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Pop

Cosa c’è nella sala prove dei Rosso Marte

Esce domenica 11 settembre 2022 il singolo di debutto dei Rosso Marte, un nuovo progetto che si affaccia sulla scena indipendente in attesa di un disco in uscita ad ottobre. Ecco un brano dal titolo “Godi e persevera”  che si presenza come una canzone di rinascita, un grido di rabbia e sana disperazione, che ha fame e voglia di riscatto. Il brano è scritto in romanesco, una scelta linguistica intesa come sincera espressione della cultura e delle emozioni più profonde della band. Il coro di sottofondo dona al pezzo un’atmosfera western.

Noi non potevamo resistere, e abbiamo fatto un salto nella loro sala prove. Ecco cosa ci hanno mostrato.

Claudio:
AMPLIFICATORE ORANGE MINI CRUSH

È un piccolo amplificatori da 3W, lo porto con me da sempre e nella base operativa dei Rosso Marte non poteva mancare. In contrasto con tutta la strumentazione potente che si usa normalmente, mi riporta sempre a una dimensione intima, Lo-Fi. Mi da sempre conforto averlo nei miei luoghi creativi, lo uso per qualsiasi cosa, dalla voce, ai sintetizzatori, dona quel suono scatoloso e distorto ma allo stesso tempo autentico che non si otterrebbe con nessun plugin.

AMULETO SU BECCU

Preso in una bancarella in Sardegna, da un artigiano del luogo, un oggetto dal grande valore spirituale raffigurante la maschera del carnevale ottanese ”Su Beccu” in osso di montone. La cultura Sarda mi ha dato tanto in passato e ho bisogno di avere sempre con me un amuleto che ha in se un’energia antica legata al carnevale, al folclore, alla terra. Mi sembra giusto averlo sempre sul palco e in sala prove, appeso all’asta del microfono o alla pedaliera della chitarra.

Luca:
PEDALE CASSA DW4000

Agli occhi degli addetti ai lavori questo è uno dei pedali più venduti e usati da noi che percuotiamo tamburi. Tuttavia si tratta di un oggetto a me molto caro, essendo infatti il primissimo pezzo mai acquistato della mia batteria. Lo comprai nel 2007, con i primi soldi messi da parte grazie ai lavoretti estivi. Da allora non l’ho più cambiato con niente, nonostante gli anni iniziano a farsi sentire (e le migliaia di ore suonate sulle spalle). Lui c’è sempre stato, nei miei primi concerti, nelle prove, fino alla registrazione di “Ciao Freud” di qualche mese fa. Fa tutt’ora parte del mio set, circondato da tamburi e piatti molto più giovani di lui.

CD “BY THE WAY – RHCP” ORIGINALE DEL 2002

Senza girarci intorno, sono cresciuto a pane e Red Hot. Probabilmente Chad Smith è la ragione per cui ho preso in mano le bacchette, e questo CD mi è stato regalato da mio padre il giorno stesso della sua uscita, essendo già un patito da quando avevo 6 anni (nel 1999, anno in cui uscì Californication). Come si vede dalla foto è parecchio vissuto, lo portavo sempre con me nel mio lettore CD portatile della Philips, lo ascoltavo e lo riascoltavo e facevo l’air drumming di ogni singolo brano sognando di suonare in uno arena con 60.000 persone. Non poteva certo non farmi compagnia nella casa dei Rosso Marte.

Oggetto in Comune:
TENDA ISOLANTE ACUSTICA

È l’ultimo oggetto montato nella nostra sala prove, posizionata all’entrata svolge la funzione tecnica di isolarci a livello acustico dall’esterno. Rappresenta per noi quel distacco dal mondo esterno quando siamo lì dentro, in modo da concentrarci e trasportaci profondamente nel nostro mondo sonoro.

