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Post-Punk

Le 5 cose preferite dei Ragazzi del Massacro

I Ragazzi del Massacro tornano con un nuovo disco, “Juvenile Street”. Un lavoro dal sapore Noir che ci riporta indietro nel tempo sino agli inizio degli anni ’80. Per conoscerli meglio ci siamo fatti dire quali sono le loro 5 cose preferite.

MILANO

la città che ci ha accolto e che ci dà ispirazione, occasioni per creare e dove vorremmo che le occasioni live per le band indipendenti fossero più sviluppate.

In quanto motore di tante cose in Italia, non sarebbe male fosse anche un incubatore di proposte meno mainstream. Per il set fotografico del nuovo album abbiamo scelto proprio panorami della zona milanese dove proviamo dove abbiamo cominciato e dove facciamo musica.

LIVE

Inteso come musica suonata per creare un canale con il pubblico. Musica Live che è in sofferenza in questo periodo ma che speriamo torni a essere protagonista. “Juvenile street” la tille track è stata registrata praticamente in ambito live, anche se in studio proprio per mantenere l’immediatezza di un brano nato in soli pochi giorni.

NOIR MILANESE : DERIVAZIONE DEL NOME DEL GRUPPO

I ragazzi del massacro è il libro di Scerbanenco ambientato a Milano e ambientato proprio in zona Piazzale Loreto dove viviamo, proviamo e che soprattutto io come cantante della band ho sempre vissuto. Noise of the bombs è un brano che racconta proprio della vita ai margini in periferia, dove le bombe non sono solo quelle che cadono in guerra e la strada diventa un campo di battaglia.

IL VINTAGE

Inteso come attitudine, come sound, attitudine perché poco social poco avvezzi agli strumenti tecnologici per promuovere la musica, fare vinili e dischi come prima scelta, infatti abbiamo scelto di stampare New kind of Sex e Big one in formato 45 giri, In modo che anche i Dj underground possano metterli in scaletta.

POST-PUNK

Il genere da cui attingiamo maggiormente il nostro stile, i brani simbolo sono “She Doenst’ wanna come back” e After Midnight, di chiara matrice garage ma che spaziano in influenze rock and roll e  energia punk.

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Indie Pop

Tutto quello che ha da dire Mikimas

Mikimas – nome d’arte di Michele Mascellani – ci sta facendo ballare da qualche settimana con il suo nuovo singolo “Niente da dire?”.

Il brano, che arriva dopo il singolo “Il mio sabato sera” pubblicato negli ultimi mesi del 2021, è caratterizzato da un sound che strizza l’occhio al pop punk d’oltreoceano e racconta la storia di due amici il cui rapporto si interrompe bruscamente quando uno di loro smette improvvisamente di frequentare e contattare l’altro.

Scopriamo cosa ha da dirci il buon Mikimas a riguardo.

Ciao Michele, come stai? Soddisfatto di questa nuova uscita?

Innanzitutto ciao ragazzi e grazie per avermi concesso questa intervista, per me è molto importante. Beh direi proprio di sì, è un pezzo che mi gasa molto, e poi con Andrea non ne sbagli una, ottiene solo materiale bello e figo da sentire. Insomma, “niente da dire”.

Il gioco di parole sorge spontaneo: cos’hai da dire riguardo “Niente da dire?”? Raccontaci il messaggio di questo brano.

Potrei dire per l’appunto quella frase ma invece ho delle cose da dire: è un messaggio riferito alle coppie o gruppi di amici che si conoscono da anni. Bisogna sempre affrontare i problemi e le questioni scomode assieme, mai abbandonare la nave dove si è salpati a inizio viaggio. E quindi tramite questa storia cerco di far capire quanto sia importante un rapporto e quanto sia fondamentale non agire alle spalle del tuo/a migliore amico/a.

Questo singolo arriva qualche mese dopo il precedente “Il mio sabato sera”. Pensi che ci sia stata un’evoluzione tra i due brani? Se sì, come?

Secondo me no, perché l’identità e la base da cui inizia il tutto rimane la stessa. È una canzone pop/punk ispirata alle band di vecchia scuola come i blink-182 e i New Found Glory, così come la precedente era un misto tra Ligabue, sempre Blink, e un po’ di Green Day anche.

Arriviamo da due anni difficili per la musica dal vivo. Hai avuto modo di riprendere ad esibirsi e fa ascoltare la tua musica live? Se sì, com’è andata?

