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Comunicato stampa Pop

Dove cambia il vento: “SI BALLERÀ” è il nuovo LP di MET

“SI BALLERÀ” è il nuovo LP di MET, uscito venerdì 11 settembre 2026. In “SI BALLERÀ”, MET trasforma il viaggio in un movimento interiore, affidando al mare, al vento e alle tempeste il racconto di tutto ciò che cambia mentre proviamo a restare in equilibrio. Tra pop, elettronica e pulsazioni club, il disco attraversa partenze, fragilità e trasformazioni senza cercare un approdo definitivo. Ballare diventa così un modo di stare dentro al cambiamento: seguire la corrente, perdere per un momento la direzione e scoprire che, a volte, è proprio muovendosi con ciò che accade che impariamo a non restare fermi.

Foto: Agnemag

Queste le parole con le quali il cantautore presenta l’album:
«”SI BALLER À” è il nuovo progetto discografico di MET.
Un disco di 10 tracce che unisce cantautorato, pop, elettronica e pulsazioni tech house per raccontare il movimento più importante di tutti: quello della vita.
Nasce da una domanda semplice:
Cosa succede quando tutto si muove e non puoi più rimanere fermo?
“Si Ballerà” racconta quel momento in cui senti che il tempo cambia direzione. Non appartieni più completamente a ciò che eri, ma non conosci ancora la persona che diventerai.
È il punto in cui convivono forza e fragilità, paura ed entusiasmo.
Le persone cambiano.
Gli amori finiscono.
Gli amici prendono strade diverse.
Nuovi incontri, nuovi luoghi e nuovi orizzonti entrano nella nostra vita.
Ogni cambiamento lascia qualcosa alle spalle, ma apre anche uno spazio nuovo da abitare.
Il tempo è il protagonista invisibile dell’intero progetto. Scorre, trasforma, divide, unisce. È una presenza costante che attraversa tutte le canzoni, ricordandoci che nulla rimane fermo e che proprio nel movimento nasce la possibilità di riscoprirsi.
Il mare, il vento, i temporali e le partenze diventano immagini di questo viaggio. Quando il mare si alza, quando arriva un temporale, quando il tempo cambia direzione, l’unica possibilità è muoversi insieme a lui. Ballare, in questo disco, significa non opporsi al cambiamento. Perché il cambiamento è movimento ed il movimento è vitale.
La title track racchiude il significato dell’intero album.
“Ora è il tempo, io devo andare.”
Non è una fuga.
È la consapevolezza che, per continuare a vivere davvero, a volte bisogna cambiare rotta.
“C’è un temporale, si ballerà.”
Il temporale rappresenta tutto ciò che rompe gli equilibri: una fine, una partenza, una paura, un cambiamento improvviso.
Ma è proprio dentro quel movimento che nasce qualcosa di nuovo.
Per questo “SI BALLERÀ” non significa che tutto andrà bene.
Significa scegliere di attraversare il cambiamento invece di restarne immobili, accettando che ogni trasformazione, anche la più difficile, possa diventare un’occasione per rinascere.
Musicalmente il progetto alterna momenti intimi e sospesi a esplosioni ritmiche. Beat elettronici, synth essenziali e pulsazioni tech house accompagnano testi profondi e immagini evocative, creando un equilibrio tra energia e introspezione.
È un disco che si può ascoltare in cuffia o vivere ballando.
Perché il ballo, qui, non è solo una danza.
È il simbolo del movimento.
E il movimento è ciò che ci tiene vivi.
“SI BALLERÀ” è un viaggio.
Un invito ad accettare che ogni tempesta ci porta verso un nuovo equilibrio.
Che ogni addio apre la strada a un nuovo incontro.
Che ogni cambiamento, anche quando fa paura, ci porta un po’ più vicini a chi siamo.
Liberi. Nudi. Sognanti.
Si muove.»

