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APE NEL PARCO: Martedì 7 a Milano, gli Addict Ameba ci conquisteranno, li abbiamo intervistati

Addict Ameba è un collettivo musicale con base a Milano, nel quartiere Casoretto. La band di dieci elementi nasce allo storico studio Il Guscio, dove è stato registrato il primo disco, Panamor, uscito a luglio 2020 per Black Sweat Records. L’esordio – che mescola afro, ethio jazz, psych rock e musica latina – è stato apprezzato e salutato con curiosità dalla critica (Musical Box Rai Radio 2 e Battiti Rai Radio 3, BBC Radio 6, Internazionale, Rumore, Zero…). Attualmente stanno lavorando al secondo disco.

Martedì 7 Giugno a Parco Sempione (zona Arena Civica) a Milano gli Addict Ameba saranno ospiti di APE, con Milangeles che curerà il dj set a seguire. APE è un collettivo che si è consolidato come una delle principali realtà milanesi, creando eventi all’aperto con l’obiettivo di valorizzare l’aggregazione sociale. In questa nuova stagione ritroveremo come sempre l’accesso gratuito, street food e drinks per l’aperitivo, concerti, djset e tanto divertimento. 

  1. Quanto è importante Milano e la scena milanese per l’ispirazione del vostro progetto? 

Milano è la nostra culla e la nostra bara, citando il grande Testori. Alcuni di noi sono nati qui, altri ci sono arrivati. Ci sopravviviamo come tutti, cercando le cose belle e creandone a nostra volta, si vedano le rassegne e i concerti organizzati da molti di noi con la Chullu. 

La scena musicale milanese è vivissima, abbiamo fratelli e sorelle in numerose band come Al Doum & The Faryds, Mombao, Il Mago del Gelato, Mefisto Brass, K^B°B° Orchestra… Da ognuno di questi progetti veniamo inevitabilmente contaminati, così come da questa città che contiene il mondo, specialmente nella nostra zona, a nord est, tra Loreto, Lambrate e via Padova.

  1. Il vostro debutto risale al 2020, anno non proprio facile per il mercato musicale. Com’è andata per voi? 

Effettivamente è stato un periodaccio, alcuni di noi sono partiti e abbiamo dovuto ricompattare la banda. Avevamo il disco pronto e nonostante l’impossibilità di promuoverlo abbiamo deciso di buttarlo fuori perché “Panamor” è un messaggio d’amore universale e pensavamo ce ne fosse bisogno. Per il lancio del disco anziché un concerto abbiamo organizzato una caccia al tesoro al parco Lambro. Ci siamo nascosti tutti e dieci e di volta in volta davamo indicazioni per trovare la tappa successiva e i premi. È finita in una gran jam e dj set… Un anno fa, quando suonare era ancora difficile, abbiamo autoprodotto un concerto sempre al parco Lambro. Sembrava un piccolo Re Nudo!

  1. In che modo il Covid ha influito invece positivamente sul destino degli Addict Ameba? 

Senza queste vicissitudini non avremmo incrociato i nuovi musicisti che ci hanno trasmesso nuova energia e nuove idee (Julie Ant alla batteria, Lorenzo Faraò al sax, Thomas Umbaca al piano, Rabii Brahim alla voce). Inoltre quel lungo stop e la voglia di tornare a suonare ci ha fatto capire quanto tenevamo a questo ensemble. Il calore del nostro piccolo ma affezionato pubblico, al nostro ritorno sul palco, ci ha scaldati non poco.

  1. Come nasce invece la vostra collaborazione con il collettivo APE? 

Alcuni di noi conoscono i ragazzi di APE dall’inizio, da quando organizzavano i ritrovi al chiosco di Pippo in porta Venezia. Li abbiamo sempre seguiti con simpatia, ci piace l’idea di dare la possibilità ai giovani di vivere lo spazio pubblico gratuitamente, creando socialità. Sono occasioni di scambio e condivisione, con una particolare cura della selezione musicale.  

