Categorie
Indie Pop

Nuovo film nel “Drive In” di Davidof

Bella scoperta per me Davidof, che oggi torna a far sentire la propria voce dopo aver consegnato alle stampe, poco, “Riad”; il cantautore classe ’87 di Formica Dischi rivela fin da subito un appeal efficace a farsi godere, pur nella sua leggerezza, senza risultare retorico o stucchevole: giuro, considerate le esigenti e spocchiose orecchie del sottoscritto non è cosa affatto scontata.

Ebbene, Pietro (nome secolare del buon Davidof) sembra avere una scrittura che ha saputo far tesoro, negli ultimi anni, delle esperienze maturate: ascoltando la sua discografia, la crescita e la maturazione dell’artista si fa avvertire sia in scelta delle sonorità che in capacità poetica: oh, non aspettatevi il classico cantautorato da bar di paese, niente chitarrine asfittiche e canzoni che si trascinano: Davidof scrive con identità anche nel fare mainstream, con reminiscenze che di certo affondano le radici negli ultimi dieci anni di pop (dai Thegiornalisti agli Ex-Otago) ma ammiccano anche alla storia della canzone d’autore (su tutti, Venditti e Dalla). 

“Drive in” dipinge un mondo sospeso tra presente e passato, con le camporelle adolescenziali (si dice così anche da voi, quando uno si apparta in qualche strada di campagna con la morosa?), i pop corn al cinema con le luci spenti e gli ormoni che schizzano alle stelle, i film anni Ottanta sullo sfondo che ricordano nostalgie di tempi mai vissuti: in linea con il testo, anche l’arrangiamento del brano sorride a quel pop da bomberino e paninari che se da un lato fa pensare a Tommaso Paradiso dall’altro richiama ad un mondo musicale che, in primis, fu frequentato da grandi nomi della canzone nostrana.

Categorie
Indie Internazionale Pop

Le 5 cose preferite di Aura Nebiolo

Aura Nebiolo il 12 maggio ha pubblicato il nuovo disco “A KIND OF FOLK“, un concentrato di puro talento jazz! Noi ci siamo fatti raccontare da lei quali sono le sue 5 cose preferite, per conoscere meglio il suo mondo.

I Giochi di Parole
A dir la verità le parole mi piacciono quasi tutte, tranne alcune come “succulento”, che proprio non sopporto. In particolare mi piacciono quelle parole che vogliono dire più cose, più concetti! Oppure combinare le parole per crearne altre.Il titolo del disco è un gioco di parole su più piani, traducendolo può significare “un tipo di Folk”, inteso come genere musicale, oppure, il significato che intendo io, “un tipo di gente”.È un gioco nel gioco perché riprende il titolo di una composizione che amo di Kenny Wheeler, “Kind Folk”.


Camminare nei Boschi
Ho sempre vissuto in campagna, ma quand’ero bambina il bosco mi faceva tanta paura. Lo vedevo buio, pericoloso, insidioso. Ora lo vedo per quello che è, insidioso sì, ma pieno di vita, di incontri ed incastri. In “Frequenze Armoniche” ho cercato di tradurre queste sensazioni in note.Poi mi dite se ci sono riuscita o a cosa vi fa pensare questo brano!


Le Ombre
Adoro il sole in faccia, quella sensazione di calore che ti pervade da fuori a dentro. Ma trovo molto più interessante ciò che la luce fa alle nostre figure, le allunga, le deforma. Può renderci dei mostri o delle fate, con le mani.Di luci e ombre è impregnato tutto il disco, sono concetti che tento sempre di coniugare all’interno delle mie composizioni. 


