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Comunicato stampa Indie Pop

Il Mediterraneo interiore: “Mareamaro” è il nuovo LP dei Lunatropica

“Mareamaro” è il nuovo LP dei Lunatropica, uscito martedì 30 giugno 2026. In questo nuovo lavoro, Lunatropica costruiscono un paesaggio sonoro in cui luoghi, stagioni ed emozioni finiscono per confondersi. L’alt pop elettronico della band alterna slanci luminosi e momenti più sospesi, lasciando emergere una sensazione di costante movimento, come quando un ricordo continua a cambiare forma ogni volta che riaffiora. Tra atmosfere mediterranee, ritmi caldi e dettagli appena sfocati, il disco trova un equilibrio delicato tra energia e contemplazione, trasformando l’estate in uno spazio emotivo da attraversare più che in una semplice stagione.

Foto: Riccardo Piccirillo

Queste le parole con le quali il duo presenta l’album:
«”Mareamaro” è il secondo lavoro discografico dei Lunatropica, progetto del duo campano composto da Angela Cicchetti (voce) e Ivan Imperiali (chitarra) in uscita il 30 giugno (Costello’s / Artist First). Il disco segna il punto d’approdo di un percorso iniziato con l’esordio “Grattacieli di Basilico” (pubblicato con il precedente moniker Settembre).
L’estetica del gruppo è un tropicalismo cinematografico: una miscela di influenze mediterranee, saudade brasiliana ed elettronica psichedelica. “Mareamaro” è un concept album dove il mare non è uno sfondo da cartolina, ma una dimensione interiore. È il luogo del ricordo rarefatto in “Caldo”, la materializzazione di un destino ineffabile in “Vesuvio”, la ricerca di salvezza di “Deserto” o la fuga necessaria di “Bahia”. A volte, è solo il riflesso sbiadito di una vecchia fotografia, come in “Ferragosto 2023”.
Le melodie dei Lunatropica guardano alla tradizione italiana contaminandola con derive bossa nova e tropicali, dove le chitarre acustiche convivono sporcate dal suono dei synth analogici. Non mancano episodi di pura intensità ritmica: ne è un esempio “Venezuela”, singolo di lancio del disco, dove batterie elettroniche e chitarre distorte si lanciano in lunghe cavalcate strumentali.

Angela: “c’è un grosso legame ancestrale con il Venezuela nella nostra terra, forgiata da decenni di flussi migratori che hanno mescolato i nostri destini. Nei racconti di chi tornava era diventata una sorta di terra mitologica, luogo di immense ricchezze e di abbondanza. Mio nonno diceva sempre “quando vado al Venezuela…” per dire “quando io non ci sarò più”. Per lui il Venezuela era diventato l’aldilà! L’ho sempre trovata un’immagine bellissima.”

Ivan: “la canzone parte da quella frase per descrivere un viaggio metaforico in un aldilà magico fatto di angeli alati, cani ululanti e tappezzerie tropicali. In questo ci ha sicuramente influenzato l’amore per “Cent’anni di solitudine” di García Márquez.”


Il disco vive anche di incontri fondamentali: Max De Tomassi (voce storica di Stereonotte Brasil su Radio Uno Rai) firma il ritornello in portoghese della bossa onirica “Caldo”, mentre in “Peccatori a Palinuro” spicca il feat. di San Diego, artista romano-partenopeo che condivide con il duo le radici “fuori sede” a Teggiano.

A completare il quadro, il riarrangiamento di “Guarda Che Luna”: il classico di Fred Buscaglione viene spogliato e ricostruito, diventando il manifesto dell’estetica notturna e retrò dei Lunatropica.»

Puoi ascoltare il disco qui:

BIO
Lunatropica è il progetto di Angela Cicchetti e Ivan Imperiali, due anime irrequiete di origini campane che mescolano atmosfere mediterranee oniriche con groove tropicali ed elettronici, il tutto avvolto da testi nostalgici ed evocativi, come fotogrammi sbiaditi di un vecchio film.
Si incontrano a Roma e affinano il loro suono a Londra, prima di tornare in patria e trasferirsi in una masseria circondata da ulivi a Teggiano, piccolo paese in provincia di Salerno, dove la loro musica trova finalmente la sua dimensione naturale.
Dopo il debutto come Settembre con l’etichetta belga Dim Din Records e l’album “Grattacieli di Basilico”, i Lunatropica aprono un nuovo capitolo con “Mareamaro”, il loro secondo disco (Costello’s / Artist First).