  1. Programmi per il futuro?

Quest’estate saremo in tour in giro per la Sicilia, dal 13 al 22 agosto. Seguiteci per scoprire dove, di sicuro sarà una bella ballotta. Partiremo in dieci ma speriamo nell’effetto valanga, cioè di finire in mille e riconquistare l’Italia dal basso. Scherzi a parte stiamo anche lavorando al secondo disco, in uscita nel 2023… stay ameba!

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Cosa c’è nella camera dei Van Dyne

Esce giovedì 19 maggio 2022 “Vorrei“, il nuovo singolo del progetto Van Dyne, un nuovo capitolo che segue l’esordio con “Luna Park” per la band di Bologna. Si tratta di un brano che suona come un fiore che appassisce, è un quadro rimasto incompleto, è il desiderio di volerlo completare pur sapendo di non avere i colori giusti per continuare. È un brano scritto durante gli ultimi mesi di una relazione e rappresenta una piccola catarsi sentimentale racchiusa in uno degli episodi forse più immediati e diretti del primo EP della band. 

Noi come sempre non potevamo resistere, e abbiamo fatto un giro in camera loro.

(Carlo Marrone) Ho scelto un modellino del centro sociale Xm24, sgomberato due anni fa.
Xm24 per me e molti altri è stato un luogo fantastico, inclusivo e sicuro, in cui fare e fruire di musica, cultura, arti figurative e tanto altro. Si mangiava veg e a km zero, e poi corsi di italiano per stranieri, whorkshop, sala prove, palestra, ciclofficina, tutto gratis o quasi! …E che feste memorabili che abbiamo fatto!

(Lillo) Questa è una bottiglia da un litro di Laphroaig a doppia maturazione che mi regalò un mio caro amico in occasione della mia laurea. Era così buona che se ne andò via come l’acqua in pochi giorni ma decisi di lasciarne giusto due dita per un’occasione importante. Dopo aver aspettato un po’ di tempo e aver fatto passare anche le occasioni ho deciso che lascerò quelle due dita di whiskey lì per sempre, perché ci saranno sempre occasioni migliori.

(Nicola) Ho scelto un vasetto per le bolle di sapone, di quelli che compri alle bancarelle della fiera. Ho sempre avuto una passione per le bolle e da piccolo ero ossessionato dal trovare la giusta ricetta per farle più grandi e resistenti possibile, perché non sopportavo che esplodessero così in fretta. Sperimentavo miscele di detersivi e saponi vari e passavo i pomeriggi a giocare con questi composti. Adoro l’imprevedibilità della superficie delle bolle di sapone con quei turbinii che cambiano costantemente colore.

(Paolo) Questa è una baglama greca, costruita da un liutaio di Atene e regalatami in un momento di grande invaghimento per “Rebetiko Gymnastas” di Vinicio Capossela. Rappresenta in un certo senso un legame con la tradizione mediterranea e con gli strumenti e i suoni tipici che accomunano le culture che vanno dal nord Africa alla Turchia.

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Quali oggetti sono immancabili, se sei in tour con i Rumba De Bodas

Venerdì 22 aprile esce Krabu di Rumba de Bodas, per la label italotedesca Rubik Media, disponibile da questa data su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica. È un inno alla musica africana, un inno alla vita, un viaggio musicale senza sosta alla scoperta del continente nero. Il brano, scritto dal bassista Giacomo Vianello Vos, cerca di racchiudere quanti più sapori africani mischiati insieme, dalla Tanzania al Mali, dal Madagascar alla Guinea Bissau. Ritmo, melodie e arrangiamenti incalzanti trasportano subito l’ascoltatore in luoghi caldi e potenti, vivi.  Rimanere immobili sarà un’impresa ardua: in pieno stile Rumba de Bodas!

