insegnarmi come catalogarli! Oggi non ho più il tempo per farlo assiduamente, ma è un cosa che ancora mi prende molto! 

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Pop

Cosa c’è nella camera di Floridi

Floridi torna con un nuovo singolo per l’estate dal titolo “TI RICORDERAI”, in uscita venerdì 1 luglio. Floridi torna con “Ti ricorderai”, un brano dal sapore estivo che arriva dopo il singolo “Murakami”, una canzone nata dall’esigenza di voler dar voce alla leggerezza e al suo potere terapeutico.  Nel nuovo singolo ritroviamo la spensieratezza delle serate estive “distesi sulla spiaggia nella notte di San Lorenzo”.  “Ti ricorderai” sono quelle estati tutate sulla pelle, momenti di condivisione e speranza che il cantautore invita a non dimenticare. 

Noi come sempre abbiamo fatto un salto a casa sua, ed ecco cosa ci ha mostrato.

Un quadro di polaroid, ricordi e persone speciali che mi tengo stretto, voglio arrivare a riempire completamente la parete. La mia fedele chitarra classica, con la quale ultimamente sto scrivendo tante canzoni nuove ed in alto la sciarpa della mia squadra del cuore.

Lei è la mia custode del tempo, è quella vocina che ti dice “non lasciarti travolgere da cose inutili, concentrati, non perdere tempo!” La sabbia contenuta sfila da un cono all’altro in circa 10 minuti, la giri 6 volte in un’ora e non potete capire quanto mi aiuti a rimanere concentrato

Un caro amico di ritorno da un viaggio in Asia, più precisamente Cambogia, Thailandia e Vietnam mi ha riportato questa tela, mi ha sempre trasmesso una gran pace, influenzato sicuramente dai suoi racconti di quanto misticismo si celi in quelle culture così affascinanti. L’ho posizionata esattamente alle mie spalle mentre lavoro nel mio home studio

Questo è il mio ripiano preferito della libreria, un sake superstiloso riportato da un viaggio in Giappone, la bombilla per il Mate che mi ha regalato un amico argentino, il mio fumetto preferito (Dago) fanno da cornice ad alcuni libri che sto leggendo.

La loro disposizione non è casuale, anche se lo sembra. I libri in ordine, quelli impilati verticalmente, sono quelli che negli ultimi mesi mi hanno lasciato delle belle vibes, quelli appoggiati sopra sono quelli che sto leggendo, o comunque che ho iniziato. Ogni 3/4 mesi cambio la loro disposizione 

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Intervista Pop

L’alternativa al tormentone si chiama Niveo

Esistono, o meglio, capita di imbattersi talvolta in canzoni diverse, che dicono ben di più di quello che pensano di “poter dire”: insomma, succede che a volte l’ambizione di un brano risulti più moderata, meno arrembante rispetto al potenziale d’azione che quel brano realmente poi possiede.

E’ il caso, ad esempio, di “Occhi” di Niveo, che se te leggi “secondo singolo dell’appena maggiorenne cantautore toscano” ti dici vabbé, sarà la “canzone per l’estate” di un nuovo talento della Generazione Z, e invece ti trovi davanti (o meglio, nelle orecchie) la conferma migliore di un progetto che, già qualche mese fa, sembrava essere partito davvero con la barra dritta: “Sui sedili della metro”, il primo singolo di Niveo, ci aveva già colpiti allora, alimentando aspettative e speranze per il futuro.

Ed eccolo il futuro, che ci gronda addosso a metà luglio e lo fa rinfrescando, senza appesantire l’afa già irrespirabile di quest’estate italiana e “all’italiana”, con i soliti tormentoni (quest’anno, ad onor del vero, meno “molesti” degli scorsi anni…) che rimbalzano da una playa all’altra e le polemicucce su qualsiasi argomento possibile che l’italiano ingaggia al riparo nella sua trincea di battaglia – ovvero, la sdraio sotto l’ombrellone, o il divano davanti al televisore con il ventilatore puntato a raffreddare i neuroni già al collasso.

