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Comunicato stampa Pop

Il primo giorno del resto della vita di Cala Cala

“Il Primo Giorno Del Resto Della Mia Vita” è il nuovo EP di Cala Cala pubblicato da Macro Beats e distribuito da Artist First. Sei brani che intrecciano suggestioni R&B, soul ed elettroniche con una scrittura che affonda le radici nella grande tradizione della musica italiana, riletta attraverso uno sguardo pienamente contemporaneo. L’EP di esordio prende forma come una vera dichiarazione d’intenti che restituisce il ritratto di una generazione sospesa: la paura del futuro, l’instabilità del presente, il desiderio di esporsi e scegliere anche quando le certezze mancano.

La produzione curata da Macro Marco valorizza un cantautorato pop diretto e senza filtri, capace di arrivare subito senza rinunciare alla profondità. Più che un traguardo, “Il primo giorno del resto della mia vita” è un punto di partenza: un racconto sincero di chi decide di mettersi in gioco, trasformando la fragilità in materia narrativa e musicale.

Cala Cala, al secolo Giuseppe Mazarese, è uno dei prospetti più interessanti in casa Macro Beats.

Classe 2000, cantautore, beatmaker, producer e poli-strumentista, nella sua musica ci sono i tratti distintivi della sua età, i colori e le radici della sua terra (la Sicilia), i primi riflessi del suo talento.

Dal debutto con il primo singolo “Dritto a casa” (pubblicato nel 2021 con il supporto di Italia Music Lab, progetto lanciato da SIAE per sostenere gli artisti emergenti), fino ad arrivare a “MILIONI DI PROBLEMI” (2024), Cala Cala ha espresso idee chiare e voglia di affermare subito la propria identità sonora, spaziando a livello creativo tra virate R&B e soul, un flow che strizza l’occhio ai nuovi trend, superandoli, ed un’innata predisposizione nell’usare il linguaggio come parte integrante della melodia e della ritmica.

A gennaio 2026 pubblica l’EP “Il Primo Giorno Del Resto Della Mia Vita” (Macro Beats), anticipato dai singoli “Scalini del Portello” e “Boy Scout”.

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Fonte: RC Waves

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Comunicato stampa rock

Black Wojtyla: il nuovo album “Cardio” è davvero un colpo al cuore

È stato da poco pubblicato “Cardio”, il nuovo album dei Black Wojtyla che per lungo tempo abbiamo provato a catalogare, senza riuscirci: non è un disco funk, non è jazz, non è noise, non è psichedelico, ma è tutto questo messo insieme. L’utilizzo ricorrente di loop di basso e di tromba, insieme a nuove sperimentazioni vocali, amplia la gamma espressiva della band e apre a territori sonori inediti. Muovendosi liberamente tra generi differenti, ci viene da dire che si tratta di un lavoro sorprendentemente coeso nella sua essenza. 

Già dal titolo viene evocata un’idea di movimento e vitalità: “Cardio” richiama il battito che accelera, la pulsazione della batteria e il ritmo sostenuto dei brani. Ma “cardio” significa anche cuore, la sede delle emozioni, dell’amore e del dolore.
Un doppio significato che racconta bene l’anima dei Black Wojtyla, da sempre liberi di muoversi tra intensità e leggerezza. Nella loro musica convivono eccessi melodici e slanci performativi, armonizzazioni classiche, aperture al pop e incursioni nel kitsch vissute con autenticità, convinzione e una sottile ironia.

“Cardio” si muove come un organismo vivo, cresciuto lentamente nel tempo. I brani prendono forma in un arco di oltre due anni tra palchi, jam in sala prove e fasi di cesello minuzioso, lasciando emergere un metodo di lavoro che parte dall’istinto e arriva alla precisione. Ogni traccia nasce da una scintilla collettiva, alimentata dal dialogo costante tra i tre musicisti, fino a trovare quell’equilibrio raro in cui la complicità diventa linguaggio sonoro. È qui che si riconosce l’identità dei Black Wojtyla: una band che non si accontenta della comfort zone e sceglie di spingersi sempre un passo più in là, seguendo un impulso interno che pulsa, cresce e si rinnova.

