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Le 5 cose preferite di Aura Nebiolo

Aura Nebiolo il 12 maggio ha pubblicato il nuovo disco “A KIND OF FOLK“, un concentrato di puro talento jazz! Noi ci siamo fatti raccontare da lei quali sono le sue 5 cose preferite, per conoscere meglio il suo mondo.

I Giochi di Parole
A dir la verità le parole mi piacciono quasi tutte, tranne alcune come “succulento”, che proprio non sopporto. In particolare mi piacciono quelle parole che vogliono dire più cose, più concetti! Oppure combinare le parole per crearne altre.Il titolo del disco è un gioco di parole su più piani, traducendolo può significare “un tipo di Folk”, inteso come genere musicale, oppure, il significato che intendo io, “un tipo di gente”.È un gioco nel gioco perché riprende il titolo di una composizione che amo di Kenny Wheeler, “Kind Folk”.


Camminare nei Boschi
Ho sempre vissuto in campagna, ma quand’ero bambina il bosco mi faceva tanta paura. Lo vedevo buio, pericoloso, insidioso. Ora lo vedo per quello che è, insidioso sì, ma pieno di vita, di incontri ed incastri. In “Frequenze Armoniche” ho cercato di tradurre queste sensazioni in note.Poi mi dite se ci sono riuscita o a cosa vi fa pensare questo brano!


Le Ombre
Adoro il sole in faccia, quella sensazione di calore che ti pervade da fuori a dentro. Ma trovo molto più interessante ciò che la luce fa alle nostre figure, le allunga, le deforma. Può renderci dei mostri o delle fate, con le mani.Di luci e ombre è impregnato tutto il disco, sono concetti che tento sempre di coniugare all’interno delle mie composizioni. 


Il mio disordine
Senza il mio disordine non sarei io, e non sarebbe nata l’introduzione di Good Roots. Nel mio disordine c’è sempre tutto quello di cui ho bisogno, basta trovarlo! Ma la ricerca è sempre una di quelle cose che mi appassiona.
Ps: adoro il mio disordine, non quello altrui eheh

I gatti
Questi esseri così indipendenti, fieri, che sopportano il dolore e lo mascherano con indomito coraggio. Anche pigri e spesso indolenti.Avevo un gatto con un naso grigio, che ha vissuto con fierezza fino al suo ultimo giorno. “Grey Nose” è per lui e per il suo coraggio.
Che di coraggio ne vorrei anche un po’ io per affrontare le parole che a volte non so gestire, le insidie e gli incroci intricati ed intriganti dei boschi, le ombre e il disordine della mente.

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Cosa c’è nella camera di Jali Babou Saho

Esce venerdì 29 aprile 2022 “Tamalla“, l’album di debutto di Jali Babou Saho, cantante del Gambia e suonatore di kora (strumento tipico dell’Africa Occidentale che si tramanda di generazione in generazione). Un disco che nasce per un’urgenza artistica dopo l’incontro con il chitarrista Francesco Mascio e che vanta la produzione eccezionale di Riccardo e Daniele Sinigallia. Sei tracce originali, registrate in presa diretta con Maurizio Loffredo, Daniele e Riccardo Sinigallia, presso gli Artigiani studio di Formello; le canzoni spaziano nell’ambito dell’ afro-blues, afro-jazz e world music. Un intreccio di sonorità elettriche e acustiche, in cui le radici della musica mandinka, evolvono in una visione moderna, dando vita ad una interpretazione dell’artista del tutto personale. Focus track del disco è il singolo Kanno, che sarà accompagnato da un video ufficiale in uscita lo stesso 29 aprile alle 12. 

Ad impreziosire l’intero lavoro, vi è la collaborazione di numerosi musicisti provenienti da percorsi musicali differenti: il vocalist italo-libico Esharef Alì Mhagag, la cantante partenopea Fabiana Dota, il sassofonista Alberto La NeveTonino Palamara alle percussioni, Paolo Mazziotti al basso elettrico, Domenico Benvenuto alla batteria, oltre che dallo stesso Francesco Mascio alla chitarra classica ed elettrica e Jali Babou Saho alla voce e kora.

Noi come sempre siamo stati a casa sua, ed ecco cosa ci ha mostrato!

Kora. E la compagna della mia vita. Mi è stata regalata da mio padre all’età di 10 anni, in sostituzione di una più piccola, per bambini. La kora mi parla e quando la suono mi aiuta ad esprimere quello che sento.

Anello. Questo anello mi è stato dato da un griot e serve a proteggermi e a trovare la mia strada.

Bracciale. Mi è stato donato da mia nonna. So che è un bracciale molto antico ma le sue origini si perdono nel tempo.

Dipinto. Questo è un piccolo dipinto su tela. Lo ha fatto un mio amico di Banjul e raffigura una danza accompagnata dal suono delle percussioni. Ci sono molto affezionato perché rappresenta la musica e la danza, che sono il cuore pulsante del mio paese.