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Pop

“Solo colpa mia” di Parker è il miglior recupero che potrete fare a settembre

Settembre è sempre il periodo più strano dell’anno, quello in cui bisogna riassestare il tutto, quello in cui bisogna inevitabilmente scontrarsi con il fatto che no, tutti gli obiettivi che c’eravamo dati prima della fine dell’estate non li rispetteremo, perchè saremo inondati di impegni di cui non avevamo neanche potuto considerare l’esistenza. Settembre è quel mese in cui ci rendiamo conto che siamo solo dei falliti e che ci siamo lasciati indietro tantissimo dischi durante l’anno, che non riusciremo mai a stare al passo con le uscite discografiche, perchè siamo sepolti ancora da quelle vecchie.

E scavando come un procione tra tutto ciò che avevo lasciato indietro, eccomi che mi imbatto in “Solo colpa mia” di Parker. Titolo esemplare per me che mi sento un fallito, per me che mi ero fatta la lista infinita di film da vedere e che non rispetterò mai. ndici tracce che si sviluppano come un’autobiografia musicale tra riferimenti letterari e movenze sfacciatamente pop. Un disco che sa di casa, che non ha pretese e che si assorbe facilmente nei tragitti casa-ufficio, in tutta questa normalità imperante scandita dalla sveglia alle 7 e 30. Ho voglia di vivere in questo disco, che per una volta non scimmiotta scene impegnate, volontà di suonare diverso, volontà di appartenenza alla scena underground, ma è di un semplicissimo cantautorato pop, e racconta la storia di tutti noi stronzi che non facciamo altro che perderci i pezzi per strada, collezionando colpe e fallimenti.

Parker è un progetto semplice diretto senza mezzi termini. Un viaggio tra tristezza e sensi di colpa con l’ostacolo della solitudine. Manuel Pippus, vero nome di Parker, ex chitarrista dei Quasar, band di apertura del primo tour dei Modà e dei Q-indie, band inglese brit pop, decide di intraprende la strada di cantautore dopo anni di inattività cercando di raggiungere l’ascoltatore toccando i punti più fragili dell’animo: la fragilità emotiva e la riconoscenza non ricambiata.

La vera felicità si ottiene non aspettandosi nulla indietro, vivendo al massimo delle proprie possibilità e dando un’importanza alla propria persona molto più intensa e vera di quella che è.

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Pop

Cosa c’è nella camera di Samuele Proto

Dopo “Fuliggine” Samuele Proto torna a raccontarsi con “Atenei“, il nuovo singolo in uscita venerdì 9 settembre per Shed626, che anticipa la pubblicazione dell’album il 23 settembre. Atenei è una ballad romantica ispirata alla musica d’autore degli anni ’70 che racconta il sentimento personale del vuoto e della mancanza di una persona cara. Un’emozione semplice e diretta descritta da una scrittura ricca di immagini che ricreano l’atmosfera della notte, con i colori e le forme di una città deserta, e pian piano lasciano spazio all’arrivo dell’alba:

 “Si scorge tra le montagne, la luce rossa dell’alba, sembra quasi mattina.
Non c’è più ombra che tenga, i fari negli atenei ma tu non ci sei.”

Noi abbiamo deciso di fare un salto a casa sua, ed ecco cosa ci ha mostrato.

POUF 

Sono sempre stato un tipo molto dinamico. Mi è sempre piaciuto pensare e fare tanto, dieci, quindici idee alla volta non mi hanno mai spaventato. Sarà per questa costante irrequietezza mentale e fisica, o per il fisiologico bisogno di prendermi dei momenti “meditativi”, che lego questo oggetto, un pouf, alla mia infanzia, adolescenza e crescita. 

Ricordo ancora quando i miei genitori me lo misero in cameretta, ero veramente piccolo, frequentatore assiduo dell’asilo, bambino fantasioso e sempre pronto a creare nuovi mondi. All’epoca usavo il puoi in modo abbastanza spericolato, morbido atterraggio dai “miei voli” scalmanati. Momenti in cui i miei pensieri si focalizzavano su una sola cosa, momenti in cui concettualmente meditavo. Crescendo il gioco divenne riflessione ed ecco come il pouf si trasformò in un ottimo “compagno di chiacchiere”. Non sono mai stato un tipo estremamente negativo. Ma il “periodo teen” mette a dura prova chiunque. Le lacrime del periodo trovavano forza in quella strana seduta, ed io, sfogato, tornavo a vivere il tumultuoso giro di pensieri. 

