Dopo anni di silenzio, i JodedosS tornano con IL GRILLO PARLANTE, un EP in sei tracce che mette al centro una domanda tutt’altro che comoda: come restare se stessi in un mondo che sembra spingere sempre più verso l’omologazione?
Cinque brani inediti e la rilettura di Precipito di Giorgio Canali & Rossofuoco costruiscono un lavoro energico, attraversato da punk, rock e ironia. La scrittura alterna critica sociale e immagini surreali mantenendosi in perfetto equilibrio tra il desiderio di provocare e quello di coinvolgere. Ed è proprio questa capacità di non prendersi troppo sul serio a rappresentare uno degli aspetti più riusciti del disco. I JodedosS affrontano questioni tutt’altro che leggere, ma lo fanno evitando di trasformare le canzoni in semplici manifesti ideologici: le idee si intrecciano alla musica e si fanno ritmo, ma lasciano spazio anche a un tocco di sana irriverenza che permette di guardare la realtà da una prospettiva diversa.
Alienazione, manipolazione, libertà di pensiero e difficoltà nel costruire un’identità diventano i punti cardinali di un progetto che non vuole offrire risposte preconfezionate. Al contrario, il “Grillo Parlante” evocato dal titolo rappresenta quella voce interiore che continua a dubitare, a fare domande e a rifiutare una vita già scritta da altri. Una presenza scomoda, a volte fastidiosa e petulante, ma oggi più che mai necessaria, perché il rischio più grande non è soltanto quello di essere manipolati, ma soprattutto quello di smettere di accorgersene. In questo senso, il disco invita a recuperare uno spirito critico che sembra sempre più difficile da esercitare, senza cadere nella retorica o nella tentazione di indicare una strada valida per tutti. Il dubbio diventa così una forma di resistenza, mentre l’ironia si trasforma in uno strumento per smontare convenzioni, abitudini e false sicurezze.
I JodedosS fanno quindi ritorno con un disco riuscitissimo proprio perché riesce a tenere insieme contenuto e impatto, ma anche rabbia, lucidità e leggerezza. I brani non si limitano a comunicare un disagio, ma riescono a trasmettere concretamente la voglia di reagire. Non si tratta quindi un’energia fine a se stessa stessa, né si esaurisce nella semplice aggressività sonora… è piuttosto il motore di un discorso che vuole scuotere l’ascoltatore, spingerlo a interrogarsi e, possibilmente, a non accontentarsi.
Cantautore siciliano di stanza a Milano, Salvo Lupo ha da poco pubblicato “Cu avi lingua passa u mari”, un EP d’esordio che intreccia dialetto, memoria e impegno civile, dando voce a storie di coraggio e resistenza alla mafia. Ma, oltre alle canzoni, c’è un universo fatto di poesia, libri, disegni e piccoli rituali quotidiani: dai versi di Ungaretti appesi davanti alla scrivania alla tazza di Berlinguer, passando per un metronomo e una libreria sempre pronta a regalare nuove ispirazioni. Oggetti che raccontano il suo modo di pensare, creare e stare al mondo.
Per scoprire meglio questo piccolo universo personale, abbiamo chiesto a Salvo di farci entrare a casa sua a curiosare tra gli oggetti che popolano le sue giornate, cercando di conoscere qualcosa in più dell’artista oltre la musica.
Perché a volte per conoscere davvero chi c’è dietro le canzoni, basta dare un’occhiata a ciò che gli sta intorno.
A farmi compagnia, tra tanti poster e scritti appesi alle pareti c’è questa poesia di Giuseppe Ungaretti, fissa dinanzi la mia scrivania. Leggerla, rileggerla è un tranquillante nei momenti critici. Mi riconnette con quello che sto facendo. A farmela conoscere è stata la mia insegnante di canto durante un seminario.
Se dalla poesia si abbassa lo sguardo, gli occhi cadono sulla tazza di Berlinguer. Benché ridurre il pensiero di grandi politici su una tazza sia riduttivo, questa tazza mi dà conforto quando penso che tutto stia andando a rotoli.