Il mio disordine
Senza il mio disordine non sarei io, e non sarebbe nata l’introduzione di Good Roots. Nel mio disordine c’è sempre tutto quello di cui ho bisogno, basta trovarlo! Ma la ricerca è sempre una di quelle cose che mi appassiona.
Ps: adoro il mio disordine, non quello altrui eheh

I gatti
Questi esseri così indipendenti, fieri, che sopportano il dolore e lo mascherano con indomito coraggio. Anche pigri e spesso indolenti.Avevo un gatto con un naso grigio, che ha vissuto con fierezza fino al suo ultimo giorno. “Grey Nose” è per lui e per il suo coraggio.
Che di coraggio ne vorrei anche un po’ io per affrontare le parole che a volte non so gestire, le insidie e gli incroci intricati ed intriganti dei boschi, le ombre e il disordine della mente.

Categorie
Pop

Cosa c’è nella camera di Leanò

Esce giovedì 21 aprile 2022 per Stazione Musica Records “Cicale, il nuovo singolo di Leanò. Un nuovo capitolo per la cantautrice di Milano che, dopo il precedente singolo “Tremo” ci porta ancora una volta nel suo mondo sentimenti urbani e atmosfere subacquee.  Un brano dedicato ad una generazione in bilico, quella degli stage non retribuiti, degli affitti troppo alti, del “forse vado all’estero” e di tutta una serie di imperativi non applicabili imposti dalla società di oggi, e da chi ha una percezione distorta delle reali possibilità e bisogni dei giovani.

Come sempre, le abbiamo chiesto di farci fare un giro in camera sua, ed ecco cosa ci ha mostrato.

1. Poesia di Mariangela Gualtieri 

Questa poesia della Gualtieri l’ho messa sopra la mia scrivania per leggerla il più possibile. C’è una grande potenza nelle parole che usa e nel significato dei versi, e anche se ogni volta si possono trovare nuove chiavi di lettura, quella che secondo me emerge di più e che mi tengo più stretta è la voglia di dire un gigantesco sì alla vita e all’arte.)

2. Bonsai (morto)

Questo bonsai di nome Fabrizio è nella mia stanza da ormai 5 anni (di cui 2 settimane da vivo). Da piccola mi chiedevo perché ci si dovesse sbarazzare delle piante che non sopravvivevano al pollice nero mio e di mia madre. Credo che la me bambina l’avrebbe tenuto, e forse questo è un po’ è il motivo principale per cui mi piace non arrendermi, e tenere questo bonsai in camera.

…Ok, spero anche che risorga (ride n.d.r.)

3. Chitarra e piante (vive)

Ora sono migliorata e ho anche delle piante vive. Mi piace vederle vicino alla chi tarra e mettermi a suonare in quell’angolo. Avere del verde intorno mi ha sempre messo di buon umore.

4. Poster e cartoline da Amsterdam

Questo ottobre sono andata all’estero per la prima volta dopo tanto tempo e ho portato dei ricordi da due posti che mi sono piaciuti molto. Delle cartoline dal museo di arte contemporanea e un poster dal giardino botanico; mi sembra di riuscire a rievocare quel viaggio anche solo guardandoli.

5. Dinosauro e nacchere portafortuna

Un dinosauro che mi portavo ai primi concerti, che riesce a far tornare a galla la voglia di giocare e di non prendermi troppo sul serio. Insieme, una coppia di nacchere prese alla festa della Madonna delle galline a Pagani. Dietro c’è una bellissima storia di baratto, di danze e di vino paesano.

Categorie
Indie Pop

Aliperti, l’amore per il “Vintage” e per le cose fatte bene

Non sono solito, come saprà bene chi legge questa rivista, sbilanciarmi troppo nei confronti degli artisti emergenti che incontro lungo la mia via di implacabile censore: aspetto, solitamente, la carne al fuoco che solo un disco di debutto può dare, nell’era in cui tutto e tutti sembrano essersi affidati alla volatilità del singolo; con Aliperti, però, mi sento di fare una delle mie rarissime eccezioni, e a ragion veduta.