– Giacomo Vianello Vos, bass

Durante il tour porto sempre al collo le mie 3 collane: una fatta da me, una fatta da mia mamma e una che ho comprato in India quando ci andammo con i Rumba per suonare al Sula Fest. Queste collane rappresentano i miei affetti e i miei sogni e sono per me come un promemoria che mi ricorda di continuare a viaggiare, sempre.

– Alessandro Orefice, drums

In tour ci ritroviamo sempre nelle situazioni più variegate: a volte ci capita di dormire in hotel di lusso; altre volte invece finiamo a dormire in tenda nel bel mezzo di un campo con la musica a palla in sottofondo. E spessissimo dobbiamo recuperare le ore di sonno perdute in furgone! Per cui il mio must da tour sono i miei tappi per le orecchie rosa, super ergonomici e che mi aiutano a dormire ovunque capiti!

– Rachel Doe, vocals

Gestire i capelli afro non è semplice, anzi, è un vero e proprio stile di vita! E quando andiamo in tour le cose si fanno ancora più complicate. Negli anni ho perfezionato delle tecniche per gestire i miei capelli, e tra queste c’è il prezioso foulard di seta per raccogliere i miei ricci durante i viaggi in furgone, di modo che rimangano perfetti (o quasi) anche dopo 8 ore di viaggio!

– Kim Gianesini, sax

La vita di uno strumentista a fiato è sempre sul filo del rasoio: quando meno te lo aspetti ecco che quel filino di aria che hai preso il giorno prima sul palco si trasforma in un mal di gola incredibile! Ecco perché con me in tour ho sempre il magico botticino di propoli puri spray, ottimi sia per prevenire che per curare. Qualche spruzzo e via che si soffia di nuovo!

– Pietro Posani, guitar

L’oggetto di cui non posso fare a meno in tour (e nella vita in generale) è il mio zaino con mille tasche. Dentro ci sta tutta la mia vita, insieme ad attrezzi e attrezzini per ogni situazione.

Citando il mio scrittore preferito, con uno zaino ben caricato in tour puoi fare qualsiasi cosa: da aprire una macchina a chiudere una conversazione.

– Mattia Franceschini, synth/keys

L’oggetto da tour per me indispensabile è il cuscino che mi permette di dormile almeno 7 ore su 10 durante i viaggi in cui non devo guidare. Ovviamente va abbinato a dei super tappi per le orecchie per filtrare il casino che c’è in furgone!

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JENNIFER: “Resilienza e passione” nel nuovo brano di Samuele Cara

JENNIFER è il nuovo brano del cantautore romano SAMUELE CARA uscito venerdì 29 aprile, una canzone che racconta di una ragazza cresciuta troppo in fetta, di voglia di felicità in tutte le sue forme. Jennifer che malgrado tutte le incertezze e i momenti cupi affronta la vita fregandosene del giudizio altrui, e alla fine vince. Un sound a metà tra cantautorato ed indie pop che omaggia la trazione dello stornello romano e i grandi autori italiani degli anni 70 (Rino Gaetano, Venditti, De Gregori). Una ballata intensa che racconta la voglia di andare avanti senza rimpiangere quello che ti sei lasciato dietro.

Abbiamo chiesto a Samuele Cara di rispondere alle nostre domande:

Per iniziare, ci racconti chi è Samuele Cara?

Samuele Cara nasce a Palestina, in provincia di Roma, scrivo le mie canzoni e ho iniziato a fare musica grazie a Rino Gaetano e a gli Oasis

Come hai iniziato a fare musica?

Per pure esigenza personale, ho iniziato a suonare su per giù all’età di 13 anni, poi con il passare del tempo ho approfondito meglio l’argomento e ho cominciato a scrivere per conto mio

Cosa vuoi trasmettere con i tuoi pezzi

Me stesso, vorrei far conoscere il mio mondo alla gente in modo sincero e schietto

“JENNIFER” è il tuo nuovo brano, cosa significa per te questo pezzo?

