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Comunicato stampa Elettronica Indie Pop

Climax e cenere: “Love Bombing – Aurora Boreale” è il singolo d’esordio di Luca Rizzo

“Love Bombing – Aurora Boreale” è il nuovo singolo di Luca Rizzo, uscito venerdì 13 febbraio 2026. C’è un amore che non nasce: precipita. Non cresce lentamente – divampa, invade, colonizza ogni spazio interiore, come una piena improvvisa. Luca Rizzo non racconta semplicemente una relazione, ma l’abbaglio che la precede e il vuoto che la segue: un cortocircuito sentimentale che prima incendia la vista e poi lascia macerie luminose. Il sound della traccia, di conseguenza, ricorda un fenomeno celeste: una luce che vibra nell’aria fredda e poi si ritrae senza preavviso. Un’apparizione cromatica, un bagliore irreale, qualcosa che sembra infinito proprio mentre sta già svanendo. Come a dirci che certe intensità non falliscono, semplicemente bruciano troppo forte per restare. Un debutto interessante, da tenere d’occhio.

Foto: Giorgia Zoe Righini

Queste le parole con le quali l’artista presenta la traccia:
«”Love Bombing – Aurora Boreale” racconta un legame intenso e rapidissimo, consumato nel tempo di pochi giorni. Un amore che abbaglia e si dissolve, come un’aurora boreale, lasciando spaesamento, ripetizione e la sensazione di rincorrere qualcosa che forse non è mai stato reale.»

Puoi ascoltare il brano qui:

BIO
Luca Rizzo è un musicista e cantante di Ferrara.
Frontman dei Ni Na (New Idea No Artist) e dei Digit, progetti della scena electro-pop dei primi anni 2000, ha pubblicato diversi dischi e calcato importanti palchi italiani.
Dopo un lungo periodo di stop, torna oggi con un progetto solista nato dall’esigenza di tradurre in musica una fase personale particolarmente complessa. Trasforma la propria casa in uno studio e riparte dalla scrittura, dando forma a un nuovo EP intimo e diretto.
Il rinnovato percorso unisce rock ed elettronica in una dimensione tesa e notturna, costruita su groove profondi, linee di basso centrali, voci esasperate e atmosfere cupe e sospese. Un set minimale e incisivo, che punta all’impatto emotivo e a una forte identità sonora.

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Fonte: Costello’s Agency

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Comunicato stampa Elettronica Pop

Pop da camera in disfacimento: “Meglio Tardi” è il nuovo EP di SUPERTELE

“Meglio Tardi” è il nuovo EP di SUPERTELE, uscito venerdì 6 febbraio 2026. Un inventario emotivo fatto di frammenti comuni, immagini quotidiane e idee storte, dove l’apparente banalità diventa materia narrativa. Dai rimpianti annebbiati di “Persi dentro un drink” alla sospensione stanca e appiccicosa di “Giorni morbid”i; dall’amore incerto, scomodo e poco elegante di “Mutande” fino alla ribellione breve e maldestra di “BOOSTER”, l’artista lombardo guarda una realtà instabile con uno sguardo diretto, personale e ironicamente disilluso. Ne esce un progetto pop irregolare e vivo, segnato da un’originalità concreta e senza fronzoli, capace di restare addosso come un odore familiare che non se ne va.

Foto: Enrico Luoni

Queste le parole con le quali l’artista presenta l’EP:
«“Meglio Tardi”, primo EP di SUPERTELE, è un viaggio che oscilla tra il disincanto giovanile e la voglia di trovare rifugio nelle piccole cose, nelle relazioni e nelle fughe immaginarie.Sette brani che oscillano tra ballad intime e ritmi più serrati, cuciti da un suono fatto di chitarre arpeggiate, synthdal gusto rétro e campionamenti della vita di tutti i giorni. I pezzi creano un’atmosfera sognante ma concreta, capace di raccontare fragilità, euforia e dolori quotidiani con un tono a tratti ironico, a tratti lirico. Un lavoro che unisce l’estetica sognante a testi che alternano poesia e linguaggio colloquiale, riuscendo a creare un’identità coerente e riconoscibile. Il risultato è un racconto sonoro coerente e personale, che alterna leggerezza e profondità, sguardi intimi e immagini surreali. “Meglio Tardi” è dedicato a chi cerca di dare senso al caos, a chi si perde e si ritrova in un bicchiere.»

