Dopo anni di silenzio, i JodedosS tornano con IL GRILLO PARLANTE, un EP in sei tracce che mette al centro una domanda tutt’altro che comoda: come restare se stessi in un mondo che sembra spingere sempre più verso l’omologazione?
Cinque brani inediti e la rilettura di Precipito di Giorgio Canali & Rossofuoco costruiscono un lavoro energico, attraversato da punk, rock e ironia. La scrittura alterna critica sociale e immagini surreali mantenendosi in perfetto equilibrio tra il desiderio di provocare e quello di coinvolgere. Ed è proprio questa capacità di non prendersi troppo sul serio a rappresentare uno degli aspetti più riusciti del disco. I JodedosS affrontano questioni tutt’altro che leggere, ma lo fanno evitando di trasformare le canzoni in semplici manifesti ideologici: le idee si intrecciano alla musica e si fanno ritmo, ma lasciano spazio anche a un tocco di sana irriverenza che permette di guardare la realtà da una prospettiva diversa.
Alienazione, manipolazione, libertà di pensiero e difficoltà nel costruire un’identità diventano i punti cardinali di un progetto che non vuole offrire risposte preconfezionate. Al contrario, il “Grillo Parlante” evocato dal titolo rappresenta quella voce interiore che continua a dubitare, a fare domande e a rifiutare una vita già scritta da altri. Una presenza scomoda, a volte fastidiosa e petulante, ma oggi più che mai necessaria, perché il rischio più grande non è soltanto quello di essere manipolati, ma soprattutto quello di smettere di accorgersene. In questo senso, il disco invita a recuperare uno spirito critico che sembra sempre più difficile da esercitare, senza cadere nella retorica o nella tentazione di indicare una strada valida per tutti. Il dubbio diventa così una forma di resistenza, mentre l’ironia si trasforma in uno strumento per smontare convenzioni, abitudini e false sicurezze.
I JodedosS fanno quindi ritorno con un disco riuscitissimo proprio perché riesce a tenere insieme contenuto e impatto, ma anche rabbia, lucidità e leggerezza. I brani non si limitano a comunicare un disagio, ma riescono a trasmettere concretamente la voglia di reagire. Non si tratta quindi un’energia fine a se stessa stessa, né si esaurisce nella semplice aggressività sonora… è piuttosto il motore di un discorso che vuole scuotere l’ascoltatore, spingerlo a interrogarsi e, possibilmente, a non accontentarsi.
“TRAPPED PEOPLE NEED, FREE PEOPLE WANT” è il nuovo singolo di Goodbye Lara, uscito venerdì 2 ottobre 2026. In “TRAPPED PEOPLE NEED, FREE PEOPLE WANT”, Goodbye Lara attraversa il confine incerto tra desiderare qualcuno e averne bisogno per riuscire a fuggire. L’amore diventa una promessa di salvezza che lentamente cambia forma, fino a somigliare alla stessa gabbia da cui si cercava di uscire. Tra alt rock, elettronica e atmosfere crepuscolari, il brano costruisce un paesaggio deformato, dove le identità si confondono e l’acqua continua a salire. Restano due persone che provano a salvarsi a vicenda senza sapere se stanno nuotando verso la superficie o semplicemente imparando ad affondare insieme.
Foto: Mari Giaccari
Queste le parole con le quali l’artista presenta la traccia: «”Trapped People Need, Free People Want” è il singolo di lancio del progetto Goodbye Lara. Il brano esplora il conflitto tra bisogno e desiderio: chi è intrappolato vive l’amore come una sterile evasione, chi è libero può sceglierlo consapevolmente; uno sbilanciamento che porta ad un’ alterazione percettiva e all’illusione di aggiustare la vita dell’altro mentre lui rimane coscientemente immobile. Il testo è la promessa di una fuga in un mondo tra realtà e sogno in cui non esistono sovrastrutture e in cui lasciarsi inghiottire dalle onde non è un naufragio, ma l’inizio di un viaggio fuori dall’ordinario.»