Oggi questo pouf ha un ruolo decisamente più profondo, anche se indiretto. Il mio disco è stato scritto proprio la sopra, e anche se il mio sogno è quello di lavorare con la musica, con le mie parole. Cosa è meditazione se non sdraiarsi la sopra e lasciare i propri pensieri su carta?

CONTINUUM

Quando avevo circa 13 anni vidi un video. Si trattava di un Live di John Mayer, personaggio sconosciuto fino a quel momento. In casa si sentiva buona musica, si suonavano strumenti ma mai avrei pensato che un video potesse stravolgermi la vita. Un momento fortuito, un attimo. Si accesa la scintilla. Da quel momento il mio desiderio è stato solo uno, fare la mia musica. 

Con quel video comincia a buttarmi a capofitto nella cosa, e scoprì tutto un mondo. Ogni giorno andavo alla ricerca di nuova musica, dal più antico di blues di Big Mama Thornton ai pezzi dei cantautori italiani. Poi il pop moderno, poi il rock, la musica brasiliana e così via. Un giro del mondo che aveva però come fine ed inizio sempre questo disco: Continuum. Ti sarò per sempre grato John. Hai cambiato, spero in meglio, la mia esistenza con questo album. 

SEI CORDE

Risulta banale, ma banale non è. 

Sei corde, oggetto complesso, particolare. La chitarra è ciò che, nel mio caso, materializza l’immateriale. 

Non importa quale sia la chitarra, non sono del tutto legato al modello o al colore. Cosa importante è che stia sempre ben a portata di mano. Accanto alla scrivania, al divano. Guai a chi si dimentica del divertimento, i giocattoli cambiano forma, utilizzo ma sono sempre fondamentali per non smettere di andare oltre il normale. 

MACCHININA 

Non amo particolarmente guidare. Mi stanco facilmente, fosse per me l’auto sarebbe solo oggetto di trasporto. Poi però mi fermo ad osservare certe linee, certi tratti. Mi rendo conto che il gusto è soggettivo ma ci sono alcune cose che sconfiggono il passare del tempo. Elementi che rimangono attuali, forse perché estremamente ben fatti, o forse semplicemente perché estremamente belli. 

Questa macchinina, me la porto sempre dietro. Nelle sue mille evoluzioni rimane ai miei occhi sempre oggetto misterioso. Capace di rimanere immortale, mai banale, sempre da scoprire. Cosi tanto da dedicargli il mio primo EP “33 Stradale”. 

Certe sere la guardo, tratteggia la linea del mio lavoro nella musica, l’obiettivo di riuscire, anche se solo per pochi, a realizzare qualcosa che rimarrà nel tempo.

 

QUADRO

Questa stampa è una foto che mi porterò dietro per sempre. Siamo io e mio fratello il giorno in cui abbiamo portato la prima scrivania e il primo computer nel nostro posto. Il nostro studio/casa/mondo.

C’è poco da aggiungere a riguardo. Circondarsi di persone a cui vuoi bene, portare avanti i propri progetti e cogliere nelle piccole cose gli elementi STRAordinari.  

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Indie

Cosa c’è nella sala prove dei Sospesi

Esce giovedì 8 settembre 2022, in attesa di un album di debutto in uscita il 22 settembre, un nuovo capitolo firmato dai Sospesi, band lombarda che torna dall’estate regalandoci “Attitudine“, il nuovo singolo. I Sospesi sono una band alternative rock che con i propri testi si oppone alla hustle culture, alla società perfomativa e alla stigmatizzazione dell’errore. Il brano che ben si incastra con il concept dell’album in arrivo (dal titolo “Tentativi ed errori“), dedicato a chi si sente un fallimento e sta ancora scavando tra le proprie attitudini, a chi è esausto dei paragoni con gli altri, delle pressioni esterne ed interne. 

Abbiamo deciso di andarli a disturbare nella loro sala prove, ed ecco cosa ci hanno mostrato.

l foglio con scritto “Salvini Merda”.
l’8 giugno 2019 abbiamo suonato all’Andalo Rock in apertura ad Edda.
Salvini era diventato vicepresidente del consiglio dei ministri dall’inizio del mese e aveva già chiuso i porti e respinto navi cariche di esseri umani.