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Cosa c’è nella camera di Mr. D

Kid’s dream è il debut album di MR. D, moniker dietro il quale si cela Daniele Fioretti, musicista marchigiano che, come musicista one man band con la sua chitarra e come tour manager per band estere per i tour europei, vive in continuo movimento tra le città d’Europa.  Il disco, in uscita il 29 aprile per la Bloody Sound Fucktory e prodotto da Loop Collective, è stato anticipato dal singolo “Wonderful Stranger”, accompagnato dal video. Kid’s dream è una raccolta intima di storie che nascono dai viaggi di Daniele, dai confronti con le centinaia di persone incontrate lungo la sua strada, dalle molteplici preziose esperienze vissute in prima persona e dalle sue radici. Con Kid’s dream MR. D ci apre le porte del suo mondo fatto di Rock e di Blues, di quel suono nato in America per raccontare le proprie storie vissute sulla strada di kerouacchiana memoria. Il suono di una chitarra con il riverbero della stanza e una voce che graffia il nastro, quasi a riportarci alla sensazione delle registrazioni su nastro analogico.

Abbiamo deciso di farci fare un salto a casa sua, ed ecco cosa ci ha mostrato!

Il libro di Francis Bacon, perché nella mia libreria ci sono molto libri d’arte, tra quelli di musica e quelli politici, l’arte è l’essenza della mia vita e credo profondamente negli artisti, i veri Artisti, gli eletti. Non possiamo esserlo tutti, non basta saper scrivere una canzone o fare un dipinto per essere Artisti, non mi sento un Artista personalmente perché riconosco la Magnificenza di chi lo è. Bacon lo scoprii in un libro che si chiama London Calling e parla della Londra Artistica dai primi del 900 fino ai tempi moderni, Francis Bacon mi colpi molto, informandomi mi resi conto che lo studiai a Storia dell’arte e che mio padre ne è un gran fan.


L’Anello perché senza di lui non salgo sul palco(scherzo), non sono scaramantico, realmente nulla di più distante dall’essere superstizioso o cose simili, ma sarebbe triste per me dimenticarmi sul comodino il giorno di un concerto questo anello. Non vale nulla, credo averlo pagato 5euro, ma ormai fa parte di me e nonostante le sue piccole dimensioni mi fa sentire protetto.


Il casco perché i motori sono una parte della mia vita, mi incanto delle volte davanti a delle auto o moto. Preferisco i mezzi d’epoca, hanno quel sapore più romantico, sicuramente i designer di altri tempi avevano un gran stile non stavano a copiarsi l’un l’altro. Questo casco specifico lo uso sempre con la mia Lambretta del 1960 che ho restaurato anni fa, mi piace salirci su e farla andare, sulle strade di casa, sempre con caschi di gran stile in testa, lo stile SEMPRE.


La borsa frigo della Kodak, presa in un mercatino dell’usato, la regalavano negli anni 80 con un tot di rullini, gli anni della raccolta bollini per i regali, ormai mi segue da anni siamo al 4 trasloco insieme. Non ci metto bevande fresche per andare al mare o a un pic nic, ma quando la vidi la trovai fighissima, il design ed i simboli pop mi attraggono, ci tengo dentro il materiale fotografico, ogni tanto amavo scattare delle foto con una vecchia Lomo LC-A(originale russa) o una Olympus Trip 35 degli anni 70.


La vecchia borsa verde è sempre li pronta ad ogni partenza è con lei che parto per un live singolo o per un tour. La borsa inseparabile, quella che sta li con me sui palchi d’Europa perché magari prima di iniziare il concerto ci metto dentro il portafoglio e le chiavi del van, ci infilo la camicia a fine live e mi cambio al volo con quello che ci ho messo dentro, quando prendo quella vuol dire che si parte. La mia sacca.

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REA: RESPIRO È IL PRIMO BRANO DOPO LA PARTECIPAZIONE AD AMICI

Respiro è il nuovo singolo di Rea, la rivelazione del pomeridiano di Amici, e il primo brano pubblicato dopo essere uscita dalla scuola di Maria De Filippi. Su un sound accattivante dominato dalla chitarra elettrica e dai synth si innesta la voce della giovane cantautrice bolognese che mostra un lato più intimo della propria scrittura, senza rinunciare all’orecchiabilità e a una melodia di facile presa. Un testo che racconta del bisogno di aiuto quando si affronta un cambiamento, di sguardi che si incrociano, dell’empatia come elemento fondamentale per acquistare fiducia nei confronti dell’altro. Un brano da dedicare a chi ha le spalle larghe per proteggerci quando siamo in balia degli eventi e non siamo in grado di decidere da soli, da ascoltare con le cuffie al massimo quando si passeggia per le strade deserte nel cuore della notte.  Respiro farà parte di un concept album, la cui uscita è prevista per l’estate.

Abbiamo chiesto a REA di rispondere alle nostre domande:

Ciao Rea, quali sono le cose che più di tutte ti fanno respirare cioè ti mettono in pace con te stessa?
Beh diciamo che sono una persona che non sta mai ferma quindi le uniche cose che mi mettono in pace con me stessa sono i momenti in cui ho raggiungo un obiettivo che mi ero prefissata.

