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Comunicato stampa Indie rock

Cinque brani, un solo paesaggio: “Vespri” è il nuovo EP dei BAUSAN

“Vespri” è il nuovo EP dei BAUSAN, uscito venerdì 12 giugno 2026. In “Vespri”, BAUSAN costruiscono un luogo emotivo prima ancora che un disco. I brani si rincorrono tra ricordi che cambiano forma, domande lasciate aperte e immagini che ritornano come punti di riferimento in un paesaggio in continuo movimento. L’alt-rock della band si muove con equilibrio tra slancio e contemplazione, alternando materia sonora e aperture atmosferiche senza mai perdere compattezza. Più che raccontare una storia, l’EP suggerisce uno stato d’animo persistente, sospeso tra ciò che è stato e ciò che sta ancora cercando di diventare.

Foto: Daniele Zanotti

Queste le parole con le quali la band presenta l’EP:
«L’EP racconta in 5 tracce l’ultimo anno di lavoro della band.
Al suo interno raccoglie esperienze passate e condivise, legate da un sentimento comune di smarrimento esistenziale.
Il progetto accoglie sonorità differenti che richiamano l’anima grezza di un cantautorato etereo e distorto, rispecchiandosi allo stesso modo nei testi.»

Puoi ascoltare il brano qui:

BIO
Il sound dei BAUSAN è il risultato dell’incontro di quattro personalità diverse provenienti da background musicali differenti. La commistione di generi e di influenze dà vita a un sound ricco e malinconico, che unisce riff di chitarra ad atmosfere oniriche e sognanti. Testi di natura etereo-esistenziale si intrecciano a suoni distorti, mescolando una vena cantautorale a sonorità che spaziano dal grunge al post-rock.

BAUSAN è un progetto alternative rock che nasce tra Milano e Ferrara agli inizi del 2024. Il gruppo è composto da quattro elementi: Andrea Bianchi (voce e chitarra), Alessandro Corneo (chitarra), Giuseppe Mazza (batteria) e Amedeo Itria (basso). Un’amicizia di lunga data e un’intesa musicale macinata negli anni sono stati gli elementi fondanti che hanno portato alla nascita del progetto. Tra studi accademici e numerose performance live, l’alchimia è cresciuta in brevissimo tempo di pari passo all’esigenza artistica di esprimersi, sfociando in modo naturale nella creazione di nuovo materiale.
La band, dopo aver pubblicato il primo singolo “Se non hai niente” nel settembre 2024, è reduce da un 2025 con un’intensa attività live. Dai concerti in acustico nella provincia milanese, come il circolo Tambourine di Seregno (MB), fino ad arrivare a locali underground storici di Milano, come il Detune e il Legend Club. Nei primi mesi del 2025, in parallelo ai concerti live, è iniziata una fase di sessioni di registrazione presso il Duotone Studio di Daniele Zanotti, fonico e produttore della band. In seguito alla collaborazione con la realtà milanese Costello’s Agency, questa fase culminerà con l’uscita del primo EP della band, prevista per giugno 2026.

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Fonte: Costello’s Agency

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Comunicato stampa Indie Post-Punk rock

Le crepe sotto la vernice: “Se Avessero” è il nuovo singolo dei Cromosauri

“Se Avessero” è il nuovo singolo dei Cromosauri, uscito martedì 9 giugno 2026. Il nuovo brano si muove nervoso e compatto, attraversando le contraddizioni del presente senza cercare punti di approdo. Tra tensione ritmica e chitarre taglienti, prende forma un racconto che osserva una realtà sempre più affollata di opinioni, semplificazioni e identità urlate. La scrittura preferisce l’attrito alla risposta facile: accumula immagini, frammenti e cortocircuiti fino a restituire un senso diffuso di smarrimento collettivo. Ne emerge una fotografia lucida e inquieta, dove l’ironia convive con il disincanto e ogni certezza sembra destinata a sgretolarsi nel giro di pochi istanti.