Puoi ascoltare il brano qui:
BIO Goodbye Lara nasce dalla scrittura di Lara Ingrosso, musicista, autrice e compositrice di colonne sonore. Con un sound che attraversa alternative rock, elettronica e atmosfere cinematografiche e testi sospesi tra crudo realismo e visioni oniriche, prende forma un progetto che esplora le zone d’ombra dei legami umani: il confine sottile tra cura e controllo, vulnerabilità e annullamento di sé.
“Canzone Sospirata” è il nuovo singolo dei Cromosauri, uscito martedì 29 settembre 2026. In “Canzone Sospirata”, i Cromosauri tornano nei luoghi in cui qualcosa ha fatto male, senza provare a cancellarne le tracce. Le paure restano, così come le debolezze e i segni lasciati dal passato, ma lentamente smettono di occupare tutto lo spazio. Tra malinconia e consapevolezza, il brano osserva ciò che accade quando non abbiamo più bisogno di sconfiggere i nostri mostri per continuare a vivere. Come tornare molti anni dopo nella stessa stanza e trovarla identica, accorgendosi però che siamo noi, finalmente, a non esserlo più.
Foto: Irene Carli
Queste le parole con le quali la band presenta la traccia: «”Canzone Sospirata” chiude l’album “Nuvole, Bolle e Pesci”, aprendo un orizzonte di nuove prospettive e allo stesso tempo chiudendo un cerchio narrativo. L’album inizia e finisce con due immagini legate all’acqua, formando un arco narrativo circolare: prima si evoca una caduta in una pozzanghera, poi, in “Canzone Sospirata”, immagina una pioggia che non riesce ad eliminare i solchi tracciati. C’è un passato indelebile che permette di ricordare e quindi crescere, lasciare andare. Nata in una situazione molto personale vissuta da Davide mentre viveva nel nord della Danimarca, la canzone vuole essere una dichiarazione di pace nei confronti di se stessi e del mondo che ci circonda. Le contraddizioni e i mostri interiori che si presentano alla porta del presente e chiedono un riscatto non vengono rifuggiti o rinnegati, ma riconosciuti e accolti, accettati. Il brano quindi chiude un percorso di maturazione, di accettazione delle proprie fragilità, delle proprie debolezze, un volersi bene nonostante alle volte sia difficile riconoscersi allo specchio, nonostante le nostre battaglie con il mondo, i nostri altri principi, le aspettative, tutto ciò che è già stato citato anche in “Se Avessero” e “Brillare”. La copertina, un collage di Polaroid scattate da Davide in diversi luoghi della Danimarca, richiama i luoghi che hanno ispirato la canzone e ne creano l’atmosfera: il faro di Rubjerg Knude, un faro abbandonato che solo 100 anni fa era un edificio all’avanguardia e che invece l’erosione della costa presto farà crollare in mare; Grenen, la punta della Danimarca dove si incontrano Mar Baltico e Mar del Nord, perennemente in contrasto con le loro correnti; Aalborg, la città dove Davide ha vissuto.»
Puoi ascoltare il brano qui:
BIO I Cromosauri sono un trio alternative rock nato a Cecina (LI) e attivo dal 2014. Dopo l’esordio psichedelico e strumentale “Cromomito” (2015) e la successiva esplorazione del grunge anni ’90 con “NOIZ!” (2016) e “Invalid Session EP” (2018), nel 2020 la band pubblica “La Piccola Circolazione”, primo lavoro in italiano, scritto e registrato a distanza, un racconto dei piccoli mondi domestici della pandemia. Con “RGB” (2021) i Cromosauri consolidano la loro direzione espressiva, mescolando alternative, indie e post rock. Dopo esperienze parallele tra Europa e Stati Uniti e l’uscita di “L.P.C. Live” (2023), il trio è prossimo a presentare il nuovo album “Nuvole, Bolle e Pesci” (novembre 2026), un disco che attraversa disorientamento e trasformazione senza cercare risposte definitive, ma restando dentro le domande.