Puoi ascoltare il disco qui:

BIO
MET intreccia cantautorato pop ed elettronica in un equilibrio costante tra energia e intimità. Le sue canzoni nascono dall’urgenza di raccontare emozioni autentiche – sogni, paure, fragilità, desideri e trasformazioni – mantenendo una forte connessione tra corpo e parole. La musica diventa così movimento, dentro e fuori: capace di far ballare ma anche di fermare il tempo e dar spazio alle parole. “Il movimento è vitale”.
Rifugge la forma-canzone tradizionale per cercare uno spazio più mobile, dove introspezione e clubbing convivono senza gerarchie. Le tracce parlano di generazioni sospese tra l’urgenza di sentire e la paura del tempo che scorre. Il movimento e la parola diventano elementi centrali di una poetica che usa il ritmo non solo come spinta fisica, ma come strumento emotivo.
Dopo diverse esperienze discografiche e live tra Italia e Spagna e una formazione attenta alla scrittura, MET consolida negli ultimi lavori una visione chiara: la musica come luogo altro, uno spazio in cui sperimentare, perdere l’equilibrio e verificare se si è ancora capaci di provare emozioni forti. Un percorso che unisce istinto e consapevolezza, e che trova oggi nuova forma nel suo prossimo progetto discografico “SI BALLERÀ”.

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Fonte: Costello’s Agency

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Comunicato stampa Indie rock

Il mondo fuori campo: “A Bitter Flame” è il nuovo LP dei MoMa

“A Bitter Flame” è il nuovo LP dei MoMa, uscito venerdì 11 settembre 2026. Nel disco i MoMa attraversano un presente dai contorni instabili, dove certezze, identità e punti di riferimento sembrano dissolversi lentamente. Il disco si muove dentro un paesaggio inquieto, popolato da solitudini, tensioni e figure che faticano a riconoscersi in un mondo sempre più distante. Tra alienazione e perdita di controllo, le canzoni restituiscono il ritratto di una fragilità che non appartiene più soltanto all’individuo, ma sembra essersi insinuata nelle crepe della società. Ne emerge un album oscuro e irrequieto, attraversato da una luce intermittente: abbastanza debole da poter scomparire, abbastanza ostinata da continuare a bruciare.

Foto: Anna Gribovich

Queste le parole con le quali la band presenta l’album:
«È una fiamma amara quella che esce dalle note dei nuovi dieci brani dei MoMa, gruppo alt-rock faentino. Uno sguardo disilluso sui giorni nostri, sulle paure e sulle contraddizioni della società che stiamo attraversando. Il tutto condito da sonorità graffianti nello stile della band, al quarto lavoro discografico. Registrazioni in presa diretta, senza filtri, per denunciare al meglio lo stato attuale delle cose.»

Puoi ascoltare il disco qui:

BIO
Da 15 anni sulla scena alt rock indipendente italiana, i MoMa nascono tra Faenza e Imola e continuano a “suognare” tenacemente insieme.
Negli anni la band ha rivisitato un sound brit-rock classico utilizzando ingredienti derivanti da altre sonorità e ha applicato un filtro personale atto a descrivere i mutamenti della società, del pianeta e dell’interiorità umana.
Una formazione che sembra aver fatto della “transizione permanente” non solo il titolo del secondo album, ma anche una vera e propria filosofia artistica e che, con il quarto album in arrivo, raggiunge una maturità “ruvida”, necessaria per raccontare e affrontare un presente così complesso.

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Fonte: Costello’s Agency

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Comunicato stampa Indie Pop

La vita fuori fuoco: “rumore di fondo” è il nuovo LP di Alberto Moscone

“rumore di fondo” è il nuovo album di Alberto Moscone, uscito venerdì 4 settembre 2026. Nel disco d’esordio Alberto Moscone attraversa tutto ciò che cambia mentre proviamo a diventare noi stessi. Le canzoni si muovono tra paure che crescono insieme a noi, illusioni perdute e consapevolezze conquistate lentamente, componendo il ritratto di un’identità che non smette mai di trasformarsi. Come fotografie scattate in momenti diversi della stessa vita, i brani custodiscono fragilità, contraddizioni e imperfezioni senza cercare di ricomporle in una figura definitiva. Ne nasce un disco intimo e inquieto, che trova proprio nell’assenza di un centro la possibilità di continuare a cambiare, lasciando filtrare la luce dalle forme irregolari che assumiamo nel tempo.