Proprio recentemente (esattamente il 4 marzo) ho avuto modo di suonare finalmente il mio primo concerto vero e proprio, dopo aver fatto live da solo massimo due pezzi con il mio vecchio gruppo, o facendo esibizioni neanche suonate per pseduo-contest rappresentati come i migliori in Italia dove il vincitore stesso non ottiene nulla in più rispetto a chi non supera manco l’audizione. Non è stato così invece per il Plug’N’Play, contest live di cui ho avuto il piacere e l’onore a partecipare, organizzato da Luca di 0371 Music Press in persona. Una persona fantastica come lui non la trovi facilmente in giro. Possiamo dire di aver semplicemente spaccato e dato del filo da torcere al pubblico che di certo non si è annoiato, anzi: proprio sulle note de “Il mio sabato sera” la gente già si ricordava a memoria il famoso “ora!” che riecheggia molte volte nel ritornello, abbiamo scritto proprio un tormentone…

Ricorda a chi ci segue dove e come possiamo seguirti e spoileraci qualcosa sul tuo futuro musicale…

Innanzitutto mi trovate su Spotify e YouTube come Mikimas, e su Instagram mi potete trovare al tag @mikimas_musica così non vi perderete mai nulla sulle prossime uscite. E detto questo posso solo dirvi che sono previste altre due canzoni per questo 2022, poi si vedrà… grazie ancora e alla prossima!

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Indie Intervista Pop

Ok, ti ho capito Celeste!

Quando è arrivata in redazione la proposta di Celeste mi sono interrogato a lungo su cosa fare dell’ascolto di quello strano EP che a gran voce chiedeva di essere compreso, andando oltre le prime risposte date dal gusto personale: ho premuto play, infatti, e subito hanno cominciato a proiettarsi sulle pareti del mio cervello immagini diverse, lungo il tracciato di un viaggio a metà tra l’onirico e il distopico tra mondi che oscillano tra romanticismo e sfacciataggine, rendendo davvero difficile per l’ascoltatore poter dire “ok, ti ho capito, Celeste!“.

Non perché la musica di Simone Furlani (nome da “borghese” di Celeste) rappresenti l’avanguardia criptica di quel cantautorato spesso un po’ fine a sé stesso che fa dell’inaccessibilità un vanto, tutt’altro! Il disco di Celeste, in realtà, è squisitamente pop sotto tutti i punti di vista: scrittura scorrevole, immaginifica il giusto ma sopratutto narrativa, sonorità che (lavorate a più mani da più produttori) mostrano una certa propensione per l’urban, il soul e l’hip hop, dimensione estetica del tutto che avvicina Simone ad un’ibridazione fra Gen Z e la figura del rocker senza tempo, che a petto nudo galoppa verso orizzonti nuovi.

La difficoltà, dunque, non sta tanto nei brani proposti e presentati singolarmente all’ascolto, quanto piuttosto nella sensazione che qualcosa sfugga all’immediato discernimento nelle trame di un lavoro che racconta uno stato emotivo in evoluzione, pronto a passare da uno stato solido ad uno sempre più liquido per sublimarsi quasi in gassoso arrivati all’ultimo brano.

Non c’è coerenza fra i brani a livello musicale, e questo non rappresenta un punto di debolezza ma di forza, nell’ottica della comprensione di un progetto che scansa volutamente l’uniformità per tirar fuori dal cilindro qualcosa di “proprio”, a prescindere dall’abito che la canzone si trova ad incollarsi addosso.

Insomma, gli spunti c’erano tutti per non perdere l’occasione di fare qualche domanda al cantautore veneto, che si è ben prestato al nostro fuoco incrociato.

Simone, per il mondo del pop Celeste; ti avranno già fatto questa domanda un sacco di volte, ma non possiamo tirarci indietro dal sondare la nostra curiosità: perché “Celeste”?

La parola “celeste”, apparsa in modo totalmente casuale sulla mia strada, racchiude in qualche modo tutto ciò che voglio portare con i miei racconti, oltre che rappresentare l’approccio che vorrei avere nei confronti della musica. Celeste rappresenta dunque un intricato Universo di elementi prettamente concettuali, dall’amore ai sogni, ma anche, seppur non ancora emerse, dalle insicurezze alla voglia di rivalsa.

“Universo” è il tuo EP d’esordio, anticipato dai singoli “Capriccio” e “18 anni” che, in qualche modo, già permettevano di intuire le molteplici direzioni musicali del lavoro complessivo. Ci racconti come hai lavorato alla produzione dell’extended play?