Il frigo pieno di birre sottomarca: è il carburante della nostra tristezza. Ogni sorso ti fa pensare a quanto la tua permanenza in questo mondo sia approssimativa. E’ anche la nostra moneta di scambio e il kit di benvenuto: se passi da noi sai che puoi trovare sempre un caffè e una birretta fredda oltre che 5 amici con cui piangere. Il frigo con le birre, sempre puntualmente rifornito e ordinato, è anche la cosa che fa sentire la nostra saletta una seconda casa dove puoi suonare, arrabbiarti, confrontarti e trovare un posto sicuro dove poterti rifugiare.

Le sedie di plastica: strumento fondamentale della convivenza in saletta. Hanno sorretto i nostri corpi per molti anni finchè, un giorno, all’improvviso hanno deciso di cedere una ad una in modo sequenziale al peso delle nostre membra. Questo avvenimento oltre ad aver scaturito ilarità e problemi articolari ci ha fatto riflettere sulla fragilità delle cose che amiamo: di come un giorno sono forti alleati per il nostro benessere e poi, d’improvviso, si rompono lasciandoti quel vuoto sconfinato da colmare (e il mal di schiena per 3 settimane).

L’umarell 3D:
É il manager della band, il membro in più. È sempre presente, in ogni registrazione, prova o live da quando suoniamo. Il nostro spirito guida: stanco.

Lo sgabello Ikea:

Parte 1 di un kit per porre fine alle sofferenze o detta meglio “ci serviva per un video…ci servirà per il futuro”

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Pop

Le 5 cose preferite di Myle

“Is not Here” è il nuovo album di Myle, al secolo Emiliano Aimi: nato a Parma ma di stanza in Costa Azzurra, il musicista si è avvalso della collaborazione di importanti nomi nazionali e internazionali per un disco di quattordici canzoni che attraversa molti generi e molte atmosfere. Ecco le sue cinque cose preferite. 

01 SCRIVERE

La linfa. La missione. Scrivere, raccontare e comunicare. Per me è tutto ciò che davvero conta. Scrivo e interpreto musica perché qualcuno la ascolti, scrivo testi perché qualcuno li viva, perché qualcuno faccia suo il messaggio. Scrivere e riscrivere, pensare e ripensare, finché tutto non si incastra con la musica e con ciò che voglio raccontare.

02 IL VINO

Negli anni è diventata la massima passione, insieme alla musica, oltre che il lavoro a cui dedico gran parte del mio tempo. La gastronomia, la ristorazione e l’agricoltura in generale, ma soprattutto il vino. Quello vero, quello degli artigiani, quello prodotto nel rispetto della terra, della pianta e di chi beve. Quello magico, quello che racconta storie millenarie di vita e passione, quello che emoziona. Non avrei mai saputo quale bottiglia mettere, quindi ho scelto una delle cantine più iconiche, suggestive e forse metafisiche al Mondo, quella di Josko Gravner, in una foto scattata da me chissà quanti anni fa.

03 BERNARDO BERTOLUCCI

Ho tanti ispiratori, e forse non è uno di questi. Forse eh, magari perché banalmente non un musicista o uno scrittore. Ma in Bertolucci trovo le atmosfere in cui sono nato, e è davvero uno dei pochissimi orgogli che ritrovo nelle mie origini. Lui che ha raccontato le tragedie di tutti quegli uomini ridicoli che forse ancora non si sono sforzati di capire chi sia stato per Parma e, ancora di più, per il nostro Tempo.  Ecco, uno dei più grandi narratori delle tragedie umani del proprio tempo, delle meschinità, del dualismo, dell’alienazione e allo stesso tempo della vitalità. 

Poche cose mi rendono fiero come l’esserne conterraneo, e poche cose mi mortificano come il mancato riconoscimento che ha avuto in vita dalla propria terra d’origine.

Qui nell’opera di un altro grande conterraneo, nonché mio grande amico, purtroppo scomparso a causa del Covid, ovvero Flavio Kampah. Un altro grandissimo artista che Parma non ha mai saputo comprendere.