“A Bitter Flame” è il nuovo LP dei MoMa, uscito venerdì 11 settembre 2026. Nel disco i MoMa attraversano un presente dai contorni instabili, dove certezze, identità e punti di riferimento sembrano dissolversi lentamente. Il disco si muove dentro un paesaggio inquieto, popolato da solitudini, tensioni e figure che faticano a riconoscersi in un mondo sempre più distante. Tra alienazione e perdita di controllo, le canzoni restituiscono il ritratto di una fragilità che non appartiene più soltanto all’individuo, ma sembra essersi insinuata nelle crepe della società. Ne emerge un album oscuro e irrequieto, attraversato da una luce intermittente: abbastanza debole da poter scomparire, abbastanza ostinata da continuare a bruciare.
Foto: Anna Gribovich
Queste le parole con le quali la band presenta l’album: «È una fiamma amara quella che esce dalle note dei nuovi dieci brani dei MoMa, gruppo alt-rock faentino. Uno sguardo disilluso sui giorni nostri, sulle paure e sulle contraddizioni della società che stiamo attraversando. Il tutto condito da sonorità graffianti nello stile della band, al quarto lavoro discografico. Registrazioni in presa diretta, senza filtri, per denunciare al meglio lo stato attuale delle cose.»
Puoi ascoltare il disco qui:
BIO Da 15 anni sulla scena alt rock indipendente italiana, i MoMa nascono tra Faenza e Imola e continuano a “suognare” tenacemente insieme. Negli anni la band ha rivisitato un sound brit-rock classico utilizzando ingredienti derivanti da altre sonorità e ha applicato un filtro personale atto a descrivere i mutamenti della società, del pianeta e dell’interiorità umana. Una formazione che sembra aver fatto della “transizione permanente” non solo il titolo del secondo album, ma anche una vera e propria filosofia artistica e che, con il quarto album in arrivo, raggiunge una maturità “ruvida”, necessaria per raccontare e affrontare un presente così complesso.
“Untitled” è il nuovo singolo di Barone, uscito venerdì 11 settembre 2026. Nel singolo d’esordio Barone percorre una strada senza destinazione, lasciando che sia il paesaggio a dare senso al movimento. Il brano abita uno spazio sospeso, dove lo smarrimento perde lentamente il suo peso e diventa possibilità, apertura, occasione per guardare ciò che prima rimaneva ai margini. Tra una voce intima e una produzione rarefatta, la musica procede senza cercare risposte, affidandosi alla bellezza incerta di ciò che appare lungo il cammino. Una canzone che non prova a trovare la strada, ma impara a stare dentro tutto ciò che accade quando la strada scompare.
Foto: Marcello Messineo Edit: Beatrice Toliusyte
Queste le parole con le quali l’artista presenta la traccia: «Costruire qualcosa per poi vederla crollare, intraprendere strade che non portano da nessuna parte, fare delle scelte nonostante l’assedio dei dubbi. In momenti come questi è facile che la disperazione prenda il controllo, che la fiducia inizi a vacillare. Eppure basta guardarsi attorno per osservare la bellezza che inesorabilmente ci circonda. Una bellezza che è stata creata nelle avversità o, meglio, dalle stesse avversità. Meccanismi ignoti e miracolosi sembrano riequilibrare il modo in cui questa bellezza venga ridistribuita attorno a noi. Non è facile notarli, ma basta un cambio di prospettiva per rendersi conto che, nonostante un’apparente confusione, lì, fuori, è tutto così bello.»
Puoi ascoltare il brano qui:
BIO C’è un momento, poco prima che il suono prenda forma, in cui tutto è ancora possibile. Barone nasce lì. Non è solo un progetto: è una traiettoria. Un organismo in continua mutazione, che si espande attraverso cinque voci, cinque visioni, un’unica tensione verso qualcosa che ancora non ha nome. Le coordinate sono familiari solo in apparenza – echi lontani di Jeff Buckley, Gábor Szabó e Radiohead – ma vengono piegate, dissolte e ricostruite in un linguaggio proprio. Sul palco, Vito Barone (voce, chitarra), Luca La Russa (basso), Andrea Ardizzone (tromba), Andres Zanoni (chitarra) e Andrea Chentrens (batteria) non eseguono: evocano. Trame sottili si aprono in improvvise vertigini ritmiche, melodie che sembrano sussurri diventano onde che travolgono. Ogni brano è un confine che viene attraversato.