Foto: Irene Carli

Queste le parole con le quali la band presenta la traccia:
«Nuvole che non so distinguere, bolle che scoppiano, scappano i pesci in fondo al mare, l’amore è un fiammifero. C’è un mondo che tuona e non riconosci il tuo ruolo, la direzione non ti è più chiara, la voce del navigatore diventa incomprensibile, le strade sono un gomitolo senza orizzonte.
Dove si trova la fantasia per creare un futuro? Ed è più bello se puoi non dormire, se non devi riposare per un domani di impegni dal dubbio senso. Quanto spazio ho? I miei sogni sono davvero miei? O sono frutto di un bisogno indotto? Allora i giorni persi siano croci sulle spalle e sanguisughe su quei volti che ci fottono il futuro. Potrei scappare… sì, fuggirò da questa nuova realtà caustica… getto nella valigia le mie convinzioni, i miei alti princìpi, ed esco.  Piove, corro, piove, corre, una pozza d’acqua, scivola, cade. La valigia si rompe, tutto ciò che era dentro adesso galleggia tra l’umido e il fango. Tutta questa purezza, così sporca, si rivela piena di contraddizioni. Ma le strade sono tutte chiare adesso, crescere diventa possibile, si può tracciare un solco, si può intuire un filo conduttore, quello che conta resterà, la pioggia non lo cancellerà.
Nell’album “Nuvole, Bolle e Pesci” i Cromosauri si ritrovano adulti. Ci sono le aspettative su se stessi, i compromessi, le strade inaspettate, le strade che invece sembrano a senso unico. Ciascuna vita è un gomitolo di scelte più o meno consapevoli, più o meno obbligate, e non è mai (o quasi) semplice tracciare il confine tra la voglia e la coscienza, tra la possibilità e l’obbligo, il torto e la ragione. Ci sono quelle zone grigie di se stessi con cui si fatica a pacificarsi. I Cromosauri una soluzione non l’hanno trovata ma metabolizzano le loro esperienza in queste canzoni tanto intime quanto universali. Nei testi, la band, sonda le diverse possibilità, i condizionali sono praticamente onnipresenti, ci sono le invettive contro le promesse mancate di una società e le relazioni che questa prevede, c’è l’eros che chiede il suo pedaggio e l’amore che squaglia gli organi, c’è il guardarsi allo specchio e accettare la forma e il contenuto.
“Se Avessero” è il brano più esplicitamente critico nei confronti di una società che, citando Tenco, parla sempre, pretende di farsi sentire e non ha niente da dire. In un mondo sempre più complesso ma sempre più semplicista e polarizzato, diventa fondamentale cercare “un’espressione che non sia o bianco o nero”. In un mondo che si sgretola sotto la minaccia del cambiamento climatico dove i ricchi si fanno la guerra per noia. I Cromosauri scelgono il sarcasmo e l’ironia, sottintendendo che sotto a questo tecno-macismo che mira alla guerra civile universale ci sia in realtà una grande paura della vita, abbracciata nella sua complessità. Questa ironia si riflette nelle loro scelte grafiche, che diventano collage kitsch e volutamente artefatti. Il video è un viaggio psichedelico e surreale, dove realtà incompatibili si incontrano in un’apocalisse in stop motion. Il collage viene scelto come mezzo per accelerare al massimo la simulazione della comunicazione online, fatta di pose, foodporn e contenuti generati dall’AI, per far traboccare il vaso oltrepassando il verosimile, diventando surreale e dichiaratamente post-prodotto.»

Puoi ascoltare il brano qui:

BIO
Cromosauri sono un trio alternative rock nato a Cecina (LI) e attivo dal 2014. Dopo l’esordio psichedelico e strumentale “Cromomito” (2015) e la successiva esplorazione del grunge anni ’90 con “NOIZ!” (2016) e “Invalid Session EP” (2018), nel 2020 la band pubblica “La Piccola Circolazione”, primo lavoro in italiano, scritto e registrato a distanza, un racconto dei piccoli mondi domestici della pandemia. Con “RGB” (2021) i Cromosauri consolidano la loro direzione espressiva, mescolando alternative, indie e post rock. Dopo esperienze parallele tra Europa e Stati Uniti e l’uscita di “L.P.C. Live” (2023), il trio è prossimo a presentare il nuovo album “Nuvole, Bolle e Pesci” (novembre 2026), un disco che attraversa disorientamento e trasformazione senza cercare risposte definitive, ma restando dentro le domande.