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Fonte: Costello’s Agency

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Comunicato stampa

Frida Martini pubblica il suo primo album “Maledette canzoni d’amore”

Disponibile su tutte le piattaforme digitali da venerdì 29 maggio 2026 per Sangita Records (distr. ADA Music Italy) e con la produzione di Vincenzo Leone il primo album del progetto Frida Martini“Maledette canzoni d’amore”, questo il titolo della raccolta, è un disco nato quasi sempre di notte. Tra sigarette spente male, messaggi cancellati, ritorni sbagliati e persone che si promettevano per sempre senza sapere nemmeno restare. Sono canzoni d’amore, sì. Ma dell’amore quando diventa ossessione, nostalgia, dipendenza, fantasia, autodistruzione. Quando ti salva per cinque minuti e poi ti lascia solo in cucina alle quattro del mattino. Dentro questo disco ci sono relazioni tossiche, corpi che si cercano, silenzi lunghissimi, romanticismo disperato, ironia, rabbia e quella strana voglia di continuare ad amare anche quando ormai non conviene più.

“Maledette canzoni d’amore” parla di tutti quelli che hanno amato troppo, a volte male, spesso tardi. Di chi si rompe continuamente il cuore ma continua comunque a cercare qualcuno da amare. Perché alla fine, nonostante tutto, continuiamo ancora a crederci. Il sound di “Maledette canzoni d’amore” mescola pop rock, ballad malinconiche e sonorità più scure. Chitarre sporche, synth notturni, momenti intimi e aperture più esplosive convivono dentro un mondo romantico. L’atmosfera del disco è teatrale, emotiva, a tratti ironica, sempre profondamente viscerale. Ogni brano sembra muoversi tra amore e rovina, delicatezza e caos, come una notte che lentamente si trasforma in alba. È un disco pensato per essere vissuto più che ascoltato: da mettere in cuffia tornando a casa tardi, oppure da urlare in macchina con il finestrino abbassato.

Focus track dell’intero album è il brano “Senza di Me”, una fotografia di quelle notti in cui capisci che l’amore non sta finendo: è già finito, ma il tuo corpo ancora non lo accetta. Nel brano, Frida Martini ed Eddie Brock trasformano un addio in qualcosa di intimo, quasi cinematografico, sospeso tra malinconia, rabbia e dipendenza emotiva. La scrittura è essenziale, immediata, ossessiva. “Un altro sabato sera qui” diventa il simbolo di un vuoto che continua a tornare, mentre il ritornello esplode come un ricordo impossibile da cancellare: una notte di settembre, un cielo pieno di stelle, e due persone che si stanno perdendo per sempre. “Senza di Me” parla di assenza, ma soprattutto di quello che resta dopo: il freddo, i fantasmi, il silenzio di una stanza quando qualcuno che amavi non esiste più nella tua vita… ma continua a esistere dentro di te. Il sound accompagna perfettamente lo stato emotivo della canzone, dove il sax sottolinea quel senso di solitudine e amarezza, che ti arriva addosso quando finisce un amore.

Scopri l’album: https://ada.lnk.to/mcd

Foto di copertina: Simone Maremonti
Foto con Eddie Brock: Edoardo Novelli



Tracklist:
1. Stupidi
2. Distrattamente amore
3. Lunedì
4. Senza di me – con Eddie Brock
5. Vive l’Amour
6. Figlia della Luna
7. Platonico
8. Paradiso criminale
9. Soli
10. Mare acido
11. Allora ciao


BIO:

Frida Martini nasce dall’incontro di due mondi. Frida richiama Frida Kahlo: la forza nella fragilità, l’arte che parte dal dolore e diventa colore, verità, identità. Martini omaggia Mia Martini: una voce profondissima, emotiva, senza filtri, capace di trasformare le ferite in canto. Insieme, “Frida Martini” racconta un artista che unisce intensità emotiva, imperfezione coraggiosa e bellezza cruda. Una firma che porta dentro sia la ferita che la rinascita. Frida Martini è al suo primo lavoro discografico, ma come autore ha già molte collaborazioni all’attivo con importanti artisti italiani, ha scritto canzoni per Eros Ramazzotti, Ermal Meta, Fabrizio Moro ed altri, e ha vinto, sempre come autore, un Festival di Sanremo.

