Fuori dal 19 novembre “Venere”, il secondo singolo di Jaranoia che anticipa l’uscita del disco in primavera. Un brano che parla d’amore in senso lato, nelle sue sfaccettature più cupe. Venere è fondamentalmente una canzone d’amore, ma un amore esiliato su un pianeta inabitabile. Venere come passione e bellezza, Venere come un pianeta dall’aria irrespirabile, con pressione e temperature elevatissime, del tutto incompatibili con la vita.
Una canzone dicotomica, fatta di contrasti, con il suo beat minimale, quasi disumanizzato, e poi innestato su una melodia pop. Un singolo radiofonico e radiofobico allo stesso tempo, proprio come l’amore quando dà il peggio di sé.
“Venere” ha un sound malinconico che fa da contrappunto alla disillusione del testo.
Per conoscere meglio questo duo musicale, abbiamo chiesto loro quali fossero le loro cinque cose preferite.
Questa è la Telecaster che ho costruito e con cui ho registrato gran parte dell’album di Jaranoia. non è la mia chitarra migliore, ma è quella che riesco a suonare più facilmente e con più naturalezza, perché l’ho assemblata scegliendo componenti e specifiche tecniche in base alle mie esigenze personali.

Blues Funeral di Mark Lanegan è uno dei miei dischi preferiti di sempre e sicuramente il più formativo per me: l’ho letteralmente consumato, sia per il piacere di ascoltarlo, sia per l’ossessione di studiarlo, quasi vivisezionandolo.

Il divano di casa di Fabio Donalisio – il mio band-mate in Jaranoia – sul quale, svaccati e con chitarre scalcinatissime, abbiamo scritto tutti i testi del nostro album.

Scegliere un solo libro rasenta l’impossibile, ma Revolutionary Road di Richard Yates è il romanzo a cui devo necessariamente tornare almeno una volta l’anno (di solito quando ho l’influenza, come si evince dal botticino di propoli che si vede nella foto).

Il miglior amaro di sempre (nonché quello con l’etichetta più southern gothic in assoluto), perché non si vive di sola musica e libri.