Nel pezzo parli di cambiamenti, nella tua vita quale pensi sia stato il più grande?
Sicuramente Amici è stato un grossissimo cambiamento non tanto per la durata dell’esperienza quanto per la consapevolezza che ho raggiunto stando là dentro.Prima di entrare avevo tantissimi dubbi sul mio futuro. Non che questi siano magicamente spariti anche perché ho diciott’anni ma sicuramente un percorso del genere mi ha portata a chiedermi veramente cosa voglia fare nella mia vita senza più farmi influenzare da quello che gli altri magari si aspettano da me.

Raccontaci una tua giornata tipo!
Mi sveglio (e già meno male) poi solitamente Studio qualcosa (teoria per la patente o qualche materia scolastica) poi solitamente dopo pranzo vado in studio. Il pomeriggio è diviso in due momenti: quello in cui mi dedico alla preparazione dei live quindi provo i pezzi e poi il momento in cui vado avanti con la realizzazione dell’EP.Spesso inoltre mi dedico anche ad altre attività del mio progetto come l’ideazione di una copertina, di un videoclip ecc.Ah e non scordiamoci delle lezioni di canto fondamentali!!

Sei un’appassionata di cinema, i tuoi tre registi preferiti?
Spero di non essere vessata per i miei gusti ma sul podio ci sono Wes Anderson, Bertolucci e Tarantino.
Ci racconti qualcosa in più riguardo alla copertina di Respiro?
Una volta finito il pezzo avevo già chiara in mente l’immagine della copertina.In essa è presente una scia di luce che doveva rappresentare la materializzazione del respiro.Per rendere questo effetto ben visibile ho scelto uno sfondo nero in quanto faceva decisamente contrasto con pelle, capelli e outfit. È stato difficile ottenere questo effetto in quanto per la realizzazione della foto sono stati utilizzati tempi molto lunghi disposizione non semplicissimi da usare.

Adesso dopo questo singolo cosa dobbiamo aspettarci da te?
Tra non molto uscirà un altro singolo e poi un EP a inizio estate!! Il 15 maggio lo presenterò in anteprima al Locomotiv Club di Bologna, vi aspetto!

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Le 5 cose preferite di Anna Castiglia

Anna Castiglia, artista poliedrica ed eccentrica nata a Catania ma di stanza a Torino, pubblica il suo nuovo singolo “Bovarismo” per l’etichetta Tippin’ Factory il 25 marzo. Il brano riprende musiche dal valzer francese passando per il pop e il cantautorato.

Ad Anna abbiamo chiesto di raccontarci quali sono le sue 5 cose preferite, ecco che cosa ci ha detto!

Colazione

Il mio pasto preferito, nonché una delle mie cose preferite in assoluto. La colazione, rigorosamente dolce a meno che non sia in viaggio in un hotel frequentato da tedeschi, è l’inizio della giornata, ne stabilisce l’andamento. Crema, nutella, marmellata, miele, vuoto, il cornetto mi piace in tutti modi specialmente se accompagnato da un cappuccino, anche se la vera colazione, quella che faccio tutti i giorni è la classica latte e biscotti.

La versione estiva prevede latte di mandorla ghiacciato (solo se mi trovo in Sicilia), granita con brioche (idem), yogurt e cereali e magari anche un po’ di macedonia.

Se malauguratamente non faccio colazione, causa fretta o qualunque altra cosa,  quasi sicuramente la mia giornata va male.

Arte nel sociale

Una cosa che amo è conferire all’arte un’utilità maggiore, o meglio, rivendicare la sua utilità e responsabilità, soprattutto in un periodo in cui è stata esclusa dalle priorità della vita quotidiana (addirittura sotto lo spritz). Sto svolgendo, da quasi un anno ormai, il servizio civile in una casa di Quartiere di Torino, nella quale ho conosciuto per la prima volta il potere che può avere l’arte per alcune persone. A partire dalla pittura con un ragazzo in messa alla prova fino alle attività di piazza e di giardinaggio (anch’esso un’arte) con i disabili. Inoltre, da pochi mesi, tengo un laboratorio di musica e scrittura, quindi di cantautorato, con gli ex detenuti del carcere di Torino ed è un onore aiutarli a reinserirsi nella società tramite la musica.

Caldo

La verità è che ODIO il freddo e ogni minimo contatto con esso, della serie pigiama dentro le calze, maglia dentro i pantaloni. Ma essendo un format positivo, quindi fondato su ciò che piace, parlerò di quando ami il caldo: quindi le città calde, i cibi caldi, le persone calde.

Mi piace il calore del sole sul viso, quello bruciante che ti fa venire i brividi e concilia il sonno.

Mi piace il calore della coperta d’inverno e d’estate (ops).

Il camino, i vestiti riscaldati sul termosifone.

La calzamaglia sotto i jeans.

Mi piace la sauna.

Mi piace sudare.

Tour

Ho appena scoperto di amare i tour. Viaggiare per suonare e suonare per viaggiare è la cosa più gratificante, arricchente e soddisfacente che abbia mai fatto fin’ora.

Non nego la fatica che si accumula durante questi tour “amatoriali” fatti di treni e cambi incastrati quindi anche di corse, sudore, mal di schiena e tanta ansia, però una volta giunta a destinazione la sfida è conquistare un nuovo pubblico che non ti conosce e quando ci riesci è stupendo. Conosci tanta gente, tanti punti di vista, accenti, una miriade di letti e docce e anche te stessa. Ho scoperto di piacermi quando sono in tour.

