Categorie
Indie Pop

Il lockdown secondo Limoni

Fuori per Visory Indie da venerdì 21 maggio un nuovo singolo di Limoni dal titolo Brucia la stanza. Il cantautore ferrarese milita nella scena indie dal 2017 e con questo pezzo ci regala un affresco nitido e tagliente di che cosa si possa provare quando amore e odio si miscelano in un’unica tinta. La produzione, realizzata da Sugar Teddy miscelando il pianoforte suonato da Limoni con chitarre e sintetizzatori, crea un ambiente evocativo e nostalgico che si apre definitivamente in un ritornello da cantare a squarciagola.

Gli abbiamo chiesto com’è andata quando c’è stato il lockdown.

Come stai passando questo strano periodo, qual è la tua routine?

È un periodo un po’ così, sa un po’ di tempo sprecato, no? La routine va avanti tra studio, lavoro e soprattutto musica, che penso sia stata fondamentale per colmare quella sensazione di vuoto e di prigionia degli ultimi lunghi mesi. La scrittura, la composizione rappresentano per me una boccata d’ossigeno all’interno di questo strano universo pandemico, come se fossero l’unica maniglia con cui tenersi aggrappati ad una normalità che facciamo sempre più fatica a ricordare. Nonostante tutto, sono sempre fiducioso riguardo ad una rapida ripresa: torneremo presto a cantare insieme!

L’arrivo della pandemia ti ha sconvolto qualche piano? Quale? 

Sì, fondamentalmente ha sconvolto un po’ il mio piano di vivere, che penso sia un po’ il piano di tutti. Per un artista è importante provare un determinato tipo di sensazioni, l’ispirazione nasce anche da esperienze nel quotidiano, da una serata all’insegna del vino rosso, da una passeggiata alle due di notte. Non poter più sperimentare sulla propria pelle questo tipo di situazioni priva di un importante lato artistico: ci vogliono emozioni forti.

Te la ricordi la primissima quarantena? Come la passasti?

Assolutamente si! Ero nella fase finale di un progetto in lingua inglese all’epoca e mi ricordo che me ne stavo tutto il giorno a scrivere canzoni in camera mia, che ha queste finestrelle quadrate da cui entra davvero poca luce! L’unica gioia era il Montenegro: il numero di bottiglie bevute durante il lockdown davvero non riesco a ricordarmelo. Stavamo tutti un po’ crollando, a parte i bilanci dei produttori di amari, quelli salivano a razzo.

Di cosa parla il tuo ultimo disco? L’hai scritto nell’ultimo anno?

Il mio primo singolo “Brucia la stanza” è un po’ un misto di situazioni, pensieri, immagini che si riferiscono ad una passata storia piuttosto burrascosa. Ricordo di averla scritta la scorsa estate, in spiaggia libera: avevo litigato con questa ragazza e allora qual miglior occasione per prendere in mano la penna?! È uscita di getto, era necessario solo un input reale per far scaturire il tutto dalla testa. È interessante come ci siano giorni in cui apri il notes e in due ore non esce una parola, mentre in certi momenti, all’improvviso, ti si palesa tutto nella mente come un pacco regalo. Per “Brucia la stanza” è stato così, mi sono seduto sul telo ed era tutto lì, musica e parole: dovevo solo trascrivere.

Cosa ti manca più di qualsiasi cosa? 

Mi manca vedere le persone senza la paura di abbracciarsi, di baciarsi, di sussurrarsi pensieri da vicino. Mi manca il contatto umano quello vero, non quello intimorito. Manca ballare e sudare in una sala, manca il non dover guardare continuamente l’orologio per tornare a casa entro un orario prestabilito. Direi che mi manca un po’ l’emozione del vecchio quotidiano in generale, ecco. Ma sono speranzoso: finirà presto.

Ti ricordi ancora l’ultima serata che hai fatto post 22.00?

In verità no, ma sicuramente mi ricorderò bene la prima che farò a coprifuoco eliminato! Limoni per tutti!