Le parole chiavi per la produzione di questo progetto sono due: Type Beat. Quest’ultimi rappresentano il pilastro fondamentale, non solo del mio, ma del percorso musicale di miriadi di altre persone. Al momento non ho ancora un produttore fidato, quindi un po’ per fare di necessità virtù, e un po’ per la voglia di addentrarmi nei meandri di questo fantastico mondo, ho deciso di mantenere e appoggiarmi in gran parte per questo progetto proprio ai fantomatici Type Beat di YouTube. In questo EP, per quanto breve, sono stati racchiusi molteplici generi: questo in quanto ho voluto portare più sfaccettature possibili del viaggio narrato.  

Come succede spesso, tra i brani mi ha colpito molto l’ultimo, che sembra quasi chiosare sul viaggio musicale di “Universo” con uno spunto di malinconia che non emerge negli altri brani. Ecco, è qui che sta l’anima di Celeste, divisa a metà tra lo slancio caustico di “Pariolina” e lo sguardo più laconico di “Mezza Estate”?

In passato, prima di approdare a questo viaggio e a Celeste, le mie canzoni erano prettamente lagne amorose scaturite da delusioni sentimentali. Con questo progetto però ho deciso di cogliere dalle esperienze vissute non più solo lo strazio per un qualcosa di appena concluso, ma il bello da un qualcosa che è appena passato. Questo l’ho fatto anche per il semplice motivo che avevo voglia di portare leggerezza grazie alla mia musica anche se, sicuramente, sono già in fase di sviluppo nuovi viaggi molto più intimi e personali. Per quanto ho indirettamente raccontato molto di me con questo EP, ci sono ancora tantissime cose delle quali voglio parlare e, in questo caso, magari lo farò proprio in prima persona.

“Universo”, il brano intendo, occupa giustamente la posizione centrale. Quali sono le cose più importanti del tuo, di universo personale? E qual è invece la peggior paura di Celeste?

La mia peggior, ma non più grande paura, credo sia il fatto di non riuscire a raggiungere gli obiettivi estremamente ambiziosi che costantemente mi pongo, essendo io molto critico e severo con me stesso. Per quanto riguarda gli elementi più importanti del mio Universo personale, credo si possano racchiudere in due macro categorie: la natura, per me luogo di pace sensoriale dalla frenesia e l’estetica goffa e “brutalista” della città; e l’amore, sia nei confronti di una ragazza, che per ogni relazione ed elemento che ci circonda. 

Senti, ma ci dici come ti è venuta in mente “Artemisia”? Me la immagino, chissà perché, come una visione, come una folgorazione…

In realtà, (s)fortunatamente, è qualcosa di molto più terreno e concreto. Come dico in “Pariolina” <<una diva di altri tempi, lo dice pure il tuo secondo nome>>, fa proprio riferimento ad Artemisia. Quest’ultima, dunque, è una persona realmente esistita, il caso poi ha voluto avesse un nome che così ben si prestava a raccontare le mie storie.

Sono previsti dei live, per i mesi a seguire? Stai già pensando a quale potrebbe essere un’idea di spettacolo? Il tutto sembra prestarsi bene a qualcosa che oscilli fra il concerto e la fiaba…

Mi piace molto l’idea della musica come viaggio, tanto terreno quanto sensoriale. Sono quindi dell’idea che sia fondamentale raccontarsi e raccontare una storia, sia da un punto di vista musicale e narrativo, ma anche puramente estetico. Tutto questo è dunque racchiuso all’interno della mia idea di spettacolo, un turbine di emozioni che si sposano in un perfetto sodalizio. Tutto questo al momento l’ho potuto vivere a due soli concerti: quello più recente di Venerus, e nel 2017 a quello dei Twenty One Pilots. Purtroppo al momento non sono ancora previsti live per i mesi a seguire, ma sicuramente mi mobiliterò presto per rimediare a questa grande mancanza. 

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Indie Intervista Pop

Angeli e Demoni: La band ESTRO ci racconta il nuovo singolo

ANGELI E DEMONI” è il nuovo brano della band pugliese ESTRO distribuito da Artist First, una ballad dark pop che parla dell’ esigenza di comunicare Il dolore e la sofferenza della separazione. Luce e buio, vittime e carnefici ed appunto angeli e demoni. Il sound del brano mescola Indie Pop, Dark Pop, rock e Alternative. La cellula originale del gruppo nasce nel 2011, il gruppo è formato da Andrea alla batteria, Maurizio voce e chitarra, Simone voce e basso, Gianluca voce e chitarra. Nel 2019 si qualificano come finalisti di un concorso nazionale dedicato ad Ivan Graziani, e poi vengono decretati vincitori nazionali del “Premio Pigro 2019” con il loro brano inedito “Il vuoto dentro” nella finale svoltasi presso Casa Sanremo durante la settimana del Festival; lo stesso anno sono ospiti di Red Ronnie durante il suo show in diretta nazionale. Il comune di Bari conferisce un’onorificenza artistica alla band per il risultato conseguito a Sanremo. A Luglio 2021 pubblicano il loro primo singolo “BABY” facente parte della nuova produzione musicale della band, superando le 200 mila views su youtube e oltre 300 mila streams su spotify.

