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Elettronica

Galapaghost – Neon Dream: imparare di nuovo a sorprendersi

Con Neon Dream, Galapaghost sceglie di non restare fermo nel territorio che lo ha accompagnato per anni e trasforma il cambiamento in una vera e propria dichiarazione d’intenti. Dopo un percorso costruito intorno al folk, all’indie e al cantautorato, questo nuovo lavoro nasce dalla necessità di interrompere una formula che aveva smesso di offrire stimoli e di ricominciare da una posizione quasi completamente nuova.

La svolta è soprattutto elettronica, ma definirla semplicemente un cambio di genere sarebbe riduttivo. In Neon Dreaml’elettronica diventa uno strumento per recuperare quella sensazione di scoperta che arriva quando non si conoscono ancora tutte le regole del gioco. È significativo che Galapaghost racconti di essersi sentito nuovamente come un bambino durante la realizzazione del disco: l’inesperienza, anziché rappresentare un limite, diventa una possibilità creativa.

Il risultato è un lavoro attraversato da atmosfere differenti, in cui i brani non sembrano necessariamente interessati a seguire una direzione unica. C’è piuttosto una sensibilità comune che li tiene insieme, una sorta di filo emotivo che permette alla sperimentazione di non trasformarsi mai in semplice esercizio di stile. I suoni elettronici ampliano lo spazio della scrittura, sostituendo alla dimensione più intima della chitarra un universo fatto di ritmi, texture e stratificazioni.

A rendere particolarmente interessante questo passaggio è proprio l’assenza di una volontà di dimostrare qualcosa. Neon Dream non sembra voler comunicare che Galapaghost sia diventato improvvisamente un artista elettronico, quanto piuttosto che non abbia intenzione di lasciarsi definire da ciò che ha già fatto. È una distinzione importante: il disco non cerca una nuova etichetta, cerca un nuovo modo di stare dentro la musica.

Anche la collaborazione con Jasper assume un ruolo centrale nella genesi del progetto. Lavorare insieme a un brano elettronico e sperimentale, lontano da tutto ciò che Galapaghost aveva realizzato fino a quel momento, ha rappresentato una sorta di detonatore creativo. Da quell’esperienza è nata la consapevolezza che fosse possibile seguire l’istinto senza aspettare di sentirsi completamente preparati.

Ed è forse proprio questo il punto di forza di Neon Dream: la sua capacità di trasformare l’incertezza in metodo. In un momento in cui la carriera di un artista può facilmente diventare una sequenza di ripetizioni, Galapaghost sceglie invece di mettersi nuovamente in discussione. Non sempre per cercare qualcosa di “migliore”, ma per trovare qualcosa di diverso.

Il titolo, volutamente lasciato aperto alle interpretazioni, si adatta bene a un lavoro che sembra vivere proprio nella sospensione tra ciò che è familiare e ciò che ancora non lo è. Neon Dream è un disco di transizione, ma non nel senso di un passaggio incompleto: è il racconto di un artista che ha capito che, per continuare a creare, aveva bisogno prima di tutto di tornare a divertirsi.

Più che una rottura con il passato, quindi, questo nuovo lavoro è un atto di libertà. Galapaghost non rinnega il folk, semplicemente smette di chiedergli qualcosa che non può più dargli. E trova nell’elettronica uno spazio abbastanza ampio per tornare a giocare, sperimentare e, soprattutto, lasciarsi sorprendere.

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Elettronica Pop Recensione

MOVIDA: Il percorso di un’identità sonora sempre più definita | Recensione

Con “Movida”, [lessness] compie probabilmente uno dei passi più significativi del proprio percorso artistico. Non tanto perché cambi radicalmente direzione, quanto perché riesce finalmente a dare una forma pienamente compiuta a un linguaggio che negli anni si è costruito con coerenza. Dietro il progetto c’è Luigi Segnana, musicista e produttore che ha sempre preferito lasciare spazio alla musica piuttosto che alla propria immagine. Una scelta sempre più rara, che ha contribuito a rendere [lessness] un progetto riconoscibile proprio per il suo universo sonoro fatto di elettronica minimalista, suggestioni dark e di una scrittura che mette sempre al centro l’atmosfera e la costruzione emotiva.