04 IL LUOGO IN CUI VIVO

Ovvero Nizza e in generale la Costa Azzurra. Suggestivo è dir poco: una sintesi di contaminazioni culturali, storiche e sociali. Non è Francia, non è Italia, non è Inghilterra, non è Mediterraneo, ma è un’unione di tutto questo in sviluppi sorprendenti.

Cielo enorme, mare azzurro, clima da favola, storia millenaria, società, arte e cultura in evoluzione frenetica. Sembra che ci si debba andare in vacanza e basta, poi in realtà ti sorprende ogni giorno. 

05 IL CAFFE’

E con questo tanti altri riti da degustatore seriale, alla ricerca della purezza del sapore e del prodotto, dell’esaltazione massima del lavoro degli agricoltori. Perché di questo si tratta, in fondo: di agricoltori dalle braccia sottili e dai nervi d’acciaio, che ogni giorno coltivano e raccolgono, e gli artigiani che devono fare del loro meglio per finalizzare senza rovinare il lavoro enorme che ci sta alla base. Questo è la gastronomia, sapete, tutto il resto non è che un esercizio di stile.

Qui il capolavoro di estrazione pura degli olii essenziali di un caffè tostato forse dal più grande artista mai vissuto, Gianni Frasi.

Il caffè simboleggia la capacità e la magia dell’andare a fondo in ciò che si fa, trovare il modo di rendere straordinario ciò che nient’altro che un “piccolo osso morto”, ma che deve soltanto esprimere la propria vera essenza.

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Pop

Cosa c’è nella camera di IononsonoErika

Esce venerdì 19 agosto 2022, in pieno agosto, “Trentagiga“, il singolo di debutto del progetto IononsonoEriKa. Un primo capitolo per il progetto dell’atipica e magnetica cantautrice classe 1999, un pezzo spensierato e giocoso, esattamente come questa prima estate che potremmo definire finalmente “normale, un brano che parla delle relazioni che vanno e vengono, parla della vita e del suo cambiare multiforme, parla di amore, di quell’amore al di là di tutto, parla di gratitudine e c’è anche un pizzico di mal de vivre… che senza quello non esisterebbe niente di bello.

Noi siamo stati in camera sua, ed ecco cosa ci ha raccontato.

  1. Scrunch fucsia 

Era un banale elastico per capelli dai colori sobri trovato nel mobiletto del bagno, in realtà l’elastico era di mia sorella, l’ho trovato, mi piaceva e me ne sono appropriata lentamente. L’ho indossato nei primi live indossandolo al braccio e da lì è  diventato un mio simbolo di riconoscimento, mi dà forza indossarlo e poi adoro i colori vivaci.  Da banale oggetto è diventato un oggetto a cui sono particolarmente legata e che porto sempre con me e nei miei live.

  1. Cuffie Sony 

Uno dei miei primi acquisti seri nel campo musicale, mi sono fatta consigliare da un mio amico fonico quali cuffie potevano essere adatte a me per lavorare a qualche progetto Ableton registrando in casa e mi ha consigliato le Dynamic stereo Headphones MDR- 7506 della Sony.

Me le porto sempre in giro quando vado a fare dei lavori in studio, da quando dopo la mia prima esperienza in studio, il mio produttore mi diede delle cuffie ma non riuscivo a regolarle perché  su di me erano troppo grandi, e allora dissi “In realtá ho portato le mie cuffie in caso”, ecco questa é ancora oggi una simpatica storia che viene ricordata quando vado a registrare da lui.

  1. Lorenzo 1999 – Capo Horn

Il mio primo cd, mio papá e mia sorella quando sono nata hanno portato come regalo in ospedale a mia mamma (e a me)  il cd di Jovanotti “Lorenzo 1999- Capo Horn”, questo é stato il mio primo cd, e ci sono tanto legata in particolare alla canzone “Per te” mi dà un senso di casa, famiglia e appartenenza.