Foto: Renata La Serra

Queste le parole con le quali il cantautore presenta il disco:
«Ogni vita ha dentro di sé un grande frastuono che nei bellissimi momenti di ritrovata armonia con sé stessi e con l’altro possono ritrovare una forma propria dimenticandosi che spesso ci si perde nel rumore di fondo.

Ho provato a strutturare il disco riordinando i brani in un ordine di crescente serenità. Cominciando dai brani in cui mi sono lasciato andare ad una capricciosa e goffa non accettazione di qualcosa, ogni brano è sempre un pelo più consapevole dell’altro fino a trovare “la tua forma” (il brano che conclude il disco ha per me un significato quasi spirituale).

Non c’è un concept unico, non è un disco razionalmente costruito per essere una cosa unica e coesa. Ma sono 9 brani che ho scritto nell’arco di 2 anni e che mi sembrava potessero raccontare ognuna una piccola parentesi di quotidiana rielaborazione. I temi principali del disco sono: L’infanzia e quello che resta dell’infanzia nella vita adulta, la tenerezza e la fragilità dei rapporti e le difficoltà nel riconoscersi, cambiarsi, accettarsi.»

Puoi ascoltare il brano qui:

Bio
Nato a Roma, cresciuto a Genova. Il progetto bedroom pop di Alberto Moscone nasce dall’unione della sua passione per le chitarre nastrose con il suo lavoro da montatore del suono nel cinema.
Si ritrasferisce a Roma per lavoro nel 2020 dove nascono diverse collaborazioni ed esplora sonorità nuove.
Nel 2023 pubblica il primo singolo con il suo progetto omonimo, nel 2024 il primo EP “Io perdo sempre” di cui viene pubblicata una versione fisica sotto forma di fumetto.

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Comunicato stampa Indie Pop

Il Mediterraneo interiore: “Mareamaro” è il nuovo LP dei Lunatropica

“Mareamaro” è il nuovo LP dei Lunatropica, uscito martedì 30 giugno 2026. In questo nuovo lavoro, Lunatropica costruiscono un paesaggio sonoro in cui luoghi, stagioni ed emozioni finiscono per confondersi. L’alt pop elettronico della band alterna slanci luminosi e momenti più sospesi, lasciando emergere una sensazione di costante movimento, come quando un ricordo continua a cambiare forma ogni volta che riaffiora. Tra atmosfere mediterranee, ritmi caldi e dettagli appena sfocati, il disco trova un equilibrio delicato tra energia e contemplazione, trasformando l’estate in uno spazio emotivo da attraversare più che in una semplice stagione.

Foto: Riccardo Piccirillo

Queste le parole con le quali il duo presenta l’album:
«”Mareamaro” è il secondo lavoro discografico dei Lunatropica, progetto del duo campano composto da Angela Cicchetti (voce) e Ivan Imperiali (chitarra) in uscita il 30 giugno (Costello’s / Artist First). Il disco segna il punto d’approdo di un percorso iniziato con l’esordio “Grattacieli di Basilico” (pubblicato con il precedente moniker Settembre).
L’estetica del gruppo è un tropicalismo cinematografico: una miscela di influenze mediterranee, saudade brasiliana ed elettronica psichedelica. “Mareamaro” è un concept album dove il mare non è uno sfondo da cartolina, ma una dimensione interiore. È il luogo del ricordo rarefatto in “Caldo”, la materializzazione di un destino ineffabile in “Vesuvio”, la ricerca di salvezza di “Deserto” o la fuga necessaria di “Bahia”. A volte, è solo il riflesso sbiadito di una vecchia fotografia, come in “Ferragosto 2023”.
Le melodie dei Lunatropica guardano alla tradizione italiana contaminandola con derive bossa nova e tropicali, dove le chitarre acustiche convivono sporcate dal suono dei synth analogici. Non mancano episodi di pura intensità ritmica: ne è un esempio “Venezuela”, singolo di lancio del disco, dove batterie elettroniche e chitarre distorte si lanciano in lunghe cavalcate strumentali.

