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Elettronica

Galapaghost – Neon Dream: imparare di nuovo a sorprendersi

Con Neon Dream, Galapaghost sceglie di non restare fermo nel territorio che lo ha accompagnato per anni e trasforma il cambiamento in una vera e propria dichiarazione d’intenti. Dopo un percorso costruito intorno al folk, all’indie e al cantautorato, questo nuovo lavoro nasce dalla necessità di interrompere una formula che aveva smesso di offrire stimoli e di ricominciare da una posizione quasi completamente nuova.

La svolta è soprattutto elettronica, ma definirla semplicemente un cambio di genere sarebbe riduttivo. In Neon Dreaml’elettronica diventa uno strumento per recuperare quella sensazione di scoperta che arriva quando non si conoscono ancora tutte le regole del gioco. È significativo che Galapaghost racconti di essersi sentito nuovamente come un bambino durante la realizzazione del disco: l’inesperienza, anziché rappresentare un limite, diventa una possibilità creativa.

Il risultato è un lavoro attraversato da atmosfere differenti, in cui i brani non sembrano necessariamente interessati a seguire una direzione unica. C’è piuttosto una sensibilità comune che li tiene insieme, una sorta di filo emotivo che permette alla sperimentazione di non trasformarsi mai in semplice esercizio di stile. I suoni elettronici ampliano lo spazio della scrittura, sostituendo alla dimensione più intima della chitarra un universo fatto di ritmi, texture e stratificazioni.

A rendere particolarmente interessante questo passaggio è proprio l’assenza di una volontà di dimostrare qualcosa. Neon Dream non sembra voler comunicare che Galapaghost sia diventato improvvisamente un artista elettronico, quanto piuttosto che non abbia intenzione di lasciarsi definire da ciò che ha già fatto. È una distinzione importante: il disco non cerca una nuova etichetta, cerca un nuovo modo di stare dentro la musica.

Anche la collaborazione con Jasper assume un ruolo centrale nella genesi del progetto. Lavorare insieme a un brano elettronico e sperimentale, lontano da tutto ciò che Galapaghost aveva realizzato fino a quel momento, ha rappresentato una sorta di detonatore creativo. Da quell’esperienza è nata la consapevolezza che fosse possibile seguire l’istinto senza aspettare di sentirsi completamente preparati.

Ed è forse proprio questo il punto di forza di Neon Dream: la sua capacità di trasformare l’incertezza in metodo. In un momento in cui la carriera di un artista può facilmente diventare una sequenza di ripetizioni, Galapaghost sceglie invece di mettersi nuovamente in discussione. Non sempre per cercare qualcosa di “migliore”, ma per trovare qualcosa di diverso.

Il titolo, volutamente lasciato aperto alle interpretazioni, si adatta bene a un lavoro che sembra vivere proprio nella sospensione tra ciò che è familiare e ciò che ancora non lo è. Neon Dream è un disco di transizione, ma non nel senso di un passaggio incompleto: è il racconto di un artista che ha capito che, per continuare a creare, aveva bisogno prima di tutto di tornare a divertirsi.

Più che una rottura con il passato, quindi, questo nuovo lavoro è un atto di libertà. Galapaghost non rinnega il folk, semplicemente smette di chiedergli qualcosa che non può più dargli. E trova nell’elettronica uno spazio abbastanza ampio per tornare a giocare, sperimentare e, soprattutto, lasciarsi sorprendere.