E allora, quale momento migliore per riprenderci la nostra voglia di ascoltare cose nuove, diverse dal solito melting pot del pop nazionale? Scopritevi Niveo, và, che secondo noi vi fa bene…

Benvenuto Niveo, qualche mese fa sei stato protagonista di uno dei nostri bollettini mensili con “Sui sedili della metro”. Oggi, invece, torni con “Occhi”: se dovessi raccontare questo singolo in poche parole, quali utilizzeresti?

Vi direi sicuramente ‘contrasto’ e ‘allergia’ come se l’amore fosse polline per i nostri occhi.

Raccontaci un po’ di te, per far capire meglio ai nostri lettori chi hanno davanti: chi sei, da dove vieni, quanti anni hai e perché hai deciso, ad un certo punto della tua vita, di fare musica.

Mi chiamo Marco, in arte Niveo, ho 18 anni e vengo da Pistoia, ho sempre avuto il pallino della musica ma per me era come un sogno chiuso a chiave in un cassetto. A 16 anni, in piena quarantena, ho deciso di lavorare scrivendo articoli per permettermi la mia prima chitarra così da imparare a suonarla da autodidatta contemporaneamente a scrivere le mie prime canzoni che tutt’ora mi porto nel mio cassetto musicale. Ora ne ho 18 e spero di non fermarmi mai.

Quali sono gli ascolti che hanno maggiormente segnato la tua visione della musica? 

“Love Is Not dying” è un album di un artista inglese di nome Jeremy Zucker. Questo album ha completamente sconvolto il modo di pensare la musica per me. ‘OK’ di gazzelle è stato un album che mi ha fatto capire al meglio quale fosse lo stile di scrittura adatto per me.

“Occhi” è un brano intenso, che tra l’altro si gioca sul parallelismo interessante e curioso fra l’allergia e l’innamoramento. Ti va di parlarcene?

“Occhi” compara appunto un amore tossico e distruttivo tra due persone in completo contrasto con il polline e gli occhi. Ho sempre pensato di essere allergico all’amore, per questo ci ho scritto una canzone.

Ma proprio come l’allergia al polline e alla polvere, basta solo il giusto antistaminico.

Hai lavorato con Formica Dischi alla pubblicazione dei tuoi due singoli: cosa ti ha convinto, della giovane etichetta toscana? Come sei entrato in contatto con loro?

Ho provato una istantanea intesa con i ragazzi del team di Formica, mi hanno preso a 16 e mi hanno indirizzato al meglio in una strada fin troppo complessa per un ragazzino e l’hanno fatto al meglio delle loro possibilità, ne sarò sempre grato e spero di restituirgli almeno un po’ di quello che mi hanno dato.

E adesso, quali saranno i prossimi passi di Niveo?

continuare a scrivere, a fare musica, a vivere cose che mi faranno provare emozioni da mettere su foglio, su musica. Questo e nient’altro.

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Indie Post-Punk

Cosa c’è nella camera di Luca Gemma

É uscito giovedì 30 giugno 2022 per Adesivadiscografica “Nè santo nè killer“, il nuovo singolo di Luca Gemma. Un nuovo capitolo che è il secondo brano, dopo “Sul precipizio” (pubblicato a fine aprile), ad anticipare il nuovo album che uscirà a settembre. È un pezzo lunare e un po’ marcio in cui un basso distorto, un piano elettrico ostinato e le percussioni minimali della strofa sfidano gli archi distesi, la chitarra acustica e un beat elettronico creato da Paolo Iafelice – che ha mixato il disco – sul ritornello. La canzone si regge su questa tensione che si scioglie in una coda strumentale in cui il fischio prende il posto della voce: quello è il duello finale! 

Sì, perché “Né santo né killer è un duello tra il buono e il brutto e cattivo che convivono in (quasi) ognuno di noi, è un’anima divisa in due che si ricompone solo grazie alla musica e alla natura, magnifiche e ‘inutili’ cose nell’era dell’utile, con il loro potere salvifico. Perché, come dice il ritornello, ‘la nostra più grande fortuna è stata l’idea di chiudere nelle canzoni violenza e paure’, in attesa della ‘grazia che fiorisce quando meno te lo aspetti’. 

Noi come sempre, abbiamo approfittato per fare un salto a casa sua!

