Categorie
Comunicato stampa

FESTIVAL DELLE ALPI APUANE: Giulia Vestri vince la settima edizione e Zialostra vince la tappa regionale del premio De André

Sabato 11 luglio 2026 si è tenuta la finale della settima edizione del Festival delle Alpi Apuane, in Piazza Menconi a Marina di Carrara. La cantautrice Giulia Vestri, con il suo brano “Il più che si fa meno”, si è aggiudicata il primo premio venendo scelta come vincitrice del festival dalla giuria presieduta da Luisa Melis. Oltre al riconoscimento, l’artista avrà quindi la possibilità di registrare un brano inedito professionale con l’etichetta MusicantieRecords e pubblicarlo su tutte le piattaforme digitali con Believe Digital.

Seconda classificata è risultata MamaBaba, che potrà quindi beneficiare della distribuzione e di una campagna stampa per un brano già prodotto, mentre al terzo posto troviamo gloriadaicapellibiondi che si aggiudica la distribuzione di un proprio brano. Riconoscimenti infine alla band Spaghetti Spezzati che ha ricevuto la targa per il miglior arrangiamento, a Moyoi per la miglior interpretazione, alla band The Eggbox per la miglior esibizione live, ai Plumeria per la migliore direzione artistica e ancora una volta a Giulia Vestri per il miglior testo. 



In concomitanza con il Festival, si è tenuta anche la finale della tappa toscana del prestigioso Premio De André: vincitore è stato il cantautore di Carrara Zialostra con il suo brano intitolato “Terra”. L’artista potrà ora partecipare alla semifinale nazionale del Premio De André, in programma a Pescara il 26, 27 e 28 agosto.

Il Festival delle Alpi Apuane e gli organizzatori ringraziano gli sponsor Autotecnica Apuana, Cardiosecurity e Litix per aver contribuito a rendere possibile la manifestazione, e il media partner Radio Nostalgia per aver aiutato a promuovere l’evento e dargli maggior voce e diffusione.

Categorie
Pop

Cosa c’è nella camera di Ribes

Ribes è un cantautore piemontese che unisce la passione per il cantautorato alle sonorità synth-pop e new wave degli anni Ottanta. Dopo anni di studio e sperimentazione, ha trovato una cifra personale che mescola nostalgia, ironia e scrittura diretta.

Il suo nuovo singolo, “Indebitato”, affronta un tema tutt’altro che leggero con il sorriso sulle labbra: tra debiti, sfratti e situazioni al limite del surreale, la canzone trasforma una disfatta personale in un racconto ironico, lucido e sorprendentemente universale.

Per l’occasione gli abbiamo chiesto di aprirci le porte di casa e mostrarci cinque oggetti che possano raccontarci qualche curiosità su di lui. Ecco come è andata.

MICROFONO DA HOME STUDIO

Il microfono è l’oggetto che mi accompagna da più tempo! Sta lì, sulla scrivania, come un compagno silenzioso che ha ascoltato notti storte, idee buone e idee pessime, frasi che non hanno mai trovato il loro posto. Non fa scena, non è un oggetto “da foto”, ma tiene insieme tutto: la voce, le pause, i dubbi, le ripartenze. Mi ricorda che la musica nascemolte volte in casa, nei momenti normali, quando nessuno guarda.

TASTIERA

La mia tastiera è il mio punto di partenza 🙂
Non ha romanticismi, non ha legno consumato, non ha storia: è pratica, essenziale. Serve a provare, a sbagliare, a riprovare. Da qui nasce la prima melodia, un accordo, un ritmo che forse diventerà qualcosa o forse resterà un appunto. È la parte più tecnica del mio modo di scrivere, quella che non si vede ma regge tutto il resto.

CD “SONGS OF FAITH AND DEVOTION” – DEPECHE MODE (1993)

Questo disco del ’93 dei Depeche Mode, band che adoro, è un riferimento che non si è mai spento! Lo ascolto ancora oggi, nel 2026, con la stessa attenzione della prima volta. Ha un suono che non invecchia: denso, diretto, ruvido nel modo giusto. Mi ha insegnato che si può essere intensi senza essere patinati, che la voce può stare sopra a tutto, anche quando è graffiata. Lo tengo vicino alla scrivania non per nostalgia, ma perché rappresenta un modo di fare musica che rispetto: concreto, umano, senza sovrastrutture., pur in ambito elettronico.  Molte delle mie scelte — nei testi, nei suoni, nei silenzi — arrivano da lì.

CHIAVETTA USB PIENA DI DEMO

Dentro ci sono versioni che nessuno ascolterà mai: bozze, tentativi, errori, idee registrate male, frasi che non hanno ancora deciso cosa diventare. È la memoria fisica del mio percorso, molto più vera di qualsiasi release. Ogni tanto la apro e riascolto qualcosa, non per nostalgia, ma per ricordarmi che tutto nasce da un file storto, da una prova fatta di fretta, da un’idea che sembrava inutile. È un oggetto piccolo, ma racconta più di tutto il resto.