Questo approccio trova una sintesi potente in “Giubileo”, uno dei momenti più emblematici del disco. Il brano richiama simbolicamente l’idea di sospensione e liberazione legata all’anno giubilare, ma lo fa ribaltandone l’attesa: l’ingresso è brusco, quasi esplosivo, con una partenza rock che apre la strada a un groove magnetico di basso e batteria. Il loop si ripete e si trasforma, accumulando energia fino a sfociare in una scarica drum’n’bass ad alta tensione. Poi, come dopo uno sforzo trattenuto, arriva la distensione: un finale soul-funk che lascia spazio a una melodia ampia e luminosa, guidata dalla voce senza parole di Marina Ladduca, capace di chiudere il cerchio con un senso di apertura e respiro.

I Black Wojtyla sono un trio strumentale composto da tromba, basso elettrico e batteria, nato e cresciuto nella scena musicale milanese.
La band si distingue per la scelta di non aderire a un unico genere musicale, attingendo liberamente da un repertorio sonoro sconfinato. Ne nasce un sound originale, spiazzante ma riconoscibile, caratterizzato da ritmiche martellanti e melodie che restano in testa.
Il trio esprime un’attitudine jazz e improvvisativa, costruendo sonorità complesse grazie a loop creati dal vivo, delay, distorsioni ed effetti, alternando parti vocali estemporanee ai brani strumentali.

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Comunicato stampa

Misga: il nuovo album è davvero “Tutto da capire”

È uscito “Tutto da capire” (Mosho Dischi), il nuovo album attraverso cui Misga racconta la generazione dei trentenni che continua a inseguire la musica come un sogno troppo vivo per essere abbandonato. Un racconto intimo e collettivo dove convivono paure, errori, notti insonni e quella determinazione testarda che resiste anche quando tutto sembra crollare.

“Tutto da capire” è un viaggio interiore che si trasforma in ritratto generazionale, con affetti che si sgretolano, speranze che restano aggrappate al futuro e una domanda che ritorna come un mantra: ne vale davvero la pena?

Sul piano sonoro, Misga attraversa l’alternative pop contaminandolo con sfumature elettroniche: synth e arpeggiatori dialogano con chitarre e scrittura cantautorale, costruendo un equilibrio delicato tra radici e modernità. Atmosfere sospese e malinconiche si alternano a tensioni più fisiche e dirette, dove la cassa dritta incontra la nostalgia.

Ogni brano rappresenta una tappa di crescita: il vento del cambiamento, il confronto con la madre, il ritorno a casa, il desiderio di riscatto, fino ad arrivare all’accettazione che nasce quando smetti di pretendere risposte e inizi semplicemente ad ascoltare.
Come quando una festa finisce, la musica si abbassa e restano solo luci soffuse ed echi di risate, “Tutto da capire” è quello spazio sospeso in cui ti ritrovi da solo a guardare i resti di qualcosa di bello appena passato. È lì che riaffiora l’io bambino, quello convinto che bastasse un po’ di musica per rimettere tutto al proprio posto.
Perché crescere è davvero tutto da capire. E la musica, ancora una volta, prova a dirlo nel modo più sincero possibile.

Misga nasce come progetto cantautoriale e prende forma dal vivo nel 2014, aprendo i concerti di Après La Classe, Caparezza e Omar Pedrini, e poi esibendosi nei club di Berlino, Parigi e Bruxelles con Tommaso Paradiso.
Nel 2018 partecipa al tour teatrale “Tutto fa Broadway” di Pio e Amedeo e in finale del Premio De André. Nel 2020 è tra gli ospiti di “Sound Bocs”, residenza artistica a tema civile organizzata da Musica Contro le Mafie. Lo stesso anno si esibisce a Reset Festival. A seguire Misga diventa voce e chitarra dello spettacolo teatrale “Non mi trovo” di Pinuccio (Striscia la Notizia), per il quale ha scritto e cantato la sigla ufficiale.
Dopo sei anni di silenzio, nel 2025 Misga torna con il nuovo disco “Tutto da capire” (Mosho Dischi), reso possibile anche grazie al contributo di NUOVO IMAIE.

