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Le cinque cose preferite di Danilo Cristofaro

Fuori dal 16 gennaio “Stranger in Hometown”, il nuovo EP di Danilo Cristofaro. Quattro canzoni che si muovono in melodie tra post-punk e new wave. Il suono attraversa come una scarica: linee rigide, pulsazioni scure, una voce in equilibrio instabile.

“Stranger in Hometown” si presenta come un viaggio sonoro lungo un corridoio di ombre: uno spazio sospeso in cui memoria ed emozione si intrecciano. E’ disallineamento tra individuo e luogo, alienazione e disorientamento in forma sonora. Il sound scorre come correnti sotterranee, modellando paesaggi interiori e alimentando una tensione costante tra luce e oscurità.

L’EP si apre con “Long Way Down”, un brano che parte in maniera cupa e introspettiva. Un rock/folk scuro e viscerale che racconta cosa resta dopo aver visto qualcosa capace di contaminarti dentro, lasciandoti addosso la sensazione di non appartenere più a nessun luogo.Il brano è accompagnato da un videoclip diretto da Daria Forelsket. “Soultaker” è un brano pop rock malinconico che affronta il bisogno di lasciare andare, non come resa ma come atto di consapevolezza. “Cochito” è una canzone ispirata alla storia dei popoli nativi americani, segnata da violenze, espropriazioni e resistenza. Racconta la guerra come una presenza costante e invisibile

Il disco si chiude con “Sleep Paralysis”, l’emblema del disco dove dubbi e riflessioni non trovano una risposta.

Noi per conoscerlo meglio, gli abbiamo chiesto quali fossero le sue cinque cose preferite.

Premetto di non appartenere alla schiera degli amanti delle certezze granitiche: cambiare idea, per me, è un esercizio quotidiano, una sorta di ginnastica mentale. Parlerò quindi non tanto di cose che preferisco in senso assoluto, quanto di ciò che nel tempo si è imposto come una costante, tralasciando sesso e salute, che appartengono a una sfera talmente universale (mi auguro) da non richiedere troppe sottolineature. 

Cercherò di mantenere un tono leggero, perché se ci addentrassimo davvero in temi “seri” — tipo: «Tra le cose che preferisco c’è il potermi ritenere ancora sano di mente nonostante viva in un Paese in cui la politica ha smesso di esserlo da decenni.» — finiremmo inevitabilmente a parlare della mia incazzatura (e non credo sia questo il focus della rubrica) o, al massimo, di musica. Incazzata.

Ma a proposito di musica…

PRINCE
È uno di quegli artisti che, più li esplori, più si moltiplicano. Ha firmato alcuni degli album più audaci, raffinati e completi della storia della musica pop. È sovrabbondante, quasi barocco. Possiede un’estensione vocale vertiginosa ed è, senza esagerazione, uno dei più grandi chitarristi di sempre. Polistrumentista, produttore, ingegnere del suono, performer, ballerino: provate a immaginare un ruolo nell’universo musicale e con buona probabilità lui l’ha incarnato prima e meglio di molti. E poi le sue battaglie, artistiche e politiche. In pochi ricordano che fu il primo a pubblicare musica su internet e a opporsi allo sfruttamento e alla standardizzazione dell’industria discografica. Come spesso accade, purtroppo, queste qualità le ha dovute pagare a caro prezzo. E devo ammetterlo: l’uso attuale del suo catalogo mi lascia perplesso. Dubito che lui ne sarebbe entusiasta.

IL CINEMA

Eviterei di citare un singolo autore: la lista sarebbe interminabile, come per la musica (e infatti ho appena compiuto uno sforzo enorme: il dottore mi ha prescritto di farlo al massimo una volta al giorno). Mi ha anche consigliato di smettere di fumare, ma quello è un altro discorso…

Il cinema, in sé, è una meraviglia. È una macchina empatica che ti permette di guardare il mondo attraverso gli occhi degli altri e di porti, inevitabilmente, la domanda: «Io, al suo posto, cosa farei?». Senza quasi accorgertene, può educarti, modellarti, suggerirti un’idea di ciò che potresti — o vorresti — diventare. È pura alchimia: il luogo in cui tutte le arti decidono di convivere sotto lo stesso tetto.