SCHEDA AUDIO

La scheda audio è il cuore tecnico del mio home‑studio! Tiene insieme voce, strumenti, cuffie, silenzi e tentativi. Non si nota, non ha fascino, ma lavora sempre. Rappresenta la parte invisibile della musica, quella che nessuno vede ma che permette a tutto di esistere. È la mia base, il mio centro operativo, la cosa più concreta che ho in casa.

Categorie
Comunicato stampa

“E non è tardi” è il nuovo album di Giulia Vestri che rivendica il diritto all’autenticità

In un’epoca dominata dalla frenesia del successo e dal timore costante di restare indietro, il nuovo progetto discografico di Giulia Vestri dal titolo “E NON È TARDI”, in uscita su tutte le piattaforme digitali venerdì 10 luglio 2026 per MusicantieRecords (distr. Believe Digital) e realizzato con il contributo di NUOVOIMAIE, si propone come un atto di resistenza culturale. Piuttosto che inseguire il “tutto e subito”, la musica rivendica il diritto alla riflessione, alla calma e alla giusta misura, invitando l’ascoltatore a osservare le crepe del mondo contemporaneo non come una fine, ma come spazi fertili da riempire con nuova poesia. C’è ancora tempo per l’autenticità.

L’album è un viaggio di consapevolezza che attraversa i grandi contrasti della modernità, raccontati attraverso i pensieri più intimi nati durante la scrittura dei testi:

– Il senso della vita e il distacco: tra la logica quotidiana e il bisogno primario di emozionarsi (“La vita è un compromesso fra la gioia e la ragione” da Il più che si fa meno), fino alla scelta di guardare con serena e coraggiosa ironia persino il mistero della fine (“E morire è un trasloco con o senza un Dio in gioco” da Orizzonte laconico).

– La coscienza sociale e virtuale: Un forte richiamo etico che mette a specchio le nostre libertà con i diritti umani calpestati nel mondo (“Io so che ho dei diritti io so che ho dei doveri” da Io posso – I Can), unito alla denuncia di un isolamento tecnologico che ci rende sempre più distanti (“Mi sembra che il mondo abbia perso lo sguardo” da Un eterna confusione).

La risposta e la resistenza: davanti a questo smarrimento, l’album risponde con un inno alla vita vissuta sul campo e senza filtri (“Questa canzone la canto per chi sorride prima del pianto” da Viviamo allora) e con la scelta di usare la creatività come scudo e protezione (“E se il mondo va in confusione / Io divento un’invenzione” da Resisto).

Il cerchio si chiude con la title-track “E NON È TARDI”, che lancia una provocazione sulle logiche di un mercato discografico che riduce l’arte a un semplice ingranaggio meccanico (“Dimmi perché una canzone si deve chiamare pezzo / Che sembra l’ingranaggio di una moto o un diamante grezzo”). L’album si fa così custode di quel “diamante grezzo”: un flusso di emozioni puro e autentico che difende, oggi più che mai, la bellezza della verità e della poesia.

 

Scopri il disco: https://bfan.link/e-non-e-tardi



Ringraziamenti:

Grazie a mamma, ad Alessandro, a papà Gaetano, a Claudio, a Camilla e a tutti coloro che non si sono arresi, che non si sono fermati, che ci hanno creduto e che continuano a crederci, emozionandosi insieme a me. (Giulia)

Produzione, arrangiamenti ed esecuzione: Alessandro Di Dio Masa – presso gli studi di Musicantiere Toscana – MusicAtelier – Via Arezzo 9, Carrara (MS) – nell’anno 2026
Label: MusicantieRecords
Publishing: Musicantiere Production SRLS
Management: Alessandro Di Dio Masa
Mixing: Gabriele Dessì
Master: VDSS Studio di Filippo Passamonti

Testi di Claudio Gabelloni e Giulia Vestri
Musiche di Alessandro Di Dio Masa e Matilde Di Dio Masa,

“E non è tardi” di Claudio Gabelloni, Francesco Interlandi, Alessandro Di Dio Masa, Matilde Di Dio Masa, Giulia Vestri.

Realizzato con il contributo di NUOVOIMAIE


BIO:

Giulia Vestri 
è una cantautrice dalla scrittura pop cantautorale, formatasi con il Maestro Delfo Menicucci e presso il Campus della Musica del Maestro Claudio Fabi. Il suo percorso artistico, votato alla canzone d’autore, l’ha portata a essere tra gli otto vincitori di Area Sanremo 2018 e a ottenere importanti riconoscimenti della critica. Tra questi spiccano il Premio della Critica al Premio Lucio Dalla 2022, il Premio della Critica e dell’interpretazione al Premio Spazio D’Autore del M. Pino Scarpettini nel 2022 e la vittoria assoluta (Primo Premio e Premio della Critica) al Premio Pigro Ivan Graziani 2023 con lo pseudonimo Vesbek. Nel 2025 è stata inoltre finalista per la tappa toscana del Premio Fabrizio De André. Il legame con il Premio Spazio D’Autore e la figura di Pino Scarpettini si è ulteriormente consolidato nel 2026, anno in cui Giulia ha trionfato al Premio “Dietro la Nebbia” Pino Scarpettini aggiudicandosi ben due riconoscimenti: il Premio Rivelazione Cantautorale e il Premio Miglior Musica.