Puoi ascoltare il disco qui:

BIO
SUPERTELE inizia a suonare a 10 anni. Da quando ne ha 13 scrive canzoni. Innamorato da adolescente del punk e del grunge suona in una serie di band in giro per la Brianza, Milano e il nord Italia. Con il passare degli anni, amplia il suo orizzonte musicale, sperimentando sonorità più psichedeliche e sperimentali, contaminandole con un approccio cantautorale nei testi. Durante la pandemia inizia a dedicarsi alla produzione musicale, gettando le basi per il suo progetto solista. In questa seconda vita artistica, mescola sample, suoni catturati dalla vita quotidiana e strumenti vintage, mantenendo lo spirito DIY che ha caratterizzato le sue origini. Il risultato è un sound ibrido che spazia tra alternative pop e lo-fi, con influenze elettroniche e momenti più ballabili. In questo progetto, SUPERTELE scrive, produce e canta la sua musica, occupandosi anche dell’intera componente visiva.

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Fonte: Costello’s Agency

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Pop

Ælettra: Let Me Fall, il rock come gesto di abbandono consapevole

È l’uscita di Let Me Fall a riportare al centro il progetto Ælettra, identità artistica AI assisted ideata da Giuliano Golfieri, che con questo singolo propone una rilettura in lingua inglese del brano d’apertura dell’album Uno di noi Due. La notizia è chiara fin dalle prime battute: non si tratta di una semplice traduzione, ma di una riscrittura pensata per adattare senso ed equilibrio emotivo a una diversa musicalità linguistica.

Il brano si muove su coordinate alternative rock ben definite, con riferimenti riconoscibili alle atmosfere di Paramore ed Evanescence. Le chitarre costruiscono un impianto solido e coerente, mentre la struttura accompagna progressivamente l’ascoltatore verso un climax emotivo controllato, mai ridondante. La scrittura mantiene un tono misurato, lavorando su immagini interiori che restituiscono il peso dell’ansia e della perdita senza indulgere in eccessi melodrammatici.

Il cuore di Let Me Fall è il racconto di un dolore imminente, quello che precede una perdita irreversibile. Il “lasciar andare” evocato nel titolo non è una resa improvvisa, ma un processo graduale, costruito attraverso tensioni emotive che trovano nella musica uno spazio di contenimento. In questo senso, il brano riesce a mantenere un equilibrio efficace tra intensità e controllo formale.

Il progetto visivo, già sviluppato per la versione italiana Lasciami Cadere, rafforza ulteriormente il significato del brano. Il videoclip affronta il tema della perdita di un genitore con un linguaggio cinematografico essenziale, supportato da un workflow tecnologico rigoroso che garantisce coerenza narrativa e visiva.

Con Let Me Fall, Ælettra conferma una direzione chiara: un dialogo tra scrittura umana e tecnologia che non cerca di stupire per il mezzo utilizzato, ma per la precisione emotiva del risultato.

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Comunicato stampa Indie Pop

Un notturno per la libertà: “Io e il Gigante” è il nuovo singolo di Olivia Santimone

“Io e il Gigante” è il nuovo singolo di Olivia Santimone, uscito venerdì 6 febbraio 2026. Un brano che germoglia nell’ora della notte in cui tutto si fa più chiaro proprio perché tutto tace. Una lettera mai consegnata, piegata e riaperta troppe volte. Non c’è un sollievo immediato, né una fine rassicurante: solo il tempo che passa, silenzioso, e cambia il dolore in qualcosa che si può finalmente abitare. “Io e il Gigante” è il suono di chi smette di farsi piccolo, di abbassare la voce, di chiedere permesso. È l’addio più difficile, quello che restituisce una libertà notturna e spaventosa, ma vera. La voce di Olivia resta sospesa tra una rabbia sommersa e una mancanza che non chiede risposte; le chitarre respirano lente, allargando il buio, mentre i synth disegnano margini incerti, confini che scivolano come ombre sul muro.