Alla sinistra della tazza, si trova sempre il mio blocco da disegno. Sebbene con poca costanza ultimamente, mi piace disegnare o buttare giù qualche sketch. Sia che debba disegnare per distrarmi sia che debba disegnare la copertina dell’EP o qualche bigliettino di auguri (quando un/a amico/a fa il compleanno spesso ammortizziamo i costi dei biglietti di auguri con un disegno dedicato).
In una posizione poco definita ma comunque sempre sulla stessa scrivania ho sempre un metronomo. Penso che per creare si debba studiare, quindi cerco di praticare ogni giorno. Il metronomo è amico fedele della buona pratica. Prima usavo una app sullo smartphone, poi mi sono reso conto che aumentavo le distrazioni e quindi sono passato al vecchio metronomo.
Infine, dobbiamo voltare lo sguardo per ammirare la mia libreria. Certe volte sosto qualche attimo a rileggere il titolo di un libro oppure sfogliarlo semplicemente e rileggere qualche parte. La lettura è una valida alleata per la creazione e per l’ispirazione. Ogni volta che vedo una libreria o un mercatino vorrei acquistare e leggere tutto, ma dato che la mia libreria è quasi satura, ho dovuto darmi una regolata.
Esce giovedì 8 ottobre 2026 (distr. Believe Music Italia) il nuovo EP della band punk-rock JodedosS dal titolo “IL GRILLO PARLANTE”. Dopo anni di silenzio, il disco nasce da un urgenza compositiva dettata da svariati eventi. Composto da 5 tracce inedite e da una cover del brano “Precipito” di Giorgio Canali & Rossofuoco, il lavoro racconta la fatica di restare vivi in un mondo che spinge a diventare automi. Le canzoni oscillano tra punk, ironia ed energia rock per parlare di alienazione, manipolazione e desiderio di cambiamento. Parlano di libertà di pensiero, della difficoltà di costruire un’identità, del tempo che scorre e del bisogno di sognare. Tra acquari, autolavaggi del cervello, chiodi e sogni da difendere, il filo conduttore è quello di sempre: rompere gli schemi, rifiutare l’omologazione e ritrovare il coraggio di pensare con la propria testa, senza lasciarsi definire dagli altri. In questo contesto, il titolo “IL GRILLO PARLANTE” rappresenta proprio la voce interiore di chi è sempre pronto a dubitare e mettere tutto in discussione.
Dietro melodie immediate e immagini surreali si nasconde quindi una critica sociale lucida, ma soprattutto un invito a non accontentarsi di una vita già scritta. La cover del brano “Precipito”, rivisitata musicalmente e nata dal desiderio di omaggiare Giorgio Canali, si inserisce nel disco come un grido di liberazione che rompe finalmente il vetro dell’acquario.
Registrato presso il Bleach Studios di Gittana (LC) Tribute-track “Ansia” registrata presso il mcSimon Studio di Como
BIO:
I JodedosS nascono sul finire del 2014, presentando un genere che spazia principalmente nei dintorni del punk, con svariate influenze che vanno dal grunge al post punk passando per l’alternative rock, proponendo pezzi inediti cantati in italiano. Dopo due anni di sala prove e diversi live, principalmente nel nord Italia, nel giugno 2015 esce il primo EP autoprodotto dal titolo “Maledettamente SI”, contenente 5 tracce ufficiali e 3 B-Side sperimentali. Da luglio 2015 la band intraprende una buona attività live e, tra un concerto e l’altro, vengono scritti diversi nuovi brani, alcuni dei quali, dal gennaio 2018, vengono registrati al Bleach Studios di Gittana (LC), con la produzione di Andrea Maglia (frontman dei Manetti!) dando vita a un nuovo lavoro intitolato “NUMERO DUE”. Il disco riscontra da subito un certo apprezzamento, soprattutto durante la promozione live estiva, e il primo singolo estratto “Ragazza Esagerata” viene mandato in rotazione da più di 200 radio sparse sul territorio italiano e da una quarantina di Network stranieri.
Dal 2020, come tutti, il gruppo subisce uno stop forzato che, purtroppo, a causa della prematura ed improvvisa scomparsa del bassista, si protrae fino alla fine del 2023, anno che segna una ripartenza tra live e attività in studio. Con un certo ritardo, è ora finalmente pronto il nuovo EP della band intitolato “IL GRILLO PARLANTE”. Il resto è passato… il domani sarà una nuova avventura!