“Same other ways” non è solo un album. È un passaggio. Nove tracce, in inglese, che non raccontano: rivelano. Frammenti di inquietudine, visioni notturne, crepe da cui filtra luce. Un percorso umano che non cerca risposte, ma lascia segni. Barone non sta cercando di appartenere a un suono. Sta costruendo qualcosa che, presto, gli altri cercheranno di inseguire.
“Brillare” è il nuovo singolo dei Cromosauri, uscito martedì 21 luglio 2026. In “Brillare”, i Cromosauri osservano quei desideri che il tempo non spegne del tutto, ma lascia sospesi, in attesa di trovare ancora uno spazio in cui esistere. Il brano si muove tra slanci, rinunce e possibilità rimaste in ombra, restituendo il ritratto di un’immaginazione che resiste anche quando la realtà sembra restringere ogni orizzonte. Tra energia e introspezione, la band costruisce una canzone che guarda al futuro senza inseguire certezze, ricordando come siano spesso i sogni rimasti incompiuti a continuare a indicarci la direzione.
Foto: Lorenzo Salvadori
Queste le parole con le quali la band presenta la traccia: «”Brillare” è il secondo singolo estratto dall’album “Nuvole, Bolle e Pesci”. La musica, dall’andamento ossessivo, che si sviluppa come un lento crescendo, e le immagini evocate nel testo, descrivono il senso di claustrofobia che si ha quando ci si rende conto di essere in una situazione alienante. È una canzone sulla fatica di non essere se stessi. Essere all’altezza delle proprie e delle altrui aspettative può essere logorante, ammettere di aver sbagliato percorso (o semplicemente rendersi conto che non è il percorso adatto a noi e ammetterlo) può essere difficile. I bisogni che proviamo sono sinceri o sono indotti da un mercato? Le nostre vite corrono ad alta velocità e dobbiamo capire e intraprendere il prima possibile la strada che ci porterà verso il successo ed il riconoscimento professionale e sociale. La vita si trasforma in una bulimia di esperienze che non metabolizziamo mai, finendo come pesci nella rete o a vagare senza meta in uno spazio infinito, svuotati ed esausti. “Brillare” attraversa queste riflessioni e finisce con una domanda: dove si trova la fantasia per creare un futuro? Perché una volta che si è abituati ad un paesaggio è difficile immaginarne uno mai visto.»
Puoi ascoltare il brano qui:
BIO I Cromosauri sono un trio alternative rock nato a Cecina (LI) e attivo dal 2014. Dopo l’esordio psichedelico e strumentale “Cromomito” (2015) e la successiva esplorazione del grunge anni ’90 con “NOIZ!” (2016) e “Invalid Session EP” (2018), nel 2020 la band pubblica “La Piccola Circolazione”, primo lavoro in italiano, scritto e registrato a distanza, un racconto dei piccoli mondi domestici della pandemia. Con “RGB” (2021) i Cromosauri consolidano la loro direzione espressiva, mescolando alternative, indie e post rock. Dopo esperienze parallele tra Europa e Stati Uniti e l’uscita di “L.P.C. Live” (2023), il trio è prossimo a presentare il nuovo album “Nuvole, Bolle e Pesci” (novembre 2026), un disco che attraversa disorientamento e trasformazione senza cercare risposte definitive, ma restando dentro le domande.
“Paper Love” è il nuovo singolo dei MoMa, uscito venerdì 17 luglio 2026. In “Paper Love”, MoMa raccontano il momento in cui ogni punto di riferimento sembra dissolversi e diventa difficile riconoscere il proprio posto nel mondo. Il brano attraversa la fragilità di chi resta sospeso tra aspettative disattese, isolamento e il desiderio di ricominciare, restituendo il ritratto di un’identità che fatica a ritrovare equilibrio. Tra tensione emotiva e slancio melodico, la band costruisce una canzone intensa, in cui anche ciò che appare più fragile conserva la possibilità di trasformarsi. Un racconto che osserva la vulnerabilità senza indulgere nel pessimismo, lasciando spazio alla ricerca di una nuova direzione.