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Fonte: Costello’s Agency

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Comunicato stampa Indie Post-Punk rock

La forma sotto pressione: “Carneplastica” è il nuovo LP degli Asianoia

“Carneplastica” è il nuovo LP degli Asianoia, uscito venerdì 22 maggio 2026 via Costello’s Records. “Carneplastica” abita una zona in cui la forma resta viva proprio mentre si deforma. Le canzoni avanzano per attrito: melodie riconoscibili, strutture tese, improvvise incrinature che trasformano il quotidiano in qualcosa di ambiguo e febbrile. Più che cercare equilibrio, il disco insiste sulla convivenza degli opposti (impulso e controllo, lucidità e collasso), dentro una scrittura che lascia le ferite aperte. Sul fondo, una tensione post-punk asciutta e nervosa sostiene tutto senza mai concedere stabilità.

Foto: Giulio Passeri

Queste le parole con le quali la band presenta l’album:
«”Carneplastica” è il nostro primo album, composto da dieci canzoni. Cantiamo in italiano l’assurdità della società e dell’uomo contraddittorio che la abita: la provincia, la salute mentale, il lavoro. Tutti gli aspetti della sottilissima tensione tra il pudore e l’esibizionismo, tra la voglia di amare e l’odio sanguigno, tra la carne e la plastica, tra la spinta a vivere e il suicidio, e così, avanti, verso i confini dell’alienazione contemporanea. Ci riappropriamo della forma canzone classica deformandola attraverso soluzioni alternative portando i brani in un mondo non convenzionale e strettamente personale. Questo non è un manifesto di critica. È un vero e proprio elogio all’uomo moderno. È una dedica a tutti noi. La quotidianità di Francesco Ranocchia è la nostra ispirazione, la vita “normale” che viviamo è il climax della nostra narrazione. È tutto rivolto verso l’incomprensibile feticismo della morte, che paradossalmente ci mantiene vivi, che ci costringe ossessivamente a cercare qualcosa che non funziona, un nuovo dolore, una nuova malattia. È la corsa disperata nel provare a salvare qualcosa che crediamo stia marcendo velocemente, e che deve essere curata al più presto.
“Per ogni malattia c’è una cura.”
“Quindi dimmi, ti piace perché vive o perché sai che può morire?”»

Puoi ascoltare il disco qui:

BIO
Tra post-punk e canzone italiana (post-noia), gli Asianoia fanno della forma canzone una soluzione alternativa.
Osservano il reale attraverso la lente del paradosso: l’assurdità del quotidiano, le persone, le città, le condizioni mentali complesse e contraddittorie.
Per la musica come strumento collettivo di emancipazione e di lotta, un mezzo attraverso cui dissezionare il distorto e il violento.

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Fonte: Costello’s Records

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Comunicato stampa Indie rock

Un ordine troppo perfetto: “Follow 111.5” è il nuovo singolo dei MoMa

“Follow 111.5” è il nuovo singolo dei MoMa, uscito martedì 19 maggio 2026. “Follow 111.5” procede come una corsa dentro un paesaggio perfetto: linee pulite, slancio immediato, un’energia indie rock che non concede deviazioni. Ma sotto la superficie qualcosa si inceppa. Più il brano avanza, più quella normalità impeccabile assume i contorni di una costruzione artificiale, di un ordine troppo preciso per essere innocente. Il ritornello apre una frattura sottile, trasformando la ripetizione in dubbio e il movimento automatico in presa di coscienza. I MoMa lavorano proprio lì: nel momento in cui seguire una traiettoria smette di essere obbedienza e diventa il primo gesto di fuga.

Foto: Anna Gribovich

Queste le parole con le quali la band presenta la traccia:
«È una consapevolezza potente: passare una vita a cercare di incastrarsi in forme decise da altri, per poi accorgersi che la bussola più precisa l’abbiamo sempre avuta dentro. Trascorriamo il nostro tempo seguendo persone, orari, programmi, procedure, percorsi, conformando e ingabbiando le nostre esistenze.
Gli schemi e le abitudini danno una falsa sensazione di sicurezza, ma solo l’istinto e il cuore sanno davvero dove stiamo andando. Smettere di essere un “follower” degli standard altrui per diventare l’artefice della propria strada cambia completamente la qualità dei passi che facciamo.
Alla fine, la libertà non è non avere regole, ma scegliere quali valori valgono davvero il nostro tempo.»