La sua dimensione live si intreccia profondamente con l’impegno civile e la promozione dei diritti umani. Ha collaborato a iniziative come “Una Voce per Gaza” insieme ad Amnesty International, Amnesty Italia, Voci per la Libertà e il MEI, esibendosi in contesti come Il Tenco Ascolta e Casa Sanremo. Dal 2022 è parte integrante del progetto “La Toscana delle Donne”, patrocinato dalla Regione Toscana a favore dei diritti delle donne, contro la discriminazione e la disparità di genere, ambito in cui ha condiviso il palco con artisti quali Marco Masini, Irene Grandi e Dolcenera.

Sul fronte televisivo, ha partecipato al programma di Carlo Conti “Tocca a te” (RaiPlay) e ha aperto una puntata di VivaRai2 da Fiorello. Nel 2024 ha ricoperto il ruolo di Opening Act in alcuni concerti di Filippo Graziani. Sempre nel 2026, grazie al finanziamento del Bando NUOVO IMAIE “Nuove Produzioni Discografiche”, Giulia consolida la sua produzione artistica con il nuovo album di inediti intitolato “E non è tardi”, in uscita il 10 Luglio 2026 per l’etichetta indipendente MusicantieRecords.

https://www.instagram.com/giulia_vestri/

Categorie
Comunicato stampa

[lessness] torna con un disco da interno notte: “Movida”

“Movida”, il nuovo album del progetto [lessness] in uscita su tutte le piattaforme digitali venerdì 10 luglio 2026 (distr. Believe Music Italia) è un disco da interno notte. Un viaggio notturno e intimista che esplora le incognite e le gioie della solitudine e dell’incontro. Pur rispettando lo stile dei dischi precedenti, esplora sonorità pop minimaliste e influenze new wave e dark, portando l’ascoltatore in un mondo di atmosfere sensuali e movimentate, dove la notte diventa un rifugio per perdersi, ritrovarsi e perdersi di nuovo in un loop infinito, inevitabile specchio dell’opera di Samuel Beckett da cui il nome del progetto è tratto.

Ispirato dalle atmosfere di artisti come Trentemoller, Cigarettes After Sex e The Cure, “Movida” è un disco che ti avvolge e ti fa sentire meno solo, con la sua miscela di scura emotività. L’atmosfera notturna e intimista è sottolineata da un uso profondo e avvolgente del basso elettrico e dalla morbidezza dei synth, che creano un sound unico e ipnotico. Le melodie vocali accompagnano con discrezione le atmosfere del disco evidenziando in ogni canzone una sorta di malinconica ricerca di speranza.

 

Scopri il disco: https://bfan.link/movida-2

Written by: luigi segnana/[lessness]
Mix by: luigi segnana/[lessness]
Master by: luigi segnana/[lessness]
Recorded at: redrum Studio – Borgo Valsugana (TN)
 
Cover art by: Roberta Galvan

 

BIO: 

[lessness] è il progetto solista del compositore/produttore italiano Luigi Segnana. Dopo aver fondato l’etichetta indipendente Mashhh! Records collaborato alla produzione di band tra le quali Death by Pleasure, Dance for Burgess, Cristalli Liquidi (nella produzione del vinile di Volevi Una Hit)  e terminato il suo percorso come bassista e co-produttore della band Casa del Mirto, Luigi si dedica ad un nuovo progetto solista: [lessness]:  un’oscura ed evocativa incursione tra cultura e suono, ispirato da una vasta gamma di letteratura, da T.S. Eliot a Kafka. [lessness] vuole far rinascere l’immaginazione dei suoi ascoltatori attraverso sonorità oniriche ed electro-new wave. Il nome [lessness] è tratto dal racconto breve, in forma di poesia, ‘Senza’ (sans/lessness) di Samuel Beckett. Beckett permuta la sua prosa in modo tale che i lettori siano costretti a esplorare ogni singola e ripetitiva struttura di frase per scoprire il suo significato più profondo. Musicalmente, [lessness], è ispirato sinteticamente ma non esclusivamente da un certo tipo di new wave anni ’80, dalle atmosfere elettroniche e synthwave degli anni ’90 e da artisti come: The Cure, New Order, Depeche Mode, The Church, Echo And The Bunnymen, Interpol, Editor, Arcade Fire, Preoccupations, Trentemøller, Suuns, The National, Cigarettes after sex. Le sonorità di questo nuovo percorso nascono dall’oscurità e dalla notte e sono incentrate sul suono del basso, strumento dal quale nascono i riff su cui poggiano le canzoni ed il resto dell’arrangiamento con synth e loop di batteria in evidenza.