L’origine stessa del nome [lessness], ispirato all’opera di Samuel Beckett, racconta molto dell’approccio dell’artista: essenzialità, sottrazione, ricerca di significato attraverso il vuoto più che attraverso l’accumulo. Una filosofia che attraversa anche “Movida”, album scritto, registrato, mixato e masterizzato interamente da Segnana. I singoli pubblicati nei mesi precedenti avevano già lasciato intuire la direzione intrapresa, ma ascoltato nella sua interezza il disco acquista un respiro completamente diverso e si ha la percezione di un racconto unitario che ha nella notte il suo scenario privilegiato.

“Movida” rappresenta così un punto di arrivo e, allo stesso tempo, una nuova partenza. È il lavoro di un artista che ha scelto di crescere senza rincorrere le mode, affinando invece una poetica precisa e una cifra stilistica sempre più riconoscibile. E in un’epoca in cui molti progetti cercano continuamente di reinventarsi, [lessness] dimostra che anche la continuità può essere una forma di evoluzione. E questo album ne è la prova più convincente.

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Comunicato stampa Elettronica Pop

Dove cominciano le canzoni: “Scusami Se” è il nuovo singolo dei Morama

“Scusami Se” è il nuovo singolo dei Morama, uscito venerdì 10 luglio 2026. In questa traccia il duo esplora quel legame sottile tra emozioni e creatività, quando ciò che manca finisce per occupare ogni spazio. Il brano racconta un’assenza che non si limita ai sentimenti, ma si riflette anche nel modo di guardare il mondo e di trasformarlo in musica. Tra sonorità pop eleganti e una scrittura intima, prende forma un racconto sospeso, in cui amore e ispirazione sembrano alimentarsi a vicenda. Una canzone delicata, che suggerisce come alcune persone continuino a vivere dentro ciò che riusciamo a creare anche quando non ci sono più.

Foto: Morama

Queste le parole con le quali il duo presenta il brano:
«Il viaggio elettro-pop dei Morama continua con “Scusami Se”, terzo singolo estratto dal secondo EP. Un brano che racconta il blocco creativo, quel momento in cui il bisogno di scrivere è fortissimo ma le parole sembrano non arrivare. I fogli si riempiono di tentativi mentre i pensieri si aggrovigliano tra di loro. È proprio dentro questo vuoto che emerge l’infatuazione, una presenza che diventa scintilla creativa e rimette tutto in movimento. “Scusami Se” racconta quel momento in cui una persona finisce per occupare ogni pensiero, trasformandosi in ispirazione. È il filo che guida fuori dai propri labirinti mentali e restituisce colore alle pagine bianche.
L’atmosfera sonora è luminosa e brillante, sospesa tra nostalgia ed estate. L’apertura, affidata al violoncello pizzicato, introduce un mondo dove elettronica e strumenti acustici si intrecciano con eleganza, sostenuto da melodie vocali pop-soul che facilmente si trasformano in colla per timpani.»

Puoi ascoltare il brano qui:

Bio
Morama è il punto di incontro tra due mondi apparentemente opposti: il rigore della musica colta e la libertà viscerale dell’elettronica. Il progetto, fondato nel 2022 da Johanna Noa (cantante e violoncellista italo-tedesca) e Paolo De Santis (producer e tastierista), nasce tra le aule del Conservatorio G. Verdi di Como, ma trova la sua vera identità lontano dai leggii, nel pulsare dei club e nella ricerca sonora tra Milano e Londra.
Il suono, classico distorto. La firma stilistica Morama è un pop sofisticato ma accessibile. Il violoncello di Johanna non è solo uno strumento d’accompagnamento, ma diventa materia viva: effettato, distorto e manipolato fino a fondersi con i sintetizzatori di Paolo. Le loro produzioni attingono all’armonia jazz di Jacob Collier, alla vocalità intima di Billie Eilish e Raye, e all’energia elettronica della nuova scena italiana (MACE, Okgiorgio, Venerus).
Dai live al debutto discografico Dopo un primo esordio in lingua inglese, il duo si stabilisce a Milano e vira verso l’italiano per una necessità di comunicazione più diretta. La risposta del pubblico è immediata: la loro esibizione per Sofar Sounds Milan (2023) diventa virale superando le 60.000 visualizzazioni, aprendo le porte a palchi storici come l’Arci Bellezza e il Biko, fino all’opening act per Bluem al BriUp Festival. Il valore del progetto viene confermato dalle selezioni finali in alcuni dei contest più prestigiosi d’Italia: MusicForChange, MArteLive, Sannolo, Palchi Belli x Rockit e M4NG.