Puoi ascoltare il brano qui:

BIO
Da 15 anni sulla scena alt rock indipendente italiana, i MoMa nascono tra Faenza e Imola e continuano a “suognare” tenacemente insieme.
Negli anni la band ha rivisitato un sound brit-rock classico utilizzando ingredienti derivanti da altre sonorità e ha applicato un filtro personale atto a descrivere i mutamenti della società, del pianeta e dell’interiorità umana.
Una formazione che sembra aver fatto della “transizione permanente” non solo il titolo del secondo album, ma anche una vera e propria filosofia artistica e che, con il quarto album in arrivo, raggiunge una maturità “ruvida”, necessaria per raccontare e affrontare un presente così complesso.

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Fonte: Costello’s Agency

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Anteprima Comunicato stampa Indie rock

“Bruciati dal sole”: crescere senza nostalgia, restando esposti

C’è un momento preciso, in “Bruciati dal sole”, in cui tutto smette di essere ricordo e diventa presente. Non è un passaggio dichiarato, ma una linea sottile che gli Stain attraversano scegliendo per la prima volta l’italiano: una lingua che qui non è solo mezzo, ma spazio. Uno spazio più vicino, più esposto, dove le immagini non si filtrano, ma semplicemente arrivano.

Il Sud Italia non è sfondo, è materia viva. Si sente nella pelle appiccicata dopo il tramonto, nelle estati che sembrano infinite finché non finiscono davvero, in quel movimento costante tra il voler andare via e il restare. Il nuovo album tiene insieme questa tensione senza risolverla, lasciandola vibrare lungo tutti e sette i brani.

Non c’è nostalgia compiacente, ed è forse la scelta più forte del disco. L’infanzia non viene idealizzata, ma osservata da vicino: “Aquiloni” la racconta con lucidità, mentre il tempo scorre senza chiedere permesso. “Aria” apre come una soglia, sospesa tra immaginazione e realtà, e già suggerisce che questo è un disco di passaggi, più che di punti fermi.

Quando il racconto si fa più intimo, gli Stain non cercano rifugio. “Cherosene” lascia emergere il vuoto dopo una fine, senza riempirlo. “Cannella” e “Credevo di aver vinto” lavorano sulle crepe, su quella consapevolezza che arriva sempre un attimo dopo, quando le cose sono già cambiate. Poi “Siamo animali” allarga lo sguardo: non più solo individuale, ma collettivo, istintivo, quasi primordiale.

La title track chiude il cerchio senza davvero chiuderlo. Riporta tutto dentro un’immagine luminosa ma instabile, dove l’infanzia è già attraversata da ciò che verrà. È qui che il titolo trova il suo senso più pieno: essere “bruciati dal sole” significa anche esporsi, restare senza protezione davanti a qualcosa che non si può ancora mettere a fuoco.

Sul piano sonoro, il disco si muove in un indie rock che guarda lontano ma resta compatto. Le chitarre costruiscono la struttura, mentre synth e riverberi anni ’80 aprono spazi più larghi, senza mai disperdere la direzione. C’è equilibrio tra immediatezza e ricerca, tra melodia e stratificazione, e soprattutto una coerenza che tiene insieme tutto il lavoro.

“Bruciati dal sole” è un album che non vuole tornare indietro, ma nemmeno a tagliare i ponti. Sta esattamente in mezzo: raccoglie, rilegge, espone. E in questo stare sospeso, trova la sua forma più sincera.

Gli Stain vengono da Bari e si definiscono “post-teenage rock”: in pratica un alt-rock che fa i conti con il diventare grandi. La loro musica è crescita, fratture, passaggi obbligati: non sei più quello di prima, ma non sai ancora cosa diventerai. Il loro suono è diretto ed emotivo, sempre urgente, ma negli anni ha acquisito consapevolezza e voglia di sperimentare.

