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TACØMA e “Serena”: un nuovo equilibrio tra scrittura e produzione

È uscito “Serena”, il nuovo singolo di TACØMA, un brano che prosegue e rafforza il percorso intrapreso dall’artista negli ultimi mesi. La canzone si inserisce in una fase di definizione più precisa della sua identità musicale, mostrando una maggiore attenzione all’equilibrio tra parola, suono e atmosfera. “Serena” non si impone per contrasto o per rottura, ma sceglie una strada più silenziosa e riflessiva, costruendo il proprio senso nel tempo dell’ascolto.

Il brano si muove all’interno di coordinate elettroniche riconoscibili, dove synth avvolgenti, basso profondo e percussioni misurate danno forma a un paesaggio sonoro coerente. La produzione evita soluzioni ridondanti e privilegia una continuità che accompagna l’ascoltatore dall’inizio alla fine, senza deviazioni improvvise. Questa linearità diventa parte integrante del racconto, contribuendo a creare una sensazione di stabilità che dialoga direttamente con il contenuto del testo.

Sul piano lirico, “Serena” racconta una dimensione affettiva quotidiana, fatta di presenza e condivisione più che di slanci o conflitti. TACØMA sceglie di non enfatizzare il dramma, preferendo una narrazione intima che si concentra su ciò che resta, su ciò che tiene insieme. La scrittura appare essenziale, diretta, priva di sovrastrutture, lasciando emergere un linguaggio che punta alla sincerità più che all’effetto.

Anche l’interpretazione vocale segue questa linea di coerenza. La voce non cerca di dominare l’arrangiamento, ma si inserisce come un elemento integrato, mantenendo un tono costante e controllato. L’uso di sample vocali contribuisce ad ampliare lo spazio sonoro, rafforzando l’atmosfera notturna del brano senza distogliere l’attenzione dal racconto centrale.

“Serena” appare dunque come un passaggio significativo all’interno del percorso di TACØMA, capace di sintetizzare una visione artistica sempre più definita. Un singolo che non rincorre l’urgenza dell’impatto immediato, ma invita a un ascolto più attento, in cui ogni elemento trova il proprio posto. Da qui prende avvio un dialogo che diventa occasione per approfondire metodo di lavoro, scelte espressive e direzioni future.

Serena arriva dopo Amore Immenso e anticipa il nuovo EP: che tipo di continuità e che tipo di scarto rappresenta questo brano allinterno del percorso che stai costruendo?
“Serena” è in continuità con Amore Immenso sul piano emotivo, perché entrambe nascono da un’urgenza reale e non da un’idea astratta di canzone. Lo scarto sta nel modo in cui quell’emozione viene raccontata: Amore Immenso è più viscerale, quasi fisica, mentre Serena lavora per sottrazione, per quiete. 

Hai definito Serena una canzone che nasce dalla calma dopo il caos”: quanto questa dimensione di quiete è frutto di un momento personale e quanto di una scelta narrativa consapevole?
Nasce prima di tutto da un momento personale. La scelta narrativa arriva dopo, come tentativo di non tradire quella sensazione. Ho cercato di non enfatizzare nulla che non fosse realmente presente con me.

Il brano racconta un amore maturo, quotidiano, lontano da eccessi drammatici: quanto è stato importante sottrarre, più che aggiungere, nella scrittura del testo?
È stato fondamentale. Ho eliminato tutto ciò che suonava come “spiegazione”. Mi interessava raccontare l’amore come presenza, non come evento. Sottrarre mi ha permesso di lasciare spazio all’ascoltatore, di non chiudere il significato dentro una forma troppo definita.

Dal punto di vista sonoro emergono riferimenti precisi allelettronica notturna e a un immaginario synthwave: come hai lavorato sullequilibrio tra suggestioni internazionali e identità personale?
Le suggestioni internazionali fanno parte del mio ascolto quotidiano e del mio background musicale, quindi entrano in modo naturale. Ho cercato un suono che fosse riconoscibile ma non derivativo, lasciando che fosse la voce in italiano, con le sue imperfezioni, a tenere tutto ancorato a qualcosa di personale.

Il groove costante accompagna tutto il brano senza mai esplodere: che ruolo ha il controllo, anche emotivo, nella costruzione di Serena?
Il controllo è parte integrante del brano. Non come repressione, ma come scelta. Serena parla di un equilibrio trovato, e quel groove che non esplode è una metafora abbastanza fedele di quello stato emotivo, una tensione che non ha bisogno di risolversi per essere autentica.

Guardando allEP in arrivo, Serena può essere considerata una chiave di lettura del progetto o rappresenta solo una delle sue possibili sfumature?
È una chiave importante, ma non l’unica. L’EP vive di contrasti: elettronica e acustica, controllo e istinto, luce e ombra.