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Pop

Cosa c’è nella camera di Giallo

É disponibile da venerdì 26 gennaio “Effetto Mentos”, il nuovo singolo di Giallo, fuori per CITRO. 

Dopo l’album di debutto “#FFB427”, Giallo ritorna con rinnovata grinta e spirito di cambiamento(s). “Effetto Mentos”è il primo capitolo del suo 2024. Il brano parla di quanto sia facile mentire agli altri e a noi stessi pur di piacere e di ricevere approvazione; di come questo porti a costruire un gigantesco castello di carte che prima o poi è destinato a crollare (o a esplodere come le Mentos nella Coca-Cola). “Volevo fingermi un altro, ma ho fatto una brutta controfigura” Questa dinamica ci viene così semplice e automatica che ormai nella nostra società viene quasi data per scontata: dai social alla televisione, alle amicizie di facciata pur di integrarsi. Ma quando ci renderemo davvero conto che è molto più semplice e bello essere noi stessi?

Noi abbiamo avuto la fortuna di poter fare un salto a casa sua, e lui è stato così gentile di mostrarci cinque cose in particolare.

I MIEI GATTI – Non sono ovviamente oggetti ma tra tutto ciò che c’è in casa mia, Torta e Beretta hanno sicuramente il mio cuore più di tutto il resto.
Accolgono chiunque entri in studio facendogli mille feste (a volte anche duemila) e anche se spesso fanno danni e salgono sugli strumenti, non riuscirei mai a immaginare la mia vita senza di loro.

IL MIO PIANOFORTE – Ci sono cresciuto insieme, dalle prime lezioni di musica classica, alle prime canzoni scritte, a quelle registrate. Non credo che per lui siano necessarie tante altre spiegazioni. Ah, il suono di piano in Leti B. è proprio lui.

LA COLLEZIONE DI MAGAZINE POP ANNI 80 DI MIA MADRE – Che poi le ho “fregato” io. Una cassa piena zeppa di magazine musicali anni ’80, da quelli per teenager a quelli più complessi per amanti della musica. È assurdo leggere recensioni (a volte anche negative) di brani allora appena usciti che sarebbero poi diventati degli evergreen della musica mondiale. E quanto sono belle le palette super sbrillucicose e colorate? Sicuramente una reference enorme per me.

IL VINILE DI CITRO – Primo regalo di natale di Margherita, la mia manager e co-fondatrice del nostro collettivo CITRO, contiene tutte le nostre prime demo, registrate un anno prima che uscissero. Ha un valore enorme per me, ricordo ancora benissimo il momento in cui lo regalò a me e Wilde e la felicità sui nostri volti.

IL CARILLON DI “YOU ARE MY SUNSHINE” – Regalatomi da una persona davvero importante per me, ho deciso di campionarlo e inserirlo come outro di Brico.

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Pop

Cosa c’è nella camera di Francesco Sbraccia

PIOVE è il nuovo singolodi FRANCESCO SBRACCIA, talentuoso cantautore abruzzese, disponibile da venerdì 26 gennaio per Genziana Dischi, in distribuzione ADA Music Italy. Il brano è impreziosito dalla partecipazione di BIANCO alle voci e alla produzione insieme a Riccardo Parravicini (Fabi, Levante, Marlene Kuntz). 

PIOVE anticipa il secondo album di Francesco Sbraccia, in uscita prevista nella seconda metà del 2024. Un brano delicato, dove la ricercatezza del testo e del suono vuole portarci dentro quell’attimo, dove le suggestioni sonore si fanno olfattive e visive, prendendo forma in ricordi di un tempo indefinito. La scrittura eterea di Francesco e l’intuito creativo di Bianco si sono abbracciati immediatamentePIOVE è una canzone che riempie gli spazi, che circonda lentamente, che conforta ed emoziona. 

Due amanti si riparano dalla pioggia lasciando liberi i pensieri. Ho scritto Piove in una bottega a porte aperte – La città della canzone – nella quale ho incontrato Alberto Bianco. Con lui sono bastati un pomeriggio e un computer per dare vita a una canzone dalle tinte notturne: sintetizzatori imprevedibili sono diventati luminose lucciole di una foresta piovosa. Piove è poi passata nelle mani di Riccardo Parravicini 

Noi volevamo conoscerlo meglio, e come sempre siamo partiti proprio da casa sua. Ecco cosa ci ha mostrato.