Attivi dal 2016, si fanno notare subito vincendo due concorsi regionali e conquistando il premio di Miglior Band Originale e il Premio della Critica al Tour Music Fest. Nel 2018 esce “Zeus”, debutto che li porta in tour per oltre 30 date in Italia e su palchi come il Medimex (aprendo per Bryan Ferry) e il SIM São Paulo. Con “Kindergarten” (2021), registrato in un asilo degli anni ’30, gli Stain segnano una svolta: un disco in cui energia e introspezione convivono, e l’infanzia diventa simbolo di fragilità irrisolta più che di conforto. Il tour li porta fino al Sziget Festival 2022. Nel 2023 arriva “Kindergarten Part II”, espansione del mondo del primo capitolo e conferma della loro forza live, tra club e festival indipendenti come Cinzella, Distorsioni Fest e KeepOn Live Fest. Nello stesso anno vincono il contest nazionale Musica Da Bere a Brescia, ribadendo la loro presenza scenica. Nel 2025 si aprono all’internazionale, con date all’estero e partecipazione allo Ship Festival in Croazia.

Ad aprile 2026 pubblicano per Mosho Dischi il nuovo album “Bruciati dal sole”, il primo interamente in italiano, anticipato dai singoli “Cherosene” (16/01), “Siamo Animali” (13/02) e “Aquiloni” (20/03).

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Fonte: RC Waves

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Comunicato stampa Elettronica Indie rock

Sotto la superficie, niente tregua: “Ognuno di voi è un mio nemico” è il nuovo EP dei Narcadian

“Ognuno di voi è un mio nemico” è il nuovo EP dei Narcadian, uscito venerdì 8 maggio 2026 via Costello’s Records. La notte vibra a denti stretti, come se trattenesse qualcosa. “Ognuno di voi è un mio nemico” è un disco che scorre sotto pelle, taglia corto, non concede aria. Suoni ruvidi, luce fredda: tutto stringe, tutto spinge. Non accompagna, travolge. È un attraversamento senza riparo, quando il rumore diventa crepa e ci finisci dentro.

Foto: Lorenzo Albano

Queste le parole con le quali la band presenta il disco:
«”Ognuno di voi è un mio nemico” è un disco cupo e dissacrante, tenta di essere quello che la musica italiana non è mai stata.
È un EP industrial rock che trasuda nichilismo, disincanto ed apatia, sia per le sonorità che per i testi, è un progetto ambizioso che vuole entrare senza bussare, non esattamente quello che il pubblico italiano si aspetta, ma uno schiaffo in faccia al perbenismo, alle buone intenzioni e alla leggerezza.»

Puoi ascoltare l’EP qui:

BIO
Narcadian sono un gruppo alternative rock partorito dall’ego di Luca Cima (aka Vertebra) per esternare la noia esistenziale, la solitudine, l’alienazione, dentro un mondo di sovrastimolazione e compravendita sfrenata.
I brani affrontano con lucidità il tormentato rapporto dell’uomo con la religione, il disincanto verso la società e il nichilismo che ne consegue.
La musica dei Narcadian è priva di ruffianerie e rifiuta la leggerezza come compromesso estetico.
Il progetto trae ispirazione dalle sonorità cupe di generi underground, quali industrial, trip hop e big beat, affrontando il vuoto del mondo contemporaneo.

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Fonte: Costello’s Records

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Comunicato stampa Indie rock

La misura dell’addio: “Autunno” è il nuovo singolo dei BAUSAN

“Autunno” è il nuovo singolo dei BAUSAN, uscito martedì 5 maggio 2026. Come foglie che esitano prima di staccarsi, “Autunno” abita quell’attimo in bilico tra trattenere e lasciare. Non racconta: sfiora. Il sound crea un tepore che avvolge senza chiudere. Le immagini affiorano e tornano, come onde corte. Dentro, una resa gentile: a volte l’amore è distanza che trova il suo ritmo. E nel vuoto che resta, qualcosa respira meglio.

Foto: Daniele Zanotti

Queste le parole con le quali la band presenta la traccia:
«”Autunno” descrive la fine di un amore per una lei tossica, sbagliata e ideale. L’evasione da una situazione di nostalgia, porta a respirare nuovamente e al sentimento di ritrovamento personale. Ciò che manca spesso sbiadisce i pensieri e offusca la vista, lasciando dietro di sé strascichi e una gracile malinconia.»

Puoi ascoltare il brano qui:

BIO
Il sound dei BAUSAN è il risultato dell’incontro di quattro personalità diverse provenienti da background musicali differenti. La commistione di generi e di influenze dà vita a un sound ricco e malinconico, che unisce riff di chitarra ad atmosfere oniriche e sognanti. Testi di natura etereo-esistenziale si intrecciano a suoni distorti, mescolando una vena cantautorale a sonorità che spaziano dal grunge al post-rock.