‘Everybody’s gonna need a ventilator’ è la frase che chiude le strofe di ‘Ventilator blues’ dei Rolling Stones, da ‘Exile on Main Street’. È un mantra fuori moda e fuori tempo nell’era dell’aria condizionata, ma non per me, perché LA PALA SUL SOFFITTO DELLA CAMERA DA LETTO è l’oggetto più prezioso in questa stagione a Milano.I’m gonna need a ventilator!

Questo PIANOFORTE Römhildt Weimar è un vecchietto tedesco di 102 anni ma ha un suono da ragazzo, squillante e profondo. È lo strumento musicale che più ho voluto e l’ho trovato da un restauratore di Milano che l’aveva acquistato da un anziano nobiluomo con la passione del gioco d’azzardo che gli aveva portato via quasi tutto. Era l’ultima cosa da vendere in un appartamento ormai svuotato, mi disse. Spero gli abbia portato fortuna.

Questalibreria affollata, come si vede, contiene un sacco di cose belle e importanti per noi in questa casa. Ma lascio la ribalta a ELVIS, un regalo della mia compagna, perchéin fin dei conti (he) has (never) left the building!

Poi c’è un antico BANCO DA FALEGNAME dei primi del 900 appartenuto a mio nonno Pietro e al suo laboratorio a Prati, a Roma, a suo figlio Sergio, fratello di mia madre, anche lui ebanista, poi arrivato ai miei genitori e a mio padre che lo ha restaurato e ripulito e infine a me, a Milano. Su quel tavolo io c’ho fatto un sacco di musica e di canzoni. Quel legno ha un gran bel suono!

CHI è il nome di questa LAMPADA di Artemide degli anni 60 che mi lega e mi rimanda alle tante case in cui ho vissuto con mia sorella e i miei genitori tra Roma, Ivrea, Karlsruhe in Germania e Milano, resistendo a mille spostamenti e traslochi.

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Pop

Cosa c’è nella camera di NOVE

Esce venerdì 1 luglio 2022 “CHACHACHA“, un nuovo capitolo per la cantautrice Noveche torna dopo la pubblicazione del suo EP di debutto “Saturno“. Forse l’inizio ufficiale dell’estate personalissima dell’alter ego di Roberta Guerra, che ci porta a L’Avana con un retrogusto dolce amaro e ci immerge in un pop dalle sfumature elettroniche (merito della produzione di PLASTICA e Emanuele Tosoni). “Un viaggio direzione L’Avana“, commenta quindi Nove descrivendo il brano, “fatto all’interno di una stanza che, anche ad occhi aperti, può diventare una grande pista da ballo dove perdersi e ritrovarsi.

Siamo stati a casa sua, ed ecco cosa ci ha mostrato.

Partirei da lui… il pianoforte! Sarò banale ma non potrei vivere senza.  E’ il mio migliore amico; sapere quello con cui ci si litiga anche ma alla fine ci si fa sempre pace?!…ecco … proprio lui! Qui è in compagnia della Sig.na Rosellina che mi è stata regalata da una mia allieva e che ho fatto essiccare per poterla tenere sempre con me.

Questa è una piccola composizione natalizia fatta con delle pigne e tronchi. L’ha ideata il mio papà lo scorso novembre e purtroppo ad oggi lui non c’è più. E’ quindi l’ultima cosa fisica che mi è rimasta di lui, fatta con le sue mani.  E’ l’oggetto più prezioso che ho e nonostante i suoi colori natalizi è ancora appoggiato sul mio comodino e rimarrà lì, a tenermi compagnia, in ogni stagione di ogni anno.

 

Della serie “passioni fiori” questo è un vaso “storico”. Sono fiori raccolti almeno 20 anni fa dai miei genitori nelle Marche, dove andavamo sempre in estate quando ero piccola. Mi ricordano quindi la mia infanzia e le vacanze estive e ogni volta che li guardo è come se sentissi ancora il loro profumo. 

Ahhh… solo a guardare la foto mi rilasso!  Amo questo angolino di casa e le candele sono una mia grande passione! Le accenderei anche ad agosto se non fosse per la sauna che farei gratuitamente.  Quando devo scrivere una canzone spesso spengo le luci e accendo loro… potrei definirle come le mie muse ispiratrici [ahah]. 