Esce su tutte le piattaforme digitali venerdì 25 settembre 2026 il nuovo singolo di Erica Meneguzzo, in arte DEIRA. “Cani Randagi”, questo il titolo della canzone, parla di tutti noi: anime che vagano, a volte desolate, insieme ma allo stesso tempo sole, come le “acque mosse” evocate dalla cantautrice vicentina.
Siamo “cani randagi” distanti che prima hanno paura della notte, ma poi smettono di temere la solitudine e la accettano. È la disillusione che segna il passaggio dall’età giovanile all’età adulta, necessaria e naturale, ma a volte spaventosa. È il periodo in cui cambiano le responsabilità, i ruoli sociali e le aspettative, così come cambiano il lavoro, le priorità, le amicizie e i rapporti, a volte senza accorgersene. E, come in Giacomo Leopardi, la disillusione è il passaggio doloroso ma consapevole dalle “pie illusioni” alla cruda verità della natura indifferente e del dolore esistenziale.
Siamo sempre vicini grazie ai social… ma allo stesso tempo siamo sempre più distanti. Vediamo “i trofei” delle vite degli altri in un continuo confronto tossico, e abbiamo la percezione che mentre gli altri corrono (“i lupi”), noi siamo sempre fermi allo stesso punto.
Viviamo in una società che è un inno alla produttività e all’efficienza, sempre portati a produrre qualcosa, sempre orientati verso un fine da raggiungere. “Cani Randagi”, invece, è un invito a fermarsi con se stessi uscendo da questa ruota automatizzata, staccarsi dagli stimoli esterni, proteggersi e prendersi del tempo per stare bene.
“Cani Randagi” è un inno alla noia e, come dicevano gli antichi, la noia è il prerequisito per creare, perché è proprio in quel vuoto che si scopre la pienezza del nostro io. “Cani Randagi” ci invita quindi a creare degli spazi nella nostra vita per attraversare la noia, perché è solo in questa condizione, in questa parentesi in cui non cerchiamo di raggiungere nulla e di non ottimizzare niente, di fare qualcosa solo per il piacere di farlo, che troviamo la connessione con noi stessi e con gli altri.
“Cani Randagi” è un antidoto al questo malessere sociale. È un grido di speranza, una presa di coscienza in una società conformista.
Autore: Erica Meneguzzo Compositori: Erica Meneguzzo, Damiano Ferrari, Alessandro Marton Basso: Filippo Rinaldi Produzione artistica: Erica Meneguzzo, Alessandro Marton, Damiano Ferrari Produzione esecutiva: Luca Stefani, Alessandro Marton Mixato e masterizzato presso Firstline Studio da Alessandro Marton Foto cover di Simone Bressello
BIO:
Un’artista che sa arrivare in profondità. DEIRA, progetto artistico della cantautrice vicentina Erica Meneguzzo, porta un universo fatto di parole essenziali, emozioni autentiche e sonorità delicate. Una scrittura intima e incisiva che scava, accarezza e continua a sfuggire a ogni definizione. Nel suo percorso artistico ha partecipato a numerose esibizioni e aperto i concerti di Damien Mc Fly, Elisa Erin Bonomo e Chiamamifaro. Alcuni suoi brani sono stati selezionati per la serie The Kardashians su Disney+. La sua è una musica intensa e delicata, dove parole e suoni si intrecciano in perfetto equilibrio: l’ambiente sonoro non invade, ma accompagna, lasciando spazio all’emozione.
Luca Red: «La rivoluzione non sarà sostituire gli Artisti, ma permettere loro di costruire senza aspettare continuamente il permesso di qualcuno»
Rimini, 14 e 15 novembre 2026 — Arriva IArt — Intelligenza Artistificiale, uno strumento di Intelligenza Artificiale specializzato nell’industria musicale, pensato per mettere la potenza dell’AI al servizio di Artisti e Professionisti. Non per sostituirli ma per renderli più autonomi.
Da quando l’Intelligenza Artificiale è entrata nella musica, una delle domande più ricorrenti è diventata: l’AI finirà per sostituire Artisti, Autori, Musicisti e Professionisti? IArt nasce da una tesi opposta. La vera rivoluzione dell’AI nella musica potrebbe non essere la sostituzione dell’Artista, ma la sua autonomia.