Foto: Anna Gribovich
Queste le parole con le quali la band presenta la traccia: «Dormire in un parco, vivere di elemosina, sentirsi uno che non ce l’ha fatta, un emarginato del mondo. “Paper Love” è una canzone che ha un incedere scanzonato, ma un cuore di desolazione. Un abbraccio fatto di cartone è la piccola consolazione per il protagonista del brano. Un piccolo inno all’empatia verso chi è uscito dai ritmo della società, quasi a voler compensare per le ingiustizie che accadono. Nel finale il ritmo rallenta e si percepisce la speranza per una possibile armonia ritrovata nel viaggio dell’umanita’.»
Puoi ascoltare il brano qui:
BIO Da 15 anni sulla scena alt rock indipendente italiana, i MoMa nascono tra Faenza e Imola e continuano a “suognare” tenacemente insieme. Negli anni la band ha rivisitato un sound brit-rock classico utilizzando ingredienti derivanti da altre sonorità e ha applicato un filtro personale atto a descrivere i mutamenti della società, del pianeta e dell’interiorità umana. Una formazione che sembra aver fatto della “transizione permanente” non solo il titolo del secondo album, ma anche una vera e propria filosofia artistica e che, con il quarto album in arrivo, raggiunge una maturità “ruvida”, necessaria per raccontare e affrontare un presente così complesso.
“Mystery Train” è il nuovo singolo dei MoMa, uscito venerdì 19 giugno 2026. Con “Mystery Train”, MoMa trasformano il movimento in una condizione esistenziale. Il brano corre senza fermate apparenti, attraversando un paesaggio segnato da incertezza, automatismi e tensioni che sembrano ormai parte del quotidiano. Tra chitarre incisive e un’impronta brit rock ben definita, la band costruisce una riflessione lucida sul senso di smarrimento che attraversa il presente. Ne emerge una canzone energica e inquieta, capace di raccontare la sensazione di procedere insieme agli altri senza sapere davvero verso quale orizzonte si stia andando.
Foto: Anna Gribovich
Queste le parole con le quali la band presenta la traccia: «Dove stiamo andando? Il mondo come se fosse un treno, l’umanità in viaggio. Vorresti che ci fosse un pilota al comando, una direzione sensata, magari con qualche deviazione o interruzione imprevista, ma pur sempre un viaggio su cui porre fiducia. Invece i passeggeri di questo treno sono atterriti, attoniti, quasi in trance e viene il dubbio atroce che in cabina di guida non ci sia proprio nessuno e che il destino sia segnato. Non ci sono cattivi in “Mystery Train”, c’è solo un convoglio che miseramente sta andando a schiantarsi. L’inerzia e la rassegnazione suggeriscono però che in questo nulla di senso ci sia qualcosa da fare proprio perché nella cabina non ci sono piloti da sabotare e nel treno nemmeno veri antagonisti dai quali difendersi. Si tratta solo di tornare a guidare con un colpo di reni. Capitano, torni a bordo! Torniamo a bordo, confidando che l’umanità non sia semplicemente abbandonata a sé stessa, ma che in fondo, prima dell’ultima curva, prima dell’ultima galleria, si trovi un braccio teso, una mano aperta, un’ala spiegata che ci aiuti a spiccare il volo prima dello schianto.»
Puoi ascoltare il brano qui:
BIO Da 15 anni sulla scena alt rock indipendente italiana, i MoMa nascono tra Faenza e Imola e continuano a “suognare” tenacemente insieme. Negli anni la band ha rivisitato un sound brit-rock classico utilizzando ingredienti derivanti da altre sonorità e ha applicato un filtro personale atto a descrivere i mutamenti della società, del pianeta e dell’interiorità umana. Una formazione che sembra aver fatto della “transizione permanente” non solo il titolo del secondo album, ma anche una vera e propria filosofia artistica e che, con il quarto album in arrivo, raggiunge una maturità “ruvida”, necessaria per raccontare e affrontare un presente così complesso.
