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Cosa c’è nella camera di Youssef De Luna

Dopo il percorso che lo ha portato a definire un’identità musicale capace di intrecciare culture, spiritualità e ricerca sonora, Youssef De Luna torna con Citra Scina, il nuovo singolo disponibile da venerdì 24 luglio su tutte le piattaforme digitali. Con questo nuovo brano, il cantautore prosegue il proprio cammino artistico esplorando una dimensione dell’amore che supera quella esclusivamente sentimentale per diventare una forza capace di orientare l’esistenza. “Citra Scina” racconta infatti un sentimento che attraversa il corpo e la coscienza, trasformando chi lo vive e mettendolo di fronte alla possibilità di cambiare.

In “Citra Scina” risuona una percezione dell’amore come forza universale, che “ci trascina”, ci muove verso qualcosa di più grande dei nostri piccoli io.

Una forza che dovrebbe essere riconosciuta dagli scienziati tanto quanto la forza di gravità. Citra” in latino significa “al di qua”; “Scina” richiama la divinità induista Shiva, dio della trasformazione universale, che distrugge e rigenera: l’amore ci costringe ad una metamorfosi che avviene qui, nell’al di qua, nel nostro corpo. Musicalmente, il brano conferma la direzione intrapresa da Youssef De Luna: un linguaggio rock in cui suggestioni mediterranee, richiami alle tradizioni orientali e ritmiche dal respiro latino si fondono in una scrittura personale, sospesa tra sensualità e tensione spirituale. Con “Citra Scina”, Youssef De Luna firma una canzone che invita ad abitare il cambiamento anziché temerlo, accettando l’amore come un’esperienza di rinascita, da vivere pienamente nel presente.

Noi per conoscerlo meglio, ci siamo fatti invitare a casa sua, ed ecco che oggetti ci ha mostrato per raccontarsi.

1. Il pressaverdure

Da qualche mese ho imparato a preparare gli insalatini, cioè le verdure fermentate in salamoia. Le verdure crude, ricoperte da una miscela di acqua e sale, nel giro di due o tre giorni fermentano, sviluppando batteri buoni, ottimi amici dell’intestino, ma soprattutto un sapore frizzantino straordinario. Che cosa avviene nel processo creativo, se non lo stesso? La nostra esperienza individuale fermenta, acquisisce un nuovo sapore, più frizzante… e alcune zone oscure che, crude com’erano, ci creavano qualche fastidio, diventano più digeribili e assimilabili.

2. La schiscia

Da quando vivo a Milano ho imparato questo divertente termine per indicare l’altrimenti triste “contenitore portavivande”. Quando ho un live o uno spettacolo teatrale, preferisco mangiare qualche ora prima qualcosa cucinato da me. E mi piace pensare che il pubblico, quando sono sul palco, riesca ad assaporare anche qualcosa della mia cucina. È un momento di condivisione di qualcosa che hai preparato con cura.

3. Lo spelucchino

Il mio coltello preferito in cucina, per mondare le verdure e la frutta. Da quando ne ho uno, mi chiedo sempre: “ma prima come diavolo facevo?”. Il modo in cui la sua lama scorre sulla materia prima che hai tra le mani è entusiasmante. Lo stesso entusiasmo lo provo quando arrangio una canzone e ne riesco, piano piano, ad accarezzarne il cuore.

4. Il cuscino da meditazione

“La pratica della consapevolezza” di Henepola Gunaratana: libro illuminante, ironico, austero e dolce. Trenta minuti di meditazione vipassana al mattino mi aiutano ad essere pienamente sincero con me stesso: a non nascondere sotto il tappeto parti di me che preferirei non vedere, ad accettarle come si accetta una nuvola che attraversa il cielo. Sia nella scrittura che sul palco, miro allo stesso grado di trasparenza.

5. Il leggio

Questo leggio mi permette di leggere libri senza chinarmi troppo con la testa, senza affaticare troppo il collo. A schiena dritta e petto aperto, senza troppa riverenza, nemmeno per i classici. Mentre studiavo Filosofia all’università, dai miei maestri ho imparato che i grandi autori vanno letti così. Se Dante scrive dei versi che non mi piacciono, glielo dico. Quando invece sono sublimi, una postura meno china mi permette di respirarne appieno la magia.