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Le 5 cose preferite di Ninaì

Oggi vi presentiamo Ninaì, artista che abbiamo scoperto di recente grazie al suo nuovo disco, “Soulmetry Living Room Session”. Per conoscerla meglio, le abbiamo chiesto di raccontarci le sue cinque cose preferite.

La natura 

Mi affascina il modo in cui tutto esiste senza bisogno di dimostrare qualcosa. Gli alberi crescono seguendo tempi propri, gli animali si muovono tra istinto e adattamento, ogni elemento sembra conoscere una direzione senza controllarla davvero. Osservare la natura mi ricorda che anche nella musica niente deve essere forzato o spiegato. Alcune cose accadono quando trovano il loro momento. Forse per questo cerco spesso di lasciare spazio all’imprevisto: improvvisare, registrare in presa diretta, accogliere quello che emerge come è successo in Soulmetry Living Room Session.

Il battito del cuore e il respiro

Credo siano stati i primi ritmi che abbiamo conosciuto. Prima di ogni linguaggio, prima della musica. Quando improvviso, penso spesso a questo: seguire qualcosa di vivo che pulsa dentro di me come in ogni essere vivente. Questo evidenzia in modo inequivocabile che siamo uniti da una forma ritmica cosmica che va oltre le parole. Per questo in Soulmetry Living Room Session ho sentito necessario lasciare molto spazio al non detto (parole e testi) lasciando intermezzi di piano e un inedito strumentale.

Il viaggio, in tutti i sensi.

Viaggiare per me non significa soltanto spostarsi. È ascoltare lingue diverse, osservare gesti quotidiani, modi differenti di abitare il tempo. Ogni luogo custodisce un ritmo. Porto spesso tutto questo dentro la musica: piccole contaminazioni, suggestioni, prospettive che si incontrano senza perdere la propria identità, sensibilità differenti che riescono a creare qualcosa insieme. Succede anche nella musica improvvisata: ognuno arriva con il proprio linguaggio e, per un momento, nasce una direzione comune. Credo molto in questa possibilità. Le differenze non come distanza, ma come modo per riconoscersi.

Il mare

 L’acqua come elemento sempre, e nel mare ancora più mi ricorda che nulla resta identico. Cambia continuamente, anche quando sembra fermo. Ha forza e delicatezza insieme, superficie e profondità.  Cerco qualcosa di simile nella musica: lasciare che una forma si trasformi senza obbligarla a restare uguale. Non esiste una versione definitiva e soprattutto l’acqua arriva ovunque non conosce ostacoli a meno che sia rinchiusa. Ecco credo che la libertà di espressione di ogni artista non debba mai essere ostacolata.

 Gli spazi condivisi

Gli spazi conservano memoria, come   il camerino di un teatro, il sedile di un treno o come un tavolo a cui più persone si riuniscono: la cosa incredibile è che ogni volta nascerà una nuova storia fatta di passaggi di testimone che possono unirsi creando un “home feelin” in movimento. Un salotto può diventare rifugio, punto d’incontro, archivio di emozioni. Soulmetry Living Room Session nasce proprio da questo: dalla volontà di non separare la musica dal luogo che la genera aprendosi al mondo.