BATMAN
Il mio rapporto con il Cavaliere Oscuro è lungo, fedele, e affonda le radici nell’infanzia. Ne ho attraversato tutte le incarnazioni, trovandole ogni volta affascinanti a modo loro, dalla carta stampata al grande schermo. Dai deliri pop della serie con Adam West al vigilante cupo e quasi reazionario di Frank Miller; dalle atmosfere gotiche di Tim Burton alle graphic novel come Killing Joke, Arkham Asylum, The Long Halloween … fino alle riletture più recenti che, a differenza di quanto accade a molti altri personaggi, possono ancora vantare una concentrazione impressionante di autori di altissimo livello. Potrei parlarne per ore.

LA PIZZA
Qui l’intellettualismo vacilla. La pizza è una costante esistenziale. La amo da sempre e ogni giorno troverei una giustificazione filosofica per mangiarne almeno una fetta. Quando mia madre la preparava in casa era una festa liturgica. Da bambino mi chiamava Michelangelo: non il genio del Rinascimento, ma la Tartaruga Ninja, il che la dice lunga sul mio immaginario formativo.

IL CAFFÈ
Un vizio, certo, ma di quelli nobili. La vita è fatta anche di minuscoli piaceri quotidiani, e il caffè è tra i miei più fedeli alleati. Come si può affrontare una giornata senza? Chi sostiene di riuscirci mi ispira un sospetto istintivo: o possiede un autocontrollo sovrumano, oppure è un potenziale sociopatico in attesa di un pretesto per dare di matto. Io, per prudenza, continuo a berlo.

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L’Aranciata amara di Mike Orange: equilibrio tra leggerezza e introspezione

È uscito il nuovo disco di Mike Orange, Aranciata Amara, un EP composto da cinque brani che giocano sul contrasto tra leggerezza musicale e riflessione interiore. L’album non propone una narrazione lineare, ma si sviluppa come una sequenza di stati emotivi, nei quali il cantautore alterna momenti di introspezione a tracce più aperte e melodiche.

Il primo brano, Dirò e rifarò, concentra l’attenzione sul processo creativo: l’ispirazione è descritta come un momento fugace da catturare e trascrivere, un’istantanea di pensieri ed emozioni che definisce la giornata dell’artista. Giardino sposta il focus sulla relazione con gli altri, affrontando temi di solitudine, depressione e resilienza. La metafora del giardino permette di illustrare la necessità di coltivare i rapporti significativi, anche nei momenti più difficili.

Una sera rappresenta un’interruzione ritmica rispetto ai brani precedenti, introducendo un’atmosfera più leggera con accenni di bossanova. La traccia descrive un incontro fugace e perfetto nella sua brevità, restituendo un tono scanzonato senza risultare superficiale. Parole scritte male concentra l’attenzione sulla memoria e sulla fragilità dell’espressione, con arrangiamenti che valorizzano la delicatezza della scrittura, mentre Poeta chiude l’EP con una riflessione ironica sul ruolo dell’artista e della creatività, sottolineando la distanza tra percezione esterna e realtà interiore.

Dal punto di vista sonoro, la produzione è lineare e calibrata. La band che accompagna Orange in studio – tastiere, chitarre, basso e batteria – lavora in equilibrio con la voce, creando un suono uniforme e coerente. Ogni strumento è al servizio del testo, senza sovrastarlo, mentre le scelte melodiche mantengono un registro accessibile ma preciso.

In sintesi, Aranciata Amara consolida il percorso artistico di Mike Orange, evidenziando una scrittura attenta ai dettagli e capace di misurare l’uso di strumenti e arrangiamenti. L’EP si rivela un lavoro compatto, in cui i contrasti emotivi tra leggerezza e amarezza sono sviluppati con coerenza, senza ricorrere a effetti superflui.

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Comunicato stampa Internazionale

Ruben Coppolella pubblica il suo “Best of”

Il cantautore veronese Ruben Coppolella (alias Pierfrancesco Coppolella) festeggia 25 anni di carriera con la pubblicazione dell’album “Best of”, una raccolta di tutti i suoi migliori brani, tutti rimasterizzati, con l’aggiunta del brano inedito “Madonna del Crocevia” e la nuova versione de “Il rogo della vespa”.

Ascoltalo qui: https://bfan.link/rubenbestof

“Best of” raccoglie 16 canzoni dove spiccano numerosi ospiti: da Veronica Marchi a Carlo Poddighe, da Michele Gazich a Carmelo Leotta, da Pippo Guarnera a Luca Tacconi passando per Francesca “Petramante” Dragoni, Cek Franceschetti e molti altri. I brani sono estratti degli album che vanno dal 2008 al 2018: in quegli anni Ruben è stato particolarmente prolifico alternando alla sua carriera forense un’intensa attività discografica perfettamente rappresentata da questo “Best of”. Una sola cover presente, il brano “Spezzacuori” scritto da Massimo Bubola, reinterpretazione inclusa nel suo disco omaggio al cantautore veneto uscito nel 2014. Introvabili i brani scritti insieme a Sandro Pedicini “Un grande amore” e “L’angolo del letto”.