Angela: “c’è un grosso legame ancestrale con il Venezuela nella nostra terra, forgiata da decenni di flussi migratori che hanno mescolato i nostri destini. Nei racconti di chi tornava era diventata una sorta di terra mitologica, luogo di immense ricchezze e di abbondanza. Mio nonno diceva sempre “quando vado al Venezuela…” per dire “quando io non ci sarò più”. Per lui il Venezuela era diventato l’aldilà! L’ho sempre trovata un’immagine bellissima.”

Ivan: “la canzone parte da quella frase per descrivere un viaggio metaforico in un aldilà magico fatto di angeli alati, cani ululanti e tappezzerie tropicali. In questo ci ha sicuramente influenzato l’amore per “Cent’anni di solitudine” di García Márquez.”


Il disco vive anche di incontri fondamentali: Max De Tomassi (voce storica di Stereonotte Brasil su Radio Uno Rai) firma il ritornello in portoghese della bossa onirica “Caldo”, mentre in “Peccatori a Palinuro” spicca il feat. di San Diego, artista romano-partenopeo che condivide con il duo le radici “fuori sede” a Teggiano.

A completare il quadro, il riarrangiamento di “Guarda Che Luna”: il classico di Fred Buscaglione viene spogliato e ricostruito, diventando il manifesto dell’estetica notturna e retrò dei Lunatropica.»

Puoi ascoltare il disco qui:

BIO
Lunatropica è il progetto di Angela Cicchetti e Ivan Imperiali, due anime irrequiete di origini campane che mescolano atmosfere mediterranee oniriche con groove tropicali ed elettronici, il tutto avvolto da testi nostalgici ed evocativi, come fotogrammi sbiaditi di un vecchio film.
Si incontrano a Roma e affinano il loro suono a Londra, prima di tornare in patria e trasferirsi in una masseria circondata da ulivi a Teggiano, piccolo paese in provincia di Salerno, dove la loro musica trova finalmente la sua dimensione naturale.
Dopo il debutto come Settembre con l’etichetta belga Dim Din Records e l’album “Grattacieli di Basilico”, i Lunatropica aprono un nuovo capitolo con “Mareamaro”, il loro secondo disco (Costello’s / Artist First).

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Fonte: Costello’s Agency

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Comunicato stampa Indie Post-Punk rock

La forma sotto pressione: “Carneplastica” è il nuovo LP degli Asianoia

“Carneplastica” è il nuovo LP degli Asianoia, uscito venerdì 22 maggio 2026 via Costello’s Records. “Carneplastica” abita una zona in cui la forma resta viva proprio mentre si deforma. Le canzoni avanzano per attrito: melodie riconoscibili, strutture tese, improvvise incrinature che trasformano il quotidiano in qualcosa di ambiguo e febbrile. Più che cercare equilibrio, il disco insiste sulla convivenza degli opposti (impulso e controllo, lucidità e collasso), dentro una scrittura che lascia le ferite aperte. Sul fondo, una tensione post-punk asciutta e nervosa sostiene tutto senza mai concedere stabilità.

Foto: Giulio Passeri

Queste le parole con le quali la band presenta l’album:
«”Carneplastica” è il nostro primo album, composto da dieci canzoni. Cantiamo in italiano l’assurdità della società e dell’uomo contraddittorio che la abita: la provincia, la salute mentale, il lavoro. Tutti gli aspetti della sottilissima tensione tra il pudore e l’esibizionismo, tra la voglia di amare e l’odio sanguigno, tra la carne e la plastica, tra la spinta a vivere e il suicidio, e così, avanti, verso i confini dell’alienazione contemporanea. Ci riappropriamo della forma canzone classica deformandola attraverso soluzioni alternative portando i brani in un mondo non convenzionale e strettamente personale. Questo non è un manifesto di critica. È un vero e proprio elogio all’uomo moderno. È una dedica a tutti noi. La quotidianità di Francesco Ranocchia è la nostra ispirazione, la vita “normale” che viviamo è il climax della nostra narrazione. È tutto rivolto verso l’incomprensibile feticismo della morte, che paradossalmente ci mantiene vivi, che ci costringe ossessivamente a cercare qualcosa che non funziona, un nuovo dolore, una nuova malattia. È la corsa disperata nel provare a salvare qualcosa che crediamo stia marcendo velocemente, e che deve essere curata al più presto.
“Per ogni malattia c’è una cura.”
“Quindi dimmi, ti piace perché vive o perché sai che può morire?”»