La band ha risposto alle nostre domande in questa intervista:

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Indie Internazionale Pop

Le 5 cose preferite dei Labradors

I Labradors hanno recentemente pubblicato il nuovo singolo “Anger Management Plan n°327” (You Can’t Records /To lose la track), brano che segna il ritorno del power trio milanese dopo tre anni di silenzio e che ha conquistato l’inserimento in ben quattro playlist editoriali Spotify, tre delle quali global. Un risultato inaspettato ma che premia la qualità della loro musica. 

Noi li abbiamo incontrati per chiedere quali sono le loro cinque cosa preferite.

Weezer
Weezer è il nome che più spesso viene tirato in ballo quando si parla di Labradors, per una volta non a sproposito. Li seguiamo e amiamo da sempre, anche negli anni bui in cui erano diventati un meme vivente e pubblicavano musica discutibile. Poi a un certo punto si sono anche ripresi. AMPn327 è uno dei nostri pezzi in cui la loro influenza si sente più concretamente, chitarroni e quel retro gusto grunge ma catchy as fuck.

Le inside jokes
A volte i nostri pezzi nascono da piccole stronzate che succedono nella nostra vita quotidiana, cose per cui ci prendiamo per il culo a vicenda fino a diventare gag che durano anni. A parte Filippo, che dei tre è il più equilibrato, sia Pilli che Fabrizio hanno le loro issues per quanto la mala gestione della rabbia per esempio. Leggendarie le volte in cui Fabrizio ha disintegrato un porro sul piano della cucina dopo aver constatato che la sua gatta Doris gli aveva rosicchiato il cavo delle cuffie; o quella volta in cui Pilli ha scagliato un ventilatore contro la finestra in seguito a uno scazzo di coppia. Sì, quello stesso ventilatore sulla copertina di AMPn327.

“Worry” di Jeff Rosenstock
Raramente un album ci ha messo d’accordo totalmente come questo capolavoro. Jeff è un artista eccezionale e più o meno nel periodo in cui uscì “Worry” abbiamo avuto la fortuna di fare due date con lui in Italia (torna Jeff!), grazie ai nostri amici Sarah e Raffaele di Grasparossa Events. La sua influenza si è fatta sentire per tanto tempo dopo quelle date e nella linea vocale di AMPn327 abbiamo voluto omaggiare il suo modo un pò scriteriato di cantare.

“Teenage Sister”
Anche se cambiamo spesso stile nei nostri pezzi, ogni tanto ci piace mantenere una sorta di fil rouge con qualcosa che abbiamo fatto in passato. La reference per il nostro ultimo pezzo per quanto riguarda il sound è stata…un altro nostro pezzo: “Teenage Sister” sull’album “Growing Back” del 2013. Uno dei pezzi più croccanti che abbiamo mai fatto, non suonava come nient’altro su quel disco (che pure era molto croccante)e non è mai più uscito dalla nostra scaletta live.

L’aggettivo “croccante”
Qualcuno recentemente ci ha fatto notare che lo usiamo molto spesso, forse troppo. E’ così. Ci piace tantissimo. Croccante. Con il nostro nuovo singolo, poi, casca proprio a fagiolo.

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Intervista

Mattia Fortebuono racconta il nuovo singolo “Roma Milano”

Fuori Roma Milano è il nuovo brano di Mattia Fortebuono, un singolo malinconico che racconta cosa ha lasciato quel treno e quella pazza storia d’amore. 

“Ogni giorno circolano più di 380 treni in Italia ma quel regionale Roma Milano era speciale, non era un semplice viaggio da una città all’altra. In quella tratta è nato l’amore, si è evoluto, è scoppiato, ha fatto scintille e poi si è sgretolato lasciando soltanto rumore, lo stesso rumore di un treno che corre, ti passa accanto e se ne va in un attimo”.

Il brano scritto da Mattia Fortebuono e prodotto da Antonio Condello si immerge nel contesto musicale indie pop proponendo un sound fresco e diretto.

Mattia ci ha raccontato quale curiosità in questa intervista:

Mattia Fortebuono, classe 1999, è un cantautore di Reggio Calabria. Il primo incontro con la musica è stato a 8 anni iniziando lo studio del pianoforte e successivamente della chitarra. Da qualche anno, spinto dal bisogno di raccontarsi, intraprende lo studio del canto presso l’AMCM del Maestro Franco Dattola e parallelamente si avvicina alla scrittura affiancato dal Maestro Antonio Condello.