Sì, perché il giovanissimo talento (classe 2000, il tempo passa per tutti ma lui è ancora giovane, eccome…) di scuola Formica Dischi (realtà toscana da approfondire: nomi interessanti in roster) è in realtà ad un passo dalla pubblicazione di un disco d’esordio che, ne sono certo, farà parlare di lui; da dove mi deriva tutta questa sicurezza? Beh, basta che diate un ascolto alla già densa discografia del ragazzo: una manciata di brani che rivelano il gusto per un certo tipo di ricerca, di scrittura, di sonorità che fa scorgere un cuore antico tra le pieghe moderne, modernissime del progetto Aliperti.

Non a caso, il titolo del suo nuovo singolo (l’ultimo prima della pubblicazione del disco) non poteva che essere “Vintage”, perché in Aliperti tutto diventa patinato di un velo di nostalgia che fa guardare al passato, impreziosendolo: il brano parte con sonorità compassate, lasciando crescere poco a poco il groove attraverso una sapiente scrittura ritmica del testo, che rotola felicemente verso l’akmé di un ritornello che si fa “mantra”; se il mood del brano ammicca agli Ottanta per scelta di suoni e arrangiamento, nell’anima di Aliperti si scorge una deriva Settanta che fa godere i più “attempati” come me e potrebbe ricordare, ai più giovani, la musica di Giorgio Poi, altro campione della nuova leva cantautorale.

Il brano, poi, sa raccontare un’intimità fatta di ricordi e insicurezze che si mescolano nel sapore dolce della rimembranza, perché una foto venuta male è comunque una traccia indelebile (spesso, l’unica che abbiamo) del nostro passaggio, o del passaggio di person che amiamo e che, talvolta, dobbiamo accettare di perdere: la centralità della fotografia, ribadita anche in questo nuovo brano, si era già fatta avvertire nei singoli precedenti, come “Isola”, dimostrando una certa abitudine in Aliperti alla contaminazione fra linguaggi, all’incontro fra mondi artistici diversi.

Insomma, i presupposti ci sono tutti per continuare a credere che esista musica per la quale valga il tempo di scrivere una recensione, e la pena di leggerla. Ci aggiorniamo presto, perché quel tanto agognato disco d’esordio è oramai alle porte..

Categorie
Pop

Cosa c’è nella camera di Kabo

MODÌ (prod alone.nowhere) è il nuovo singolo di KABO, rapper e cantautore della provincia milanese, in passato già al lavoro con Dj MykeBig Fish e Marco Zangirolami, in uscita il 29 aprile 2022 e distribuito da Stage One Music. Questa release segue la pubblicazione di Spettri (prod alone.nowhere) e anticipa il nuovo lavoro in studio previsto per giugno 2022. MODÌ è un fitto groviglio di liriche che tentano di dare, pennellata dopo pennellata, un immagine della società attuale in cui viviamo, e del male che genera dentro e sopra di noi. KABO qui tocca temi come il consumismo (sfrenato), l’amore (distorto e malato), il lavoro (opprimente e totalizzante) e la guerra (cancro economico). Il brano gioca molto sulla dualità tra strofe (entropia) e ritornello (calma). Nella parte relativa alle strofe troviamo il caos che ci ingoia e ci soffoca, mentre nel ritornello riprendiamo fiato e troviamo la pace ideale, l’oasi perfetta.

Noi come sempre eravamo curiosi, e siamo stati a casa sua. Ecco cosa ci ha mostrato!

The Piecemaker – Questa storia è come un puzzleUn documentario sull’hip hop italiano che ho realizzato con i miei amici più cari una decina di anni fa. Incontri importanti, viaggi, momenti molto belli. Mi riporta ad un periodo figo. Oltretutto ha ottenuto un discreto successo, non se lo aspettava nessuno.

Polaroid bianca di Andrea Kabo
Un pensiero speciale da parte di una persona molto importante per me. La fotografia è vuota perché va ancora scattata. Chi me l’ha regalata mi ricorda che ognuno di noi è autore personale e artefice della propria storia e della propria crescita. E’ un simbolo che mi porto dentro, a cui sono molto legato.

