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I Sunset ci raccontano cosa c’è ai Phaser Studios

Dopo dieci anni di musica, palchi e mutazioni sonore, e dopo la prima pubblicazione della versione live di “She Was Nothing“, tornano i The Sunset per celebrare un nuovo brano cult del loro percorso. La dimensione dal vivo è quella in cui la band si trova più a proprio agio, e non è un caso che i The Sunset ripartano proprio da qui: brani con una storia, proposti senza filtri, senza sovraincisioni, tutto live, per davvero…

Incomplete (live session)” è disponibile in audio su tutte le piattaforme digitali, in distribuzione Believe Music Italy, da giovedì 28 agosto 2025 – e successivamente anche in video (con la pubblicazione di una speciale live session registrata ai Phaser Studios di Seveso, vicino a Milano). In un panorama indipendente che guarda sempre più all’italiano e al pop da playlist, i lombardi The Sunset, fedeli rigorosamente all’inglese, si confermano un’eccezione rara di una scena indipendente che insegue algoritmi e playlist. Il loro è un percorso sincero, irregolare e profondamente personale, con influenze e ambizioni di respiro internazionale. 

Questa nuova uscita, è un nuovo capitolo del progetto “On/Off”, un documentario-concerto che attraversa la loro storia musicale e artistica e che rappresenta anche un nuovo inizio e un nuovo capitolo in attesa di un nuovo album. In sintesi: “She was nothing” (live session) è un primo tassello di un racconto in musica e immagini che celebra non solo il loro decennale, ma anche la libertà di scegliere la propria direzione, a ogni costo.

Noi ci siamo fatti portare con loro dove è nato tutto, ai Phaser Studios.

Per i Sunset non esiste oggi un posto più rappresentativo dei Phaser Studios. Lì non abbiamo registrato quasi tutti i nostri lavori ma abbiamo imparato chi siamo come band, soprattutto grazie al costante supporto di Daniele Fasoli, co-fondatore dello studio e ingegnere del suono supremo.

Nel tempo passato ai Phaser ci siamo affezionati particolarmente a queste 5 cose:

1)La maschera di Mark Zuckerberg.

Mark vede tutto, anche qui ai Phaser, nonostante le misure di sicurezza da Pentagono che ci sono tra le sue mura. Tutti vorrebbero l’opportunità di sperimentare questo straordinario potere. Nella “Studio Grande” è possibile provare questa esperienza. Però va fatta una precisazione, la gente che indossa questa maschera non torna più in sé. 

Questo spiega perché noi tutti siamo messi così male: vedere tutto fa perdere la concezione della realtà.

Spoiler, in una delle nostre prossime live session vedrete questa maschera possedere uno dei nostri, non possiamo dire chi. Se volete saperlo restate sintonizzati.

2)La macchina del caffè

Punto nevralgico di tutto lo studio, la macchina del caffè dei Phaser è importante quanto i Macintosh sparsi per le varie sale. Davanti a lei si discute di musica, di golf, di letteratura e di scommesse. Non è consentito iniziare una giornata in studio senza prima aver bevuto un caffè saggiamente miscelato dall’ingegner Fasoli. Nessuno sa esattamente cosa ci mette dentro ma crea dipendenza peggio del Fentanyl. Non a caso lui non lo beve mai. Il principe del Phaser beve deca come Cotroneo, il nostro chitarrista. Il sospetto è che loro due abbiano un qualche accordo segreto per avvelenare gli altri e rubare loro idee in momenti di libero delirio.

3 El cactus

Per chi bazzica i Phaser è risaputo che le piante sono sempre state importanti. Non solo da un punto di vista estetico. Non molti però sanno che le piante in studio sono finte. Esisteva in effetti un ciclo di live session registrate lì qualche anno fa che si chiamava Fake Plant qualcosa, non ricordiamo esattamente. Comunque la nostra teoria è che l’ingegner Fasoli, essendo un curiosone stia testando con qualche diavoleria elettronica il flusso energetico dato dal Feng Shui con piante finte. È un fatto che lì in effetti ci sia energia da vendere.

Tra tutte le piante abbiamo scelto El cactus non solo perché è stato presente durante le nostre ultime live session, ma perché ognuno di noi ha provato a leccarlo almeno una volta, riuscendoci.

4) Il pianoforte 

Basta guardare questa foto per percepire la spiritualità del luogo. Nella stanza dei bottoni (d’avorio), ci si può immergere in un ambiente fuori dallo spazio e dal tempo, un luogo tutto tappeti, quadri e piante, un luogo mistico; e lì ci sarà sempre ad accogliervi lui: il pianoforte dei Phaser. Caldo e nudo vi saprà sempre tirare su di morale, aiuterà a farvi decomprimere, vi ispirerà canzoni nuove. Potete starne certi. Il nostro legame con lui nasce dalle rec di Closing Time, un brano che forse uscirà l’anno prossimo o quello dopo ancora. Se rimarremo vivi. Cotroneo ha passato il suo ferragosto abbracciato a quella bellezza e da lì in poi ogni volta che può passa a salutarlo. La stanza dei bottoni poi sa essere il luogo giusto dove staccare quando le rec si fanno pesanti, quando si ha bisogno di solitudine, quando si vuole evitare di uccidere uno della band. Mi raccomando non guardate mai alle vostre spalle, al di là dello specchio Nati Prod, co-fondatore dei Phaser e Maestro delle production, potrebbe spaventarvi con i suoi occhi di ghiaccio e le sue genialità musicali.

5) Il Ribollone

Ebbene sì, questa è una rara foto dell’ingegnere supremo Fasoli nell’atto di sorridere. E sapete perché lo sta facendo? Perché ha in mano forse l’oggetto più importante per la storia dei The Sunset ai Phaser Studios:il Ribollone Giallo. Il Ribollone, dorato come i campi elisi, frizzante come il pointillism di Henri Matisse dei primi tempi, è senza dubbio la cosa che non può mancare mai quando qualcuno di noi è in studio. Ci deve essere mentre registriamo, mentre pianifichiamo le registrazioni, quando le abbiamo terminate, quando le stiamo riascoltando, quando le stiamo ri-riascoltando. Ma  anche quando le stiamo editando, quando le stiamo mixando, quando stiamo festeggiando per il buon risultato delle rec o quando abbiamo finito di festeggiare; ma soprattutto quando non stiamo facendo niente ma proprio niente niente, quando siamo lì solo di passaggio, giusto per un saluto. Perché il Ribollone è importante, sempre. Ci unisce e ci fa sentire vicini. Dopo una bottiglia litighiamo ma alla seconda facciamo di nuovo pace. È una cosa meravigliosa.

Dalla regia ci consigliano di dire che no, non siamo stati pagati dalla marca di prosecco in questione, lo giuriamo. Ci hanno solo promesso una fornitura a vita per della buona pubblicità. Bacetti!