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Elettronica Pop Recensione

MOVIDA: Il percorso di un’identità sonora sempre più definita | Recensione

Con “Movida”, [lessness] compie probabilmente uno dei passi più significativi del proprio percorso artistico. Non tanto perché cambi radicalmente direzione, quanto perché riesce finalmente a dare una forma pienamente compiuta a un linguaggio che negli anni si è costruito con coerenza. Dietro il progetto c’è Luigi Segnana, musicista e produttore che ha sempre preferito lasciare spazio alla musica piuttosto che alla propria immagine. Una scelta sempre più rara, che ha contribuito a rendere [lessness] un progetto riconoscibile proprio per il suo universo sonoro fatto di elettronica minimalista, suggestioni dark e di una scrittura che mette sempre al centro l’atmosfera e la costruzione emotiva.

L’origine stessa del nome [lessness], ispirato all’opera di Samuel Beckett, racconta molto dell’approccio dell’artista: essenzialità, sottrazione, ricerca di significato attraverso il vuoto più che attraverso l’accumulo. Una filosofia che attraversa anche “Movida”, album scritto, registrato, mixato e masterizzato interamente da Segnana. I singoli pubblicati nei mesi precedenti avevano già lasciato intuire la direzione intrapresa, ma ascoltato nella sua interezza il disco acquista un respiro completamente diverso e si ha la percezione di un racconto unitario che ha nella notte il suo scenario privilegiato.

“Movida” rappresenta così un punto di arrivo e, allo stesso tempo, una nuova partenza. È il lavoro di un artista che ha scelto di crescere senza rincorrere le mode, affinando invece una poetica precisa e una cifra stilistica sempre più riconoscibile. E in un’epoca in cui molti progetti cercano continuamente di reinventarsi, [lessness] dimostra che anche la continuità può essere una forma di evoluzione. E questo album ne è la prova più convincente.

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Pop Recensione

E NON È TARDI: Il tempo che resta, il tempo che siamo | Recensione

Ci sono dischi che chiedono di essere ascoltati lentamente, perché la loro materia prima non è il rumore del presente ma il silenzio che rimane quando tutto si ferma. “E non è tardi”, il nuovo album di Giulia Vestri è un lavoro che guarda al tempo non come a una misura perduta, ma come a uno spazio ancora possibile da abitare. Fin dal titolo l’album sembra rivolgersi a chi ha avuto la sensazione di essere arrivato fuori tempo massimo, di aver lasciato indietro qualcosa, di non aver seguito il ritmo imposto dagli altri. La risposta della cantautrice non è una promessa facile né un invito alla leggerezza, ma una presa di coscienza. Il tempo non cancella, stratifica. Le esperienze, le ferite e le domande diventano parte della voce con cui ci raccontiamo.

I testi sono il cuore pulsante del disco. Giulia Vestri scrive con uno sguardo rivolto all’interno, ma senza mai chiudersi in una dimensione esclusivamente privata. Le sue inquietudini personali incontrano quelle collettive: la distanza tra le persone, la confusione del presente, il bisogno di ritrovare autenticità in un mondo spesso dominato dalla velocità e dall’apparenza. Le sue canzoni non offrono risposte definitive, ma aprono finestre invitando a guardare meglio ciò che spesso scegliamo di ignorare.

“E non è tardi” è un album sulla possibilità di ricominciare senza cancellare ciò che è stato. Un disco che parla di fragilità, ma soprattutto di consapevolezza. Giulia Vestri costruisce un piccolo atlante emotivo del presente, dove anche il dubbio può diventare una forma di coraggio. Perché forse il tempo non è qualcosa che perdiamo. Forse è qualcosa che impariamo finalmente ad ascoltare.

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Pop

Come suona la precarietà: “Poco e niente” è il nuovo EP di Mike Youlend

Che melodia ha la precarietà? Mike Youlend sembra aver trovato la risposta con Poco e Niente, un EP che fotografa con spietata lucidità il cortocircuito emotivo di una generazione sospesa tra il mondo fisico e l’etere digitale. 

Rifiutando l’idea stessa di dover confezionare un progetto organico, l’artista ha riversato in cinque brani il rumore di fondo della nostra epoca, creando un affresco pop dove nichilismo e meme culture collidono a una velocità vertiginosa. Youlend è un osservatore acuto: nei suoi testi, le intelligenze artificiali usate per colmare i vuoti interiori convivono con la disillusione politica e l’alienazione lavorativa, restituendo l’immagine di un’umanità costantemente sovrastimolata ma profondamente sola.