2017
“Cwtch” parola gallese che significa “abbraccio” è il primo singolo di [lessness] ed esce nel settembre del 2017 anticipando, assieme al secondo singolo “Where The Night Will Heal Our Pain” l’Ep di esordio “The Night Has Gone To War” pubblicato in ottobre. L’Ep ha ottenuto un ottimo riscontro di critica, con anteprime e spazio sui maggiori siti di settore, oltre a essere stato disco del giorno sul sito Rockit.it (il più grande portale di musica italiana, dicono). Entrambi i video dei due singoli sono stati girati in collaborazione con la regista Cecilia Bozza Wolf ed anche questi hanno ricevuto ottimo riscontro di critica, oltre che ampio spazio su vari magazine di settore (Rumore, Rockerilla, OndaRock, IndieRoccia, etc…).

2019
Dopo l’uscita dell’Ep, [lessness] oltre alla preparazione del live set, si è concentrato sulla produzione del primo full lenght dal titolo “Never Was But Grey” che pubblicato in febbraio. Il nuovo album così come l’intero progetto trae ispirazione da un vasto insieme di letteratura, da T.S. Eliot a Kafka, da R. Carver a R.L. Stevenson. Il nome stesso [lessness] deriva dal racconto breve ‘lessness” di Samuel Beckett. Le sonorità si ispirano alla New Wave anni ’80 e da artisti come: The Cure, New Order, Depeche Mode, The Church, Interpol, Editor, Arcade Fire, Preoccupations, Beak, Trentemøller, Suuns, LuLu Rouge… Never Was But Grey è anticipato dal singolo “Would You…?” girato sempre in collaborazione con Cecilia Bozza Wolf e i ragazzi di Vergot Films. Anche il disco “Never Was But Grey” ottiene ottimi riscontri di critica, con anteprime e spazio sui maggiori siti di settore

2021
Il 2021 inizia con la pubblicazione dell’ Ep “V. [to the hearts that aches]“. Un lavoro che rappresenta un momento di transizione dove rivivono, in versione più intima e acustica, alcuni dei brani di Never Was But Grey, traslandone le sonorità su un piano interpretativo più diretto ed emotivo. L’Ep è accompagnato dal video di V. diretto e ideato in collaborazione con Francesco Zambotti, fotografo di Trento. L’Ep, pubblicato il 19 febbraio, è stato accolto favorevolmente dalla critica, nonostante il cambio di sonorità e di approccio alle stesura delle canzoni. Il 15 maggio viene pubblicato un nuovo brano: “Saturday Night” accompagnato dal video realizzato da Giordano Mosca, che ha curato la cover art del singolo. Il video di “Saturday Night” è stato accolto con favore grazie anche all’anteprima realizzata in collaborazione con il canale televisivo nazionale SKY TG 24.


Spotify
Bandcamp
Facebook
Instagram
Rockit
YouTube

Categorie
Comunicato stampa

Marta Maggio, con il singolo “Se fossi”, esplora una delle dinamiche più logoranti della condizione umana

Si intitola “Se fossi” il nuovo brano di Marta Maggio, in uscita su tutte le piattaforme digitali venerdì 10 luglio 2026, che esplora una delle dinamiche più comuni e logoranti della condizione umana: il rischio di rimanere intrappolati in un tempo che non esiste. Attraverso un continuo gioco di ipotesi (“se fossi”, “se avessi”, “se solo avessi”…), la canzone fotografa quel limbo psicologico teso tra i fantasmi del passato — le cose non fatte o le presenze mancate — e le proiezioni di un futuro ideale mai vissuto. Non si tratta necessariamente di un brano autobiografico, quanto piuttosto di un racconto universale in cui chiunque può immedesimarsi. L’artista, che ha firmato interamente sia il testo che la musica, dipinge con delicata fermezza la tendenza diffusa a vivere in funzione di ciò che avrebbe potuto essere, un’abitudine che finisce inevitabilmente per incidere e gravare sul nostro presente.

Il cuore filosofico del brano trova la sua svolta nel concetto “vince chi molla”. Questo verso, che richiama da vicino l’omonimo e celebre brano di Niccolò Fabi — autore a cui l’artista è particolarmente legata —, si configura come un vero e proprio mantra, un invito rivolto in primis a se stessa. Mollare un pensiero senza uscita significa infatti imparare a prendere la giusta distanza dalle proprie proiezioni e dalle condanne mentali che spesso ci auto- infliggiamo.

In un mondo che spinge alla ricerca costante di un colpevole, il messaggio finale di “Se fossi” è un liberatorio atto di pace: per stare davvero bene non serve puntare il dito contro nessuno, né contro gli altri, né contro noi stessi. “Se fossi” diventa così non solo una canzone, ma un percorso di accettazione e un invito a disinnescare i rimpianti per tornare a respirare l’unico tempo davvero a nostra disposizione: il presente.