Questo oggetto, il Sig.re Mortaio, lo potrei descrivere con solo una parola “CASA”.  Sono nata e cresciuta a Genova e ho la mia città nel cuore e nelle papille gustative. Appena posso torno a casa dove vive ancora tutta la mia famiglia e, durante le mie giornate genovesi, non possono mai mancare il pesto e la focaccia. Il pesto ovviamente fatto rigorosamente in casa da mia mamma!  

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Indie Intervista Pop

Dentro l’euforia degli Euphoria

Dove vuoi che sia è il primo singolo degli Euphoria pubblicato su tutte le piattaforme streaming, disponibile anche nelle playlist editoriali di Spotify New Music Friday e Fresh Finds Italia. “Per noi questo brano rappresenta e identifica un periodo della nostra vita, l’inizio e la rottura di un rapporto.”

Benvenuti ragazzi e grazie per questa intervista, allora diteci un po’ questo sound in dove vuoi che sia come nasce? 

Grazie dell’invito. è un piacere. questo sound, come tutte le nostre canzoni, nasce dall’influenza dei nostri ascolti quotidiani. abbiamo tutti e tre dei gusti diversi e quindi arriviamo sempre in studio con delle idee nuove. le nostre canzoni sono un incrocio di queste idee.

Come avete lavorato alla produzione del pezzo? 

L’idea originale nasce da William McLion e Dezzo (si parla di ottobre). poi la demo è stata girate ad yEMA che ha scritto la sua strofa dopo il ritornello di Dezzo. abbiamo subito una battuta d’arresto in inverno per poi riprendere in mano la traccia ad aprile insieme a Tanarouge, con cui abbiamo portato un’evoluzione al pezzo.

Due cantanti, tastierista e chitarrista. Quindi è questa la vostra formazione ufficiale?

Più o meno. Dezzo e yEMA sono i due cantanti, insieme a Willy che è il produttore e pianista. e questa è la formazione originale. Giovanni si è aggiunto di recente a noi come chitarrista e ci ha aiutato tantissimo nelle produzioni. siamo alla ricerca di musicisti veri anche in ottica di live. gli strumenti reali non si possono battere.

Chi effettivamente scrive i pezzi e come li arrangiate? 

Strofe e ritornelli sono scritti da Dezzo ed yEMA. ognuno scrive le proprie parti ma si confrontano sempre per aggiustamenti o modifiche. nelle nostre canzoni c’è tanto del loro vissuto. per gli arrangiamenti invece partiamo sempre dalle idee di Willy ma poi durante la fase creativa è un continuo scambiarsi opinioni. per noi discutere sulla musica è importantissimo

Invece della band cosa ci volete dire? Come vi siete conosciuti? 

Ci piace definirci un collettivo più che una band, vogliamo avere una certa libertà nel fare musica. comunque noi di base siamo grandi amici prima ancora di formare il gruppo: yEMA e Dezzo si conoscono dall’asilo e Ema ha conosciuto Willy alle superiori facendolo conoscere a Dezzo. non sarebbe esistito EUPHORIA senza prima una confidenza reciproca.

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Intervista

Giulia D’Amato ci racconta il suo film documentario “Un altro giorno d’amore”

Un altro giorno d’amore è un film di passione adolescenziale, capace, se conservata, di animare e alimentare ancora le vite di chi ora è adulto. È il racconto di come non ci si debba dimenticare di chi si è stati per scoprire chi si è da grandi. Il viaggio di una ragazza innamorata di un tifoso del Perugia si fa carico di una storia più grande, quella di coloro che le passioni grandi ce le hanno dentro ed esplodono, sconquassando le loro vite, nel bene e nel male. 


Un altro giorno d’amore è anche la storia di Davide Rosci, che ha scontato sei anni e sei mesi di carcere per il reato di “concorso morale” in “devastazione e saccheggio” per gli incidenti accaduti a Roma il 15 pttobre del 2011. È la storia di Mariapia Merzagora Parodi, madre di Edoardo, amico di Carlo Giuliani, morto nel febbraio 2002. Un altro giorno d’amore è il viaggio di alcuni ultras della Curva Nord di Perugia verso il G8 di Genova. È il confronto tra Giulia e suo padre Raffaele, che a settantadue anni resiste e aspetta un altro mondo possibile. Un altro giorno d’amore è il giorno in cui si guarda in faccia chi si è veramente – e si trova il coraggio di andare avanti, a testa alta.