Foto: Matteo Barbieri

Queste le parole con le quali l’artista presenta la traccia:
«”Io e il Gigante” è un brano cardine per “Ciclopedonale”. L’ho scritto per ultimo, dopo diversi mesi di ricerca in cui cercavo di capire quale tassello mancasse per completare la narrazione dell’album. Poi, all’improvviso, un evento distruttivo mi ha aiutata a realizzare qual è stato il motore principale che mi ha portata a raccontare questa storia fin dal primo giorno: la necessità di esorcizzare il dolore quotidiano di un rapporto disfunzionale e di una mia gigantesca dipendenza affettiva nei confronti di una persona che, da un giorno all’altro, non ha più fatto parte della mia vita. Quel tassello mancante è così diventato il brano più lungo e articolato del disco; “Io e il Gigante” è la mia ultima lettera indirizzata a una persona che, nel bene e nel male, è stata essenziale per la mia crescita e per la creazione di questo disco. Un addio fatto di rabbia e inconsolabile mancanza, nel tempo trasformatasi in gratitudine per avermi restituito una libertà che sentivo di aver perso per sempre.»

Puoi ascoltare il brano qui:

BIO
Olivia Santimone è una chitarrista e cantautrice ferrarese che ama le pedaliere colorate, i videogiochi dark fantasy e le canzoni lunghe. Di natura distratta e disordinata, nella vita quotidiana come nella musica, quando scrive non sa mai dove andrà a finire. Il suo primo disco, Ciclopedonale, è la meta finale di un viaggio caotico quasi quanto lei, l’esplorazione di un mondo stravagante e onirico che, usando un po’ di immaginazione, non è poi così diverso dal nostro.

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Fonte: Costello’s Agency

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Comunicato stampa Indie Pop

Quando l’intimità diventa suono: “Weaving Song” è il nuovo singolo di June

“Weaving Song” è il nuovo singolo di June, uscito martedì 3 febbraio 2026. Un amore appena intuito, filato d’aria e di sussurri, che prende forma nel tremolio di un respiro. Un sentimento diafano, timido, che scivola con dolcezza fino a schiudersi nel silenzio ovattato della camera, là dove il mondo resta fuori. “Weaving Song” è il nuovo singolo di June: un lento affiorare dell’io, un abbandono gentile che trova nell’altro il proprio riflesso. Tra echi sonori dal sapore nostalgico e deviazioni alternative, attraversati da una poetica lo-fi fragile e autentica, l’artista romagnola tesse una trama intima e notturna. La voce, nuda e misurata, si muove come un filo di luce, senza peso, lasciando spazio all’ascolto e all’attesa. Ne emerge un brano che vibra sottopelle, capace di sciogliere le difese e condurre, senza rumore, verso una commozione inevitabile.

Foto: Riccardo Mulazzi

Queste le parole con le quali l’artista presenta la traccia:
«Con “Weaving Song” June tesse con delicatezza la storia di un amore tanto semplice quanto speciale. Una ballad intima, il calore soft dell’indie folk che contraddistingue le produzioni di June, intrecciato a ispirazioni 90s alla Mazzy Star e The Sundays.
L’arrangiamento acustico e la retorica intimista accompagnano l’ascoltatore fino al nucleo di un’emozione: una quotidianità accogliente e mai banale, sensuale e ingenua, fragile e travolgente.
Sul finale è quasi incompleta, volutamente un po’ approssimativa nel mix – una sorta di omaggio all’embrione di questo brano, che ha vissuto così tanto tempo nelle note audio del mio telefono. Questa è una canzone d’amore, che per la prima volta ho lasciato uscire dalle mie pagine.»