Non al Denaro non all’amore né al cielo – Faber

Prima stampa originale, trovata anni fa per caso ad un mercatino. Uno dei miei dischi preferiti in assoluto. Non credo ci sia molto da aggiungere.

Pelle di Leopardo – Tiziano Terzani
Il libro che, anni fa, mi aprì il mondo di Terzani e di conseguenza la dimensione del viaggio. Un diario di guerra incredibile, regalatomi da una persona cara che aveva la guerra dentro.

Ciao Amico!
Una foto con un caro amico, scattata da una cara amica. Lei c’è ancora, lui non più. Però c’è questo bellissimo scatto che ci rende memoria, ci ritrae insieme ed ogni tanto cade dalla mensola. E’ meglio di niente!

Categorie
Indie Intervista Pop

A tu per tu con Beatrice Pucci

Abbiamo ascoltato il nuovo singolo (il primo) di Beatrice Pucci, cantautrice classe ’98 che ha esordito con “Figli”, brano che spicca fra le uscite del weekend riuscendo a farci dimenticare, almeno per il tempo di un fine settimana, la desolazione che ci circonda: no, non è certo uno di quei brani che si lascia “masticare” facilmente (e ben venga!), quindi preparate le “mascelle uditive”; noi, per aiutarvi nel districare i significati del progetto, abbiamo fatto qualche domanda all’artista stessa. Buona lettura!

Beatrice Pucci, oggi esordisci con “Figli”: quanto hai “cullato” questo esordio, e come ti senti oggi, all’alba della tua prima pubblicazione?

Ciao, ho imparato ad essere zen riguardo la pubblicazione e riguardo il fatto che per la prima volta nel mondo esca la mia musica. Si passa molto tempo a ponderare e riflettere ma poi bisogna gettarsi nell’avventura, al momento la vedo in questo modo. “Figli” secondo me ha seguito il giusto iter di crescita, 6-7 mesi.

Ti va di raccontarci un po’ di te? Chi sei, da dove vieni e quando hai cominciato a scrivere canzoni, ad esempio.

Sono Beatrice, in questo momento ho 23 anni, vengo da Civitavecchia, una città che ha il mare di fronte a sé e alle sue spalle colline e boschi. Ho cominciato a scrivere a 14 anni, il motivo esatto non lo so, probabilmente perché le cose nella mente di un’adolescente sono amplificate a un livello incredibile.

E questo brano? C’è qualche aneddoto, qualche “motivo” preciso che ti ha portato a scrivere “Figli”?

L’aneddoto più vivo nella mia mente riguardo il momento in cui ho scritto questa canzone è questo: era l’una di notte e non riuscivo a dormire, non volevo proprio perché sentivo che dovevo fare qualcosa, così faccio quello che fanno tutte le persone che non riescono a dormire… ho guardato la tv ma ho finito per annoiarmi, poi ho preso la chitarra e ho scritto “Figli”.

Nella canzone, sembri alludere alle canzoni e alla musica come unici strumenti capaci di cambiare le cose, o meglio, di resistere al cambiamento e allo sfacelo del tempo. Abbiamo colto nel segno?

Le canzoni sono specchi dell’interiorità di chi ascolta quindi assolutamente sì, c’è del vero!

Tra l’altro, la data decisa per l’uscita del tuo disco “Le colline dell’argento” (prevista per giugno 2022) stupisce per velocità di pubblicazione. Sembra che tu avessi una gran fretta di pubblicare il risultato del tuo lavoro: ti va di spiegarci un po’ come sono state realizzate, e in quali tempi, le registrazioni del tuo disco d’esordio?

Le canzoni sono state scritte e registrate tra marzo e settembre del 2021, ma diciamo che l’idea di una pubblicazione era già in atto dal 2020, anno in cui ho cercato di capire come collegare alcune cose tra loro da un punto di vista tecnico e non solo. Le registrazioni sono avvenute in casa mia, perché è un modo in cui mi trovo a mio agio, senza avere fretta di dover fare tutto velocemente.

Prima di salutarci, prova a consigliarci un film che, a tuo parere, si sposa alla perfezione con l’atmosfera di “Figli”.