Outfit per concerti

Sono cresciuta in una famiglia di attori, circondata da maschere e costumi. Mia madre portava sempre me e mia sorella in teatro durante le prove degli spettacoli ed è lì che mi sono innamorata degli abiti di scena. Ricordo che teneva tutti i suoi costumi in una cassapanca di legno vecchissima e uno dei nostri giochi preferiti era prepararci per la scena, qualunque essa sia, coinvolgevamo i bambini del condominio facendoli travestire e mettendo in scena sempre storie diverse. Adesso, la mia scena sono i concerti, per cui ogni volta che devo suonare mi preparo come se dovessi interpretare un personaggio, io non mi vesto, mi travesto! La stessa cosa vale per i trucchi.

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Cosa c’è nella camera di Yomibest

Dal 18 Febbraio 2022 sarà disponibile in rotazione radiofonica “Iwa-Lewa”, il nuovo singolo di Yomibest. Brano già disponibile su tutte le piattaforme di streaming dal 7 Febbraio. “Iwa-Lewa” è un brano dalle sonorità leggere, dove una voce con caratteristiche sia maschili che femminili accompagna l’ascoltatore per tutta la canzone e richiama la visione di morbidi passi di danza.

Spiega l’artista a proposito del brano“ La canzone “Iwa-Lewa” è il tipo di musica che potrebbe aiutare le coppie ad apprezzarsi. È soprattutto dedicata agli uomini perchè si mettano nelle condizioni di comprendere al meglio le donne e non le darle per scontate. Il carattere di una donna è la sua bellezza.”

Noi per l’occasione siamo stati a casa sua, ed ecco cosa ci ha mostrato.

Questo monitor per amplificatore del basso, aiuta il mio bassista ad avere un buon suono, è utile sul palco o in studio quando ho bisogno di esercitarmi con il basso.


Questo trasmettitore wireless mi serve per le esibizioni sul palco, aiuta un chitarrista a sentirsi più a suo agio sul palco, io come chitarrista posso camminare a 30 metri di distanza dal mixer con questo trasmettitore, rende la vita più facile sul palco. 

Questa è una cornice da parete, è stata forte di ispirazione per molti miei prodotti musicali.

Questo è un tagliacapelli, la mia bellezza è importante per l’immagine che ho sul mercato musicale.

Questa è una lampadina illumina la casa, aiuta una casa di notte, senza una lampadina sarà tutta una notte buia, e questo è molto importante in ogni casa per noi musicisti, infatti le produzioni migliori vengono ideate la notte! 

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Cosa c’è nella camera de L’Avvocato Dei Santi

Esce martedì 29 marzo 2022 una nuova versione di “Amandoti“, immortale brano dei CCCP, a cura de L’Avvocato Dei Santi, il progetto solista di Mattia Mari. Un’unione che non ci saremmo mai immaginati e che segna il ritorno di uno dei progetti più intensi della scena underground, un’unione che Mattia Mari descrive così: “Quel che n’è uscito è un sabba nel quale danzano tra loro passione, ossessione, amore, rabbia e sesso. L’ultimo ballo prima dell’arrivo del Sole, o quella danza che impedirà al Sole stesso di sorgere”

Noi come sempre abbiamo deciso di farci portare a casa sua a Roma, ed ecco cosa ci ha mostrato.

Teo è libero.

Questa è una foto di mio zio Emiliano, orientativamente scattata nel 1975 a Tiburtino Terzo, borgata popolare di Roma in cui la mia famiglia ha vissuto. La cosa interessante della foto è la scritta dietro al bimbo, che inizialmente recitava “TEO LIBERO” e che poi è stata riadattata a “TEO È LIBERO”, dopo la scarcerazione. Mi fa pensare allo spirito di adattamento che contraddistingue persone che arrivano da alcuni luoghi, a posti e personaggi come quelle borgate li, che stanno lentamente sparendo, e a mio zio che non c’è più. Mi diverte pensare alla posa in cui era stato messo, col pugno chiuso, e che poi fosse stato in realtà un Berlusconiano convinto.

Telefono Hamburgher.

Sull’altare della chincaglieria, e in casa mia vi assicuro che se ne trovano svariati, troneggia lui: il telefono hamburger. Ai tempi eravamo ossessionati dal film JUNO, l’avremo visto decine di volte, e tra le varie chicche del film c’erano queste telefonate della protagonista dal suo telefono hamburger. Alla fine ne comprammo uno. Dietro, tra le tante cose, una foto dei Mars Volta. Luce guida.

Napulion’.

Una miniatura Napoleone Bonaparte, da me realizzata con un tappo di sughero, che é tra i personaggi che abitano il mio albero di Natale alternativo. Appeso al muro da circa 4 anni ininterrottamente, credo. Mi piacciono le lucine. Insieme a lui nella foto: della polvere, uno tra i miei libri preferiti, la password del mio Wi-Fi e delle scatole di cerini. Le amo, le prendo ovunque si possa in giro per il mondo.

Mirko e Lucia.