Il disco della vita, l’alfa e l’omega. Ha come unico difetto il non avere in tracklist anche Kashmir.

Almeno una volta al giorno dico una frase tipo “vorrei fare il […]”, scegliendo ogni volta un mestiere diverso. In quelle parentesi sono avvicendati fornai, falegnami, edicolanti e molto altro. Quando guardo questa stampa di Ebe Babini è il momento del tipografo.

Per quelli della mia generazione è un oggetto cult. Da bambino un’amica me ne regalò uno, ma lo scambiai avidamente senza remore. Nonostante tutto siamo ancora in buoni rapporti, e quasi sempre parliamo di Charizard. Qualcuno una volta ha origliato e mi ha regalato quello della foto. Le persone buone esistono.

Un amico ha detto che chi ha giocato a Monkey Island è diverso: se faccio battute dall’umorismo così sottile da essere praticamente invisibile, è anche colpa sua.

Il libro più importante della mia vita.

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Pop

Le cinque cose preferite di Andrea Fish

Andrea “Fish” Mattioli è un cantautore marchigiano di quasi trent’anni che dopo la classica trafila nelle band locali ha iniziato un percorso da solista che lo ha portato fino al nuovo singolo, “Hai paura”, in cui racconta dei suoi attacchi di panico. Gli abbiamo chiesto di indicarci le sue cinque cose preferite.

LEGGERE

Adoro leggere specialmente la sera prima di addormentarmi, è un appuntamento fisso con l’immaginazione e la curiosità, preferisco in modo particolare. Biografie e libri storici anche se il primo vero amore con la lettura è nato attraverso “Uno studio in Rosso”, primo romanzo sulle avventure di Sherlock Holmes che mi ha spinto poi a collezionare tutti i libri sul celebre detective!

CUCINARE

La mia passione per la cucina nasce con la pizza, ho lavorato come pizzaiolo per alcuni anni ed ora mi diverto ad organizzare cene con amici dove propongo svariati piatti, su tutti riscuotono maggior successo ricette della tradizione romana e la mia personale versione del chili con carne! 

FILM DI CARLO VERDONE

Un amore spassionato verso questo artista e il suo modo di fare cinema!

I suoi film continuano a riempire le mie giornate di gioia, specialmente le più difficili, basta ricordare una battuta e torna il sorriso …il potere di un modo di fare cinema unico, sempre in equilibrio tra comicità e malinconia “buona” che permette di riflettere sulle varie sfumature della vita. Il mio film preferito? C’era Un Cinese In Coma!

LONDRA

Pazzesca! Sono andato a Londra per la prima volta con mio fratello nel 2022, per andare a trovare uno dei miei più cari amici che vive là ormai da anni… Una città piena di energia, un nuovo mondo da esplorare ricco di storia musicale, un’aria nuova mai respirata prima che ritrovo ogni volta che ritorno con appuntamento fisso ad aprile.

REGIA 

Sono sempre stato appassionato di cinema e in particolar modo di regia cinematografica, un interesse scaturito inizialmente dalla curiosità, che mi spingeva ad approfondire la realizzazione dei miei film preferiti.

Ho concluso da poco un corso per approcciarmi in modo più concreto e professionale a questa favolosa arte che mi permetterà di curare in prima persona i videoclip dei miei brani. Tra i vari sogni nel cassetto ci sarà spazio anche per un cortometraggio.

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Intervista Pop

Tra le strade affollate di sogni di “Urbe” di Yassmine Jabrane

Yassmine Jabrane è un’artista alla quale, da queste parte, teniamo parecchio: piglio “crossover” capace di unire la poesia di una scrittura ispirata a venature mediterranee che richiamano a sonorità perdute, la cantautrice ha finalmente debuttato con un disco che parla di identità, ricerca e voglia di reinventarsi, senza perdere naturalezza.

Cantautrice che non smette di stupire, Yassmine Jabrane ha da poco pubblicato “Urbe”, il suo primo disco: ecco, ma perché hai scelto proprio questo, come titolo del tuo lavoro?

Credo sia il più rappresentativo del progetto e dei brani che porta al suo interno! Essere in città ed essere cittadina è una parte fondamentale per me, Urbe è la mia dedica al luogo che mi ha cresciuta.

Raccontaci un po’ la genesi di queste canzoni: è stata una lunga gestazione quella di “Urbe”?