Ad impreziosire la raccolta un inedito: “Madonna del crocevia”: «Un brano rimasto nel cassetto per un quarto di secolo – racconta Ruben – che qui, finalmente, vede la luce. È ispirato alla leggenda sulfurea del brano “Crossroads” di Robert Johnson. Da noi, ai crocicchi, fanno spesso mostra di sé i capitelli votivi: il contraltare perfetto».

L’album “Best of” è disponibile sulle piattaforme digitali ed in versione CD da oggi 12 dicembre 2025 pubblicato da Vrec Music Label e distribuito da Audioglobe. Pre-order su www.vrec.it

Nato a Legnago (VR) Ruben Coppolella (Piefrancesco il suo nome di battesimo) è un cantautore e chitarrista con un percorso artistico ricco e coerente, distintosi negli ultimi 25 anni per la capacità di fondere impegno civile e ricerca musicale. Esordisce nel 2000 con “Biondo accelerato” (Videoradio), seguito da “La musa elettrica” (2004) e “Da qui non si vedono le stelle” (2008). Con “Il rogo della vespa” (2011) e “Live alla Fontana” (2011) consolida la collaborazione con l’etichetta Vrec, proseguendo nel 2012 con il concept album “Il lavoro più duro”, che racconta tredici mestieri dell’Italia precaria. Nel 2013 realizza l’EP “Quanto sangue – Ruben canta Sandro Pedicini” e nel 2014 “Spezzacuori – Omaggio a Massimo Bubola”, a cui seguono “La vita alle spalle” (2015) e “i-Rock” (2018). Come produttore cura “Verona Aid Concert” (2005), evento benefico post-tsunami, e “Misciumeret, parole e musiche per ricordare la Shoah” (2009) entrami pubblicati su disco, oltre al debutto della cantautrice Neve Su Di Lei (2013). Collabora con altri artisti: nel 2015 compone “The Way You Treat Me” per la blues singer Paola Purpura. Partecipa ai tributi a Leonard Cohen (2006, 2010), e realizza cover di David Bowie (“Heroes”, 2010) e dei Doors (“Light My Fire”, 2011). Successivamente pubblica in tiratura limitata gli album “La vita alle spalle” (2015) e “i-Rock” (2018) entrambi autoprodotti. Nel 2019 omaggia Fabrizio De André con il singolo “Il testamento di Tito” e il concerto-reading “Songwriters for Faber”. È citato nel volume “Il dizionario – Cantautori e cantautrici del nuovo millennio“ (Iacobelli Editore, 2022) a cura di Michele Neri. Il 12 dicembre 2025 esce il suo primo “Best of”.

Tracklist: 

01. Madonna del crocevia (inedito, 2025) – 02. Sotto lo stesso cielo (Lettera da Kabul) feat. Veronica Marchi da “Da qui non si vedono le stelle” – 03. Dare e avere feat. Michele Gazich da “Il rogo della vespa” – 04. Disoccupato da “Il lavoro più duro” – 05. Un grande amore dall’ EP “Quanto Sangue” – 06. Spezzacuori  da “Omaggio a Massimo Bubola” – 07. Les jeux sont faits (Morte di un giocatore) da “La vita alle spalle” – 08. Schiuma feat. Francesca “Petramante” Dragoni da “Il rogo della vespa” – 09. Storie di fango da “Da qui non si vedono le stelle” – 10. Vinceremo! (un avvocato) da “Il lavoro più duro” – 11. Mi parlano di te (Morte di un pigmalione) da “La vita alle spalle” – 12. Gringo da “Da qui non si vedono le stelle” – 13. Primo maggio (un sindacalista) da  “Il lavoro più duro” – 14. Ridere (un comico) da “Il lavoro più duro” – 15. L’angolo del letto dall’EP “Quanto Sangue” – 16. Il rogo della vespa (nuova versione, 2025)

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Le 5 cose preferite di Rosaspina

Rosaspina apre il suo universo personale come si farebbe con una stanza segreta: senza filtri, lasciando entrare visioni, desideri e “ossessioni” che nutrono la sua scrittura.