 

“Scrivere una canzone per me significa mettere ordine nei pensieri, dare voce a un “io ideale” che mi spinge verso una direzione diversa rispetto al luogo in cui mi trovo e che, nonostante tutto, mi aiuta a restare salda al terreno. Da quando ho iniziato a curare i miei arrangiamenti ho cominciato a percepire la mia musica in modo nuovo e, se devo essere sincera, non ero nemmeno sicura di voler condividere questo brano: lo sentivo ormai distante, quasi “vecchio” rispetto a dove sono oggi e rispetto ai miei nuovi pezzi. All’inizio ho avuto paura che pubblicarlo significasse fare un passo indietro, poi ho capito che è fondamentale ricordarsi da dove si è partiti, accettare il proprio percorso e dargli valore. Fare musica significa anche questo: fare i conti con qualcosa di mutevole e mai afferrabile, accettare la fotografia di un momento passato che però resta immortalato per sempre. Oggi, nonostante sia passato del tempo rispetto a queste canzoni che, paradossalmente, devono ancora essere condivise in rete, sento che decidere di pubblicarle sia il tassello necessario di una storia. Gli voglio bene, perché mi ricorda che, ovunque decidiamo di andare o dovunque siamo andati, non è mai troppo tardi per tornare a casa.”

(Marta Maggio)

BIO:

Marta Maggio inizia il suo percorso musicale tra il 2010 e il 2015, anni in cui fa esperienza come corista in studio e nei tour, e come chitarrista nella band progressive rock Alnico, con cui si occupa di arrangiamenti e attività live. La svolta verso la scrittura solista avviene nel 2019. In seguito al trasferimento in una nuova città e alla conclusione delle esperienze di gruppo, inizia a comporre testi e musica in totale autonomia, trovando nella solitudine una forte spinta creativa. Per Marta la musica diventa lo strumento ideale per mettere ordine nei pensieri, superare la timidezza e connettersi con gli altri in modo diretto e autentico. Il singolo “Se fossi”, di cui firma interamente parole e musica, rappresenta una tappa importante di questo percorso. Parallelamente all’uscita di questo brano, l’artista sta portando avanti la lavorazione di nuove canzoni: un lavoro in cui ha iniziato a curare in prima persona anche gli arrangiamenti, scoprendo nuove sonorità e una direzione musicale ancora più personale e in continua evoluzione.

https://www.instagram.com/marta_maggio1/
 

Categorie
Comunicato stampa

FESTIVAL DELLE ALPI APUANE 2026: Annunciati i nomi dei finalisti e della giuria

Sono stati ufficialmente annunciati i nomi degli artisti che parteciperanno alla finale del Festival delle Alpi Apuane 2026, in programma sabato 11 luglio in piazza G. Menconi a Marina di Carrara (MS). L’evento, che nelle scorse edizioni ha già premiato e visto protagonisti giovani artisti poi affermatisi anche a livello nazionale come Anna Castiglia (vincitrice di Musicultura) e Sintesi (vincitrice del Festival di Castrocaro), è organizzato dall’associazione MusicAtelier, guidata dall’autore e direttore artistico Alessandro Di Dio Masa (anche referente scouting per la Regione Toscana del Premio De André) in collaborazione con il Comune di Carrara, Musicantiere Toscana, Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara e il patrocinio e contributo di Regione Toscana. Come sempre l’ingresso per il pubblico sarà gratuito il giorno della finale. 
 
Di seguito i nomi dei finalisti:

  • Spaghetti Spezzati (band) da Torino con il brano “Abitudine”
  • Plumeria (band) da Carrara con il brano “Insegnami”
  • The Eggbox (band) da La Spezia con il brano “In fondo è buio”
  • Giulia Vestri da Firenze con il brano “Il più che si fa meno”
  • gloriadaicapellibiondi da Cesena con il brano “Nomi nel mare”
  • MamaBaba da Milano con il brano “Resto io”
  • Moyoi da Spoleto con il brano “Non ho idea del futuro”
  • Iacopo Sagliano da Carrara con il brano “Ma rifarei tutto”
  • Tito Pierotti da Lucca con il brano “Come vetro”
  • Leonardo Parisio da Borgo S. Lorenzo con il brano “Saliva”

In apertura dell’evento, sarà ospitata anche la finale della tappa toscana del Premio De André. I nomi dei finalisti sono:

  • Francesco Rainero da Firenze con il brano “La fioritura”
  • Flavia Guidi da Livorno con il brano “Padre”
  • Johnson Mella da Firenze con il brano “Brown Sugar”
  • Andrea Mignone da Pisa con il brano “Il primo dolore”
  • Zialostra da Carrara con il brano “Terra”
  • unadasola da Pietrasanta con il brano “Cuore incompleto”

