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Recensione

Restare incompiuti: “Il Quinto Giorno” di Alek come atto di resistenza emotiva

Con Il Quinto Giorno, Alek non costruisce semplicemente un disco: apre una soglia. Un luogo fragile e sospeso, dove l’identità non è ancora una scelta definitiva e le emozioni non sono state tradotte in maschere. Ispirato al quinto giorno della Genesi, quello delle creature dell’acqua e del cielo, prima dell’uomo e delle sue strutture, l’album vive nel confine tra istinto e coscienza, tra ciò che si è stati e ciò che si potrebbe diventare. È un lavoro che rifiuta la forma chiusa, preferendo restare ferita, domanda, passaggio.

L’impressione complessiva è quella di un viaggio interiore senza mappa, attraversato da smarrimento, nostalgia e rabbia, ma anche da una lucidità nuova. Brani come Respira, Vertigine e Oceano restituiscono la sensazione costante di deriva: il sentirsi fuori posto nella propria vita, la difficoltà di riconoscersi, la mente che diventa il primo nemico. Il tempo, in questo disco, non ha un potere salvifico. In 1096 giorni ritorna infatti come ossessione, come attesa che si prolunga fino a diventare prigione, mentre in X5 il passato viene guardato senza indulgenza, come qualcosa che può insegnare solo se affrontato davvero.

La scrittura di Alek è diretta, disarmata, capace di nominare l’autosvalutazione e la paura dell’amore senza trasformarle in slogan. In Impossibile e Gocce di vetro il sentimento resta sospeso, bloccato in parole non dette e occasioni mancate. In Rancore l’addio non è mai definitivo, ma continua a bruciare sotto la pelle. Figli dell’odio e La fine del mondo allargano invece lo sguardo, trasformando il disagio individuale in una riflessione più ampia su identità imposte, responsabilità personali e collettive, e su un futuro che sembra già consumato.

Il momento più cupo e luminoso insieme è Cenere, dove il dolore intimo si fa memoria collettiva e la musica diventa sospensione, rispetto, silenzio. La produzione, sospesa tra suoni eterei ed elettronici, accompagna tutto il disco senza mai sovrastarlo, lasciando spazio alle parole e alle crepe.

Il Quinto Giorno non promette rinascite facili. È un manifesto di metamorfosi incompleta, un album che non chiede di essere capito subito ma ascoltato con attenzione. Alek non offre risposte, ma qualcosa di più raro: il permesso di restare incompiuti e il coraggio di scegliere chi diventare dopo aver guardato il passato negli occhi.

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Comunicato stampa

“Il Quinto Giorno” è il nuovo album di Alek: il punto di confine tra ciò che siamo stati e ciò che scegliamo di diventare

Con “Il Quinto Giorno”, Alek apre una nuova fase artistica: un disco che vive in bilico tra ciò che si è stati e ciò che si potrebbe diventare. Ispirato al “quinto giorno” della Genesi – il momento in cui nascono le creature dell’acqua e del cielo, prima dell’arrivo dell’uomo – l’album esplora il confine tra istinto e coscienza, purezza e costruzione, nostalgia e trasformazione. È lo stesso confine emotivo che attraversa “x5”, brano che agisce da ponte con il capitolo precedente: uno sguardo al passato che riflette su ciò che si è imparato negli anni, e ciò che invece sembra non cambiare mai.

Il Quinto Giorno è un territorio dove le emozioni non sono ancora state tradotte in ruoli, maschere o versioni di sé da esibire, ci ricorda chi eravamo prima di scegliere un’ identità che potesse compiacere il mondo attorno a noi. Brani come “vertigine” e “respira” parlano proprio di questo, del fatto di non sentire di appartenere ad una forma precisa, di cercare costantemente delle conferme dal mondo esterno e di ricordarsi di respirare in mezzo al
caos.

L’album rappresenta un viaggio emotivo che Alek ha intrapreso nell’ultimo anno, un viaggio in cui ha capito che con il tempo, delle volte, la ferita non passa e lo vediamo con “1096 giorni”, un brano up-tempo dove la nostalgia diventa un tormento che caratterizza il presente. Con una scrittura diretta e una produzione che alterna suoni eterei e suoni elettronici, Il Quinto Giorno è un manifesto di metamorfosi. Un album che non celebra il ritorno al passato, ma il coraggio brutale di guardarlo negli occhi per scegliere cosa diventeremo dopo.



TRACK by TRACK
1. Respira
Il brano parla di una perdita d’identità che non è improvvisa, ma logorante: il sentirsi fuori posto nella propria vita consapevolmente, mentre si continua a vivere la stessa realtà che fa male. È il racconto di Alek che si trova intrappolata tra nostalgia, buio e il desiderio ostinato di tornare a chiamarsi col proprio nome.

2. Oceano
“Oceano” è il racconto di una deriva interiore fatta di fame che sparisce, silenzi familiari e una mente che diventa il primo nemico. È la fotografia di qualcuno che si perde tra riflessi e onde, incapace di riconoscere l’amore, mentre affonda in un oceano che sembra reale, ma che in realtà nasce dentro di sé.