Autonomia significa poter lavorare sul proprio progetto, mettere alla prova un’idea, costruire una strategia, comprendere meglio i dati, individuare problemi e opportunità e preparare decisioni senza essere costretti ad aspettare continuamente che qualcuno abbia tempo, creda nel progetto o indichi la prossima direzione. Non significa eliminare Manager, Producer, Discografici o Professionisti. Significa non rimanere bloccati quando quelle figure ancora non ci sono e arrivare al confronto con loro più preparati e consapevoli.
IArt non è un AI che scrive le canzoni o le produce, nulla di legato strettamente alla scrittura della canzone o alla sua produzione è presente in IArt
«Per anni ho visto Artisti aspettare. Un Manager, un’etichetta, qualcuno che credesse in loro, qualcuno che avesse tempo per il loro progetto. Lavorando con l’AI ho capito che la rivoluzione potrebbe essere l’opposto di quella che temiamo: darci più strumenti per iniziare a costruire senza aspettare continuamente il permesso di qualcuno.»
Da questa visione nasce IArt — Intelligenza Artistificiale.
NON UN NUOVO MODELLO AI MA UN STRUMENTO SPECIALIZZATO PER L’INDUSTRIA MUSICALE
IArt non è un nuovo modello di Intelligenza Artificiale e non è un corso per imparare a utilizzare ChatGPT, Gemini o altre piattaforme.
Utilizza la potenza di modelli AI compatibili attraverso IArt DNA, un sistema di conoscenza, istruzioni, Metodo e protocolli progettato specificamente per lavorare sulle dinamiche dell’industria musicale. L’AI mette a disposizione una capacità di elaborazione enorme. Ma avere accesso a un’AI potentissima non significa automaticamente sapere come utilizzarla per costruire una carriera o sviluppare professionalmente un progetto musicale.
«Puoi avere davanti uno strumento potentissimo e continuare a non sapere dove andare. L’AI può darti mille risposte. Ma senza esperienza, contesto e Metodo rischiano di diventare semplicemente mille direzioni diverse.»
Per questo IArt lavora attraverso il Metodo Industria Musicale 2030, costruito sull’esperienza reale del settore e organizzato intorno a quattro competenze fondamentali.
ARTIST IDENTITY Identità, autenticità, linguaggio, posizionamento e riconoscibilità.
MANAGER 2030 Decisioni, priorità, investimenti, rischi, opportunità e sostenibilità del progetto.
ARTIST STRATEGIST Pubblico, dati, comportamenti, segnali e strategia.
Quattro competenze differenti che permettono di affrontare un progetto mettendo continuamente in relazione identità, il progetto, mercato, pubblico, strategia e obiettivi reali.
Non è necessario che sia l’Artista a sapere quale competenza utilizzare. IArt riconosce il problema e può far entrare in gioco la competenza necessaria. Quando il problema attraversa più aree, può lavorare attraverso il Dream Team, mettendo a confronto professionisti e prospettive differenti prima di riportare la decisione alla persona.
L’Artista porta In IArt il proprio progetto, le domande, i problemi, i dati disponibili, le decisioni da prendere e i risultati ottenuti. IArt confronta, mette alla prova, costruisce scenari, chiede informazioni quando servono, evidenzia rischi e opportunità e può anche contestare una convinzione dell’Artista quando i fatti disponibili raccontano qualcosa di diverso.
L’obiettivo non è produrre più risposte. È aiutare a prendere decisioni migliori.
E soprattutto fare in modo che l’Artista impari progressivamente a riconoscere quali domande fare, quali elementi gli mancano e come mettere alla prova le proprie convinzioni.
IL PRIMO EVENTO IArt SARÀ A RIMINI IL 14 e 15 NOVEMBRE 2026
Il primo evento ufficiale IArt si terrà sabato 14 e domenica 15 novembre 2026 a Rimini, presso la sala congressi dell’Hotel Savoia, Viale Vespucci 44.
Sarà il primo momento pubblico dedicato a IArt e al Metodo Industria Musicale 2030, con un massimo di 80 partecipanti.