Abbiamo avuto il piacere di incontrare Giulia D’Amato, la regista.

Quale ruolo e quale peso ha la colonna sonora nel film?
GD: Ho sempre pensato che la musica in un film sia una delle parti essenziali della narrazione e come tale debba raccontare qualcosa allo stesso modo delle immagini e delle parole.

Hai un legame in particolare con i brani che avete scelto?
GD: L’Amour Toujours è uno dei brani che mi ha accompagnato nella vita, forse perchè c’era sempre qualcuno che catticchiava il motivo, fino a quando non ho trovato Perugia, la mia città e una delle città del film, invasa da adesivi proprio con quella scritta.

Come sei entrata in contatto con la realtà di Lost Generation Records?
GD: Io e Matteo Gagliardi abbiamo frequentato in classe insieme il Centro Sperimentale di Cinematografia ormai dieci anni fa. Non pensavamo più di incontrarci lavorativamente, fino a quando un po’ casualmente mi ha mandato il lavoro di Max Varani di Frontemare proprio su L’Amour Toujours e da quel momento ho capito che non avrei mai finito il film senza tutti loro e il loro lavoro.

La storia di “Un altro giorno d’amore” è intensa e personalissima, come hai scelto le persone che avrebbero fatto parte di questo progetto?
GD: Per quanto sia stato difficile arrivare alla fine del film, ho avuto la fortuna di trovare dei collaboratori, anzi dei compagni di strada, che in questi anni non mi hanno mai abbandonato, a partire dalla scrittura fino ad arrivare alle grafiche, ma soprattutto ognuno di loro ha lavorato e attraversato questo percorso portando tutta la passione non solo per la storia che il documentario racconta, ma anche condividendo il significato che tutto questo ha.

Il film ha subito rallentamenti per via del Covid? Com’è stato per gli addetti al settore cinematografico questo ultimo e complicato periodo?
GD: In realtà il film si era bloccato prima della pandemia, perché quando si lavora a progetti indipendenti i momenti di difficoltà e di sconforto quasi sempre prevalgono, tanto da fermare tutto. Proprio durante il primo lockdown, ho guardato quegli hard disk con questo progetto mai finito e ho pensato che sarebbe stato quello il momento giusto per chiuderlo. Pensavo di essere sola e invece mi sono trovata circondata da un gruppo di persone che ogni giorno mi ha ricordato che sarebbe stato indispensabile arrivare alla fine. Il Covid ha stravolto tutto il sistema produttivo e distributivo cinematografico e se all’apparenza sembra che ci siano più opere in circolazione, e a guardare i dati è anche vero, la sala cinematografica sta vivendo uno dei periodi più complessi di sempre. E senza il buio della sala, il cinema non esiste, perché lo streaming non sarà mai il sostituto. Ci sono decine di film che se prima faticavano a trovare un piccolo spazio, oggi non riescono a trovare un pubblico perché la maggior parte delle sale, a causa dei piccoli numeri che si fanno, danno spazio ai film dall’incasso sicuro. Ormai le sale che corrono dei rischi, anche tra quelle indipendenti, sono pochissime.

A cosa stai lavorando ora?
GD: Con Gianluca Arcopinto, che è anche produttore del film, stiamo organizzando la distribuzione di Un altro giorno d’amore, consapevoli che sarà difficile, ma non per questo infattibile. Ho iniziato a scrivere il prossimo film, perché sono perfettamente convinta che l’esperienza che è stata fatta fino a ora sia replicabile, anzi penso che sia indispensabile, non solo per me.

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Pop

Le 5 cose preferite di Eleviole?