https://www.instagram.com/fridamartini_/

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Comunicato stampa Indie Post-Punk rock

La forma sotto pressione: “Carneplastica” è il nuovo LP degli Asianoia

“Carneplastica” è il nuovo LP degli Asianoia, uscito venerdì 22 maggio 2026 via Costello’s Records. “Carneplastica” abita una zona in cui la forma resta viva proprio mentre si deforma. Le canzoni avanzano per attrito: melodie riconoscibili, strutture tese, improvvise incrinature che trasformano il quotidiano in qualcosa di ambiguo e febbrile. Più che cercare equilibrio, il disco insiste sulla convivenza degli opposti (impulso e controllo, lucidità e collasso), dentro una scrittura che lascia le ferite aperte. Sul fondo, una tensione post-punk asciutta e nervosa sostiene tutto senza mai concedere stabilità.

Foto: Giulio Passeri

Queste le parole con le quali la band presenta l’album:
«”Carneplastica” è il nostro primo album, composto da dieci canzoni. Cantiamo in italiano l’assurdità della società e dell’uomo contraddittorio che la abita: la provincia, la salute mentale, il lavoro. Tutti gli aspetti della sottilissima tensione tra il pudore e l’esibizionismo, tra la voglia di amare e l’odio sanguigno, tra la carne e la plastica, tra la spinta a vivere e il suicidio, e così, avanti, verso i confini dell’alienazione contemporanea. Ci riappropriamo della forma canzone classica deformandola attraverso soluzioni alternative portando i brani in un mondo non convenzionale e strettamente personale. Questo non è un manifesto di critica. È un vero e proprio elogio all’uomo moderno. È una dedica a tutti noi. La quotidianità di Francesco Ranocchia è la nostra ispirazione, la vita “normale” che viviamo è il climax della nostra narrazione. È tutto rivolto verso l’incomprensibile feticismo della morte, che paradossalmente ci mantiene vivi, che ci costringe ossessivamente a cercare qualcosa che non funziona, un nuovo dolore, una nuova malattia. È la corsa disperata nel provare a salvare qualcosa che crediamo stia marcendo velocemente, e che deve essere curata al più presto.
“Per ogni malattia c’è una cura.”
“Quindi dimmi, ti piace perché vive o perché sai che può morire?”»

Puoi ascoltare il disco qui:

BIO
Tra post-punk e canzone italiana (post-noia), gli Asianoia fanno della forma canzone una soluzione alternativa.
Osservano il reale attraverso la lente del paradosso: l’assurdità del quotidiano, le persone, le città, le condizioni mentali complesse e contraddittorie.
Per la musica come strumento collettivo di emancipazione e di lotta, un mezzo attraverso cui dissezionare il distorto e il violento.

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Fonte: Costello’s Records

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Anteprima Comunicato stampa Indie rock

“Bruciati dal sole”: crescere senza nostalgia, restando esposti

C’è un momento preciso, in “Bruciati dal sole”, in cui tutto smette di essere ricordo e diventa presente. Non è un passaggio dichiarato, ma una linea sottile che gli Stain attraversano scegliendo per la prima volta l’italiano: una lingua che qui non è solo mezzo, ma spazio. Uno spazio più vicino, più esposto, dove le immagini non si filtrano, ma semplicemente arrivano.

Il Sud Italia non è sfondo, è materia viva. Si sente nella pelle appiccicata dopo il tramonto, nelle estati che sembrano infinite finché non finiscono davvero, in quel movimento costante tra il voler andare via e il restare. Il nuovo album tiene insieme questa tensione senza risolverla, lasciandola vibrare lungo tutti e sette i brani.

Non c’è nostalgia compiacente, ed è forse la scelta più forte del disco. L’infanzia non viene idealizzata, ma osservata da vicino: “Aquiloni” la racconta con lucidità, mentre il tempo scorre senza chiedere permesso. “Aria” apre come una soglia, sospesa tra immaginazione e realtà, e già suggerisce che questo è un disco di passaggi, più che di punti fermi.