E’ una canzone importante per me, che ho voluto far uscire nonostante non sia un brano “alla moda”, una canzone che parla del coraggio di andare avanti nonostante le difficoltà.

Cosa stai preparando, invece, per il futuro?

Tanta musica nuova e magari qualche live per far ascoltare le mie canzoni

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Jacopo Nutz debutta con il singolo Mezzo bicchiere

Una cruda descrizione del presente: tacere per non avere problemi è davvero la soluzione? Jacopo Nutz debutta con Mezzo bicchiere, singolo prodotto e registrato dallo stesso Jacopo, dalle sonorità brit pop e dal testo dai forti connotati sociali. Il cantautore fiorentino si interroga sul parallelismo tra aspettative e realtà con l’immagine del bicchiere che viene visto sempre mezzo pieno o mezzo vuoto a seconda delle circostanze e del modo di interpretare i fatti.

Abbiamo chiesto a Jacopo di rispondere alle nostre domande:

Ciao Jacopo, di cosa parla il tuo nuovo singolo Mezzo bicchiere?

Il brano è essenzialmente una riflessione sulla quotidianità e su quanto essa venga influenzata dalle aspettative nostre e degli altri. In questo senso la nostra ricerca continua della felicità non rispecchia una felicità reale, ma un’idea creata per giustificare gli sforzi e le azioni che compiamo.

Chi ha realizzato il video e come si collega alla canzone?

Il video è stato realizzato da Mario Albanese Pereira, regista veramente bravo, che è riuscito ad estremizzare il concetto della canzone in una chiave ironica un po’ Tarantiniana. Se la chiave del pezzo è la quotidianità, il lavoro e la società, il video affronta in maniera surreale queste situazioni estremizzandole. Tutto questo ha reso il video molto più dinamico.

È il tuo singolo di debutto e anticiperà il tuo primo Ep, come mai hai scelto questo brano per presentarti e cosa dobbiamo aspettarci dall’ep?

Ho scelto questo pezzo come esordio perchè era uno dei miei preferiti, ma anche perchè aveva un sound elettronico, ma anche abbastanza aggressivo. L’Ep si basa molto sulla componente elettronica che si unisce a quella suonata, nel disco infatti troviamo pezzi “tosti” come mezzo bicchiere, ma anche pezzi più intimi, sempre però arrangiati in questa forma ibrida tra l’elettronico e il pop/rock. Poi in fondo c’è anche una bonus track piano e voce.

Hai prodotto diversi artisti, cosa ti convince di un artista affinché tu decida di lavorarci insieme?

Di base vivo il mio lavoro come produttore/arrangiatore con l’obiettivo di creare una comunicazione con chi ascolta, ho sempre molto rispetto del testo e cerco di far sì che la musica accompagni le parole creando una storia. In questo senso per me è importante che il modo di comunicare di chi canta o scrive le canzoni sia affine con il mio modo di arrangiare e produrre, in modo da fare sì che la storia funzioni, in questo senso devo dire che arrangiare e produrre pezzi scritti da me è stata un’esperienza molto impegnativa, anche psicologicamente

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Le 5 cose preferite di Aura Nebiolo

Aura Nebiolo il 12 maggio ha pubblicato il nuovo disco “A KIND OF FOLK“, un concentrato di puro talento jazz! Noi ci siamo fatti raccontare da lei quali sono le sue 5 cose preferite, per conoscere meglio il suo mondo.

I Giochi di Parole
A dir la verità le parole mi piacciono quasi tutte, tranne alcune come “succulento”, che proprio non sopporto. In particolare mi piacciono quelle parole che vogliono dire più cose, più concetti! Oppure combinare le parole per crearne altre.Il titolo del disco è un gioco di parole su più piani, traducendolo può significare “un tipo di Folk”, inteso come genere musicale, oppure, il significato che intendo io, “un tipo di gente”.È un gioco nel gioco perché riprende il titolo di una composizione che amo di Kenny Wheeler, “Kind Folk”.