“Vespri” è il nuovo EP dei BAUSAN, uscito venerdì 12 giugno 2026. In “Vespri”, BAUSAN costruiscono un luogo emotivo prima ancora che un disco. I brani si rincorrono tra ricordi che cambiano forma, domande lasciate aperte e immagini che ritornano come punti di riferimento in un paesaggio in continuo movimento. L’alt-rock della band si muove con equilibrio tra slancio e contemplazione, alternando materia sonora e aperture atmosferiche senza mai perdere compattezza. Più che raccontare una storia, l’EP suggerisce uno stato d’animo persistente, sospeso tra ciò che è stato e ciò che sta ancora cercando di diventare.
Foto: Daniele Zanotti
Queste le parole con le quali la band presenta l’EP: «L’EP racconta in 5 tracce l’ultimo anno di lavoro della band. Al suo interno raccoglie esperienze passate e condivise, legate da un sentimento comune di smarrimento esistenziale. Il progetto accoglie sonorità differenti che richiamano l’anima grezza di un cantautorato etereo e distorto, rispecchiandosi allo stesso modo nei testi.»
Puoi ascoltare il brano qui:
BIO Il sound dei BAUSAN è il risultato dell’incontro di quattro personalità diverse provenienti da background musicali differenti. La commistione di generi e di influenze dà vita a un sound ricco e malinconico, che unisce riff di chitarra ad atmosfere oniriche e sognanti. Testi di natura etereo-esistenziale si intrecciano a suoni distorti, mescolando una vena cantautorale a sonorità che spaziano dal grunge al post-rock.
BAUSAN è un progetto alternative rock che nasce tra Milano e Ferrara agli inizi del 2024. Il gruppo è composto da quattro elementi: Andrea Bianchi (voce e chitarra), Alessandro Corneo (chitarra), Giuseppe Mazza (batteria) e Amedeo Itria (basso). Un’amicizia di lunga data e un’intesa musicale macinata negli anni sono stati gli elementi fondanti che hanno portato alla nascita del progetto. Tra studi accademici e numerose performance live, l’alchimia è cresciuta in brevissimo tempo di pari passo all’esigenza artistica di esprimersi, sfociando in modo naturale nella creazione di nuovo materiale. La band, dopo aver pubblicato il primo singolo “Se non hai niente” nel settembre 2024, è reduce da un 2025 con un’intensa attività live. Dai concerti in acustico nella provincia milanese, come il circolo Tambourine di Seregno (MB), fino ad arrivare a locali underground storici di Milano, come il Detune e il Legend Club. Nei primi mesi del 2025, in parallelo ai concerti live, è iniziata una fase di sessioni di registrazione presso il Duotone Studio di Daniele Zanotti, fonico e produttore della band. In seguito alla collaborazione con la realtà milanese Costello’s Agency, questa fase culminerà con l’uscita del primo EP della band, prevista per giugno 2026.
“Se Avessero” è il nuovo singolo dei Cromosauri, uscito martedì 9 giugno 2026. Il nuovo brano si muove nervoso e compatto, attraversando le contraddizioni del presente senza cercare punti di approdo. Tra tensione ritmica e chitarre taglienti, prende forma un racconto che osserva una realtà sempre più affollata di opinioni, semplificazioni e identità urlate. La scrittura preferisce l’attrito alla risposta facile: accumula immagini, frammenti e cortocircuiti fino a restituire un senso diffuso di smarrimento collettivo. Ne emerge una fotografia lucida e inquieta, dove l’ironia convive con il disincanto e ogni certezza sembra destinata a sgretolarsi nel giro di pochi istanti.