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Fonte: Costello’s Agency

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Comunicato stampa Elettronica Pop

L’ora in cui nascono i ricordi: “Inutili Storie” è il nuovo singolo di Salba

“Inutili Storie” è il nuovo singolo di Salba, uscito venerdì 10 luglio 2026. Una canzone che racconta quei momenti in cui tutto sembra trovare il proprio posto, anche solo per la durata di una notte. Il brano si muove tra luci accese, strade percorse senza fretta e istanti condivisi che acquistano valore proprio perché destinati a svanire. La scrittura alterna leggerezza e nostalgia, lasciando che siano i dettagli a dare forma alle emozioni più autentiche. Ne emerge una canzone che non rincorre la felicità, ma sceglie di abitarla finché è possibile, come l’ultima luce che rimane sul mare dopo il tramonto: dura poco, ma basta a cambiare il colore di tutto ciò che la circonda.

Foto: Paracetamolo / Analog Milano

Queste le parole con le quali il cantautore presenta il brano:
«”Inutili Storie” nasce quando smetti di rincorrere pensieri, aspettative e spiegazioni e ti concedi semplicemente di vivere quello che sta succedendo.
Ho scritto questa canzone pensando a quelle notti che sembrano allungarsi senza un motivo preciso, tra strade illuminate, amici, incontri inaspettati e momenti che, pur sembrando piccoli, finiscono per restarti addosso più di tante grandi occasioni. Una risata sulle scale, “un bacio dopo il drink”, un treno rimandato al giorno dopo: immagini semplici che raccontano la bellezza di lasciarsi sorprendere dalla vita. “Inutili Storie” parla proprio di questo. Del desiderio di mettere da parte il rumore di fondo fatto di ansie, aspettative e inutili complicazioni per tornare a essere presenti, qui e ora. È una canzone che non cerca risposte, ma prova a fermare una sensazione: quella leggerezza che arriva quando smettiamo di voler controllare tutto.
Dal punto di vista musicale ho costruito il brano partendo dai sintetizzatori, che da tempo sono al centro della mia ricerca sonora e del mio divertimento. Volevo creare un’atmosfera luminosa e in movimento, capace di accompagnare il racconto senza appesantirlo. Successivamente Ventura ha contribuito a finalizzare la produzione, aiutandomi a trovare il punto d’incontro tra la mia anima cantautorale e una veste pop contemporanea. Le chitarre di Claudio Caponetti, la batteria di Giuseppe Arrabito e il basso di Davide Bruscia hanno arricchito il brano, dandogli la giusta direzione ritmica che cerco in ogni produzione, mentre il mix di Gabriele Marmondi ha dato forma definitiva a questo equilibrio tra strumenti suonati e sonorità elettroniche.
Con “Inutili Storie” continuo il mio percorso artistico raccontando quello che mi interessa da sempre: le emozioni quotidiane, le relazioni, le città che attraversiamo e quei momenti apparentemente ordinari che, a volte, riescono a dire molto più di qualsiasi grande discorso.»