“Davvero non amo più il mio corpo?” è un quadro di Mirko Leuzzi. Il quadro non è mio, ma di Lucia. È da me, felicemente, in stallo. Mirko è bravo, è tra le persone che amo di più al mondo, ed è un puro. Lucia è una sicurezza, anche se lei non sa di esserlo nemmeno per se stessa. Il quadro è storto, e questa cosa mi disturba enormemente, non potete immaginare quanto, ma questa cosa mi ricorda che dovrò lasciarlo andare prima o poi, e che a volte bisogna accettare le cose anche quando non vanno proprio nella maniera in cui volevamo.

Jeux d’enfants.
Jeux d’enfants è un film che mi ha cambiato la vita. Mi ha fatto e mi fa fare cose straordinarie.
Questa piccola scultura è diventata il simbolo di un amore che si può toccare con mano, anche se il tempo lo ricopre lentamente di polvere. Suona “La vie en rose”, se giri la manovella.

Fronte dei Mari.

L’ultima lettera dal fronte greco-albanese del mio pro zio Angelo al mio bisnonno Antonio, prima della sua morte il 7 Marzo del 1941. Alfabetizzazione pressoché nulla, cuore grande come l’intero Gran Sasso. La paura unisce, così come la morte, al contrario di quanto si possa pensare.

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Cosa c’è nella camera di Guzzi

Esce venerdì 25 marzo 2022 “Margherita (io ti odio)“, il nuovo singolo di Guzzi fuori per ACP Records e distribuito da Ada Music, divisione Warner Music Italia. Un nuovo capitolo per il progetto solista di Alessandro Domenici, un brano dedicato a tutti gli ultimi romantici che conoscono fin troppo bene tutte le fasi post-rottura. 

Noi abbiamo fatto un salto a casa sua, ed ecco cosa ci ha segnalato.

PINOCCHIO

Perché proprio Pinocchio? Mi rivedo tantissimo in lui. Entrambi toscani, entrambi con un desiderio in testa e soprattutto quando cerco di combinare qualcosa, faccio sempre dei guai. È stato anche il primo libro che ho ricevuto da bambino.


I GIN
Quando sento il bisogno di rilassarmi mi faccio un Gin Tonic con uno dei miei gin preferiti. Anche quando sono in fase creativa mi piace berne uno ( uno eh, perché poi non sono lucido 😅). Avete presente quando in Harry Potter il mago Silente si toglie i pensieri troppo pesanti dalla testa con la bacchetta? Ecco, funziona più o meno così.


LAMPADA

Questa lampada è un regalo che mi sono scelto, si può scegliere tra luce calda e luce fredda, regolando anche l’intensità. Mi rilassa un sacco e quando scrivo mi piace tenere accesa solo quella. Non so perché, ma mi sembra che dia al salotto un tocco retró da film americano.


LIMONE
Questa pianta di limone l’ho comprata l’anno scorso, mi piace curarla e soprattutto ODIO che qualcuno la curi al posto mio. In realtà ho molte altre piante, ma questo limone mi dà particolarmente soddisfazione!


CHITARRA
Poteva mancare lo strumento? Ovviamente no! Sono molto legato a questa chitarra perché me l’ha regalata mio papà per i 30 anni. Non avevo mai avuto la sensazione che a papà piacesse il mio voler essere un musicista a tutti i costi, e questo regalo mi ha fatto ricredere.

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Dammi tre parole #4 – Marzo

Parole, parole, parole: parole che rimbalzano contro i finestrini di macchine lanciate a tutta velocità verso il fraintendimento, mentre accanto a noi sfilano cortei di significati e di interpretazioni che si azzuffano per farsi strada nella Storia, provando a lasciare un segno. Parole giuste, parole sbagliate; parole che diventano mattoni per costruire case, ma anche per tirare su muri; parole che sono bombe, pronte a fare la guerra o a ritornare al mittente dopo essere state lanciate con troppa superficialità: parole intelligenti, parole che sembrano tali solo a chi le pronuncia, mentre chi le ascolta cerca le parole giuste per risanare lo squarcio. Parole che demoliscono, parole che riparano. Spesso, parole che sembrano altre parole, che pesano una tonnellata per alcuni mentre per altri diventano palloncini a cui aggrapparsi per scomparire da qui. Parole che sono briciole seminate lungo il percorso da bocche sempre pronte a parlare, ma poche volte capaci di mordersi la lingua: se provi a raccoglierle, come un Pollicino curioso, forse potresti addirittura risalire all’origine della Voce, e scoprire che tutto è suono, e che le parole altro non sono che corpi risonanti nell’oscurità del senso.

Parola, voce, musica: matrioske che si appartengono, e che restituiscono corpo a ciò che sembra essere solo suono.

Ogni mese, tre parole diverse per dare voce e corpo alla scena che conta, raccogliendo le migliori uscite del mese in una tavola rotonda ad alto quoziente di qualità: flussi di coscienza che diventano occasioni di scoperta, e strumenti utili a restituire un senso a corpi lessicali che, oggi più che mai, paiono scatole vuote

LEO LENNOX

Tutto quello che ti viene in mente se ti diciamo “talento, talent-show, talentscouting

Se penso a queste 3 parole, mi risulta istintivo immaginare una televisione. In effetti gli anni che stiamo vivendo sono stati, per la musica, una storia d’amore (a tratti di quelle che finiscono male) con il canale di comunicazione di massa più importante. La musica e la TV si sono incrociate anche per mezzo dei talent e, nonostante il binomio non sia stato sempre vincente, non possiamo urlare alla disfatta. Sangiovanni, Irama, Marco Mengoni, Aka7even sono solo alcuni dei nomi che ci forniscono la prova provata che, checché se ne dica, con i talent ci si possa costruire una carriera.