Camminare nei Boschi
Ho sempre vissuto in campagna, ma quand’ero bambina il bosco mi faceva tanta paura. Lo vedevo buio, pericoloso, insidioso. Ora lo vedo per quello che è, insidioso sì, ma pieno di vita, di incontri ed incastri. In “Frequenze Armoniche” ho cercato di tradurre queste sensazioni in note.Poi mi dite se ci sono riuscita o a cosa vi fa pensare questo brano!


Le Ombre
Adoro il sole in faccia, quella sensazione di calore che ti pervade da fuori a dentro. Ma trovo molto più interessante ciò che la luce fa alle nostre figure, le allunga, le deforma. Può renderci dei mostri o delle fate, con le mani.Di luci e ombre è impregnato tutto il disco, sono concetti che tento sempre di coniugare all’interno delle mie composizioni. 


Il mio disordine
Senza il mio disordine non sarei io, e non sarebbe nata l’introduzione di Good Roots. Nel mio disordine c’è sempre tutto quello di cui ho bisogno, basta trovarlo! Ma la ricerca è sempre una di quelle cose che mi appassiona.
Ps: adoro il mio disordine, non quello altrui eheh

I gatti
Questi esseri così indipendenti, fieri, che sopportano il dolore e lo mascherano con indomito coraggio. Anche pigri e spesso indolenti.Avevo un gatto con un naso grigio, che ha vissuto con fierezza fino al suo ultimo giorno. “Grey Nose” è per lui e per il suo coraggio.
Che di coraggio ne vorrei anche un po’ io per affrontare le parole che a volte non so gestire, le insidie e gli incroci intricati ed intriganti dei boschi, le ombre e il disordine della mente.

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Cosa c’è nella camera di Jali Babou Saho

Esce venerdì 29 aprile 2022 “Tamalla“, l’album di debutto di Jali Babou Saho, cantante del Gambia e suonatore di kora (strumento tipico dell’Africa Occidentale che si tramanda di generazione in generazione). Un disco che nasce per un’urgenza artistica dopo l’incontro con il chitarrista Francesco Mascio e che vanta la produzione eccezionale di Riccardo e Daniele Sinigallia. Sei tracce originali, registrate in presa diretta con Maurizio Loffredo, Daniele e Riccardo Sinigallia, presso gli Artigiani studio di Formello; le canzoni spaziano nell’ambito dell’ afro-blues, afro-jazz e world music. Un intreccio di sonorità elettriche e acustiche, in cui le radici della musica mandinka, evolvono in una visione moderna, dando vita ad una interpretazione dell’artista del tutto personale. Focus track del disco è il singolo Kanno, che sarà accompagnato da un video ufficiale in uscita lo stesso 29 aprile alle 12. 

Ad impreziosire l’intero lavoro, vi è la collaborazione di numerosi musicisti provenienti da percorsi musicali differenti: il vocalist italo-libico Esharef Alì Mhagag, la cantante partenopea Fabiana Dota, il sassofonista Alberto La NeveTonino Palamara alle percussioni, Paolo Mazziotti al basso elettrico, Domenico Benvenuto alla batteria, oltre che dallo stesso Francesco Mascio alla chitarra classica ed elettrica e Jali Babou Saho alla voce e kora.

Noi come sempre siamo stati a casa sua, ed ecco cosa ci ha mostrato!

Kora. E la compagna della mia vita. Mi è stata regalata da mio padre all’età di 10 anni, in sostituzione di una più piccola, per bambini. La kora mi parla e quando la suono mi aiuta ad esprimere quello che sento.

Anello. Questo anello mi è stato dato da un griot e serve a proteggermi e a trovare la mia strada.

Bracciale. Mi è stato donato da mia nonna. So che è un bracciale molto antico ma le sue origini si perdono nel tempo.