Puoi ascoltare il disco qui:

BIO
Tra post-punk e canzone italiana (post-noia), gli Asianoia fanno della forma canzone una soluzione alternativa.
Osservano il reale attraverso la lente del paradosso: l’assurdità del quotidiano, le persone, le città, le condizioni mentali complesse e contraddittorie.
Per la musica come strumento collettivo di emancipazione e di lotta, un mezzo attraverso cui dissezionare il distorto e il violento.

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Fonte: Costello’s Records

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Anteprima Comunicato stampa Indie rock

“Bruciati dal sole”: crescere senza nostalgia, restando esposti

C’è un momento preciso, in “Bruciati dal sole”, in cui tutto smette di essere ricordo e diventa presente. Non è un passaggio dichiarato, ma una linea sottile che gli Stain attraversano scegliendo per la prima volta l’italiano: una lingua che qui non è solo mezzo, ma spazio. Uno spazio più vicino, più esposto, dove le immagini non si filtrano, ma semplicemente arrivano.

Il Sud Italia non è sfondo, è materia viva. Si sente nella pelle appiccicata dopo il tramonto, nelle estati che sembrano infinite finché non finiscono davvero, in quel movimento costante tra il voler andare via e il restare. Il nuovo album tiene insieme questa tensione senza risolverla, lasciandola vibrare lungo tutti e sette i brani.

Non c’è nostalgia compiacente, ed è forse la scelta più forte del disco. L’infanzia non viene idealizzata, ma osservata da vicino: “Aquiloni” la racconta con lucidità, mentre il tempo scorre senza chiedere permesso. “Aria” apre come una soglia, sospesa tra immaginazione e realtà, e già suggerisce che questo è un disco di passaggi, più che di punti fermi.

Quando il racconto si fa più intimo, gli Stain non cercano rifugio. “Cherosene” lascia emergere il vuoto dopo una fine, senza riempirlo. “Cannella” e “Credevo di aver vinto” lavorano sulle crepe, su quella consapevolezza che arriva sempre un attimo dopo, quando le cose sono già cambiate. Poi “Siamo animali” allarga lo sguardo: non più solo individuale, ma collettivo, istintivo, quasi primordiale.

La title track chiude il cerchio senza davvero chiuderlo. Riporta tutto dentro un’immagine luminosa ma instabile, dove l’infanzia è già attraversata da ciò che verrà. È qui che il titolo trova il suo senso più pieno: essere “bruciati dal sole” significa anche esporsi, restare senza protezione davanti a qualcosa che non si può ancora mettere a fuoco.

Sul piano sonoro, il disco si muove in un indie rock che guarda lontano ma resta compatto. Le chitarre costruiscono la struttura, mentre synth e riverberi anni ’80 aprono spazi più larghi, senza mai disperdere la direzione. C’è equilibrio tra immediatezza e ricerca, tra melodia e stratificazione, e soprattutto una coerenza che tiene insieme tutto il lavoro.

“Bruciati dal sole” è un album che non vuole tornare indietro, ma nemmeno a tagliare i ponti. Sta esattamente in mezzo: raccoglie, rilegge, espone. E in questo stare sospeso, trova la sua forma più sincera.

Gli Stain vengono da Bari e si definiscono “post-teenage rock”: in pratica un alt-rock che fa i conti con il diventare grandi. La loro musica è crescita, fratture, passaggi obbligati: non sei più quello di prima, ma non sai ancora cosa diventerai. Il loro suono è diretto ed emotivo, sempre urgente, ma negli anni ha acquisito consapevolezza e voglia di sperimentare.