Tra pop internazionale e immaginari sopra le righe, l’amore per gli animali, viaggi e sogni a stelle e strisce, prende forma il ritratto di un artista che vive la musica come atto identitario prima ancora che creativo. Un percorso fatto di avanguardia e vulnerabilità, fantasia e realtà, in cui ogni riferimento diventa una traccia per capire meglio chi è Rosaspina oggi — e dove sta andando.

Vi lasciamo alle sue 5 cose preferite!

La musica internazionale e Lady Gaga 

Amo profondamente la musica, soprattutto quella internazionale che sta sempre avanti anni luce  rispetto a noi italiani, è la vera innovazione che influenza tutto il resto. 

Lady Gaga è la mia artista preferita perché rappresenta l’avanguardia pura: musica, visione, arte,  identità. In lei convivono sperimentazione, vulnerabilità e coraggio.  

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Magia, Mistero e l’essere sopra le righe

Mi attraggono da sempre le storie che stanno in bilico tra il reale e l’immaginato. Quelle in cui c’è  magia, mistero, streghe, figure controverse e sopra le righe. 

Lasciando spazio alla fantasia come un segreto sussurrato nella notte. 

Gli Stati Uniti / Los Angeles

Gli Stati Uniti sono sempre stati un sogno per me, fin da bambino. 

L’ho sempre vista come la “capitale del mondo” oltre i confini mentali, libertà, ambizione e un  punto di riferimento culturale enorme. 

Los Angeles, in particolare, rappresenta la mia metà ideale, un posto dove l’inverno quasi non  esiste e dove la musica non è un hobby da giustificare, ma un lavoro vero, riconosciuto fin  dall’inizio. 

Da bambino il sogno nel cassetto era “semplicemente” diventare una popstar internazionale… e  forse lo è ancora. 

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Animali

Ogni volta che incontro un animale devo toccarlo. Chi esce con me lo sa, e a volte mi chiedono:  “Ma proprio tutti?” 

Preferisco gli animali agli esseri umani. I miei preferiti? Gatti, volpi, in cui mi rivedo molto per il  senso di libertà, e pipistrelli, che spaventano tutti ma sono tenerissimi. 

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Viaggiare

Viaggiare ricarica, scuote e ispira. Basta cambiare aria, scoprire posti nuovi, osservare dettagli  inattesi e nuovi orizzonti e il foglio bianco smette di essere un muro diventando una porta aperta  su mondi, emozioni e storie da vivere.

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“I posti non muoiono”, il racconto nostalgico e cantautorale di Ennio Salomone

“I posti non muoiono” è il nuovo singolo di Ennio Salomone disponibile dal 12 dicembre su YouTube e su tutti i digital store. Il pezzo segue le orme del precedente, raccontando con un sound cantautorale un sentimento di nostalgia verso quei luoghi che ci hanno lasciato un ricordo felice.

Ennio Salomone nel suo nuovo singolo ripercorre quei posti dove sono sbocciati amori, dove sono nati e cresciuti attimi di gioia e di malinconia. La vita è un po’ così: quei momenti passano, ma le emozioni restano e a volte rimangono incollate a quei luoghi speciali per noi.

I posti non muoiono è probabilmente una delle canzoni a cui sono più legato. Non solo perché rappresenta uno spaccato quasi biografico del mio passato, ma soprattutto perché riesce a riappacificarmi con ciò che è stato, con i posti che hanno segnato la mia infanzia e i ricordi ad essa legati. La canzone parte da una constatazione semplice, ovvero quella che certi luoghi e certi spazi, culle immobili di un’epoca felice, continuano a esistere come punti fermi, come stelle polari, nonostante il nostro mutare, il nostro abbandonare le suggestioni di un tempo e le gioie che ritenevamo inviolabili e intramontabili. “I posti non muoiono” rappresenta uno sguardo quieto sul rapporto tra memoria e cambiamento, senza voler idealizzare ciò che è stato, ma cercando invece di tramutare briciole sparse di ricordi in certezze per il presente e slancio per il futuro”, così Ennio descrive il proprio lavoro.

Il brano è accompagnato da un videoclip diretto dal regista Francesco Raso, è girato tra la Lombardia e il Piemonte e cerca di dare una rappresentazione visiva alla canzone stessa.

Il passato e il presente si sfiorano senza mai sovrapporsi del tutto, attraverso brevi frame di luoghi perduti nel tempo e nella memoria. “Il video è costruito come un dialogo silenzioso tra ciò che ero e ciò che sono, una simbiosi naturale che emerge attraverso immagini semplici e quasi oniriche. I flashback arrivano come respiri: rapidi, luminosi, pieni di quella leggerezza che solo alcuni ricordi sanno conservare. Ho voluto che il passato non fosse una replica, ma una presenza discreta e meravigliosamente malinconica che torna a mostrarsi mentre avanziamo incerti nel presente”.