In brani dal taglio cinico e diretto come Giorgia Meloni, l’ironia diventa l’unica arma di difesa contro un senso di smarrimento totale. Eppure, il cantautorato digitale di Youlend non è mai una resa incondizionata al pessimismo. 

Al contrario, l’EP trova il suo equilibrio in una continua tensione tra il peso del mondo e la necessità vitale di evasione. La leggerezza apparente di episodi come Mal di Testafunziona come una valvola di sfogo essenziale, rivendicando il diritto sacrosanto di spegnere il cervello per sopravvivere alla tensione contemporanea. 

La sua scrittura mescola sapientemente immagini intime, riferimenti religiosi decontestualizzati e scenari surreali, dimostrando che si può fare pop orecchiabile mantenendo uno spessore testuale invidiabile. Poco e Niente non è solo il ritorno di un artista talentuoso, è uno specchio in cui un’intera generazione abituata a mascherare la depressione con l’ironia può finalmente guardarsi e, forse, sentirsi un po’ meno sola.

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Comunicato stampa Indie Pop

Le distanze che ci abitano​: “America” è il nuovo singolo di Alberto Moscone

“America” è il nuovo singolo di Alberto Moscone, uscito martedì 14 luglio 2026. In “America”, Alberto Moscone trasforma un luogo simbolico nell’immagine di tutto ciò che inseguiamo pensando possa cambiare la nostra vita. Il brano si muove lungo il confine tra desiderio e disillusione, ricordando come nessuna distanza sia sufficiente a lasciarsi davvero alle spalle ciò che ci abita. Tra una scrittura diretta e un’intensa tensione emotiva, prende forma un racconto che osserva con lucidità il divario tra ciò che immaginiamo e ciò che siamo. Più che una destinazione, “America” diventa così uno spazio interiore, dove ogni ricerca finisce inevitabilmente per trasformarsi in un incontro con sé stessi.

Foto: Renata La Serra

Queste le parole con le quali il cantautore presenta il brano:
«Il lento tramutarsi dei sogni in delusioni scoprendo che anche noi stessi possiamo deludere.
Quando ero bambino, con la mia famiglia abbiamo cambiato molte case e molte città. Avevo circa quattro anni quando mio papà è rientrato a casa con quattro biglietti per gli Stati Uniti, me lo ricordo molto nitidamente. C’era un clima di grande entusiasmo riguardo a questa nuova vita oltreoceano, anche se ero minuscolo ricordo che ne percepivo l’importanza. Ora che sono più o meno adulto rivaluto molto quel periodo. Questo brano nasce da una riflessione su quante volte ci troviamo ad inseguire le nostre Americhe per poi rimanerne delusi, e di come, crescendo, noi stessi possiamo diventare l’America per qualcuno.»

Puoi ascoltare il brano qui:

Bio
Nato a Roma, cresciuto a Genova. Il progetto bedroom pop di Alberto Moscone nasce dall’unione della sua passione per le chitarre nastrose con il suo lavoro da montatore del suono nel cinema.
Si ritrasferisce a Roma per lavoro nel 2020 dove nascono diverse collaborazioni ed esplora sonorità nuove.
Nel 2023 pubblica il primo singolo con il suo progetto omonimo, nel 2024 il primo EP “Io perdo sempre” di cui viene pubblicata una versione fisica sotto forma di fumetto.

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Comunicato stampa Indie rock

​I giorni senza indirizzo: “Paper Love” è il nuovo singolo dei MoMa

“Paper Love” è il nuovo singolo dei MoMa, uscito venerdì 17 luglio 2026. In “Paper Love”, MoMa raccontano il momento in cui ogni punto di riferimento sembra dissolversi e diventa difficile riconoscere il proprio posto nel mondo. Il brano attraversa la fragilità di chi resta sospeso tra aspettative disattese, isolamento e il desiderio di ricominciare, restituendo il ritratto di un’identità che fatica a ritrovare equilibrio. Tra tensione emotiva e slancio melodico, la band costruisce una canzone intensa, in cui anche ciò che appare più fragile conserva la possibilità di trasformarsi. Un racconto che osserva la vulnerabilità senza indulgere nel pessimismo, lasciando spazio alla ricerca di una nuova direzione.