“Stoker” di Park Chan Wook.

Categorie
Pop

Cosa c’è nella camera di Daniele Meneghin

Dopo la pubblicazione dell’album “Gesto atletico“, il cantautore Daniele Meneghin torna con un nuovo video per il brano “Il tuo sorriso la mattina“, fuori sempre per la fedele Adesiva Discografica. L’album è stato un omaggio all’essere umano e alla sua capacita di eseguire il “gesto atletico” che fa la differenza nel trascorrere la propria esistenza. Il gesto atletico è l’espressione perfetta di un percorso di cambiamento che porta ad un risultato efficace e ripetibile.  “Il tuo sorriso la mattina” nello specifico vuole raccontare l’amore come equilibrio e benessere, quando si riesce a trovare la propria serenità assieme ad un’altra persona. L’essenza dell’essere vive.

Come sempre, abbiamo deciso di fare un salto a casa sua, ecco cosa ci ha mostrato!

Se dovessi fare un riassunto di questi primi 45 anni non ci sarebbe foto migliore. La musica per forza con forza con ostinata regolarità riempie le mie giornate, le spiega le giustifica le modifica. Qui rappresentata dallo strumento più versatile che ho, buono per abbozzare idee ed emozioni, sempre pronto, sempre li! Basta che mi giro e lo abbraccio. A Sinistra prodotto simbolo del lavoro di tanti anni e con tanti collaboratori. Lavoro che è vita, stimolo, posto nel mondo, forza e coraggio.

“E guardo fuori dalla finestra e vedo quel muro solito che tu sai”cit. (Guccini)La mia vista, cosa c’è fuori dal mio dentro. Lo sguardo prima di appoggiarsi fuori attraversa “cose” a me care. Oggetti che mi aiutano a pensare a prendere decisioni, che mi ricordano che non siamo i padroni di niente, ma siamo solo animali complessi che non riescono a smettere di complicare le cose.

Adoro l’arte figurativa, mi sento bene se guardo un bel quadro e mi ci tuffo dentro. Questi sono i miei due amici che vegliano la mia scrivania, di fronte a loro e attorno a loro ce ne sono molti altri ma loro sono un po i “capi della banda”. Arte è fantasia è stimolazione di percezzioni, è fedele compagna di emozioni. 

Categorie
Pop

Le 5 cose preferite dei Moscova

Moscova sono una di quelle band che nascono per caso (o forse grazie al caso). La band deve la sua origine all’incontro tra Stefano Radice e Giuliano Cento nel Gennaio del 2020;  All’iniziale duo, poco dopo, si aggiunge il chitarrista Domenico Giordano. Ambiti musicali differenti portano la band al cantautorato indie, con sonorità rock miscelate a suoni elettronici e ad atmosfere syntheggianti, rhoodes ed altri strumenti musicali dell’epoca ’70s. 

Lo stile che ne deriva è quindi la somma di tre modi diversi di intendere la musica che, incontrandosi, danno vita ad un particolare sound che coesiste solo nell’unione degli stessi. Le storie raccontate dai Moscova nascono dalla semplice vita quotidiana nel suo incessante scorrere e, ripercorrendo a livello sonoro le proprie esperienze personali, suggeriscono all’ascoltatore una chiave di ascolto nostalgica ma positiva, dicotomia molto attuale nella odierna società. Durante il periodo di pandemia i tre, proprio per questo, non si sono fatti frenare dagli eventi ed hanno scritto oltre 10 brani inediti, tra i quali il singolo di debutto Frigo VuotoRoma Tiburtina è il loro secondo singolo.

