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Comunicato stampa

Misga: il nuovo album è davvero “Tutto da capire”

È uscito “Tutto da capire” (Mosho Dischi), il nuovo album attraverso cui Misga racconta la generazione dei trentenni che continua a inseguire la musica come un sogno troppo vivo per essere abbandonato. Un racconto intimo e collettivo dove convivono paure, errori, notti insonni e quella determinazione testarda che resiste anche quando tutto sembra crollare.

“Tutto da capire” è un viaggio interiore che si trasforma in ritratto generazionale, con affetti che si sgretolano, speranze che restano aggrappate al futuro e una domanda che ritorna come un mantra: ne vale davvero la pena?

Sul piano sonoro, Misga attraversa l’alternative pop contaminandolo con sfumature elettroniche: synth e arpeggiatori dialogano con chitarre e scrittura cantautorale, costruendo un equilibrio delicato tra radici e modernità. Atmosfere sospese e malinconiche si alternano a tensioni più fisiche e dirette, dove la cassa dritta incontra la nostalgia.

Ogni brano rappresenta una tappa di crescita: il vento del cambiamento, il confronto con la madre, il ritorno a casa, il desiderio di riscatto, fino ad arrivare all’accettazione che nasce quando smetti di pretendere risposte e inizi semplicemente ad ascoltare.
Come quando una festa finisce, la musica si abbassa e restano solo luci soffuse ed echi di risate, “Tutto da capire” è quello spazio sospeso in cui ti ritrovi da solo a guardare i resti di qualcosa di bello appena passato. È lì che riaffiora l’io bambino, quello convinto che bastasse un po’ di musica per rimettere tutto al proprio posto.
Perché crescere è davvero tutto da capire. E la musica, ancora una volta, prova a dirlo nel modo più sincero possibile.

Misga nasce come progetto cantautoriale e prende forma dal vivo nel 2014, aprendo i concerti di Après La Classe, Caparezza e Omar Pedrini, e poi esibendosi nei club di Berlino, Parigi e Bruxelles con Tommaso Paradiso.
Nel 2018 partecipa al tour teatrale “Tutto fa Broadway” di Pio e Amedeo e in finale del Premio De André. Nel 2020 è tra gli ospiti di “Sound Bocs”, residenza artistica a tema civile organizzata da Musica Contro le Mafie. Lo stesso anno si esibisce a Reset Festival. A seguire Misga diventa voce e chitarra dello spettacolo teatrale “Non mi trovo” di Pinuccio (Striscia la Notizia), per il quale ha scritto e cantato la sigla ufficiale.
Dopo sei anni di silenzio, nel 2025 Misga torna con il nuovo disco “Tutto da capire” (Mosho Dischi), reso possibile anche grazie al contributo di NUOVO IMAIE.

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Fonte: RC Waves

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Intervista

I Flowers For Boys ci hanno raccontato il nuovo singolo “Fragile”

“Fragile” è il nuovo singolo dei Flowers For Boys, pubblicato sul finire del 2024 per Mosho Dischi.
Il nuovo brano esprime il forte senso di disagio che si prova mentre si ricerca un’identità solida in un mondo in continuo mutamento, dove spesso ci si sente fragili e vulnerabili. Il singolo è un dialogo con se stessi che esplode nella voglia di urlare la propria personalità e la propria diversità, a comprenderla, accettarla senza aver bisogno che lo facciano gli altri.
Ci è sembrata l’occasione giusta per scambiare qualche domanda alla band barese e farci raccontare di più sul loro percorso artistico.

Il vostro nuovo singolo “Fragile” esplora il tema del disagio e della ricerca di identità: come descrivereste il percorso che vi ha portato a scrivere una canzone così introspettiva e personale?
Ci siamo accorti che è l’età che stiamo vivendo che ci porta ad essere fragili. Siamo tutti e quattro più o meno della stessa età, e rendersi conto del fatto che 30 anni sono l’età giusta per avere un discreto passato e non sapere nulla di certo sul tuo futuro da un lato atterrisce, dall’altro incuriosisce. Dal punto di vista musicale, tutto questo si è tradotto in una sorta di crisi d’identità, dalla quale siamo usciti decidendo di non mascherarci più dietro ad un genere, ma di avere il coraggio di mettere tutto quello che siamo, compresi i nostri contrasti.

Nel brano si percepisce un contrasto tra rabbia e malinconia, anche nella linea vocale. Come riuscite a bilanciare queste emozioni contrastanti nella vostra musica?
È relativamente facile, l’una è il motore dell’altra e viceversa. Questa oscillazione è una dinamo che si carica da sola, per questo c’è la necessità di esplodere, poi, e una valvola è appunto la musica.

Il vostro nuovo singolo fonde alternative rock e sonorità emo, con l’aggiunta di suoni sintetici. Quali reference musicali vi hanno guidato nella creazione di questo brano e quali sono le vostre diverse formazioni?
Tutto il panorama alternative contemporaneo. In fase compositiva abbiamo divorato gli ultimi lavori dei Fontaines D. C., degli Idles, i Death Poet Society, ma anche da realtà più “locali” come i Cabrera, i Gazebo Penguins. Diciamo che ovviamente, ognuno di noi ha la sua formazione e i suoi gusti principali, che rispecchiano i loro percorsi: dal funk di Fede al rock avant garde di Nico, dal synth rock di Ric al pop di Marco. I synth poi sono un po’ il marchio di fabbrica del nostro fratello, Diego Ceo, produttore del brano.

La fragilità e la forza coesistono nella ricerca di sé: in che modo questa dualità si riflette nel vostro processo creativo e nella musica che componete?
Ogni volta che parte un processo creativo mettiamo a nudo la nostra forza e contemporaneamente la nostra fragilità. Essere in una band è meraviglioso, ma può essere un equilibrio complesso, soprattutto quando, in fase compositiva, proponi qualcosa che magari ritieni possa essere una delle migliori idee per un brano, ma poi gli altri non la pensano così. È qui che si manifesta la forza nell’accettare il parere altrui, la forza di comunicare senza ferire l’altro, ma anche la fragilità, l’esposizione totale in un momento di vulnerabilità come è quello creativo.

Il brano parla di rifugiarsi in soluzioni di comodo che alla fine non portano a un vero equilibrio. Qual è il messaggio che volete trasmettere ai vostri ascoltatori?Rompere i propri limiti fa male, è spaesante, è un urlo ed è sofferenza, che il più delle volte può essere incompresa o fraintesa da chi ci circonda, anche da chi ci vuole bene. Ma alla fine, è l’unica cosa necessaria per poter continuare a crescere, evolversi, non sedersi. È come rinascere, costantemente rinascere.

Come vi approcciate alla dimensione live? Avete qualche concerto in programma? Cosa vi riserverà il futuro?
Viviamo per i live, siamo assuefatti da tutto ciò che comporta il live: il viaggio, lo stare insieme, pesino il soundcheck. Ne abbiamo fatti molti negli scorsi anni e non vediamo l’ora di riprendere a farli. Al momento, però, stiamo ancora lavorando a nuovi brani, frutto non solo di questo nostro cambiamento, ma anche delle esperienze, delle storie e dell’energia accumulata durante un intero anno intenso di live alle spalle. Non vediamo l’ora di restituire tutto questo al più presto, nella seconda parte di questo 2025 di rinascita per noi.

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Fonte: RC Waves