Foto: Anna Gribovich

Queste le parole con le quali la band presenta la traccia:
«Dormire in un parco, vivere di elemosina, sentirsi uno che non ce l’ha fatta, un emarginato del mondo. “Paper Love” è una canzone che ha un incedere scanzonato, ma un cuore di desolazione. Un abbraccio fatto di cartone è la piccola consolazione per il protagonista del brano. Un piccolo inno all’empatia verso chi è uscito dai ritmo della società, quasi a voler compensare per le ingiustizie che accadono. Nel finale il ritmo rallenta e si percepisce la speranza per una possibile armonia ritrovata nel viaggio dell’umanita’.»

Puoi ascoltare il brano qui:

BIO
Da 15 anni sulla scena alt rock indipendente italiana, i MoMa nascono tra Faenza e Imola e continuano a “suognare” tenacemente insieme.
Negli anni la band ha rivisitato un sound brit-rock classico utilizzando ingredienti derivanti da altre sonorità e ha applicato un filtro personale atto a descrivere i mutamenti della società, del pianeta e dell’interiorità umana.
Una formazione che sembra aver fatto della “transizione permanente” non solo il titolo del secondo album, ma anche una vera e propria filosofia artistica e che, con il quarto album in arrivo, raggiunge una maturità “ruvida”, necessaria per raccontare e affrontare un presente così complesso.

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Fonte: Costello’s Agency

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Comunicato stampa Elettronica Pop

Dove cominciano le canzoni: “Scusami Se” è il nuovo singolo dei Morama

“Scusami Se” è il nuovo singolo dei Morama, uscito venerdì 10 luglio 2026. In questa traccia il duo esplora quel legame sottile tra emozioni e creatività, quando ciò che manca finisce per occupare ogni spazio. Il brano racconta un’assenza che non si limita ai sentimenti, ma si riflette anche nel modo di guardare il mondo e di trasformarlo in musica. Tra sonorità pop eleganti e una scrittura intima, prende forma un racconto sospeso, in cui amore e ispirazione sembrano alimentarsi a vicenda. Una canzone delicata, che suggerisce come alcune persone continuino a vivere dentro ciò che riusciamo a creare anche quando non ci sono più.

Foto: Morama

Queste le parole con le quali il duo presenta il brano:
«Il viaggio elettro-pop dei Morama continua con “Scusami Se”, terzo singolo estratto dal secondo EP. Un brano che racconta il blocco creativo, quel momento in cui il bisogno di scrivere è fortissimo ma le parole sembrano non arrivare. I fogli si riempiono di tentativi mentre i pensieri si aggrovigliano tra di loro. È proprio dentro questo vuoto che emerge l’infatuazione, una presenza che diventa scintilla creativa e rimette tutto in movimento. “Scusami Se” racconta quel momento in cui una persona finisce per occupare ogni pensiero, trasformandosi in ispirazione. È il filo che guida fuori dai propri labirinti mentali e restituisce colore alle pagine bianche.
L’atmosfera sonora è luminosa e brillante, sospesa tra nostalgia ed estate. L’apertura, affidata al violoncello pizzicato, introduce un mondo dove elettronica e strumenti acustici si intrecciano con eleganza, sostenuto da melodie vocali pop-soul che facilmente si trasformano in colla per timpani.»

Puoi ascoltare il brano qui:

Bio
Morama è il punto di incontro tra due mondi apparentemente opposti: il rigore della musica colta e la libertà viscerale dell’elettronica. Il progetto, fondato nel 2022 da Johanna Noa (cantante e violoncellista italo-tedesca) e Paolo De Santis (producer e tastierista), nasce tra le aule del Conservatorio G. Verdi di Como, ma trova la sua vera identità lontano dai leggii, nel pulsare dei club e nella ricerca sonora tra Milano e Londra.
Il suono, classico distorto. La firma stilistica Morama è un pop sofisticato ma accessibile. Il violoncello di Johanna non è solo uno strumento d’accompagnamento, ma diventa materia viva: effettato, distorto e manipolato fino a fondersi con i sintetizzatori di Paolo. Le loro produzioni attingono all’armonia jazz di Jacob Collier, alla vocalità intima di Billie Eilish e Raye, e all’energia elettronica della nuova scena italiana (MACE, Okgiorgio, Venerus).
Dai live al debutto discografico Dopo un primo esordio in lingua inglese, il duo si stabilisce a Milano e vira verso l’italiano per una necessità di comunicazione più diretta. La risposta del pubblico è immediata: la loro esibizione per Sofar Sounds Milan (2023) diventa virale superando le 60.000 visualizzazioni, aprendo le porte a palchi storici come l’Arci Bellezza e il Biko, fino all’opening act per Bluem al BriUp Festival. Il valore del progetto viene confermato dalle selezioni finali in alcuni dei contest più prestigiosi d’Italia: MusicForChange, MArteLive, Sannolo, Palchi Belli x Rockit e M4NG.