Per l’occasione abbiamo chiesto loro di raccontarci le loro cose preferite:

Milano

Milano è la città che ci ha dato i natali. Anche se solo uno dei componenti ci è nato, la magia che trasmette Milano è fonte costante di ispirazione per noi. Tra le auto veloci, la gente distratta, il cielo sempre bianco e il rumore costante, Milano è una scenografia a cielo aperto, un luogo in cui va in scena h24 uno spettacolo che qualsiasi artista nn può sottrarsi dal raccontare

Birra

Nettare sacro per i Moscova. La canzone più bella? Quella scritta dopo un paio di birrette. Il live più bello? Quello con la birra più buona al locale. L’amicizia più bella? Quella che come suono ha il brindisi di boccali colmi e chiacchiere un po’ alticce ma costanti

La pipa

Stefano, il tastierista, fuma la pipa. È il suo modo di gustarsi il tabacco. Fumate che durano ore, preparazione e cura descrivono anche il suo modo di fare musica nei Moscova.

Rolex

Domenico, il chitarrista, ama gli orologi e i gioielli. Sicuramente tra tutti il Rolex resta di gran lunga il brand che più ama e che più lo descrive nel sound dei Moscova, raffinato ma concreto.

Colazione

La colazione per Giuliano, la penna del gruppo, è un rituale necessario e immancabile. Non si può pensare minimamente di parlarci se non ha fatto la sua indispensabile colazione. Citando una vecchia pubblicità potremmo dire toglietegli tutto ma non il suo latte macchiato. Però possiamo anche dire toglietegli tutto, ma non la sua penna.

Categorie
Pop

Miriam Ricordi ci racconta come si gira un videoclip in un supermercato

Miriam Ricordi è un’artista pescarese, di quelle brave davvero. Canta in italiano e fa un rock che è stato definito “sfrontato”, forse anche perché il suo nuovo disco si chiama Cibo e sesso (che sono le due cose “essenziali per saziarmi”, come dice lei stessa nella prima traccia dell’album). Non sorprende -visto il titolo dell’opera- che uno dei brani si chiami quindi Metabolismo. È quello con il ritornello più “catchy”, un vero e proprio singolone, in cui compaiono anche i Rolling Stones -sotto forma di campionamenti degli urletti di Mick Jagger e compagnia cantante in Sympathy for the Devil. Altra “non sorpresa” è forse che il video di questo brano sia stato girato completamente all’interno di un supermercato -di cui non possiamo dire il nome ma che pensiamo riconoscerete dando un’occhiata al video.

Ci è venuto spontaneo chiedere a Miriam: ma come si gira un video in un supermercato?

Ci vuole innanzitutto un supermercato del cuore con cui si è un po’ self confident e di cui si conoscono le corsie. Poi, se come nel mio caso ti viene in mente di realizzare un video in soggettiva, bisogna essere pronti a essere guardati malissimo nel momento delle prove varie, quando si va in giro per il supermercato con un’action cam attaccata sulla fronte. Da quelli preoccupatissimi che tu stia riprendendo proprio loro con minuzia, per farne non si sa cosa, a quelli che pensano che ti manchi qualche rotella.

Ho scoperto che la domenica mattina alle 8:00 (abbiamo girato a quell’ora perché era il momento di minor affluenza del negozio) c’è gente che fa la spesa. Ma non quelli in after dal sabato che comprano cibo per schimicare, no! Proprio coppie sulla mezz’età che fanno la spesa. Io sconvolta.

È successo anche che tutto lo staff del supermercato è venuto di domenica mattina, anche coloro che non erano di turno, solo per partecipare al video! Stupendi. Poi ci sono un po’ di cose burocratiche di cui tener conto, ma sono meno divertenti… devo dire che sono stata piuttosto fortunata: ho incontrato dirigenti gentili e rock ‘n roll!

E pensare che ero in quel supermercato la sera in cui Conte fece la prima diretta, a marzo 2020, per dichiarare zona rossa in tutta Italia. Ero lì beata a comprare vino e ingredienti per una cenetta, quando a un certo punto vedo arrivare un’orda di gente dall’ingresso principale. Era una situazione strana perché era sera e le persone arrivavano tutte insieme, con i carrelli, correndo… sembrava una scena apocalittica!