Quando il racconto si fa più intimo, gli Stain non cercano rifugio. “Cherosene” lascia emergere il vuoto dopo una fine, senza riempirlo. “Cannella” e “Credevo di aver vinto” lavorano sulle crepe, su quella consapevolezza che arriva sempre un attimo dopo, quando le cose sono già cambiate. Poi “Siamo animali” allarga lo sguardo: non più solo individuale, ma collettivo, istintivo, quasi primordiale.

La title track chiude il cerchio senza davvero chiuderlo. Riporta tutto dentro un’immagine luminosa ma instabile, dove l’infanzia è già attraversata da ciò che verrà. È qui che il titolo trova il suo senso più pieno: essere “bruciati dal sole” significa anche esporsi, restare senza protezione davanti a qualcosa che non si può ancora mettere a fuoco.

Sul piano sonoro, il disco si muove in un indie rock che guarda lontano ma resta compatto. Le chitarre costruiscono la struttura, mentre synth e riverberi anni ’80 aprono spazi più larghi, senza mai disperdere la direzione. C’è equilibrio tra immediatezza e ricerca, tra melodia e stratificazione, e soprattutto una coerenza che tiene insieme tutto il lavoro.

“Bruciati dal sole” è un album che non vuole tornare indietro, ma nemmeno a tagliare i ponti. Sta esattamente in mezzo: raccoglie, rilegge, espone. E in questo stare sospeso, trova la sua forma più sincera.

Gli Stain vengono da Bari e si definiscono “post-teenage rock”: in pratica un alt-rock che fa i conti con il diventare grandi. La loro musica è crescita, fratture, passaggi obbligati: non sei più quello di prima, ma non sai ancora cosa diventerai. Il loro suono è diretto ed emotivo, sempre urgente, ma negli anni ha acquisito consapevolezza e voglia di sperimentare.

Attivi dal 2016, si fanno notare subito vincendo due concorsi regionali e conquistando il premio di Miglior Band Originale e il Premio della Critica al Tour Music Fest. Nel 2018 esce “Zeus”, debutto che li porta in tour per oltre 30 date in Italia e su palchi come il Medimex (aprendo per Bryan Ferry) e il SIM São Paulo. Con “Kindergarten” (2021), registrato in un asilo degli anni ’30, gli Stain segnano una svolta: un disco in cui energia e introspezione convivono, e l’infanzia diventa simbolo di fragilità irrisolta più che di conforto. Il tour li porta fino al Sziget Festival 2022. Nel 2023 arriva “Kindergarten Part II”, espansione del mondo del primo capitolo e conferma della loro forza live, tra club e festival indipendenti come Cinzella, Distorsioni Fest e KeepOn Live Fest. Nello stesso anno vincono il contest nazionale Musica Da Bere a Brescia, ribadendo la loro presenza scenica. Nel 2025 si aprono all’internazionale, con date all’estero e partecipazione allo Ship Festival in Croazia.

Ad aprile 2026 pubblicano per Mosho Dischi il nuovo album “Bruciati dal sole”, il primo interamente in italiano, anticipato dai singoli “Cherosene” (16/01), “Siamo Animali” (13/02) e “Aquiloni” (20/03).

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Fonte: RC Waves

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Anteprima Comunicato stampa Indie rock

Quando tutto finisce, a Mammaliturchi resta solo la tenerezza

Ci sono dischi che raccontano la fine, e poi ci sono dischi che si fermano un passo dopo. “Solo la tenerezza” sta esattamente lì: nel momento in cui tutto si è già consumato, ma qualcosa continua a restare, anche se non sai bene perché. Le relazioni si svuotano, i ricordi si sfilacciano, prima quelli più dolorosi, poi anche quelli felici. E quando il rumore si spegne, quello che rimane non è una risposta, ma una traccia.

Mammaliturchi costruisce un lavoro che evita qualsiasi tentazione narrativa troppo netta. Non c’è catarsi, non c’è chiusura: c’è piuttosto una distanza consapevole, uno sguardo che osserva senza intervenire. I brani di “Solo la tenerezza” sembrano nascere ai margini dell’esperienza, come se raccontare fosse l’unico modo possibile per tenere insieme i pezzi senza doverli per forza spiegare.

È un album che lavora per sottrazione. Toglie, lima, asciuga. E proprio in questo processo trova la sua forza: nel non voler riempire il vuoto, ma nel provarne a descrivere i contorni.

