Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Enrico Marcucci, in occasione del suo nuovo singolo “La Scommessa” in uscira il 13 febbraio.
Ciao Enrico benvenuto. Abbiamo ascoltato ed apprezzato particolarmente il tuo ultimo singolo ed abbiamo deciso di fare due chiacchiere con te. Cosa si prova a pubblicare nuova musica inedita? Cosa ti aspetti da questo singolo?
Ciao ragazzi, sicuramente si prova molto entusiasmo e molta carica interiore. Era da un po’ che non pubblicavo, il mio percorso mi aveva portato ad utilizzare le mie note occupandomi di altro e di altri nel corso degli ultimi anni. Devo dire che sono soddisfatto del lavoro svolto. Rispetto alle aspettative sul singolo non saprei, mi basta il fatto che qualcuno ascoltando potesse ritrovarci qualcosa che lo riguarda nel profondo. Questa sicuramente è la prima delle mie aspettative.
Quali sono state le tappe fondamentali della tua carriera che ti hanno portato ad essere chi sei adesso?
Sarebbe impossibile citarle tutte, anche perché asciugherei malissimo. Ne cito alcune su tutte. Stavamo andando al mare con i miei, in una vecchia Rover verde bottiglia, direzione Porto San Giorgio (FM) Marche; avevo 9 anni e appena iniziato lezioni di chitarra classica. Ascoltavo Nek, Lunapop ed Eminem in lettore cd portatile (ormai cimelio storico). Mio padre, probabilmente un po’ scocciato da questa situazione, quel giorno disse “Enrico per favore ascolta questo”: mise la cassetta dei Dire Straits.
Il giorno dopo conobbi Dio, i The Doors e i Pink Floyd. Da lì si aprì un mondo che con i Radiohead ha avuto la sua definizione. Nel frattempo ragazzi ci sono state troppe cose di cui dover parlare, prima e dopo e nel frattempo che hanno forgiato la mia interiorità prima di tutto. Per ora limitiamoci a questo. Aggiungo solo che da meno che adolescente andavo a sentire opera lirica con mia nonna allo Sferisterio di Macerata. Non a caso oggi continuo a studiare privatamente questo ambito con il Maestro Taralli e mi occupo di musica per immagini principalmente.
Comunque, è la vita l’opera d’arte nella misura in cui riusciamo a stupirci di ciò che ci propone.
Cosa cambieresti attualmente della tua carriera musicale se avessi una macchina del tempo?
Nulla, anzi. La musica o l’arte che mi appartiene la vivo fin da bambino come strumenti per la mia evoluzione e crescita personale. Ho attraversato diverse esperienze contemporaneamente all’ambito musicale, dal teatro alle riviste letterarie alle pubblicazioni di poesia. Sono convinto che ogni ambito del mio percorso artistico mi abbia migliorato e difinito proprio perché vissuto in maniera autentica e genuina al di là degli ostacoli, tenendo fisso un unico obiettivo: esprimere te stesso, inesorabilmente. Unica cosa che cambierei, forse, è che sarei potuto emigrare prima altrove dalle Marche. Ma tutto è dove doveva essere.
Fra poco comincerà Sanremo, ti ci vedi in un prossimo futuro?
Ho degli amici che ci lavorano. Da tempo mi dicono che sono lì. Pensavo fosse già terminato…
A parte gli scherzi, non ci andrei portando la mia persona perché non sarebbe autentico l’approccio e tanto meno il desiderio da parte mia. Sicuramente però mi piacerebbe scrivere un brano per un artista che più autenticamente potrebbe incarnare quel tipo di format.
Ed invece i talent? Cosa ne pensi?
Già dato. In incognito per altri. Sorvoliamo please?
Dove ti vedi fra un paio d’anni e dove invece fra dieci?
Fra un paio di anni, e spero anche prima, mi vedo in giro a suonare proponendo il mio nuovo progetto che uscirà prima dell’estate (e anche un altro di musica elettronica che riguarderà altri artisti). Fra dieci anni vorrei vivere in un agriturismo tutto mio da qualche parte in Italia in cui ho il mio studio e mi occupo della mia musica mentre la mia ragazza si occupa del ristorante e del B&B. Naturalmente io definirei la linea di pranzo e cena. Un abbraccio ragazzi e grazie ancora!






