Foto: Irene Carli
Queste le parole con le quali la band presenta la traccia: «Nuvole che non so distinguere, bolle che scoppiano, scappano i pesci in fondo al mare, l’amore è un fiammifero. C’è un mondo che tuona e non riconosci il tuo ruolo, la direzione non ti è più chiara, la voce del navigatore diventa incomprensibile, le strade sono un gomitolo senza orizzonte. Dove si trova la fantasia per creare un futuro? Ed è più bello se puoi non dormire, se non devi riposare per un domani di impegni dal dubbio senso. Quanto spazio ho? I miei sogni sono davvero miei? O sono frutto di un bisogno indotto? Allora i giorni persi siano croci sulle spalle e sanguisughe su quei volti che ci fottono il futuro. Potrei scappare… sì, fuggirò da questa nuova realtà caustica… getto nella valigia le mie convinzioni, i miei alti princìpi, ed esco. Piove, corro, piove, corre, una pozza d’acqua, scivola, cade. La valigia si rompe, tutto ciò che era dentro adesso galleggia tra l’umido e il fango. Tutta questa purezza, così sporca, si rivela piena di contraddizioni. Ma le strade sono tutte chiare adesso, crescere diventa possibile, si può tracciare un solco, si può intuire un filo conduttore, quello che conta resterà, la pioggia non lo cancellerà. Nell’album “Nuvole, Bolle e Pesci” i Cromosauri si ritrovano adulti. Ci sono le aspettative su se stessi, i compromessi, le strade inaspettate, le strade che invece sembrano a senso unico. Ciascuna vita è un gomitolo di scelte più o meno consapevoli, più o meno obbligate, e non è mai (o quasi) semplice tracciare il confine tra la voglia e la coscienza, tra la possibilità e l’obbligo, il torto e la ragione. Ci sono quelle zone grigie di se stessi con cui si fatica a pacificarsi. I Cromosauri una soluzione non l’hanno trovata ma metabolizzano le loro esperienza in queste canzoni tanto intime quanto universali. Nei testi, la band, sonda le diverse possibilità, i condizionali sono praticamente onnipresenti, ci sono le invettive contro le promesse mancate di una società e le relazioni che questa prevede, c’è l’eros che chiede il suo pedaggio e l’amore che squaglia gli organi, c’è il guardarsi allo specchio e accettare la forma e il contenuto. “Se Avessero” è il brano più esplicitamente critico nei confronti di una società che, citando Tenco, parla sempre, pretende di farsi sentire e non ha niente da dire. In un mondo sempre più complesso ma sempre più semplicista e polarizzato, diventa fondamentale cercare “un’espressione che non sia o bianco o nero”. In un mondo che si sgretola sotto la minaccia del cambiamento climatico dove i ricchi si fanno la guerra per noia. I Cromosauri scelgono il sarcasmo e l’ironia, sottintendendo che sotto a questo tecno-macismo che mira alla guerra civile universale ci sia in realtà una grande paura della vita, abbracciata nella sua complessità. Questa ironia si riflette nelle loro scelte grafiche, che diventano collage kitsch e volutamente artefatti. Il video è un viaggio psichedelico e surreale, dove realtà incompatibili si incontrano in un’apocalisse in stop motion. Il collage viene scelto come mezzo per accelerare al massimo la simulazione della comunicazione online, fatta di pose, foodporn e contenuti generati dall’AI, per far traboccare il vaso oltrepassando il verosimile, diventando surreale e dichiaratamente post-prodotto.»
Puoi ascoltare il brano qui:
BIO I Cromosauri sono un trio alternative rock nato a Cecina (LI) e attivo dal 2014. Dopo l’esordio psichedelico e strumentale “Cromomito” (2015) e la successiva esplorazione del grunge anni ’90 con “NOIZ!” (2016) e “Invalid Session EP” (2018), nel 2020 la band pubblica “La Piccola Circolazione”, primo lavoro in italiano, scritto e registrato a distanza, un racconto dei piccoli mondi domestici della pandemia. Con “RGB” (2021) i Cromosauri consolidano la loro direzione espressiva, mescolando alternative, indie e post rock. Dopo esperienze parallele tra Europa e Stati Uniti e l’uscita di “L.P.C. Live” (2023), il trio è prossimo a presentare il nuovo album “Nuvole, Bolle e Pesci” (novembre 2026), un disco che attraversa disorientamento e trasformazione senza cercare risposte definitive, ma restando dentro le domande.