La title track è il punto di equilibrio – ma anche il manifesto dell’album. Ridotta all’essenziale, attraversa il passato senza risolverlo, lasciando emergere immagini intime e pensieri sospesi. Non cerca di ricostruire ciò che è stato, né di dargli un senso definitivo. Si limita a restare, come fa quella tenerezza sottile che dà il nome al disco: fragile, quasi fuori posto, ma ancora lì.

Mammaliturchi è Alfredo De Luca, cantautore classe ’92, forse romano, forse siciliano o magari nessuna delle due.
Dopo un’infanzia apolide tra Italia e Turchia, si trasferisce a Roma dove inizia a suonare in diverse formazioni. Nel 2018 si stabilisce a Santiago del Cile e inizia ad esibirsi con live set di musica elettronica e comincia a scrivere e registrare le sue prime canzoni, mentre approfondisce la conoscenza dei maestri della musica italiana e si appassiona al rock argentino/cileno.
Nel 2020 fa ritorno in Italia dove, parallelamente alla sua professione di scenografo, registra e produce il suo primo album “Marsa”. Quattro anni dopo, i singoli “Alfredo / Una lingua a tua scelta” e “Melina / Tutto questo ti ucciderà” anticipano l’album “Solo la tenerezza”.

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Fonte: RC Waves

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Comunicato stampa Elettronica Indie

Una vibrazione inquieta: viaggio dentro “ITCH”, il nuovo LP di Trust the Mask

“ITCH” è il nuovo LP di Trust the Mask, uscito venerdì 17 aprile 2026 via Costello’s Records. Immagini che scorrono come lampi: infanzie che bruciano in fretta, identità che si aggiornano senza sosta, un mondo che continua a girare anche quando perde senso. Tutto sembra funzionare, ma qualcosa sotto traccia si incrina. Il suono amplifica questa frattura: elettronica densa, archi che fendono l’aria, una voce che si espone fino a tremare. Non offre risposte, lascia addosso una vibrazione inquieta, come un prurito che non smette.

Foto: Ottavia Segalla
Make-Up: Giulia Bianchini

Queste le parole con le quali il duo presenta l’album:
«”ITCH” è come un incendio: nato lentamente, da un malessere cronicizzato e dalla necessità di espiarlo, si è poi propagato grazie alla foga della rabbia e della volontà di ribellione. Crediamo e ci illudiamo di essere fuori dallo schema prestabilito, poi un giorno ci svegliamo e capiamo non solo di esserne parte ma anche di contribuire ad alimentarlo. Tutto sembra programmato per generare irritazione, un prurito che prontamente nascondiamo e mascheriamo per non lasciare tracce né dubbi.Ogni brano racconta in modo ironico e distopico i grandi temi quotidiani della nostra società, a cui ormai siamo assuefatti e di cui non riusciamo più a percepire la totale follia. È un ragionamento sul denaro visto come un dio da venerare, sul lavoro e sulla conseguente alienazione, su chi cerca di vivere alle spalle dell’altro e anche sulla guerra, frutto del gioco perverso di pochissimi ricchi. Il brano “Vultures”, scritto in collaborazione con MAi MAi MAi (Toni Cutrone), ha dato vita ad un rituale, carico di spiritualità, simile ad una messa dedicata a questi dei. Sopra a suoni costantemente carichi e oscuri che non danno tregua né riposo, la voce si distorce, urla rotta e imperfetta, stanca, per poi tornare dolce e risolta solo quando l’emozione è stata completamente espressa. “ITCH” parla della forza incredibile dell’individuo e delle masse, di quanto ci siamo dimenticati la potenza della coesione. È un prurito, incessante, inesorabile, di insoddisfazione ma anche sintomo di speranza e motore di ribellione.»

Puoi ascoltare il disco qui:

BIO
Trust the Mask nasce come reazione verso un mondo anestetizzato, un progetto che vuole rompere l’abitudine e l’indifferenza attraverso un suono elettronico che mescola oscurità e tensione dance, usando la musica come sfogo, come festa, come rito di espiazione.
Il duo, formato da Elisa Dal Bianco (violino, elettronica) e Vittoria Cavedon (voce), pubblica nel 2023 “Idiom” (Bronson Recordings), accolto dalla stampa nazionale e internazionale e portato dal vivo in oltre 50 date, tra festival come Color Fest, Ypsigrock, Santarcangelo, White Show per Milano Fashion Week, Passatelli in Bronson e altri, in apertura ad artisti quali Daniela Pes, Anna Calvi, Ninos Du Brasil ed Editors.
Nel 2026 uscirà “ITCH” (Costello Records): un disco aggressivo, cupo e ritmato, che sfida la monotonia e le contraddizioni della società contemporanea.
Un richiamo al risveglio della coscienza collettiva, mentre fuori il mondo brucia e nessuno sente più nulla.

