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Indie Pop

Lorenzo Vizzini mi ha portato in giro per Milano

Dopo l’anticipazione de “La sera di Natale”,“Karma”, e “Inverno” è uscito “SuXmario”, il terzo disco di Lorenzo Vizzini: un racconto di formazione, scritto nel passaggio fra l’adolescenza e l’età adulta. Composto da 10 canzoni genuinamente pop. L’immagine di Mario, questo supereroe che sembra un bambino ma ha due baffoni da pensionato, dunque sintetizza perfettamente la sensazione di transizione di cui il disco è pervaso. “E in quella X, oltre all’immaginario calcistico che spesso è ripreso nel disco, voleva esserci il risultato nell’incontro finale fra l’adolescenza e l’età adulta: un pareggio, che tutto sommato mi va bene.”. Milanese d’adozione, Lorenzo Vizzini è un concentrato di storie (di quando ha scritto per Ornella Vanoni a soli 18 anni o di quando mi racconta che vorrebbe andare in Brasile, non ho chiesto se nell’immediato, nonostante la pandemia).

Abbiamo camminato su e giù per la Darsena, in zona gialla s’intende, ed ecco cosa mi raccontato.

Qual è il tuo rapporto con la città di Milano? Hai mai pensato di andartene?

Sì, per un periodo l’ho anche fatto e sono tornato in Sicilia, ma non ho mai lasciato Milano per più di un anno. A Milano è stata sempre un’altalena, ho vissuto momenti bellissimi e altri in cui mi sentivo un po’ un pesce fuor d’acqua. Ammetto che col tempo, le voglio più bene: dico sempre che voglio andarmene, ma torno ogni santa volta. Anche se non è un posto che sento appartenermi fino in fondo, ormai mi sono abituato a sentirlo come la mia casa.

Milano è il titolo anche di un brano dal tuo ultimo disco. Ce ne parli?

Sì, è un brano scritto diversi anni fa, nel 2016, come praticamente tutti i brani del disco. E’ un racconto di una notte, in cui avevo perso un treno e non potevo più tornare a casa, ma in generale è un po’ la somma delle parti più complicate della mia vita a Milano: il disorientamento, le giornate che sai come cominciano e non dove finiscono, il cellulare sempre scarico e quella sensazione di sentirsi sempre dei turisti.

E cosa c’è di Milano che proprio non ti va bene?

Ammetto che col tempo mi sono ammorbidito, penso a Milano ci sia quasi tutto quello che cerco e che mi piace, sotto infiniti punti di vista. Quello che più mi manca forse è il mare: per cercare di sedare la nostalgia, vado all’Idroscalo o faccio finta di vedere le onde sui navigli, ma onestamente il risultato non è lo stesso.

Come sono le tue giornate in questo ultimo periodo?

Vuoi la verità? Pigre e ripetitive, ma non ne faccio un dramma. La routine è svegliarmi, portare in giro il cane, scrivere, suonare, cucinare e riaddormentarmi. Però ci sto facendo l’abitudine e per molti versi mi piace.

Ti ricordi l’ultimo concerto (tuo) che hai fatto? Com’è andata?

Mamma mia, sembra passata un’eternità: ero a Roma, chitarra e voce. Dovevo fare presto, perché subito dopo avevo la festa di laurea di un amico e sono dovuto scappare, non ho potuto neanche prendere una birra. Non avrei mai pensato sarebbe stato l’ultimo concerto per un bel pezzo.

Quanto ti mancano le serate sui Navigli, i concerti e tutte quelle cose lì?

Tantissimo, così come viaggiare e perdermi in posti nuovi. Tutti noi non vediamo l’ora di viverci un concerto ,sotto o sopra un palco, che sia. E’ importantissimo per l’intero settore, ma io credo anche per chiunque non vive di musica, ma ne è amante ed appassionato. Allo stesso tempo non vedo l’ora di tornare a conoscere nuovi luoghi, persone, sapori. La vita vissuta penso sia la linfa necessaria per scrivere.