Un parterre d’eccezione accompagnerà anche quest’anno i giovani talenti in gara al Festival delle Alpi Apuane. A valutare le performance degli artisti ci sarà infatti una giuria ricca di esperienza, sensibilità e visioni complementari, composta da figure autorevoli del mondo musicale:

Luisa Melis: Presidente di giuria
Roberto Alvino: Autore e compositore
Claudio Gabelloni: Autore e compositore
Francesco Interlandi: Autore
Teresa Mariano: Manager artistica
Liliana Passeri: Vocal coach

La serata sarà presentata dall’elegante voce di Serena Martinelli, che accompagnerà pubblico e ospiti tra emozioni, musica e parole, in uno dei festival più attesi dell’estate che verrà anche arricchito dalla partecipazione come special guest del rinomato ventriloquo Renè Luden.

Il Festival delle Alpi Apuane e gli organizzatori ringraziano gli sponsor Autotecnica Apuana, Cardiosecurity e Litix per aver contribuito a rendere possibile la manifestazione, e il media partner Radio Nostalgia per aver aiutato a promuovere l’evento e dargli maggior voce e diffusione.

Categorie
Comunicato stampa

“Ma quale terza età” è il nuovo singolo di SUPER G che celebra gli anni della maturità con leggerezza e ironia

È uscito martedì 23 giugno 2026 per Stay Record il nuovo singolo di di Roberto Gorni, in arte SUPER G. Con il brano “Ma quale terza età”, l’artista ha voluto raccontare, con leggerezza e tanta autoironia, il suo modo di vivere gli anni della maturità. È una canzone che nasce dal desiderio di sorridere sul tempo che passa, senza paura e senza malinconia, ma con la voglia di dimostrare che l’energia, l’entusiasmo e la vitalità non hanno età.

Attraverso un testo brillante, diretto e divertente, SUPER G gioca con gli stereotipi legati alla cosiddetta “terza età”, ribaltandoli con il sorriso. Nel brano racconta di un uomo che non si sente vecchio, che continua a guardare la vita con curiosità, passione e spirito giovane. La giovinezza, infatti, non è soltanto una questione di anni, ma soprattutto uno stato d’animo, un modo di affrontare le giornate, le emozioni e i rapporti con gli altri. “Ma quale terza età” è anche un piccolo inno alla voglia di vivere, alla leggerezza e alla capacità di non prendersi troppo sul serio. Tra ricordi, battute, entusiasmo e un sincero omaggio all’universo femminile, SUPER G cerca di trasmettere un messaggio positivo: si può crescere, maturare e invecchiare mantenendo dentro di sé il sorriso, la passione e la voglia di mettersi ancora in gioco.

Questo progetto rappresenta per SUPER G una nuova avventura artistica, vissuta con grande entusiasmo e con il desiderio di portare al pubblico un brano estivo, ironico, allegro e capace di strappare un sorriso, senza offendere nessuno.

 

“Con Ma quale terza età ho voluto raccontare me stesso con il sorriso, senza prendermi troppo sul serio. È un brano che nasce dalla voglia di dimostrare che l’età è solo un numero e che dentro si può restare giovani, curiosi e pieni di energia. Mi piace affrontare il tempo che passa con ironia, leggerezza e vitalità, perché credo che la vera giovinezza sia nello spirito, nel modo in cui vivi, ami, sogni e continui a metterti in gioco. Questa canzone è un invito a sorridere, a non sentirsi mai arrivati e a vivere ogni stagione della vita con entusiasmo.”

(Super G)


Scopri il brano: https://pirames.lnk.to/MaQualeTerzaEta

Credits:

Scritto da Roberto Franco Gorni/Vinn Camporeale
Su Etichetta: Stay Record
Partner ufficiale: Enjoy Energy CEO Andrea Agostani


BIO: 

SUPER G, nome d’arte di Roberto Gorni, nasce a Milano nel 1949. Dopo una lunga e importante esperienza professionale nel mondo dell’imprenditoria, maturata nei settori della moda, della finanza e delle assicurazioni, decide di dedicare una nuova fase della propria vita alla famiglia, ai nipoti e a un percorso artistico personale, nato dal desiderio di comunicare messaggi positivi attraverso la musica.

Il suo avvicinamento alla scrittura musicale nasce in modo spontaneo e autentico. Una sera, colpito dai contenuti violenti e dai messaggi negativi trasmessi in un programma televisivo, Roberto Gorni sente l’esigenza di reagire con qualcosa di costruttivo. Alle quattro del mattino, spinto da una forte ispirazione, scrive di getto il testo di “Sono un nonno settantenne”, un brano nato con l’obiettivo di parlare ai giovani, trasmettendo valori di speranza, rispetto, amore per la vita e fiducia nel futuro.