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Fonte: Costello’s Records

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Comunicato stampa Indie rock

Città interiori e derive elettriche: “CERCARE NELLE CREPE” è il nuovo LP dei Senza Coloranti Aggiunti 

“CERCARE NELLE CREPE” è il nuovo LP dei Senza Coloranti Aggiunti, uscito venerdì 17 aprile 2026. Il disco alterna slanci ruvidi e aperture più sospese, mescolando chitarre abrasive, derive elettroniche e momenti di respiro che sembrano trattenere il tempo. Le immagini scorrono tra città interiori, corse senza tregua e relazioni che si sfaldano prima di trovare una forma. Ogni passaggio lascia addosso una traccia, come polvere dopo il crollo. Qui non si cerca una via d’uscita ordinata: si resta dentro lo spazio fragile della trasformazione, dove tutto è ancora in movimento. È un attraversamento continuo, un equilibrio precario che non promette salvezza, ma apre spiragli inattesi.

Foto: Ste Colomba

Queste le parole con le quali la band presenta l’album:
«Una crepa è un difetto, il segno che qualcosa si è rotto e che vogliamo coprire al più presto. Eppure è proprio da quella apertura sottile che può entrare la luce o spuntare un fiore.
“Cercare nelle crepe” significa scegliere di guardare proprio lì: nelle fragilità, nei fallimenti, nei rimpianti e nelle ferite che ci incrinano ma ci trasformano. Non per negare il danno, ma per trovare la rinascita dentro la frattura. Noi siamo il nostro vissuto, le nostre scelte, il futuro. Questo disco nasce da quello sguardo.
Dove sembra esserci solo rottura, c’è anche spazio per diventare altro.»

Puoi ascoltare il disco qui:

BIO
Senza Coloranti Aggiunti: quattro semplici amici che fanno alternative rock / urban, tra Torino e le montagne della Val di Susa. Suoni distorti, voci graffianti, synth e batteria si alternano a momenti in cui i pensieri corrono tra passato, presente e futuro.
“Radici” è il loro primo EP autoprodotto nel 2022, a cui seguono i singoli “Respira” nel 2023 e “Corri su Marte” nel 2024. Dopo diversi eventi dal vivo in nord e centro Italia, è in uscita il 7 ottobre 2025 “Casa mia”, il primo singolo che anticipa il nuovo LP in studio.

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Fonte: Costello’s Agency

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Comunicato stampa Indie Pop

Dentro “SACRO FUOCO”: il nuovo percorso di Flam Boy

“SACRO FUOCO” è il nuovo LP di Flam Boy, uscito venerdì 10 aprile 2026. Un invito a restare dentro ciò che accade senza cercare vie di fuga, lasciando che anche l’incertezza trovi il suo respiro. I brani nascono da una materia intima e si espandono gradualmente, mantenendo una leggerezza apparente sotto cui scorre una ricerca più profonda. Melodie immediate si intrecciano a immagini che sfuggono, in un equilibrio che non cerca mai una forma definitiva.

Foto: Dg Multimedia

Queste le parole con le quali il cantautore presenta il disco:
«”Dopo anni di sperimentazione costellati di singoli con cui ho esplorato il pop mistico, a 10 anni di distanza dal mio primo disco rap, penso sia giunto il momento per un nuovo album, puro concentrato di un viaggio musicale passato per diversi mondi e generi.
In SACRO FUOCO il tema principale è la coppia come esperienza attraverso la quale è possibile entrare in contatto con l’essere oltre la persona.
Si passa dal riconoscimento attraverso uno sguardo o un sorriso, alla gratitudine per ogni momento condiviso. È un invito a tornare alla semplicità oltre le ambizioni, per riuscire a vivere appieno l’esperienza umana al di là delle circostanze nelle quali ci troviamo. SACRO FUOCO è omaggiare le forme più alte dell’amore verso le quali tendere e incamminarsi. Si presenta con sonorità leggere, moderne e melodie estremamente orecchiabili, ma allo stesso tempo vuole comunicare contenuti profondi. I brani nascono spesso da chitarra acustica, vocal loop e pochi altri strumenti, per poi prendere la loro forma definitiva grazie alla collaborazione con Edo Nocco, producer e polistrumentista ligure dotato di grande intuizione e gusto musicale. La collaborazione con Dsonthebeat, già a bordo delle mie precedenti esperienze, ha preso con questo disco una nuova forma, che è riuscita perfettamente a valorizzare e impacchettare la poliedricità del mio progetto e l’operato di Edo Nocco. È un disco ricco in molti sensi, che spero possa essere accolto al meglio nella scena indie pop italiana.
Il progetto grafico è una collaborazione fra le romantiche foto di Luca Pelucchi e il progetto grafico di DGmultimedia che è riuscita alla perfezione a portare gli scatti in una dimensione magica e poetica, in armonia con le sonorità del disco.”»