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Indie Pop

“è stato bello” chiacchierare con DANU

Non è semplice fare il musicista nel 2021; un sacco di “imprevisti” (di natura socio-culturale, prima ancora che pandemici: basta con questo “alibi” degli effetti del COVID-19 sul settore dello spettacolo, che è in crisi da ben più tempo che due soli anni!) hanno tagliato le gambe prima agli spazi, poi alla creatività: non si può continuare a rastrellare il fondo di un barile che sta esaurendo le sue possibilità rigenerative, ed “uscire a guardare le stelle” ora sembra essere più che mai necessario per ritrovare ispirazioni, stimoli e fiducia. Tutte parole che no, non fanno rima con “pandemia”.

Di certo, tuttavia, in estate non ci si aspetta di imbattersi in un brano che abbia il retrogusto giusto per non stuccare con i soliti “ritornelli” forzati da rime baciate sole/cuore/amore, labbra rosso cocacola et similaria: insomma, non ti aspetti – il 3 agosto – un brano come “è stato bello”, che nonostante il mood estivo non fa sudare brividi freddi anzi, rinfresca con semplicità e con naturalezza senza alcuna forzatura. Il brano si muove su sonorità da Gen Z richiamando un po’ ad Ariete, un po’ a Frah Quintale; rispetto ai precedenti tre singoli di DANU, l’arrangiamento pare più votato ad un minimal che, di questi tempi, aiuta a riportare al centro le parole, che sono calibrate, ben scelte e giuste: una poetica semplice, che aiuta a rimetterci in contatto con l’idea che una bella canzone abbia bisogno di cose vere, e non di voli pindarici arditi o di iperboli pretenziose.

DANU racconta la sua vita in tre minuti di brano che disegnano l’accettazione di una fine che sa svuotarsi di ogni rancore e di ogni rimorso: nel giro di vite che l’esistenza ci regala, non abbiamo tempo per continuare a camminare sui “pezzi di vetro” (De Gregori docet), e a volte le ferite hanno bisogno di non essere più considerate tali per lasciarsi rimarginare; insomma, DANU ci mette il cuore – che va sempre più di moda come “argomento” nelle canzoni, sempre meno di moda nello “scriverle” – e il risultato è un brano elegante, che si farà gustare anche alla fine di quest’estate pandemica.

Ad accorgersene, è stato anche Mister Spotify che, all’uscita del pezzo, l’ha inserito subito in Generazione Z, Scuola Indie e New Music Friday: un buon segnale, questo, anche per il futuro. Anche per noi di Perindiepoi, che con i gusti del colosso svedese spesso ci troviamo in aperto disaccordo.

Detto ciò, lasciamo la parola a lui: buona lettura!

Benvenuto ai nostri microfoni digitali, DANU! “È stato bello” scoprirti con il tuo nuovo singolo, “è stato bello”: ti va di raccontarci un po’ chi sei, e come sei arrivato, ad inizio agosto, a pubblicare il tuo quarto brano?

Ciao! Mi chiamo Daniele, ho 26 anni e vivo a Castelfiorentino, in provincia di Firenze

Ho iniziato a scrivere canzoni circa tre anni fa, un po’ per caso, non è mai stato nei miei pensieri. Mi sono ritrovato a passare un momento buio e ho iniziato a scrivere canzoni come sfogo,  poi ho visto che mi piaceva farlo e che mi dava soddisfazione, così ho iniziato a prenderla sul serio e mi trovo adesso ad aver fatto uscire il quarto singolo. 

Devo ammettere che è un po’ da pazzi far uscire un singolo il 3 di Agosto, l’estate è già satura di pezzi e statisticamente il brano renderà meno, ma ho deciso di non far caso ai numeri e dare retta al cuore, era importante per me far uscire il brano in questa data precisa e l’ho fatto. 

“È stato bello” ha un titolo che, in qualche modo, raccoglie l’intero senso del brano. Sembra che questa canzone sia dedicata sì ad un grande amore, ma che in qualche modo serva quasi più a te per “restituire” ad un ricordo importante la sua giusta dimensione di realtà. Insomma, quanto c’è di terapeutico nella tua scrittura?