Attivi dal 2016, si fanno notare subito vincendo due concorsi regionali e conquistando il premio di Miglior Band Originale e il Premio della Critica al Tour Music Fest. Nel 2018 esce “Zeus”, debutto che li porta in tour per oltre 30 date in Italia e su palchi come il Medimex (aprendo per Bryan Ferry) e il SIM São Paulo. Con “Kindergarten” (2021), registrato in un asilo degli anni ’30, gli Stain segnano una svolta: un disco in cui energia e introspezione convivono, e l’infanzia diventa simbolo di fragilità irrisolta più che di conforto. Il tour li porta fino al Sziget Festival 2022. Nel 2023 arriva “Kindergarten Part II”, espansione del mondo del primo capitolo e conferma della loro forza live, tra club e festival indipendenti come Cinzella, Distorsioni Fest e KeepOn Live Fest. Nello stesso anno vincono il contest nazionale Musica Da Bere a Brescia, ribadendo la loro presenza scenica. Nel 2025 si aprono all’internazionale, con date all’estero e partecipazione allo Ship Festival in Croazia.

Ad aprile 2026 pubblicano per Mosho Dischi il nuovo album “Bruciati dal sole”, il primo interamente in italiano, anticipato dai singoli “Cherosene” (16/01), “Siamo Animali” (13/02) e “Aquiloni” (20/03).

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Fonte: RC Waves

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Anteprima Comunicato stampa Indie rock

Quando tutto finisce, a Mammaliturchi resta solo la tenerezza

Ci sono dischi che raccontano la fine, e poi ci sono dischi che si fermano un passo dopo. “Solo la tenerezza” sta esattamente lì: nel momento in cui tutto si è già consumato, ma qualcosa continua a restare, anche se non sai bene perché. Le relazioni si svuotano, i ricordi si sfilacciano, prima quelli più dolorosi, poi anche quelli felici. E quando il rumore si spegne, quello che rimane non è una risposta, ma una traccia.

Mammaliturchi costruisce un lavoro che evita qualsiasi tentazione narrativa troppo netta. Non c’è catarsi, non c’è chiusura: c’è piuttosto una distanza consapevole, uno sguardo che osserva senza intervenire. I brani di “Solo la tenerezza” sembrano nascere ai margini dell’esperienza, come se raccontare fosse l’unico modo possibile per tenere insieme i pezzi senza doverli per forza spiegare.

È un album che lavora per sottrazione. Toglie, lima, asciuga. E proprio in questo processo trova la sua forza: nel non voler riempire il vuoto, ma nel provarne a descrivere i contorni.

La title track è il punto di equilibrio – ma anche il manifesto dell’album. Ridotta all’essenziale, attraversa il passato senza risolverlo, lasciando emergere immagini intime e pensieri sospesi. Non cerca di ricostruire ciò che è stato, né di dargli un senso definitivo. Si limita a restare, come fa quella tenerezza sottile che dà il nome al disco: fragile, quasi fuori posto, ma ancora lì.

Mammaliturchi è Alfredo De Luca, cantautore classe ’92, forse romano, forse siciliano o magari nessuna delle due.
Dopo un’infanzia apolide tra Italia e Turchia, si trasferisce a Roma dove inizia a suonare in diverse formazioni. Nel 2018 si stabilisce a Santiago del Cile e inizia ad esibirsi con live set di musica elettronica e comincia a scrivere e registrare le sue prime canzoni, mentre approfondisce la conoscenza dei maestri della musica italiana e si appassiona al rock argentino/cileno.
Nel 2020 fa ritorno in Italia dove, parallelamente alla sua professione di scenografo, registra e produce il suo primo album “Marsa”. Quattro anni dopo, i singoli “Alfredo / Una lingua a tua scelta” e “Melina / Tutto questo ti ucciderà” anticipano l’album “Solo la tenerezza”.

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Fonte: RC Waves

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Comunicato stampa Elettronica Indie

Una vibrazione inquieta: viaggio dentro “ITCH”, il nuovo LP di Trust the Mask

“ITCH” è il nuovo LP di Trust the Mask, uscito venerdì 17 aprile 2026 via Costello’s Records. Immagini che scorrono come lampi: infanzie che bruciano in fretta, identità che si aggiornano senza sosta, un mondo che continua a girare anche quando perde senso. Tutto sembra funzionare, ma qualcosa sotto traccia si incrina. Il suono amplifica questa frattura: elettronica densa, archi che fendono l’aria, una voce che si espone fino a tremare. Non offre risposte, lascia addosso una vibrazione inquieta, come un prurito che non smette.