Dipinto. Questo è un piccolo dipinto su tela. Lo ha fatto un mio amico di Banjul e raffigura una danza accompagnata dal suono delle percussioni. Ci sono molto affezionato perché rappresenta la musica e la danza, che sono il cuore pulsante del mio paese.

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Cosa c’è nella camera di Mr. D

Kid’s dream è il debut album di MR. D, moniker dietro il quale si cela Daniele Fioretti, musicista marchigiano che, come musicista one man band con la sua chitarra e come tour manager per band estere per i tour europei, vive in continuo movimento tra le città d’Europa.  Il disco, in uscita il 29 aprile per la Bloody Sound Fucktory e prodotto da Loop Collective, è stato anticipato dal singolo “Wonderful Stranger”, accompagnato dal video. Kid’s dream è una raccolta intima di storie che nascono dai viaggi di Daniele, dai confronti con le centinaia di persone incontrate lungo la sua strada, dalle molteplici preziose esperienze vissute in prima persona e dalle sue radici. Con Kid’s dream MR. D ci apre le porte del suo mondo fatto di Rock e di Blues, di quel suono nato in America per raccontare le proprie storie vissute sulla strada di kerouacchiana memoria. Il suono di una chitarra con il riverbero della stanza e una voce che graffia il nastro, quasi a riportarci alla sensazione delle registrazioni su nastro analogico.

Abbiamo deciso di farci fare un salto a casa sua, ed ecco cosa ci ha mostrato!

Il libro di Francis Bacon, perché nella mia libreria ci sono molto libri d’arte, tra quelli di musica e quelli politici, l’arte è l’essenza della mia vita e credo profondamente negli artisti, i veri Artisti, gli eletti. Non possiamo esserlo tutti, non basta saper scrivere una canzone o fare un dipinto per essere Artisti, non mi sento un Artista personalmente perché riconosco la Magnificenza di chi lo è. Bacon lo scoprii in un libro che si chiama London Calling e parla della Londra Artistica dai primi del 900 fino ai tempi moderni, Francis Bacon mi colpi molto, informandomi mi resi conto che lo studiai a Storia dell’arte e che mio padre ne è un gran fan.


L’Anello perché senza di lui non salgo sul palco(scherzo), non sono scaramantico, realmente nulla di più distante dall’essere superstizioso o cose simili, ma sarebbe triste per me dimenticarmi sul comodino il giorno di un concerto questo anello. Non vale nulla, credo averlo pagato 5euro, ma ormai fa parte di me e nonostante le sue piccole dimensioni mi fa sentire protetto.


Il casco perché i motori sono una parte della mia vita, mi incanto delle volte davanti a delle auto o moto. Preferisco i mezzi d’epoca, hanno quel sapore più romantico, sicuramente i designer di altri tempi avevano un gran stile non stavano a copiarsi l’un l’altro. Questo casco specifico lo uso sempre con la mia Lambretta del 1960 che ho restaurato anni fa, mi piace salirci su e farla andare, sulle strade di casa, sempre con caschi di gran stile in testa, lo stile SEMPRE.


La borsa frigo della Kodak, presa in un mercatino dell’usato, la regalavano negli anni 80 con un tot di rullini, gli anni della raccolta bollini per i regali, ormai mi segue da anni siamo al 4 trasloco insieme. Non ci metto bevande fresche per andare al mare o a un pic nic, ma quando la vidi la trovai fighissima, il design ed i simboli pop mi attraggono, ci tengo dentro il materiale fotografico, ogni tanto amavo scattare delle foto con una vecchia Lomo LC-A(originale russa) o una Olympus Trip 35 degli anni 70.


La vecchia borsa verde è sempre li pronta ad ogni partenza è con lei che parto per un live singolo o per un tour. La borsa inseparabile, quella che sta li con me sui palchi d’Europa perché magari prima di iniziare il concerto ci metto dentro il portafoglio e le chiavi del van, ci infilo la camicia a fine live e mi cambio al volo con quello che ci ho messo dentro, quando prendo quella vuol dire che si parte. La mia sacca.