Ho preso le mie cose e mi sono tolta di torno. Il tempo di arrivare in macchina e fuori dal supermercato si era creata una fila di clienti di decine di metri. Poi ho preso il telefono e ho capito che di fatto era successo il finimondo… ecco, ora con il videoclip di Metabolismo girato in quel posto il cerchio si chiude, direi. Si metabolizza e si ricomincia per davvero!

Categorie
Indie Internazionale Intervista Pop

REA: RESPIRO È IL PRIMO BRANO DOPO LA PARTECIPAZIONE AD AMICI

Respiro è il nuovo singolo di Rea, la rivelazione del pomeridiano di Amici, e il primo brano pubblicato dopo essere uscita dalla scuola di Maria De Filippi. Su un sound accattivante dominato dalla chitarra elettrica e dai synth si innesta la voce della giovane cantautrice bolognese che mostra un lato più intimo della propria scrittura, senza rinunciare all’orecchiabilità e a una melodia di facile presa. Un testo che racconta del bisogno di aiuto quando si affronta un cambiamento, di sguardi che si incrociano, dell’empatia come elemento fondamentale per acquistare fiducia nei confronti dell’altro. Un brano da dedicare a chi ha le spalle larghe per proteggerci quando siamo in balia degli eventi e non siamo in grado di decidere da soli, da ascoltare con le cuffie al massimo quando si passeggia per le strade deserte nel cuore della notte.  Respiro farà parte di un concept album, la cui uscita è prevista per l’estate.

Abbiamo chiesto a REA di rispondere alle nostre domande:

Ciao Rea, quali sono le cose che più di tutte ti fanno respirare cioè ti mettono in pace con te stessa?
Beh diciamo che sono una persona che non sta mai ferma quindi le uniche cose che mi mettono in pace con me stessa sono i momenti in cui ho raggiungo un obiettivo che mi ero prefissata.

Nel pezzo parli di cambiamenti, nella tua vita quale pensi sia stato il più grande?
Sicuramente Amici è stato un grossissimo cambiamento non tanto per la durata dell’esperienza quanto per la consapevolezza che ho raggiunto stando là dentro.Prima di entrare avevo tantissimi dubbi sul mio futuro. Non che questi siano magicamente spariti anche perché ho diciott’anni ma sicuramente un percorso del genere mi ha portata a chiedermi veramente cosa voglia fare nella mia vita senza più farmi influenzare da quello che gli altri magari si aspettano da me.

Raccontaci una tua giornata tipo!
Mi sveglio (e già meno male) poi solitamente Studio qualcosa (teoria per la patente o qualche materia scolastica) poi solitamente dopo pranzo vado in studio. Il pomeriggio è diviso in due momenti: quello in cui mi dedico alla preparazione dei live quindi provo i pezzi e poi il momento in cui vado avanti con la realizzazione dell’EP.Spesso inoltre mi dedico anche ad altre attività del mio progetto come l’ideazione di una copertina, di un videoclip ecc.Ah e non scordiamoci delle lezioni di canto fondamentali!!

Sei un’appassionata di cinema, i tuoi tre registi preferiti?
Spero di non essere vessata per i miei gusti ma sul podio ci sono Wes Anderson, Bertolucci e Tarantino.
Ci racconti qualcosa in più riguardo alla copertina di Respiro?
Una volta finito il pezzo avevo già chiara in mente l’immagine della copertina.In essa è presente una scia di luce che doveva rappresentare la materializzazione del respiro.Per rendere questo effetto ben visibile ho scelto uno sfondo nero in quanto faceva decisamente contrasto con pelle, capelli e outfit. È stato difficile ottenere questo effetto in quanto per la realizzazione della foto sono stati utilizzati tempi molto lunghi disposizione non semplicissimi da usare.

Adesso dopo questo singolo cosa dobbiamo aspettarci da te?
Tra non molto uscirà un altro singolo e poi un EP a inizio estate!! Il 15 maggio lo presenterò in anteprima al Locomotiv Club di Bologna, vi aspetto!