BAUSAN è un progetto alternative rock che nasce tra Milano e Ferrara agli inizi del 2024. Il gruppo è composto da quattro elementi: Andrea Bianchi (voce e chitarra), Alessandro Corneo (chitarra), Giuseppe Mazza (batteria) e Amedeo Itria (basso). Un’amicizia di lunga data e un’intesa musicale macinata negli anni sono stati gli elementi fondanti che hanno portato alla nascita del progetto. Tra studi accademici e numerose performance live, l’alchimia è cresciuta in brevissimo tempo di pari passo all’esigenza artistica di esprimersi, sfociando in modo naturale nella creazione di nuovo materiale.
La band, dopo aver pubblicato il primo singolo “Se non hai niente” nel settembre 2024, è reduce da un 2025 con un’intensa attività live. Dai concerti in acustico nella provincia milanese, come il circolo Tambourine di Seregno (MB), fino ad arrivare a locali underground storici di Milano, come il Detune e il Legend Club. Nei primi mesi del 2025, in parallelo ai concerti live, è iniziata una fase di sessioni di registrazione presso il Duotone Studio di Daniele Zanotti, fonico e produttore della band. In seguito alla collaborazione con la realtà milanese Costello’s Agency, questa fase culminerà con l’uscita del primo EP della band, prevista per giugno 2026.

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Fonte: Costello’s Agency

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Comunicato stampa Indie Post-Punk rock

Cronaca di una quiete che cede: “Pomeriggio Banale” è il nuovo singolo degli Asianoia

“Pomeriggio Banale” è il nuovo singolo degli Asianoia, uscito martedì 28 aprile 2026 via Costello’s Records. “Pomeriggio Banale” vibra sotto la pelle: un’apparente quiete che nasconde una tensione pronta a incrinarsi. Gli Asianoia costruiscono un paesaggio urbano dove tutto sembra reggere, finché qualcosa cede senza mai davvero esplodere. Suoni nervosi si accumulano come pressione in un sistema chiuso; le parole incidono, più che raccontare. L’ascolto diventa esperienza fisica, quasi tattile. Rimane una sospensione inquieta, un equilibrio che non consola ma trattiene, mentre l’identità si sfalda e si riscrive nel suo stesso farsi.

Foto: Giulio Passeri

Queste le parole con le quali la band presenta la traccia:
«“Sarò il maiale nel banchetto di Natale. Per non ascoltare discorsi sulla morale Mangiatemi e ingrassate la vostra coscienza fine. Esalterò me stesso con la morte più sublime.”
I valori, la fede, le ideologie, sono ormai solo un ricordo. A questo punto non resta che scegliere da che parte stare. Dalla parte del raziocinio, dell’ordine perfetto, della logica che ti permette di vivere insieme agli altri e a volte, tra gli spiragli di falsità, anche di riuscire a provare amore, compassione, pietà. O da quella che si eccita e si soddisfa, che gode come un maniaco davanti alla violenza, che vuole tutto e subito, senza compromessi, senza paure. La vita è un pendolo che oscilla tra la capacità di fingere e il suicidio. Cosa preferisci? Godere di nascosto o masturbarti in pubblico?»

Puoi ascoltare il brano qui:

BIO
Tra post-punk e canzone italiana (post-noia), gli Asianoia fanno della forma canzone una soluzione alternativa.
Osservano il reale attraverso la lente del paradosso: l’assurdità del quotidiano, le persone, le città, le condizioni mentali complesse e contraddittorie.
Per la musica come strumento collettivo di emancipazione e di lotta, un mezzo attraverso cui dissezionare il distorto e il violento.

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Fonte: Costello’s Records

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Anteprima Comunicato stampa Indie rock

Quando tutto finisce, a Mammaliturchi resta solo la tenerezza

Ci sono dischi che raccontano la fine, e poi ci sono dischi che si fermano un passo dopo. “Solo la tenerezza” sta esattamente lì: nel momento in cui tutto si è già consumato, ma qualcosa continua a restare, anche se non sai bene perché. Le relazioni si svuotano, i ricordi si sfilacciano, prima quelli più dolorosi, poi anche quelli felici. E quando il rumore si spegne, quello che rimane non è una risposta, ma una traccia.