4. Plettro 

In realtà è un comune plettro ma come tutte le cose a cui si è legati da banale diventa affettivo, l’oggetto.  Per cui sì, stavo facendo le mie prime aperture ai concerti del mio amico e socio Damien McFly e prima del concerto stavamo mangiando una pizza con tutta la sua band e mi ero dimenticata il plettro così me ne diede uno suo. Da lì non glielo ho più restituito (mi dispiace dami) e lo conservo nella cover dietro il mio cellulare.

5. Chitarra 

Altro acquisto importante per me é stata la chitarra, non è la mia prima chitarra, ma è arrivata successivamente, avevo sempre sognato una Martin, ma arrivata al negozio alla fine a primo impatto mi sono innamorata di una Taylor. Per cui la prima volta che ho suonato questa chitarra in un mio concerto, ho detto al pubblico che volevo dare un nome alla nuova chitarra, a metá concerto mi arriva un bigliettino, che mi passa il mio chitarrista, lo leggo e c’era scritto:

Nome chitarra

“Terra perché ha tante radici ed il suono è molto forte il capo di tutta la musica” (Gabriel) 

“Felis perché sorride” (Lorenzo) 

Due bambini mi avevano proposto il nome, da allora la mia chitarra si chiama Terra Felis. 

E quei bambini Lorenzo e Gabriele poi ad un altro concerto li ho rivisti e finalmente li ho potuti conoscere. 

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Indie

Le comete silenziose dei Van Dyne

Incredibile come tantissimi dischi usciti all’inizio dell’estate poi inevitabilmente si perdano nel marasma di impegni, progetti e sentimenti che quel periodo assorbe come poche altre cose. Quando inizia giugno, siamo già proiettati su settembre, tutto ciò che accade in mezzo non è che un limbo: è per questo che d’estate spendiamo i soldi che non possiamo permetterci, che ascolti musica che non ascolteresti mai durante il resto dell’anno (io per primo mi sono sorpreso a cantare Calcutta con gli amici in macchina), ma poi arriva settembre, il primo settembre, e tutto deve tornare inevitabilmente alla normalità. Ed eccomi che di nuovo, affamato e stanco, ho scavato di nuovo nei dischi che mi sono stati inviati, tutti quelli inviati e che tristemente avevo lasciato andare.

Comete è il capitolo definitivo per la band di Bologna che tra sonorità di respiro internazionale che, allo stesso, forti influenze derivanti dalla tradizione cantautorale, mi avrebbero offerto la più malinconica delle estati. E tutto inizia con Senza Peso, che in realtà è anche il titolo di un album immortale dei Marlene Kuntz e ora ho voglia di riascoltarlo, e in realtà le influenze sembrano arrivare anche da quel periodo, quello dei primi anni Duemila in Italia, dove Verdena e urla sotto palco condivano la nostra adolescenza. I Van Dyne sono per noi, che nel frattempo siamo cresciuti, e difficilmente ci siamo scontrati ancora con quella voglia di farci male.

Vi mancheranno tutte le vostre ex, avrete voglia di correre sotto la pioggia, sarete felici di riabbracciare settembre e tutta la musica seria che vi siete persi, perchè questo è un piccolo disco speciale e doloroso che non dovreste lasciare andare.

CR

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Pop

Torna APE NEL PARCO a Milano, e noi abbiamo intervistato i Grill Boys

APE, dopo il successo degli eventi tenutosi in Piazza degli Affari, è pronto per iniziare la stagione più bella dell’anno al Parco Sempione (Arena Civica) a partire da martedì 31 maggio dalle ore 18 all’01. Il concept di questa stagione di APE è “A NEW CLASSIC”, che celebra il decimo anniversario dalla fondazione, creando un ponte tra l’attività che l’associazione ha svolto in passato e quello che ha in programma per il futuro. Una sfida a trovare nuove soluzioni, adattandosi al cambiamento e dialogando con esso.

Nel corso degli anni APE si è consolidata come una delle principali realtà milanesi, creando eventi all’aperto con l’obiettivo di valorizzare l’aggregazione sociale. In questa nuova stagione ritroveremo come sempre l’accesso gratuito, street food e drinks per l’aperitivo, concerti, djset e tanto divertimento. APE promuove da sempre tutte le forme di espressione artistica, coinvolgendo artisti indipendenti e realtà affermate nella creazione di contenuti originali. Ma APE è anche musica e intrattenimento, un luogo di incontro tra novità musicali locali e internazionali, un palco su cui esibirsi per i nuovi talenti, ma soprattutto uno spazio da vivere e condividere insieme.