Sarebbe anche un po’ da retrogradi pensare il contrario se si ha piena coscienza dell’era in cui viviamo. Eppure non è tutto oro ciò che luccica e molti dei concorrenti che tentano la strada, o l’autostrada, per meglio dire, dei talent , finiscono per fare un piacevolissimo giretto nell’incubo comune del XXI secolo: il celeberrimo dimenticatoio.

La verità, se mai ce ne fosse una e una sola, è che i talent , almeno secondo me, amplificano ciò che si è. Se c’è del talento, esso viene in breve tempo trasformato in diamanti e gemme musicali pronte per la fruizione del pubblico, altrimenti si torna a casa, soli soletti, ma mi auguro sempre in compagnia della voglia di fare della buona  musica. Che poi alla fine è ciò che accomuna sia chi fa freestyle sotto i ponti che chi porta la 674° cover di Adele in TV.

PINTUS

Tutto quello che ti viene in mente se ti diciamo “talento, talent-show, talentscouting”.

Ho sempre pensato al talento come qualcosa di estraneo a chi dovrebbe tecnicamente possederlo. In fin dei conti, il talento è riconosciuto dall’esterno a qualcun altro, e quindi per definizione un’etichetta per riconoscere qualcosa di particolarmente fuori dagli schemi (o sopra la media) rispetto a degli standard. Il concetto di talento si è prestato negli anni alla commercializzazione del talent scouting o del talent show, che hanno un po’ ridotto il discorso di cui parlo sopra all’opposto: riconosco di avere talento e cerco di metterlo in mostra con gli strumenti che il mondo di oggi mi fornisce. Non esiste più la vera ricerca di talento, perché è mangiata dalla troppa esposizione del presunto proprio talento, la cui affermazione è già di per sé scostante rispetto a come secondo me dovrebbe essere. 

Credo, inoltre, che spesso il talento venga confuso con l’originalità rispetto alla proposta di ognuno, e qui parlo di musica in particolare. Vengono spesso definite come talentuose le gesta di un musicista che riesce a raggiungere risultati significativi, ma quest’ultimo aspetto è troppo dipendente a mio avviso dal contesto, dal periodo storico, dall’allineamento della proposta con il trend del momento. Tutto questo fa si che sia difficile riconoscere del talento in maniera puramente diretta, astraendo dai consensi di massa o dai gusti personali. In fin dei conti forse il talento oggettivo non esiste, e proprio per questo ricercarlo come se fosse una verità assoluta negandone le mille sfaccettature ha un che di anacronistico. 

KASHMERE

Tutto quello che ti viene in mente se ti diciamo “talento, talent-show, talentscouting”

Il talento è certamente importante per poter essere notati, ma non è mai sufficiente, perché se non viene costantemente coltivato non può essere in grado di garantire con certezza degli ottimi frutti. Di conseguenza, il ricercatore di talenti detiene un ruolo fondamentale, ma certamente non cruciale e decisivo, perché il talento costituisce senza dubbio una buona base su cui lavorare, ma se poi non c’è allenamento, i risultati faticano ad arrivare. 

Credo che i talent-show possano costituire un possibile trampolino di lancio per qualsiasi artista emergente che ricerchi maggior successo, ma ciò non significa che questo valore dei talent-show non possa rivelarsi un’arma a doppio taglio. L’artista emergente che, dal nulla, si ritrova catapultato in un contesto all’interno del quale il proprio hobby diventa improvvisamente il proprio lavoro può spesso incespicare in numerose difficoltà che potrebbe non essere in grado di sostenere, poiché non ancora pronto a intraprendere tale percorso. 

CELESTE 

Tutto quello che ti viene in mente se ti diciamo “talento, talent-show, talentscouting”

Se penso alla parola talento mi viene in mente la capacità di una persona di rendere un qualcosa di così semplice estremamente magico e irrealizzabile. Preferisco associare questo termine, dunque, non tanto alle abilità tecniche, assolutamente fondamentali, ma alla capacità di saper far emozionare, probabilmente proprio a quelle abilità innate o no che però passano in secondo piano.

Talent-Show e Talescounting mi fanno invece pensare a uno dei sogni che ho nella vita, ovvero quello di fare l’A&R. Credere in qualcuno credo che sia una delle forme di amore più belle che possano esistere. 

URANIA

Tutto quello che ti viene in mente se ti diciamo talento, talent show, talent scouting.

Stefania: Il talento è un dono e lo è altrettanto l’identificarne l’esistenza. Tutti possiamo trovare dentro di noi un piccolo talento e farlo crescere, se abbiamo la forza per svilupparlo e farlo respirare nel modo giusto Il talento non si misura, non si riceve e non si possiede. Si cerca, si trova e si costruisce. Credo che oggi essere una persona di talento nel mondo della musica significhi avere qualcosa da dire e farlo con intelligenza, costanza ed empatia.
I talent show possono dare occasioni e una speranza in più per farsi conoscere ed emergere.