ASCOLTA SU SPOTIFY: https://open.spotify.com/intl-it/album/2lOSw6NGQOUjs7AY9NFd8K 

Testo e musica: Ennio Salomone

Arrangiamenti: Claudio La Gumina – Gerlando Accurso

Voce e orchestrazioni: Ennio Salomone

Chitarre: Claudio La Gumina

Basso: Gerlando Accurso

Pianoforte: Luciano Pesce

Batteria: Andrea Lo Palo

Violoncello: Mauro Cottone

Cori: Alessandra Chichi

Mix e master: Dario Giuffrida presso GiùStudio

Edizioni: LaPop – Flipper SRL

https://www.instagram.com/ennio_salomone/
https://www.facebook.com/EnnioSalomoneMusic/?fref=ts
https://www.youtube.com/@EnnioSalomone

Biografia

Ennio Salomone è un cantautore, autore e musicista siciliano classe 1987. Il suo percorso nella musica gli ha regalato diverse soddisfazioni. Ha vinto svariati festival di musica indipendente e d’autore. Ha inoltre collaborato e cantato in numerosi dischi tra cui l’ultimo di Oliviero Malaspina.

Nel 2015 si trasferisce a Roma dove inizia un’intensa attività concertistica. Apre i concerti a Francesco Tricarico e si esibisce in giro per la penisola. Nel 2017 esce il suo primo disco “Se passeggio faccio prima” prodotto da Stefano Borzi (Gazzè, Tiromancino, Scanu) per Stemma Records. È inoltre autore per vari artisti, tra cui la cantante romana Federica D’Andrea.

Dal 2020 si trasferisce a Milano e da quel momento pubblica diversi brani presenti sui digital store e supportati dall’etichetta LaPOP Label.

Nel 2026 è prevista l’uscita del suo nuovo album anticipato dal singolo “Le ragazze corrono” uscito il 24 ottobre e “I posti non muoiono”, uscito a dicembre.

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Fragile: La forza della delicatezza sonora di Alessia Scilipoti

Nel panorama della musica contemporanea, dove spesso prevalgono virtuosismi e linguaggi specialistici, Fragile: Contemporary Works for Flute, Breath, and Voice di Alessia Scilipoti emerge come un progetto che ridefinisce l’ascolto. Fin dal primo pezzo, è chiaro che la forza dell’album risiede nella sua fragilità: un suono delicato, sospeso, che conquista per introspezione e profondità. La giovane flautista messinese non propone semplicemente una raccolta di brani contemporanei, ma un vero e proprio viaggio meditativo in cui respiro, silenzio e suono diventano strumenti narrativi.

L’album si apre con Voice di Tōru Takemitsu, dove la voce e il flauto dialogano in un equilibrio fragile e poetico. È un gesto iniziale che stabilisce il filo conduttore dell’intero disco: la vulnerabilità sonora come forza espressiva. Seguono opere di Kaija Saariaho, Vincenzo Parisi, Malin Bång e Fausto Romitelli, ciascuna con un linguaggio distintivo che Scilipoti interpreta con precisione e sensibilità. In tutti i casi, ciò che colpisce non è solo la tecnica impeccabile, ma la capacità di rendere ogni piccolo dettaglio del suono significativo, di trasformare un sussurro in gesto comunicativo.

Particolarmente suggestivo è il modo in cui Scilipoti affronta la dimensione del silenzio. In pezzi come Dying Words II di Richard Barrett o Der Umriss di Antonino Giacometti, i momenti di pausa non sono vuoti, ma pienezza di ascolto, spazi in cui l’interpretazione e l’intenzione dell’artista prendono forma. Il flauto, modulato con respiro e delicatezza, diventa estensione del corpo e del pensiero, capace di evocare immagini, emozioni e riflessioni profonde.

Il disco dimostra anche una notevole coerenza stilistica nonostante l’eterogeneità del repertorio. La selezione dei pezzi sembra guidata da un principio chiaro: mettere in risalto la capacità del suono di essere vulnerabile e, al contempo, potente. Questo rende l’ascolto non solo tecnico, ma profondamente umano, invitando l’audience a rallentare, a dedicare attenzione e a percepire la musica come un’esperienza condivisa e meditativa.