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Fonte: RC Waves

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Comunicato stampa

De Relitti: il nuovo album “BLUFF” vuole essere tutto senza essere niente

È appena uscito “BLUFF”, il nuovo lavoro discografico di De Relitti, per Pioggia Rossa Dischi / Grancasino Records.
Undici brani uniti in quello che non è un concept album, anche se emerge un fil rouge che lega i brani in uno studio sull’amore e le sue contraddizioni: dall’odio alla morte, fino all’inganno. C’è l’amore irrazionale e leggero di “Niente di serio”, l’edonismo mascherato da amor proprio in “Date un premio a quest’uomo” e la malinconia struggente di “Au Revoir”, dove l’assenza e la memoria si fondono in un respiro musicale profondo e viscerale.
Registrato tra strumenti d’epoca e approcci contemporanei, “BLUFF” compone un vero e proprio bestiario delle nuove storie d’amore dei primi anni Venti, con arrangiamenti ricercati ma mai manieristici e un immaginario romanzesco, più maturo eppure sempre spiazzante.

“BLUFF” è un disco che vuole essere tutto senza essere niente; una notte fugace di cui ci si ricorda solo ogni tanto, ma per tutta la vita. Ordito con cura e lontano dalla logica del consumo veloce, è un progetto senza feat o grandi proclami: un album “caratterista”, come si dice degli attori.
Con questo album, De Relitti conferma la propria capacità di muoversi tra ironia e introspezione, creando una mappa emozionale in cui riconoscersi, perdersi o lasciarsi sorprendere. La canzone d’amore – grande assente nel primo disco dell’artista – diventa qui il fulcro del discorso, affrontato di petto e al limite dello studio clinico: l’amore analizzato e ricostruito come una messa in scena dalle molteplici sfumature, uno spazio densissimo, incastrato tra luce e ombra.

De Relitti è un’identità immaginata per navigare con disinvoltura tra disillusioni e provocazione. Le sue canzoni intrecciano influenze d’oltremanica e reminiscenze della grande canzone italiana degli anni ’60, raccontando storie di antieroi e introspezioni funamboliche.
Dopo esperienze tra Budapest, Madrid e Londra, prima come turnista e poi in band, torna a casa, si sceglie un cognome fittizio e debutta nel 2023 con “AHAHAH” (Pioggia Rossa Dischi). Il disco lo porta rapidamente al centro della scena indipendente, spingendolo a esibirsi al fianco di Zen Circus, Federico Dragogna, Zibba, Legno e Cecco & Cipo. Parallelamente, avvia un’intensa attività di produzione per altri artisti, affermandosi anche dietro le quinte.
Nel 2024 pubblica “TRAN TRAN”, un EP di sei tracce in cui continua a esplorare i confini tra sacro e profano, giocando con la chimera del retrò-moderno. Ma è con il nuovo album “BLUFF” che il progetto De Relitti compie il passo successivo: un bestiario delle nuove storie d’amore di questi primi anni venti.