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REA: RESPIRO È IL PRIMO BRANO DOPO LA PARTECIPAZIONE AD AMICI

Respiro è il nuovo singolo di Rea, la rivelazione del pomeridiano di Amici, e il primo brano pubblicato dopo essere uscita dalla scuola di Maria De Filippi. Su un sound accattivante dominato dalla chitarra elettrica e dai synth si innesta la voce della giovane cantautrice bolognese che mostra un lato più intimo della propria scrittura, senza rinunciare all’orecchiabilità e a una melodia di facile presa. Un testo che racconta del bisogno di aiuto quando si affronta un cambiamento, di sguardi che si incrociano, dell’empatia come elemento fondamentale per acquistare fiducia nei confronti dell’altro. Un brano da dedicare a chi ha le spalle larghe per proteggerci quando siamo in balia degli eventi e non siamo in grado di decidere da soli, da ascoltare con le cuffie al massimo quando si passeggia per le strade deserte nel cuore della notte.  Respiro farà parte di un concept album, la cui uscita è prevista per l’estate.

Abbiamo chiesto a REA di rispondere alle nostre domande:

Ciao Rea, quali sono le cose che più di tutte ti fanno respirare cioè ti mettono in pace con te stessa?
Beh diciamo che sono una persona che non sta mai ferma quindi le uniche cose che mi mettono in pace con me stessa sono i momenti in cui ho raggiungo un obiettivo che mi ero prefissata.

Nel pezzo parli di cambiamenti, nella tua vita quale pensi sia stato il più grande?
Sicuramente Amici è stato un grossissimo cambiamento non tanto per la durata dell’esperienza quanto per la consapevolezza che ho raggiunto stando là dentro.Prima di entrare avevo tantissimi dubbi sul mio futuro. Non che questi siano magicamente spariti anche perché ho diciott’anni ma sicuramente un percorso del genere mi ha portata a chiedermi veramente cosa voglia fare nella mia vita senza più farmi influenzare da quello che gli altri magari si aspettano da me.

Raccontaci una tua giornata tipo!
Mi sveglio (e già meno male) poi solitamente Studio qualcosa (teoria per la patente o qualche materia scolastica) poi solitamente dopo pranzo vado in studio. Il pomeriggio è diviso in due momenti: quello in cui mi dedico alla preparazione dei live quindi provo i pezzi e poi il momento in cui vado avanti con la realizzazione dell’EP.Spesso inoltre mi dedico anche ad altre attività del mio progetto come l’ideazione di una copertina, di un videoclip ecc.Ah e non scordiamoci delle lezioni di canto fondamentali!!

Sei un’appassionata di cinema, i tuoi tre registi preferiti?
Spero di non essere vessata per i miei gusti ma sul podio ci sono Wes Anderson, Bertolucci e Tarantino.
Ci racconti qualcosa in più riguardo alla copertina di Respiro?
Una volta finito il pezzo avevo già chiara in mente l’immagine della copertina.In essa è presente una scia di luce che doveva rappresentare la materializzazione del respiro.Per rendere questo effetto ben visibile ho scelto uno sfondo nero in quanto faceva decisamente contrasto con pelle, capelli e outfit. È stato difficile ottenere questo effetto in quanto per la realizzazione della foto sono stati utilizzati tempi molto lunghi disposizione non semplicissimi da usare.

Adesso dopo questo singolo cosa dobbiamo aspettarci da te?
Tra non molto uscirà un altro singolo e poi un EP a inizio estate!! Il 15 maggio lo presenterò in anteprima al Locomotiv Club di Bologna, vi aspetto!

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Le 5 cose preferite di Anna Castiglia

Anna Castiglia, artista poliedrica ed eccentrica nata a Catania ma di stanza a Torino, pubblica il suo nuovo singolo “Bovarismo” per l’etichetta Tippin’ Factory il 25 marzo. Il brano riprende musiche dal valzer francese passando per il pop e il cantautorato.