La giornata partirà dalla situazione che viviamo quotidianamente nel settore musicale: cosa è cambiato, dove si trova oggi il mercato, perché molti progetti non riescono a svilupparsi, quali errori continuano a ripetersi e soprattutto cosa viene richiesto oggi a un Artista che vuole trasformare la propria musica in un progetto professionale credibile.
Poi entrerà in azione IArt. Attraverso confronto, dimostrazioni e applicazione del Metodo, i partecipanti vedranno come utilizzare IArt sui problemi e sulle decisioni che accompagnano la costruzione quotidiana di un progetto artistico.
Il secondo giorno i partecipanti potranno inserire il proprio progetto dentro IArt e scoprire quante cose ancora potranno fare usando questo strumento.
L’obiettivo sarà imparare un modo di lavorare che possa continuare anche dopo l’evento.
La partecipazione è a pagamento e i posti disponibili per il primo appuntamento sono 80.
ALLA FINE DELL’EVENTO TUTTI RICEVERANNO GRATUITAMENTE IArt
Ai partecipanti non verrà consegnato semplicemente il link a una chat.
Riceveranno IArt DNA, insieme al Protocollo corrispondente al proprio percorso e ai materiali digitali del Metodo Industria Musicale 2030.
IArt DNA contiene le istruzioni, la conoscenza e il Metodo necessari per permettere a un’Intelligenza Artificiale compatibile di configurarsi e lavorare secondo IArt.
La struttura è semplice:
IArt DNA = COME lavorare. Protocollo = IN QUALE MODALITÀ lavorare. Documento Evolutivo = CON CHI lavorare e DA DOVE continuare.
Il Documento Evolutivo permette infatti di conservare nel tempo ciò che viene realmente costruito: identità, visione, obiettivi, decisioni, risultati, correzioni, strategie, apprendimenti e priorità.
La versione di IArt DNA consegnata al partecipante non richiederà un abbonamento a IArt.
Per utilizzarla sarà invece necessario disporre di un account personale su una piattaforma AI compatibile; ChatGPT, GEMINI o Claude. L’utilizzo di un piano in abbonamento alla piattaforma scelta è consigliato per disporre di funzionalità e limiti più adeguati.
Account ed eventuali abbonamenti alle piattaforme AI restano personali e non sono inclusi nel costo dell’evento.
Il progetto mette così insieme tre elementi: la potenza dell’AI; la specializzazione e la conoscenza di IArt; l’esperienza umana del Metodo Industria Musicale 2030.
DALLE LAB A IArt
Nel 2025 centinaia di giovani provenienti da tutta Italia hanno partecipato alle Luca Red Lab, incontri dedicati alla comprensione dell’industria musicale contemporanea: discografia, identità, numeri, contratti, talent, sostenibilità economica e costruzione delle carriere.
Da quell’esperienza Luca Red ha continuato a porsi una domanda:
«Cosa succederà il giorno dopo a questi ragazzi? Sono stato davvero in grado di trasferire qualcosa che possano continuare a utilizzare quando non sarò più nella stanza con loro?»
Un incontro può cambiare una prospettiva.
Ma un progetto artistico richiede mesi e anni di decisioni.
IArt nasce anche da questa esigenza: trasformare ciò che accade durante un incontro in qualcosa che possa continuare. Non soltanto informazioni da ascoltare per qualche ora.
Ma uno strumento e un Metodo con cui continuare a lavorare quando si torna a casa.
IL 14 E 15 NOVEMBRE È SOLO L’INIZIO
Rimini sarà il punto di partenza. Dopo il primo evento del 14 e 15 novembre 2026, IArt arriverà nei primi mesi del 2027 a Milano, Padova, Verona, Roma e Napoli.
Le date saranno pubblicate dopo l’appuntamento di novembre.
BIO — LUCA RED
Artista, autore, produttore, discografico, editore e manager musicale, Luca Red lavora nella musica da quasi trent’anni, attraversandone direttamente le trasformazioni: dalla gavetta artistica degli anni Novanta alla partecipazione nel 2009 al Festival di Sanremo nella categoria Giovani Web, fino alla gestione strategica, artistica e contrattuale di progetti nel mercato contemporaneo.