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Indie Intervista Pop

Alice Caronna ci ha raccontato il suo nuovo singolo “Non c’è tempo”

“Non c’è tempo” è una canzone che nasce da una ferita condivisa: la precarietà del lavoro, con il suo peso silenzioso e le sue incertezze quotidiane. Da questa consapevolezza affiora una domanda più grande, che riguarda tutti: quanto ci riconosciamo davvero in ciò che facciamo?
Al centro del nuovo singolo di Alice Caronna resta un pensiero netto – “se la mia vita è solo il mio lavoro, sono già morto” – che diventa la scintilla per guardarsi dentro e misurare il valore del proprio tempo.
Non un inno rassegnato, ma un canto che dal buio si apre alla luce, trasformando malinconia in speranza e grinta.
Il brano si apre con i suoni di un cantiere, concreti e quotidiani, quasi a ricordarci che da quel rumore di fondo parte tutto. È una canzone vera, diretta, in cui ognuno può ritrovare un pezzo di sé e della propria lotta silenziosa. Un invito a fermarsi, a respirare, a non dimenticare che la vita vale più di ogni altra cosa.

“La vita è fatta di scambi e di interazioni col prossimo – ci racconta Alice Caronna – e mi chiedo perché la prima cosa che ci chiediamo quando ci conosciamo è “che lavoro fai” anziché “chi sei” o “come stai”. 
Ho paura che ci stiamo disabituando a vedere oltre e quindi mi chiedo: “Siamo davvero il lavoro che facciamo? Ci definiamo in base a come impegniamo il nostro tempo? E quanto vale davvero questo tempo?”

Bio
Alice Caronna è un’artista che ama le persone e la condivisione.
Vicina al cantautorato pop, le sue canzoni esistono per essere suonate dal vivo, per dare qualcosa alle persone e ricevere altrettanto.
Nel 2022 partecipa al concorso di Martelive e vince il premio Nuovo IMAIE, grazie al quale fa un tour in tutta Italia.
L’anno seguente pubblica l’album “In piedi” (Pioggia Rossa Dischi).
Nel 2025, Alice Caronna è finalista di concorsi come Music for change di Musica contro le mafie (in corso), “L’artista che non c’era”, “Premio Lunezia” (in corso), vincendo il premio per il miglior testo al Primigenia Music Awards e quello per la miglior interpretazione a Botteghe D’autore.
Nel corso degli anni, ha aperto concerti di artisti come Giancane, Emma Nolde, Galeffi, Willie Peyote, Ex Otago, Meg, Bambole di Pezza e Giorgieness.
Attualmente Alice è al lavoro sul suo terzo disco, di imminente pubblicazione.

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Intervista Pop

Brida ci ha raccontato il suo nuovo album “ULTIMO QUARTO”

Nel nuovo album di Brida “ULTIMO QUARTO”, ogni brano è una stanza ed ogni stanza diventa una sfumatura diversa della stessa anima.
Un lavoro discografico – pubblicato via MAKEATHOUSAND – attraverso cui l’artista toscana apre le porte di un luogo interiore fatto di luci soffuse e densi silenzi densi.
Questo accade già dal titolo, che gioca con due lingue – l’italiano “ultimo” e il portoghese “quarto” (ossia “camera”) – per suggerire l’idea di un’intimità composita, a volte protetta, a volte esposta. 
I brani si susseguono come ambienti di una villa immaginaria: salotti emotivi, corridoi di pensiero, camere in cui ci si spoglia di ogni maschera. Dopo un tempo lungo e necessario, Brida torna con un album che non ha paura di mostrarsi fragile e mutevole fino ad arrivare all’ultima stanza – la più disinibita, la più vera – quella in cui ci si abbandona al flusso, accettando la naturalezza come forma più alta di libertà.

Questo album – ci racconta Brida – mi ha permesso di fare i conti con ogni versione di me, anche con quella che cercavo di reprimere.
Sono stati due anni di profonda introspezione, in cui mi sono persa e ritrovata più e più volte. Conoscersi e accettarsi è una sfida enorme, ma scrivendo “ULTIMO QUARTO” ho iniziato davvero questo percorso.
Era arrivato il momento di far incontrare il mio alter ego, Brida, con la me di tutti i giorni: Beatrice.
Per anni ho sentito il bisogno di scegliere una sola versione di me, forse per apparenza. Ma ho capito che anche Beatrice è importante, e che solo riconoscendola avrei potuto essere più libera nella mia arte, in tutto ciò che è Brida. Ho scelto poi di mettermi in gioco con la lingua portoghese, perché da quasi dieci anni il Brasile — la terra del mio compagno — è diventata casa.
Volevo che emergesse anche questa mia sfumatura, e che chi mi ascolta potesse comprendere un po’ meglio i miei testi.