Mammaliturchi costruisce un lavoro che evita qualsiasi tentazione narrativa troppo netta. Non c’è catarsi, non c’è chiusura: c’è piuttosto una distanza consapevole, uno sguardo che osserva senza intervenire. I brani di “Solo la tenerezza” sembrano nascere ai margini dell’esperienza, come se raccontare fosse l’unico modo possibile per tenere insieme i pezzi senza doverli per forza spiegare.

È un album che lavora per sottrazione. Toglie, lima, asciuga. E proprio in questo processo trova la sua forza: nel non voler riempire il vuoto, ma nel provarne a descrivere i contorni.

La title track è il punto di equilibrio – ma anche il manifesto dell’album. Ridotta all’essenziale, attraversa il passato senza risolverlo, lasciando emergere immagini intime e pensieri sospesi. Non cerca di ricostruire ciò che è stato, né di dargli un senso definitivo. Si limita a restare, come fa quella tenerezza sottile che dà il nome al disco: fragile, quasi fuori posto, ma ancora lì.

Mammaliturchi è Alfredo De Luca, cantautore classe ’92, forse romano, forse siciliano o magari nessuna delle due.
Dopo un’infanzia apolide tra Italia e Turchia, si trasferisce a Roma dove inizia a suonare in diverse formazioni. Nel 2018 si stabilisce a Santiago del Cile e inizia ad esibirsi con live set di musica elettronica e comincia a scrivere e registrare le sue prime canzoni, mentre approfondisce la conoscenza dei maestri della musica italiana e si appassiona al rock argentino/cileno.
Nel 2020 fa ritorno in Italia dove, parallelamente alla sua professione di scenografo, registra e produce il suo primo album “Marsa”. Quattro anni dopo, i singoli “Alfredo / Una lingua a tua scelta” e “Melina / Tutto questo ti ucciderà” anticipano l’album “Solo la tenerezza”.

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Fonte: RC Waves

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Comunicato stampa Indie rock

Città interiori e derive elettriche: “CERCARE NELLE CREPE” è il nuovo LP dei Senza Coloranti Aggiunti 

“CERCARE NELLE CREPE” è il nuovo LP dei Senza Coloranti Aggiunti, uscito venerdì 17 aprile 2026. Il disco alterna slanci ruvidi e aperture più sospese, mescolando chitarre abrasive, derive elettroniche e momenti di respiro che sembrano trattenere il tempo. Le immagini scorrono tra città interiori, corse senza tregua e relazioni che si sfaldano prima di trovare una forma. Ogni passaggio lascia addosso una traccia, come polvere dopo il crollo. Qui non si cerca una via d’uscita ordinata: si resta dentro lo spazio fragile della trasformazione, dove tutto è ancora in movimento. È un attraversamento continuo, un equilibrio precario che non promette salvezza, ma apre spiragli inattesi.

Foto: Ste Colomba

Queste le parole con le quali la band presenta l’album:
«Una crepa è un difetto, il segno che qualcosa si è rotto e che vogliamo coprire al più presto. Eppure è proprio da quella apertura sottile che può entrare la luce o spuntare un fiore.
“Cercare nelle crepe” significa scegliere di guardare proprio lì: nelle fragilità, nei fallimenti, nei rimpianti e nelle ferite che ci incrinano ma ci trasformano. Non per negare il danno, ma per trovare la rinascita dentro la frattura. Noi siamo il nostro vissuto, le nostre scelte, il futuro. Questo disco nasce da quello sguardo.
Dove sembra esserci solo rottura, c’è anche spazio per diventare altro.»

Puoi ascoltare il disco qui:

BIO
Senza Coloranti Aggiunti: quattro semplici amici che fanno alternative rock / urban, tra Torino e le montagne della Val di Susa. Suoni distorti, voci graffianti, synth e batteria si alternano a momenti in cui i pensieri corrono tra passato, presente e futuro.
“Radici” è il loro primo EP autoprodotto nel 2022, a cui seguono i singoli “Respira” nel 2023 e “Corri su Marte” nel 2024. Dopo diversi eventi dal vivo in nord e centro Italia, è in uscita il 7 ottobre 2025 “Casa mia”, il primo singolo che anticipa il nuovo LP in studio.

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Fonte: Costello’s Agency