Laura: Talento: Ce l’abbiamo tutti, dobbiamo solo tirarlo fuori. Ognuno di noi ha un’inclinazione particolarmente sviluppata verso qualcosa fin dalla nascita e la sfida sta non solo nel tirarla fuori ma poi nell’accrescerla e renderla un automatismo. Siamo un prato da coltivare che più viene curato più cresce e si fa bello. Dunque oltre ad un talento innato mi viene in mente che serve poi una grande costanza e pazienza per svilupparlo al meglio e arrivare attraverso quello a comunicare qualcosa di se stessi senza tanti giri di parole perchè alla fine 1% è talento e il restante 99% è il lavoro che uno fa.

Talent show: Un mezzo per farsi conoscere e comunicare, un modo per mettersi in gioco e per confrontarsi con tante altre persone che inseguono il tuo stesso sogno, un atto di coraggio verso se stessi e verso il messaggio che si vuole diffondere con la propria arte.

Talent scouting: Ricerca e scoperta di piccoli fiori nascosti fra migliaia di piante grasse piene di spine, una possibilità per i giovani talenti di farsi sentire, un’attività che punta a tirare fuori un talento prima ancora che egli stesso sappia di esserlo o comunque che lo aiuti a farlo emergere nel miglior modo possibile.

KALDOREI

Tutto quello che ti viene in mente se ti diciamo “talento, talent-show, talentscouting”

TALENTO

Quando si parla di talento possono venire in mente numerose definizioni e/o modi di pensare. Per noi il talento è qualcosa di nascosto, è qualcosa che si nasconde da noi stessi e che viene rivelato solo vivendo; una volta fatto questo va allenato , raffinato e portato alla luce. 

Tutti noi ne abbiamo uno , visibile o invisibile , è una sorta di caccia al tesoro dove non c’ è chi cerca e chi perde , c’ è solo chi sente e chi trova.

TALENT-SHOW e TALENTSCOUTING

I talent-show non ci hanno sempre convinto, perché è sempre stato difficile giudicare una persona per quello che realmente è, evitando di giudicarla in base ai propri gusti personali.

Il giudice gioca un ruolo davvero importante, il giudice è un critico oggettivo per la meritocrazia di un talento, deve saperlo scovare, deve saper vedere oltre un ragazzo con una semplice chitarra, un ragazzo con lievi imperfezioni…

Nei talent sono sempre più rari questi giudici e queste capacità che , delle volte devono seguire un certo sistema imposto dal programma.

Questo non esclude la presenza di talent e giudici meritevoli che sanno vedere nelle note di una singola voce un artista puro.

ROBERTO QUASSOLO

Tutto quello che ti viene in mente se ti diciamo “talento, talent-show, talentscouting”

Il talento è un’attitudine innata, qualcosa che contraddistingue un individuo in maniera singolare, una potenzialità che comunque necessita di particolari condizioni per poter essere espressa, e che se riconosciuta coltivata ed affinata può offrire nel corso della vita opportunità.

Riconoscere il proprio talento non è sempre un’operazione immediata e spesso si rischia di trascurare quelle abilità e capacità singolari per una serie di motivi, che il più delle volte hanno a che fare con le nostre paure ed insicurezze, su tutte la paura del giudizio altrui, con la quale tutti noi ci confrontiamo quotidianamente. Scoprire, riconoscere e sviluppare i propri talenti può quindi rivelarsi un compito davvero arduo. 

Ecco quindi che il talent scounting inteso come un processo finalizzato all’implementazione di abilità e caratteristiche che mira all’acquisizione di nuove consapevolezze da parte dell’individuo rispetto al proprio funzionamento e all’effetto delle proprie azioni può risulta estremamente utile ed essere paragonato a mio avviso ad un vero e proprio processo educativo, e chi intraprende questa attività dovrebbe avere la responsabilità di guidare coloro con cui collabora proprio in tal senso.  Non si tratta infatti di lavorare semplicemente su eventuali difetti per migliorarli, ma prestare attenzione ai talenti, abilità e risorse per rafforzarli ancora di più.

Personalmente ritengo che tutto questo processo necessiti tempo, e il più delle volte risulta strettamente connesso all’evoluzione dell’individuo stesso nel corso degli anni, alle esperienze di vita ed indubbiamente agli incontri di persone significative, non è quindi pensabile che l’acquisizione ed il potenziamento delle proprie caratteristiche e potenzialità possa avvenire in un format come quello dei talent show che comunque restano una buona vetrina. Detto in altre parole, non tutti i talenti passano in Tv.

BERT

Tutto quello che ti viene in mente se ti diciamo “talento, talent show, talent scouting”.

Qualcosa di abbastanza lontano dalla mia idea musicale in questo momento. Anche se riconosco che, probabilmente, la popolarità di un emergente passa sicuramente da li nella maggior parte dei casi.

Non credo però che il talento risieda solo li, anzi, ci sono tantissimi artisti bravissimi che non hanno nessuna visibilità ma sono di valore assoluto.