“ULTIMO QUARTO” è confusione, forse. Ma è anche la strada verso casa.
“ULTIMO QUARTO” sono io. E ogni volta che lo ascolto, mi sento fottutamente orgogliosa, perché riconosco ogni mia versione dietro ogni stanza.

E non c’è niente di più bello, per un artista, che riascoltare la propria musica e pensare: “Vada come vada, questo disco sono proprio io. Ed è esattamente come l’avevo immaginato.”

Foto: Ilenia Tramentozzi

Beatrice, in arte Brida è una cantautrice toscana classe ’95.
La passione per l’arte e per la musica la portano a vivere a Londra, dove ha la possibilità di conoscere l’ambiente artistico, sperimentando, suonando e frequentando un’accademia di musica. Il ritorno in Italia segna l’inizio della carriera di Brida, che nel 2020 pubblica il primo inedito “Normale”. Nello stesso anno inizia a collaborare nella realizzazione dei suoi beat con Fennec e Stefano Leonardi, pubblicando i singolo “(Se)Di Domenica” e “Gin&Margarita”.

A febbraio 2022 firma con l’etichetta indipendente bolognese MAKEATHOUSAND e, nel settembre dello stesso anno, pubblica il suo primo EP, “RITMO”.
Nel 2025 una serie di singoli anticipa la pubblicazione dell’album “ULTIMO QUARTO”, un viaggio introspettivo in una villa immaginaria, tra salotti emotivi, corridoi di pensiero e camere in cui ci si spoglia di ogni maschera.

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Indie Intervista Pop

Alice Caronna ci ha raccontato “L’uomo dei cerchi azzurri”

“L’uomo dei cerchi azzurri” nasce quando tutto è già successo e resta solo il rumore di ciò che è stato.
Non è una canzone che tenta di salvare qualcosa, ma un brano che prova a capire cosa si è vissuto davvero, raccontando quel momento sospeso in cui ci si chiede se l’amore lasciato andare fosse reale o soltanto un’illusione, un’idea troppo bella per lasciarla morire.
Il titolo richiama apertamente il romanzo di Fred Vargas, dove prende forma, in modo distante e velato, un amore mai risolto, rimasto in sospeso. Nel nuovo singolo di Alice Caronna, però, non c’è una corsa alla stazione né un bacio finale: solo la necessità di smettere di rincorrere e accettare che il senso della fine, forse, sta altrove.

“Ho scritto la canzone – ci racconta Alice Caronna – perché mi sono ritrovata in un momento di confusione dopo la rottura di una relazione importante e, come ogni volta quando sto male o sono in confusione, devo buttarli fuori i pensieri con la scrittura per sentirmi meglio.
In questo caso avevo dubbi sul sentimento che sentivo di provare ancora, anche se ormai era tutto concluso. Mi sono domandata se ci fosse ancora amore o era solo ricordo, abitudine, non accettazione della fine.
Ho messo anche in discussione l’amore che ho provato durante la relazione: “se ci siamo solo disegnate?” per dire che forse c’è stata tanta idealizzazione. 
Il “ti amo o forse no” e’ ancora più confusionario. Mi convinco di amarti ancora o forse non ti amo più? E se il “forse no” “me lo dico solo per non starci male?”.
Mi pongo delle domande per tutto il brano, ma alla fine, sul “lo facciamo solo per restare vive”, realizzo che “basta un filo piccolo di aria per non morire”, come a dire che posso respirare e vivere anche senza di lei, può bastarmi la mia aria, posso bastarmi io e soprattutto non è importante farsi queste domande perché alcune cose non trovano risposta, vanno semplicemente accettate così come sono.

