C’è un punto preciso in cui il percorso di un artista smette di essere solo musica e diventa racconto personale, quasi necessario. È lì che si colloca Ramo: in quella zona di confine tra il vissuto e la sua traduzione in canzoni, tra l’urgenza di dire qualcosa e il bisogno di restare fedele a sé stesso.
Ne abbiamo parlato con lui, tra musica, palco e tutto quello che succede quando si prova a raccontare la vita così com’è.
Ciao Ramo! Come tanti tuoi colleghi anche tu inizi il percorso nel mondo della musica con delle band, ma poi continui come solista. Secondo te quali sono gli aspetti positivi e negativi di suonare da solista e in band?
Ciao a tutti e grazie per l’invito!
Sicuramente la differenza è nel fatto d’avere una “squadra fissa” con il quale condividere l’avventura musicale, ma, in contemporanea, il percorso solista, ti permette di girare molto di più basandoti solamente sui tuoi impegni. Ovviamente il lato economico da solista, a livello d’incasso, è favorevole, ma, quando bisogna parlare di uscite, a livello di band è più facile gestire tutto, oltre che le emozioni ed il lato backstage
Nel corso della tua carriera hai pubblicato numerosi singoli, qual è il segreto per avere sempre le note giuste per descrivere la vita?
Vivere la vita ed avere il coraggio di raccontarla è sicuramente il punto fondamentale, che abbia raccontato le note giuste spero di si (ride)
Tra tutti questi singoli non è mancata una canzone in chiave natalizia. Da dove è arrivata l’esigenza nel raccontare un Natale sincero?
Dall’ipocrisia che si ha spesso nel giorno nel quale “a Natale siamo tutti più buoni”, quello che racconto nel brano è vero, negli ultimi anni, infatti, dopo un po’ prendo e me ne vado in ufficio, almeno mi rendo utile a livello aziendale piuttosto che continuare ad ingoiare rospi (ride).

Il 2026 è iniziato con il singolo Evergreen e la domanda è d’obbligo: cos’è per te un Evergreen?
Un “Evergreen”, nel mio caso, può essere rappresentato specialmente dalla musica, qualcosa che è sempre con me, sicuramente l’ambito del cinema, nel brano accenno ad un sentimento, che però porta paura viverlo, ma forse ciò si ricollega a qualche altro brano del disco(?)
La canzone parte con un’atmosfera intima acustica per poi esplodere in chiave rock. Tra questi due aspetti, ti reputi più un rockettaro o un classico artista del mondo acustico?
Tra questi due ambiti mi reputo “Ramo”, ovvero un mix delle due cose, tutti i miei tatuaggi sono inerenti ad artisti/brani punk o metal, ma alla fine il Ramo sul palco è acustico, e, sinceramente, reputo più reale Ramo che Stefano Ramelli, è più coerente e sincero.
Il brano ha aperto le porte al disco Offline: in un mondo sempre più dominato dal virtuale, quanto è importante per te essere offline?
In questi ultimi due anni (il disco ho cominciato a scriverlo che ancora non era uscito il “Ramo”, il primo) mi sono reso conto che cominciava quasi ad essere una dipendenza più che un’abitudine, non siamo più abituati al mondo “Offline” e, quando ci capiti, non riesco a starci dentro.
Se ci fosse un crisi nella rete mondiale sono convinto che il mondo cambierebbe drasticamente …e lo dice uno che senza internet fa, ormai, fatica a stare!
I tuoi live si muovono soprattutto nei locali milanesi, com’è al giorno d’oggi muoversi in una grande città come Milano per un cantante emergente?
Una bellissima esperienza, sicuramente Milano offre più opportunità rispetto ad altre città, non è comunque facile trovare Live, personalmente mi sento un miracolato per tutti quelli che ho fatto, che fosse un brano solo o una scaletta di più di due ore.
Hai qualcosa che bolle in pentola?
Live, live, live in primis, porterò il più possibile in giro il mio ultimi disco (ho ancora qualche copia da vendere anche se è edizione limitata!) ma ho anche due album in lavorazione, non so se usciranno mai sinceramente, qualche brano uscirà ancora, al momento non mi sento ancora vecchio per fare musica e considerarmi ancora Emergente (ride)