Foto: Ottavia Segalla
Make-Up: Giulia Bianchini

Queste le parole con le quali il duo presenta l’album:
«”ITCH” è come un incendio: nato lentamente, da un malessere cronicizzato e dalla necessità di espiarlo, si è poi propagato grazie alla foga della rabbia e della volontà di ribellione. Crediamo e ci illudiamo di essere fuori dallo schema prestabilito, poi un giorno ci svegliamo e capiamo non solo di esserne parte ma anche di contribuire ad alimentarlo. Tutto sembra programmato per generare irritazione, un prurito che prontamente nascondiamo e mascheriamo per non lasciare tracce né dubbi.Ogni brano racconta in modo ironico e distopico i grandi temi quotidiani della nostra società, a cui ormai siamo assuefatti e di cui non riusciamo più a percepire la totale follia. È un ragionamento sul denaro visto come un dio da venerare, sul lavoro e sulla conseguente alienazione, su chi cerca di vivere alle spalle dell’altro e anche sulla guerra, frutto del gioco perverso di pochissimi ricchi. Il brano “Vultures”, scritto in collaborazione con MAi MAi MAi (Toni Cutrone), ha dato vita ad un rituale, carico di spiritualità, simile ad una messa dedicata a questi dei. Sopra a suoni costantemente carichi e oscuri che non danno tregua né riposo, la voce si distorce, urla rotta e imperfetta, stanca, per poi tornare dolce e risolta solo quando l’emozione è stata completamente espressa. “ITCH” parla della forza incredibile dell’individuo e delle masse, di quanto ci siamo dimenticati la potenza della coesione. È un prurito, incessante, inesorabile, di insoddisfazione ma anche sintomo di speranza e motore di ribellione.»

Puoi ascoltare il disco qui:

BIO
Trust the Mask nasce come reazione verso un mondo anestetizzato, un progetto che vuole rompere l’abitudine e l’indifferenza attraverso un suono elettronico che mescola oscurità e tensione dance, usando la musica come sfogo, come festa, come rito di espiazione.
Il duo, formato da Elisa Dal Bianco (violino, elettronica) e Vittoria Cavedon (voce), pubblica nel 2023 “Idiom” (Bronson Recordings), accolto dalla stampa nazionale e internazionale e portato dal vivo in oltre 50 date, tra festival come Color Fest, Ypsigrock, Santarcangelo, White Show per Milano Fashion Week, Passatelli in Bronson e altri, in apertura ad artisti quali Daniela Pes, Anna Calvi, Ninos Du Brasil ed Editors.
Nel 2026 uscirà “ITCH” (Costello Records): un disco aggressivo, cupo e ritmato, che sfida la monotonia e le contraddizioni della società contemporanea.
Un richiamo al risveglio della coscienza collettiva, mentre fuori il mondo brucia e nessuno sente più nulla.

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Fonte: Costello’s Records

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Comunicato stampa Indie rock

Città interiori e derive elettriche: “CERCARE NELLE CREPE” è il nuovo LP dei Senza Coloranti Aggiunti 

“CERCARE NELLE CREPE” è il nuovo LP dei Senza Coloranti Aggiunti, uscito venerdì 17 aprile 2026. Il disco alterna slanci ruvidi e aperture più sospese, mescolando chitarre abrasive, derive elettroniche e momenti di respiro che sembrano trattenere il tempo. Le immagini scorrono tra città interiori, corse senza tregua e relazioni che si sfaldano prima di trovare una forma. Ogni passaggio lascia addosso una traccia, come polvere dopo il crollo. Qui non si cerca una via d’uscita ordinata: si resta dentro lo spazio fragile della trasformazione, dove tutto è ancora in movimento. È un attraversamento continuo, un equilibrio precario che non promette salvezza, ma apre spiragli inattesi.

