Fuori dal 4 settembre “Cuore in silenzio”, il secondo capitolo della “Trilogia dell’Io” di Giuseppe Condello. Si tratta di una ballad rock che indaga il sentirsi finalmente in pace con se stessi e riuscire così ad avere un rapporto profondo con la persona che abbiamo al nostro fianco senza perderci.
I tre brani della trilogia sono legati da un fil rouge narrativo che pone al centro l’individuo, la sua identità e il rapporto con gli altri. In “Odio” questo rapporto viene raccontato attraverso l’idea di una relazione vissuta come necessità di completarsi in qualcuno. L’individuo finisce per annullarsi e, progressivamente, per perdere la propria identità fino a smarrirsi nel vuoto.
“Cuore in silenzio” riparte da quel vuoto, ma ciò che in “Odio” rappresentava una perdita diventa qui il punto da cui ripartire. Il vuoto non viene colmato attraverso qualcun altro: viene attraversato e risolto, fino a comprendere che non siamo la metà di nessuno. Siamo persone intere che possono incontrare un’altra persona intera, non per completarsi, ma per condividere ciò che sono.
È da qui che nasce anche il significato del titolo. Il cuore in silenzio non è un cuore che non sente e non è un cuore che non fa rumore: è un cuore che non ha bisogno di farlo. È un cuore capace di stare accanto a qualcuno senza perdersi in quel qualcuno.
Anche la dimensione visiva accompagna questa evoluzione: le copertine di “Odio” e “Cuore in silenzio” hanno la stessa protagonista. In “Odio” è immersa nel caos esteriore, mentre in “Cuore in silenzio” nel deserto interiore.
“Cuore in silenzio” è un brano delicato e allo stesso tempo potente, che trova nel climax del ritornello il momento di massima liberazione. Attraverso il suono distorto e liberatorio delle chitarre elettriche si percepisce l’energia che riparte, donando di nuovo la gioia di amare senza bisogno, ma solo per piacere.
Gli abbiamo chiesto le sue cinque cose preferite, per conoscerlo meglio!
1. Stare tra i miei ulivi
Stare tra i miei ulivi è uno dei modi che ho per connettermi di più con me stesso. Imparare a conoscerli, a leggerli, capire come stanno e di cosa hanno bisogno. È un dialogo continuo fatto di osservazione e interpretazione. Quando sono lì mi disconnetto dal resto del mondo e mi connetto con loro. E proprio attraverso questo rapporto con la natura finisco per riconnettermi anche con me stesso.

2. La palestra
La palestra per me è una sorta di santuario. È forse l’unica stanza che esiste sul pianeta capace di permettermi di lasciare completamente fuori la mia routine. Quando entro lì dentro, per un po’ tutto il resto rimane fuori. Si spegne la mente, resta soltanto quello che sto facendo in quel momento. È uno spazio nel quale riesco a ritrovare un equilibrio che nella quotidianità non è sempre facile trovare.

3. Leggere al mare
Il mare è una componente importante della mia vita e il desiderio di conoscere lo è ancora di più. Mi piace imparare, capire. Mi piace farlo nella pace del mare. Sono due cose che nella mia vita combaciano perfettamente. Leggere al mare, per me, è trovare il posto giusto per assecondare una delle parti più curiose di me.

4. In compagnia di Lilli
Lilli è il mio cane e condividiamo soprattutto anche quelle che potremmo definire le nostre “finestre di noia”. Quei momenti in cui non c’è bisogno di fare niente. Basta esserci. Può essere guardare una serie TV, fare una telefonata o semplicemente stare seduti sulla poltrona la sera, quasi dormiente io e completamente addormentata lei, lì di fianco.

5. Scrivere canzoni
Quando scrivo le mie canzoni riesco a lasciare andare parti di me che normalmente non riesco a raccontare a parole. Scrivere una canzone mi permette di trasformare qualcosa che ho dentro in qualcosa che posso ascoltare, condividere e, in qualche modo, anche comprendere meglio. Per questo fare musica per me ha anche una funzione terapeutica: è il mio modo di raccontare quello che sono, anche quando non riesco a farlo diversamente.