Puoi ascoltare l’album qui:

BIO
Ispirato dal mondo tutto e da alcuni mistici contemporanei e passati, Flam Boy fonde diversi generi musicali creando una dimensione unica nella quale immergersi, per godere di piacevoli estetiche sonore e parole che risuonano come ricordi senza tempo. Musica leggera, ma spirituale; cantautorato ascetico che però non si prende troppo sul serio.

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Fonte: Costello’s Agency

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Comunicato stampa Indie Pop

Quando il tempo diventa materia sonora: “Attimi Dopo” è il disco d’esordio di DEIRA

“Attimi Dopo” è il nuovo LP di DEIRA, uscito venerdì 27 marzo 2026. “Attimi Dopo” non racconta: scorre. DEIRA costruisce un disco che vive negli interstizi, dove ogni traccia è un frammento in transito – un prima che svanisce, un dopo che prende forma. Le relazioni si disfano e si riscrivono, le ferite cambiano pelle, il desiderio attraversa i giorni come una corrente sotterranea. È un percorso senza cesure, dove il tempo non è sfondo ma materia viva: stratifica, sposta, trasforma. L’indie-pop si intreccia a un’elettronica essenziale, rarefatta, che non invade ma accompagna, come un respiro che segue il movimento interno. Più che un disco, è una traiettoria: il suono di ciò che resta mentre tutto cambia.

Foto: Alessandro Marton

Queste le parole con le quali l’artista presenta il disco:
«La vita è fatta di attimi.
L’attimo richiama al presente ma è il susseguirsi di attimi che crea la vita in un continuo movimento, in un presente che diventa passato e che attende il futuro, passo dopo passo, in un moto perpetuo. È il movimento che ci fa stare in piedi.
Attimi che si susseguono come i fotogrammi di un film e ogni attimo compone la nostra vita, tutti sono necessari e insostituibili.
Spesso ci si concentra sugli attimi “principali” di una vita: una promozione importante, la festa di laurea, una proposta di matrimonio, la nascita di un figlio, la pensione, il primo bacio…
Ma cosa c’è prima e dopo? Che emozioni si provano? Che pensieri si muovono dentro di noi?
Esitazione, preoccupazione, dolore, spensierata, dubbio, euforia, nostalgia, paura, sollievo, soddisfazione…
Ci sembra sempre di avere infinito tempo, un po’ egocentrici diciamocelo … lo siamo… anche se non ce ne accorgiamo o non vogliamo ammetterlo. Crediamo di avere tutto sotto controllo, crediamo di aver infinito tempo, crediamo di essere per sempre. Eppure ogni cosa ha un suo momento, un suo spazio nella nostra vita.
Nulla è per sempre purtroppo, e per certe volte, per fortuna. Tutto è in divenire. Sempre. Anche quando non sembra. Noi, gli altri. Le relazioni sono come le scie lasciate dagli aerei nel cielo, a volte si incrociano con altre per tanto tempo, altre volte per un brevissimo tratto, altre volte invece si sfiorano e non si toccano mai. Le relazioni sono come il movimento delle onde nel loro andare e venire, continuo ma irregolare.
“Attimi Dopo” è una presa di coscienza e un atto di accettazione sulla vita e sul fatto di essere qui ora, dopo vari “attimi”.»