Puoi ascoltare il brano qui:

BIO
June è musica d’introspezione, una miscela di atmosfere acustiche e riverberate tra l’alt-folk e l’indie pop. La penna e la voce di Giulia, giovane cantautrice costantemente in movimento tra Bologna e la Romagna, si prestano a un’osservazione delicata e intimista delle emozioni, al racconto dei cambiamenti. L’ascolto di un diario segreto, tanto personale quanto condiviso.

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Fonte: Costello’s Agency

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Indie

Cosa c’è nella camera di GREAMS

L’album di debutto omonimo di GREAMS torna in una nuova veste. Venerdì 23 gennaio 2026 esce infatti una speciale Deluxe Edition di “GREAMS, disponibile su tutte le piattaforme digitali e distribuita per Gelo Dischi / ExpoLive Project da Believe Music Italy.

Dietro il nome GREAMS si cela Lorenzo G., polistrumentista e produttore che con questo progetto ha costruito un immaginario sonoro personale, segnato da forti influenze dark wave, suggestioni anni Ottanta e una scrittura elettronica cupa e viscerale. Un esordio che al momento dell’uscita è passato forse in sordina, ma che nel tempo ha rivelato una direzione artistica chiara e un potenziale ancora inespresso.  Questa nuova Deluxe Edition nasce proprio dall’esigenza di dare nuova luce a quel primo capitolo: il disco si arricchisce per questo di brani inediti, remix e collaborazioni. Un’estensione che rilegge il passato, mettendo in dialogo la visione iniziale con nuove voci e nuove traiettorie creative. Con questa pubblicazione, GREAMS torna con maggiore consapevolezza sulla scena indipendente, grazie anche all’ingresso, avvenuto nell’ottobre 2024, nel roster di ExpoLive Project.

Noi per conoscerlo meglio, ci siamo fatti portare a casa sua, ed ecco che cosa ci ha mostrato.

1. Akai LPK25

Questa Akai LPK25 è comparsa nella mia vita quasi per caso mentre vivevo a Brighton. In quel periodo non avevo nulla, se non una vecchia chitarra acustica mezza rotta. È stata lei, con la sua essenzialità, a segnare il mio primo vero approccio al mondo digitale ed elettronico. E poi la usava anche Stromae.

2. Slimer

Personaggio di uno dei miei film preferiti. Un mostro buono, un ammasso di bisogni che fluttua nel corridoio. Non ha obiettivi morali, ne complessi esistenziali, la sua intera esistenza è finalizzata alla gratificazione immediata dei sensi, edonismo puro.

3. Còmetaverde

Il mio primo gruppo, la mia band, la mia seconda famiglia per un lungo periodo della mia vita. Suonavo la chitarra elettrica, cantavo e scrivevo i pezzi. In quel periodo il desiderio di distruggere era anche un desiderio creativo. Rompere gli strumenti non era un atto di vandalismo, ma un’affermazione di libertà assoluta, un certificato di esistenza. Soffro e sudo, dunque sono.

4. Thom Yorke, protettore della mia stanza

Dalla furia distruttiva e collettiva del grunge (esplosione) all’introspezione analitica e solitaria (implosione). Thom Yorke per me ha rappresentato l’approccio di chi, dopo la tempesta, si siede tra le macerie a esaminare i frammenti. Ho capito che non c’è bisogno di rompere la chitarra per distruggere le convenzioni, a volte basta un sintetizzatore.

5. Feticismo industriale

Questa fibbia apparteneva ai pantaloni in pelle di Robert Alfons, cantante canadese del progetto darkwave/synthpop TR/ST. L’ho strappata durante un suo concerto quando vivevo in Olanda. Per me rappresenta il corpo, la pulsione sintetica, la carne che si muove nel buio della metropoli. TR/ST è una delle mie principali ispirazioni. Rubando questa fibbia, ho tentato di catturare la sua cifra stilistica.