Molto, così tanto che ho pensato più volte che non sarei riuscita a condividerlo mai. C’è tanto di me, della mia storia, che a volte credo di essermi sentita forse un po’ troppo nuda scrivendo queste canzoni.

Pochi, ma intensi brani, per un percorso che ha vissuto già diverse svolte importanti ed emozionanti, con la partecipazione a premi di spessore. Quali sono state, secondo te, le tappe fondamentali del tuo percorso fin qui?

Credo sicuramente aver avuto la possibilità di cantare su palchi palchi grandi come quello di Deejay on Stage o prestigiosi come quello del Premio Lunezia.

Parliamo dei brani, che lasciano emergere l’intimità di una scrittura autoriflessiva: quanto ti senti cambiata, da quando hai cominciato a scrivere le canzoni di “Urbe”? Quanto invece continuano ad essere per te attuali?

È stato un lungo percorso, quindi inevitabilmente la risposta è si. Nonostante ciò sono sempre brani attuali per me. Credo che sia perché parlano di sensazioni più che di momenti e quindi questo li rende per me sempre attuali.

“Lady D”, il tuo ultimo singolo, aveva fatto intuire che il tuo sarebbe stato un disco capace di dare centralità alla tua sensibilità, rappresentando in qualche modo un nuovo modo di “vivere” l’emozione. Come ci si scherma dai dolori del nostro tempo? 

Francamente non ne ho idea… la mia soluzione è essere sempre circondata dalle “mie” persone. Per me non c’è nulla di più curativo di un pianto tra amici. Una vera e buona rete di supporto è un grande dono!

Quali sono le cose che vorresti cambiare nella discografia italiana? Immagina di avere la bacchetta magica…

La prima cosa che mi è venuta in mente leggendo la domanda, sono nomi di artisti emergenti che spaccano eppure non hanno la risonanza che meritano, quindi direi… un grande grande festival per emergenti..?

Bene, grazie per il tuo tempo Yassmine! E ora, cosa dobbiamo aspettarci dal tuo futuro?

Spero sempre più musica, sperando che l’uscita di Urbe sia solo un inizio!

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Intervista Pop

“Oltre” la mediocrità della canzone contemporanea c’è Paduano

Paduano è un nome che ci piace molto; il suo nuovo EP, “Oltre”, ci ha colpiti per la sua capacità di mettere a fuoco con lucidità ed eleganza un racconto personale che facilmente si eleva alla collettività. Potevamo, insomma, non fargli qualche domanda? Ovviamente, no.

Paduano, è un piacere conoscerti con un disco. Da quanto aspettavi questo momento?

Piacere mio. Dopo il primo disco pubblicato nel 2021, avevo in mano altri brani, non del tutto completi. Questo periodo è stato colmo di ricerca, ascolto e studio per cercare di avvicinarmi a sonorità diverse da cui sono attratto da qualche tempo. Poter pubblicare questo lavoro dopo qualche anno di elaborazione, è stata come una liberazione, un salpare e lasciare gli ormeggi, un nuovo punto di partenza.

“Oltre” è un lavoro denso, che a suo modo racconta con sincerità un percorso personale che può essere anche collettivo. Quanto è stato “terapeutico” per te scrivere le canzoni di questo tuo EP d’esordio? 

É stato terapeutico quanto formativo. Si può dire che alcuni di questi brani sono stati scritti insieme alla musica e alla ricerca del suono che abbiamo effettuato. Mi son ritrovato a dover cambiare modo di scrivere testi, non potendo essere prolisso, c’era la necessità di una scelta dettagliata e precisa delle parole. Poter riuscire a rendere i miei pensieri in brani diretti e allo stesso tempo esplicativi, sì questa è stata la mia terapia.

Una manciata di canzoni: perché non un disco più denso?

L’Ep presenta due brani dal carattere più pop (Buccia d’arancia e Argini), gli altri brani sono, a mio avviso, un’ottimo incontro tra canzone d’autore e  musica strumentale. La scelta di non inserire altri brani è proprio quella di non perdere la direzione che è stata presa per questo lavoro, che questi brani potessero conservare il loro spazio, senza il rischio di perdersi e confondersi in altre dimensioni.

Raccontaci i brani: in ognuno, c’è un po’ di te, ma ce n’è uno al quale ti senti particolarmente legato? 