Puoi ascoltare il brano qui:

Bio
Salba è un cantautore che costruisce la propria identità tra immagini urbane e una scrittura diretta, capace di trasformare esperienze personali in racconti condivisibili.
I suoi primi lavori si muovono all’interno di un immaginario fatto di città, notti e relazioni in bilico, con produzioni essenziali che lasciano spazio alla parola e all’atmosfera. Con il tempo, il suo percorso artistico evolve verso una dimensione più ampia, mantenendo un linguaggio immediato ma aprendosi a sonorità più ricche e suonate.
Tra collaborazioni e crescita artistica, Salba continua a sviluppare un percorso coerente e in movimento, in cui ogni brano rappresenta un passaggio, una direzione, un cambiamento.

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Fonte: Costello’s Agency

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Comunicato stampa Elettronica Indie Pop

La trasformazione come linguaggio: “Veleno e Sangue” è il nuovo EP di Luca Rizzo

“Veleno e Sangue” è il nuovo EP di Luca Rizzo, uscito venerdì 26 giugno 2026. In “Veleno e Sangue”, Luca Rizzo trasforma l’esperienza personale in un percorso aperto, dove emozioni, dubbi e cambiamenti trovano spazio senza la necessità di essere definiti fino in fondo. L’EP si muove tra tensione e introspezione, lasciando che siano le atmosfere e le sfumature sonore a guidare il racconto. Elettronica, melodie essenziali e continui mutamenti di prospettiva convivono in un equilibrio dinamico che mantiene viva la sensazione di ricerca. Più che offrire risposte, il lavoro invita a sostare nell’incertezza, restituendo un ascolto intimo, autentico e in costante trasformazione.

Foto: Giorgia Zoe Righini

Queste le parole con le quali l’artista presenta la traccia:
«Questo disco nasce in un periodo cupo e trasformativo della mia vita, segnato da fragilità fisiche, nuove sfide personali e cambiamenti profondi. Il corpo che cambia, l’amore che finisce, relazioni che consumano, vecchie identità che crollano e nuove presenze capaci di rimettere tutto in discussione. Ogni brano è una fotografia emotiva di quel periodo: smarrimento, desiderio, rabbia, paura, bisogno di guarire e necessità di ritrovarsi. Le canzoni raccontano quel confine sottile tra sentirsi invincibili e ritrovarsi improvvisamente fragili, tra il caos interiore e la ricerca di una nuova stabilità. Tra sonorità elettroniche, tensione emotiva e immagini viscerali, il disco prova a trasformare ferite reali in movimento, fino a trovare una forma possibile di accettazione, verità e pace con sé stessi.»

Puoi ascoltare il brano qui:

BIO
Luca Rizzo è un musicista e cantante di Ferrara.
Frontman dei Ni Na (New Idea No Artist) e dei Digit, progetti della scena electro-pop dei primi anni 2000, ha pubblicato diversi dischi e calcato importanti palchi italiani.
Dopo un lungo periodo di stop, torna oggi con un progetto solista nato dall’esigenza di tradurre in musica una fase personale particolarmente complessa. Trasforma la propria casa in uno studio e riparte dalla scrittura, dando forma a un nuovo EP intimo e diretto.
Il rinnovato percorso unisce rock ed elettronica in una dimensione tesa e notturna, costruita su groove profondi, linee di basso centrali, voci esasperate e atmosfere cupe e sospese. Un set minimale e incisivo, che punta all’impatto emotivo e a una forte identità sonora.

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Fonte: Costello’s Agency

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Elettronica

UNA SOLITUDINE TROPPO RUMOROSA: Burocrazia per anime esauste | Recensione

Prendere in prestito il titolo del capolavoro di Bohumil Hrabal potrebbe sembrare un’operazione rischiosa. Taglialucci, invece, compie una scelta ancora più interessante: non prova a reinterpretare il romanzo, ma ne sposta l’intuizione nel presente. Se nel libro la pressa comprimeva montagne di carta, oggi a schiacciarci sono notifiche, burocrazie invisibili, immagini che scorrono senza sosta e parole che finiscono per occupare anche gli spazi in cui dovrebbe nascere un pensiero autentico. La solitudine, così, non coincide più con il silenzio, ma con un rumore costante da cui sembra impossibile prendere le distanze. E dentro questo rumore si deposita una forma di stanchezza collettiva sempre più difficile da nominare, come se fosse diventata semplicemente lo sfondo delle giornate.