Il prossimo appuntamento sarà martedì 31 agosto, i Grill Boys si esibiranno live e Aligi si occuperà del DJ set. Eravamo piuttosto curiosi e abbiamo fatto qualche domanda ai Grill Boys: risposte stringate ed enigmatiche, ma ce le siamo fatte andar bene in attesa di martedì.


Come avviene il vostro primo incontro? E quando avete capito che sareste diventati i Grill Boys? E come mai questo nome? 


Ci conosciamo da quando siamo al liceo. Dopo qualche screzio siamo diventati amici e siamo stati grill Boys dal primo momento. Mentre, per quanto riguarda il nome, Grill significa grigliare, dal glossario della grill grigliare sta per rimorchiare le tipe. Il Nome che divento la nostra maledizione

C’è qualcuno della scena contemporanea a cui fate particolare riferimento, che vi assomiglia per mood o genere? 

Riferimenti non li prendiamo da artisti contemporanei. Ci piace rimanere in contatto con altre realtà simili alla nostra, soprattutto con la scena di Roma.

Che poi, qual è il vostro genere? (potete anche inventarvi un nome) E quali sono le vostre influenze musicali? C’è qualcosa che non ci aspetteremmo mai? 

Non credo ci sia, un genere che ci contraddistingua, forse è più il tono di comunicazione che è sempre stato unico. L’auto-ironia è una cosa che non è mai esistita nella scena di oggi. Influenze musicali, ognuno dei 3 ha la propria, gio ascolta solo bossanova, Ruben postpunk, e cony….solo Niko pandetta.

E cosa dovremmo aspettarci dal live ad APE? 

Non aspettatevi nulla, perché ogni nostro live è a sè stante, se dovremmo trovarci a nostro agio, allora aspettatevi il degenero. Postivo o negativo che sia

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Indie Intervista Pop

Imparare ad andare “Oltre” con le canzoni di Bert

Ah, che gioia imbattersi ogni tanto in un qualcosa che – pur ricordando momenti d’infanzia, canzoni perdute nel giro degli anni e tante altre cose belle che richiamano ad una ben precisa tradizione autorale – non stucchi al primo ascolto, anzi, chiami a gran voce un secondo e poi un terzo e poi un quarto (e via dicendo) ascolto per riuscire ad entrare con efficacia nella complessità di una scrittura che, per una volta, non sembra essere pensata per il noiosissimo giro di danze della playlist di turno.

Sì, perché Bert è uno di quegli autori che, nel tempo, ha saputo dimostrare di avere un gusto e uno stile riconsocibile, certamente suffragato dalla potenza gentile di un timbro cortese ma deciso, dotato di una propria forza emotiva e poetica; lo avevamo già “intuito” in occasione di un bollettino di qualche mese fa, quando lo avevamo coinvolto nella nostra tavola rotonda mensile.

Oggi, all’alba dell’uscita del suo EP “Oltre” per Revubs Dischi, non potevamo certo perdere l’occasione di fare qualche chiacchiera con il ragazzone, che si è ben volentieri esposto al nostro tipico fuoco incrociato.

Bentrovato Bert, siamo ben contenti di poterti ritrovare dopo la pubblicazione del tuo nuovo disco per Revubs Dischi, “Oltre”. Partiamo da qui: “Oltre” in che senso, “oltre” cosa? C’è qualche confine, per Bert, da superare a tutti i costi?

Ciao! Un piacere risentirvi…

“Oltre” in realtà può assumere tanti significati, soprattutto per chi ascolta. Credo sia sempre bello lasciare un proprio spazio anche agli ascoltatori.

Per quello che mi riguarda non si tratta proprio di un confine ma di un mezzo (per me la musica) da usare per superare le proprie possibilità, le proprie paure e difficoltà.

Sembra che nelle tue canzoni ci siano destinatari ben precisi, ai quali pare tu non riesca a parlare così efficacemente come riesci a fare con le canzoni. Ecco, se dovessimo chiederti “perché scrivi?”, cosa risponderesti?