3. Vertigine
In “vertigine”, Alek affronta la solitudine interiore e lo smarrimento di chi non riesce più a riconoscersi Il brano racconta la distanza da sé stessi, la perdita della propria voce e il senso di isolamento in un mondo che corre troppo veloce. Tra maschere che cadono e legami che non scaldano più, la canzone segue una ricerca fragile ma necessaria: trovare un appiglio prima di cadere del tutto. Tra immagini di vuoto, silenzio e distanza emotiva, “vertigine” esplora quella sensazione di caduta che nasce quando cerchi qualcuno senza aver ancora trovato te stessa.

4. 1096 giorni
Questo brano è il ritratto di un’attesa che dura troppo: 1096 giorni passati a vivere nei “forse”, nei ricordi distorti e in una città che continua a trattenere ciò che è finito. È una canzone sulla paura di lasciar andare delle emozioni che Alek ha paura di non provare più, su un addio senza finale che paralizza l’amore e trasforma la nostalgia in una prigione.

5. Figli dell’odio
In “figli dell’odio” Alek si ribella contro le identità imposte e un mondo che corre senza accorgersi di aver già perso il futuro. Tra immagini apocalittiche e scelte inevitabili, racconta una generazione sospesa tra vuoto e rabbia, decisa a non inchinarsi e a bruciare ciò che non le appartiene più.

6. Rancore
In “rancore”, Alek affronta il peso del rancore e della nostalgia, scavando nei ricordi di una relazione che continua a bruciare anche dopo la fine. È il racconto di una lotta interiore tra il desiderio di lasciar andare e l’impossibilità di farlo davvero. Non solo la fine di un amore, ma la ricerca di sé tra le macerie.

7. Cenere
“Cenere” è un brano intimo, cupo e viscerale che trasforma un fatto reale in un racconto emotivo e in una riflessione sulla vita e sulla sua fine. L’incedere dell’arpeggio di chitarra, costante e ipnotico, guida l’ascolto come un battito trattenuto; le voci corali, stratificate e sospese, aprono invece una dimensione quasi angelica. La canzone è dedicata ai 70 ragazzi che persero la vita in un violento incendio in una discoteca di Kocani, in Macedonia, paese d’origine di Alek.

8. La fine del mondo
In questo brano Alek racconta la fine del mondo non come evento esterno, ma come responsabilità personale. Racconta la scoperta dolorosa del vuoto, della libertà mancata e dell’illusione del tempo, fino alla consapevolezza più scomoda: nessuno verrà a salvarti, se non ti guardi davvero allo specchio.

9. Impossibile
“impossibile” è un brano che mette a nudo l’autosvalutazione e il desiderio contraddittorio di essere amati senza doversi esporre. È la storia di chi si rifugia nella solitudine perché l’amore fa paura, trasformando l’altro in una vertigine impossibile e il legame in un rischio che sembra sempre troppo grande.

10. X5
“X5” è il seguito naturale di x4, il primo singolo di Alek, rilasciato del 2022. Il brano racconta una riflessione su quello che si è imparato negli anni e quello che invece sembra essere una ripetizione ossessiva degli stessi errori. Ambientato in una città notturna e consumata, “X5” alterna immagini di attesa e déjà-vu a una riflessione lucida: il tempo non aggiusta nulla se non si ha il coraggio di togliere le “foglie secche” dal proprio giardino. “X5” mantiene un’atmosfera malinconica e sospesa, trasformando l’attesa in una presa di coscienza.

11. Gocce di vetro
In “gocce di vetro” Alek racconta il momento esatto in cui capisce che l’attesa è diventata una perdita. Tra pioggia, freddo e coraggio mancato, racconta l’amore che non trova spazio, né tempo, restando bloccato in parole mai dette. È una canzone sul rimpianto lucido: non su ciò che è finito, ma su quei cinque minuti in più che avrebbero potuto cambiare tutto.
 

CREDITI
Autori: Aleksandra Jevremova 
Compositori: Denis Rossato (den)
 

BIO
Alek è una giovanissima cantautrice di Vicenza, classe 2005. 
All’età di 14 anni ha ricevuto la prima chitarra e da quel momento ha iniziato a comporre e scrivere, scoprendo nella musica il modo più naturale di esprimersi e sfogarsi. Atmosfere intime e sguardo oltreoceano – rivolto a Bon Iver, Billie Eilish e Adrianne Lenker, tra gli altri – caratterizzano le sue sonorità, delineando un immaginario da colori e suoni ben definiti. Nel 2022 pubblica il primo singolo “X4”, ottenendo sin da subito un ottimo riscontro, seguito da “Stupido Cielo” in collaborazione con Caleydo che ad oggi conta più di un milione e mezzo di streams. A maggio 2024 il primo EP “BUIO”, interamente prodotto dal giovane producer Den, seguito dai brani “Un’ora di sole” e “Rinascere”. Nel 2025 escono i singoli “tra il cielo e le strade” e “Ragazzi della pioggia”, seguiti dal nuovo singolo del 21 novembre “rancore”, un’anticipazione del prossimo progetto discografico in uscita nel 2026

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LabelGOR!LLA RECORDS