Oltre alla dimensione sonora, Fragile testimonia la personalità artistica di Scilipoti. La sua formazione nei conservatori di Como e Milano, le collaborazioni con l’Orchestra del Teatro alla Scala e l’Orchestra RAI, e i riconoscimenti come il Premio “Lombardia è Musica” si riflettono in una sicurezza interpretativa che non sacrifica la sensibilità. La flautista mostra come la fragilità possa diventare atto creativo e affermazione artistica, un concetto che diventa manifesto del suo approccio alla musica contemporanea.

Fragile è quindi un debutto che va oltre la tecnica: è una dichiarazione poetica, un invito a considerare la delicatezza come una forma di potenza. In tempi in cui la musica spesso corre veloce e superficiale, Alessia Scilipoti ci ricorda che la vera forza risiede nella capacità di ascoltare, accogliere e lasciarsi trasformare da ciò che è fragile. Un album che non si limita a farsi ascoltare, ma che chiede presenza, pazienza e apertura emotiva, trasformando ogni nota, ogni respiro e ogni silenzio in un gesto di grande intensità.

RM

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TACØMA e l’eredità pop di Luca Carboni riletta attraverso il rumore

Affrontare Ci vuole un fisico bestiale è un gesto che richiama inevitabilmente l’attenzione degli ascoltatori più legati alla cultura pop italiana. TACØMA sceglie di interpretarlo senza tentare un ribaltamento totale, ma applicando un processo di ridefinizione timbrica che sposta l’immaginario del brano verso territori più distorti e atmosferici.

La struttura rimane riconoscibile, ma la veste sonora cambia radicalmente. Chitarre abrasive, compressioni deliberate e un uso esteso dei riverberi delineano un paesaggio sonoro che attinge alla tradizione grunge e a quella shoegaze. TACØMA non impone una lettura aggressiva; piuttosto, modifica la temperatura emotiva del brano, trasformando l’ironia malinconica dell’originale in una riflessione più cupa, quasi esistenziale.

L’omaggio a Luca Carboni funziona perché non pretende di reinterpretarne l’immaginario, ma di evidenziare come una canzone possa esistere al di fuori del proprio contesto originario senza perdere identità. La voce, più scura e meno colloquiale rispetto a quella di Carboni, si integra in un impianto sonoro che mette in rilievo le ambivalenze del testo. Le citazioni ai Nirvana presenti nel finale aggiungono una dimensione generazionale, collegando l’esperienza dell’artista a un patrimonio sonoro più ampio.

Il singolo presenta una coerenza interna solida e non cade nella tentazione di enfatizzare l’operazione di omaggio. L’impressione è quella di un brano che esplora una relazione con la memoria senza indulgere in nostalgia. TACØMA utilizza Ci vuole un fisico bestiale come una superficie di dialogo: non un monumento da preservare, ma un materiale vivo da rielaborare con discrezione e consapevolezza.

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“Sei la mia città”, la dedica pop/r&b di Jhonny Cannuccia a Roma

Jhonny Cannuccia è tornato con un nuovo singolo “Sei la mia città”, fuori dal 31 ottobre su tutti i digital store. Una dedica di amore nei confronti di Roma, la città dell’artista.

“Sei la mia città” ha un sound pop accattivante e romantico allo stesso tempo, una melodia che addolcisce e fa risaltare il cantato un po’ più hip hop del musicista. La scrittura e la voce di Jhonny sono un marchio di fabbrica che non sbiadisce mai, però ad ogni singolo sa stupire l’ascoltatore con ritmi sempre diversi tra loro. A volte più punk, a volte tra il pop e l’R&B, come in questo caso.

Con Sei la mia città volevo descrivere e raccontare un’emozione con una cartolina, come facevamo noi boomer da piccoli quando eravamo in vacanza e mandavamo ad amici e familiari un ricordo del posto dove eravamo tramite posta (a volte arrivavano anche culi). 

Ho voluto mettere in rima tutto il mio amore per Roma, che non é soltanto traffico e buche, certo, ci sono pure quelle, ma per indole cerco di guardare sempre il lato bello delle cose. Roma è tante cose infatti sono molti gli autori che le hanno dedicato dei versi. Vi auguro un bel viaggio” così Jhonny descrive il proprio brano.

 ASCOLTA SU SPOTIFY https://open.spotify.com/album/6zP4CBXYmS9Rsevj6KdtuN 

https://www.instagram.com/j_cannuccia/

https://www.facebook.com/JhonnyCannucciaOfficial/

https://www.youtube.com/user/JhonnyCannuccia84

Biografia

Jhonny Cannuccia è Giovanni Ceccoli, made in Roma classe 1984. La musica è entrata nella sua vita a soli undici anni quando comincia a suonare la batteria. L’interesse per lo strumento l’ha portato sempre in adolescenza a suonare in diversi gruppi. Il primo è stato i Domo Punk per poi far parte di una cover band dei Pink Floyd.