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Fonte: Costello’s Agency

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Comunicato stampa Indie Rap

Dove finiscono le parole: “I Colli di Ubeda” è il nuovo EP di Golconda

“I colli di Ubeda” è il nuovo EP di Golconda, uscito venerdì 10 luglio 2026. Un disco nel quale Golconda costruisce un percorso che preferisce le domande alle risposte. Le quattro tracce attraversano immagini sfuggenti, parole che si deformano e significati che cambiano continuamente direzione, lasciando spazio a una narrazione in cui realtà e percezione finiscono per confondersi. Tra cantautorato e rap, la scrittura alterna tensione e sospensione, trasformando il linguaggio in una materia viva, capace di ferire, disorientare e, allo stesso tempo, aprire nuove possibilità di lettura. Ne emerge un EP inquieto e stratificato, che accompagna l’ascoltatore dentro un caos solo apparentemente privo di senso, dove anche lo smarrimento trova una sua inattesa armonia.

Foto: Agnese Zingaretti

Queste le parole con le quali il cantautore presenta il disco:
«“Andarsene per i colli di Ubeda” in spagnolo significa divagare, perdersi nel discorso [“I colli di Ubeda”]. Questo EP è quello che succede quando chi scrive perde il controllo delle proprie storie. Le parole si ribellano e nascono storie impreviste: storie d’amore [“Parole d’amorte”], storie di esclusione di chi rappresenta ciò che non vogliamo vedere e che per la prima volta fa sentire la sua voce [“C’era una volta un uomo”]. Questo EP è una scommessa: rendere creativo il non senso, renderlo… ballabile [“L’ultimo (De André e Tecno)”].»

Puoi ascoltare il brano qui:

BIO
Golconda è un cantautore-rapper fiorentino che vive a Roma e non fa niente per nascondere un certo fascino per Magritte. Nelle sue canzoni prova a parlare dell’amore, della morte e di altre sciocchezze, a volte rubando citazioni di Francesco Guccini, altre volte no. E quando non lo fa, è costretto a inventarsi un modo tutto suo di scrivere canzoni, frutto degli ascolti di una vita: da bambino i cantautori (in macchina), da adolescente i rapper (in cuffia). In ogni caso, l’attenzione alle parole è la sua piccola grande ossessione: non solo per cosa vorrebbero dire, ma per come risuonano e toccano chi le ascolta.

Debutta nel 2020 con il suo primo singolo, “Il mondo di Ambra”, per Piuma Dischi, a cui seguono altri singoli. Nel 2026 uscirà il suo primo EP, prodotto da Lorenzo Pellegrini (/handlogic) e pubblicato con Costello’s Agency. Ha vinto il premio nazionale “Dante Rock” di Arezzo Wave con il suo penultimo singolo “Caronte”, uscito in vinile insieme a canzoni di Elio, Modena City Ramblers, Paolo Benvegnù e Finaz della Bandabardò, coi quali ha condiviso il palco. Il suo ultimo singolo, “Eldorado”, è stato pubblicato in anteprima esclusiva su Billboard Italia e segnalato tra i singoli da non perdere per Sky TG24.

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Fonte: Costello’s Agency

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Pop

Cosa c’è nella camera di Ribes

Ribes è un cantautore piemontese che unisce la passione per il cantautorato alle sonorità synth-pop e new wave degli anni Ottanta. Dopo anni di studio e sperimentazione, ha trovato una cifra personale che mescola nostalgia, ironia e scrittura diretta.

Il suo nuovo singolo, “Indebitato”, affronta un tema tutt’altro che leggero con il sorriso sulle labbra: tra debiti, sfratti e situazioni al limite del surreale, la canzone trasforma una disfatta personale in un racconto ironico, lucido e sorprendentemente universale.

Per l’occasione gli abbiamo chiesto di aprirci le porte di casa e mostrarci cinque oggetti che possano raccontarci qualche curiosità su di lui. Ecco come è andata.

MICROFONO DA HOME STUDIO

Il microfono è l’oggetto che mi accompagna da più tempo! Sta lì, sulla scrivania, come un compagno silenzioso che ha ascoltato notti storte, idee buone e idee pessime, frasi che non hanno mai trovato il loro posto. Non fa scena, non è un oggetto “da foto”, ma tiene insieme tutto: la voce, le pause, i dubbi, le ripartenze. Mi ricorda che la musica nascemolte volte in casa, nei momenti normali, quando nessuno guarda.