Nel corso della carriera ha scritto per artisti come Francesco Renga e Nina Zilli e collaborato con figure della musica italiana come Maurizio Fabrizio, Fio Zanotti e Piero Cassano. È Label Manager di Andrea Sannino e Manager Italia di Virginio e ha seguito artisti arrivati, attraverso il suo lavoro, in contesti nazionali come Festival di Sanremo, X Factor e Amici.
Con i propri artisti e progetti ha raggiunto quattro dischi di platino, oltre a diversi dischi d’oro.
Una parte significativa del suo lavoro è oggi dedicata alla strategia e al valore economico dei progetti musicali: affianca Artisti, Manager e Professionisti nella valutazione e negoziazione di contratti discografici, nella costruzione delle strategie e nello sviluppo sostenibile delle carriere.
Parallelamente ha costruito una community Instagram di oltre 30.000 persone, attraverso la quale affronta senza filtri carriera, discografia, contratti, numeri, errori e trasformazioni del mercato musicale. Nel solo 2025 ha ricevuto e ascoltato attraverso il proprio scouting oltre 1.200 progetti di Artisti emergenti e ha portato centinaia di partecipanti alle Luca Red Lab.
Da quasi trent’anni di esperienza nell’industria e dal lavoro quotidiano con Artisti e Professionisti nasce oggi un progetto che prova a mettere autonomia, conoscenza e Metodo nelle mani di chi deve costruire il proprio futuro.
IArt — INTELLIGENZA ARTISTIFICIALE 14 e 15 novembre 2026 — Rimini. Il primo giorno di IArt.
“Cu avi lingua passa u mari” è il primo EP del cantautore siciliano Salvo Lupo, disponibile su tutte le piattaforme digitali da mercoledì 23 settembre 2026 (distr. Believe Music Italia).
Cinque brani in siciliano che sono cinque storie di lotta: dalle vicende più note di Peppino Impastato e di sua mamma Felicia Bartolotta, il disco attraversa le figure di Pippo Fava e Rita Atria, fino ad arrivare alla più recente storia delle sorelle Pilliu.
Gli arrangiamenti del disco richiamano le sonorità degli anni ’70, ’80 e ’90 fondendole con elementi più contemporanei. Questa scelta non è per nulla casuale: ogni brano cerca infatti di evocare la musica dell’epoca in cui si svolgono i fatti narrati. I testi, scritti interamente in dialetto siciliano, alternano strofe essenziali e incisive a ritornelli più aperti, delicati e sognanti.
Il file rouge dell’EP non è soltanto la lotta alla mafia, ma anche la denuncia dello strapotere dei potenti (“Pippo”), la devozione verso i propri ideali (“Onda pazza”), e il coraggio delle donne (“A Picciridda”, “Testa rutta”, “Leoni”). Storie che, in una società sempre più sopita e omologata, vogliono scuotere le coscienze e risvegliare chi ascolta dalla rassegnazione e dall’indifferenza.
“A ispirare questo lavoro sono stati i personaggi delle storie raccontate, credo mi abbiano proprio tuppuliato (bussato) alla porta. La semplicità e la grandezza dei loro gesti mi hanno messo di fronte alla potenza dei loro ideali, all’urgenza del cambiamento e della resistenza.”
Voce e chitarre: Salvo Lupo Synth e tastiere: Oscar Mapelli Basso: Ivo Barbieri Batteria: Andrea Cocco Cori: Sarah Stride Fisarmonica: Andrea Lentullo Tastiera: Nicolò Barozzi
Salvatore Lupo è un cantautore siciliano che da ormai qualche anno vive a Milano. Inizia la sua carriera musicale suonando nelle band milanesi Lambrate Noise Exp. e Vinci e i Lupi, con le quali pubblica alcuni singoli, facendo concerti tra Milano e provincia. Nel 2023 inizia a lavorare al progetto Salvo Lupo in cui, lasciandosi ispirare dal cantautorato siciliano, propone inediti scritti prevalentemente in dialetto. “Testa rutta” è il primo singolo pubblicato, che ha anticipato l’uscita dell’EP “Cu avi lingua passa u mari”.
Disponibile su YouTube il videoclip ufficiale di “Cuore in silenzio”, secondo capitolo della “Trilogia dell’Io” di Giuseppe Condello. La ballad rock di rinascita e scoperta della propria forza trova nelle immagini una nuova dimensione, dando forma visiva al viaggio interiore raccontato dal brano.