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Comunicato stampa Pop

Il primo giorno del resto della vita di Cala Cala

“Il Primo Giorno Del Resto Della Mia Vita” è il nuovo EP di Cala Cala pubblicato da Macro Beats e distribuito da Artist First. Sei brani che intrecciano suggestioni R&B, soul ed elettroniche con una scrittura che affonda le radici nella grande tradizione della musica italiana, riletta attraverso uno sguardo pienamente contemporaneo. L’EP di esordio prende forma come una vera dichiarazione d’intenti che restituisce il ritratto di una generazione sospesa: la paura del futuro, l’instabilità del presente, il desiderio di esporsi e scegliere anche quando le certezze mancano.

La produzione curata da Macro Marco valorizza un cantautorato pop diretto e senza filtri, capace di arrivare subito senza rinunciare alla profondità. Più che un traguardo, “Il primo giorno del resto della mia vita” è un punto di partenza: un racconto sincero di chi decide di mettersi in gioco, trasformando la fragilità in materia narrativa e musicale.

Cala Cala, al secolo Giuseppe Mazarese, è uno dei prospetti più interessanti in casa Macro Beats.

Classe 2000, cantautore, beatmaker, producer e poli-strumentista, nella sua musica ci sono i tratti distintivi della sua età, i colori e le radici della sua terra (la Sicilia), i primi riflessi del suo talento.

Dal debutto con il primo singolo “Dritto a casa” (pubblicato nel 2021 con il supporto di Italia Music Lab, progetto lanciato da SIAE per sostenere gli artisti emergenti), fino ad arrivare a “MILIONI DI PROBLEMI” (2024), Cala Cala ha espresso idee chiare e voglia di affermare subito la propria identità sonora, spaziando a livello creativo tra virate R&B e soul, un flow che strizza l’occhio ai nuovi trend, superandoli, ed un’innata predisposizione nell’usare il linguaggio come parte integrante della melodia e della ritmica.

A gennaio 2026 pubblica l’EP “Il Primo Giorno Del Resto Della Mia Vita” (Macro Beats), anticipato dai singoli “Scalini del Portello” e “Boy Scout”.

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Fonte: RC Waves

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Pop

Amado nel suo “Barravento”, la forza di chi non alza mai la voce

Ci sono dischi che cercano l’attenzione e dischi che, più semplicemente, chiedono di essere ascoltati. Il nuovo lavoro di Amado appartiene con decisione alla seconda categoria: un album che rifugge l’urgenza, evita il climax e costruisce la propria forza nella misura, nel controllo, nella capacità di dire molto senza mai spingere sull’acceleratore emotivo.

È un disco che procede per sottrazione, ma non per freddezza. Al contrario, ogni brano sembra calibrato per lasciare spazio all’ascoltatore, come se Amado avesse scelto consapevolmente di arretrare di un passo per permettere alla musica di respirare. Non c’è mai il bisogno di colpire, di sorprendere, di forzare una reazione: tutto scorre con naturalezza, seguendo un tempo interno che rifiuta la frenesia contemporanea.

In questo senso, le origini brasiliane di Amado affiorano in modo sottile ma decisivo. Non come citazione esplicita o richiamo stilistico riconoscibile, bensì come un atteggiamento profondo nei confronti del ritmo e della malinconia. La musica non incalza, non si affanna, non cerca una risoluzione immediata: scorre. È un modo di abitare il tempo più che di strutturarlo, una sensibilità che privilegia la continuità al colpo di scena, l’equilibrio all’esplosione emotiva.

La scrittura mantiene sempre un tono raccolto, quasi confidenziale. Amado sembra parlare a bassa voce, ma ciò che dice resta. C’è una maturità evidente nel modo in cui evita qualsiasi eccesso, scegliendo invece di lavorare sulle sfumature, sulle dinamiche minime, su una tensione emotiva trattenuta che si accumula ascolto dopo ascolto. È una musica che non si consuma subito, che non vive di un singolo momento memorabile, ma di una coerenza che si rivela nel tempo.