Foto: Lorenzo Fucini

Alice Caronna è un’artista che ama le persone e la condivisione. Vicina al cantautorato pop, le sue canzoni esistono per essere suonate dal vivo, per dare qualcosa alle persone e ricevere altrettanto.
Nel 2022 vince il premio Nuovo IMAIE, grazie al quale fa un tour in tutta Italia, aprendo concerti di artisti come Giancane, Emma Nolde, Galeffi, Willie Peyote, Ex Otago, Bambole di Pezza.
L’anno seguente pubblica l’album “In piedi” con l’etichetta Pioggia Rossa Dischi.
Nel 2025, Alice Caronna inizia un nuovo ciclo di pubblicazioni con i singoli “DDL” e “L’uomo dei cerchi azzurri”.

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Recensione

“passo zero”: l’eleganza contemporanea del nuovo EP dei greatwaterpressure

I greatwaterpressure sono un collettivo milanese che si ispira alle sonorità della disco e del funk degli anni Settanta e Ottanta, richiamando alla mente artisti leggendari come Quincy Jones, George Benson e Dexter Wansel. Con il loro nuovo EP “passo zero”, Edoardo Grimaldi, Gabriele Prada e soci, dimostrano una notevole abilità nel reinterpretare questi riferimenti iconici, fondendoli con un sound elettronico moderno, arricchito da sfumature di R&B.

Pubblicato a gennaio via spotless music, il nuovo EP“passo zero” si presenta come un’opera compatta e coerente checattura l’essenza di un percorso emotivo tra alienazione e momenti di introspezione: i quattro brani che lo compongono riescono nell’intento di esplorare le radici del nu-funk e dell’italo-disco, rinnovandole con una sensibilità contemporanea che si distingue nel panorama musicale attuale. Il nuovo lavoro del collettivo milanese trova equilibrio nei testi personali e negli arrangiamenti dinamici, che conferiscono profondità a questo progetto che vuole raccontare non solo di una fuga, ma anche di un ritorno, intrecciando inquietudine e romanticismo ed esplorando la frenesia della vita urbana tra momenti di rabbia e vulnerabilità.

Tra synth nostalgici e linee di basso pulsanti, “passo zero” è stato costruito con attenzione ai dettagli, bilanciando dinamiche ritmiche coinvolgenti con momenti più riflessivi: “supersenzapiombo”, brano che ha anticipato la release dell’EP, cattura l’ascoltatore e lo trasporta in una nuova dimensione vibrante e dinamica. Le atmosfere malinconiche di “topo di città” amplificano invece il senso di alienazione della vita metropolitana, offrendo una narrazione più intima.

Con “1m9g” scopriamo il lato più audace e sperimentale del collettivo, mentre la title track “passo zero” chiude il cerchio con un tono intimo, invitando ad una pausa necessaria nel caos della quotidianità. Il risultato, nel complesso, è un EP che riesce a fondere passato e presente, tradizione e innovazione, riuscendo a far ballare e riflettere. Una storia di ricerca e riconciliazione che conferma i Greatwaterpressure come una realtà interessante e promettente nella scena musicale contemporanea.

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Intervista

I Flowers For Boys ci hanno raccontato il nuovo singolo “Fragile”

“Fragile” è il nuovo singolo dei Flowers For Boys, pubblicato sul finire del 2024 per Mosho Dischi.
Il nuovo brano esprime il forte senso di disagio che si prova mentre si ricerca un’identità solida in un mondo in continuo mutamento, dove spesso ci si sente fragili e vulnerabili. Il singolo è un dialogo con se stessi che esplode nella voglia di urlare la propria personalità e la propria diversità, a comprenderla, accettarla senza aver bisogno che lo facciano gli altri.
Ci è sembrata l’occasione giusta per scambiare qualche domanda alla band barese e farci raccontare di più sul loro percorso artistico.