Beh, in realtà sono una persona che dice le cose in modo piuttosto “diretto” ma credo che la musica abbia un suo canale speciale per fare arrivare le cose e anche un diverso modo di poterle raccontare.

Scrivere canzoni è un bisogno primario ed è una sensazione unica di libertà.

Ma te la ricordi la prima canzone che hai scritto? Di cosa parlava?

Certo, si chiama “Sere di Luglio” ed è presente nel mio primo EP “Senza niente”.

Il contenuto è un grande classico forse: un amore non proprio corrisposto.

I cinque brani che compongono “Oltre” raccontano una sensibilità speciale, che pare non aver paura di mettersi a nudo con tutte le fragilità che contraddistinguono l’animo dell’autore. Sei contento del risultato raggiunto? Ci racconti come hai lavorato alla produzione del disco?

Si, sono molto contento. Credo che il disco si ascolti senza stancare, ed era una delle mie preoccupazioni maggiori, visti i contenuti che a volte non son proprio leggerissimi.

Per quanto riguarda la produzione, è stata completamente rivista con Altrove (Revubs Dischi), esistevano già dei pre-arrangiamenti di 4 brani su 5. Per cui ci siamo messi a lavoro, a distanza e in studio e nel giro di un anno siamo riusciti a raggiungere la forma definitiva.

Facciamo un gioco: utilizza i colori per raccontare la cinquina di brani che compongono “Oltre”!

Un film, Verde

Inadatto, Blu

Sembri magica, Rosa

Scusami, Rosso

Come me, Giallo

Ma non saprei nemmeno io il perché!

Ci riveli qualcosa che nessuno sa su Bert? Lo giuriamo, non lo racconteremo a nessuno…

Dopo questa uscita ormai non ho davvero più segreti!!! Però invito i lettori a seguirmi, sicuramente svelerò altri dettagli su di me e su “Oltre” nelle prossime settimane. 

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Indie Internazionale Intervista Pop

Respiro è l’EP d’esordio di Rea

Rea, dopo la partecipazione all’ultima edizione di Amici, pubblica “RESPIRO” l’EP d’esordio disponibile su tutte le piattaforme digitali da venerdì 8 luglio per Vertical Music Records.

Le 6 tracce di questo lavoro inaugurano un percorso inedito che si discosta dalla produzione più mainstream dei pezzi presentati nel pomeridiano di Maria De Filippi per andare verso lidi più ricercati e personali. Per raccontare il viaggio dell’ultimo anno di Rea, è stata realizzata un’ cortometraggio di presentazione, visibile al seguente link.

Un concept album incentrato sul passaggio dall’adolescenza all’età adulta,  dove dominano le strade di Bologna a fare da scenario di incontri e sguardi che si incrociano, vicoli che rappresentano i costanti bivi che ci troviamo a dovere imboccare per trovare la giusta direzione a ogni ambito della nostra vita.

Abbiamo chiesto a REA di rispondere alle nostre domande:

Il tema centrale è l’adolescenza, come è stata la tua?

“Travagliata, alti e bassi come per tutti. Sono sempre stata molto curiosa di fare nuove esperienze”.

La frase che ritieni sia la migliore per riassumere l’intero Ep e perché?

“Cosa ne pensi di una nuova vita?. È una frase contenuta in Respiro.E riassume secondo me molto bene il concetto chiave dell’ep ovvero il cambiamento”.

Sei reduce dal sold out nella tua Bologna, dove ti eri esibita anche per presentare in anteprima questo Ep. Che risposte stai ricevendo dai tuoi fan?

“Molto positive, le persone che mi seguono sono super attente a tutto quello che faccio e dico, riescono a cogliere dettagli che magari neanche ho detto e questa cosa è super”.

Concerti e progetti futuri?

“Ho fatto diversi concerti tra giugno e inizio luglio, mi sono presa 10 giorni di vacanza e adesso torno in studio, ci sono dei progetti in ballo ma non voglio anticipare molto. Continuate a seguirmi per rimanere aggiornati”.

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