È un’idea che attraversa tutto l’EP senza mai trasformarsi in manifesto. Piuttosto, si insinua nelle canzoni, lasciando emergere quella sensazione tipicamente contemporanea di vivere dentro meccanismi che continuano a funzionare anche quando nessuno sembra crederci davvero. Viene quasi naturale pensare a quell’immaginario raccontato da Mark Fisher, dove la burocrazia non è soltanto un insieme di pratiche amministrative, ma una condizione mentale capace di colonizzare perfino il modo in cui immaginiamo il futuro.

Anche il suono contribuisce a rendere questa sensazione incredibilmente concreta. Le coordinate synth-pop e post-wave vengono continuamente deformate da glitch, rumori digitali e interferenze noise che sembrano piccoli errori di sistema lasciati volutamente aperti. È una musica fredda, stratificata, attraversata da tensioni sotterranee, ma mai distante. Anzi, proprio nelle sue crepe lascia filtrare un’umanità che resiste alla compressione.

La cosa più riuscita è che Taglialucci non cerca scorciatoie narrative. Non c’è nostalgia per un passato migliore e non c’è nemmeno la promessa di una liberazione finale. C’è piuttosto la lucidità di chi osserva il presente dall’interno, senza pretendere di mettersi al di sopra del meccanismo. Ed è proprio questa onestà a rendere il disco così convincente.

Per essere un debutto, “Una solitudine troppo rumorosa” possiede una personalità sorprendentemente definita. Claudio Calamita dimostra di saper costruire un linguaggio in cui ricerca sonora, tensione emotiva e riflessione sul presente convivono senza mai pestarsi i piedi. Un EP che senza alzare la voce riesce a coprire tutto il rumore che ci circonda. E, di questi tempi, non è affatto poco.

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Comunicato stampa Elettronica Indie Pop

Riconoscersi ancora: “Io dimentico tutto” è il nuovo singolo di Luca Rizzo

“Io dimentico tutto” è il nuovo singolo di Luca Rizzo, uscito martedì 26 maggio 2026. Un brano che si muove dentro uno spazio sospeso, dove le parole sembrano rivolte a qualcun altro ma finiscono per tornare sempre al punto di partenza: sé stessi. Luca Rizzo costruisce un electro-pop notturno, attraversato da slanci improvvisi e momenti di distanza, come luci riflesse sui vetri di una città vista troppo tardi. Più che raccontare una relazione, il brano segue il tentativo fragile di riconoscersi ancora, mentre tutto intorno perde nitidezza.

Foto: Giorgia Zoe Righini

Queste le parole con le quali l’artista presenta la traccia:
«”Io dimentico tutto” è un brano autobiografico che racconta il difficile percorso verso l’accettazione di sé. Attraverso immagini simboliche e frammenti intimi, la canzone attraversa fragilità, memoria e rinascita: i momenti in cui ci si sente invincibili e quelli in cui si torna a fare i conti con la realtà. L’abbraccio “tra la folla del metrò” diventa metafora di un incontro con sé stessi, dell’accettazione e del ritrovamento, mentre le luci che imitano il giorno evocano un passato segnato da cure, ferite e trasformazioni vissute in prima persona. È il racconto di chi, dopo essersi a lungo sentito distante da sé, trova finalmente il coraggio di riconoscersi e fare pace con se stesso.»

Puoi ascoltare il brano qui:

BIO
Luca Rizzo è un musicista e cantante di Ferrara.
Frontman dei Ni Na (New Idea No Artist) e dei Digit, progetti della scena electro-pop dei primi anni 2000, ha pubblicato diversi dischi e calcato importanti palchi italiani.
Dopo un lungo periodo di stop, torna oggi con un progetto solista nato dall’esigenza di tradurre in musica una fase personale particolarmente complessa. Trasforma la propria casa in uno studio e riparte dalla scrittura, dando forma a un nuovo EP intimo e diretto.
Il rinnovato percorso unisce rock ed elettronica in una dimensione tesa e notturna, costruita su groove profondi, linee di basso centrali, voci esasperate e atmosfere cupe e sospese. Un set minimale e incisivo, che punta all’impatto emotivo e a una forte identità sonora.