Più che un disco da comprendere, questo è un disco da frequentare. Chiede presenza, attenzione, disponibilità all’ascolto profondo. Non offre risposte facili né scorciatoie emotive, ma restituisce qualcosa di più raro: la sensazione di trovarsi davanti a un autore pienamente consapevole del proprio linguaggio, capace di dire l’essenziale senza mai alzare la voce.

E forse è proprio qui la sua forza più grande: in un panorama che spesso premia l’eccesso, Amado sceglie la misura. E nel farlo, lascia un segno silenzioso ma duraturo.

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Intervista

Indigesto e MAIA: una forma di racconto senza consolazione

Nel panorama musicale attuale, Indigesto di MAIA si distingue per la sua capacità di rinunciare a qualsiasi forma di consolazione. Il singolo e il videoclip non cercano di offrire soluzioni, né di costruire una narrazione empatica. Al contrario, mettono in scena una realtà complessa, fatta di dati, immagini e gesti che parlano di precarietà come condizione strutturale.

Il progetto MAIA aveva già mostrato una forte attenzione alla dimensione sociale, ma Indigesto rappresenta un momento di maggiore lucidità. La scelta di inserire dati economici ufficiali all’interno del video sposta il discorso su un piano concreto, sottraendolo a interpretazioni soggettive. Contratti instabili, difficoltà di accesso all’abitazione e assenza di risparmi diventano elementi narrativi a tutti gli effetti.

L’estetica anni ’80, legata all’aerobica e alla cultura motivazionale, viene utilizzata come dispositivo critico. Il corpo disciplinato e performante, incarnato da MAIA, non è simbolo di libertà, ma di pressione costante. La ripetizione dei movimenti sottolinea la distanza tra promessa e realtà, tra aspirazione individuale e limiti strutturali.

Il progetto AI assisted trova qui una delle sue applicazioni più coerenti. L’intelligenza artificiale non è un elemento decorativo, ma uno strumento che contribuisce a costruire una narrazione precisa e controllata. La scrittura resta umana, così come l’esperienza corporea, ma viene rielaborata attraverso un processo che amplia la capacità di osservazione.

Indigesto non cerca consolazione ma documentazione: quanto è stata consapevole questa scelta narrativa?

È stata molto consapevole.
Non volevo offrire una via d’uscita emotiva, ma fermare un’immagine del presente.
È una canzone che non nasce per consolare, ma per lasciare una traccia di ciò che stiamo vivendo.

Se dovessi isolare un’immagine o un gesto del video che riassume l’intero senso di Indigesto, quale sceglieresti e perché?

Il salto finale. Il momento in cui ti spingi davvero oltre, dai tutto, ma comunque non ce la fai.
E non perché non ti sia impegnata abbastanza, ma perché non tutto è lineare e soprattutto perché non tutto dipende da noi.

Che tipo di reazioni ti aspetti da parte di chi si riconosce nei dati e nelle situazioni raccontate nel brano?

Forse la sensazione di non essere soli, e soprattutto di non essere sbagliati. Una pacca sulla spalla, un “hai dato il massimo”. Se non è andata, non è per forza colpa tua. 

Se togliamo dal cuore questa tossicità del you can do it, smetteremo di riversarla sulle nuove generazioni.

In che modo questo singolo cambia la percezione complessiva del progetto MAIA per chi lo segue dall’inizio?

Io credo che renda esplicito uno sguardo che c’era già.
Indigesto chiarisce che MAIA non è solo racconto emotivo, ma anche osservazione critica del presente. Come lo era stato con Grande.
E questa dimensione continuerà ad esserci, perché è quella che più mi rappresenta.

Pensi che dopo Indigesto il progetto possa tornare a una dimensione più intima o personale, oppure questa direzione è ormai tracciata?