Credo anche che molte cose che vediamo in tv, non corrispondano effettivamente alla realtà.

https://open.spotify.com/track/0Q0bVGUfmFSccMXo26rg9W?si=00e4e151510a48e4

ALESSANDRO TOSI

Tutto quello che ti viene in mente se ti diciamo “talento, talent-show, talentscouting”

Il talento è una cosa individuale e tutti ne abbiamo uno: tutti abbiamo qualcosa in cui siamo più bravi; non i più bravi, semplicemente più bravi. I talent show sono la frizione dei talenti ma il successo in questi contesti non è necessariamente dovuto alla bravura, ma alla commerciabilità del talento. Il talent scout è una figura mitologica che ti contatta quando oramai hai già raccolto il tuo pubblico. Ma è scouting questo?

MAZZOLI

Tutto quello che ti viene in mente se ti diciamo “talento, talent-show, talentscouting”

Vedo il talento come una predisposizione naturale nei confronti di qualcosa, da solo non basta e va curato con la tecnica e l’osservazione, chi parte già col talento dalla sua è un passo avanti ma non per questo è un vantaggio, spesso la consapevolezza di questo stato di grazia è un’arma a doppio taglio 

I Talent show mi sembrano invece uno specchio per le allodole, nella percezione comune sono diventati quasi l’unico modo per arrivare al successo, quando in realtà statisticamente è molto raro, oltre che non mi sembra una strada permissiva nei confronti dell’artista che vi si propone.

Se ci fosse più attenzione sul talento e meno sullo show potrei considerarli pure una strada plausibile per me

Il talent scouting è un’attività fondamentale, credo che la ricerca di artisti con determinate qualità fatta da chi ha visione nel campo pratico possa essere un’enorme possibilità per entrambe le parti.

Una soluzione che lascia spazio agli artisti come agli scout di trovare un profilo adatto l’uno per l’altro con cui crescere e sperimentare.

ZERELLA

Tutto quello che ti viene in mente se ti diciamo “talento, talent-show, talentscouting”

Quando sento la parola “talento” mi vengono in mente tante immagini. Se dovessi restare confinato alla musica moderna ti parlerei di una mia amica cantautrice: Galea.

Se dovessi spiegare a parole cosa è il talento, probabilmente, vi chiedere di fare una chiacchierata con lei su come scrive e canta le canzoni.

Facile dirlo ora, che è fuori con un disco per Sugar – direte voi – ma io lo sostengo dal nostro primo incontro, nel 2018.

Se mi parli di talent show – ahinoi, non posso che sperare che la formula di questi format televisivi cambino iniziando a puntare meno su vestiti, capelli tinti e paillettes e più sulle canzoni. Attualmente il look e la storia personale prevale sul valore delle canzoni, mi auspico accada il contrario.

Se mi parli di talent scounting, disegni sul mio viso un sorriso amaro. Che fine ha fatto il talent scouting? Chi ancora lo fa nei locali o negli studi di registrazione? Chi esce ad ascoltare gli artisti anche dal vivo e non solo su Scuola Indie o New Music Friday?

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Vinnie Marakas è il Willy Wonka della scena indipendente

Ci stavo riflettendo proprio l’altro giorno. Essere una rockstar di questi tempi è davvero faticoso. Sono finiti i tempi in cui ondeggiare, esporsi a tal punto, sul palco pieno di alcol (se va bene), fare schifo, distruggere camerini o piantare figli in giro e cose del genere si rivelava una cosa positiva, ora è più rock dichiarare di essere contro le droghe, è rock truccarsi, è rock raccogliere fondi per gli ospedali in Siria. Jim Morrison nel 2022 sarebbe un perfetto coglione, per intenderci. Trasgredire, non è più una cosa figa, lo è percorrere saggiamente strade già stabilite e riuscirci… riuscirci è la cosa più figa del mondo. E questo nostro atteggiamento di restare nei confini giusti lo ritroviamo ovunque: in playlist che sono tutte la copia l’una dell’altra, in progetti che sono tutti l’una la continuazione naturale l’uno dell’altra, in copie su copie di altre cose. Il concetto stesso di rockstar è finito.

E poi c’è Vinnie Marakas.

Come un profeta di quartiere, Vinnie Marakas arriva per spezzare tutti gli schemi con il suo nuovo disco dal titolo Giovane Cagliostro (fuori per Dischi Sotterranei) che si sviluppa in sei tracce che sono incredibili, indecifrabili e, soprattutto, incatalogabili. Un genere poliedrico, ibrido, che potremmo chiamare “italian touch” in cui più urgenze espressive chiedono il proprio spazio vitale, o almeno il proprio lessico per essere ascoltate. Giovane Cagliostro è un rave a cui si partecipa da lontano, la porta prima di Narnia, una fabbrica di cioccolato indie dove Vinnie Marakas è l’inevitabile Willy Wonka: un reietto felice, un sognatore anarchico, un solitario, contro tutto ciò che rimane là fuori.

Sono grato a questo disco che si può ballare anche di sera, sul parquet scivolando sui calzini, che ricorda che forse le rockstar vanno cercate nell’underground, che mi ha salvato dalla settimana più intensa della mia vita, che d’ora in poi sarà la mia personalissima fabbrica di cioccolato.

CM