Sono tutti brani che ho scritto nel giro di un anno, e quindi sono figli dello stesso trascorso e di emozioni e sensazioni simili fra loro. Il filo conduttore che li unisce è sicuramente quello di porsi delle domande, a cui, per certi versi, non serve neanche dare delle risposte definitive, ma domande che stimolano a guardare il proprio interno e cio’ che ci circonda da più prospettive. Posso dire per certo che Buccia d’arancia sia una dei brani a cui sono più legato, per l’intreccio melodico con il testo, e per aver provato a rendere un mio pensiero preciso e determinato avvicinabile a esperienze altrui.

Tra tutti, ci ha colpito per il suo sound “Ipermetrope”, brano dal retrogusto sperimentale che riflette in modo metaforico sul senso del tempo, e del suo inesorabile passaggio. Ci racconti come nasce questa canzone?

Un altro brano a cui sono molto legato è proprio Ipermetrope. E’ un brano che non ha la struttura classica della canzone, ma si è praticamente evoluta con l’arrangiamento. Sono molto legato al testo, che credo sia quello più personale dell’EP, ed emotivamente mi ha trasmesso tanto. E’ la presa di coscienza e la razionalizzazione della fine di un rapporto, capendo che la verità da cui a volte si cerca di scappare puo’ scaturire una delusione momentanea che il tempo trasformerà solo in un ricordo. L’arrangiamento e l’ambientazione di questo tema combaciano perfettamente ed il finale del brano sembra pian pian, tramite un vortice di archi e di synth, spostare le nuvole per far passare la tempesta.

Tutti i brani, vedono la firma di Caterina Bianco e Michele De Finis come produttore. Ci racconti come vi siete conosciuti, e com’è stato lavorare insieme?

Li ho conosciuto prima musicalmente con i progetti in cui hanno suonato e poi personalmente. Nel 2019 ero alla ricerca di un chitarrista, ed entrai in contatto con Michele, chitarrista, tra gli altri, degli EPO, band di cui sono fan. Gli feci ascoltare delle mie idee di brani e decidemmo di lavorarci insieme per arrangiarli, con l’aiuto di Caterina, che è per me tra le musiciste e polistrumentiste più brave di Napoli e non solo, ed in seguito di Antonio Dafe, sound designer e fonico di Tropico e La Maschera.

Paduano, grazie per il tuo tempo, e in bocca al lupo! Quando potremo ascoltarti dal vivo?

Siamo in fase di costruzione del live, tra poco usciranno le date dove poter sentire  questo disco dal vivo, Grazie a voi e viva il lupo.

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Pop

Le 5 cose preferite dei Malvasia

I Malvasia sono un gruppo Alternative Rock formatosi a Milano nel 2022. Il gruppo è composto da Mario Palmisano (chitarra e voce), Marco Miccoli (chitarra), Matteo Marchetti (basso e cori), Francesco Papale (batteria) e Salvatore Gravina (chitarra, cori e tastiera). Il progetto unisce testi schietti e ritornelli ossessivi, ai riff dal forte impatto ritmico e sonorità distorte, ottenendo così un mix musicale che spazia dall’alternative rock al pop, dal punk rock al cantautorato.

Il loro singolo di debutto si intitola “Fumo negli occhi”, brano registrato presso lo studio Il Cortile, con la produzione di Massimo Caso e successivamente masterizzato presso il 96khz Mastering Studio di Marco D’Agostino. La band alt-rock ci regala un prodotto musicale che è un mix tra le sonorità della vecchia scuola rock italiana e arrangiamenti che strizzano l’occhio all’alternative più moderno. “Fumo negli occhi” è stato premiato dalla Fondazione Estro Musicale tra le migliori composizioni del 2023.

Un progetto musicale agli inizi, ma che sembra avere già ben chiara la sua direzione. Abbiamo quindi provato a conoscere meglio i Malvasia attraverso una lista di tutto ciò che li caratterizza come band. Scopriamo allora quali sono le loro cinque cose preferite:

Le caramelle di Asiel

Asiel gestisce la sala prove dove ormai trascorriamo gran parte del nostro tempo insieme, tra prove, scrittura e briefing sul progetto. È un po’ il fratello maggiore dei Malvasia, perché ci ha visti nascere e crescere musicalmente tra le sue mura. Ci accoglie sempre con un sorriso a trentadue denti, capace di restituire serenità anche in momenti di stress e stanchezza; il suo perenne entusiasmo è riassumibile in una frase che ripete sempre: “l’importante è la carica”, ormai diventata uno dei nostri leitmotiv.
Riconosce ed ammira la dedizione con cui viviamo la nostra dimensione musicale, ed è sempre pronto, con simpatia e discrezione a condividere una buona parola. Ogni volta che usciamo dalla sala prove, spesso stanchi, sudati e visibilmente provati dalle intense sessioni, ci porge la sua magica scatola blu, piena di caramelle buonissime. Quel gesto è in grado di ripristinare in pochi istanti le nostre energie e migliorare l’umore nei momenti più provanti. Abbiamo il sospetto che Francesco (batteria) e Matteo (basso e cori) vengano alle prove unicamente per mangiare quelle caramelle, ma non ne abbiamo ancora la certezza.

Via Borsieri
Via Borsieri, a Milano, è uno dei luoghi nei quali abbiamo costruito i ricordi più belli e significativi del nostro primo periodo insieme. È la via dello studio Il Cortile, dove abbiamo registrato il nostro primo singolo, “Fumo negli occhi”, assieme a Massimo Caso, produttore di grande esperienza e competenza che ha creduto nella nostra musica, offrendoci stimoli e consigli preziosi.
Via Borsieri è anche la via delle cene o delle birrette serali per festeggiare le intense sessioni di prove prima del tour o delle ricche colazioni fatte nei giorni in cui Marco viene a Milano per lavorare insieme al progetto.


Gli esempi di Marco
Si dice che la musica sia un linguaggio universale capace di trascendere le differenze culturali, sociali e linguistiche.

Sembra tutto vero e condivisibile, finché non ti ritrovi a scrivere e comporre musica assieme a musicisti con background completamente differenti: da Salvatore diplomato in violino classico, a Matteo appassionato di prog, da Marco cresciuto a pane e drop D a Francesco con formazione funky e Mario il cui sangue è composto da globuli rossi e versi di Franco Battiato. Se ciò non bastasse, siamo 5 persone appartenenti a generazioni abbastanza distanti, da sentirci, a seconda dei casi, troppo giovani o troppo vecchi per comprendere gli altri.
In questo contesto è stato difficile costruire un linguaggio comune e permetterci l’intesa musicale, che a orecchi esterni sembra quasi scontata. Tra malintesi e incomprensioni, nelle nostre lunghe conversazioni in chat, videochiamata o dal vivo, arrivano inaspettatamente puntuali gli “esempi di Marco”. Articolate allegorie e fantasiose metafore che non riescono mai nell’intento di comunicare in maniera più precisa e comprensibile; ma che hanno il grande merito di alleggerire l’atmosfera e far calare la tensione nei momenti di fatica e/o stress.

La base parte con metronomo, charleston e campanaccio. Ci sono un paio di giri prima
dell’inizio, un giro prima sentirai un primo colpo di rullante, un secondo, e quattro colpi
finali e proprio qui devi partire fratello, devi prendere il volo come una rondine in una strana giornata di Aprile” 

(in foto l’immagine che Marco ha allegato per spiegare a Francesco il timing della traccia che aveva preparato)

 Il mare

“Senza spiegare nulla, senza dirti dove, ci sarà sempre un mare che ti chiamerà”.

Queste parole di Alessandro Baricco, tratte dal libro “Oceano Mare”, raccontano bene il sentimento di appartenenza che i Malvasia nutrono nei confronti di quel posto intimo, accogliente e sicuro che è il mare. Il nostro progetto nasce dall’idea di Mario e Marco, durante una chiacchierata nella loro città natale, Brindisi. Gli ascolti, di molti dischi che sono stati motivo di ispirazione e persino delle prime nostre demo autoprodotte, sono avvenuti in macchina, lungo la litoranea brindisina, che costeggia le bellissime spiagge bagnate dall’Adriatico. Ma ciascuno di noi 5, a prescindere dalla propria città di origine, ama mari diversi, per motivi diversi. C’è chi di noi va al mare per alleviare le tensioni, chi per osservarne le onde per trarne ispirazione e chi per immergersi in acqua in qualsiasi stagione dell’anno e farsi coccolare dalle correnti: cinque esistenze diverse, insomma, accomunate da un richiamo perenne, che si fa sempre più forte ogni volta che si è lontani da quelle acque a noi tanto care.