TASTIERA

La mia tastiera è il mio punto di partenza 🙂
Non ha romanticismi, non ha legno consumato, non ha storia: è pratica, essenziale. Serve a provare, a sbagliare, a riprovare. Da qui nasce la prima melodia, un accordo, un ritmo che forse diventerà qualcosa o forse resterà un appunto. È la parte più tecnica del mio modo di scrivere, quella che non si vede ma regge tutto il resto.

CD “SONGS OF FAITH AND DEVOTION” – DEPECHE MODE (1993)

Questo disco del ’93 dei Depeche Mode, band che adoro, è un riferimento che non si è mai spento! Lo ascolto ancora oggi, nel 2026, con la stessa attenzione della prima volta. Ha un suono che non invecchia: denso, diretto, ruvido nel modo giusto. Mi ha insegnato che si può essere intensi senza essere patinati, che la voce può stare sopra a tutto, anche quando è graffiata. Lo tengo vicino alla scrivania non per nostalgia, ma perché rappresenta un modo di fare musica che rispetto: concreto, umano, senza sovrastrutture., pur in ambito elettronico.  Molte delle mie scelte — nei testi, nei suoni, nei silenzi — arrivano da lì.

CHIAVETTA USB PIENA DI DEMO

Dentro ci sono versioni che nessuno ascolterà mai: bozze, tentativi, errori, idee registrate male, frasi che non hanno ancora deciso cosa diventare. È la memoria fisica del mio percorso, molto più vera di qualsiasi release. Ogni tanto la apro e riascolto qualcosa, non per nostalgia, ma per ricordarmi che tutto nasce da un file storto, da una prova fatta di fretta, da un’idea che sembrava inutile. È un oggetto piccolo, ma racconta più di tutto il resto.

SCHEDA AUDIO

La scheda audio è il cuore tecnico del mio home‑studio! Tiene insieme voce, strumenti, cuffie, silenzi e tentativi. Non si nota, non ha fascino, ma lavora sempre. Rappresenta la parte invisibile della musica, quella che nessuno vede ma che permette a tutto di esistere. È la mia base, il mio centro operativo, la cosa più concreta che ho in casa.

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Comunicato stampa Elettronica Pop

L’ora in cui nascono i ricordi: “Inutili Storie” è il nuovo singolo di Salba

“Inutili Storie” è il nuovo singolo di Salba, uscito venerdì 10 luglio 2026. Una canzone che racconta quei momenti in cui tutto sembra trovare il proprio posto, anche solo per la durata di una notte. Il brano si muove tra luci accese, strade percorse senza fretta e istanti condivisi che acquistano valore proprio perché destinati a svanire. La scrittura alterna leggerezza e nostalgia, lasciando che siano i dettagli a dare forma alle emozioni più autentiche. Ne emerge una canzone che non rincorre la felicità, ma sceglie di abitarla finché è possibile, come l’ultima luce che rimane sul mare dopo il tramonto: dura poco, ma basta a cambiare il colore di tutto ciò che la circonda.

Foto: Paracetamolo / Analog Milano

Queste le parole con le quali il cantautore presenta il brano:
«”Inutili Storie” nasce quando smetti di rincorrere pensieri, aspettative e spiegazioni e ti concedi semplicemente di vivere quello che sta succedendo.
Ho scritto questa canzone pensando a quelle notti che sembrano allungarsi senza un motivo preciso, tra strade illuminate, amici, incontri inaspettati e momenti che, pur sembrando piccoli, finiscono per restarti addosso più di tante grandi occasioni. Una risata sulle scale, “un bacio dopo il drink”, un treno rimandato al giorno dopo: immagini semplici che raccontano la bellezza di lasciarsi sorprendere dalla vita. “Inutili Storie” parla proprio di questo. Del desiderio di mettere da parte il rumore di fondo fatto di ansie, aspettative e inutili complicazioni per tornare a essere presenti, qui e ora. È una canzone che non cerca risposte, ma prova a fermare una sensazione: quella leggerezza che arriva quando smettiamo di voler controllare tutto.
Dal punto di vista musicale ho costruito il brano partendo dai sintetizzatori, che da tempo sono al centro della mia ricerca sonora e del mio divertimento. Volevo creare un’atmosfera luminosa e in movimento, capace di accompagnare il racconto senza appesantirlo. Successivamente Ventura ha contribuito a finalizzare la produzione, aiutandomi a trovare il punto d’incontro tra la mia anima cantautorale e una veste pop contemporanea. Le chitarre di Claudio Caponetti, la batteria di Giuseppe Arrabito e il basso di Davide Bruscia hanno arricchito il brano, dandogli la giusta direzione ritmica che cerco in ogni produzione, mentre il mix di Gabriele Marmondi ha dato forma definitiva a questo equilibrio tra strumenti suonati e sonorità elettroniche.
Con “Inutili Storie” continuo il mio percorso artistico raccontando quello che mi interessa da sempre: le emozioni quotidiane, le relazioni, le città che attraversiamo e quei momenti apparentemente ordinari che, a volte, riescono a dire molto più di qualsiasi grande discorso.»