Il videoclip di “Cuore in silenzio” accompagna la protagonista in un percorso sospeso tra realtà e dimensione simbolica, raccontando il viaggio nel vuoto che unisce i primi due capitoli della trilogia.
Al centro del video c’è una figura femminile che attraversa una foresta durante la notte, immersa nella luce della luna piena, e danza in un’atmosfera sospesa tra buio, nebbia e silenzio. Nel corso del video compaiono alcuni elementi simbolici – il cuore che si illumina, l’ombrello e la nebbia che fuoriesce dal suo interno, la luna piena e la foresta – che dialogano con la presenza della protagonista senza sovrapporsi al racconto.
La danza e il montaggio seguono il respiro della canzone, accompagnandone gli accenti, le dinamiche e le diverse frequenze emotive. Il video non si limita a illustrare ciò che le parole raccontano, ma entra in relazione con la musica e con ciò che il testo suggerisce, lasciando che suono e immagini costruiscano insieme la stessa atmosfera.
La delicatezza che emerge nelle strofe e la forza che esplode nei ritornelli convivono all’interno della canzone, intrecciandosi senza creare uno spartiacque netto. Le due dimensioni emotive trovano così una corrispondenza nelle immagini del videoclip, dove si incontrano e si fondono, costruendo un ponte tra le diverse energie del brano.
CREDITI
Registrazione e mixing a cura di Giuseppe Novella presso Blanko Records, Caulonia (RC), IT
Mastering a cura di Steve Corrao presso Sage Audio Studio, Nashville (TN), USA
Giuseppe Condello è un cantautore di Oppido Mamertina (Reggio Calabria), classe 1989. La musica entra nella sua vita fin da bambino. Parte con una formazione classica, inizia suonando il corno francese nell’orchestra di fiati della sua città per poi passare in adolescenza al rock.
Dopo varie esperienze come cover band, nel 2017 registra il suo primo EP “Altro Quando” e inizia a prendere forma il suo percorso da solista. Non solo pubblicazioni, ma anche contest, apparizioni TV e diverse esperienze dal vivo.
Nel 2021 segue “Radio Stivale”, un progetto che rivolge lo sguardo alla realtà contemporanea, interrogandosi sulle sue contraddizioni e nello stesso anno vince il Be Rock Music Fest.
Il 2026 è l’anno della “Trilogia dell’Io”, in cui l’artista sposta lo sguardo verso l’interno. “Credo infatti che sia proprio dentro di noi che si trovi la chiave per interpretare ciò che accade fuori”. Il progetto è diviso in tre capitoli. Il 21 luglio esce “Odio”, la prima parte, seguita il 4 settembre da “Cuore in silenzio”. Il brano è stato presentato in anteprima il 24 agosto all’Azzurra Film Festival, dove ha ricevuto un riconoscimento per la sua originalità. La trilogia si concluderà con “Quando i sogni muoiono” il 24 novembre.
Le nuove pubblicazioni, unite da una continuità narrativa e visiva, segnano un’evoluzione verso una scrittura più intima e introspettiva, esplorando il disorientamento sociale che caratterizza l’individuo contemporaneo.
Con “Movida”, [lessness] compie probabilmente uno dei passi più significativi del proprio percorso artistico. Non tanto perché cambi radicalmente direzione, quanto perché riesce finalmente a dare una forma pienamente compiuta a un linguaggio che negli anni si è costruito con coerenza. Dietro il progetto c’è Luigi Segnana, musicista e produttore che ha sempre preferito lasciare spazio alla musica piuttosto che alla propria immagine. Una scelta sempre più rara, che ha contribuito a rendere [lessness] un progetto riconoscibile proprio per il suo universo sonoro fatto di elettronica minimalista, suggestioni dark e di una scrittura che mette sempre al centro l’atmosfera e la costruzione emotiva.
L’origine stessa del nome [lessness], ispirato all’opera di Samuel Beckett, racconta molto dell’approccio dell’artista: essenzialità, sottrazione, ricerca di significato attraverso il vuoto più che attraverso l’accumulo. Una filosofia che attraversa anche “Movida”, album scritto, registrato, mixato e masterizzato interamente da Segnana. I singoli pubblicati nei mesi precedenti avevano già lasciato intuire la direzione intrapresa, ma ascoltato nella sua interezza il disco acquista un respiro completamente diverso e si ha la percezione di un racconto unitario che ha nella notte il suo scenario privilegiato.