Un aneddoto particolare risale alla tournée pugliese tenutasi lo scorso dicembre: Salvatore, per ricaricare le energie, vuole a tutti i costi vedere il mare di Brindisi prima di andare a suonare, e riesce a convincere anche lo sventurato Francesco. Non conoscendo la zona, si affidano ciecamente alle indicazioni del navigatore scegliendo sulla mappa il primo punto di contatto con il mare. Dopo 25 minuti di camminata finiscono entrambi nei pressi di una zona militare con divieto assoluto di accesso e con sorveglianza armata. Francesco si è pentito di aver ceduto alla richiesta di Salvatore e soprattutto di non aver chiesto indicazioni a Mario e Marco. In compenso si sono ritrovati senza volerlo nei pressi di uno degli studi di registrazione più importanti del sud italia… ma questa è un’altra storia!

La magia vissuta dal palco
Il nostro habitat naturale è il palco e, in senso lato, ogni luogo in cui abbiamo la possibilità di spogliarci dalle sovrastrutture umane fatte di ansie, preoccupazioni, impegni e pressioni sociali, imbracciando i nostri strumenti. Sul palco abbiamo la possibilità di essere energia, dare sfogo ai nostri istinti artistici e abitare lo spazio scenico con libertà. Abbiamo avuto la fortuna di suonare nei contesti più disparati, calcando palchi differenti per forma, dimensioni e contesto. Abbiamo onorato ciascuno dei palchi sui quali abbiamo avuto la possibilità di esibirci con grande gratitudine e riconoscimento, anche nelle situazioni più spartane e arrangiate. 

Ma la fortuna più grande finora, è stata quella di trovare ad ogni concerto, delle persone pronte ad ascoltarci con attenzione, entusiasmo e trasporto. Tra queste persone ci sono sicuramente alcune della cerchia dei nostri affetti personali – alle quali va tutta la nostra gratitudine per ciò che stanno facendo per i Malvasia – ma anche perfetti sconosciuti che ci hanno mostrato, rispecchiando attraverso i loro occhi curiosi e affascinati, quanto siamo coinvolti e affiatati.
Siamo abituati ad essere insicuri, ipercritici, pessimisti e a non piacerci mai. Ma sul palco qualcosa cambia, e dai loro occhi riusciamo a vedere, anche nei momenti peggiori, quanto ci piaccia essere i Malvasia. 

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Indie Pop

Il primo disco di Pas Mal non è rock, ma spacca lo stesso

Niente male il disco d’esordio di Pas Mal, nome d’arte di Lorenzo Federici, volto certamente conosciuto alla scena indipendente nazionale: “Se fosse musica rock” è un concentrato di pop ben costruito e lavorato nelle fucine di La Clinica Dischi, con un occhio di riguardo per una scrittura che riesce ad essere profonda senza perdere leggerezza – come direbbe Italo Calvino.

Pas Mal ha un timbro che si scolpisce bene nel cuore, convincendo fin da primo ascolto della bontà di una proposta che conferma le aspettative ad ogni nuovo play: brani più arrembanti e coinvolgenti (come la hit “Vale Tutto” o “Crolla il cielo”) si sposano alla perfezione con canzoni più sommesse, che quasi assomigliano a rivelazioni fatte sottovoce al nostro cuore: lo avevamo già notato con “Asciutto”, ma potremmo dire lo stesso di “Sotto i nostri occhi”.

“Cimici”, infine, è davvero una piccola perla che racconta le insicurezze di tutti: un manifesto generazionale che trasuda tra le spire di un brano che fa degli interrogativi della vita uno stile di vita, dei dubbi e delle incertezze dei compagni di viaggio fedelissimi quanto rumorosi.

Un ottimo esordio, insomma, che merita fiducia e attenzione: fin qui, tutto bene, ora ci aspetta il futuro.

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Indie Pop

Tra le strade di “Urbe” in cerca di noi stessi: il primo EP di Yassmine Jabrane

Urbe” come città, dimensione interiore che apre le sue porte alla contemplazione pubblica, con vista sul cuore aperto di una penna sensibile, e capace certamente di spiccare nel “grigio diluvio democratico” del nostro tempo avaro di bellezza: questo è molto di più è il primo disco di Yassmine Jabrane, canta autrice romana che dopo una lunga gavetta tira le somme del suo percorso fin qui racchiudendole in quattro canzoni dal retrogusto esterofilo.