Se qualcuno dovesse mai scrivere un libro a proposito di come dev’essere la malinconia, dovrebbe includere alcuni elementi ben precisi. Elementi che ELEVIOLE?, nome d’arte della cantautrice ELEONORA TOSCA, conosce così bene da averne fatto il centro del proprio nuovo EP, MALINCONIE DA MANUALE (LEVEL UP DISCHI), che è anche il titolo del suo nuovo e originalissimo spettacolo. Quattro canzoni, un fil rouge fatto di parole e di sentimenti, un netto cambio di sonorità ma anche una sensibilità spiccata e già ben nota, grazie a una carriera che ha saputo affiancare alla musica anche le abilità aeree delle evoluzioni sui tessuti, che completeranno le esibizioni di un tour che ha già preso inizio. Si sale a bordo delle MACCHINE VOLANTI per esplorare una Milano molto vicina e molto sognante. Supereroi molto umani quelli che si incontrano con CLARK KENT, mentre la BRINA, che è rimasta sul cuore, si scioglie. È già tempo di prendere un FLIXBUS per scoprire nuove mete e lasciarsi alle spalle le nostalgie. 

MALINCONIE DA MANUALE è un piccolo viaggio attraverso la malinconia, una manciata di canzoni per raccontarci cose che avevamo dimenticato. L’autunno, una storia che finisce nel tentativo di “salvare” l’altro, l’affezionarsi a un’idea e poi imparare a lasciarla andare, la disillusione. Queste sono le malinconie di ELEVIOLE?, ma anche quelle di tutti noi. Quattro brani intimi ma anche prepotentemente pop, con sonorità che si distaccano dal mondo acustico e toy del primo album DOVE NON SI TOCCA, per abbracciare suggestioni elettroniche. Ad accompagnare questi brani, l’omonimo spettacolo di musica d’autore e tessuti aerei ideato dalla cantautrice condurrà lo spettatore in un’esperienza del tutto nuova e inaspettata, in bilico tra circo, teatro e canzone. Sul palco con lei IL GEOMETRA MANGONI e ANDREA FRANCHI racconteranno la malinconia con stili e modalità differenti. Lo spettacolo ha debuttato il 21 giugno e rappresenta un unicum nel panorama musicale attuale.

I MIEI- GATTI
Un amore nato in età adulta, grazie all’arrivo di un catorcino bianco e nero chiamato poi Vittorio (destinatario e protagonista del mio brano “caro Vittorio”).I miei gatti, oltre a essere ovviamente membri della famiglia, sono sempre fonte di grande ispirazione.Sono venerati come semidei, pieni di giochi che naturalmente ignorano e ogni giorno mi insegnano come non sia per forza necessario farsi ogni giorno un mazzo tanto, ma si possa vivere anche semplicemente sonnecchiando e mangiando cibo buono.

L’AEREA
Non sono una ex ballerina, non sono una ex ginnasta. Sono una di quelle che a un certo punto della vita scoprono che anche se non sono state dotate di un fisico ad hoc, possono fare quello che hanno sempre visto fare alle altre. Per me la cosa più bella del mondo è stare per aria. In particolare sui tessuti, ma ho proprio un’attrazione incontrollabile per tutto ciò che è volare. Ogni tanto mi maledico per la fatica, i lividi e altre amenità, poi però me ne dimentico.Ho appena comprato un trapezio.

MILANO
Non ci abito più ormai da 10 anni, ma ho vissuto la Milano quella vera: quella della scighera, dei tram con i sedili in legno, del lavoro duro e dedito, con la sua modalità un pò fredda e distaccata che i non milanesi ci rimproverano tanto.MIlano è bellissima, ma non è per tutti, una delle poche città ad essere più bella che mai a novembre.E mi manca si, ogni giorno.

LA BICI
Nella foto è ritratta la Cinziona, la mia bici storica. Unica insostituibile compagna di mille avventure. Il suo cestino bianco ha accolto fiori, torte, il navigatore che legavo in modo improbabile per ovviare ad un senso dell’orientamento disastroso, e altre mille cose.la bici per me è l’immagine visibile del vento e la rappresentazione di una femminilità muscolare.

I DOLCI
La mia rovina. Ogni giorno penso con invidia a quelli che “ma io mangio un sacco e non ingrassoooh”. Io invece ingrasso eccome… ed è per quello che dobbiamo avere un rapporto come dire “misurato”.I dolci sono la cosa più bella del mondo, capaci di dare conforto e far partire bene una giornata.Una volta, alcuni anni fa, il mio fidanzato che si cimentava nella pasticceria mi ha chiesto “vuoi che ti faccia una panna cotta ai frutti di bosco?”Potevo forse rifiutare? ne ha fatte DICIOTTO. Inutile dire che non ne sia avanzata nessuna.