Puoi ascoltare il brano qui:

Bio
Salba è un cantautore che costruisce la propria identità tra immagini urbane e una scrittura diretta, capace di trasformare esperienze personali in racconti condivisibili.
I suoi primi lavori si muovono all’interno di un immaginario fatto di città, notti e relazioni in bilico, con produzioni essenziali che lasciano spazio alla parola e all’atmosfera. Con il tempo, il suo percorso artistico evolve verso una dimensione più ampia, mantenendo un linguaggio immediato ma aprendosi a sonorità più ricche e suonate.
Tra collaborazioni e crescita artistica, Salba continua a sviluppare un percorso coerente e in movimento, in cui ogni brano rappresenta un passaggio, una direzione, un cambiamento.

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Fonte: Costello’s Agency

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Comunicato stampa Indie Pop

Riconoscersi senza spettatori: “L’Inchino” è il nuovo singolo di Gabriele Serpe

“L’Inchino” è il nuovo singolo di Gabriele Serpe, uscito martedì 7 luglio 2026. In questo brano il cantautore genovese riflette sul divario tra ciò che desideriamo diventare e ciò che siamo quando si spengono le luci. Il brano attraversa il tema delle aspettative con una scrittura fatta di immagini essenziali, capaci di trasformare gesti quotidiani in simboli di un’inquietudine più profonda. Ne emerge il ritratto di un’identità in continua negoziazione, sospesa tra il bisogno di essere riconosciuti e quello, più silenzioso, di riconoscersi. Una canzone intima, che invita a spostare lo sguardo dall’applauso alla verità che resta quando il palco si svuota.

Artwork e foto: Gabriele Serpe

Queste le parole con le quali l’artista presenta la traccia:
«Intuire di non essere chi crediamo di essere, di non stare dove vogliamo stare e sentire il bisogno di metterci in cammino per scoprire chi siamo prima che sia troppo tardi. Prendere coscienza di non assomigliare all’immagine che abbiamo di noi stessi e che abbiamo sempre cercato di vendere agli altri, desiderosi di ricevere consenso e giudizi positivi, vogliosi di piacere. Agli altri non frega nulla della nostra recita, sono tutti impegnati a recitare la propria, esattamente come noi.
Il tentativo costante di essere all’altezza delle nostre e delle altrui aspettative perde forza quando iniziamo a distanziarci dal ruolo che ci siamo imposti e che la società sembra chiederci. Ci sono deserti e vette da attraversare dentro e fuori di noi e non esistono scorciatoie.»

Puoi ascoltare il brano qui:

BIO
Gabriele Serpe è un cantautore e giornalista genovese. L’esordio discografico risale al 2007 con il singolo “I sogni ti danno il pane”. Il primo album “Chi Cerca Trova!” esce nel 2010 ed è accompagnato da un lungo tour promozionale unico nel suo genere: un’azione di cd crossing che ha toccato quindici città italiane e raggiunto migliaia di persone, in collaborazione con radio, clubs, biblioteche e associazioni culturali.
Fra il 2011 e il 2015 scrive e porta in scena due spettacoli di teatro-canzone e pubblica il secondo album “Uno”; le sonorità, inizialmente itpop, si spostano verso l’indie rock.
Presa la decisione di allontanarsi dalla società per vivere di autosostentamento agricolo, nel 2019 torna in studio con il progetto Zoostat (duo di musica elettronica e canzone d’autore) con cui pubblica l’EP “Cancellature” nel 2021 e l’album “Crash Test” nel 2023.
Il nuovo album solista uscirà nel 2026.
Fra i tanti progetti extra musica, ha pubblicato due raccolte di poesie e ha fondato e diretto dal 2008 al 2015 “Era Superba” rivista mensile e sito web di informazione su Genova.

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Fonte: Costello’s Agency