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Cinque oggetti, una casa e il mondo di Martino Adriani

Cosa raccontano gli oggetti che scegliamo di tenere in casa? A volte sono semplici presenze quotidiane, altre volte custodiscono ricordi, abitudini e pezzi di vita che finiscono per assomigliarci più di quanto immaginiamo. Abbiamo chiesto a Martino Adriani di aprirci le porte del suo mondo domestico e soffermarsi su cinque oggetti in particolare, per scoprire cosa si nasconde dietro le cose che lo circondano e quali storie hanno da raccontare. Un viaggio personale, tra curiosità e frammenti di quotidianità, che diventa anche l’occasione per parlare di musica e del suo rapporto con ciò che resta, cambia e continua ad accompagnarci nel tempo.

Venerdì 23 ottobre esce Panico Rock and Roll, il nuovo singolo del cantautore, distribuito da Believe Music Italy. Un brano che guarda con ironia alle contraddizioni di una vita trascorsa tra palchi, locali e concerti, raccontando quella passione che continua a chiamarci anche quando comincia a presentarci il conto. Perché, proprio come gli oggetti che scegliamo di conservare, anche certe passioni finiscono per diventare parte di noi: possono cambiare forma, portarsi dietro qualche ammaccatura, ma non per questo smettono di avere un significato. E allora, per conoscere meglio Martino Adriani, partiamo da casa sua.

Il libro sul comodino

Sul mio comodino c’è sempre un libro. In questo momento è Primavera di bellezza di Beppe Fenoglio, fino a una settimana fa c’era Il chewing gum di Nina Simone di Warren Ellis. Compro un libro alla volta, è una regola che mi sono dato e che rispetto. Mi piace l’idea di non avere già pronto il successivo: finire un libro significa anche rimettersi in cerca, senza sapere ancora cosa finirà sul comodino. Dunque è una scusa per tornare spessissimo in libreria.

Ovviamente, la lettura influenza moltissimo la scrittura di canzoni: un brano può nascere dopo aver letto una frase, incontrato un personaggio o semplicemente essersi imbattuti in una storia che ti ha lasciato un segno.

Lo stereo a cassette

Già, prima di Spotify c’erano le cassette o, se volevi una canzone, dovevi aspettare che passasse alla radio. Questo stereo degli anni Novanta mi riporta a quando avevo sei, sette, otto anni. Attendevo con pazienza e registravo le canzoni attese premendo due pulsanti, ma soprattutto ascoltavo le cassette che avevo in casa. La prima che mi regalò mio padre, lo ricordo bene, fu Mio fratello è figlio unico di Rino Gaetano, che avrò ascoltato mille volte. La prima che comprai io, invece, con i soldi della paghetta, fu Rospo dei Quintorigo, dopo essere rimasto allucinato da una loro esibizione in TV.

Il poster di John Lennon

Questo poster di Lennon è un reduce. Stava nella mia cameretta quando ero adolescente, poi ha attraversato paesi e città e ora, da qualche anno, è finito nella sala prove, sopra la batteria. Ha vissuto traslochi, cambi di stanza e probabilmente assistito a qualche crisi esistenziale, senza essere mai interpellato.
È stropicciato, un po’ malconcio, ma non ho mai pensato di buttarlo via. Dopo tutto questo girovagare, credo che abbia finalmente trovato il suo posto definitivo, lì dove nascono canzoni e suoni.

Il phon

Gaber ci ha fatto una canzone, Lo shampoo, e io, nel mio piccolo, ho sempre avuto un debole per questa pratica. Ma il mio rapporto con i capelli non finisce lì: non posso fare a meno del phon. Sono da sempre un amante del rumore bianco e, fin da bambino, ho sviluppato questa curiosa abitudine: oltre a usarlo per asciugarmi la capigliatura, ogni tanto lo accendo anche solo per concedermi qualche secondo di relax.

Parliamo pur sempre di suoni: Parliamo pur sempre di suoni: a quanto pare, il mio amore per il noise viene da lontano.

La chitarra acustica

La mia Martin è forse l’oggetto più scontato da inserire in una rubrica del genere, ma sarebbe stato strano lasciarla fuori. Decisamente vissuta, è una presenza perenne in casa, dove finisce per spostarsi da una stanza all’altra. Mi capita di prenderla in mano per un minuto o di ritrovarmi a suonare per due ore. Non è uno strumento che tiro fuori soltanto quando devo suonare o scrivere canzoni: l’importante è che sia lì, a portata di mano, tutti i giorni.

Chiaramente, da quando l’ho fatta mia, sei anni fa, ci ho scritto tutte le canzoni che ho inciso, compresa Panico Rock and Roll, nonostante il brano inizi con: «Senti come urla la chitarra elettricaaa…»