Una svolta importante avviene all’età di 20 anni quando fonda il suo primo gruppo,OFFSET, di cui è l’autore dei testi. L’avventura con i ragazzi si conclude, ma la voglia di sperimentare no.

Nel 2005 entra a far parte dei Them Philosophy, gruppo metal crossover, seguiti dal manager CARLO BELLOTTI, per l’etichetta inglese UK DIVISION RECORD. Sono tante le soddisfazioni raggiunge con il gruppo: dalla realizzazione del primo disco all’aprire il tour europeo di Christian Death.

Il 2013 porta un’altra ventata di novità. Giovanni Cecoli lascia la band per diventare solista ed esprimersi con la sua musica a 360°.

Nasce così Jhonny Cannuccia. Nello stesso anno pubblica il suo primo disco da solista “L’Italia Immobile”. I brani vengono subito apprezzati da addetti ai lavori e pubblico tant’è che le canzoni entrano in rotazione su diverse radio del territorio Laziale. 

Nonostante le sue grandi soddisfazioni Jhonny decide di prendersi una lunga pausa dalla musica per dedicarsi alla famiglia. Nel 2022 insieme all’amico chitarrista Paolo Minciotti riprende in mano il proprio progetto. Il 3 giugno 2022 pubblica “Fuori tutto” e il 28 settembre dello stesso anno esce “Buon compleanno”. Nel 2023 inizia la collaborazione con Andrea Pronzati e pubblica i singoli “Follow Me”, “Ci sei sempre te” e “Come una fenice”. Nel 2024 torna con il brano “L’alba dei quarantenni”.

Nel 2025 pubblica “Non smetto” con alterego music production distribuito da Sony e successivamente “Sei la mia città” sotto l’etichetta ATLANTIX e distribuzione Virgin Universal.

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Cosa c’è nella camera di Alessia Scilipoti

Disponibile da venerdì 24 ottobre 2025 (in distribuzione digitale per Believe Music Italy) per Da Vinci ClassicsFRAGILE è l’album di debutto della flautista Alessia Scilipoti. Un disco che esplora le connessioni tra flauto e voce, tra suono e respiro, tra gesto e parola: un viaggio attraverso la notte dell’ascolto, dove il confine tra linguaggio e silenzio si dissolve per rivelare la materia viva del suono.

Il disco di Alessia Scilipoti si muove lungo un invisibile filo genealogico che lega i compositori: GiacomettiGaruti e Romitelli furono allievi di Umberto Rotondi, mentre Parisi è stato allievo di Garuti. Un legame che attraversa generazioni e poetiche diverse, unendo esperienze, gesti e visioni in un’unica trama d’ascolto. Nel suono di Alessia Scilipoti inoltre, il flauto si fa corpo e voce, strumento e parola, eco e respiro: un atto fragile e necessario di presenza nel silenzio. Con sensibilità profonda e rigore assoluto, la musicista ci accompagna in un viaggio che oltrepassa la dimensione tecnica per farsi gesto poetico e meditativo. Il suo flauto non si limita a produrre suoni, ma racconta storie di fragilità, tensione, mistero e rivelazione.

Noi volevamo conoscerla meglio, e per farlo ci siamo fatti accompagnare a casa sua, a curiosare tra le sue cose, ed ecco cosa ci ha mostrato.

Cosa fai nel tempo libero? Suono altri strumenti. In giro per casa ho un po‘ di tutto: qui un angolo corde di cui vado molto orgogliosa con un guitarlele e un violoncello.

Come spendi i tuoi risparmi? Acquistando nuovi strumenti ovviamente. Questo il bottino dal mio ultimo viaggio a Pechino.

Un regalo molto semplice ma a me caro di 10 anni fa da parte della famiglia che mi ospitò in Nuova Zelanda per i sei mesi di scambio interculturale. Mi ricorda che è sempre primavera, c‘è sempre margine di crescita e sempre un motivo per sorridere.

Appeso in salotto un puzzle raffigurante una delle Ninfee di Monet. Estremamente difficile, acquistato in un momento di estrema fiducia in me stessa e nel mio tempo libero ma mai concluso. Adesso orna, decisamente incompleto,  la parente bianca con molta dignità.

La Bibbia del flauto. La prima edizione che avevo acquistato almeno 10 anni fa con gli appunti dei primi anni di studio. Un metodo con poche pagine ma dalle informazioni preziosissime.