“Movida” rappresenta così un punto di arrivo e, allo stesso tempo, una nuova partenza. È il lavoro di un artista che ha scelto di crescere senza rincorrere le mode, affinando invece una poetica precisa e una cifra stilistica sempre più riconoscibile. E in un’epoca in cui molti progetti cercano continuamente di reinventarsi, [lessness] dimostra che anche la continuità può essere una forma di evoluzione. E questo album ne è la prova più convincente.
Ci sono dischi che chiedono di essere ascoltati lentamente, perché la loro materia prima non è il rumore del presente ma il silenzio che rimane quando tutto si ferma. “E non è tardi”, il nuovo album di Giulia Vestri è un lavoro che guarda al tempo non come a una misura perduta, ma come a uno spazio ancora possibile da abitare. Fin dal titolo l’album sembra rivolgersi a chi ha avuto la sensazione di essere arrivato fuori tempo massimo, di aver lasciato indietro qualcosa, di non aver seguito il ritmo imposto dagli altri. La risposta della cantautrice non è una promessa facile né un invito alla leggerezza, ma una presa di coscienza. Il tempo non cancella, stratifica. Le esperienze, le ferite e le domande diventano parte della voce con cui ci raccontiamo.
I testi sono il cuore pulsante del disco. Giulia Vestri scrive con uno sguardo rivolto all’interno, ma senza mai chiudersi in una dimensione esclusivamente privata. Le sue inquietudini personali incontrano quelle collettive: la distanza tra le persone, la confusione del presente, il bisogno di ritrovare autenticità in un mondo spesso dominato dalla velocità e dall’apparenza. Le sue canzoni non offrono risposte definitive, ma aprono finestre invitando a guardare meglio ciò che spesso scegliamo di ignorare.
“E non è tardi” è un album sulla possibilità di ricominciare senza cancellare ciò che è stato. Un disco che parla di fragilità, ma soprattutto di consapevolezza. Giulia Vestri costruisce un piccolo atlante emotivo del presente, dove anche il dubbio può diventare una forma di coraggio. Perché forse il tempo non è qualcosa che perdiamo. Forse è qualcosa che impariamo finalmente ad ascoltare.
Sabato 11 luglio 2026 si è tenuta la finale della settima edizione del Festival delle Alpi Apuane, in Piazza Menconi a Marina di Carrara. La cantautrice Giulia Vestri, con il suo brano “Il più che si fa meno”, si è aggiudicata il primo premio venendo scelta come vincitrice del festival dalla giuria presieduta da Luisa Melis. Oltre al riconoscimento, l’artista avrà quindi la possibilità di registrare un brano inedito professionale con l’etichetta MusicantieRecords e pubblicarlo su tutte le piattaforme digitali con Believe Digital.
Seconda classificata è risultata MamaBaba, che potrà quindi beneficiare della distribuzione e di una campagna stampa per un brano già prodotto, mentre al terzo posto troviamo gloriadaicapellibiondi che si aggiudica la distribuzione di un proprio brano. Riconoscimenti infine alla band Spaghetti Spezzati che ha ricevuto la targa per il miglior arrangiamento, a Moyoi per la miglior interpretazione, alla band The Eggbox per la miglior esibizione live, ai Plumeria per la migliore direzione artistica e ancora una volta a Giulia Vestri per il miglior testo.
In concomitanza con il Festival, si è tenuta anche la finale della tappa toscana del prestigioso Premio De André: vincitore è stato il cantautore di Carrara Zialostra con il suo brano intitolato “Terra”. L’artista potrà ora partecipare alla semifinale nazionale del Premio De André, in programma a Pescara il 26, 27 e 28 agosto.
Il Festival delle Alpi Apuane e gli organizzatori ringraziano gli sponsor Autotecnica Apuana, Cardiosecurity e Litix per aver contribuito a rendere possibile la manifestazione, e il media partner Radio Nostalgia per aver aiutato a promuovere l’evento e dargli maggior voce e diffusione.