Il disco si presenta fin da subito con una compattezza di sound che rivela 1:00 direzione artistica, volta ad esaltare la timbrica espressiva e evocativa di Yassmine: quattro canzoni che rimbalzano fin da subito da un orecchio all’altro, passando dal cuore e incastrandosi nella testa grazie a strutture pop che tuttavia non al mainstream; il tutto, ben cucito addosso all’artista dal lavoro certosino di Cesare Augusto Giorgini.

Il lavoro si presenta come una riflessione a cuore aperto sulle tematiche emotive ed esistenziali che più stanno a cuore all’autrice, che senza filtri si presenta al pubblico italiano con la precisa volontà di trasformare le debolezze in forza e in nuovi punti di partenza. Così, l’ansia può diventare un’occasione di riflessione sui freni che ci imponiamo, una relazione andata male si rivela spunto di indagine riguardo al bene che davvero riusciamo a volere a noi stessi, la nostra sete di risposte risulta la cartina tornasole della nostra paura del buio: insomma, un disco che si tiene perfettamente in equilibrio fra l’opera d’arte e il manifesto terapeutico di una generazione in cerca di nuovi centri di stabilità permanente.

Yassmine dimostra di essere uno tra i nomi nomi da tenere d’occhio per questo 2024, capace di fondere insieme linguaggi apparentemente distanti ma mai così alchemicamente uniti come in “Urbe”.

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Indie Pop

“Oltre”, il nuovo disco di Paduano che prova a salvarti dalla mediocrità

Conoscete Paduano? Non ancora?

Beh, allora è arrivato il momento di rimediare alla mancanza: è uscito in questi giorni “Oltre”, il secondo disco del cantautore, conferma dell’estro poetico di una penna da seguire con molta attenzione. 

Sei tracce che si susseguono con leggerezza e profondità, provando a raccontare un mondo interiore che in Paduano si apre alla collettività, alla narrazione comunitaria: c’è una sensazione di condivisione che s’innalza dalla scrittura intima dell’artista, in un connubio riuscito fra personale e generazionale, con un occhio di riguardo per quella generazione, appunto, di trentenni in cerca di riferimenti persi tra i fumi del millenium bug, e della nostra diseducazione sentimentale (sì, di questa collettività fa parte anche il sottoscritto quindi la recensione è ancora più accorata).

Tutte le canzoni sembrano riflettere su dubbi condivisi, con parole selezionate e affilate con la lima, in linea con le pretese poetiche di una penna che sa incidere, e ricucire con attenzione: c’è una chirurgica attenzione ai dettagli, in “Oltre”, che conferma quanto di buono si muova silenziosamente nel sottobosco italiano, al riparo da riflettori che, il più delle volte, sembrano bruciare il talento come falene contro i neon.

Invece Paduano riesce nel suo cono d’ombra ad illuminare tutti i punti interrogativi, lavorando al sicuro da pretese di mercato che non lo sfiorano, permettendogli – almeno per ora: non possiamo che augurargli il successo, e banchi di prova ancor più intensi per la sua “integrità” – di tirar fuori dal cilindro un’opera sincera, coerente, complessa e allo stesso tempo capace di arrivare a tutti. 

Sei canzoni che raccontano la complessità delle relazioni, dell’accettare il tempo che passa e di provare a non farsi soffocare dal turbinio del presente: un invito al silenzio, alla riflessione, a prendersi il tempo di “perdere tempo” ma in modo intelligente, con spirito autocritico e stile intellettuale. Un lavoro prezioso, che possiede i suoi slanci pop (“Argini” e “Buccia d’arancia” su tutti) senza mai perdere il contatto poetico con una materia durissima come il diamante, che traspare tra le pieghe di un disco ben prodotto e ben orchestrato. 

Una conferma su un talento da non perdere d’occhio, e nel caso da scoprire. Custodendolo con gelosa attenzione. 

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Pop

Federico Cacciatori ci racconta il suo nuovo singolo “No Escape From You”

Fuori dal 23 novembre “No Escape From You”, il nuovo singolo di Federico Cacciatori. Il brano seguendo la filosofia dei precedenti lavori non uscirà sulle piattaforme digitali, solo su Youtube e sarà scaricabile dal sito ufficiale dell’artista.

Federico Cacciatori sceglie una strategia diversa dal solito mettendo al primo posto la musica e non i numeri. “No Escape From You” mescola melodie elettroniche con un pop sognante ed etereo. Un viaggio attraverso la psiche umana accompagnato da una delicata voce femminile.