Foto: Ste Colomba

Queste le parole con le quali la band presenta l’album:
«Una crepa è un difetto, il segno che qualcosa si è rotto e che vogliamo coprire al più presto. Eppure è proprio da quella apertura sottile che può entrare la luce o spuntare un fiore.
“Cercare nelle crepe” significa scegliere di guardare proprio lì: nelle fragilità, nei fallimenti, nei rimpianti e nelle ferite che ci incrinano ma ci trasformano. Non per negare il danno, ma per trovare la rinascita dentro la frattura. Noi siamo il nostro vissuto, le nostre scelte, il futuro. Questo disco nasce da quello sguardo.
Dove sembra esserci solo rottura, c’è anche spazio per diventare altro.»

Puoi ascoltare il disco qui:

BIO
Senza Coloranti Aggiunti: quattro semplici amici che fanno alternative rock / urban, tra Torino e le montagne della Val di Susa. Suoni distorti, voci graffianti, synth e batteria si alternano a momenti in cui i pensieri corrono tra passato, presente e futuro.
“Radici” è il loro primo EP autoprodotto nel 2022, a cui seguono i singoli “Respira” nel 2023 e “Corri su Marte” nel 2024. Dopo diversi eventi dal vivo in nord e centro Italia, è in uscita il 7 ottobre 2025 “Casa mia”, il primo singolo che anticipa il nuovo LP in studio.

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Fonte: Costello’s Agency

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Comunicato stampa Indie Pop

Dentro “SACRO FUOCO”: il nuovo percorso di Flam Boy

“SACRO FUOCO” è il nuovo LP di Flam Boy, uscito venerdì 10 aprile 2026. Un invito a restare dentro ciò che accade senza cercare vie di fuga, lasciando che anche l’incertezza trovi il suo respiro. I brani nascono da una materia intima e si espandono gradualmente, mantenendo una leggerezza apparente sotto cui scorre una ricerca più profonda. Melodie immediate si intrecciano a immagini che sfuggono, in un equilibrio che non cerca mai una forma definitiva.

Foto: Dg Multimedia

Queste le parole con le quali il cantautore presenta il disco:
«”Dopo anni di sperimentazione costellati di singoli con cui ho esplorato il pop mistico, a 10 anni di distanza dal mio primo disco rap, penso sia giunto il momento per un nuovo album, puro concentrato di un viaggio musicale passato per diversi mondi e generi.
In SACRO FUOCO il tema principale è la coppia come esperienza attraverso la quale è possibile entrare in contatto con l’essere oltre la persona.
Si passa dal riconoscimento attraverso uno sguardo o un sorriso, alla gratitudine per ogni momento condiviso. È un invito a tornare alla semplicità oltre le ambizioni, per riuscire a vivere appieno l’esperienza umana al di là delle circostanze nelle quali ci troviamo. SACRO FUOCO è omaggiare le forme più alte dell’amore verso le quali tendere e incamminarsi. Si presenta con sonorità leggere, moderne e melodie estremamente orecchiabili, ma allo stesso tempo vuole comunicare contenuti profondi. I brani nascono spesso da chitarra acustica, vocal loop e pochi altri strumenti, per poi prendere la loro forma definitiva grazie alla collaborazione con Edo Nocco, producer e polistrumentista ligure dotato di grande intuizione e gusto musicale. La collaborazione con Dsonthebeat, già a bordo delle mie precedenti esperienze, ha preso con questo disco una nuova forma, che è riuscita perfettamente a valorizzare e impacchettare la poliedricità del mio progetto e l’operato di Edo Nocco. È un disco ricco in molti sensi, che spero possa essere accolto al meglio nella scena indie pop italiana.
Il progetto grafico è una collaborazione fra le romantiche foto di Luca Pelucchi e il progetto grafico di DGmultimedia che è riuscita alla perfezione a portare gli scatti in una dimensione magica e poetica, in armonia con le sonorità del disco.”»

Puoi ascoltare l’album qui:

BIO
Ispirato dal mondo tutto e da alcuni mistici contemporanei e passati, Flam Boy fonde diversi generi musicali creando una dimensione unica nella quale immergersi, per godere di piacevoli estetiche sonore e parole che risuonano come ricordi senza tempo. Musica leggera, ma spirituale; cantautorato ascetico che però non si prende troppo sul serio.

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Fonte: Costello’s Agency