Il vostro nuovo singolo “Fragile” esplora il tema del disagio e della ricerca di identità: come descrivereste il percorso che vi ha portato a scrivere una canzone così introspettiva e personale?
Ci siamo accorti che è l’età che stiamo vivendo che ci porta ad essere fragili. Siamo tutti e quattro più o meno della stessa età, e rendersi conto del fatto che 30 anni sono l’età giusta per avere un discreto passato e non sapere nulla di certo sul tuo futuro da un lato atterrisce, dall’altro incuriosisce. Dal punto di vista musicale, tutto questo si è tradotto in una sorta di crisi d’identità, dalla quale siamo usciti decidendo di non mascherarci più dietro ad un genere, ma di avere il coraggio di mettere tutto quello che siamo, compresi i nostri contrasti.

Nel brano si percepisce un contrasto tra rabbia e malinconia, anche nella linea vocale. Come riuscite a bilanciare queste emozioni contrastanti nella vostra musica?
È relativamente facile, l’una è il motore dell’altra e viceversa. Questa oscillazione è una dinamo che si carica da sola, per questo c’è la necessità di esplodere, poi, e una valvola è appunto la musica.

Il vostro nuovo singolo fonde alternative rock e sonorità emo, con l’aggiunta di suoni sintetici. Quali reference musicali vi hanno guidato nella creazione di questo brano e quali sono le vostre diverse formazioni?
Tutto il panorama alternative contemporaneo. In fase compositiva abbiamo divorato gli ultimi lavori dei Fontaines D. C., degli Idles, i Death Poet Society, ma anche da realtà più “locali” come i Cabrera, i Gazebo Penguins. Diciamo che ovviamente, ognuno di noi ha la sua formazione e i suoi gusti principali, che rispecchiano i loro percorsi: dal funk di Fede al rock avant garde di Nico, dal synth rock di Ric al pop di Marco. I synth poi sono un po’ il marchio di fabbrica del nostro fratello, Diego Ceo, produttore del brano.

La fragilità e la forza coesistono nella ricerca di sé: in che modo questa dualità si riflette nel vostro processo creativo e nella musica che componete?
Ogni volta che parte un processo creativo mettiamo a nudo la nostra forza e contemporaneamente la nostra fragilità. Essere in una band è meraviglioso, ma può essere un equilibrio complesso, soprattutto quando, in fase compositiva, proponi qualcosa che magari ritieni possa essere una delle migliori idee per un brano, ma poi gli altri non la pensano così. È qui che si manifesta la forza nell’accettare il parere altrui, la forza di comunicare senza ferire l’altro, ma anche la fragilità, l’esposizione totale in un momento di vulnerabilità come è quello creativo.

Il brano parla di rifugiarsi in soluzioni di comodo che alla fine non portano a un vero equilibrio. Qual è il messaggio che volete trasmettere ai vostri ascoltatori?Rompere i propri limiti fa male, è spaesante, è un urlo ed è sofferenza, che il più delle volte può essere incompresa o fraintesa da chi ci circonda, anche da chi ci vuole bene. Ma alla fine, è l’unica cosa necessaria per poter continuare a crescere, evolversi, non sedersi. È come rinascere, costantemente rinascere.

Come vi approcciate alla dimensione live? Avete qualche concerto in programma? Cosa vi riserverà il futuro?
Viviamo per i live, siamo assuefatti da tutto ciò che comporta il live: il viaggio, lo stare insieme, pesino il soundcheck. Ne abbiamo fatti molti negli scorsi anni e non vediamo l’ora di riprendere a farli. Al momento, però, stiamo ancora lavorando a nuovi brani, frutto non solo di questo nostro cambiamento, ma anche delle esperienze, delle storie e dell’energia accumulata durante un intero anno intenso di live alle spalle. Non vediamo l’ora di restituire tutto questo al più presto, nella seconda parte di questo 2025 di rinascita per noi.

