Massimiliano Lorenzin e Lorenzo Milan si conoscono da molti anni. Prima di avere un nome in comune condividevano musica, fotografie e video, poi nel 2023 hanno deciso di mettere tutto nello stesso posto ed è nato sokind. Le prime canzoni erano in inglese, più vicine agli ascolti elettronici internazionali del duo. Col tempo Massimiliano, che scrive e canta, si è accorto che in italiano riusciva a dire le cose in modo più preciso. controluce, uscito il 25 settembre, è il risultato di questo cambio: il primo album dei sokind e il primo interamente nella loro lingua.
Il suono resta elettronico, con Lorenzo che produce da anni, mentre la scrittura va verso la canzone italiana. Le dieci tracce parlano di relazioni in tutte le loro fasi, compresa quella in cui non è chiaro se una relazione ci sia. “Respirare”, che apre il disco, sta tutta in quel punto incerto: due persone che si vogliono bene e non sanno quando avvicinarsi e quando lasciare spazio. “Ho paura di toccare / di sbagliare direzione”, canta Massimiliano, in una stanza dove la radio è accesa e nessuno parla. È un’apertura gentile, con un passo morbido che mette subito a proprio agio.
Più avanti le relazioni finiscono, e il disco le guarda da angolazioni diverse. “Lontano da te” arriva quando il dolore si è già posato e si può ripensare a una storia senza volerla ricominciare (“A volte lasci andare / per non farti mancare”). “Sale nell’acqua” racconta invece la fine che non ha un momento preciso, quella che si consuma piano, come il sale che si scioglie e a un certo punto non c’è più. Il ritornello ripete “va bene così”, e sembra davvero un modo per voltare pagina. Nella stessa canzone ci sono le righe migliori dell’album: “Ci siamo persi come si perde una lingua / che parlavi da bambino e adesso taci”.
Se c’è un limite, sta in qualche immagine che chi ascolta indie italiano ha già incontrato spesso: le luci dei bar, il messaggio scritto e cancellato, i treni che passano e fanno male. Sono dettagli che non rovinano niente e che vengono compensati, quasi sempre, da un verso più personale poco dopo. Viene da pensare che il passaggio all’italiano sia ancora in corso, e che nei prossimi lavori quella precisione cercata da Massimiliano potrà spingersi ancora più in là.
Il duo fa tutto internamente: scrittura, produzione, mix, master, artwork, fotografie e i dieci Official Visual, uno per brano, girati nello stesso set a camera fissa. Ne esce un esordio compatto, dieci brani in poco più di mezz’ora, che si ascolta tutto d’un fiato e lascia voglia di rimetterlo dall’inizio. Il consiglio è di farlo con i testi sotto gli occhi, almeno la seconda volta.