Puoi ascoltare l’album qui:

BIO
DEIRA, all’anagrafe Erica Meneguzzo, è una cantautrice vicentina nata nell’agosto del 1999. Scrive e compone da sempre e si racconta con una scrittura ermetica e con immagini contrastanti ossimoriche e parole scelte con cura. Fin da bambina compone in inglese, ma trova successivamente nella lingua italiana il modo più diretto e completo per comunicare ciò che sente. Per lei la scrittura non è solo espressione, ma un atto necessario di essere.
Dalle aperture ai concerti di Damien Mc Fly ed Elisa Erin Bonomo, al palco del Noise Wave Festival a quello del Reset Festival – Glocal Sound, passando per le finali regionali di Arezzo Wave, alle finali dei I Visionatici – da cui nasce la collaborazione con l’etichetta Delma Jag Records – all’apertura a Chiamamifaro: il suo percorso non cerca la vetrina, ma un senso. Non segue strategie, ma necessità.
Due suoi brani, “Lividi di Gioia” e “Un Segnale dal Cielo”, sono stati scelti per la colonna sonora della serie internazionale The Kardashians, garantendo al suo lavoro un’esposizione globale, senza alterarne la direzione: una scrittura essenziale, tagliente, intima, che scava e che continua a rifuggire ogni definizione.
Con l’uscita del suo primo disco, l’artista consolida una cifra stilistica riconoscibile e personale che sfugge alle categorie di genere. La sua scrittura si muove con disinvoltura tra indie-pop, elettronica minimale e forma diaristica, senza mai sembrare in posa e in continua evoluzione.

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Fonte: Costello’s Agency

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Comunicato stampa Indie Pop

Il viaggio onirico di Olivia Santimone: “Ciclopedonale” è il nuovo album

“Ciclopedonale” è il nuovo LP di Olivia Santimone, uscito venerdì 6 marzo 2026. Un album che è il diario di un attraversamento interiore. Non racconta una vittoria, ma una trasformazione: uscire dal buio senza sapere esattamente dove si stia arrivando. Alla fine del percorso si intravede una riva lontana, quasi lunare, un luogo silenzioso dove qualcosa sembra terminare – e allo stesso tempo cominciare di nuovo. Le canzoni si susseguono come tappe di un cammino instabile. Non esiste una direzione chiara: si procede su un terreno che muta continuamente consistenza, dove ogni passo costringe ad adattarsi. A tratti il disco suggerisce che l’unico modo per sopravvivere sia accettare la trasformazione, cambiare forma insieme al mondo che cambia. In altri momenti emerge invece la necessità di rompere con ciò che aveva finito per occupare tutto lo spazio della propria vita. Da quella frattura rimangono inizialmente rabbia e vuoto, ma col tempo affiora anche una consapevolezza più quieta, quasi riconoscente. Sul piano sonoro, tutto respira con lente espansioni: chitarre che si aprono come onde larghe, sintetizzatori che diffondono bagliori profondi e acquatici, mentre la voce rimane misurata, come se stesse semplicemente prendendo atto di ciò che accade.

Foto: Giorgia Aceto

Queste le parole con le quali l’artista presenta il disco:
«Questa storia non parla solo di biciclette e strade asfaltate. Parla di dipendenza affettiva, di mania di persecuzione, di depressione, della perdita del senso di appartenenza a una realtà distorta e irriconoscibile, ma anche di meduse giganti.
“Ciclopedonale” è la storia di una strada: ti trovi qui per caso, non sai dove inizia né dove finisce. Sul tuo cammino vegliano i giganti, grandi esseri impegnati a conversare di massimi sistemi; cammini circondato dai ciclopedoni, strani umanoidi a ruote, e dai sifonofori, abissali anime notturne. L’asfalto, liquido, solido, caldo, freddo, di sabbia e di ghiaccio crea un percorso che sembra vada a terminare direttamente sulla riva della luna.»

Puoi ascoltare l’album qui:

BIO
Olivia Santimone è una chitarrista e cantautrice ferrarese che ama le pedaliere colorate, i videogiochi dark fantasy e le canzoni lunghe. Di natura distratta e disordinata, nella vita quotidiana come nella musica, quando scrive non sa mai dove andrà a finire. Il suo primo disco, Ciclopedonale, è la meta finale di un viaggio caotico quasi quanto lei, l’esplorazione di un mondo stravagante e onirico che, usando un po’ di immaginazione, non è poi così diverso dal nostro.

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Fonte: Costello’s Agency