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Cosa c’è nella camera de i sordi

Disponibile su tutte le piattaforme digitali da venerdì 7 novembre 2025 per Tuma Records,  “SHOCKINI“,  il primo full length ufficiale del progetto de “i sordi”, nonché il primo lavoro discografico del duo composto prevalentemente da canzoni.  

Il processo di scrittura del disco è durato circa un anno. La composizione e la scrittura dei pezzi è stata sempre portata avanti in due, sia dal punto di vista musicale che testuale, sono stati scritti a quattro mani, in un wrestling creativo senza esclusione di colpi: il risultato è un fair play che porta le firme di entrambi. Questo disco rappresenta non soltanto un’evoluzione stilistica ma anche un momento di sintesi delle esperienze, delle sperimentazioni e della visione artistica che il duo han costruito in questi anni – attraverso un linguaggio che mescola elementi elettronici, funk, acustici, e testi che guardano alla condizione contemporanea con lucidità e ironia.

La scrittura di ogni pezzo è stata per i sordi un piccolo viaggio – spesso decisamente scomodo – al termine del quale si sono ritrovati un poco cambiati. Alla fine del processo si sono resi conto che, viaggio su viaggio, tante cose in noi e tra di loro erano cambiate: come avevano fatto ad arrivare fino a lì? La risposta: attraverso una serie di “step” o “piccoli shock”, rappresentati da ciascuno dei pezzi che compongono questo disco. Da qui il titolo dell’album shockini.

pollo

Dovevamo suonare al Sonika di Siracusa e a un certo punto Matteo vide un pollo, ma non un pollo qualsiasi, IL pollo. Subito un brivido dietro alla schiena e un urlo: “Riccardo!”. Riccardo alla vista del pollo capì subito tutto e così, per i successivi 30 concerti, IL pollo ebbe l’arduo compito di invitare gli spettatori a prepararsi allo spettacolo. Adesso il pollo è in pensione, se la gode, non gli manca nulla e si sposta quando vuole da un angolo all’altro dello studio.

altarino

L’altarino è il luogo dove ogni mattina, subito dopo il canto del gallo, i sordi si recano per pregare la sordità tutta. Qui risiedono strumenti che abbiamo usato nelle nostre composizioni, strumenti di cui non conosciamo ancora il suono, oggetti di progetti passati o mai realizzati, il metronomo che va solamente al ritmo del piede sordo, le cassette di Battiato, ma soprattutto… dicci perché i nostri strumenti non suonano!

tastiera

La nonna aveva una tastiera. Matteo e Riccardo non facevano ancora la musica.
Un giorno l’Arcangelo Lele andò dalla nonna e le intimò di dirci queste esatte parole: “Non temere, Sordo, perché hai trovato grazia presso la PSR-32. Ed ecco, penserai a una musica, la comporrai e la chiamerai sorda. Sarà grande e verrà chiamata sordità; il Grande Sordo le darà il trono del Sordo suo padre e regnerà per sempre sulla casa del Sordo e il suo suono non avrà fine.”

Lei ci riferì il tutto e noi, un po’ storditi, accettammo il presente senza renderci minimamente conto di cosa quel discorso avrebbe comportato per noi.

alfabetiere

Quando abbiamo fatto il videoclip di “cose che non riesco a dire” c’era bisogno dell’alfabeto. Noi sordi non lo conoscevamo proprio bene bene, quindi abbiamo deciso di ripassarlo, ma a modo nostro. Abbiamo scoperto solamente più tardi che non a tutti risultava così facile associare una lettera a un’immagine.

Adesso partecipiamo ai campionati mondiali di alfabeto e stiamo andando bene.

scatole

“Scatole, scatole, scatole…” – da due lunghi anni Riccardo continua con entusiasmo straniante a collezionare e a riempire una parte dello studio con scatole rigorosamente di cartone. Cartone spesso, cartone fine, cartone ondulato, cartone duro, cartone pieghevole, cartone marrone, cartone bianco, cartone lucido, cartone opaco, cartone, cartone, cartone… Non sa bene il motivo per cui lo sta facendo, ma lo fa. Ormai è diventato un automatismo. Così come quando ti svegli fai colazione, così come quando guidi e non ti chiedi consciamente se premere il freno o l’acceleratore, Riccardo alla vista di una scatola di cartone fa una cosa sola: lo porta in studio. Per Matteo non solo questo è normale, ma è anzi necessario. 

Probabilmente tutto questo cartone un giorno tornerà utile, ma non è questo il punto.