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Recensione

Introspezione e vibrazioni urbane: “Il cuore un po’ più grande” è il nuovo EP di Leo Fulcro

“Il cuore un po’ più grande” è un EP che si presenta come un viaggio emotivo e musicale attraverso la vita quotidiana, l’identità urbana e l’evoluzione personale di Leo Fulcro. Il lavoro si compone di cinque tracce che mescolano consapevolmente rap, soul e pop, esprimendo al meglio la versatilità, la profondità artistica e la capacità di raccontare emozioni con un linguaggio diretto e autentico da parte del giovane rapper adottato da Roma.

L’EP si apre con “La Musica”, che vede la collaborazione con l’artista costaricano-americano CES: il singolo di lancio è allo stesso tempo una dichiarazione d’amore per la musica e una riflessione sul potere terapeutico di questo linguaggio universale. La base dinamica e coinvolgente accompagna un testo che fonde nostalgia e rivincita, mentre Leo Fulcro rivive i suoi sogni adolescenziali e il suo legame profondo con la musica, diventata un grande amore che lo ha accompagnato nei momenti più difficili. È un brano che parla di appartenenza, di libertà di espressione e di crescita personale, capace di toccare le corde più intime dell’ascoltatore.

Segue “Lazy” che ci porta una ventata di leggerezza grazie ad un groove lento tramite cui Leo Fulcro esplora il tema della pigrizia in modo tutt’altro che banale: più che un momento di stallo, “Lazy” diventa un invito a rallentare, a prendersi una pausa dalla frenesia quotidiana e a riflettere in modo ironico e disincantato sulle piccole cose della vita. La produzione di Doppiobasso e la chitarra di Giorgio Cesaroni costruiscono una base che si sviluppa lentamente, creando un’atmosfera intima e laid back che ben si sposa con il testo giocoso ma ricco di sottotesti.

Il viaggio prosegue con “Pollo e Patate”, forse il brano più personale dell’EP, che racconta un momento di pura creatività nata dalla casualità di una serata tra amici. Leo Fulcro stesso racconta come il pezzo sia emerso quasi per caso durante una cena, un incontro spontaneo tra amici che si trasforma in musica. La produzione funky si intreccia perfettamente con la liricità del testo, dove la semplicità quotidiana diventa metafora di una ricerca interiore che oscilla tra luce e ombra. È un brano che esplora le dicotomie della vita con un tono giocoso e riflessivo, capace di entrare in sintonia con chiunque abbia mai cercato un senso nelle cose più ordinarie.

L’ascolto dell’EP prosegue con “Porta Maggiore”, canzone evocativa che permette a Leo Fulcro di dipingere un quadro vivido di Roma, esplorando il tema della marginalità e trovando un equilibrio tra il legame con le proprie radici e la tensione verso una nuova dimensione personale. Il groove e le atmosfere urbane donano al brano un carattere internazionale e poliedrico, che accompagna le parole di Leo Fulcro, intrise di riflessioni sul passaggio dall’adolescenza all’età adulta, dove la città diventa il teatro di un’eterna ricerca di sé.

Il brano “Parketto”, che chiude l’EP, offre un momento di purissima introspezione: la traccia è un inno alla bellezza nascosta nelle piccole cose, quelle che spesso passano inosservate nella frenesia della vita quotidiana. La produzione minimalista lascia ampio respiro alle voci, consentendo a Leo Fulcro di raccontare una storia personale che ora si fa universale. “Parketto” incarna lo spirito di chi sa trovare senso e felicità anche nei momenti più semplici e ordinari, con una ritmica che si mescola perfettamente con il flusso poetico delle parole.

In conclusione, “Il cuore un po’ più grande” è un un mosaico sonoro che esplora le contraddizioni e le sfumature della vita quotidiana. Abile nello spaziare tra vari generi e influenze senza mai perdere la propria identità, Leo Fulcro fa del suo nuovo EP un lavoro che, con semplicità e profondità, parla a chiunque cerchi una connessione genuina con la musica e con se stesso.

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Fonte: RC Waves