Sì, esatto. “è stato bello“ l’ho scritta sia per lei che per me, questa canzone è un po’ la cura che ho dato a quell’amore, che tante volte ho messo in dubbio e ho rischiato di odiare. Scrivere questo pezzo mi ha fatto capire che non posso odiare ciò che mi ha fatto stare così bene per tanto tempo. Le mie canzoni sono nate come terapia, e sicuramente continueranno ad esserlo. Poi ovviamente ci saranno anche altri stimoli che mi porteranno a scrivere canzoni per scopi diversi.

Che cosa vuol dire, per te, fare musica nel 2021? Hai esordito in piena pandemia, la domanda ovviamente non può tenere conto del momento drammatico che stiamo vivendo, e che negli ultimi anni ha messo in crisi l’intero settore di cui fai parte.

Vuol dire fare uscire musica in un periodo  molto saturo, ormai tutti possono fare una canzone e tutti posso caricarla su Spotify, questo ha lati positivi perché realizzare un brano è molto meno costoso rispetto a prima, ma allo stesso tempo, se sei un emergente indipendente devi investire tanto per riuscire a farti notare. Escono migliaia di canzoni tutti i giorni, i brani sono sempre più usa e getta, hanno durata brevissima, questo, collegato anche al difficile periodo attuale fa essere il lavoro del cantautore sempre una continua incognita.

Domanda a doppio taglio, di quelle che rompono gli equilibri; “Playlist Spotify”: trampolini di lancio o strumenti di “direzionamento” del mercato – e quindi, dell’ascoltatore?

Può essere una risposta scontata, ma secondo me siamo nel mezzo;  è vero che certe volte capita che grazie all’inserimento in playlist venga scoperto un artista sconosciuto, però credo che le playlist siano selezionate dal gusto di troppe poche persone, quindi magari non sempre chi merita effettivamente di più ottiene la visibilità della playlist. C’è tantissima bella musica che passa in sordina, e non lo trovo giusto perché gli utenti finiranno per ascoltare quasi sempre gli stessi artisti. Devo dire che però ultimamente forse sta cambiano qualcosa in positivo.

Dacci i nomi di tre artisti (rigorosamente emergenti!) che dobbiamo assolutamente scoprire.

Still Charles, Roberto Jolle e Giuse The Lizia

Ciao! “è stato bello“ rispondere a questa intervista!

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Internazionale

Alla scoperta di Claire D.

In occasione dell’uscita del suo ultimo album, “Voglio vivere così”, abbiamo fatto qualche domanda alla cantautrice Claire D. riguardo alla sua storia musicale e al percorso ricco e denso che l’ha portata, oggi, alla pubblicazione di un disco dall’impronta fortemente femminile; un grido d’identità che rivendica per sé stesso la natura del manifesto, e allo stesso tempo dell’album di ricordi.

Insomma, una dichiarazione in poesia che trova spinta nel timbro e nell’estro di una voce che, attraverso gli anni, ha saputo reinventarsi raggiungendo un equilibrio funambolico tra passato e presente, senza smettere di guardare al futuro.

Buona lettura!

Ciao Claire, benvenuta su Perindiepoi. Scegli tre aggettivi che raccontano, in qualche modo, il tuo disco. E diccene anche uno, di aggettivo, che proprio non c’entra nulla con “Voglio vivere così”.

Ciao… direi che sono i seguenti:

  • Intenso
  • Emozionante
  • Raffinato 

E l’aggettivo che non ha nulla a che fare è senz’altro “Banale”.

Come sempre, ad ogni giro di boa, tocca fare il recap del passato. Questo è il tuo primo disco da solista dopo anni sui palchi e in studio: cos’è cambiato da quando hai iniziato e cosa, invece, è rimasto uguale?

Ritengo sia cambiato radicalmente il mio approccio nei confronti di me stessa e del ruolo di interprete e al contempo di autrice che adesso sento di vivere  con maggior consapevolezza. Tuttavia e’ rimasto immutato nel tempo il mio entusiasmo, la voglia di imparare, di emozionarmi.

“Voglio vivere così” è un disco complesso, che riesce a restituire all’ascoltatore una sensazione di leggerezza quasi virtuosa ma allo stesso tempo lo inchioda all’ascolto, costringendolo a pensare ed attivare i circuiti neuronali, fosse solo per apprezzare appieno la commistione di atmosfere e generi che il disco propone. Come nasce il desiderio di un azzardare un lavoro simile? 

“Voglio vivere così” nasce dal desiderio di assecondare il mio animo creativo, che in quanto tale può esprimersi a pieno soltanto sperimentando la diversità, indagando la molteplicità delle vie, dei percorsi sonori che di fatto sono il riflesso delle molte sfaccettature che albergano in me come del resto in ogni essere umano. Siamo nati per esperire costantemente il mondo che ci circonda, i colori , sapori, semplicemente per vivere le esperienze che ci pervadono e che in quanto variegate non possono che essere tradotte, a loro volta, in forme e linguaggi differenti.