Da quel momento prende forma il progetto artistico SUPER G, abbreviazione di “Super Gorni”, soprannome che lo accompagna fin da giovane e che oggi diventa simbolo di energia, vitalità e voglia di mettersi ancora in gioco. Il suo percorso musicale si distingue per un linguaggio diretto, semplice e immediato, capace di affrontare temi sociali importanti con sincerità, sensibilità e, quando necessario, anche con ironia.

Il videoclip di “Sono un nonno settantenne” viene presentato su TGCOM24, all’interno di un’intervista dedicata alla sua missione artistica: promuovere positività, rispetto e messaggi di valore in un contesto sociale spesso segnato da violenza, solitudine, degrado e perdita di riferimenti. Con questo brano, SUPER G si propone come una voce fuori dagli schemi, capace di unire esperienza personale, attenzione verso le nuove generazioni e desiderio di lasciare un segno positivo.

Nel dicembre 2025 pubblica il singolo “Tu mi lasci e io ti uccido”, un brano dal titolo volutamente forte e provocatorio, dedicato al delicato tema della violenza sulle donne. Attraverso questa canzone, SUPER G intende richiamare l’attenzione su una piaga sociale drammatica, lanciando un messaggio di condanna verso ogni forma di violenza e invitando alla riflessione sul rispetto, sull’amore sano e sulla tutela della dignità femminile.

Nell’aprile 2026 prosegue il suo percorso artistico con “Facciamo l’amore e non la guerra”, un brano che affronta il tema della pace e della non violenza, contrapponendo l’amore, il dialogo e l’umanità alla brutalità dei conflitti. Anche in questo caso, la musica diventa per SUPER G uno strumento di comunicazione sociale, capace di veicolare messaggi semplici ma profondi.

Oggi SUPER G torna con “Ma quale terza età”, un brano ironico, vivace e autobiografico, in cui racconta con leggerezza il proprio modo di vivere gli anni della maturità. La canzone sfida con il sorriso gli stereotipi legati all’età, celebrando energia, entusiasmo, vitalità e voglia di vivere. Attraverso un testo brillante e divertente, SUPER G ribadisce un concetto centrale del suo percorso: la giovinezza non è soltanto una questione anagrafica, ma soprattutto uno stato d’animo.

Con il suo stile spontaneo, autentico e riconoscibile, SUPER G rappresenta un artista capace di trasformare esperienze personali, riflessioni sociali e ironia quotidiana in canzoni dal messaggio diretto. Il suo progetto musicale nasce dal desiderio di parlare a pubblici diversi, unendo generazioni, valori e leggerezza, sempre con l’obiettivo di portare positività, sorrisi e consapevolezza.

https://www.instagram.com/roberto_superg/

https://www.instagram.com/enjoyenergyit/
https://www.instagram.com/stay_record/

Categorie
Elettronica

UNA SOLITUDINE TROPPO RUMOROSA: Burocrazia per anime esauste | Recensione

Prendere in prestito il titolo del capolavoro di Bohumil Hrabal potrebbe sembrare un’operazione rischiosa. Taglialucci, invece, compie una scelta ancora più interessante: non prova a reinterpretare il romanzo, ma ne sposta l’intuizione nel presente. Se nel libro la pressa comprimeva montagne di carta, oggi a schiacciarci sono notifiche, burocrazie invisibili, immagini che scorrono senza sosta e parole che finiscono per occupare anche gli spazi in cui dovrebbe nascere un pensiero autentico. La solitudine, così, non coincide più con il silenzio, ma con un rumore costante da cui sembra impossibile prendere le distanze. E dentro questo rumore si deposita una forma di stanchezza collettiva sempre più difficile da nominare, come se fosse diventata semplicemente lo sfondo delle giornate.

È un’idea che attraversa tutto l’EP senza mai trasformarsi in manifesto. Piuttosto, si insinua nelle canzoni, lasciando emergere quella sensazione tipicamente contemporanea di vivere dentro meccanismi che continuano a funzionare anche quando nessuno sembra crederci davvero. Viene quasi naturale pensare a quell’immaginario raccontato da Mark Fisher, dove la burocrazia non è soltanto un insieme di pratiche amministrative, ma una condizione mentale capace di colonizzare perfino il modo in cui immaginiamo il futuro.

Anche il suono contribuisce a rendere questa sensazione incredibilmente concreta. Le coordinate synth-pop e post-wave vengono continuamente deformate da glitch, rumori digitali e interferenze noise che sembrano piccoli errori di sistema lasciati volutamente aperti. È una musica fredda, stratificata, attraversata da tensioni sotterranee, ma mai distante. Anzi, proprio nelle sue crepe lascia filtrare un’umanità che resiste alla compressione.

La cosa più riuscita è che Taglialucci non cerca scorciatoie narrative. Non c’è nostalgia per un passato migliore e non c’è nemmeno la promessa di una liberazione finale. C’è piuttosto la lucidità di chi osserva il presente dall’interno, senza pretendere di mettersi al di sopra del meccanismo. Ed è proprio questa onestà a rendere il disco così convincente.