Le due cose non si escludono. Per me l’intimo e il politico convivono, perché partono dallo stesso sguardo. La direzione non è un tema o una fase, ma un modo di guardare il mondo. E quello resta!

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Comunicato stampa Elettronica Indie Pop

Dove la luce non arriva: “Elettrautorato” è il nuovo LP dei Dinosauro

“Elettrautorato” è il nuovo album dei Dinosauro, uscito martedì 27 gennaio 2026. Un LP in cui la band sceglie di attraversare la realtà senza filtri, senza inseguirne il riflesso più scintillante, affrontandone invece il peso, le contraddizioni, le zone d’ombra. La luce viene spostata sulle pieghe meno evidenti del reale, su ciò che resta ai bordi dello sguardo. Qui convivono tensione e smarrimento, stanchezza e frattura, disillusione e inquietudine. L’urgenza rock si intreccia a pulsazioni elettroniche irregolari, mentre la scrittura si fa tagliente, scabra, pronta a incidere più che a rassicurare. È un percorso accidentato, dove il caos si accumula, la disperazione filtra dai dettagli, e l’ansia si insinua come rumore di fondo costante. Eppure, nel detrito emotivo, qualcosa resiste. Una possibilità minuta, fragile, che affiora dalla forza dei legami, dalla memoria del dolore attraversato e sopravvissuto. Non una redenzione piena, ma una scintilla sobria, concreta, che nasce proprio lì dove si è imparato a cadere. “Elettrautorato” è questo: un atto di attenzione verso ciò che resta, un esercizio di sguardo capace di riconoscere vita anche nelle crepe.

Foto: Fabrizio Giansante, Matteo Casilli

Queste le parole con le quali la band presenta l’album:
«“Elettrautorato” è il nuovo disco dei Dinosauro che trasforma fragilità contemporanee, sarcasmo esistenziale e impulsi poetici in un suono pulsante, nervoso, emotivo. Un lavoro che mette insieme elettronica scura, pop obliquo e una scrittura che non ha paura di guardare negli angoli più scomodi dell’animo umano.
Un viaggio nelle contraddizioni del presente: l’ansia come linguaggio comune, la precarietà emotiva, la ricerca di un senso dentro un mondo che si sgretola ma continua a brillare. Gli otto brani oscillano tra introspezione feroce e immagini visionarie, con testi che alternano ironia, confessione e un realismo a tratti brutale.
“Elettrautorato” è un piccolo manifesto di resistenza sentimentale: un disco che parla di paura, ma anche di cura e coraggio; di caos, ma anche di scelta; di sopravvivere, di senso del dovere, ma soprattutto di sentire. Un disco coraggioso, crudo e lucidissimo, che racconta l’essere umani oggi, senza filtri, senza sconti, senza scuse.»

Puoi ascoltare il disco qui:

BIO
Il progetto Dinosauro nasce dalla voglia di raccontare con il linguaggio della musica e delle parole una visione complessa dell’esistenza. Una contrapposizione costante tra la ricerca quotidiana della bellezza e l’inevitabile sottofondo dell’inferno. Dai poeti maledetti alle mense aziendali, dal punk alle riunioni in divisa, dalle paranoie ai gesti eroici, i sogni, i mutui, Battiato. La verità che ci circonda.
Dinosauro nasce nel 2020, quando il mondo si è fermato e le canzoni no.
La prima uscita discografica è composta da 5 singoli usciti tra maggio 2020 e febbraio 2021 che sperimentano musicalmente produzioni diverse unite solo dalla parte autoriale e dalla voce delle canzoni.
Nel 2023 esce il primo EP di Dinosauro che raccoglie 4 brani (“Male”, “Tutti”, “Paura”, “Forse”) realizzato con la collaborazione di Jacopo Castagna nella veste di produttore artistico.
Nel 2025 uscirà il primo singolo estratto dall’LP d’esordio, fuori a gennaio 2026, anche in vinile.

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Fonte: Costello’s Agency