Swing, jazz, canzone d’autore sono solo tre degli ingredienti del tuo disco d’esordio. Da dove viene musicalmente Claire D.?

Claire D. sin da piccolissima ha respirato ottima musica, suonata dal vivo da mio padre (pianista autodidatta) cantata da mia madre, interprete appassionata, e poi riprodotta tramite vinili e musicassette disposte su scaffali traboccanti di ogni genere. Fausto Papetti, Richard Clayderman, Mia Martini, Dean Martin, Bonnie Bianco, Pat Boone, Barbra Streisand erano i più gettonati nei miei primi anni di vita. Poi in adolescenza è stato il momento in cui ho scoperto ed amato molti i grandi del cantautorato italiano, Lucio Battisti, Lucio Dalla, De Gregori, Claudio Baglioni, Pino Daniele, Franco Battiato per poi approdare ad ascolti più maturi con NOA, Tracy Chapman, Natalie Cole, Ray Charles, Dulce Pontes. Avevo allora e conservo ancora una grande passione per il musical, non a caso le mie primissime performance vertevano sul repertorio di tutti i lungometraggi Disney, tanto per cominciare per poi abbracciare il musical di Broadway , della  commedia musicale (italiana e straniera). Adoravo interpreti quali Julie Andrews, Julie Garland, Hovard Keel, Kathryn Grayson. Negli ultimi anni ho riscoperto il fascino e l’intensità della musica siciliana, quella di Rosa Balistreri in particolar modo.

Certo che possiamo dire che “Voglio vivere così” è un disco dedicato alle donne. La tua dote vocale, tra l’altro, deriva da un’eredità matrilineare, come si legge nelle note del tuo disco. Insomma, la tua famiglia pare essere stata una fucina stimolante per il tuo talento. Ci regali qualche fotografia dal passato, qualche aneddoto sulla tua infanzia/adolescenza musicale?

Durante i momenti di festa, quando la famiglia si riuniva ricordo che spesso ci si lasciava travolgere in canti all’unisono seguendo mio padre al piano o mia nonna Carolina, nonna paterna, che cantava le canzoni romantiche degli anni trenta. Ricordo con piacere che venivo spesso scelta ed inserita nella rosa dei cantori che dovevano esibirsi  durante le messe in scena scolastiche, i saggi o le feste di piazza. A 10 anni, insieme a mia madre, feci parte del coro polifonico parrocchiale e ricordo ancora palpabile la magia che si respirava quando per Natale un anno eseguimmo la “Missa Pontificalis” di Lorenzo Perosi.  

La cantautrice Claire D. in uno scatto promozionale

Proviamo a fare un gioco: raccontaci “Voglio vivere così” utilizzando nove citazioni, una da ogni brano. Difficile, eh!

  • Voglio Vivere così, correndo, gridando piangendo, sognando.
  • Io sono altro e altrove, e non importa quando, non importa dove, non importa come. 
  • Se bastassero sotanto due parole ti avrei detto tutto quello che non sai. 
  • Tra le mie braccia , tremanti ma certe, con te adesso ho tutto, non mi manca più niente.
  • Cerco un letto per amare che profumi di lilla.
  • Portami li dentro, nel tuo mondo, perché il  mio tempo sia poesia.
  • Liberi, con la voglia di fare festa, una musica nella testa ci accompagna e non va più via.
  • Il tempo passa, il tempo vola, e allontana nostalgie, lascia qualche nodo in gola, ma cancella le bugie.
  • La nostra più profonda essenza adesso, soltanto adesso, trova il coraggio di far schiudere i propri semi.

In conclusione di questa nostra intervista, se ti va, dicci qualcosa che non hai mai detto prima e che oggi hai voglia di rivelare ai nostri lettori.

Relativamente la realizzazione del disco non ho mai detto che durante le prime sessioni di registrazione ero ancora in piena fase d’allattamento del mio terzo figlio e dopo un po’ di ore in sala d’incisione mi toccava scappare a casa ad allattarlo. E’ stata un’avventura conciliare i miei doveri di mamma con quelli di cantante ma sono riuscita fortunatamente a conciliare le due cose anche in quell’occasione.

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Pop

Max Casali: il mio “St3rzo” è un calembour

Il 4 giugno 2021 è la data che sancisce il ritorno discografico del cantautore romano Max Casali con “St3rzo“, a cinque anni di distanza da “Secondo a…nessuno!” e a dieci da “Per certi versi”.

Noi abbiamo colto l’occasione di farci raccontare il suo nuovo album, buona lettura!