Per essere un debutto, “Una solitudine troppo rumorosa” possiede una personalità sorprendentemente definita. Claudio Calamita dimostra di saper costruire un linguaggio in cui ricerca sonora, tensione emotiva e riflessione sul presente convivono senza mai pestarsi i piedi. Un EP che senza alzare la voce riesce a coprire tutto il rumore che ci circonda. E, di questi tempi, non è affatto poco.

Categorie
Pop

MALEDETTE CANZONI D’AMORE: Il disco perfetto per chi ha smesso di credere ai lieto fine | Recensione

L’amore raccontato da Frida Martini non ha niente di romantico nel senso più rassicurante del termine. Fa male, crea dipendenza, torna quando dovrebbe essere già finito e lascia il disordine acceso anche dopo che l’ultima porta si è chiusa. È proprio questa la forza di “Maledette canzoni d’amore”: non prova ad addolcire le cadute, le guarda in faccia e le trasforma in canzoni che sembrano scritte nel momento esatto in cui si smette di trovare una spiegazione alle cose.

Musicalmente il disco funziona perché evita di rifugiarsi in una sola direzione. Le ballad convivono con un pop rock dall’anima ruvida, le chitarre graffiano quando serve, i synth colorano tutto di sfumature notturne e la produzione di Vincenzo Leone tiene insieme ogni elemento con grande equilibrio. C’è un gusto cinematografico negli arrangiamenti che rende ogni brano una scena diversa della stessa storia, senza mai sacrificare l’impatto delle melodie, che restano sempre il centro del racconto.

Tra gli episodi più riusciti spicca “Senza di me”, probabilmente il momento in cui il disco trova la sua forma più compiuta. Il dialogo con Eddie Brock rende ancora più credibile il senso di distanza che attraversa il brano, mentre il sax entra con discrezione e finisce per amplificare quella malinconia che aleggia dall’inizio alla fine. Il ritornello colpisce perché non cerca frasi a effetto: resta impresso grazie alla sua semplicità e a quella sensazione familiare di continuare a cercare qualcuno anche quando è ormai diventato soltanto un ricordo.

La qualità migliore di “Maledette canzoni d’amore” è che non usa il dolore come un espediente narrativo. Lo tratta come qualcosa di sporco, confuso, persino contraddittorio. Dentro queste canzoni convivono rabbia, nostalgia, desiderio, ironia e una fragilità che non viene mai esibita per ottenere compassione. È un disco che sa essere pop senza diventare superficiale, emotivo senza cadere nel melodramma.

Per un progetto d’esordio è una dichiarazione d’intenti sorprendentemente nitida. Frida Martini dimostra di avere una scrittura solida, una sensibilità autentica e un’identità che emerge con naturalezza, senza inseguire formule facili. “Maledette canzoni d’amore” non promette di guarire nessuno. Fa qualcosa di più raro: ricorda che certe crepe, quando trovano le parole giuste, smettono almeno per un momento di fare così paura.

Categorie
Pop

Luisenzaltro riscrive il vocabolario del pop con IRRAGIONAMOREVOLE | Recensione

IRRAGIONAMOREVOLE, quinto album di Luisenzaltro, uscito il mese scorso per l’etichetta Gelo Dischi, è uno di quei dischi che vanno attraversati in ogni suo frammento. Otto brani che sembrano rincorrere il pop per poi portarlo altrove, in un territorio dove la melodia resta un punto fermo ma il linguaggio si diverte a sabotare ogni certezza. È un album che spiazza, incuriosisce e, soprattutto, invita a riascoltarlo per cogliere sfumature sempre nuove.

La produzione di Luca Urbani è il vestito perfetto per queste canzoni, un sound raffinato e visionario, capace di muoversi con naturalezza tra cantautorato, elettronica e pop d’autore senza perdere un grammo di personalità.

Ma è nelle parole che Luisenzaltro continua a dimostrare di essere un caso unico della scena indipendente italiana. I titoli e i testi sembrano nascere da una lingua parallela, costruita con incastri, cortocircuiti semantici e invenzioni lessicali che trasformano ogni brano in un piccolo rompicapo poetico. Non è un semplice esercizio di stile: queste torsioni linguistiche aprono prospettive inattese, rendendo il significato qualcosa da inseguire più che da afferrare. È un modo di scrivere riconoscibilissimo, che gioca con la lingua senza mai perdere il contatto con l’emozione.

IRRAGIONAMOREVOLE è un disco che sceglie il fascino dell’ambiguità, trovando un equilibrio sorprendente tra immediatezza e ricerca. È pop, ma di quello che non si accontenta della superficie. È cantautorato, ma con la voglia costante di mettere in discussione le regole del gioco. Un lavoro originale e ricco di idee, che conferma Luisenzaltro come una delle voci più eccentriche e stimolanti dell’attuale panorama indipendente. Un album da ascoltare con le orecchie ben aperte e con la fantasia pronta a fare il resto.