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Fonte: Costello’s Agency

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Comunicato stampa Elettronica Pop

Il suono dei giorni che cambiano: “Primavera” è il nuovo singolo dei Morama

“Primavera” è il nuovo singolo dei Morama, uscito venerdì 15 maggio 2026. Con “Primavera”, i Morama catturano quel momento preciso in cui la stagione cambia pelle e tutto sembra improvvisamente più morbido, più aperto. Il brano si muove con naturalezza tra intrecci vocali, strumenti vissuti e dettagli lasciati respirare, creando un’atmosfera luminosa ma mai levigata. C’è qualcosa di istintivo nel modo in cui la canzone prende forma: non cerca un punto fermo, preferisce restare in movimento, come certi pomeriggi che iniziano lentamente e finiscono senza accorgersene.

Foto: Morama

Queste le parole con le quali il duo presenta il brano:
«”Primavera” è una dichiarazione d’amore alla stagione dei fiori e al primo innamoramento. Il brano ha le farfalle nello stomaco, sorride senza motivo, guarda il mondo attraverso lenti rosate: è leggero, luminoso, irresistibilmente vivo. Ispirato alle atmosfere intime e sofisticate di Olivia Dean e alle trame armoniche di Jacob Collier, il pezzo gioca con un arrangiamento vocale ricco e stratificato, dove le armonie diventano protagoniste. La produzione, questa volta totalmente suonata lascia da parte l’elettronica di “Vivo” e restituisce una sensazione autentica, quasi tattile. Come il primo amore, è imperfetta e reale, ma proprio per questo profondamente sincera. Sotto la sua apparente leggerezza, la canzone rivela una costruzione armonica e ritmica complessa e curata nei minimi dettagli, arricchita da un violoncello che colora e accarezza la tela sonora. È il racconto di quel momento in cui tutto sembra possibile: dopo un lungo inverno, la primavera arriva all’improvviso e, insieme a lei, la sensazione di poter affrontare qualsiasi cosa perché finalmente accanto a te c’è la persona giusta.»

Puoi ascoltare il brano qui:

Bio
Morama è il punto di incontro tra due mondi apparentemente opposti: il rigore della musica colta e la libertà viscerale dell’elettronica. Il progetto, fondato nel 2022 da Johanna Noa (cantante e violoncellista italo-tedesca) e Paolo De Santis (producer e tastierista), nasce tra le aule del Conservatorio G. Verdi di Como, ma trova la sua vera identità lontano dai leggii, nel pulsare dei club e nella ricerca sonora tra Milano e Londra.
Il suono, classico distorto. La firma stilistica Morama è un pop sofisticato ma accessibile. Il violoncello di Johanna non è solo uno strumento d’accompagnamento, ma diventa materia viva: effettato, distorto e manipolato fino a fondersi con i sintetizzatori di Paolo. Le loro produzioni attingono all’armonia jazz di Jacob Collier, alla vocalità intima di Billie Eilish e Raye, e all’energia elettronica della nuova scena italiana (MACE, Okgiorgio, Venerus).
Dai live al debutto discografico Dopo un primo esordio in lingua inglese, il duo si stabilisce a Milano e vira verso l’italiano per una necessità di comunicazione più diretta. La risposta del pubblico è immediata: la loro esibizione per Sofar Sounds Milan (2023) diventa virale superando le 60.000 visualizzazioni, aprendo le porte a palchi storici come l’Arci Bellezza e il Biko, fino all’opening act per Bluem al BriUp Festival. Il valore del progetto viene confermato dalle selezioni finali in alcuni dei contest più prestigiosi d’Italia: MusicForChange, MArteLive, Sannolo, Palchi Belli x Rockit e M4NG.