Ciao Max benvenuto! Complimenti per l’uscita del tuo album “St3rzo”, ti va raccontarci qualcosa su questo progetto?

Certamente! Anzi, vi ringrazio per questa occasione che mi date. E’ un progetto forse un pò fuori epoca, poichè far uscire 13 canzoni non è lo standard richiesto da ascoltatori sempre meno pazienti di far sostare le orecchie per tentare di ca(r)pirne i significati più reconditi; però è intriso di onestà: quella che perseguo da sempre per non essere banale e, soprattutto, per portare rispetto a chi ascolta le mie canzoni, donandogli il mio impegno….Massimo.

Quale tra le 13 tracce ti emoziona di più?

Spesso è molto difficile fare delle scelte, però c’è un dato eloquente che ti dà un’indicazione precisa: quando, nel momento che la sto incidendo o ri-ascoltando mi percorre un brivido sulle braccia. Indicherei Popolo di maghi”, riproposta con un finale di violini più lungo e maestoso e poi “Segnali di noi(a)” perchè in sala d’incisione ho provato l’emozione di sentirmela addosso con  passione ed ardore a tal punto che è stata l’unica della serie “buona la prima…”

Parlaci del significato del titolo “St3rzo”!

Per citare un francesismo, è un “calembour”, un gioco di parole che racchiude il doppio significato che trattasi del mio Terzo album, ma poi basta aggiungere una “S” per evidenziare che conterrà una tratta di virata stilistica, soprattutto nella parte centrale del disco, quella che va da “Bulli e rupe” a “Manipo(po)lazione”

Dove ti piacerebbe suonare live questo album?

Più che concerti, la dimensione migliore per presentare il disco la vedrei con degli show-cases nei centri commerciali: meno pubblico per poter avere il piacere di scambiare parole con gli estimatori ed accontentare, cosi, un pò tutti. 

Cos’hai in programma ora?

Avvicinandosi le ferie per tutti, questo primo mese di uscita è stato come dare un’anteprima dell’album ma poi a settembre uscirà il disco anche in formato fisico e potremo, cosi, riprendere la sfera promozionale con testate, radio e tv. Inoltre, non ignorerò chiaramente le voci di altre ispirazioni, pronto a mettere nero su bianco altre tematiche . Buone ferie a tutti e vi aspetto dopo l’estate.

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Indie

Artegiani: “racchiudo le mie emozioni dentro alle canzoni”

Lei 1 Lei 2” è una canzone d’amore e di ripensamenti ed è anche il nuovo singolo di Artegiani, fuori in questo caldo venerdì di luglio.

La prima canzone ad uscire per l’etichetta spezzina Revubs Dischi, un singolo che sicuramente sarà il primo di una lunga serie. Noi ce lo siamo fatti raccontare!

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Ciao Artegiani, benvenuto! Raccontati con tre aggettivi, anzi due, per chi ancora non ti conosce!

Bellissimo e bravissimo (ride ndr). No scherzo, ho appena chiesto ai miei amici e hanno concordato gioviale e ironico.

“Lei 1, lei 2” è il titolo del tuo nuovo singolo uscito il 2 luglio per Revubs Dischi, ti va di raccontarcelo?

Assolutamente, “Lei 1 Lei 2” è un pezzo d’amore e di indecisioni, che ho scritto per mettere un po’ a posto le idee e perché quando le persone mi scoppiano dentro spesso mi viene da mettere quelle emozioni dentro alle canzoni.

Ci sono dei generi o degli artisti ai quali ti sei ispirato maggiormente specialmente negli ultimi mesi?

Molti, in Italia in particolare Motta e Vasco Brondi, fra gli emergenti Davide Petrella, Generic animal e Tommy Dali, mentre in generale alcuni artisti che si muovono fra il pop e l’hip hop in un certo modo ibrido e slegato dai canoni usuali mi attirano molto. Per esempio CarlxFranco, Izi, Tauro boys, ma anche Ginevra, Mara Sattei, Bartolini, Venerus.

Oltre alla musica ci sono delle immagini fotografiche, pittoriche e perché no, filmiche, a cui ti ispiri maggiormente?

Alcune in particolare no, ma ci sono delle fotografie o anche delle copertine di film oltre che pellicole vere e proprie che mi catapultano in mondi che mi scaturiscono emozioni e sensazioni fortissime. Sono ispirazioni grandissime quando accade.

Saluta la redazione di Perindiepoi con un messaggio che vuoi lanciare e a cui tieni molto!

Ciao ragazzi e lettori di Perindiepoi, impariamo a stare bene!