Ad Anna abbiamo chiesto di raccontarci quali sono le sue 5 cose preferite, ecco che cosa ci ha detto!

Colazione

Il mio pasto preferito, nonché una delle mie cose preferite in assoluto. La colazione, rigorosamente dolce a meno che non sia in viaggio in un hotel frequentato da tedeschi, è l’inizio della giornata, ne stabilisce l’andamento. Crema, nutella, marmellata, miele, vuoto, il cornetto mi piace in tutti modi specialmente se accompagnato da un cappuccino, anche se la vera colazione, quella che faccio tutti i giorni è la classica latte e biscotti.

La versione estiva prevede latte di mandorla ghiacciato (solo se mi trovo in Sicilia), granita con brioche (idem), yogurt e cereali e magari anche un po’ di macedonia.

Se malauguratamente non faccio colazione, causa fretta o qualunque altra cosa,  quasi sicuramente la mia giornata va male.

Arte nel sociale

Una cosa che amo è conferire all’arte un’utilità maggiore, o meglio, rivendicare la sua utilità e responsabilità, soprattutto in un periodo in cui è stata esclusa dalle priorità della vita quotidiana (addirittura sotto lo spritz). Sto svolgendo, da quasi un anno ormai, il servizio civile in una casa di Quartiere di Torino, nella quale ho conosciuto per la prima volta il potere che può avere l’arte per alcune persone. A partire dalla pittura con un ragazzo in messa alla prova fino alle attività di piazza e di giardinaggio (anch’esso un’arte) con i disabili. Inoltre, da pochi mesi, tengo un laboratorio di musica e scrittura, quindi di cantautorato, con gli ex detenuti del carcere di Torino ed è un onore aiutarli a reinserirsi nella società tramite la musica.

Caldo

La verità è che ODIO il freddo e ogni minimo contatto con esso, della serie pigiama dentro le calze, maglia dentro i pantaloni. Ma essendo un format positivo, quindi fondato su ciò che piace, parlerò di quando ami il caldo: quindi le città calde, i cibi caldi, le persone calde.

Mi piace il calore del sole sul viso, quello bruciante che ti fa venire i brividi e concilia il sonno.

Mi piace il calore della coperta d’inverno e d’estate (ops).

Il camino, i vestiti riscaldati sul termosifone.

La calzamaglia sotto i jeans.

Mi piace la sauna.

Mi piace sudare.

Tour

Ho appena scoperto di amare i tour. Viaggiare per suonare e suonare per viaggiare è la cosa più gratificante, arricchente e soddisfacente che abbia mai fatto fin’ora.

Non nego la fatica che si accumula durante questi tour “amatoriali” fatti di treni e cambi incastrati quindi anche di corse, sudore, mal di schiena e tanta ansia, però una volta giunta a destinazione la sfida è conquistare un nuovo pubblico che non ti conosce e quando ci riesci è stupendo. Conosci tanta gente, tanti punti di vista, accenti, una miriade di letti e docce e anche te stessa. Ho scoperto di piacermi quando sono in tour.

Outfit per concerti

Sono cresciuta in una famiglia di attori, circondata da maschere e costumi. Mia madre portava sempre me e mia sorella in teatro durante le prove degli spettacoli ed è lì che mi sono innamorata degli abiti di scena. Ricordo che teneva tutti i suoi costumi in una cassapanca di legno vecchissima e uno dei nostri giochi preferiti era prepararci per la scena, qualunque essa sia, coinvolgevamo i bambini del condominio facendoli travestire e mettendo in scena sempre storie diverse. Adesso, la mia scena sono i concerti, per cui ogni volta che devo suonare mi preparo come se dovessi interpretare un personaggio, io non mi vesto, mi travesto! La stessa cosa vale per i trucchi.