Si può scappare da tutto, ma non da se stessi. Questo è il concetto attraverso cui ruota il brano. E noi abbiamo deciso di approfondire con lui.

Ciao Federico, bentornato tra le nostre pagine. E’ uscito da poco il tuo nuovo singolo “No Escape from you”. Vuoi raccontarci il significato di questo brano?  

Ciao a tutti, assolutamente si, “No escape from you” è una riflessione profonda sulla natura umana, credo che l’essere umano, nel corso della sua esistenza, sia costantemente alla ricerca di sfuggire da situazioni complicate, da se stesso, o da ciò che lo tormenti. Questo desiderio di fuga può manifestarsi in molte forme: attraverso viaggi fisici, mentali distrazioni quotidiane o persino nell’abuso di social network, che di social oggi hanno ben poco, non credete? Tuttavia, c’è un fatto inevitabile che l’esperienza umana ci insegna: non possiamo mai veramente scappare da noi stessi e dalla nostra storia.”

Ti abbiamo conosciuto la prima volta nel 2020, come si è evoluta la tua musica nel frattempo? Come ti hanno cambiato questi tre anni?

Più che evoluta la mia musica, mi sono evoluto io, nel senso che più si va avanti più cose si imparano, più esperienze sia esse negative che positive in qualche modo ci formano, ci informano e ci cambiano. La mia musica è sempre in continuo cambiamento, oggi posso scrivere un brano in un certo modo, domani posso scriverne un altro completamente diverso, è nella mia indole, ogni giorno mi sento cambiato dal giorno prima e questo si riflette sulla mio viaggio musicale.

Non per caso ho scelto la parola “Viaggio”, che con ogni probabilità è tra le parole che adoro di più.

Nel senso che ogni giorno della mia vita sono o mi sento sempre in viaggio, basti pensare che la gran parte delle ore della giornata le passo in treno o comunque mai in casa. Non essendoci mai o comunque rimanendo abbastanza distante da una comune vita sociale, la mia casa in questi tre anni è stata la mia musica.

E per casa intendo quel luogo in cui in qualche modo puoi sempre sentirti libero di fare un pò quello che si vuole, dove si può camminare nudi senza provare nessun tipo di vergogna, quel luogo dove si può osare, dove si possa trovare conforto ispirazione e quel senso di appartenenza che fatico a trovare al di fuori di essa. Sicuramente questi tre anni mi hanno cambiato sia in positivo che in negativo , ma a questa domanda dovrebbero rispondere le persone che mi stanno vicino.

Come dicevo, sono e mi sento in costante cambiamento e soprattuto ho un rapporto con il passato di amore e odio.

Sicuramente rispetto al primo album “Moments from space”, mi sento più maturato sotto vari aspetti sia compositivi, artistici e soprattuto umani. 

Un po’ controcorrente scegli di pubblicare la tua musica in maniera alternativa, quasi mai attraverso i digital store. Come sta andando la promozione in questo modo?

La promozione direi sta andando molto bene, essendo diverso il viaggio che intraprendono le canzoni per arrivare a chi mi ascolta diverse sono altrettanto le modalità con cui vengono “Promosse”, diciamo che i Live sono la miglior fonte per promuovere le canzoni, l’approvazione o meno delle canzoni la leggo nelle facce e soprattutto negli occhi di chi ho di fronte, è anche comodo per il pubblico che non deve alzare o abbassare il pollice per un mi piace. Le facce, parlano molto più di qualsiasi dato analitico di qualsiasi social. Il mio sito web e i concerti sono come dei luoghi “fantastici” in cui posso condividere la mia musica. Questo non è solo un modo per ascoltare le mie creazioni, ma anche un modo per costruire una relazione più intima. Voglio che ciò che produco sia molto  più di una semplice esperienza sonora; voglio che sia un viaggio condiviso. So che questa scelta può sembrare controcorrente in un’epoca in cui la visibilità sugli store digitali è fondamentale. Ma credo che la qualità della connessione sia più importante della quantità di clic. 

C’è un artista con cui ti piacerebbe duettare?

Assolutamente si, con Dardust, credo che ci possa essere un interscambio  sia umano che artistico molto interessante 

Prossimi progetti?

Lo dico solo in esclusiva per tutti gli amici di perindiepoi : sto lavorando ad un nuovo album che uscirà allo sbocciare dei fiori in primavera.