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Comunicato stampa Elettronica Indie rock

Sotto la superficie, niente tregua: “Ognuno di voi è un mio nemico” è il nuovo EP dei Narcadian

“Ognuno di voi è un mio nemico” è il nuovo EP dei Narcadian, uscito venerdì 8 maggio 2026 via Costello’s Records. La notte vibra a denti stretti, come se trattenesse qualcosa. “Ognuno di voi è un mio nemico” è un disco che scorre sotto pelle, taglia corto, non concede aria. Suoni ruvidi, luce fredda: tutto stringe, tutto spinge. Non accompagna, travolge. È un attraversamento senza riparo, quando il rumore diventa crepa e ci finisci dentro.

Foto: Lorenzo Albano

Queste le parole con le quali la band presenta il disco:
«”Ognuno di voi è un mio nemico” è un disco cupo e dissacrante, tenta di essere quello che la musica italiana non è mai stata.
È un EP industrial rock che trasuda nichilismo, disincanto ed apatia, sia per le sonorità che per i testi, è un progetto ambizioso che vuole entrare senza bussare, non esattamente quello che il pubblico italiano si aspetta, ma uno schiaffo in faccia al perbenismo, alle buone intenzioni e alla leggerezza.»

Puoi ascoltare l’EP qui:

BIO
Narcadian sono un gruppo alternative rock partorito dall’ego di Luca Cima (aka Vertebra) per esternare la noia esistenziale, la solitudine, l’alienazione, dentro un mondo di sovrastimolazione e compravendita sfrenata.
I brani affrontano con lucidità il tormentato rapporto dell’uomo con la religione, il disincanto verso la società e il nichilismo che ne consegue.
La musica dei Narcadian è priva di ruffianerie e rifiuta la leggerezza come compromesso estetico.
Il progetto trae ispirazione dalle sonorità cupe di generi underground, quali industrial, trip hop e big beat, affrontando il vuoto del mondo contemporaneo.

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Fonte: Costello’s Records

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Elettronica

“Stringimi forte” di D’Iuorno: delicatezza elettrica e verità quotidiana

“Stringimi forte” è il nuovo singolo di D’Iuorno e arriva a breve distanza da “La ragazza mia”, segnando un passaggio importante nel percorso che conduce al prossimo album. Già nelle prime battute è evidente una scelta precisa: mantenere una matrice elettrica riconoscibile, ma lavorare su una dimensione più contenuta, meno esposta, in cui la componente emotiva si sviluppa per accumulo e non per esplosione.

Dal punto di vista sonoro, il brano costruisce il proprio equilibrio su una gestione attenta degli spazi. Le chitarre elettriche non dominano, ma definiscono una struttura su cui si innesta una linea melodica lineare, quasi trattenuta. L’arrangiamento evita stratificazioni eccessive, privilegiando una costruzione progressiva che lascia emergere il racconto senza sovraccaricarlo. Questa scelta si riflette anche nella percezione complessiva del brano, che si sviluppa con coerenza e senza deviazioni improvvise.

Il nucleo tematico è chiaro: una relazione che nasce in un contesto popolare e che si confronta con la necessità di uscire da dinamiche ripetitive. Non si tratta di una fuga idealizzata, ma di un tentativo concreto di cambiamento, legato a una presa di coscienza individuale. L’amore, in questo senso, non è un elemento salvifico in senso assoluto, ma una condizione che può funzionare solo se accompagnata da una reale disponibilità a trasformarsi.

La metafora della giostra diventa un elemento chiave. Non è soltanto un’immagine evocativa, ma un principio strutturale che attraversa l’intero brano. Il movimento circolare, la ripetizione, la difficoltà di interrompere un ciclo: tutto questo si riflette anche nella costruzione musicale, che mantiene una continuità costante, senza cercare rotture nette.

La voce di D’Iuorno si inserisce in questo contesto con misura, evitando eccessi interpretativi. È una presenza che accompagna il racconto, mantenendo una coerenza con il contenuto del testo.

“Stringimi forte” si distingue così per la sua capacità di lavorare sulla continuità emotiva e sulla precisione formale. È un brano che non cerca effetti immediati, ma costruisce un ascolto solido e progressivo, confermando una direzione artistica consapevole.