foto inedite di Simone Pezzolati

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Indie Pop

Supernino mi ha portato in giro per Torino

Supernino ha di recente pubblicato un nuovo singolo dal titolo Bastava Dirlo (fuori per Sony Music). Lui è un supereroe con pochi poteri e questa volta ha deciso di rivolgersi alla propria Lei, raccontando su una calda base R&B di una storia d’amore eccessivamente bollente, così bollente da bruciarti vivo e diventare la tua “morte a prima vista”, come dice lui. Il brano narra in modo iperbolico la voracità della passione di un rapporto, dandone una visione grottesca: l’artista non si sofferma sulla bellezza di quei momenti, ma sul disagio fisico e psicologico che quella passione crea in lui, descrivendo in maniera dettagliata i sintomi e paragonando tutto questo ad un’esperienza di pre-morte. Nel brano non mancano i riferimenti a Torino, citando alcune delle poche cose che uccidono, in città, tra queste la pizza Da Gianni e il celebre Tamango, di cui solo i veri torinesi conoscono i leggendari effetti.

Per l’occasione, ho fatto una passeggiata con lui per Torino.

Qual è il tuo rapporto con la città di Torino?
Amo Torino. È una città che trovo perfettamente a misura d’uomo, è grande abbastanza da offrirti tutto ciò di cui puoi aver bisogno nell’arco della tua intera vita ma non troppo da diventare caotica. E poi è così bella e nobile… per non parlare della scena musicale torinese, che secondo me è una spanna sopra tutte le altre. Per motivi di lavoro ammetto che la odiatissima concorrente lombarda sta pian piano trovando spazio nel mio cuore, ma Torino per me è e resterà sempre la mia casa.

Dov’eri nel periodo della famosa prima quarantena? Com’è andata?
Quel weekend ero appena tornato a Torino, avevo già tutti i biglietti prenotati per ritornare a Milano il lunedì successivo ma come tutti sapete poi l’Italia si è fermata. La mia quarantena è andata quindi relativamente bene rispetto a tanti altri, sono sempre stato in compagnia dei miei familiari anche se ho sofferto molto per tutto quello che è successo alla musica: il disco che sta per uscire ad esempio in realtà sarebbe dovuto uscire proprio la primavera scorsa, ma abbiamo preferito aspettare.

Cosa è successo nella pizzeria Da Gianni e al Tamango?
Per me e molti miei amici la pizzeria Da Gianni è un posto incredibile. Entrando ti ritrovi catapultato nel far west, attorno a te vedi solo oggetti tribali e quadri di Indiani d’America. Le tovaglie sono viola scuro e le pizze sono delle “navicelle spaziali” sottili e larghe 50 centimetri. Leggenda vuole che il pizzaiolo, Gianni appunto, sia un cavallo, il quale viene raffigurato in diverse foto nel locale. Ho solo bei ricordi di questo posto. Per quanto riguarda il leggendario Tamango invece… di ricordi non ne ho.

Cosa c’entra l’intelligenza artificiale con la musica?
Nulla, o tutto, dipende come la si vuol vedere. L’AI può avere infinite applicazioni e già oggi esistono algoritmi utilizzati in ambito musicale che fanno cose incredibili. Quello dell’intelligenza artificiale è un percorso parallelo al mio progetto musicale che sono contento di aver intrapreso e che in realtà mi sta dando tanti spunti creativi!

E’ vero quello che dicono che in realtà, nonostante il Supercinema, non sei un appassionato di cinema? Come mai allora questa fascinazione?
È vero, il nome del mio prossimo disco non ha a che fare con una passione particolare per il cinema, ma direi anche meno male, sarebbe stato un po’ troppo banale altrimenti no? È vero però che il cinema inteso come luogo fisico è un qualcosa che mi ha sempre affascinato: l’odore di pop corn, la grana della pellicola, è tutto così anni 80… sono contento che un qualcosa di così “vecchio” sia sopravvissuto ancora oggi (e spero possa continuare a farlo nonostante l’enorme sfida che si trova ad affrontare ultimamente).

Continui a studiare pianoforte?
Lo continuo a suonare ma ammetto che di studiare in generale non ne ho più così voglia. In ogni caso se dovessi riprendere prima o poi mi piacerebbe approfondire lo studio del pianoforte jazz.

Che fine ha fatto la ragazza di “Bastava dirlo”?
È a piede libero e sta mietendo vittime… STATE ATTENTI!

Alla fine sei sopravvissuto, sì?
Posso garantirvi che tutti i protagonisti del brano sono cerebralmente in vita e che la loro situazione clinica pare buona.

foto inedite di Simone Pezzolati